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  • Come dare le compresse al cane e al gatto

    Quando il cane o il gatto hanno bisogno di cure giornaliere, non sempre serve portarli ogni volta dal veterinario, ma si può anche iniziare ad apprendere le tecniche corrette per riuscire a somministrare le compresse da soli.

    Se il vostro amico dovesse aver bisogno di una terapia urgente, se il vostro veterinario è d’accordo, potreste farlo voi stessi, senza perdere altro tempo.

    Le compresse vengono spesso prescritte per terapie prolungate, da seguire più volte al giorno. Per questo può essere molto utile imparare a somministrarle da soli.

    Generalmente è più semplice dare le compresse al cane piuttosto che al gatto. I felini, infatti, possono essere molto furbi e schivi, e hanno anche un palato davvero esigente e sospettoso. I cani, invece, sono spesso dei tontoloni, per cui è più facile riuscire ad ingannarli.

    inserire compressa nel cibo wurstel

    La tecnica dell’inganno

    Il primo metodo è appunto quello di inserire le compresse nel cibo con l’inganno. Scegliete l’alimento preferito dal vostro animale e fate in modo che la compressa sia ben nascosta all’interno. Di solito i proprietari di cani preferiscono utilizzate wurstel o polpette, o comunque qualcosa che sia abbastanza grande da poterci inserire le compresse.

    Con la maggior parte dei cani questa tecnica funziona, ma con i gatti potrebbe essere più difficile.

    Il gatto è decisamente abitudinario nei gusti alimentari, per cui già solo variando la marca di croccantini potrebbe darsi allo sciopero della fame. Figuriamoci se dovesse percepire un odore diverso da quello del cibo.

    Per i gatti, quindi, potrebbe essere un’idea quella di tritare finemente la compressa, miscelandola ad un omogeneizzato o alla sua pappa preferita.

    La tecnica della siringa “farcita”

    Se non dovesse funziona la tecnica dell’inganno, potrete provare con quella della siringa senza ago, “farcita” con omogeneizzato.

    Tritate finemente la compressa e miscelatela con acqua a temperatura ambiente e con un po’ di omogeneizzato sciolto. Cercate di rendere la soluzione abbastanza liquida da riuscire ad attraversare il foro della siringa, ma sconsigliamo di utilizzare solo acqua, perché potrebbe facilmente andargli di traverso.

    Tenete ferma la testa dell’animale con una mano, e con l’altra posizionate la siringa a lato della bocca, nello spazio libero subito dietro i canini. Spingete lentamente e gradualmente l’omogeneizzato, aspettando che l’animale possa deglutire. Proseguite finché non sarà terminato tutto il composto.

    Le maniere forti

    Se nemmeno questa tecnica sembra funzionare, potrebbe essere il caso di usare le maniere forti. Toccherà a voi inserire la compressa direttamente nella bocca dell’animale.come aprire la bocca del cane e del gatto

    Il procedimento è leggermente diverso per il cane e per il gatto, per via delle differenze di conformazione anatomica e di carattere. Il gatto graffia, ma il cane morde, per cui dovrete sapere come difendervi in entrambi i casi.

    Per dare una compressa al gatto, tenetela con due dita. Con la sinistra mantenete la testa su entrambi i lati. L’indice della mano destra deve inserirsi centralmente sugli incisivi della mandibola, spingendola verso il basso. Una volta che il gatto ha aperto la bocca, inserite la compressa sulla lingua e spingetela con l’indice in profondità.

    Per evitare che il gatto la sputi, cercate di costringerlo a tenere chiusa la bocca, aiutandovi con entrambe la mani e massaggiate delicatamente la gola, per stimolare la deglutizione.

    Nel cane invece la mano sinistra tiene ferma la testa, con il medio e il pollice sui lati della mascella, facendo attenzione a coprire i denti con la pelle, subito dietro i canini. Questo eviterà che il cane possa mordervi. Contemporaneamente la mano destra afferra la parte inferiore della mandibola, in modo da avvolgerla con il palmo della mano e sempre con lo stesso metodo, la abbassa spingendo la pelle contro i denti.

    Si procede sempre con il massaggio della gola, per facilitare la deglutizione.

    La tecnica della sparapillole

    Se non siete convinti o avete paura che il vostro dito indice possa finire nello stomaco del cane o del gatto, potete procurarvi una sparapillole. Questo piccolo strumento in plastica contiene un vano apposito per le compresse ed una specie di siringa, che consente di raggiungere la parte più profonda della bocca dell’animale, “sparando” la compressa direttamente in gola.

    La tecnica della crema idratante

    Nel gatto si può optare anche per un altro rimedio, cioè quello di spalmare la compressa tritata sul pelo, proprio come se voleste applicargli una crema idratante. I gatti odiano essere sporcati, per cui accetteranno di leccare il farmaco pur di tornare puliti e profumati.

    Tritate finemente la compressa e miscelatela all’abituale pasta rimuovi-pelo o alla pasta di acciughe. Scegliete quello che preferite, purché sia compatto e appiccicoso. Spalmate il tutto sulla zampa dell’animale o strofinatelo attorno al muso.

    Le tecniche per riuscire a somministrare le compresse ai nostri animali sono davvero molte. Non sempre, però, riuscirete a metterle in pratica al primo colpo. Dopo svariate compresse “sputacchiate” e rese inutilizzabili, kili di wurstel sprecati e varie lotte all’ultimo graffio, avrete probabilmente acquisito le conoscenze tali da rendervi dei veri esperti nella somministrazione delle compresse al cane e al gatto.

  • Cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto

    I cani e i gatti, soprattutto da piccoli, adorano giocare con tutti gli oggetti che riescono a recuperare in casa. Purtroppo può capitare che alcune parti di questi oggetti possano essere ingeriti dall’animale, sottoponendolo a gravi rischi. In questo articolo andremo a capire a quali pericoli vanno incontro e cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto.

    Perché gli animali mangiano gli oggetti

    I cuccioli e i gattini fino a 6 mesi di età non hanno ancora una dentatura completa. Entro i primi due mesi, infatti, iniziano ad erompere i denti da latte, che verranno progressivamente sostituiti non prima dei 6 mesi.

    Proprio come accade per i neonati, quando spuntano i nuovi dentini, l’animale può avvertire un certo fastidio alle gengive, per cui tende a mettere in bocca qualunque cosa gli capiti davanti. È proprio a questa età, infatti, che i cuccioli e i gattini tendono a rosicchiare e a danneggiare i mobili in casa.

    Gli animali possono ingerire gli oggetti anche per puro istinto. Durante il gioco, possono frantumare e strappare i propri giocattoli, ingerendone alcune parti, oppure possono essere talmente attratti da un oggetto, da non riuscire a fare a meno di mangiarlo.

    I cani sono considerati dei grandi divoratori di occhi di bambole e peluche, mentre i gatti preferiscono nastri, fili di stoffa, plastica e alluminio.

    L’ingestione degli oggetti, però, può anche verificarsi per la presenza di un disturbo comportamentale. La “pica”, cioè l’impulso irrefrenabile di ingerire diversi tipi di oggetti non commestibili, rientra tra i disturbi ossessivo-compulsivi. Si manifesta quando si è troppo stressati, ansiosi o traumatizzati, per cui si devia l’attenzione dalle proprie emozioni negative verso un’azione fissa, che in questo caso è appunto l’ingestione degli oggetti.

    Quali sono i rischi

    L’animale che ingerisce un corpo estraneo, a prescindere dal tipo di materiale o dalle dimensioni, è sempre esposto a dei rischi. Naturalmente, ci sono alcuni oggetti particolarmente pericolosi, come quelli più grandi e appuntiti.

    Le conseguenze dell’ingestione di oggetti da parte degli animali includono:

    • L’oggetto resta incastrato in bocca o fra i denti;

    • L’oggetto si blocca nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino, causando una grave occlusione;

    • L’oggetto perfora un punto qualunque del tratto digerente, dall’esofago al retto;

    • L’oggetto si impiglia anche nell’apparato respiratorio, causando il soffocamento;

    • L’oggetto contiene sostanze dannose che vengono rilasciate nel corpo dell’animale.

    Per questo motivo è importantissimo riuscire a capire cosa fare quando si verifica un avvenimento di questo tipo.

    Oggetti più pericolosicane con palla

    Tra gli oggetti più pericolosi che possono ingerire i nostri animali troviamo soprattutto:

    • Palline

    • Tappi

    • Parti di peluche

    • Pietre

    • Noccioli della frutta

    • Fili della spazzatura

    • Spaghi

    • Lacci delle scarpe

    In sostanza, i gatti sono più attratti da tutto quello che può ricordare la coda di un topo. E questi sono proprio tra gli oggetti più dannosi, perché possono restare impigliati nella lingua e lungo tutto il tratto digerente, generando anche il rischio di soffocamento.

    Cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto

    Chiariamo prima un punto.

    Evitate di offrire al vostro animale dei giocattoli potenzialmente pericolosi, molto piccoli o con diverse parti che si possono staccare. I peluche dei vostri bambini spesso non sono indicati per gli animali.

    Cercate anche di non lasciare a portata di animale alcuni oggetti di uso comune che possono attirarli.

    Inoltre, può essere utile anche fare un regolare censimento dei giocattoli del cane o del gatto, per verificare che non manchi nulla all’appello.

    Se avete il sospetto che il vostro cane o il vostro gatto abbia ingerito un oggetto, monitoratelo costantemente. Verificate che non mostri sintomi particolari, come vomito, febbre, abbattimento e inappetenza.

    Controllate sempre la lettiera del gatto. Per quanto possa sembrare poco igienico, dovrete analizzare tutte le feci del cane o del gatto, alla ricerca dell’oggetto ingerito.

    Se entro dodici o ventiquattro ore l’animale non avesse ancora eliminato il corpo estraneo, portatelo immediatamente dal veterinario, perché potrebbe essere rimasto incastrato nello stomaco o nell’intestino.

    In questi casi bisogna intervenire il prima possibile, perché alcune situazioni possono mettere davvero in serio pericolo la salute dell’animale.

  • Diet for sterilized pets

    Sterilized animals have a greater tendency to overweight and obesity, so they must be offered a food with particular characteristics, which must aim above all at weight control. What is the ideal diet for neutered dogs and cats?

    Sterilization

    Sterilization, also called castration (in males), is the intervention that allows the removal of some parts of the animal’s reproductive system. In particular, in females ovaries, with or without the uterus, whilst in males only the testicles.

    Sterilization mainly serves to prevent unwanted pregnancies, but it also has other very important tasks. First of all, by sterilizing our animals, the so-called recurring “heat” in females is avoided, your dog will not run away at night to have fun as they might have been doing before.

    Furthermore, sterilization is essential to reduce the risk of breast tumours in females and testicles in males, especially if carried out before the onset of the first heat in females.

    This is an intervention that can now be easily defined as routine. It is performed under general anesthesia and has a fairly short duration, especially in males.

    Why do neutered animals gain more weight?

    Sterilization is not the direct cause of weight gain, but rather is able to induce a series of changes in the animal. If the owner does not do anything about this, the animal will become fat.

    These changes include:

    • The metabolism: the set of processes that occur in the body to exploit the energy obtained from food, becomes slower, so energy is accumulated, rather than consumed;
    • The animal tends to get bored more and wants to eat more often;
    • The animal becomes lazier;
    • Stress and mental and physical activation caused by the “heat” are reduced.

    gatto sterilizzato sovrappeso

    In any case, dogs and cats that live indoors in most cases tend to gain weight regardless of sterilization. Owners are responsible for the food given to the animal and for the amount of physical activity they do during the day. Therefore, in this case, sterilization is just the icing on the cake.

    What does the diet for sterilized animals include?

    The specific diet for sterilized dogs and cats must aim first of all at weight control, but also at preventing recurring conditions in these animals.

    Key features of sterilized animal food include:

    • Low Calorie: Calories are our body’s fuel. Their contribution must be balanced with the actual use. By giving the animal too much caloric food, without having the opportunity to dispose it off through the right physical activity, will undoubtedly make it fat;
    • Less fat: fats should not be banned from the diet, because they are essential for many functions. Their content, however, must be balanced and proportionate to that of the other ingredients;
    • Rich in fibre: fibres perform many different functions for our body, but in this case, they are essential to stimulate the sense of satiety and to promote intestinal transit. The fibres, in fact, once arrived in the intestine, swell, giving the perception of having eaten much more, and at the same time pushes the stool outwards;
    • Good quality protein: in lower quality pet foods, you can find poor quality meats and protein sources, such as offal and waste. A healthy food, on the other hand, must contain good quality proteins, such as eggs, fish and meat;
    • Low magnesium content: magnesium is one of the most harmful minerals for the urinary tract of animals, but especially for cats. If present in excessive quantities, it can cause the so-called struvite stones. For this reason, the diet of sterilized animals must not exceed magnesium content. The diet must make the urine more acidic, in order to facilitate the dissolution of the stones;
    • Relationship between calcium and phosphorus: the relationship between these two minerals in the body must be well balanced. In fact, a lack of phosphorus stimulates the elimination of calcium through the urine. Calcium can compact in the urinary tract, creating calcium oxalate stones that are much more difficult to remove than struvite stones.

    In conclusion, it is important to constantly stimulate the animal to drink, also encouraging it to consume the right amount of wet food. By doing this, he will feel less hungry and we will also prevent the formation of stones and inflammation of the urinary tract.

     

  • La babesiosi nel cane e nel gatto

    La babesiosi, conosciuta anche come pirpolasmosi, è una malattia parassitaria che interessa i cani ma può occasionalmente colpire anche i gatti e l’uomo. Si tratta di un microrganismo molto piccolo, che in relazione all’animale che infetta può causare danni praticamente inesistenti o può portare a morte in tempi brevissimi.

    È molto importante accorgersi dei sintomi e condurre il prima possibile il nostro cane da un medico veterinario che somministrerà tempestivamente un farmaco in grado di distruggere in breve tempo il parassita.

     

     

    Che cos’è e come si trasmette

    La Babesia, genere di parassita le cui specie più comuni sono Babesia canis per il cane, Babesia cati e Babesia felis per il gatto, sono dei piccoli protozoi che penetrano nell’organismo dell’animale ed entrano all’interno dei globuli rossi, le cellule che conferiscono il tipico colore al sangue e il cui scopo è quello di trasportare ossigeno per tutto l’organismo.

    La babesia è lunga circa la metà di un globulo rosso (che misura 0,007 mm di circonferenza) e una volta entrata nel globulo si riproduce una prima volta, quindi da un organismo se ne formano due; poi tentano di riprodursi, ma divenendo quattro sono troppe per un globulo rosso, che “esplode” e muore. Le quattro babesie parassitano ciascuna un altro globulo rosso, si riproducono di nuovo e così via.

    La trasmissione avviene direttamente all’interno del sangue, ad opera di una zecca, animale che si trova comunemente nell’erba e che si nutre del sangue degli animali domestici.

    Se una zecca infetta morde il nostro animale, passerà l’infezione e il nostro cane o gatto, oltre ad accusarne i sintomi, diventa in grado di trasmetterla a sua volta ad altri animali.

    Se una zecca sana, infatti, morde il nostro cane o il nostro gatto e assume le babesie, quando morderà un altro animale trasmetterà l’infezione. Ma non finisce qui: le zecche figlie di una zecca infetta nascono già con le babesie all’interno dell’organismo, per cui saranno infettanti per tutta la vita.

    Un’altra via di trasmissione, meno comune, è quella della trasfusione di sangue. Generalmente i centri trasfusionali controllano l’assenza delle infezioni nel sangue del donatore (esattamente come avviene con il sangue umano con le donazioni) ma se questo procedimento viene saltato in cliniche negligenti il nostro cane potrebbe contrarre l’infezione.

    Che cosa fa

    Abbiamo già parlato del particolare meccanismo di azione del parassita: penetra nei globuli rossi e, di fatto, li distrugge.

    Il sistema immunitario del cane cerca di limitare l’infezione nel momento in cui le babesie sono ancora fuori dal globulo rosso, visto che non possono riprodursi se non sono all’interno. Se il cane o il gatto sta bene ed ha un sistema immunitario ben funzionante la malattia potrebbe essere fermata sul nascere.

    Nel caso invece di cuccioli, che ancora non hanno un immunità ben sviluppata, di anziani oppure di soggetti compromessi magari da un’altra malattia, le conseguenze possono diventare più gravi.

    In generale, la disponibilità di ossigeno diminuisce. I globuli rossi, infatti, si “stirano” per passare dai capillari polmonari, ma se hanno dentro il parassita diventano più rigidi e non riescono; questo crea dei veri e propri ingorghi di sangue prima del polmone, e l’ossigeno disponibile diminuirà. Questo va unito al fatto che distruggendo i globuli rossi, che lo trasportano nel sangue, di ossigeno ce ne sarà ancora meno.

    Le mucose diventano di color giallastro a causa dell’eccessiva distruzione dei globuli rossi, e si osservano emorragie in varie parti del corpo dovute al fatto che le sostanze anticoagulanti si esauriscono molto rapidamente a causa della presenza del parassita.

    I sintomi peggiori sono però la febbre, anche molto alta, la riluttanza al movimento, la stanchezza continua, l’anemia evidenziabile con delle semplici analisi del sangue, vomito e diarrea.

    Nei cuccioli potrebbero verificarsi fenomeni allergici che possono essere anche mortali a causa dello shock, e si verificano in tempi brevissimi. Questi casi sono però piuttosto sporadici, mentre la sintomatologia descritta sopra è in assoluto la più frequente.

    FP-TICK

    Come si cura e come si previene

    La prevenzione di questa malattia è molto importante, anche perché si deve agire sulla via di trasmissione (le zecche) che sono in grado di trasmettere anche malattie più gravi.

    Evitate l’erba alta, dove generalmente le zecche vivono, e fate molta attenzione al fatto che notare se l’animale si gratta e si morde in un punto ben preciso può far sì che riusciamo a staccare la zecca dalla pelle del nostro amico prima che riesca a trasferire i parassiti (non è una cosa immediata, deve comunque passare un po’ di tempo “attaccata” prima che lo trasmetta).

    Esistono anche prodotti repellenti in grado di tener lontane le zecche dalla pelle del nostro animale.

    Nel caso in cui notassimo febbre (generalmente compare dopo un paio di settimane dal morso della zecca) e alcuni dei sintomi che abbiamo descritto (alziamo un labbro e vediamo se il rosa della mucosa è diventato bianco o tende un po’ al giallastro) portiamo immediatamente l’animale da un veterinario, che somministrerà il giusto farmaco al cane per eliminare definitivamente la babesia dopo averne appurato la presenza tramite un semplice esame al microscopio dei globuli rossi (le babesie si vedono molto bene).

    Da qualche anno è disponibile anche un vaccino, che non riesce a prevenire l’infezione ma riduce molto i sintomi: tuttavia l’efficacia non è ancora comprovata e per questo motivo sarebbe utile parlarne con il veterinario, in modo da sapere se, in relazione all’ambiente in cui l’animale vive, possa essere utile per evitare la babesiosi.

  • La Brucellosi del Cane

    La brucellosi è una malattia conosciuta da moltissimi anni, molto pericolosa in passato a causa della trasmissione tramite il latte che, spesso, portava a morte le persone che lo bevevano.

    Generalmente non è associata agli animali domestici ma piuttosto a quelli che producono, appunto, latte (bovini, pecore, capre) ma ne esiste una variante che colpisce i cani, causando problemi all’apparato riproduttore, e che può essere trasmessa all’uomo; per questo motivo è importante conoscerla. I gatti non sembrano essere colpiti da questa malattia.

    Che cos’è e come si trasmette

    La brucellosi è una malattia batterica, causata da microrganismi del genere Brucella; la specie che colpisce il cane è Brucella canis, ma non si esclude l’infezione anche da parte di specie diverse di questi microrganismi.

    La brucellosi è una malattia molto legata a tutto ciò che riguarda la riproduzione, per questo la via principale di trasmissione è quella venerea, oltre che quella lattea.

    Il patogeno, infatti, vive e può rimanere per molto tempo sia nei condotti riproduttivi femminili, principalmente la vagina, sia nel seme maschile. In questo modo un maschio infetto potrà infettare una femmina, e viceversa, tramite l’accoppiamento.

    Il batterio permane per molto tempo, anche fino ad un anno, negli apparati riproduttori dopo che la malattia è stata contratta, anche senza sintomi.

    Come vedremo tra poco, però, questo patogeno è in grado di causare aborto, e dopo questo episodio la cagna avrà un abbondante scolo proveniente dalla vulva; questo può essere sia leccato da un altro cane, che potrebbe contrarre la malattia, sia dal padrone (sono frequenti i casi di infezione da parte di gestori di canili o di allevamenti) tramite piccoli graffi sulle mani, che mettono il patogeno in diretto contatto con il sangue.

    La trasmissione tramite il latte è più rara, perché generalmente la malattia provoca aborto e non ci sono cuccioli da allattare, ma è possibile una trasmissione da una cagna in allattamento ad un cucciolo orfano.

    Da notare che questa malattia è poco presente in Italia, e per questo motivo dobbiamo fare attenzione soprattutto agli accoppiamenti con cani provenienti da paesi esteri.

    Che cosa fa

    Trasmettendosi principalmente per via venerea, le brucelle trovano un ambiente ottimale nell’apparato riproduttore, dove solitamente si fermano. Se raggiungono il sangue potrebbero diffondersi nell’organismo e causare febbre senza particolari sintomi, ma si tratta di un’evenienza piuttosto rara.

    Il sintomo più comune è invece l’aborto. La replicazione dei microrganismi è piuttosto lenta, quindi la gravidanza prosegue senza problemi fino al 40º giorno (la gravidanza di una cagna dura all’incirca 60 giorni); è a questo punto che i feti, irrimediabilmente compromessi a causa della presenza dei batteri, potrebbero morire e l’organismo li espellerà autonomamente, come feti abortiti. A questo triste episodio farà seguito un intenso scolo vaginale infettante, pericoloso sia per altri cani che per l’uomo.

    I sintomi tipici della malattia negli uomini sono febbre intermittente (febbre alta e bassa, che si alternano nei momenti della giornata) tremori, nausea, cefalea.

    Nel caso in cui i feti sopravvivessero all’infezione e nascessero normalmente è possibile che siano contagiati successivamente tramite l’assunzione di latte.

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    Come si cura e come si previene

    La brucellosi canina è una malattia piuttosto semplice da curare, in quanto è sufficiente un trattamento antibiotico (sia nel cane che nell’uomo) effettuato da un medico o da un veterinario per eliminare definitivamente il patogeno; purtroppo, nonostante la malattia non sia grave, nel caso in cui si verifichi aborto è troppo tardi per salvare i feti.

    Il problema maggiore della brucellosi è rappresentato dal fatto che spesso le infezioni sono asintomatiche e non si manifesta nulla, nemmeno la febbre. Il cane sembra sano.

    È importante, quindi, la prevenzione: in caso di accoppiamenti programmati è bene far eseguire un test ad un veterinario in modo da escludere che uno dei due cani abbia contratto la malattia.

    È sempre importante, inoltre, evitare gli accoppiamenti sporadici anche se la cagna è castrata/sterilizzata, visto che la trasmissione della malattia può avvenire indipendentemente dalla presenza di una gravidanza.

  • La Calicivirosi Felina

    La calicivirosi felina è una delle malattie dei gatti più diffuse in assoluto. È anche una di quelle più conosciute dai veterinari, che consigliano sempre la vaccinazione dei cuccioli, la quale riesce in questo modo a prevenire le gravi condizioni a cui la malattia può condurre. Rappresenta invece un problema per i gatti non vaccinati.

    I cani, così come l’uomo, non ne sono colpiti.

    Che cos’è e come si trasmette

    La calicivirosi è una malattia infettiva virale, causata da un microrganismo molto piccolo che si posiziona nelle mucose dell’apparato respiratorio, sia delle vie respiratorie superficiali come le cavità nasali e la trachea, sia in quelle profonde come bronchi e polmoni. Penetra all’interno delle cellule, le “usa” per riprodursi, quindi le distrugge, per poi trasferirsi alle cellule vicine e iniziare di nuovo il processo.

    Posizionandosi praticamente solo nell’apparato respiratorio (può scendere in quello digerente ma non fa particolari danni) la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via respiratoria: normale aria espirata, starnuti, colpi di tosse possono diffondere il virus nell’aria, dalla quale può essere inspirato da un altro gatto che, quindi, si infetterà.

    La trasmissione, perciò, dipende molto dalla promiscuità tra i gatti. In ambienti ad alta densità di popolazione come i gattili, le colonie feline, gli allevamenti o le cliniche veterinarie è possibile che tutti i gatti presenti, con il tempo, contraggono l’infezione.

    Questo perché sembra, dagli studi, che i gatti, sia sopravvissuti alla malattia, sia vaccinati, continuino ad espellere il virus dalle tonsille per tutta la vita. Il virus si mantiene senza dare alcun problema al gatto che lo espelle, in questo caso, ma diventa pericoloso per i simili che lo circondano.

    Che cosa fa

    Come abbiamo detto sopra, principalmente il virus distrugge le cellule dell’apparato respiratorio del gatto. Esistono diversi “ceppi” del virus, alcuni più pericolosi, altri meno. La gravità della malattia, se contratta, dipende proprio dal ceppo virale che ha colpito il gatto.

    I sintomi compaiono dopo un paio di giorni dalla contrazione dell’infezione ed iniziano con febbre e scolo nasale (può uscire anche pus dal naso, in certi casi), con abbondante lacrimazione. Può assomigliare al “nostro” raffreddore.

    La mucosa nasale e della congiuntiva si infiamma, e compaiono vescicole ed ulcere in bocca: questo porta a dolore, difficoltà nel prendere l’alimento ed infezioni “secondarie” derivanti dallo stato di malessere, quindi febbre piuttosto alta.

    In certi casi possono verificarsi anche problemi polmonari gravissimi, dovuti alla perdita della funzionalità dell’apparato respiratorio che “collassa” su sé stesso, che possono portare anche a morte se il gatto non è stato condotto il prima possibile da un medico veterinario.

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    Come si cura e come si previene

    La terapia per la calicivirosi si basa sulla correzione dei sintomi e sull’evitare la presenza di infezioni batteriche che “sfruttano” lo stato di malessere del gatto: sono infatti queste infezioni a portare spesso a morte gli animali, e curandole preventivamente si riesce a far guarire il gatto nel giro di qualche settimana.

    Tuttavia è difficile contrarre la malattia perché ogni veterinario consiglia la vaccinazione, con un richiamo di “rinforzo” a tre settimane di distanza dalla prima.

    Vaccinare significa evitare i sintomi anche se il nostro gatto entra in contatto con gatto infetto: in questo caso il virus entrerà nell’organismo ma sarà riconosciuto e fermato dal sistema immunitario, che già conosce il patogeno (inoculato tramite il vaccino) prima che si manifestino i sintomi.

    Attenzione, comunque, al contatto con gatti non vaccinati: se il cucciolo di un amico, per vari motivi, non ha ancora effettuato il vaccino, evitate che i due animali possano entrare in contatto tra di loro, perché questo potrebbe essere pericoloso per l’altro animale. 

  • Come fare una fasciatura al cane e al gatto

    Quando il cane o il gatto si fanno male e hanno bisogno di medicazioni frequenti, non sempre si può correre dal veterinario una o due volte al giorno. Per questo è importante riuscire ad effettuare delle piccole manovre da soli. In particolare, con questo articolo spiegheremo come fare una fasciatura al cane e al gatto.

    Se il vostro animale si è procurato una ferita, tagliandosi con un vetro rotto al parco o durante una lotta con gli altri cani e gatti del quartiere, una volta che il vostro veterinario ha provveduto a fornirgli tutte le cure necessarie, dovrete essere voi a procedere con le medicazioni e le fasciature quotidiane.

    Fasciare la punta della zampa

    Se la zona interessata dalla ferita si trova sulla parte finale della zampa, ad esempio un polpastrello o un’unghia, la fasciatura può essere facilmente eseguita con pochi materiali. Quello che vi occorre è:

    • Garza sterile;

    • Cerotto adesivo di carta;

    • Calzino per bambini o rete elastica.

    Dopo aver medicato la ferita, applicate la garza in modo che ricopra tutta la parte finale della zampa. Se necessario, utilizzatene due o arrotolatele in modo da creare una specie di salsicciotto.

    Quindi avvolgete il cerotto di carta sulla parte superiore del manicotto, in modo che resti parzialmente attaccato al pelo della zampa. Cercate di non stringere troppo, perché si tratta comunque di una ferita, che può provocare dolore all’animale.

    Evitate bendaggi troppo occlusivi, perché le ferite hanno bisogno di respirare. Piuttosto, cercate di proteggere la garza con un calzino da chiudere bene sulla parte superiore o con una rete elastica.

    Fasciare la parte centrale della zampa

    Se la ferita interessa la parte centrale della zampa, bisognerà effettuare un tipo diverso di fasciatura.

    Quello che vi occorre è:

    cane con fasciatura zampa

    • Garza sterile;

    • Cerotto adesivo di carta;

    • Benda in tessuto;

    • Un calzettone o una rete elastica.

    Applicate la garza sul punto della ferita. Siate generosi nel

     

    posizionamento della garza, per evitare che spostandosi lasci scoperta la ferita.

    Attaccate un pezzo di cerotto per metà sulla benda e applicate l’altra metà sulla zampa dell’animale, poco più su rispetto alla ferita. Avvolgete lentamente la benda sulla zampa, senza stringere troppo. Deve essere ben salda, ma non al punto da impedire il movimento.

    Una volta che avrete superato di almeno 2-3 centimetri il punto con la ferita, bloccate l’estremità della benda con un giro di cerotto di carta a metà tra il tessuto e il pelo dell’animale.

    A questo punto la fasciatura può considerarsi terminata, ma se volete una precauzione in più, potreste proteggerla con un calzettone vecchio, che andrà a tenere ferma la benda e al tempo stesso eviterà che l’animale possa strapparsi via tutto con i denti.

    Fasciare la spalla o la coscia

    Per fasciare la spalla e la coscia, l’occorrente è lo stesso che serve per la zampa.

    Applicate la garza sulla spalla, quindi fissate la benda con il cerotto sulla pelle e arrotolatela in modo che compia diversi giri attorno alla zampa, al collo e al torace.

    Se invece la ferita è sulla coscia, dovrete ripetere gli stessi procedimenti, avvolgendo però la benda attorno alla zampa, al bacino e ai glutei dell’animale.

    Sarebbe meglio quindi se riusciste a procurarvi una benda abbastanza lunga.

    Per completare, potreste utilizzare un vecchio maglione, da utilizzare sulla parte anteriore o posteriore dell’animale.

    Fasciare l’addome

    Se il vostro animale ha subito un intervento all’addome, come la sterilizzazione, il rischio che si lecchi la ferita e si strappi i punti è alto. Per questo dovrete proteggere la zona con una fasciatura adatta.

    cane con maglione

    Naturalmente non è possibile applicare bende o chissà quale tipo di fasciatura contenitiva, considerando che l’animale ha bisogno di mangiare e di muoversi.

    Per poter realizzare una copertura idonea all’addome, vi occorre:

    • Garza sterile

    • Rete elastica

    • Un vecchio maglione, la manica di una felpa o un’apposita salopette post-operatoria

    Dopo aver effettuato la medicazione indicata dal vostro veterinario, posizionate una garza sulla ferita, cercando di estenderla il più possibile sull’addome, per non rischiare che rimanga scoperto durante i movimenti.

    Bloccate la garza con una rete elastica dalle dimensioni adatte alla pancia dell’animale. Per i gatti è indicata la rete elastica da uomo per le ginocchia, mentre per i cani è più adatta quella per le gambe. Fate in modo che non sia né troppo larga, né stretta al punto da comprimere l’addome.

    Se preferite, potete coprire ulteriormente la zona con dei vostri vecchi indumenti.gatto operato con body tuta

    Per i cani può essere utile fargli indossare un vostro vecchio maglione, da annodare come se fosse un body o una salopette.

    Per i gatti invece è meglio utilizzare la manica di una vecchia felpa, da tagliare e cucire in modo da adattarla al corpo dell’animale.

    In commercio esistono degli appositi indumenti post-operatori in materiale antiallergico, facilmente adattabili a tutte le dimensioni e necessità. Per le ferite all’addome è più indicato l’utilizzo di un body, che possa facilmente essere aperto all’occorrenza per eseguire le medicazioni, senza sfilarlo.

    In alternativa, potrete utilizzare i classici collari elisabettiani in plastica semi-rigida da avvolgere attorno al collo dell’animale, per evitare che si lecchi la ferita.

    In ogni caso, il fai da te può essere indicato solo per effettuare delle semplici medicazioni. Se la ferita dovesse mostrare segni di infezione, non esitate a contattare il vostro veterinario.

  • Il Cimurro del cane

    Il cimurro è una delle malattie infettive più comuni nel cane, conosciuta da tanti anni e per cui si pratica, ancora oggi, la vaccinazione. Può colpire gli animali sia domestici che selvatici, soprattutto canidi (cani domestici, volpi, sciacalli) e mustellidi (tra cui il furetto, sempre più diffuso come animale domestico). Non colpisce i gatti.

    Che cos’è e come si trasmette

    Il cimurro è una malattia molto simile alla nostra influenza per il modo in cui si trasmette e si propaga all’interno dell’organismo dell’animale, con la differenza che i sintomi sono molto più gravi.

    Appartiene al genere dei Morbillivirus, quindi ha una stretta correlazione, almeno come classificazione, al virus che causa il Morbillo nell’uomo.

    Si può trasmettere in vari modi, generalmente da cane a cane vista la difficoltà che un cane entri in contatto con una diversa specie animale suscettibile. Poiché in alcuni casi la malattia è gravissima mentre in altri si presenta come semplice febbre, possiamo avere a che fare con un cane malato di cimurro senza rendercene conto; per questo motivo è importante vaccinare i nostri cani.

    La trasmissione della malattia avviene per contatto con altri cani, sia tramite il viso che tramite le secrezioni anali. I cani tendono a leccarsi tra loro, soprattutto giocando, e se un cane sano lecca la saliva, i piccoli scoli nasali o i genitali di un cane infetto può contrarre il cimurro.

    Teoricamente il contagio può venire anche per via aerea, cioè respirando l’aria (ricca di virus) fuoriuscita dalla bocca dell’altro cane, ma il virus è poco resistente nell’ambiente esterno, quindi i cani devono essere comunque molto vicini.

    Che cosa fa

    Nel momento in cui il virus entra nell’organismo, tramite la respirazione o il leccamento, si replica nelle mucose boccali e nasali e raggiunge le tonsille. Qui si moltiplica in modo abbondante, quindi comincia a scendere nell’apparato digerente per raggiungere la milza e l’intestino nel terzo-quarto giorno dopo l’infezione; viene così assorbito questi organi e raggiunge il sangue, dove resiste poiché infetta i globuli bianchi (monociti e linfociti, soprattutto) che, muovendosi nel torrente circolatorio, lo distribuiscono per tutto il corpo, così che lo ritroviamo in ogni organo a circa una settimana dall’infezione.

    Dopo circa due settimane il virus ha raggiunto il cervello e può causare problemi di tipo nervoso.

    La prima fase dell’infezione stimola la risposta immunitaria e può causare febbre, che inizialmente può non essere riconosciuta; l’organismo del cane potrebbe riuscire a “sconfiggere” il virus in questa fase, e in questo caso non avremo ulteriori problemi, ma potrebbe non riuscirci.

    Nell’eventualità peggiore, di pari passo con la diffusione nell’organismo, oltre alla febbre e alla mancanza di appetito il cane manifesterà diarrea, a volte con presenza di sangue nelle feci, oltre a problemi respiratori con tosse e forte produzione di catarro; la mucosa del naso sarà più spessa del normale e così anche i cuscinetti plantari.

    Il cane sta visibilmente male, e deve essere portato da un medico veterinario il prima possibile.

    Se il decorso della malattia prosegue e il virus raggiunge il cervello si avrà una sintomatologia nervosa che può portare anche alla morte del cane: in certi casi c’è la paralisi, in altri casi degli episodi simili alle convulsioni; a questo punto è molto difficile curare il cimurro.

    dog feet and nails

    Come si cura e come si previene

    I veterinari consigliano la vaccinazione contro il cimurro come una delle prime da effettuare non appena scompare, nel cucciolo, l’immunità trasmessa dalla madre con l’allattamento.

    Potete controllare il libretto sanitario del cane per verificare la vaccinazione, e se avete un cane la cui vaccinazione sia dubbia (un randagio, ad esempio) potete effettuarla, comunque, a qualsiasi età. Il vaccino serve ad iniettare un virus del cimurro poco pericoloso nel corpo del cane così che, nel caso il cane contraesse il virus “vero”, il suo organismo lo riconosca come pericoloso e inizi subito a combatterlo, evitando le conseguenze più gravi.

    Nel caso in cui  un cane contragga l’infezione e non sia vaccinato deve essere subito condotto da un veterinario; visto che non esiste una medicina in grado di sconfiggere il cimurro, il medico curerà i vari sintomi (la tosse, la diarrea, le infezioni secondarie derivanti dallo stato di malessere) così da mettere l’organismo del cane in condizioni ottimali tali da poter curare la malattia da solo, tramite il sistema immunitario.

     

  • I piccoli spostamenti con gli animali domestici: come comportarsi?

    Chiunque abbia un animale domestico sa bene quanto è importante spostarsi e muoversi portandolo con sé. Con i gatti, a dire il vero, questo vale molto meno perché sono molto più sedentari, specie se castrati, ma con i cani le cose sono più complesse.

    In questa pagina ci occupiamo di piccoli spostamenti e delle normative che li riguardano. Non viaggi in paesi esteri, quindi, ma passeggiate nei luoghi vicino a casa. Suddividiamo la pagina in tre sezioni, utili sia a chi vuole spostarsi a piedi, a chi vuol portare il cane con la propria auto e a chi vuole avvalersi dei mezzi pubblici per raggiungere il luogo dove intende andare.

    Spostarsi a piedi

    Nello “spostarsi a piedi” è compresa anche la piccola passeggiata sotto casa che i proprietari dei cani fanno ogni giorno. Chiaramente è più facile trovarsi in difficoltà con le autorità (i vigili urbani, soprattutto, ma anche le forze dell’ordine) se siamo lontani da casa che se ci troviamo sotto casa ed abbiamo lasciato nell’abitazione il libretto sanitario, che possiamo in quel caso salire a prendere.

    • La prima cosa da avere sempre con noi è il certificato di iscrizione all’anagrafe canina: lo avrà rilasciato il veterinario privato o ASL che ha messo il microchip all’animale, ed è una fotocopia che si consiglia di piegare e mettere nel libretto sanitario, che dovremmo avere sempre con noi in caso di bisogno.
    • Dobbiamo poi tenere il cane al guinzaglio, non più lungo di 1,5 m (anche se adesso siamo in una fase di “transizione” legislativa. Il guinzaglio è obbligatorio se non nelle aree di sgambatura cani individuate dai singoli comuni, in cui possiamo toglierlo.
    • La museruola non è sempre obbligatoria per strada, ma è obbligatorio averla sempre con noi, da mostrare e applicare nel caso ci fosse richiesto dalle autorità per fronteggiare situazioni potenzialmente pericolose.
    • Infine, le deiezioni solide del cane devono essere raccolte dal proprietario. Non solo, ma quando abbiamo il cane dobbiamo avere con noi, sempre, anche i mezzi idonei per raccoglierle, ovvero un sacchetto di plastica o una palettina. Se non li abbiamo rischiamo una sanzione anche se il cane non ha defecato in presenza delle autorità.

    Spostarsi in automobile

    Anche lo spostamento in automobile in compagnia del nostro amico a quattro zampe ha le sue regole.

    Al di là che siamo sempre in compagnia del cane, quindi dobbiamo seguire tutte le regole che valgono per gli spostamenti a piedi, dobbiamo trasportare gli animali in condizioni particolari.

    In auto si possono trasportare solamente animali domestici, non altri tipi di animali. Possiamo scegliere se trasportare cani e gatti (o conigli, furetti e via dicendo) in apposite gabbie da inserire nel bagagliaio dell’automobile, oppure lasciare libero il cane sul sedile posteriore purché non crei intralcio per la guida. Per renderlo possibile è necessario installare l’apposito divisore a metà dell’auto, anche se l’installazione in forma fissa deve essere autorizzata dalla motorizzazione civile della nostra provincia di residenza.

    cane5

    Spostarsi in autobus

    L’ultima delle evenienze che prendiamo in considerazione parlando di piccoli spostamenti è quella del viaggio in autobus.

    Al momento esistono solo delle linee guida generali per le varie aziende di trasporto pubblico, perciò prima di intraprendere il primo viaggio è conveniente recarci sul sito dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico nella nostra provincia e leggere il regolamento. Lì troveremo anche una sezione relativa al trasporto di animali.

    I cani possono salire in autobus, in generale, se dotati di guinzaglio e museruola, e devono pagare il regolare biglietto proprio come se fossero delle persone e non possono essere più di uno per ogni persona (una persona, massimo un cane, due persone, massimo due e così via). Sono esclusi i cani-guida per persone cieche, che possono viaggiare in autobus senza pagare.

    Inoltre non possono sedere sui sedili, a meno di essere tenuti in braccio dal padrone se sono molto piccoli. Nel caso di obiezione da parte degli altri passeggeri, inoltre, è l’autista ad avere la possibilità di chiedere al proprietario di scendere dall’autobus presso la fermata più vicina, nonostante abbia regolarmente pagato il biglietto.

    Viaggiare con il proprio cane implica seguire delle regole che tutti noi dobbiamo rispettare per una civile convivenza e, soprattutto, per evitare le varie sanzioni previste dalla legge per i trasgressori.

  • What should I do if my animal ingests an object?

    Dogs and cats love to play with all the objects they can find at home, especially when they are small. Unfortunately, it can happen that the animal can ingest one of these toys and have some serious consequences. In this article, we will understand what dangers they face and what to do if the animal has ingested an object.

    Why do animals eat objects?

    Puppies and kittens up to 6 months of age do not have complete teeth. In fact, within the first two months, the milk teeth begin to erupt, which will be progressively replaced no earlier than 6 months.

    When new teeth start to show up, animal can feel some discomfort in the gums, so they tend to chew on anything they find available. It is at this age, in fact, that puppies and kittens tend to gnaw and damage furniture in the house.

    Animals can ingest objects by pure instinct. While playing, they can shatter and tear their toys, ingesting parts of them.

    Dogs are considered big eye eaters of dolls and stuffed toys, while cats prefer ribbons, fabric threads, plastic and aluminium.

    The ingestion of objects, however, can also occur due to the presence of behavioral disorders. The uncontrollable urge to ingest different types of inedible objects, is one of the obsessive-compulsive disorders. It occurs when you are too stressed, anxious or traumatized, so you divert your attention from your negative emotions towards a fixed action, which in this case is precisely the ingestion of objects.

    What are the risks

    The animal that ingests a foreign body, regardless of the type of material or size, is always exposed to risks. Of course, there are some particularly dangerous objects, such as larger and more pointed ones.

    The consequences of the ingestion of objects by animals include:

    • The object gets stuck in the mouth or between the teeth;
    • The object gets stuck in the esophagus, stomach or intestine, causing a serious occlusion;
    • The object pierces any point of the digestive tract, from the esophagus to the rectum;
    • The object is also entangled in the respiratory system, causing suffocation;
    • The object contains harmful substances that are released into the animal’s body.

    For this reason, it is very important to be able to understand what to do when we come across this event.

    The most dangerous objects

    Among the most dangerous objects that our animals can ingest we find above all:

    • Balls
    • Bottle caps
    • Stuffed toy parts
    • Stones
    • Fruits big seeds
    • Trash threads
    • Twine
    • Shoelaces

    Cats are most attracted to anything a rat’s tail can resemble. In addition, these are among the most harmful objects, because they can get entangled in the tongue and along the entire digestive tract, also increasing the risk of suffocation.

    What should I do?

    Avoid offering your pet potentially dangerous toys that are very small or have several detachable parts. Your children’s soft toys are often not suitable for animals.

    Try not to leave some common objects within reach of the animal that can attract them.

    In addition, it may also be useful to carry out a regular count of the toys to make sure none are missing from the pile.

    If you suspect your dog or cat has ingested an object, monitor it constantly. Check that he does not show any particular symptoms, such as vomiting, fever, fainting and loss of appetite.

    Always check the cat litter box. As unhygienic as it may seem, you will have to analyze all dog or cat feces, looking for the ingested object.

    If within twelve or twenty-four hours the animal has not yet eliminated the foreign body through its feces, take it immediately to the veterinarian, because it could be stuck in the stomach or intestines.

    In these cases, action must be taken as soon as possible, because some situations can really endanger the animal’s health and life.