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  • L’alimentazione del cane e del gatto anziano

    Per quanto sia uno dei nostri più grandi desideri, purtroppo Fido e Micio non possono restare sempre giovani, ma anche loro invecchiano. Quello che possiamo fare noi proprietari per garantirgli una vecchiaia serena è prenderci cura della loro salute, partendo soprattutto dall’alimentazione specifica per il cane e il gatto anziano.

    In media, il periodo della senilità inizia a partire da 12-13 anni nel gatto, e prima nel cane, in base soprattutto alla taglia. Il cane di taglia grande e gigante viene definito anziano verso i 7-8 anni, mentre i cani di taglia piccola sono generalmente più longevi, e per loro la vecchiaia inizia non prima degli 11 anni.

    Cosa succede al cane e al gatto anziano

    Man mano che crescono, i nostri animali subiscono inevitabilmente una serie di modificazioni nell’organismo, nel carattere e nello stile di vita, proprio come succede anche a noi. Per questo non dobbiamo farci cogliere impreparati, ma dobbiamo sapere come affrontare la terza età dei nostri amici a quattro zampe, partendo soprattutto dall’alimentazione. cane anziano con tè

    In particolare, i fattori legati all’invecchiamento che deve prendere in considerazione una buona alimentazione per il cane e il gatto anziano sono:

    • Il metabolismo è più lento, quindi utilizzano meno calorie;

    • Aumenta la massa grassa;

    • Si riduce la massa muscolare;

    • La digestione è più lenta e difficile;

    • Il transito intestinale è più lento;

    • La quantità di saliva prodotta è inferiore;

    • I denti iniziano a dondolare e può formarsi il tartaro;

    • Si muove di meno;

    • Gusto e olfatto sono meno sensibili;

    • Reni, cuore e polmoni si indeboliscono.

    La dieta dell’animale anziano

    La dieta del cane e del gatto anziano deve puntare soprattutto su obiettivi precisi:

    • Digeribilità;

    • Ridotto contenuto calorico;

    • Gusto intenso e masticabilità;

    • Prevenzione delle malattie.

    Per questo motivo, nell’alimento specifico per l’animale anziano non devono mai mancare:

    • Proteine: devono essere di ottima qualità, quindi ricavate dalle parti migliori della carne, del pesce e delle uova. Gli alimenti di bassa qualità sono carichi di cereali e parti animali di scarto, per cui la resa effettiva proteica è davvero bassa;

      croccantini per gatti cani anziani

    • Aminoacidi: soprattutto nel gatto, non devono mai mancare aminoacidi essenziali come la taurina, che aiuta a mantenere il cuore e la vista in perfette condizioni;

    • Carboidrati: gli animali anziano hanno una maggiore predisposizione al diabete. Questo vuol dire che riescono a tollerare solo basse quantità di zuccheri, che si trovano anche nei cereali, nella pasta e nel riso. Quindi bisogna offrirgli comunque la giusta dose di carboidrati, che però deve essere nettamente inferiore rispetto a quella delle proteine;

    • Grassi: cani e gatti anziani tendono ad ingrassare più facilmente. Per questo il contenuto di grassi nell’alimento deve essere limitato più che altro ai grassi “buoni”, come quelli di origine vegetale. In particolare, l’olio di mais e l’olio di soia sono ideali, perché ricchi di acidi grassi essenziali. I grassi che non devono mai mancare sono soprattutto gli Omega-3 e gli Omega-6;

    • Fibre: le fibre sono importanti per garantire il giusto transito intestinale, soprattutto negli animali con problemi di stitichezza. Attenzione, però, perché se sono presenti in eccesso, possono limitare l’assorbimento delle sostanze nutritive contenute negli alimenti;

    • Antiossidanti: importanti per stimolare il sistema immunitario, che diventa più debole col passare degli anni. Il più importante antiossidante per cani e gatti è soprattutto la vitamina E.

    Mai fornire ossa e carne cruda all’animale anziano. Lo stomaco delicato non riuscirebbe a digerirli, e i denti fragili potrebbero danneggiarsi ulteriormente.

    I consigli alimentari

    La dieta ideale del cane e del gatto anziano dovrebbe essere studiata in base alle esigenze dell’animale. Per questo motivo bisogna seguire alcuni consigli alimentari, che lo supportino nel corso della vecchiaia.

    Prima di tutto, può essere più indicato frazionare la giusta quantità di cibo in più pasti. Il cane dovrebbe consumare circa 2-3 pasti al giorno, per stimolare il metabolismo.

    Il gatto ha comunque bisogno della sua ciotola di croccantini sempre a disposizione, ma l’integrazione con il cibo umido deve avvenire ugualmente 2-3 volte al giorno.

    Ricordatevi di stimolarlo a bere di più, con una ciotola di acqua fresca e pulita oppure acquistando una fontanella per cani e gatti.

    Se volete integrare la dieta del vostro cane con un alimento casalingo, optate soprattutto per alimenti completi e digeribili. Create quindi una bella porzione di riso bollito senza sale, con verdure cotte e del pollo. Condite con un filo di olio vegetale e vedrete che il vostro cane vi ringrazierà.

  • La voce del gatto, riconoscerla ed interpretarla

    Sin da quando eravamo bambini, ci hanno insegnato che il gatto miagola e il cane abbaia. È un dato di fatto, ma non tutti sanno che esistono tante sfumature nella voce dei nostri animali, dai vari tipi di miagolii al soffiare. In questo articolo parleremo soprattutto del gatto, per cercare di riconoscere ed interpretare tutti i suoni che è in grado di emettere.

    La voce del gatto

    A differenza dei cani, che spesso partono ad abbaiare anche per il più piccolo degli stimoli, i gatti di regola non sono dei gran chiacchieroni. Questo non vuol dire che però non sappiano comunicare, anzi.

    Il linguaggio del gatto invece è molto complesso e comprende non solo ciò che il gatto “dice” con la voce, ma anche un linguaggio non verbale, fatto di espressioni, gesti e posizioni del corpo.gatto miagola sul divano

    In questo articolo ci soffermeremo soprattutto sulla comunicazione verbale, che è fatta di numerose sfumature sonore che variano non solo in base alla situazione e al tipo di messaggio che l’animale vuole comunicare, ma anche da un gatto all’altro.

    Questo aspetto, in particolare, non è ben percepibile ad un primo ascolto dell’abbaiare di un cane. I proprietari dei gatti, invece, riescono automaticamente a riconoscere la voce del proprio animale, anche in caso di convivenza tra due o più felini.

    Alcuni gatti possono avere una voce flebile e delicata, al contrario di altri che invece possono avere tonalità stridule o squillanti. Questa caratteristica dipende soprattutto dalla conformazione del gatto, ed in particolare dalla stazza, dalla forma della testa e dalle dimensioni della gola.

    Il suono, infatti, viene prodotto grazie alle vibrazioni delle corde vocali, di cui tutti abbiamo sicuramente sentito parlare. Queste due sottili membrane possono aprirsi e chiudersi in base alla respirazione e alle nostre volontà.

    Quando respiriamo sono aperte, per consentire il passaggio dell’aria da e verso i polmoni. Se invece vogliamo emettere un suono, si tendono, provocando una certa vibrazione al passaggio dell’aria. Questo è lo stesso meccanismo che si ottiene quando si soffia leggermente sul bordo sottilissimo di un foglietto di carta.

    Per quanto riguarda i gatti, il timbro e il volume della voce dipende proprio dalle loro caratteristiche fisiche. Sembra infatti che alcune razze feline, come gli abissini, i siamesi e altre razze orientali, abbiano una voce particolarmente intensa e stridula.

    Questo dipende in parte anche dal carattere e dallo stato emotivo del gatto. Un gatto timoroso e insicuro non riuscirà mai a miagolare a pieni polmoni, così come un gatto spavaldo e sicuro di sé difficilmente avrà un miagolio silenzioso.

    Oltre che su questo aspetto, il carattere può anche influire sulle capacità comunicative del gatto. Alcune razze, infatti, hanno la tendenza a miagolare giorno e notte, anche se non hanno chissà quali comunicazioni urgenti da dare al proprietario. Non a caso le razze con queste caratteristiche sono proprio quelle con la voce più squillante.

    Perché il gatto miagola?

    gatto fa le fusaI gatti possono miagolare per una serie infinita di motivi. Da questo punto di vista sono molto simili a noi.

    Pensiamo, ad esempio, a quanti di noi chiacchiererebbero dalla mattina alla sera con i propri amici oppure a chi tende a borbottare in silenzio quando c’è qualcosa che non va.

    La stessa cosa vale anche per il gatto.

    Può miagolare per richiedere attenzioni, perché ha fame, per salutarvi al rientro da lavoro, per comunicare con altri animali, per intimorire e per lamentarsi.

    Non sono rari i gatti che amano miagolare semplicemente per il gusto di farlo, così come ci sono persone che odiano il silenzio, per cui tendono a parlare di continuo, con o senza un interlocutore.

    Un aspetto che non viene quasi mai preso in considerazione, è che il gatto non è solo un “miagolatore”, ma produce anche un vasto numero di suoni diversi in base a quello che vuole comunicare. Stiamo parlando proprio degli altri versi tipici dei felini, in particolare le fusa, i soffi, i brontolii e i mormorii.

    Vediamo nel dettaglio cosa vuole dirci Fuffi con tutti questi suoni.

    I suoni del gatto

    Tra i suoni che il gatto può emettere per comunicare con il proprietario, con altri animali o semplicemente con se stesso, troviamo:

    • Miagolio di gioia: è il tipico “miao” prolungato che il gatto può utilizzare quando è felice, quando vuole salutarci. Se il gatto lo emette mentre gli stiamo rivolgendo la parola, probabilmente vuole semplicemente farsi una bella chiacchierata con noi;

    • Miagolio lagnoso: è il classico verso che il gatto fa quando vuole chiederci qualcosa, ad esempio se ha fame o vuole attenzioni dal proprietario. È un suono breve e squillante, spesso ripetuto molte volte, ed è tipico soprattutto dei cuccioli che cercano cibo e attenzioni da parte della madre o del nuovo proprietario;gatto soffia

    • Mormorio: questo suono non è sempre facile da ascoltare, ma chi ha un gatto in casa probabilmente sa di cosa stiamo parlando. Il tipico mormorio è quello che il gatto fa quando torniamo a casa o ci svegliamo al mattino, per cui inizia a fare le fusa e a produrre un caratteristico suono simile ad un ronzio o al motore acceso di una macchina, che può precedere il miagolio di gioia vero e proprio;

    • Brontolio: è un suono sommesso e prolungato, paragonabile al ringhio del cane. Il gatto ci sta avvisando di allontanarci, prima che sia troppo tardi;

    • Chiacchiericcio: è uno dei vocalizzi più divertenti per i proprietari. Il gatto ha individuato una preda fuori dalla sua portata, magari un uccellino fuori dalla finestra, ed esegue dei flebili miagolii molto veloci. In pratica, non fa altro che battere molto rapidamente i denti, per cui il miagolio sommesso si interrompe, e serve per sfogare la frustrazione o per avvisare altri animali della presenza della preda;

    • Schiocco: il gatto emette un suono molto particolare con la bocca, simile ad uno schiocco, per intenderci, quello che facciamo quando vogliamo imitare il suono degli zoccoli del cavallo. Accompagna quasi sempre l’attacco;

    • Soffio: è un chiaro segnale di intimidazione, che il gatto può utilizzare per allontanare una persona o un animale indesiderato, per questioni legate al territorio e anche per paura. Cercare di afferrare un gatto che soffia si traduce quasi sempre in un bel raschio;

    • Strillo: il gatto “alza la voce” quando il proprietario o un altro animale ha fatto qualcosa che gli ha provocato dolore o quando sta lottando con altri gatti;

    • Lamento: è un miagolio forte e prolungato, simile allo strillo, ma più intenso, tipico dei gatti durante l’accoppiamento;
    • Fusa: i gatti fanno le fusa quando sono rilassati, ma anche se hanno dolore o se sono a disagio e hanno bisogno di aiuto. Sono ancora molte le teorie che cercano di spiegare il significato delle fusa, ma è ormai chiaro che il gatto le utilizza anche per tranquillizzarsi e per calmare il proprio corpo e la propria mente.

    Alcuni proprietari spesso confondono questi suoni anche dopo diversi anni trascorsi insieme al proprio gatto, ignorando o fraintendono il messaggio che il proprio animale vuole comunicare. Comprendere il significato di ogni verso del gatto è molto importante per stabilire un ottimo rapporto con il proprio amico a quattro zampe.

  • I comandi per il cane: “seduto” e “terra”

    L’educazione del cane da parte dei proprietari spesso comincia proprio da questi comandi, considerati la base per ottenere l’attenzione del proprio amico. Vediamo insieme come insegnare al cane i comandi “seduto” e “terra”.

    A cosa servono

    Se il comando “seduto” è considerato uno dei più importanti, un motivo sicuramente ci sarà.

    È solo quando il cane si siede su nostra richiesta, infatti, che possiamo essere certi di avere tutta la sua attenzione. Quando un cane è troppo esuberante, si sta scatenando nel gioco o è troppo distratto dall’ambiente circostante, la prima cosa che dobbiamo fare per ridimensionare le sue energie o le sue ansie è proprio quella di chiedergli di stare seduto.

    Solo una volta che il cane avrà imparato a sedersi ogni volta che glielo chiediamo, sarà possibile procedere con l’insegnamento di tutti gli altri comandi.

    Per quanto riguarda il comando “terra”, invece, si tratta più che altro di una variante opzionale, non necessaria per il cane, ma che può risultare indispensabile per insegnargli un altro comando, il “rotola”.

    Il comando “seduto”

    Questo comando andrebbe insegnato a tutti i cani, sia da cuccioli che da adulti.

    Per riuscirci, è necessario applicare il principio del rinforzo positivo. Quando il cane fa qualcosa che gli chiediamo o si comporta bene, dobbiamo premiarlo con complimenti, coccole o snack.

    Al contrario, punendolo se non ci ascolta o se fa qualcosa di inappropriato, susciteremo nel cane delle emozioni negative, senza mostrargli invece cosa cerchiamo da lui.

    Per riuscire ad insegnare al cane il comando “seduto”, dobbiamo procurarci degli snack o dei biscottini per cani, specifici per l’addestramento. Sono meno calorici e più appetibili rispetto alle normali crocchette, per cui il cane sarà particolarmente stimolato ad ascoltarci pur di ottenere lo snack.

    In alternativa, possiamo anche utilizzare un gioco, magari uno dei suoi preferiti, anche se per i cuccioli o per le prime fasi dell’addestramento potrebbe non essere altrettanto stimolante quanto il cibo.

    Vediamo quali sono i passaggi per insegnare al cane il comando “seduto”:cane comando seduto 1 2

    1. Posizioniamoci in un posto isolato, ad esempio in una stanza della nostra casa lontana dai rumori e da altre persone, almeno per il primo periodo. Cerchiamo di attirare l’attenzione del nostro cane facendogli capire che abbiamo uno snack per lui;

    2. Mettiamo lo snack davanti al muso del cane, spostandolo lentamente in alto e verso la sua nuca. Il cane cercherà di seguire il movimento della nostra mano, portando la testa all’indietro e di conseguenza si metterà seduto per non perdere l’equilibrio;cane comando seduto 3 4

    3. Una volta che il suo sedere poggia sul pavimento, concediamogli lo snack;
    4.  

      Ripetiamo finché non riuscirà a sedersi correttamente.

    Ripetiamo diverse volte lo stesso procedimento. Per le prime volte può essere sufficiente anche premiare il cane se si siede per pochi istanti. Non possiamo pretendere già da subito che resti fermo come una statua, soprattutto se si tratta di un cucciolo.

    A questo punto possiamo introdurre il comando vocale “seduto”.

    Ogni volta che posizioniamo la mano davanti al suo muso, diciamo in modo chiaro la parola “seduto”, e ripetiamo il movimento della mano al di sopra della testa del cane, premiandolo quando si siede.

    Solo una volta che avrà associato il comando vocale all’azione di sedersi, potremo iniziare a fare dei tentativi senza snack. Il procedimento è sempre lo stesso, solo che invece del cibo, dovremo utilizzare i complimenti per premiarlo. Diciamogli un bel “bravo!” ogni volta che esegue il comando.

    Un consiglio importante è quello di non rinforzare positivamente delle azioni che vanno al di fuori del sedersi. Non siate permissivi. Se il cane dovesse sollevarsi su due zampe o dovesse aggrapparsi alla vostra mano pur di ottenere lo snack, allontanate immediatamente la mano, rimettevi bene in piedi, quindi ricominciate una volta che si sarà calmato.

    Il comando “terra”

    Questo comando non è indispensabile, ma può servire per iniziare ad imparare il comando “rotola”.

    Si parte sempre dal comando “seduto”. Una volta che il cane sarà seduto composto e avrete la sua piena attenzione, potrete procedere:cane comando terra 1 e 2

    1. Tenete uno snack tra pollice e indice. Mostrate al cane quale sarà la sua ricompensa avvicinandolo al suo muso;

    2. Lentamente, fate scendere la mano piano piano verso il basso;cane comando terra 3 4

    3. Continuate a far scendere la mano con lo snack fino a raggiungere il pavimento, quindi avvicinatelo al vostro corpo;
    4. Il cane dovrebbe stendersi per raggiungere lo snack.

    Questo procedimento non è mai semplice, perché il cane tenderà nella maggior parte dei casi a rimettersi in piedi e ad avanzare con tutto il corpo per raggiungere il suo premio.

    Per questo, ogni volta che non resta seduto, dovrete ricominciare dal comando “seduto”, premiandolo solo nel momento in cui si stenderà.

    Proseguite quindi con il comando vocale. Quando mostrate al cane lo snack, dite “terra” e procedete con il movimento della mano verso il basso e poi verso di voi.

    Quando il cane avrà ben chiaro questo passaggio, potrete provarci senza utilizzare uno snack come ricompensa, ma complimentandovi con lui se ci è riuscito.

    Per agevolare il riconoscimento del comando vocale, cercate di utilizzare un gesto semplice da comprendere. Ad esempio, potreste tenere la vostra mano aperta, parallela al pavimento, spostandola verso il basso mentre dite “terra”.

    Oppure, potreste indicare il pavimento con il vostro indice.

    Vi serviranno diversi tentativi prima che il cane inizi davvero a stendersi, ma quello che vi occorre è una buona dose di pazienza e diverse confezioni di snack.

  • I comandi per il cane: zampa e batti cinque

    Scopriamo insieme come insegnare al proprio cane due tra i comandi più noti, “zampa” e “batti cinque”.

    Le basi dell’educazione del cane prevedono una serie di comandi indispensabili per comunicare e interagire con il proprio animale, ad esempio il classico comando “seduto” o “resta”.

    A questi, però, se ne aggiungono anche altri non proprio indispensabili, ma che rappresentano un ottimo modo per instaurare un rapporto più piacevole con il proprio cane. Tra questi troviamo il comando “zampa” con la sua variante “batti cinque”.

    Ma come si fa per insegnarli al nostro cane? Scopriamolo insieme.

    Il rinforzo positivo

    Il principio su cui si basa la maggior parte delle teorie educative è quello del rinforzo positivo.

    Questo concetto è molto semplice, e può essere facilmente applicato anche all’educazione dei bambini. In pratica, consiste nel generare nel cane un pensiero o un’emozione positiva nei confronti di una determinata azione.

    Se il cane fa quello che gli abbiamo chiesto, lo premiamo con un “bravo!”, un gioco o uno snack.

    Il rinforzo negativo, al contrario, non è quasi mai contemplato dagli educatori, perché viene spesso considerato controproducente e inutile. Questo principio consiste nel punire verbalmente il cane quando fa qualcosa di sbagliato o se non fa quello che gli chiediamo.

    Secondo gli esperti, sgridando il cane in queste occasioni, non facciamo altro che suscitare delle emozioni negative, generando ansia e preoccupazione nell’animale. In questo modo il cane potrebbe totalmente rifiutare i comandi richiesti, perché teme una reazione da parte del proprietario.

    Il comando “zampa”

    Quello di dare la zampa è un gesto naturale per il cane, che viene utilizzato come un segnale di pacificazione e sottomissione.

    Il cucciolo porge la zampa alla madre che lo rimprovera perché ha combinato qualcosa di sbagliato, e spesso i cani lo fanno proprio con il proprietario per lo stesso motivo. È quindi una richiesta esplicita di perdono.cane da la zampa LOGO ombreggiatura

    Allo stesso tempo, il cane può dare la zampa ad un suo simile o al proprietario per dimostrare la propria sottomissione e le proprie intenzioni pacifiche.

    Al contrario, un cane che poggia entrambe le zampe sul corpo di un animale o di una persona, lo fa per una questione di dominanza, quindi per rinforzare la propria superiorità nella relazione.

    Inoltre, alcuni cani possono anche porgere spontaneamente la zampa quando sono alla ricerca di attenzioni, ad esempio se vogliono giocare o per chiedere coccole e cibo.

    Quando decidiamo di insegnare al nostro cane a dare la zampa, dobbiamo ricordarci un aspetto fondamentale. Il cane non deve darci la zampa di sua spontanea iniziativa, perché non è quello che gli abbiamo chiesto.

    Devo farlo solo dietro un esplicito comando, altrimenti la situazione potrebbe facilmente degenerare in una prevaricazione dei ruoli o in una continua richiesta di attenzioni. Non vogliamo certo che il nostro cane ci “colpisca” con la zampa ogni volta che lo ritiene opportuno!

    Per insegnare al cane a dare la zampa è sufficiente seguire alcuni passaggi, da mettere in pratica con calma e pazienza.

    I punti fondamentali per insegnare il comando “zampa” al cane sono:

    • Scegliete un luogo isolato e tranquillo, magari quando siete soli in casa con il vostro cane. Per il primo periodo sarà importante ottenere tutta la sua concentrazione, e solo in seguito potrete provarci anche al parco o con altre persone;

    • Procuratevi degli snack che utilizzerete per premiare il cane. Non utilizzate i classici croccantini che gli date tutti i giorni. In commercio ci sono dei bocconcini o dei biscottini più appetibili, che possono essere offerti al cane senza il rischio che ingrassino;

    • Prima di cominciare, dovremo aver già insegnato al nostro cane il comando “seduto”, perché solo in questa posizione il cane riuscirà a concentrarsi più facilmente. Se non l’avete ancora fatto, cominciate proprio da questo comando.

    Vediamo adesso i passaggi step by step:comando cane zampa 1 2

    1. Una volta che il cane si sarà seduto, mettiamo la mano con lo snack in basso, davanti al suo muso, facendola scendere lentamente al di sotto della testa;

    2. Il cane cercherà in tutti i modi di farci aprire la mano, ma dobbiamo restare nella stessa posizione finché non poggia la sua zampa sul nostro braccio;cane comando zampa 3 4

    3. Appena tocca la nostra mano o il nostro braccio, concediamogli lo snack;

    4. Ripetiamo finché non ci porge la zampa più rapidamente.

    A questo punto possiamo introdurre il comando vocale “zampa”, ogni volta che gli mettiamo la nostra mano davanti al muso. Quando la tocca con la zampa, concediamogli un altro snack. Ripetiamo diverse volte anche questo passaggio.

    Successivamente, ripetiamo lo stesso procedimento allontanando sempre di più la mano dal muso del cane.

    Solo dopo che l’animale avrà appreso questi passaggi, postremo provare a chiedergli la zampa senza utilizzare lo snack.

    1. Continuiamo a tenere la mano chiusa, senza però prendere lo snack;

    2. Mettiamo la mano davanti al muso del cane, dicendo il comando vocale “zampa”;

    3. Quando il cane ci avrà dato la zampa, premiamolo con un “bravo!”.

    Infine, potremo svelargli l’inganno, porgendogli la mano aperta, sempre senza snack. Premiamolo ancora una volta con dei complimenti quando esegue il comando.comando cane zampa

    Esiste anche un altro metodo per insegnare al cane a darci la zampa. Vediamolo insieme:

    1. Teniamo lo snack in una mano e facciamolo annusare dal cane;

    2. Prendiamo con l’altra mano la zampa del cane, dicendo la parola “zampa” ogni volta;

    3. Concediamogli uno snack, anche se in realtà non ha fatto nulla;

    4. Ripetiamo più volte, quindi riproviamoci senza afferrare la zampa, ma solo sfiorandola con la mano e dicendo “zampa”;

    5. Se ci porge la zampa, lo premiamo, altrimenti ricominciamo;

    6. Una volta che ha compreso il meccanismo, chiediamogliela solo verbalmente e premiamolo.

    Il comando “L’altra zampa”

    Una variante da insegnare al cane dopo che ha appreso il comando di base, è quella di farci dare l’altra zampa.

    Per riuscirci dovrete ripetere lo stesso procedimento, ma nel momento in cui vi porgerà la zampa, lasciatela, toccategli leggermente l’altra zampa e premiatelo.

    Ricordatevi di associare il comando vocale “l’altra zampa” o semplicemente “l’altra”.

    Il comando “Batti cinque!”

    Questo comando è una variante simpatica della richiesta della zampa. Consiste nel porgere la mano aperta in verticale all’altezza del viso del cane, che di conseguenza dovrà sollevare di più la zampa per toccare la nostra mano, proprio come se ci stesse dando il cinque.

    Per insegnare al cane il comando “batti cinque” dovremo avere già una buona base per il comando precedente.comandi cane batti cinque 1 2

    1. Incastriamo uno snack tra due dita, tenendola piatta;

    2. Posizioniamo la mano in alto, davanti al muso del cane;cane comando batti cinque 3 4

    3. Il cane cercherà di “rubarci” lo snack, ma resistiamo finché non tocca la nostra mano;

    4. Una volta che avrà eseguito il comando, possiamo concedergli lo snack.

    Ripetiamo diverse volte, quindi introduciamo il comando vocale “batti cinque” quando mettiamo la zampa davanti al suo muso.

    Dopo che il cane avrà imparato questi passaggi, potremo continuare senza premio.

    Se le prime volte il cane non dovesse riuscire a concentrarsi o ad eseguire alla perfezione i nostri comandi, non scoraggiamoci, ma soprattutto evitiamo di sgridarlo. Non servirebbe a nulla e distoglierebbe ancora di più il cane dal tentativo di ascoltarci.

  • Come giocare con il proprio gatto nel modo corretto

    I gatti che vivono in casa non hanno a disposizione tutto ciò che un gatto abituato a scorrazzare in giardino o in campagna può utilizzare per divertirsi. Per questo motivo è importante stimolarli sempre nel modo giusto, facendoli giocare ogni giorno. Vediamo insieme qual è il modo corretto di giocare con il proprio gatto.

    Perché il gioco è importante?

    Quando adottiamo un cucciolo, è davvero molto difficile riuscire a contenere il suo entusiasmo e la sua vivacità, soprattutto durante la notte. Spesso, infatti, i neo-proprietari si ritrovano a dover affrontare intere nottate in bianco, perché il piccolino proprio non ha alcuna intenzione di calmarsi.

    Questo aspetto sembra in forte contraddizione con un altro dato di fatto, legato al grande bisogno di dormire dei gattini molto piccoli. In realtà entrambi gli aspetti sono esatti.

    I gattini devono dormire tanto e bene per poter crescere, ma una volta svegli hanno bisogno di essere continuamente stimolati a “scaricare” le proprie energie. Il modo migliore con cui farlo è proprio attraverso il gioco.

    Che voi partecipiate al gioco oppure no, non è rilevante, perché il gattino troverà interessante ogni singolo oggetto della casa. Dai suoi giocattoli nuovi di zecca, ai vostri piedi che si muovono sotto le coperte. Tutto è stimolante e degno di attenzione.

    Una volta che il gatto è diventato adulto, la sua voglia di giocare diminuisce progressivamente, fino a renderlo nella maggior parte dei casi poco attivo e raramente interessato allo svago e all’interazione.

    Alcune razze, in particolare, da adulte diventano ancora più inclini alla sedentarietà, prima fra tutte il Persiano, ma anche tutte le altre razze considerate “soprammobile”.

    Il rischio a cui vanno incontro i gatti troppo sedentari è sia fisico che emotivo.

    Dal punto di vista fisico, infatti, il moto aiuta sia a mantenere il peso corporeo, prevenendo il rischio di sovrappeso e obesità, ma consente anche di garantire la salute di tutto l’organismo.gioco intelligenza per gatti

    Il sovrappeso, infatti, influisce negativamente sul benessere del cuore e del sistema circolatorio, ma anche delle ossa e delle articolazioni, che vengono chiamate a sostenere un peso eccessivo.

    Al tempo stesso, l’attività fisica aiuta anche a regolare l’umore, agendo come un ottimo antidoto contro la noia e la depressione.

    Il rischio a cui vanno incontro i nostri gatti domestici, infatti, è proprio quello di lasciarsi andare, fino al punto in cui non riescono più a trovare stimoli per affrontare la giornata.

    Un gatto depresso non è mai un problema trascurabile.

    A cosa serve il gioco?

    Il gioco è essenziale sia per i gattini che per i gatti adulti.

    Sin da piccoli, infatti, i gattini giocano costantemente con i propri fratellini. La madre invoglia il gioco soprattutto come metodo educativo.

    Attraverso i piccoli morsi, la lotta e le corse sfrenate, infatti, i gattini possono imparare a confrontarsi con i propri simili. La madre redarguisce i piccoli troppo esuberanti o troppo sfrontati, insegnandoli a rapportarsi nel modo giusto con gli adulti e gli altri gattini.

    Il gioco è anche uno strumento che la madre mette in pratica per mostrare alla prole come catturare le prede. Il principio di base del gioco, infatti, soprattutto per i gatti che vivono in casa, è quello di simulare la caccia.

    Per questo motivo, il gatto adulto che non ha la possibilità di uscire in giardino o sul terrazzo, dovrà necessariamente ricreare in casa l’ambiente ideale per cacciare.

    Il gioco è anche essenziale per stimolare i sensi del gatto. Se i cani sono noti per l’incredibile udito, i gatti invece ci vedono benissimo.

    Per questo bisogna cercare sempre di mantenere attiva la loro vista, così come anche tutti gli altri sensi.

    Il gatto è un abile cacciatore, in natura con le prede ed in casa con i propri giocattoli.

    Il suo scheletro, le articolazioni, i cinque sensi, l’agilità e la postura li rendono tra gli animali più scattanti e rapidi esistenti in natura. Ogni singolo movimento è ben studiato e calcolato per catturare la preda.

    Quali giochi sono più indicati?

    Naturalmente, tutto ciò che potrà servire al gatto per simulare una battuta di caccia è l’ideale. Quindi saranno ottimi i topolini in ecopelle o in stoffa, le esche con piume, le corde e tutti gli altri oggetti che possano fungere da preda.gatto con giocattoli topolini stagnola

    In realtà il gatto non fa molta distinzione tra un gioco specifico ed un oggetto della vita quotidiana.

    Provate a lanciare al vostro gatto una pallina di stagnola e vedrete subito il suo entusiasmo.

    In teoria, tutti gli oggetti in grado di stimolare i sensi del gatto vanno benissimo.

    Fateci caso. La maggior parte dei giocattoli per animali in commercio cerca di creare sensazioni visive, rumorose e olfattive che possano invogliare il gatto al gioco.

    I rumori crepitanti e i bagliori luminosi prodotti dalla carta stagnola, così come l’inebriante odore dell’erba gatta sono tutti richiami irresistibili per un gatto.

    In commercio esistono davvero moltissime categorie di giocattoli. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le età.

    Palline che si illuminano, puntatori laser a forma di topolino, cannette per giocare con il proprietario, la scelta è molto vasta.

    Se invece preferite utilizzare gli oggetti domestici per fare giocare il vostro gatto, cominciate quindi con le palline di carta stagnola. Affidatevi poi alle preferenze di Fuffi.

    State certi che sceglierà lui gli oggetti che più possono interessargli, dalle noci alle mollette per stendere la biancheria.

    Un ottimo consiglio è quello di creare dei giocattoli fai da te che contengano del cibo secco o dei premi. Anche una pallina in plastica delle uova di cioccolato possono essere perfette.

    Fate qualche piccolo forellino e riempitele di croccantini, in modo che il gatto percepisca l’odore del cibo e venga stimolato ancora di più a cacciare.

    Come giocare nel modo giusto

    Come abbiamo detto prima, il gioco deve simulare l’attività della caccia.

    Per questo motivo è molto importante utilizzare i giocattoli del proprio gatto, rendendoli quanto più simili possibile ad una preda.

    gatto gioca con topolino escaNon offriteglieli direttamente. Piuttosto nascondeteli parzialmente sotto un cuscino oppure su un ripiano, ad esempio, e lasciate che sia il gatto ad avvicinarsi lentamente.

    Inizialmente ne sarà abbastanza intimorito, ma la curiosità sarà comunque troppo forte per poter resistere (abbiamo già detto che i gatti sono tra gli animali più curiosi in natura?).

    Se invece proprio non vuole saperne, rendete il giocattolo più stimolante, muovendolo lentamente verso il gatto e ritraendolo una volta che avrete attirato la sua attenzione.

    In commercio esistono comunque degli spray attrattivi a base di erba gatta che servono proprio a rendere più invitanti i giocattoli vecchi o poco interessanti per il gatto.

    A proposito dell’erba gatta, questa pianta è nota anche come catnip, ed è una delle passioni principali dei gatti. La nepeta cataria, infatti, contiene una sostanza molto simile ai feromoni del gatto.

    Questi vengono prodotti dal gatto per marcare il territorio, e vengono rilasciati, ad esempio, ogni volta che strofinano il muso contro le nostre gambe o i mobili di casa.

    Quando il gatto percepisce i feromoni dell’erba gatta, ne resta inebriato, quindi inizia a rotolarsi, strofinarsi e fare le fusa.

    Scegliete quindi giocattoli a base di c

    atnip, oppure acquistate dell’erba gatta essiccata in polvere, con cui riempire delle palline in plastica apribili.

    gatto gioca con gomitolo lana

    I pericoli del gioco

    Alcuni giocattoli per gatti, ma anche alcuni nostri oggetti di cui si può appropriare, possono risultare pericolosi per la sua salute.

    Fate attenzione soprattutto a tutti i giocattoli che contengono nastrini, corde sottili e fili di cotone, perché il gatto potrebbe ingerirli, scambiandoli per la coda di un topolino.

    Se scegliete di realizzare dei giocattoli con gli oggetti che avete in casa, fate in modo che le dimensioni siano adeguate, perché delle palline troppo piccole potrebbero essere accidentalmente ingerite dal gatto.

    Lo stesso discorso vale anche per topolini e peluche con parti staccabili. In preda al gioco, il gatto potrebbe morderli e mangiarli. L’ingestione di corpi estranei potrebbe comportare gravi conseguenze per la sua salute.

    Ricordatevi sempre che il gioco è fondamentale per i gatti di tutte le età, ma cercate sempre di supervisionare le attività del vostro amico.

  • Come vedono i cani e i gatti?

    Tra i sensi del cane e del gatto, la vista è senza dubbio tra i più sviluppati. Le capacità visive degli animali, infatti, sono una delle caratteristiche che li rendono così speciali. Cerchiamo di capire come vedono i cani e i gatti e come mai la loro vista è così sviluppata.

    Quando parliamo delle abilità degli animali, da quelli di casa fino agli animali selvatici, spesso cerchiamo di trovare una spiegazione scientifica e razionale per gli aspetti che tanto ci stupiscono.gatto insegue caccia topo

    In realtà le spiegazioni possono diventare automatiche semplicemente pensando al ruolo che ciascuno di questi animali riveste in natura.

    È chiaro che un predatore dovrà possedere e sviluppare delle capacità ben diverse rispetto a quelle di una preda.

    Per fare un esempio, i grandi predatori della natura, come tigri e leoni, devono riuscire soprattutto a correre rapidamente, saltare e concentrarsi sulla preda. La dentatura e gli artigli sono sviluppati proprio in modo da favorire la cattura della preda.

    Al contrario, le prede devono avere delle caratteristiche fisiche tali da consentir loro di fuggire quando vengono attaccate. Per questo motivo hanno spesso un corpo leggero, per poter correre molto velocemente. Basta pensare, ad esempio, alle antilopi o alle gazzelle, da sempre note per la loro estrema velocità nella corsa.

    L’aspetto principale, però, che differenzia le prede dai predatori è legato soprattutto ai sensi, ed in particolare alla vista.

    Prima di parlare delle diverse caratteristiche visive tra prede e predatori, vediamo prima in cosa consiste la vista e come fanno gli occhi a catturare delle immagini provenienti dall’esterno.

    Come funziona la vista

    La vista è il senso che ci permette di captare la luce che proviene dall’esterno, trasformandola in immagini ben precise.

    Gli occhi sono l’organo specializzato per questo compito, ma per poter funzionare correttamente devono collaborare con i nervi e il cervello.

    L’occhio è un organo sferico inserito all’interno del cranio, precisamente nei bulbi oculari. È formato da diverse parti, interne ed esterne:struttura occhio anatomia

    •           Cornea: è un sottile strato trasparente che riveste la parte più esterna dell’occhio. In realtà la cornea è la porzione più piccola del rivestimento esterno, perché lateralmente e posteriormente prende il nome di sclera;
    •           Iride: è la parte colorata dell’occhio, posta nella parte anteriore, al di sotto della cornea;

    •           Pupilla: è il puntino nero che troviamo al centro dell’occhio. In realtà non è altro che un piccolo foro al centro dell’iride;

    •           Cristallino: è situato subito dietro la pupilla e l’iride. È molto importante, perché rappresenta la lente dell’occhio, che consente di mettere a fuoco le immagini curvandosi e modellandosi di continuo;

    •           Retina: è il rivestimento interno dell’occhio. Lo troviamo solo posteriormente al globo oculare, quindi non possiamo vederlo dall’esterno. È una parte fondamentale dell’occhio, perché comprende i coni e i bastoncelli, delle strutture essenziali per inviare degli stimoli al nervo ottico, che si trova proprio al centro dell’occhio e attraversa la retina. E’ attraversata da vasi sanguigni e nervi;

    •           Coni e bastoncelli: la definizione vera e propria di queste strutture è “fotorecettori”, proprio perché recepiscono la luce e la trasformano in energia elettrica che viene trasmessa ai nervi. I coni si occupano della visione dettagliata dei colori, mentre i bastoncelli della visione dei toni del grigio al buio e in movimento;

    •           Tapetum lucidum: questa struttura non è presente nell’uomo, ma solo nel gatto, nel cane e in altri animali. Avete mai fatto caso allo strano effetto che si ottiene fotografando un gatto con il flash? Gli occhi diventano luminosissimi, proprio come i fari abbaglianti di una macchina. La ragione di questo fenomeno è dovuta proprio alla presenza del tapetum lucidum. Questo è un sottile strato posto all’interno o subito dietro la retina. Ha delle proprietà altamente catarifrangenti, per cui riesce a riflettere la luce che entra nell’occhio, rimandandola verso la retina, in modo da aumentare lo stimolo luminoso per percepire più immagini anche durante la notte. L’effetto è lo stesso che si ottiene direzionando una lampada verso uno specchietto.

    Quando la luce entra nell’occhio, attraversa la pupilla fino a raggiungere la parte posteriore dell’occhio. I coni e i bastoncelli presenti nella retina, quindi, catturano la luce e la trasformano in energia elettrica che si propaga lungo il nervo ottico.

    visione monoculare binoculare cavallo gattoQuesto nervo ha il compito di collegare l’occhio con il cervello, propagando lo stimolo fino a questo punto. Una volta uscito dal bulbo oculare, il nervo ottico si incrocia nel cosiddetto “chiasma ottico”, dove l’immagine catturata dall’occhio sinistro “viaggia” verso la metà destra del cervello, e viceversa.

    Una volta raggiunto il cervello, lo stimolo elettrico che ha attraversato i due nervi ottici viene trasformato in un’immagine, così come la percepiamo continuamente.

    Il cervello deve elaborare l’immagine ottenuta, calcolandone una lunga serie di aspetti. Tra questi rientra soprattutto la profondità, che consente di valutare a quale distanza ci troviamo rispetto ad ogni singolo oggetto presente nell’immagine.

    Tutto questo è possibile perché la nostra vista è detta “binoculare” o “stereoscopica”. Gli occhi, seppur vicini tra loro, sono comunque posizionati in due punti diversi, per cui l’immagine catturata da un occhio sarà necessariamente diversa rispetto a quella percepita dall’altro. Al contrario, la visione “monoculare” è quella in cui un solo occhio riesce a percepire una fetta di campo visivo, mentre l’altro no, per questioni di strabismo o per la posizione degli occhi sulla testa.

    Il cervello fonde le due immagini ottenute solo se identiche, le elabora e ne calcola la profondità e la posizione dei singoli oggetti. Affinché ciò si verifichi, è necessario che gli occhi riescano a guardare contemporaneamente lo stesso identico punto, per cui la profondità non viene rilevata nella visione monoculare.

    La vista nelle prede

    Per quanto riguarda le prede, la loro vista possiede delle caratteristiche che devono aiutarli soprattutto a poter localizzare la minaccia in arrivo. Tra queste caratteristiche, le principali includono:

    • Occhi posizionati lateralmente rispetto al viso: in questo modo possono avere una visione panoramica di quello che li circonda, con un campo visivo di quasi 350°, nettamente superiore rispetto ai nostri “scarsi” 180°;

    • Visione monoculare laterale: per poter avere un campo visivo più ampio, gli occhi delle prede devono “sacrificare” la visione stereoscopica a favore di quella monoculare, piatta e senza profondità. Questo vuol dire che, avendo gli occhi posizionati lateralmente, ognuno dei due avrà la possibilità di ampliare il campo visivo, senza però essere seguito dall’altro. Quindi il cervello non avrà due immagini identiche da sovrapporre ed elaborare, per cui non potrà calcolare in modo preciso la profondità e la distanza degli oggetti, eccetto che per una fetta minima di campo visivo;

    • Visione binoculare anteriore: nelle prede la visione stereoscopica o binoculare, quindi quella più precisa, copre solo 70° del campo visivo anteriore. Sebbene siano in realtà pochi, sono più che sufficienti per individuare e distinguere le piante di cui possono cibarsi;campo visivo vista cavallo

    • Presenza di aree “cieche”: alcune prede hanno un muso particolarmente sviluppato in avanti e in basso, come nel caso del cavallo e degli altri erbivori. Questo genera inevitabilmente delle aree “cieche”, cioè delle zone del campo visivo che non possono in alcun modo essere percepite. Questa zona corrisponde ad una piccola fetta triangolare subito davanti al muso dell’animale, che corrisponde proprio alla porzione di campo visivo in cui dovrebbe poter intervenire la visione binoculare.

    Per quanto possa sembrare sfavorevole, l’unione di questi aspetti è in realtà vantaggiosa per le prede. Il campo visivo ampio consente di visualizzare i pericoli anche se in quel momento l’animale è impegnato a mangiare, ad esempio.

    Al tempo stesso, la visione prettamente monoculare, che non consente la distinzione precisa della profondità, genera nella preda una certa tensione ogni volta che percepisce un movimento o la presenza di un oggetto anomalo, per cui è più pronta a scappare.

    Il classico esempio è quello del cavallo, che, nonostante le grandi dimensioni, è pur sempre una preda. Chi di noi ha avuto modo di trascorrere anche solo pochi minuti insieme ad un cavallo, avrà sicuramente notato i suoi occhi grandi e laterali. Se ci posizioniamo lateralmente ad un cavallo, avremo la sensazione che riesca a vederci, senza muovere la testa.

    Questo è dovuto proprio alla sua ampia visione monoculare, che gli consente di vedere tutto ciò che si trova ai suoi lati.

    Un’altra caratteristica del cavallo, inoltre, è quella di spaventarsi facilmente ogni volta che nel suo campo visivo rientra qualche oggetto sconosciuto o se percepisce un movimento. La ragione del suo timore è proprio l’incapacità di percepire bene le distanze tra gli oggetti, per cui se a pochi metri di distanza un cagnolino ci ha tagliato la strada, il cavallo potrebbe percepirlo come un movimento troppo vicino.

    Questo provocherebbe immediatamente una notevole tensione nel cavallo, stimolando il riflesso della fuga. Non è il caso del cagnolino, ma in natura potrebbe salvargli la vita dalla minaccia di un predatore ben più feroce.

    La vista nei predatori

    Passiamo invece alla vista dei predatori, tra cui rientrano anche i nostri cani e i nostri gatti.

    I predatori al momento della nascita hanno gli occhi sigillati, per aprirli e terminare lo sviluppo della vista solo dopo diverse settimane. Inoltre, non riescono a camminare, ma si muovono ondeggiando alla ricerca del calore e della fusa della propria madre. Questo meccanismo serve alle madri per garantirne la sicurezza quando si allontanano per cacciare. Un cucciolo cieco non avrà la possibilità di spostarsi, per cui resterà vicino agli altri cuccioli fino al ritorno della madre.

    Al contrario, le prede nascono già in piedi e con gli occhi aperti, per essere pronte a scappare sin dai primi giorni di vita in caso di pericolo.

    La vista dei predatori, inoltre, è sviluppata in maniera tale da consentire la localizzazione delle prede in qualsiasi condizione geografica o di luce. Per questo avranno caratteristiche ben precise, ad esempio:campo visivo vista cane

    • Vista notturna ben sviluppata: i predatori sono in grado di vedere bene sia durante il giorno che durante la notte, per la presenza di un numero maggiore di bastoncelli. Pensate che nel gatto i bastoncelli arrivano a ben 200 milioni, mentre nell’uomo sono “appena” 120 milioni. Il risultato è un’immagine notturna sui toni del grigio, molto più intensa e dettagliata rispetto alla nostra;

    • Occhi posizionati centralmente rispetto al viso: questa caratteristica permette ai predatori di concentrarsi su un punto ben preciso del campo visivo;

    • Campo visivo ampio: sicuramente quello delle prede è decisamente maggiore, ma anche i predatori non se la cavano male, anzi. Nei cani e nei gatti il campo visivo può raggiungere i 270°, con valori maggiori soprattutto in quelli a muso schiacciato;

    • Maggiore visione stereoscopica: questo vuol dire che gli occhi dei predatori sono in grado di valutare meglio la distanza che li separa dalla preda;

    • Vista più sensibile al movimento: i predatori sono in grado di percepire all’istante anche il più impercettibile dei movimenti delle prede, anche a lunghe distanze, per la presenza di un maggior numero di bastoncelli, che servono non solo a vedere al buio, ma anche a percepire i movimenti;

    • Maggiore sensibilità alla luce: alcuni predatori, meglio di altri, come nel caso dei felini, sono in grado di regolare la conformazione dell’occhio in base alla quantità di luce presente, grazie a due aspetti, cioè la pupilla flessibile e la presenza del tapetum lucidum. Il gatto è un ottimo esempio di entrambi gli aspetti, presenti comunque anche nel cane. Quando la luce ambientale è molto forte, la pupilla del gatto si restringe fino a diventare una fessura, perché la luce potrebbe rendere l’immagine accecante e poco dettagliata. Al contrario, man mano che ci avviciniamo alla sera, le pupille iniziano ad aprirsi, per far entrare più luce e vedere meglio le immagini.

    Le differenze della vista del cane e del gatto

    In realtà le differenze sono davvero minime.

    Principalmente il cane e il gatto si differenziano per la capacità di modulare la luce e di individuare i colori.

    Abbiamo detto che la luce viene modulata dalla pupilla e dal tapetum lucidum. Nel gatto entrambi gli elementi sono decisamente più sviluppati rispetto al cane, per cui saranno in grado di vedere immagini più nitide anche al buio o quando la luce scarseggia.colori visti da uomo cane gatto

    Inoltre, i cani e i gatti, pur avendo ugualmente una vista formidabile, percepiscono meno dettagli rispetto all’uomo in condizioni di luminosità ottimali. Questo vuol dire che durante il giorno potranno vedere anche il più impercettibile dei movimenti, ma non hanno la capacità di ottenere un’immagine nitida e dettagliata di ciò che si trova a pochi centimetri di distanza.

    Anche in questo caso, tutto ciò ha senso se si pensa che i cani e i gatti sono animali notturni, per cui per loro è più vantaggioso poter individuare una preda durante la caccia notturna.

    Entrambi gli animali, inoltre, hanno più bastoncelli che coni, al contrario dell’uomo. Per questo motivo, sono formidabili quando si tratta di vedere al buio e di scattare al primo movimento del loro giocattolo preferito, ma non riescono a percepire lo stesso range di colori dei nostri occhi.

    Il cane può percepire distintamente il blu-violetto e il giallo. Al contrario, riconosce tutte le sfumature dal rosso all’arancione al verde esclusivamente come diverse dal bianco, ma le confonde con il giallo. Tutti gli altri colori non vengono percepiti.

    Il gatto, invece, è in grado di vedere distintamente ben 3 colori, cioè il blu-violetto, il giallo e anche il verde, per cui non percepirà ad esempio il rosso.

    La spiegazione a queste “carenze” è da ricercare sempre nella natura. La maggior parte delle prede, infatti, ha un mantello beige, marrone o grigio, per cui a cosa servirebbe ai nostri cani e gatti percepire un bel fuxia intenso?

  • I disturbi compulsivi del cane, cosa sono e come affrontarli

    Anche i nostri cani possono manifestare i sintomi tipici di un disturbo compulsivo. Riuscire a riconoscerli è il primo passo per affrontare e superare il problema.

    Ci è capitato spesso, soprattutto nell’ultimo periodo, di sentir parlare di esperti comportamentalisti per cani e gatti. Grazie alla grande diffusione mediatica promossa da televisione, giornali e informazione sul web, i problemi comportamentali degli animali non sono più un argomento poco conosciuto e poco trattato.

    Fino a pochi anni fa, infatti, una delle principali cause di abbandono degli animali era proprio quella del comportamento sbagliato e sconveniente del cane o del gatto.

    Il cane abbaiava incessantemente, terrorizzava i passanti, faceva i suoi “bisognini” in giro per la casa? La soluzione era quasi sempre quella di “sbarazzarsene”.

    Attualmente, invece, tutti i proprietari, persino quelli più disperati per il comportamento del proprio animale, hanno la possibilità di correggere alcuni aspetti caratteriali e psicologici del proprio cane, grazie all’aiuto degli educatori cinofili e dei comportamentalisti.

    Cosa sono i disturbi compulsivi?

    Tra gli argomenti più discussi con queste figure professionali ci sono soprattutto quei gesti del cane che potrebbero essere paragonati ai disturbi ossessivo-compulsivi dell’uomo, noti come DOC.

    Si tratta in entrambi i casi di atteggiamenti frequenti e ripetuti che vengono messi in pratica ogni volta che il soggetto è stressato, annoiato, frustrato o in preda a qualunque emozione negativa.cane si morde la coda

    Queste azioni sono particolarmente riconoscibili proprio perché vengono eseguite più volte nell’arco della giornata, finché la persona o l’animale non riesce più a farne a meno.

    In sostanza, tutte le emozioni forti e non desiderate, vengono riversate sul proprio corpo, che non può fare altro che eseguire delle azioni standard e ripetute, che rappresentano quindi una valvola di sfogo emotivo.

    La sola differenza tra l’uomo e l’animale è che nell’uomo si parla anche di ossessione, aspetto che manca invece per cani e gatti. L’ossessione, infatti, è un pensiero costante, fisso e martellante che compare all’improvviso, causando poi l’attivazione del bisogno di attuare il comportamento compulsivo.

    Ad esempio, se un uomo affetto dal DOC avvertisse il timore costante di infettarsi, esternerebbe questo pensiero ossessivo con la compulsione di non dover toccare nulla con le mani, per paura dei germi. È solo attuando questo comportamento che la tensione generata dall’ossessione può alleviarsi.

    Mentre nell’uomo è possibile riuscire a capire quale sia questo pensiero o questa immagine ossessiva, negli animali tutto ciò non si può verificare, proprio perché non possiamo entrare nella loro mente.

    In ogni caso, sia nell’uomo che negli animali resta il comportamento compulsivo, che non è altro quindi che la manifestazione esterna di un pensiero o di un’immagine.

    Quali sono i principali disturbi compulsivi del cane?

    L’esempio più rappresentativo è sicuramente quello del cane che si morde la coda, ma ce ne possono essere davvero molti altri.

     

    Tra i principali disturbi compulsivi del cane troviamo:

    cane lecca vetro finestra

     

    • Cane che si morde la coda;

    • Cane che cerca di catturare i riflessi di luce sul pavimento;

    • Cane che lecca il vetro delle finestre;

    • Cane che ingerisce degli oggetti;

    •  

      Cane che scappa da pericoli immaginari;

    • Cane che si lecca o si morde una parte del corpo;

    • Cane che attacca i propri oggetti, come la ciotola del cibo;

    • Cane che abbaia costantemente;

    • Cane che piange o guaisce o senza motivo.

    Alcuni tra questi atteggiamenti possono in alcuni casi essere considerati normali, perché fanno comunque parte del normale comportamento del cane.

    Un’azione può essere definita compulsiva quando viene eseguita molto spesso e con una certa urgenza. Il cane che sta tranquillo e rilassato sul divano con il proprietario, ad un certo punto sobbalza e sente la necessità di mordersi una zampa.

    Le cause dei disturbi comportamentali

    I cani possono mettere in atto un atteggiamento compulsivo per molti fattori diversi. In sostanza, si tratta quasi sempre di un disagio o di un conflitto interno che l’animale non riesce a spiegarsi, né a risolvere.

    Le cause principali sono:

    • Noia

    • Stress

    • Isolamento

    • Sedentarietà

    • Monotonia

    • Paura

    • Ansia

    • Richiesta di attenzioni

    Sembrerebbe esserci alla base anche una predisposizione genetica. Secondo alcuni studi recenti, infatti, i disturbi compulsivi del cane potrebbero essere attribuiti a delle alterazioni a carico del cromosoma 7.

    Cosa farecane rincorre la coda

    Sicuramente l’aiuto di un comportamentalista è indispensabile in questi casi.

    I disturbi compulsivi, infatti, vanno eradicati sul nascere, prima che diventino una parte integrante del modus operandi dell’animale. Con il tempo, infatti, il comportamento alterato tende a sostituire quello “normale”.

    Il consiglio principale per tutti coloro che vivono con un cane affetto da problemi comportamentali, è quello di non rinforzare l’atteggiamento “sbagliato”.

    Il principio su cui si basa l’educazione del cane, infatti, è proprio quello del rinforzo positivo. Se il cane fa qualcosa che a noi non sta bene, gli diciamo di non farlo, per poi premiarlo con coccole e snack quando si comporta bene.

    Se il nostro cane si sta mordendo disperatamente la coda, e per cercare di tranquillizzarlo lo accarezziamo o lo prendiamo in braccio, assocerà questo gesto a qualcosa di piacevole. Per questo continuerà a farlo.

    Il giusto comportamento per i disturbi compulsivi, invece, è quello di distrarre il cane da ciò che sta facendo, con dei giocattoli o con una bella passeggiata all’aperto.

  • La leishmaniosi del cane: come prevenirla

    La Leishmaniosi è probabilmente una delle malattie più famose quando si parla di cane. Le informazioni che spesso si sentono sono un po’ contrastanti. Non si parla, ad esempio, mai di gatto, quando invece lo colpisce. Si sente spesso dire del vaccino, su cui ci sono ancora molti dubbi. Si dice che la passino le zanzare, ma non è vero. Si dice anche che sia un batterio, e non lo è.

    Andiamo quindi a sfatare qualche mito, e a cercare di capire il funzionamento di una delle malattie degli animali più complesse e difficili da curare.

    Che cos’è e come si trasmette

    Quando si parla di Leishmania, già è difficile cercare di spiegare che cos’è.

    Tra gli organismi eucarioti (quelli che mangiano per avere energia) troviamo cinque regni: gli Animali, le Piante, i Funghi, i Batteri e i Protisti. Probabilmente conoscerete qualche organismo ad esempio dei primi quattro regni, ma nessuno dell’ultimo. Ecco, la Leishmania è un protista. Possiamo vederlo come una via di mezzo tra un batterio e un animale molto, molto semplice.

    È un microrganismo visibile solo al microscopio, che viene iniettato nel sangue del cane o del gatto (anche dell’uomo, ma fa pochissimi danni) da un insetto.

    L’insetto è un flebotomo, chiamato anche pappatacio (perché pappa, cioè mangia, punge, e poi tace, non si sente) che è più piccolo di una zanzara, simile ad un moscerino.

    Se questo insetto punge un cane infetto si infetterà a sua volta. La Leishmania ha due forme: una mobile e una immobile. Nell’organismo del cane si trova la seconda, quella immobile, che una volta raggiunto l’intestino del flebotomo diventa mobile. Risale, raggiunge la proboscide (il pungiglione, insomma) e viene iniettata nel sangue dove, avendo la possibilità di muoversi, si moltiplica, si diffonde in tutto l’organismo e poi diventa nuovamente immobile.

    lehiflebotomo

    Che cosa fa

    Se avete avuto problemi a capire che cos’è la Leishmania, sappiate che capire perché provoca la malattia è ancora più complesso. I batteri, generalmente, “mangiano” nell’organismo del cane, a sue spese. La Leishmania no.

    In pratica, appena il parassita è entrato nell’organismo, viene “mangiato” dai globuli bianchi del sangue, che cercano di digerirlo per distruggerlo. Purtroppo lui riesce a sopravvivere a questa digestione (tornando, tra l’altro, immobile) e si moltiplica sempre di più.

    L’organismo cerca quindi di combatterlo tramite gli anticorpi, particolari proteine che, una volta attaccate ad un organismo patogeno, fanno capire ai globuli bianchi “mangiatori” (i macrofagi) che devono mangiare quell’organismo. Ma, come abbiamo già detto, non riescono a digerirlo e a distruggerlo.

    Questo fa sì che gli anticorpi attaccati a una parte della Leishmania inizino a girare liberamente nell’organismo, depositandosi poi in punti particolari: si depositano nell’occhio e danno problemi alla vista; si depositano nella pelle e danno desquamazione (la tipica forfora della leishmania); si depositano nelle articolazioni, e danno problemi quando il cane o il gatto camminano. Si depositano però anche in giro per i vasi sanguigni, vene ed arterie, le cui pareti si rovinano causando piccolissime ma diffuse perdite di sangue.

    Infine si depositano del rene dando origine ad insufficienza renale, che è una delle conseguenze peggiori della malattia.

    Tutto ciò porta ad uno stato di grave abbattimento, febbre, problemi di movimento e conseguenze ancora peggiori con il passare del tempo. Tutto questo processo è però caratterizzato dal fatto di essere lento.

    In certi casi, tra l’altro, si presentano solo alcuni di questi sintomi, non tutti: dobbiamo fare molta attenzione e se vediamo qualcuno dei segni descritti sopra condurre il cane o il gatto da un medico veterinario, che cercherà una soluzione al problema.

    Come si cura e come si previene

    La Lehismania è molto difficile da curare. È resistente nel corpo dell’animale, quindi i farmaci non funzionano in modo ottimale; la terapia spessa è sintomatica, ovvero si danno dei farmaci che consentano di correggere, uno ad uno, i sintomi che la malattia provoca; se l’animale sta meglio anche i farmaci specifici funzionano meglio e c’è la possibilità di guarigione.

    Tuttavia il parassita non viene mai eliminato, ma rimane nell’organismo per tutta la vita, per cui qualsiasi malattia concomitante fa rischiare una ricaduta, tra l’altro sempre peggiore dell’episodio precedente.

    Per quanto riguarda la prevenzione, si parla molto di vaccino: esistono alcuni vaccini contro la Leishmania, ma la loro efficacia è ancora piuttosto dubbia, e non sempre funziona.

    La soluzione principale, per quanto difficile, dovrebbe essere la prevenzione alla radice, ovvero evitare la puntura del flebotomo. Possiamo farlo innanzitutto evitando luoghi molto umidi e ricchi di zanzare (quindi anche di flebotomi) e fornendo al nostro cane collari repellenti o prodotti appositi da distribuire sulla schiena così da evitare l’avvicinamento dell’insetto e tutto ciò che ne consegue.

    Evitando la puntura salvaguarderemo la salute del nostro cane ed eviteremo che, infettandosi, possa a sua volta trasmettere l’infezione ad altri animali.

  • La listeriosi nel cane e nel gatto: una malattia alimentare da prevenire

    La listeriosi è una delle malattie meno importanti per quanto riguarda i cani e i gatti. Infatti le infezioni sono poco frequenti trattandosi di animali piuttosto resistenti, anche se una volta verificate le conseguenze possono essere piuttosto gravi per la salute del nostro amico.

    È una malattia curabile e difficilmente porta a morte, ma è bene evitarla seguendo alcune semplici regole che possono essere utili anche per noi, visto che si tratta di un’infezione trasmissibile anche all’uomo.

    Che cos’è e come si trasmette

    La Listeriosi è una patologia causata da batteri del genere Listeria, tra cui la specie più diffusa è probabilmente Listeria monocytogenes.

    Si tratta di un batterio in grado di penetrare nell’organismo attraverso il canale digerente, provocando danni più o meno gravi; la sua pericolosità risiede nel fatto che è molto resistente nell’ambiente esterno.

    Gli animali che principalmente trasmettono la malattia sono i bovini e gli ovini, che lo fanno sia tramite le loro feci sia con le loro produzioni, soprattutto il latte.

    Il batterio è poco resistente al calore, quindi consumare cibi cotti non comporta alcun rischio; i cibi crudi non trattati, ad esempio il “latte crudo” non pastorizzato, o le uova crude, possono trasmettere il patogeno a noi o al nostro cane.

    Un’altra modalità di trasmissione è quella fecale: dobbiamo quindi fare attenzione a non portare il nostro cane, magari a passeggio, dove spesso pascolano gli animali di cui abbiamo parlato sopra: un animale malato potrebbe aver defecato sull’erba, che il cane potrebbe leccare anche solo per gioco, contraendo in questo modo l’infezione.

    Dobbiamo anche fare attenzione alla verdura, che deve essere sempre lavata prima del consumo (in alcune diete casalinghe del cane sono contenuti alcuni tipi di verdura per apportare fibra) e ad animali parassiti come le zecche che, tra le tante, possono trasmettere anche questa malattia.

    listeria

    Che cosa fa

    Una volta che il batterio è entrato nell’organismo per via boccale, viene ingerito dal cane o dal gatto e, se non distrutto dai succhi gastrici, raggiunge l’intestino. Qui aderisce alla parete dello stesso per poi penetrare nel sangue. Nel caso in cui l’infezione avvenga tramite una zecca, invece, il batterio verrà immediatamente inoculato nel sangue.

    In questo modo, moltiplicandosi, arriva in qualunque parte del corpo ma con differenze, nelle conseguenze, che variano in base al sesso dell’animale.

    Sia che si tratti di un maschio che di una femmina è infatti frequente la localizzazione negli organi che separano il cervello dal resto del corpo: le meningi. Il batterio si stabilizza in questi organi causando infiammazione e dolore, causando meningite che porta l’animale ad accusare forti mal di testa.

    Se ci troviamo in presenza di una femmina in gravidanza avremo anche un altro effetto, che è quello dell’aborto, causato dal fatto che i batteri raggiungono la placenta, quindi i feti e, in pratica, li “mangiano” compromettendone lo sviluppo ed uccidendoli.

    Come si cura e come si previene

    Se il vostro cane o il vostro gatto ha contratto la malattia, i sintomi sono piuttosto gravi ed accompagnati da febbre, quindi probabilmente avrete già provveduto a condurlo immediatamente da un medico veterinario che lo curerà tramite una specifica terapia antibiotica.

    Le Listerie sono molto sensibili gli antibiotici, quindi la malattia si risolverà senza particolari complicazioni (a parte l’aborto, naturalmente) e l’animale si riprenderà completamente; l’importante è essere tempestivi a condurre il nostro amico da un veterinario per evitare il peggio.

    Se prevenire è meglio che curare, però, possiamo seguire delle semplici regole per evitare che noi o il nostro cane possiamo contrarre questa malattia.

    Per prima cosa, come regola generale, evitiamo in campagna zone frequentate da bovini o ovini, che possono trasmettere la malattia tramite le feci o infettare le zecche che, a loro volta, passeranno la malattia al nostro cane.

    Facciamo anche in modo che il nostro cane eviti il consumo di cibi non lavati, nel caso di verdura, o crudi, quando parliamo di latte e uova, soprattutto. Anche preparazioni come la maionese fatta in casa o il tiramisù (pericoloso anche per altri motivi) devono essere evitate perché prodotti con alimenti di origine animali non cotti: ricordiamo, infatti, che la Listeria resiste benissimo al freddo, quindi non importa per quanto tempo abbiamo lasciato gli alimenti in frigorifero. Prima di farli consumare al nostro amico a quattro zampe, cuociamoli.

  • Le principali malattie del fegato del cane e del gatto: come curarle e prevenirle

    Che cos’è il fegato? Tutti abbiamo sentito parlare di questo organo, ma molti non hanno idea di quale sia la sua funzione all’interno dell’organismo. Nonostante ciò, è uno degli organi più importanti in assoluto, e le malattie che lo colpiscono possono portare, in certi casi, anche a morte. È per questo che è importante conoscere il suo ruolo e, soprattutto, salvaguardarlo per la salute del nostro cane e del nostro gatto.

    In questa pagina non parleremo di tutte le malattie del fegato, perché sarebbe impossibile; piuttosto ci occuperemo delle più comuni.

    Le funzioni del fegato

    Il fegato è messo in una posizione strategica all’interno dell’organismo: è in un punto che permette di raccogliere tutto il sangue proveniente dagli organi della digestione, come l’intestino, e quello proveniente dalla milza che ha la funzione di distruggere i globuli rossi (che trasportano ossigeno) troppo vecchi per “lavorare”.

    Arrivano così al fegato tutte le sostanze nutritive provenienti dalla digestione; alcune rimangono nel sangue, ma la maggior parte viene immagazzinata per essere poi liberata al bisogno. Non sempre i nostri animali mangiano sostanze benefiche: nel caso in cui ingerissero delle sostanze pericolose, che verrebbero assorbite nell’intestino, il fegato le modificherebbe rendendole poco tossiche e facendo in modo che vengano eliminate con le urine. È un po’ il “dottore” dell’organismo.

    Altra funzione è quella di “smaltire” i globuli rossi morti nella milza; li disassembla e i loro scarti vanno a costituire la bile, che viene riversata nell’intestino dove ha la funzione di sciogliere i grassi ingeriti. Infine crea i fattori della coagulazione, sostanze che permettono di rendere “duro” il sangue qualora un vaso venisse danneggiato, ad esempio in una ferita. Il fatto che un taglio smetta di sanguinare è quindi “merito” del fegato.

    Le malattie epatiche

    Per prima cosa, dobbiamo dire che le malattie che causano danni al fegato sono molte e di diversa natura. In questa scheda ci occupiamo solo delle malattie che causano un danno primario al fegato; lasceremo fuori le malattie infettive, che trattiamo in pagine dedicate, e le malattie che hanno altri sintomi ma che provocano anche un effetto deleterio sul fegato, poiché anche ad esse dedicheremo delle pagine apposite.

    Avvelenamenti

    Le sostanze tossiche o velenose sono tantissime, per i nostri animali. Non tutte, ma la maggior parte una volta assorbite dall’intestino raggiungono il fegato, che cerca di renderle poco tossiche. Se, tuttavia, la quantità assunta è tanta o molto potente, il fegato non riesce a renderle tutte innocue, così iniziano a girare per l’organismo causando danni gravissimi. Caso emblematico quello dei funghi velenosi, che solitamente agiscono in questo modo.

    Avremo febbre ed abbattimento improvviso, in certi casi svenimento: dipende solo dalla sostanza tossica. In ogni caso, se vediamo sintomi di questo tipo all’improvviso dobbiamo correre dal veterinario più vicino a noi.

    fegatosteatosi

    Fibrosi e cirrosi

    Il meccanismo della comparsa di queste due patologie è lo stesso, perché si parla di fibrosi quando la situazione è ancora reversibile, di cirrosi quando ormai è troppo tardi per fare qualcosa.

    Generalmente ne sentiamo parlare a proposito degli alcolisti, perché l’alcool è, di fatto un veleno per noi (e anche per i cani e i gatti); da troppo lavoro al fegato che deve “disintossicarlo”, e in questo modo le cellule del fegato (le singole unità che lo compongono) diventano più deboli e più piccole; il “tessuto connettivo”, una sostanza biancastra che di solito è pochissima e divide una cellula dall’altra, prende così il posto lasciato libero dalle cellule, fino al punto di “strozzarle” facendo perdere inesorabilmente le funzionalità del fegato (l’aspetto del fegato non è più liscio, ma pieno di bolle).

    Questa situazione deriva da sostanze tossiche assunte in piccola quantità in modo continuo nel tempo, e ce ne rendiamo conto dal dimagrimento, dall’abbattimento, dagli episodi di vomito che di tanto in tanto si presentano, dal fatto che è presente l’ittero: alzando il labbro del cane o del gatto la mucosa, anziché rosa, è giallastra e questa è uno dei principali campanelli di allarme per il proprietario, poiché dipende dalla scarsa funzionalità del fegato.

    È una delle situazioni principali in cui si parla di insufficienza epatica, ovvero quando il fegato non riesce a svolgere le sue normali funzioni.

    Steatosi epatica

    Poco conosciuta, è una malattia del fegato molto frequente, che si sviluppa lentamente e che può portare ad una situazione di insufficienza epatica.

    Come abbiamo detto, il fegato immagazzina le sostanze nutritive provenienti dalla digestione, tra cui i grassi. Se questi grassi sono troppi, e questo dipende da un’alimentazione sbagliata protratta per tutta la vita, troppo abbondante e grassa, tendono ad accumularsi. Talmente tanto che le cellule risultano letteralmente invase dal grasso, tanto da non poter più svolgere la loro normale azione.

    In questo caso non c’è bisogno di aspettare dei sintomi, ci rendiamo conto della situazione, che colpisce i gatti più che i cani, dal fatto che l’animale è visibilmente obeso.

    Il regime alimentare deve essere cambiato immediatamente così che il fegato possa rimettersi.

    L’ipotesi peggiore è che il fegato troppo grasso (diventa giallo al posto del normale colore marrone) diventi così fragile che quando il gatto compie un’azione piuttosto normale come saltare, il fegato può spezzarsi di netto, causando una grave emorragia interna che lo porterà a morte nel giro di pochissimo tempo, e non c’è nulla da fare.

    Facciamo sempre attenzione all’alimentazione, perché sbagliare una cosa così importante può significare mettere a rischio la vita del nostro animale.