Blog

  • Sindrome da canile: cos’è e come si cura

    La sindrome da canile è una condizione poco conosciuta dai proprietari di animali, ma che può rappresentare un problema per molti cani. Vediamo cos’è e come si cura.

    La sindrome da canile è anche definita come sindrome da privazione sensoriale o Kennel Syndrome nei Paesi anglosassoni. Si tratta di un disturbo comportamentale tipico dei cani cresciuti nei canili, ma non solo, senza alcuna possibilità di avere scambi e interazioni con l’ambiente esterno.

    Le cause

    Il nome di questa sindrome molto particolare è dovuto al fatto che una grande percentuale di animali affetti è cresciuta proprio nei canili. 

    In ogni caso il luogo di provenienza del cane non è strettamente correlato alla comparsa della sindrome da privazione sensoriale. Piuttosto ci possono essere delle condizioni predisponenti, alle quali il cane sia stato esposto nei primi mesi di vita, tra cui:cane si nasconde

    • Crescita in allevamenti, recinti, canili;

    • Crescita in un luogo isolato dal centro cittadino, tra cui campagne e capannoni;

    • Nessun contatto diretto con l’uomo;

    • Contatto esclusivo con una stessa persona o un gruppo ristretto di uomini e donne;

    • Contatto con una sola persona di sesso maschile o femminile;

    • Nessun contatto con altri animali.

    In tutti questi casi si parla di privazione sensoriale proprio in riferimento al fatto che i cani cresciuti in queste condizioni non sono stati esposti a stimoli adeguati e sufficienti per favorirne uno sviluppo comportamentale a tutto tondo.

    Sin dai primi mesi di vita, infatti, il cucciolo ha bisogno di scoprire ed interagire con le persone e l’ambiente che lo circonda. È molto importante soprattutto che abbia la possibilità di apprendere dalla propria madre le prime nozioni comportamentali. 

    In seguito deve riuscire a capire come ci si relaziona con i propri simili, in particolare giocando con i propri fratelli e gli altri cuccioli. Dal secondo mese di vita in poi il cucciolo ha bisogno di relazionarsi anche con l’uomo e con tutto quello che lo circonda, esplorando, giocando e facendo le proprie esperienze.

    Solo in questo modo un cucciolo potrà completare la propria esperienza di socializzazione, oltre a sviluppare tutti i sensi in modo adeguato, costruendo le basi per diventare un cane equilibrato, socievole e sicuro di sé.

    Se si verificano degli “intoppi” in questo delicato processo, diventerà invece con molte probabilità un cane insicuro, spaventato, poco socievole e tendente a disturbi come l’ansia e la depressione.

    I sintomi

    Gli atteggiamenti tipici del cane con la sindrome da canile possono includere:

    • Mangia solo di notte, quando tutti dormono;

    • Durante la passeggiata si rifiuta di camminare;

    • Si rifiuta di uscire di casa;

    • Si nasconde se vede alcune categorie di persone, ad esempio uomini, donne o bambini;

    • Dorme sotto il letto;

    • Scappa alla vista di altri animali;

    • Ha paura dei rumori tipici della casa, ad esempio degli elettrodomestici;

    • Si immobilizza o trema in alcune situazioni, ad esempio dal veterinario o durante il lavaggio;

    • Diventa aggressivo con gli altri animali o con le persone;

    • Non trattiene i “bisogni” nelle situazioni che lo spaventano.

    Questi sono tutti aspetti legati alla sfera dell’ansia e della paura, ma alcuni cani possono manifestare anche dei sintomi tipicamente depressivi, che solitamente compaiono nelle ultime fasi della sindrome da canile. In questo caso può succedere che:

    • Rifiuta il cibo;

    • Dorme molto di più del solito;

    • Non vuole più uscire di casa;

    • Non reagisce agli stimoli;

    • Rifiuta il contatto con il proprietario e gli altri animali.

      cane spaventato paura bambino

    Cosa fare

    La sindrome da canile può diventare un problema molto grave per il cane, perché può anche sfociare in disturbi ossessivo-compulsivi. Questi sono un’esasperazione del disagio interno del cane, che può riversare la propria ansia su una o più azioni. Ad esempio, può mordersi una parte del proprio corpo ogni volta che il livello di ansia sale o può leccarsi il pelo fino a strapparlo.

    Purtroppo la sindrome da canile non viene sempre presa in considerazione da proprietari e medici veterinari, ma si tratta di un problema abbastanza frequente, che va assolutamente trattato.

    Come per molte altre condizioni, prima si interviene, meglio è. Per questo, se sospettate che il vostro cane abbia dei sintomi molto simili a quelli della sindrome da canile, rivolgetevi ad un comportamentalista esperto, che potrà aiutarvi a superare il problema del vostro cane.

    Con un programma di rieducazione adatto, il vostro amico potrà diventare più forte e più sicuro di sé.

  • Problemi di convivenza tra cani e gatti: come evitarli

    Quella tra cane e gatto non è una relazione impossibile, così come ci hanno abituati a credere sin da bambini. Tutti noi almeno una volta abbiamo sentito dire da qualcuno, riferendosi a due persone che non vanno d’accordo tra loro, la solita frase: “quei due sono come cane e gatto”. Cerchiamo di capire cosa c’è di vero in questa affermazione e come risolvere eventuali problemi di convivenza tra cani e gatti.

    Per prima cosa, c’è da dire che non è un automatico che il cane dovrebbe attaccare il gatto e, viceversa, che il gatto sia sempre intento ad escogitare nuovi modi per eliminare l’avversario.

    Chi vive con entrambi gli animali, infatti, potrà sicuramente raccontare molti aneddoti sulla convivenza di Micio e Fido, dalle prime “azzuffate” di rodaggio fino alla condivisione della cuccia e della pappa. Come tutti noi, del resto, anche gli animali hanno solo bisogno di conoscersi e di fidarsi l’uno dell’altro, per poter stabilire un rapporto unico e speciale.

    Una delle convinzioni più radicate nella mentalità di tutti i proprietari di animali è quella secondo cui la convivenza tra cane e gatto può essere pacifica e non traumatica solo se entrambi oppure uno solo tra i due è molto piccolo. Questa affermazione può essere vera e falsa allo stesso tempo.

    Da un lato, infatti, un animale adulto avrà già conquistato le proprie abitudini, i propri spazi e un ruolo preciso in casa, per cui potrebbe costargli un po’ di fatica dover stravolgere tutto.

    È anche vero, però, che si sente spesso parlare di gatte che accudiscono un cucciolo di cane, proprio come farebbero con il proprio figlio, e viceversa. Nella maggior parte dei casi è solo una questione di tempo.

    Ma in cosa il cane e il gatto sono diversi e in cosa si assomigliano?

    Il cane e il gatto sono dei predatori. Questo non vuol dire che cercheranno di azzannarsi non appena li lascerete nella stessa stanza. Si parla, infatti, di condizioni e ruoli che si stabiliscono in natura, quando il cibo a disposizione manca ed entrambi devono cacciare per ottenerlo. In ogni caso, l’antico detto sul rapporto tra cane e gatto si basa soprattutto sul fatto che nelle campagne o per strada, spesso i cani randagi tendono a cacciare i gatti, trattandoli proprio come delle prede.

    cane e gatto abbracciati

    In casa la situazione può essere decisamente diversa. Naturalmente se il vostro cane è stato addestrato a rincorrere e sterminare tutti i gatti del quartiere, la responsabilità potrebbe essere la vostra o di chi vi ha preceduto.

    Il rispetto reciproco è uno degli aspetti che devono essere insegnati al cane sin da cucciolo.

    La differenza principale tra le due specie è che il cane è un animale sociale, mentre il gatto no. Questo vuol dire che il cane vive in branco e accetta le gerarchie e i ruoli esistenti.

    Invece il gatto è un animale indipendente, che può vivere in colonie di più gatti che condividono lo stesso territorio e lo stesso cibo, ma in maniera individuale.

    Per fare un esempio, il cane del branco deve accettare il proprio ruolo e seguire tutte le decisioni prese dal capobranco. La preda cacciata deve essere ripartita da tutti i membri del gruppo, in misura maggiore o minore in base alla gerarchia, ma sempre in comunione.

    Invece il gatto in natura è quasi sempre isolato, per cui caccia e dorme da solo. Le colonie feline, diverse dal branco, si sviluppano nel momento in cui si radunano più gatti attorno alla stessa fonte di cibo. Ad esempio, se iniziassimo a posizionare tutti i giorni una ciotola di cibo in giardino, col passare dei giorni ci ritroveremmo più gatti “gironzolanti” dalle nostre parti.

    Può capitare così che alcune gatte inizino a partorire nel nostro cortile, aumentando il numero dei componenti della colonia. In ogni caso, raramente li vedrete tutti insieme nello stesso posto, perché ognuno di loro avrà conservato comunque una propria indipendenza. Per intenderci, se uno dei gatti cacciasse un topo nel cortile dei vicini, non sarebbe tenuto in alcun modo a dividerlo con gli altri.

    Il punto di questa importante differenza è che, se siete riusciti a farvi riconoscere come il capobranco, il cane di casa dovrà accettare la vostra decisione di adottare un gatto.

    Allo stesso modo, il gatto accetterà la presenza del cucciolo come un altro membro della colonia domestica, purché possa restare libero di mantenere i suoi spazi e le sue abitudini.

    Inserire un gattino in una famiglia con un cane adulto

    cane fa la linguaccia al gatto

     

    Fate in modo che per i primi giorni non ci siano contatti diretti tra i due animali.

    Tenete il gattino in una stanza tutta per sé, e posizionate le ciotole di entrambi ai due lati opposti della porta chiusa. In questo modo l’odore del nuovo arrivato potrà essere facilmente percepito dal padrone di casa, e sarà associato ad un momento piacevole come quello della pappa.

    In seguito procedete con brevi incontri sotto la vostra supervisione, nei quali potrete offrire dei biscottini al cane come premio, sempre per associare la presenza dell’altro a qualcosa di piacevole.

    Fate in modo che il nuovo arrivato abbia sempre a disposizione un rifugio facilmente accessibile, ma inaccessibile al cane, ad esempio su una mensola molto in alto o sugli armadi. In caso di litigi o semplicemente per difendere la propria intimità, il gattino potrebbe aver bisogno di stare per conto suo.

    Il cane dovrà accettare necessariamente la presenza del nuovo membro del branco, sempre se ha individuato in voi il proprio capo. In caso contrario, il lavoro da fare sarebbe più lungo e dovrebbe agire a monte del problema, proprio modificando la relazione tra voi e il vostro cane.

    gatto con cucciolo caneInserire un cucciolo in una famiglia con un gatto adulto

    Se il gatto non è abituato alla presenza dei cani o non ne ha mai visto uno, sicuramente potrebbe “prendergli un colpo” alla vista di questo essere euforico e scodinzolante. Quindi non preoccupatevi se per i primi giorni dovesse rintanarsi a tripla mandata di serratura nel posto più impensabile della casa.

    Se siete riusciti ad iniziare la convivenza in modo graduale, probabilmente dopo qualche giorno il gatto tornerà da solo a riprendersi i propri spazi e le proprie abitudini, ignorando il cane.

    Il problema nasce essenzialmente per i modi goffi e spontanei del cucciolo, che il gatto proprio non è in grado di tollerare. Per questo motivo evitate che il nuovo arrivato si fiondi sul padrone di casa ogni volta che rientra nel suo campo visivo. Il cucciolo vorrà solo compagnia per giocare, ma il gatto potrebbe assestargli una bella “zampata” sul muso.

    Insegnate al cucciolo a restare calmo in presenza del gatto, con un sonoro “no!” ogni volta che parte all’attacco, premiandolo quando invece è più tranquillo.

    Se entrambi gli animali sono cuccioli

    In questo caso potrà essere tutto molto più semplice.

    Il gattino avrà ancora molta voglia di giocare, cosa che al cane non manca mai, quindi potrebbero riconoscersi come compagni di gioco. Inoltre, per il cucciolo avere qualcuno con cui condividere i momenti in cui voi non ci siete, può essere molto rincuorante.

    Qualunque sia l’età e la stazza dei vostri animali, la convivenza non è mai impossibile, ma ricordate sempre che non siamo noi a stabilire come e quando far andare a genio il nuovo arrivato al padrone di casa. Lasciate che la relazione faccia il proprio corso, intervenendo in modo imparziale solo se necessario. In alcuni casi i due potrebbero iniziare ad amarsi sul serio, ma non scoraggiatevi se non riescono ad andare oltre una pacifica convivenza.

  • La depressione nel cane e nel gatto, conoscerla e affrontarla

    Anche i nostri animali possono accusare i sintomi della depressione, proprio come noi. Le motivazioni alla base di un problema così complesso possono variare da alcune situazioni scatenanti in famiglia e nell’ambiente in cui vivono, fino a diverse malattie e disturbi. Andiamo a vedere cos’è la depressione e come evitarla. 

    Probabilmente una delle ragioni che può influire sull’umore del cane e del gatto è legata proprio al fatto che in casa non possono fare le stesse cose che farebbero in natura. Entrambi infatti sono dei predatori, per cui sono abituati a vivere all’aperto, cacciare, rotolarsi nell’erba, accoppiarsi.gatto triste depresso

    Quello di avere una famiglia è senza alcun dubbio un aspetto più che positivo. L’affetto, le attenzioni, il non dover sentire la fame, le cure mediche sono sicuramente solo alcuni dei privilegi degli animali che vivono in casa.

    Allo stesso tempo, però, subiscono in un certo senso una riprogrammazione dei proprio bisogni e delle proprie attività. Il cibo è sempre messo a disposizione dal proprietario, l’entusiasmo della caccia è sostituito dai giocattoli e il piacere dell’accoppiamento viene precluso loro con la sterilizzazione.

    Per questo spesso i nostri animali domestici possono sentirsi poco motivati, proprio perché non riescono a trovare in casa gli stessi stimoli che avrebbero sempre a disposizione in natura.

    Un bravo proprietario dovrebbe saper compensare le necessità del proprio amico anche da questo punto di vista. Questo si può ottenere solo trascorrendo del tempo di qualità con il proprio animale, dedicandosi alle passeggiate, al gioco e alle coccole.

    Le cause della depressione

    Tra le ragioni principali della depressione nel cane e nel gatto rientra soprattutto la mancanza di queste attività, perché sempre più spesso vengono lasciati soli in casa, senza la possibilità di giocare o interagire con gli altri animali o il proprietario.

    Inoltre, rientrano tra le cause di depressione anche tutti gli stravolgimenti della routine quotidiana, come il trasloco, l’arrivo di un neonato o di un altro animale, la perdita di un componente della famiglia.

    Le situazioni più frequenti che possono favorire la depressione includono:

    • Trasloco;

    • Terza età;

    • Nascita di un neonato;

    • Adozione di un altro animale;

    • Allontanamento dei cuccioli dalla propria madre;

    • Trasferimento di un membro della famiglia;

    • Assenza temporanea dei proprietari per le vacanze;

    • Adozione da parte di un’altra famiglia;

    • Permanenza più o meno lunga in una pensione per cani;

    • Sindrome da canile o da privazione sensoriale, tipica degli animali che hanno sempre vissuto isolati, senza alcun contatto con i normali oggetti e rumori tipici di una casa o di una città, e reagiscono con ansia, depressione e fobie quando vengono inseriti in un contesto diverso da quello a cui sono abituati;

    • Lutto.

    Allo stesso tempo, anche alcune malattie o condizioni mediche possono indurre nell’animale uno stato di apatia tale da sfociare nella depressione.

    I sintomi della depressionecane triste depresso

    Ma quali sono i segnali tipici di questo problema e come si può riconoscere la depressione nel cane e nel gatto?

    • Dorme più del solito;

    • Mangia poco e rifiuta il cibo che gli offrite;

    • Non ha interesse per i suoi giochi preferiti;

    • Tende ad isolarsi;

    • Esce svogliatamente per la passeggiata quotidiana;

    • Non reagisce se lo chiamate.

    Cosa fare

    In questi casi è molto importante come prima cosa rivolgersi al proprio veterinario, per escludere la presenza di un problema di salute. In seguito si potrà intervenire seguendo una serie di consigli ed accorgimenti per aiutare il proprio animale a superare la depressione. I principali sono:

    • Fategli sentire la vostra presenza;

    • Accarezzatelo spesso;

    • Parlategli con un tono di voce basso e dolce. Lo aiuterà a sentirvi accanto a lui;

    • Provate a stimolarlo con i suoi giochi abituali. Nel gatto può essere utile scegliere dei giochi a base di erba gatta, che tutti i felini apprezzano particolarmente. In commercio esistono anche degli spray attrattivi da spruzzare sui giocattoli, rendendoli più stimolanti;

    • Offritegli il suo alimento preferito, possibilmente dopo averlo leggermente riscaldato. Il calore infatti rende l’odore del cibo facilmente percepibile;

    • Fiori di Bach: rappresentano uno dei più famosi rimedi della medicina alternativa. Sono degli speciali preparati naturali in grado di agire direttamente sull’umore e sulle emozioni. Negli ultimi anni sono sempre più utilizzati anche negli animali domestici, per trattare problemi come la depressione, le fobie e gli stati d’ansia. Chiedete consiglio ad un medico omeopata o al vostro veterinario, che potrà prescrivervi una preparazione di Fiori di Bach specifica per il vostro animale.

    La depressione è un problema che viene spesso sottovalutato, ma che può portare anche a gravi conseguenze. Cercate quindi di agire quanto prima, aiutando il vostro animale a tornare l’amico giocoso e spensierato di sempre.

  • Depression in cats and dogs, lets fight against it

    Our pets can also experience symptoms of depression, just like us. The reasons behind this problem can range from some triggering situations in the family and in the environment in which they live, to various diseases and disorders. Let’s see what depression is and how to avoid it.

    Probably one of the reasons that can affect the mood of the dog and cat is linked precisely to the fact that at home they cannot do the same things they would do in nature. In fact, both pets are predators, so they are used to living outdoors, hunting, rolling around in the grass, mating…

    gatto triste depresso

    Having a family is undoubtedly a more than a positive aspect. Affection, attention, not having to feel hungry, medical care are certainly just some of the privileges of animals living in the house.

    At the same time, however, they are in a way, undergoing a reprogramming of their needs and activities. The owner always makes food available, toys replace the enthusiasm of hunting and the pleasure of mating is precluded from sterilization.

    For this reason our pets can often feel little motivated, precisely because they cannot find the same stimuli at home that they would always have available in nature.

    A good owner should be able to compensate for the needs of his friend from this point of view. This can only be achieved by spending quality time with your pet, with cuddling, daily walking activities and games outdoors.

    Causes of depression

    Among the main reasons for depression we find above all the lack of these activities. They are left alone in the house with more frequency each time without the possibility of playing or interacting with other animals or the owner.

    In addition, depression is mainly caused by the change in a fixed routine the animal used to have. The arrival of a newborn or another animal, the loss of a family member, are also among the causes of depression.

    The most common situations that can promote depression include:

    • Moving house;
    • Old Age;
    • Birth of a newborn;
    • Adoption of another animal;
    • Removal of the puppies from their mother;
    • Relocation of a family member;
    • Temporary absence of the owners for holidays;
    • Adoption by another family;
    • Shorter or longer stay in a dog boarding house
    • Kennel syndrome or sensory deprivation, typical of animals that have always lived isolated, without any contact with normal objects and noises typical of a house or a city, and react with anxiety, depression and phobias when placed in a context different from what they are used to;

    cane triste depresso

    At the same time, some diseases or medical conditions can also induce a state of apathy in the animal that can lead to depression.

    Symptoms of Depression

    What are the typical signs of this problem and how can you recognize depression in dogs and cats?

    • Sleeps more than usual;
    • He eats little and refuses the food you offer him;
    • Has no interest in his favourite games;
    • Tends to isolate itself;
    • He doesn’t want to go out for daily walks with the owner;
    • Doesn’t respond if you call him.

    What should I do?

    In these cases, it is very important to contact your veterinarian to rule out the presence of a health problem. Later you can intervene by following a series of tips and tricks to help your pet overcome depression. The main ones are:

    • Make him feel your presence;
    • Caress him often;
    • Talk to him in a low, sweet voice;
    • Try to stimulate him with his usual games. In cats, it can be useful to choose games based on catnip, which all felines particularly appreciate. There are also attractive sprays on the market to spray on toys, making them more stimulating;
    • Offer him his favourite food, preferably after slightly warming it up. In fact, the heat makes the smell of food easily perceptible;
    • Bach flowers: they represent one of the most famous remedies of alternative medicine. They are special natural preparations capable of directly acting on mood and emotions. In recent years, they have also been increasingly used in pets, to treat problems such as depression, phobias and anxiety. Ask a homeopathic doctor or your veterinarian for advice, who will be able to prescribe a Bach flower preparation specifically for your pet.

    Depression is a problem that is often underestimated, but it can also lead to serious consequences. So try to act as soon as possible, helping your pet to return to the playful and carefree state of mind of all time.

     

  • Quali sono le conseguenze dell’obesità nel cane e nel gatto?

    L’obesitàè un problema molto diffuso per i nostri amici animali. Andiamo ad analizzare quali sono le cause e le conseguenze principali dell’obesità nel cane e nel gatto, e i suggerimenti per prevenire questo problema.

     

    Il numero dei cani e dei gatti con un peso decisamente maggiore rispetto a quello ideale aumenta in maniera costante. L’aspetto peggiore di tutto questo è che spesso i proprietari tendono a trascurare il problema dell’obesità, non rendendosi conto dei rischi legati all’aumento eccessivo di peso. Un cane o un gatto obeso è soggetto a diverse conseguenze che possono provocare disturbi e malattie anche molto gravi.

    Il mio cane/gatto è obeso?cane obeso sulla bilancia con cane veterinario

    Per essere definito obeso, non basta che un animale sia solo un po’ “rotondetto”. 

    Nel caso degli animali in sovrappeso, accarezzandoli riusciremo sempre a percepire la presenza delle costole e della colonna vertebrale, che però sono “ammorbidite” da una copertura di grasso. La pancia è abbastanza sporgente e se guardiamo l’animale dall’alto, noteremo una forma del tronco omogenea, senza la tipica rientranza nella zona dei fianchi.

    Se il nostro animale è obeso, invece, le costole sono ricoperte dal grasso, quindi non si potranno facilmente individuare. La pancia è molto sporgente e nel gatto tende a scendere morbidamente verso il basso. Guardando l’animale dall’alto, avrà una tipica forma a botte.

    In generale, comunque, l’obesitàè definita come un aumento del peso corporeo che supera il 20% di quello standard previsto per la razza.

    Le cause

    Alla base dell’obesità possono esserci davvero molte ragioni.

    Sembra comunque che alcuni fattori possano influenzare maggiormente il peso dei nostri animali. Tra questi rientrano:

    • Razza: alcuni cani di taglia di piccola possono ingrassare più facilmente, come i Bassotti o i Cocker Spaniel. Allo stesso modo, anche i gatti con una minore predisposizione al movimento e all’attività fisica, come i Persiani, hanno una maggiore tendenza ad aumentare di peso;

    • Età: i cuccioli e gli animali giovani non stanno un attimo fermi. Questo è un aspetto molto utile per mantenere il peso ideale, ma i problemi cominciano a comparire quando l’animale è adulto o anziano, e la voglia di muoversi e giocare diminuisce;

    • Tipo di alimentazione: purtroppo non tutti i proprietari rispettano per il proprio amico a quattro zampe una dieta specifica ed equilibrata. La maggior parte dei cani e dei gatti, infatti, tende a mangiare molto più del necessario, spesso con alimenti non idonei alla propria specie o al proprio stile di vita. Nel caso dei gatti, ad esempio, spesso si ritiene che un mangime valga l’altro, quando bisogna tener conto di alcuni fattori importanti. Se il gatto è sterilizzato, sedentario o anziano, necessiterà di un alimento light e facilmente digeribile. Mamma gatta con i suoi piccoli, invece, avranno bisogno di cibo calorico e nutriente. Per i cani, invece, la maggior parte dei proprietari sceglie un’alimentazione casalinga, “allungando” nella ciotola del cane gli avanzi del proprio pasto, senza tener conto delle esigenze nutrizionali e caloriche del proprio animale;

    • Stile di vita: gli animali più pigri o quelli che sono costretti a ridurre il movimento a causa di disabilità e problemi di salute, avranno sicuramente una maggiore tendenza ad ingrassare;

    • Sterilizzazione: è ormai noto che la sterilizzazione, sia nel maschio che nella femmina, comporta nell’animale ad un notevole aumento di peso. Il moto si riduce, l’irrequietezza tipica del periodo dell’accoppiamento viene meno e le variazioni metaboliche legate alla sterilizzazione fanno aumentare l’appetito. Se il proprietario non fa più attenzione all’alimentazione, è chiaro che il cane o il gatto ingrasseranno;

    • Errori da parte del proprietario: gli animali che vivono in casa hanno bisogno di una quantità di cibo equilibrata per il proprio stile di vita. Se il proprietario accorre a riempire la ciotola del mangime umido al proprio gatto, pur sapendo che quella dei croccantini è piena, sbaglia. Se poi durante il giorno gli offre snack e premi solo perché “a lui piacciono così tanto”, è sicuro che il gatto inizierà a lievitare. Il tutto deve essere ben equilibrato, per cui un cucchiaino di umido, tre volte al giorno, può integrare un mangime secco light, specifico per gatti sedentari o sterilizzati. Lo stesso discorso vale per i cani. Il proprietario che a pranzo non resiste agli occhi dolci e supplicanti del proprio cane, e gli “allunga” fette di formaggio, pane e salumi, può gratificarlo al momento, ma non tiene conto delle conseguenze. Un’altra domanda che ogni proprietario deve porsi è se dedica al proprio animale il tempo necessario per il gioco e il movimento. Nella maggior parte dei casi la risposta sarà negativa. 

    gatto sulla bilanciaTra le altre cause dell’obesità possono comunque rientrare anche alcune condizioni di salute dell’animale, che creano una serie di alterazioni nell’equilibrio tra l’apporto di sostanze nutrienti e il loro effettivo utilizzo. Tra queste troviamo soprattutto:

    • Ipotiroidismo nel cane: la tiroide è una ghiandola che ha il compito di produrre delle sostanze, dette ormoni tiroidei, che regolano molte attività dell’organismo. La principale è quella di consentire un giusto utilizzo delle sostanze nutritive che vengono ingerite attraverso il cibo. Se il nostro cane dovesse mangiare dieci crocchette, una parte verrebbe utilizzata per rinforzare i muscoli, l’altra per fornirgli energia e un’altra ancora per mantenerlo al caldo. Nel caso dell’ipotiroidismo, il cane produce meno ormoni tiroidei, quindi tende a depositare la maggior parte delle sostanze nutritive contenute nei cibi, senza riuscire ad utilizzarle, quindi ingrassa;

    • Sindrome di Cushing: nel nostro corpo, così come in quello dei nostri animali, sono presenti due importanti ghiandole, dette surrenali, che producono una serie di sostanze, tra cui la più importante è il cortisolo. Questo è anche noto come “ormone dello stress”, perché la sua produzione aumenta soprattutto quando siamo stressati. Negli animali con la Sindrome di Cushing le ghiandole surrenali producono troppo cortisolo, che induce un aumento del senso della fame e un’elevata quantità di zuccheri nel sangue, che spesso si trasformano in grasso;

    • Diabete mellito: è una disfunzione del pancreas, una grossa ghiandola che fa parte dell’apparato digerente. Il suo compito principale è quello di regolare il livello degli zuccheri nel sangue, tramite la produzione equilibrata di due ormoni, insulina e glucagone. L’insulina, di cui si sente spesso parlare, provvede ad abbassare la quantità di zuccheri nel sangue, stimolandone l’utilizzo da parte delle cellule del corpo. Agisce quindi soprattutto dopo i pasti. Il glucagone, al contrario, fa aumentare i livelli degli zuccheri, in particolare quando siamo a digiuno. Se il pancreas è danneggiato o non funziona come dovrebbe, non riesce più a produrre abbastanza insulina. L’insulina stimola una parte del cervello, il “centro della sazietà”, che da appunto la sensazione di non avere fame. Essendo assente l’insulina l’animale avverte di continuo il senso della fame;

    • Farmaci: le terapie prolungate a base di cortisone agiscono nell’animale come se stesse producendo troppo cortisolo, un ormone con una struttura chimica affine a quella del farmaco, con conseguenze simili a quelle della Sindrome di Cushing. L’animale ha spesso fame, quindi tende a mangiare di più e ad ingrassare.

    Le conseguenze

    L’obesità non è solo un problema estetico. L’aumento eccessivo di peso, infatti, a lungo andare può provocare anche delle conseguenze molto gravi nei nostri animali. Vediamo le principali:

    • Diabete mellito;

    • Disturbi articolari;

    • Malattie respiratorie;

    • Malattie del cuore;

    • Pressione alta.

    Come prevenire l’obesitàgatto fa sport pesi ginnastica

    Vediamo alcuni consigli per evitare che il vostro amico ingrassi troppo:

    • Fate più attività fisica;

    • Scegliete tipo e quantità di cibo specifici per il vostro animale;

    • Evitate snack e spuntini fuori pasto;

    • Non “allungate” i resti del vostro pranzo al cane;

    • Valutate se il vostro animale vi sta chiedendo del cibo perché è realmente affamato o solo annoiato;

    • Distraetelo con il gioco e il movimento. La noia fa venir fame.

    Cosa fare se il cane/gatto è obeso

    L’approccio è diverso a seconda della specie.

    Nel cane è sufficiente razionare la quantità giornaliera di mangime in due momenti, lasciando a disposizione del cane solo l’acqua. Fatevi consigliare dal vostro veterinario il tipo di mangime e la quantità sufficiente per il vostro cane.

    Nel gatto la situazione è diversa, perché il gatto non può restare troppo tempo a digiuno, ma necessita di mangiare poco e spesso. L’importante è sostituire l’alimento abituale con uno a basso contenuto calorico, evitando gli spuntini fuori pasto.

    Alle variazioni della dieta deve sempre essere accostato un aumento dell’attività fisica. Fate delle passeggiate con il vostro cane o stimolate il gioco del vostro gatto, purché faccia del moto. Ne guadagnerà sia il peso che l’umore e farà bene sia a lui che a voi.

     

  • Il sarcoma da iniezione nel gatto: cos’è?

    Il sarcoma da iniezione nel gatto è uno dei più frequenti tumori maligni che si può manifestare nei felini domestici. Nonostante il numero abbastanza elevato di casi ogni anno, molti proprietari di gatti ignorano l’esistenza di questa particolare forma tumorale. Vediamo allora cos’è il sarcoma da iniezione nel gatto, e come si presenta.

    Cos’è il sarcoma da iniezione?

    Nello specifico, questo tipo di tumore è definito fibrosarcoma. La denominazione utilizzata può spesso variare, per cui si parla generalmente di fibrosarcomi da iniezione, da inoculo o vaccinali.

    I fibrosarcomi sono tumori che originano dal “tessuto connettivo”, per intenderci quello che costituisce gran parte del nostro corpo e che comprende ad esempio ossa, cartilagini e legamenti. Le cellule neoplastiche possono svilupparsi in tutte le regioni del corpo, ma soprattutto a livello di collo e scapole, non a caso le aree maggiormente interessate dalle iniezioni di flebo, farmaci e vaccini.

    Infatti, secondo alcuni studi scientifici eseguiti negli ultimi anni, sembrerebbe esistere una correlazione tra questa forma tumorale e le iniezioni, anche quelle più frequentemente effettuate ai felini. siringa iniezione antibiotico vaccino cortisone

    Pertanto non è corretto parlare di sarcoma vaccinale. È più precisa invece la definizione di sarcoma da inoculo o da iniezione, proprio perché qualsiasi iniezione sottocutanea o intramuscolare potrebbe potenzialmente esporre il gatto al rischio che si instauri il tumore.

    Allora perché si parla ancora di sarcoma vaccinale?

    Questo termine è più utilizzato nei Paesi anglosassoni, dove negli anni passati era stata inizialmente dimostrata la comparsa dei primi fenomeni, in seguito all’introduzione dei vaccini specifici per questa specie, tutt’ora utilizzati.

    In realtà i gatti che in passato venivano curati tramite farmaci iniettabili erano ben pochi, poiché si preferiva dare maggiore importanza alla cura degli animali da reddito o dei cani da caccia. L’eccezione principale era rappresentata proprio dai primi vaccini per gatti.

    Inizialmente il sarcoma da iniezione era attribuito alla presenza di sostanze contenute all’interno dei vaccini, come l’idrossido d’alluminio ed altri composti oleosi.

    Nel corso degli anni, invece, si è giunti a diverse conclusioni.

    È stato così dimostrato che per potersi instaurare un tumore di questo tipo sono necessarie alcune condizioni chiave:

    • Il gatto deve avere una predisposizione genetica per il sarcoma indotto;

    • Qualsiasi vaccino o farmaco iniettabile potrebbe potenzialmente generare il sarcoma da iniezione nei gatti predisposti;

    • L’incidenza del fibrosarcoma da inoculo è maggiore nel caso di terapie prolungate mediante farmaci iniettabili o se i vaccini vengono ripetuti con maggiore frequenza;

    • Alcuni farmaci possono aumentare il rischio che si instauri il fibrosarcoma, come nel caso dei trattamenti prolungati con alcuni tipi di antibiotici e corticosteroidi;

    • I vaccini maggiormente correlati alla comparsa del sarcoma da iniezione sono quelli per la rabbia (che, però non viene più effettuato in Italia) ed per il virus della leucemia felina.

    Alla luce di queste informazioni potrebbe sembrare che un gatto predisposto geneticamente a sviluppare questo tipo di tumore possa manifestarlo anche se venisse semplicemente bucata la pelle con un ago una sola volta. In realtà, la situazione è ben più complessa e non è così tragica. Se così fosse, infatti, nessuno vaccinerebbe o curerebbe con farmaci iniettabili il proprio gatto. Per causare la formazione del sarcoma vaccinale, è comunque necessario che ci siano più condizioni e situazioni concomitanti.

    Come si presenta?

    I fibrosarcomi da iniezione non generano metastasi, che rappresentano una delle principali caratteristiche dei tumori più letali.

    Ma che cos’è di preciso una metastasi?

    sarcoma iniezione vaccinale inoculo gatto

    Quando le cellule neoplastiche si impiantano in una determinata area del corpo, può accadere che riescano a viaggiare all’interno dei vasi sanguigni, fino a raggiungere sedi più distanti da quella originaria. Una volta arrivate nella nuova area d’impianto, danno luogo a nuovi tumori, rendendo più difficile la loro eliminazione e favorendo la propria sopravvivenza, a discapito di quella dell’animale.

    Questo sembrerebbe essere un punto a nostro favore.

    I sarcomi da iniezione, tuttavia, devono la loro pericolosità ad altre caratteristiche specifiche.

    Una volta che si sono insediate, le cellule tumorali possono facilmente espandersi lungo tutti i tessuti circostanti (se siamo sulla spalla, si diffonderanno su ossa e muscoli di questa zona), il che le rende davvero difficili da localizzare ed eliminare in maniera radicale.

    Inoltre, questo tipo di tumore presenta un’elevata frequenza di recidive, ovvero del fatto che il tumore si ripresenta dopo un po’ di tempo nello stesso punto.

    Proprio perché per il veterinario non sempre è semplice riuscire a rimuovere completamente il tumore, può capitare che alcune cellule neoplastiche sfuggite all’intervento, si moltiplichino nuovamente.

    Proprio per questo motivo, i gatti affetti dal sarcoma da iniezione spesso necessitano di molti interventi chirurgici per asportare il tessuto neoplastico. In alcuni casi, purtroppo, questo può aver raggiunto un livello di espansione talmente elevato da rendere impossibile una completa rimozione.

    Si può prevenire?

    Prima di tutto, evitare di vaccinare il proprio gatto non è assolutamente un buon metodo. Le vaccinazioni standard devono essere sempre eseguite. Mettere a rischio la salute del gatto in previsione di qualcosa che potrebbe verificarsi in futuro non avrebbe senso. iniezione vaccino al gatto nella piena inguine sarcoma

    Al massimo, se il vostro gatto non ha alcun contatto con giardini, campagne o aree ipoteticamente frequentate da altri felini, potreste evitare di sottoporlo a vaccini non sempre necessari, come quello per la leucemia felina oppure riducendo i richiami degli altri vaccini ogni due anni. Chiedete sempre un consiglio al vostro veterinario se volete prendere in considerazione questa ipotesi.

    Molti veterinari hanno smesso di inoculare farmaci e vaccini nella zona tra le scapole. Un ottimo consiglio, invece, è quello di eseguire le iniezioni nella piega inguinale.

    Nell’area tra le scapole, infatti, esiste la possibilità che il tumore si localizzi a livello della spina dorsale o delle costole, rendendone impossibile l’asportazione. Nel caso della piega inguinale, invece, le cellule neoplastiche potrebbero generarsi a livello di un arto posteriore, che potrebbe nel peggiore dei casi essere amputato, senza compromettere la qualità della vita del gatto.

    Se il vostro gatto avesse bisogno di una terapia specifica, potreste chiedere al vostro veterinario se lo stesso farmaco sia disponibile anche in forma di compresse o sciroppo. Limitare al minimo indispensabile le iniezioni, soprattutto nel caso di terapie prolungate, può essere un consiglio. Naturalmente, nel caso in cui fosse necessario ricorrere a flebo o farmaci iniettabili, non allarmatevi inutilmente ed affidatevi in maniera serena al vostro veterinario di fiducia. La salute del gatto viene prima di tutto.

    Infine, un altro importante consiglio è quello di controllare spesso il vostro gatto, soprattutto nella zona del collo e delle scapole. Qualora doveste notare la presenza di piccoli noduli, sottoponete subito il vostro amico felino ad un’accurata visita dal veterinario. Questo può sembrare un consiglio scontato, ma purtroppo ci sono ancora proprietari che preferiscono rimandare le visite, mettendo decisamente a rischio la salute del proprio gatto.

    È molto più semplice e sicuro rimuovere un tumore piccolo e non invasivo, piuttosto che aspettare che cresca in maniera esagerata e radicata.

  • Il vomito nel cane: le cause e i rimedi

    Il cane può vomitare per una lunga serie di motivi. Può trattarsi di un episodio isolato, ad esempio a causa dell’ingestione di un pasto troppo abbondante o di alimenti indigesti, oppure il vomito può rappresentare il sintomo di una condizione più grave, come un’intossicazione o la presenza di un corpo estraneo.

    E’ molto importante per il proprietario del cane riuscire a distinguere quando allarmarsi, e quando invece restare tranquilli.

    Se il cane vomita solo una o due volte di seguito, per tornare subito a giocare o a chiedere una nuova razione di pappa, probabilmente non c’è da preoccuparsi.

    Se invece il vomito persiste a lungo e compaiono anche altri sintomi, come diarrea prolungata, febbre, letargia e inappetenza, soprattutto per più giorni di fila, è il caso di consultare il vostro veterinario. In particolare, alcuni segnali possono rappresentare il campanello d’allarme per condizioni molto gravi, come la presenza di tracce di sangue nel vomito o nelle feci, oppure l’emissione di vomito di colore verdastro.

    Quali sono le cause del vomito nel cane?

    Se il cane vomita, le cause possono essere davvero molte. Nella maggior parte dei casi si tratta di un evento sporadico, che termina nel giro di pochi minuti o al massimo dopo qualche ora.

    Tuttavia il vomito potrebbe anche presentarsi in caso di alcune condizioni e patologiecucciolo cane mangia tanti croccantini

    Tra le situazioni più frequenti che possono favorire la comparsa del vomito nel cane troviamo:

    • Eccessiva rapidità nel terminare il pasto;

    • Razioni troppo abbondanti;

    • Variazione improvvisa del mangime;

    • Intolleranze o allergie alimentari;

    • Ingestione di oggetti, ossa o cibo avariato;

    • Mal d’auto;

    • Colpo di calore;

    • Assunzione di erba o piante;

    • Terapie a base di antibiotici o chemioterapici che possono stimolare il vomito.

    Se il vomito si ripete con una certa frequenza, e tende a manifestarsi anche per diversi giorni di seguito, sarà opportuno consultare il vostro veterinario. In questi casi, infatti, potrebbero esserci diverse condizioni e patologie alla base di questo sintomo, per le quali è necessaria una diagnosi ed un trattamento specifico.

    Tra le cause meno frequenti rientrano soprattutto:

    • Infezioni gastrointestinali a carico di virus o batteri, spesso accompagnate da diarrea e febbre. Un caso particolare è quello del Parvovirus, il virus responsabile della gastroenterite virale nel cane. Si manifesta con vomito intenso e diarrea prolungata, con tracce di sangue nelle feci. Si tratta di un’infezione molto pericolosa e potenzialmente letale soprattutto per i cuccioli;

    • Presenza di corpi estranei nello stomaco o nell’intestino, ad esempio frammenti di ossa, giocattoli e altri oggetti ingeriti dall’animale;

    • Parassiti: si localizzano nell’intestino del cane, dove provocano le cosiddette “verminosi”, caratterizzate soprattutto dalla comparsa della diarrea, ma possono causare anche il vomito, se l’infestazione è molto intensa;

    • Stitichezza prolungata: se il cane non elimina le feci regolarmente, il cibo ingerito non riesce più ad attraversare l’intestino intasato, per cui può risalire attraverso il vomito;

    • Gastrite: è l’infiammazione del rivestimento interno dello stomaco. Nel cane sono piuttosto frequenti delle forme lievi, accompagnate da vomito e dolori addominali transitori;cane inappetente non vuole mangiare vomito

    • Ulcere gastriche: sono delle vere e proprie ferite situate nello stomaco. Le cause possono essere diverse, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una complicazione della gastrite prolungata;

    • Diabete: nei cani diabetici può verificarsi un aumento dei “chetoni”, delle sostanze acide che si accumulano nel sangue. In questo caso l’animale tenterà di espellere attraverso il vomito una parte di quegli acidi, per ridurre l’acidità del sangue;

    • Pancreatite, l’infiammazione del pancreas;

    • Peritonite: è l’infiammazione del foglietto che riveste la parete interna dell’addome. È quasi sempre accompagnata da febbre alta e dolore addominale;

    • Avvelenamento: il cane che ha ingerito del veleno mostra una serie di sintomi spesso inequivocabili, come l’aumento della salivazione, tremori intensi, vomito, diarrea ed incapacità a mantenersi in piedi. In questi casi bisogna contattare immediatamente il veterinario o portare il cane presso la clinica più vicina;

    • Insufficienza renale: si verifica quando i reni non riescono più a filtrare il sangue, per cui le sostanze che normalmente devono essere eliminate con le urine, si accumulano in circolo. Il vomito è sempre accompagnato da un forte aumento della sete e dalla mancanza di appetito;

    • Malattie del fegato: in questo caso il vomito potrebbe assumere una sfumatura verdastra, dovuta alla presenza di tracce di bile, la sostanza che viene prodotta dal fegato;

    • Tumore al cervello;

    • Cancro allo stomaco o all’intestino.

    cane mangia fetta di paneCosa fare se il cane vomita?

    Se il vostro cane vomita una volta ogni tanto, senza mostrarsi altri sintomi, cercate di individuare quale potrebbe essere la causa monitorandolo in tutte le sue attività.

    Potreste scoprire che mancano all’appello diversi giocattoli, oppure che le piante di casa sono state spezzate e morsicate. In questi casi vi basterà semplicemente rimuovere tutto ciò che potrebbe far gola al vostro cane.

    Se invece il vomito è particolarmente intenso e ripetuto, dovrete subito recarvi dal vostro veterinario, che potrà dirvi cosa fare in base alla diagnosi precisa.

    Come consiglio generale da seguire in caso di vomito, per le due ore successive alla comparsa del vomito, non somministrate al vostro cane né cibo, né acqua. Se lo stomaco è molto irritato, qualsiasi cosa che ne induca un aumento di volume potrebbe stimolare ulteriormente il vomito.

    È comunque importante prevenire che il cane si disidrati, soprattutto in presenza di diarrea profusa. Per questo aspettate almeno un’ora, quindi iniziate a porgere al vostro cane piccole quantità di acqua razionate a distanza di tempo.

    Se entro dodici ore non compaiono altri episodi di vomito, potrete iniziare a dare da mangiare al cane. Scegliete alimenti leggeri e digeribili, come del pollo o del riso bollito, naturalmente sconditi.

    Una buona idea può essere quella di porgergli delle fette biscottate o del pane secco, che potranno assorbire l’eccesso di acidità tipico del vomito.

    Non è vero che…

    Se il cane vomita, bisogna fargli mangiare l’erba.cane mangia erba vomito

    Di solito, in caso di nausea, è il cane stesso a ricercare ed ingerire l’erba in giardino o in campagna, per poi vomitare subito dopo. L’erba, infatti, è un agente irritante per lo stomaco, che stimola quasi immediatamente il vomito. Se lo stomaco è già irritato, non è proprio il caso di sollecitarlo ulteriormente.

    Se si sospetta un avvelenamento, una ciotola di latte rimetterà in piedi il cane.

    Questa credenza è vera e falsa allo stesso tempo. Il latte è un ottimo antidoto solo per alcune sostanze, mentre per altre è assolutamente inutile. Evitate quindi di improvvisarvi in rimedi contro intossicazioni ed avvelenamenti. Invece portate immediatamente il vostro cane dal veterinario se sospettate che abbia ingerito qualcosa di tossico.

    Se il cane ha vomitato, dobbiamo dare un’occhiata al nostro armadietto dei medicinali.

    Ricordate sempre che un cane non è un essere umano. Per questo i farmaci che utilizziamo per le nostre malattie non sempre sono adatti anche per il nostro amico. Prima di somministrargli i nostri comuni antiacidi o antiemetici, consultate sempre il vostro veterinario.

  • Il vomito nel gatto: le cause principali

     

    Rispetto agli altri animali, il vomito nel gatto è un evento abbastanza frequente. Le ragioni per le quali il nostro amico felino può espellere il cibo tramite il vomito possono essere diverse. Nella maggior parte dei casi non c’è da preoccuparsi, soprattutto se questo si verifica di rado e senza sintomi aggiuntivi. Vediamo quali sono le cause principali.

    In media, infatti, il gatto può vomitare anche fino a 3 volte al mese, senza per questo soffrire di alcuna patologia. I boli di pelo, la voracità nel mangiare e la caccia in giardino possono essere solo alcune tra le situazioni che possono indurre la comparsa del vomito nel nostro amico felino.

    Vomito o rigurgito?

    Un altro aspetto che bisogna prendere in considerazione è che spesso quello che a noi potrebbe sembrare vomito, in realtà è un semplice rigurgito. Distinguere questi due eventi non è poi così difficile. Basta osservare attentamente il proprio gatto durante uno di questi episodi. gatto vomito rigurgito

    Nel caso del vomito, questo è sempre preceduto dai classici “conati”: il gatto contrae ritmicamente la pancia ed aumenta la salivazione. L’aspetto del materiale espulso dallo stomaco può avere una consistenza particolare, poiché il cibo è già stato parzialmente digerito. In sostanza, tutto ciò che il gatto ha mangiato verrà espulso con un aspetto diverso.

    Nel caso del rigurgito, invece, mancano i segnali che anticipano l’espulsione del cibo. Quindi il gatto non avrà conati, ma si limiterà ad allungare la testa in avanti, riversando all’esterno tutto ciò che ha ingerito da poco. Il rigurgito si manifesta soprattutto con l’espulsione del cibo o altro materiale contenuto nell’esofago, il canale che collega lo stomaco con la bocca. Considerando che il gatto molto spesso non mastica il cibo, questo verrà espulso nella forma originaria, quasi sempre con una tipica forma “a salsicciotto”.

    Naturalmente l’aspetto del materiale rigurgitato varia in base alla consistenza del cibo. Nel caso del rigurgito di croccantini o altri alimenti più consistenti, sarà possibile valutare meglio forma e aspetto, contrariamente a liquidi o paté.

    Non dobbiamo allarmarci se…

    Che si tratti di vomito o rigurgito, alcune situazioni possono favorire l’espulsione del cibo contenuto nello stomaco o nell’esofago. In particolare, non dobbiamo allarmaci se:

    • Il cibo viene ingerito troppo in fretta e con avidità;

    • Il gatto ha bevuto troppa acqua;

    • Ci sono boli di pelo nel vomito;

    • Il gatto ha giocato in maniera frenetica subito dopo aver mangiato;

    • Il cibo ingerito era avariato;

    • Il gatto ha mangiato l’erba gatta o altre piante non tossiche;

    • Abbiamo sostituito improvvisamente il tipo di mangime;

    • Il gattino ha appena iniziato lo svezzamento.

    In caso di episodi isolati, che si verificano in una di queste circostanze, il gatto generalmente torna subito attivo dopo aver vomitato e può tornare a chiedere del cibo già dopo pochi minuti. In caso contrario consultate subito il vostro veterinario.

    Quando invece dobbiamo preoccuparci?

    Il vomito potrebbe rappresentare il campanello d’allarme per problemi più gravi qualora il gatto manifestasse altri sintomi, tra cui:

    gatto triste con vomito

     

    • Vomito frequente, almeno una volta al giorno;

       

    • Diarrea persistente;

    • Febbre;

       

    • Apatia;

    • Debolezza;

    • Letargia;

    • Dimagrimento;

    • Inappetenza;

    • Dolore addominale;

    • Il gatto beve tanto e spesso;

       

    • Vomito di colore rossastro o verdastro;

    • Vomito con odore “fecale”;

    • Presenza di parassiti nel vomito.

    Questi sintomi potrebbero mettere in evidenza la presenza nel gatto di alcune condizioni e malattie. Le principali sono:

    • Corpi estranei nello stomaco o nell’intestino;

       

    • Boli di pelo che impediscono il passaggio del cibo;

    • Stitichezza;

    • Intolleranze e allergie alimentari;

    • Gastrite;

    • Gastroenteriti batteriche o virali;

       

    • Ostruzioni intestinali;

    • Presenza di parassiti nell’intestino, simili a chicchi di riso o stretti ed allungati;

    • Infiammazioni del pancreas o del fegato;

    • Diabete;

    • Insufficienza renale;

       

    • Infezioni respiratorie;

    • Intossicazione o avvelenamento;

    • Tumori dello stomaco o dell’intestino;

    • Disturbi neurologici;

    • Presenza di fecalomi, masse compatte di feci dure nell’intestino.

    Se il vostro gatto dovesse presentare uno dei sintomi sopraelencati, portatelo subito dal vostro veterinario, che potrà individ

     

    uare la causa del problema tramite una visita accurata. Uno dei rischi principali legati al vomito persistente, infatti, è quello della disidratazione.

    La perdita eccessiva di liquidi, soprattutto se il vomito è associato a diarrea, può mettere a rischio la salute del gatto. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, il veterinario provvederà subito a reidratare il vostro gatto tramite una flebo, per reintegrare i liquidi persi.

    Una volta individuata la causa, sarà più semplice sottoporre il paziente a quattro zampe ad una terapia mirata e specifica.

    Cosa fare se il gatto vomita spesso?

    Se il vostro veterinario ha escluso condizioni o malattie particolari che possono indurre la comparsa frequente del vomito, potreste mettere in pratica alcuni consigli per aiutare il vostro gatto. gatto dal veterinario visita pancia

     

     

    • Provate a cambiare l’alimentazione. Potreste scegliere un alimento più digeribile, ad esempio a base di pollo o tacchino, oppure uno monoproteico, per verificare la presenza di intolleranze o allergie alimentari. Il veterinario saprà comunque consigliarvi al meglio;

    • Obbligate il gatto a mangiare più lentamente. Provate a somministrargli voi stessi la pappa, aspettando qualche secondo tra un boccone e l’altro. Per rendere più piacevole questa operazione, provate con i giochi di intelligenza. Si inseriscono i croccantini nel supporto semichiuso, obbligando il gatto a faticare per riuscire ad aprirlo;

    • Sollevate la ciotola su un piano rialzato. In commercio sono disponibili dei supporti per le ciotole dell’acqua e del cibo ad altezza di felino. La posizione della testa verso il basso durante la pappa potrebbe indurre delle difficoltà nella discesa del cibo lungo l’esofago;

    • Allontanate tutti gli oggetti e le piante che possono attirare il vostro gatto. Fate molta attenzione soprattutto a nastri, spago, fili per chiudere le buste della spazzatura. Ricordate che tutto ciò che potrebbe vagamente ricordare la coda di un topolino, è molto interessante per il gatto. Se il gatto ha ingerito un corpo estraneo, dovrete intervenire nel modo giusto;

    • Non fate mangiare più gatti insieme. Se avete più di un gatto, dategli da mangiare in momenti diversi oppure in luoghi della casa abbastanza distanti. Spesso i gatti più ansiosi possono ingerire il cibo voracemente per impedire che gli altri gatti glielo possano sottrarre.

    Se nemmeno questi accorgimenti dovessero funzionare, allora sarà il caso di procedere con nuove indagini da parte del vostro veterinario.

     

     

  • La coccidiosi nel cane e nel gatto

    La coccidiosi è una patologia molto conosciuta in medicina veterinaria, che interessa praticamente qualsiasi animale. Animali da produzione, da compagnia, uccelli, tutti sono colpiti dalla coccidiosi, anche se un fattore particolare è costituito dal fatto che ogni coccidio (gli organismi che causano la malattia) può colpire una sola specie animale. In altre parole, la coccidiosi del cane colpisce solo i cani, quella del gatto solo i gatti e così via, anche se i sintomi sono simili in tutti gli animali.

     

     

    Che cos’è e come si trasmette

    I coccidi sono piccoli parassiti visibili solamente al microscopio. Vivono nell’intestino degli animali, dove si moltiplicano causando danni, in certi casi, quindi le loro uova vanno a finire nelle feci. Sono piuttosto resistenti nell’ambiente esterno, e possono così essere ingerite da un altro animale il cui apparato digerente le porterà nell’intestino.

    Qui iniziano a parassitare le cellule della mucosa intestinale, il cui scopo è quello di assorbire le sostanze nutritive. Il coccidio entra nella cellula, impedendogli di fare il proprio lavoro e si moltiplica “dividendosi in due parti”: lo fa una, due, tre volte, fin quando ci sono una decina di coccidi in ogni cellula, troppi per essere “sopportati”.

    Così quella cellula muore, e ognuno dei coccidi che esce entra in una cellula diversa, ripetendo lo stesso meccanismo.

    Se il sistema immunitario riesce ad un certo punto a limitare l’infestazione non noteremo mai dei sintomi, l’animale starà benissimo ma espellerà le uova di questi organismi, risultando così pericoloso per gli altri cani.

    Nel caso in cui si tratti di un cucciolo, il cui sistema immunitario non è in condizioni ideali, oppure di un cane molto debilitato, oppure ancora se un animale ingerisce tantissime uova di coccidio, le cose saranno più gravi e si manifesterà la malattia.

    Inoltre, nonostante come dicevo prima la malattia può colpire solo una specie animale, gli altri animali possono ingerire le uova senza prendere la malattia, per poi espellerle tramite le feci qualche giorno dopo. In questo modo, se questo animale si è spostato, porterà il coccidio in un luogo diverso rispetto a quello dove lo ha preso.

    Che cosa fa

    Trattandosi di parassiti a localizzazione intestinale, i sintomi sono prevalentemente quelli che dipendono da un’alterazione della funzionalità intestinale. La cosa che si nota maggiormente è una diarrea molto liquida, dovuta al fatto che le sostanze nutritive e l’acqua non vengono assorbite a causa dell’infestazione; inoltre, visto che i microrganismi creano un’infezione a tutti gli effetti, l’intestino risponde estraendo acqua e sali minerali dal sangue e li immette nelle feci.

    Ovviamente come conseguenza l’animale è debilitato, in certi casi è anche disidratato, e questo malessere generale predispone all’insorgenza di altre malattie come le verminosi intestinali, che hanno delle conseguenze ben più gravi.

    Come si cura e come si previene

    La coccidiosi è una malattia che si instaura molto lentamente, di conseguenza i sintomi non sono improvvisi ma diventano sempre più evidenti con il passare dei giorni.

    L’animale deve essere condotto quanto prima da un veterinario che somministrerà farmaci specifici e reintegrerà acqua e sali minerali tramite flebo dopo aver determinato, al microscopio, la presenza di questi microrganismi all’interno delle feci. La cura è quindi piuttosto semplice se la malattia non si complica a causa di altre malattie che sfruttano la situazione.

    In ogni caso i coccidi sono sempre un po’ presenti nell’intestino di tutti i cani e tutti i gatti: l’importante è che non riescano a prendere il sopravvento.

    Lo fanno in particolare se ci sono situazioni molto stressanti, se gli animali vivono in un ambiente sporco o se sono denutriti.

    Prevenire la malattia è quindi abbastanza semplice: evitare per prima cosa le cause di stress, come il lasciare un animale costantemente legato o l’effettuare viaggi lunghi senza far svagare il cane o il gatto (molto spesso i cuccioli importati illegalmente dai paesi dell’est muoiono proprio di coccidiosi).

    È importante evitare che troppi animali vivano in uno spazio stretto, e se non possiamo fare altrimenti pulire quanto più possibile e togliere le feci, visto che è proprio qui che si annidano le uova dei coccidi.

    Inoltre è importante nutrire gli animali in modo adeguato, senza esagerare in eccesso (per evitare malattie di altro tipo) ma anche senza fornire troppo poco cibo, che causerebbe debilitazione.

    La coccidiosi difficilmente viene contratta da animali che stanno in casa e stanno bene, più frequentemente se vivono nei canili o in strutture analoghe: facciamo molta attenzione quando abbiamo a che fare con cani o gatti che vivono in questi luoghi.


  • La colibacillosi nel cane e nel gatto

    La colibacillosi è una delle malattie batteriche dei cani (può colpire anche i gatti, che avendo però abitudini diverse difficilmente la contraggono) meno conosciute ma anche una delle più pericolose.

    È legata molto alle condizioni igieniche degli ambienti in cui gli animali vivono, e colpisce principalmente i cuccioli, anche se non è da escludere che possa essere contratta dagli adulti.

    È importante rendersi conto immediatamente dei sintomi, perché si tratta di una malattia che può portare anche a morte in tempi molto ristretti.

    Che cos’è e come si trasmette

    Probabilmente avrete sentito parlare di Escherichia coli, che a scuola di solito viene mostrato sui libri di scienze come batterio-esempio per spiegare la loro biologia.

    In effetti è un esempio che si presta molto bene perché è stato studiato tantissimo, in quanto si trova comunemente nell’intestino degli animali e degli esseri umani, e a cose normali non causa particolari problemi.

    Infatti vive normalmente nell’intestino insieme a tantissime altre specie batteriche, salvo proliferare molto se le condizioni igieniche ambientali sono carenti, o se il sistema immunitario di un animale non è al massimo della forma.

    Viene preso solo ed esclusivamente tramite le feci di un altro animale, e non è molto resistente nell’ambiente esterno per cui le feci devono fisicamente essere presenti per poterlo contrarre. La malattia si manifesta solo se vengono ingeriti tanti batteri, mentre se ce ne sono pochi non avremo alcun tipo di problema.

    La situazione più tipica di trasmissione della colibacillosi è quella della cucciolata in condizioni igieniche carenti: i cuccioli non hanno un sistema immunitario molto sviluppato, e se la madre defeca vicino a loro e nessuno toglie le deiezioni i figli, esplorando, arriveranno a leccarle ingerendo una grande quantità di E. coli.

    La situazione stressante, la scarsa igiene e la giovane età sono i tre fattori che possono portare all’insorgenza della malattia. Se viene a mancare una di queste condizioni, difficilmente questi batteri potranno provocare danni.

    shutterstock 27065434

    Che cosa fa

    Quando sono presenti le condizioni indicate, i batteri riescono a penetrare dall’intestino all’interno del sangue. La loro azione più pericolosa, inizialmente, è la produzione di una tossina detta colitossina che ha un’azione di vasodilatazione: i vasi sanguigni diventano più larghi e passa più sangue, così che i batteri entrano nel torrente circolatorio e hanno una maggiore possibilità di diffondersi.

    Il sangue è un ottimo elemento per la diffusione dei batteri, e da origine ad una gravissima infezione detta setticemia, ovvero un’infezione diffusa del sangue.

    Il sangue non è così più in grado di svolgere la sua funzione primaria, cioè quella di trasportare ossigeno ai vari organi.

    Così abbiamo disidratazione, depressione, abbattimento, il cane si muove male e, se inizialmente ha la febbre, dopo un po’ la temperatura inizia ad abbassarsi ad un valore molto più basso della normale temperatura corporea di un cane.

    La diarrea è sempre presente perché l’intestino è l’organo dove inizia l’infezione, ma è possibile che si presenti anche il vomito che impedisce ai cani di nutrirsi e bere (o meglio, di assorbire le sostanze che assume). Se non curata, questa condizione può portare anche a morte perché la debilitazione è il miglior alleato della diffusione dei batteri, che prendono il sopravvento.

    Come si cura e come si previene

    La terapia per guarire da questa infezione non è difficoltosa, perché esistono molti medicinali in grado di distruggere gli E. coli senza portare a particolari problemi.

    L’importante è essere veloci nella terapia: non appena notiamo questi sintomi (e ce ne accorgiamo perché il cane sta visibilmente male) portiamolo subito presso una clinica veterinaria: qui verranno reintegrati tramite flebo i liquidi e i sali minerali persi, così da mettere l’organismo in condizioni da poter affrontare al meglio l’infezione. Gli antibiotici poi faranno il resto, andando ad uccidere i batteri e portando così ad una guarigione rapida l’animale o gli animali.

    Per quanto riguarda la prevenzione, sicuramente curare l’igiene dell’ambiente dove i cani vivono è il metodo migliore per prevenire l’infezione: togliere le deiezioni fa sì che i cani, anche se ingeriscono piccole quantità di batterio nell’ambiente, non ne mangino mai una quantità tale da poter manifestare l’infezione. Ovviamente visite veterinarie regolari e una buona alimentazione, oltre che un ambiente tranquillo, ridurranno lo stress degli animali così che l’organismo sarà in grado di troncare, al bisogno, l’infezione sul nascere.