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  • Si possono dare le ossa agli animali?

    Quando si parla dell’alimentazione del cane e del gatto, una delle domande più frequenti che vengono rivolte al veterinario riguarda la possibilità di dare le ossa agli animali.

    Probabilmente una delle credenze più diffuse al mondo è quella secondo la quale non c’è nessun pericolo nell’integrare la dieta dei nostri animali, ed in particolar modo del cane, con ossa crude o cotte di varie specie.

    gatto mangia ossaIn effetti, sin da bambini siamo sempre stati abituati ad associare il classico osso all’immagine del cane, così come spesso il gatto è correlato alla lisca di pesce. Quasi dispiace doverlo ammettere, ma entrambi i binomi non sono proprio l’ideale per i nostri amici animali, anzi, potrebbero sottoporli a situazioni davvero pericolose.

    Secondo alcune teorie popolari, non tutte le ossa possono mettere a rischio la salute degli animali, ma il grado di pericolo varia in base alle dimensioni delle singole parti. Ad esempio, spesso si ritiene che le ossa più lunghe e più compatte, come il ginocchio o il femore di bovino, siano più difficili da scheggiare e quindi meno pericolose. Tutto ciòè assolutamente falso. Il cane è un predatore, per cui è naturalmente predisposto per cacciare anche le prede più grandi. La sua dentatura infatti è specializzata per afferrare, dilaniare, schiacciare, sminuzzare e triturare anche le parti più dure e compatte della preda. Proprio per questo motivo, a prescindere dal tipo di osso, il cane sarà comunque in grado masticarlo e frantumarlo.

    È chiaro che le ossa piccole e sottili, come quelle di pollo o coniglio, sono le più pericolose in assoluto. Il cane e il gatto potranno spezzarle con molta facilità ed in pochissimo tempo, aumentando il rischio di generare più frammenti appuntiti e taglienti.

    Un altro aspetto da tenere in considerazione è legato alla cottura delle ossa. Che si tratti di parti di carne bollita o arrostita, la cottura, se da un lato diminuisce la carica batterica ed elimina eventuali parassiti, dall’altro rende le ossa più friabili, e quindi più facilmente scheggiabili.

    Perché è pericoloso dare le ossa agli animali?

    Ma quali sono i rischi a cui possiamo sottoporre i nostri animali dandogli le ossa? Vediamolo nel dettaglio.

    • Rottura dei denti: le ossa, soprattutto quelle più dure, possono danneggiare i denti del cane e del gatto. Il problema non è esclusivamente estetico, poiché una lesione dentale può generare anche ascessi e gravi infezioni.

    • Lesioni della bocca e della lingua: i frammenti appuntiti delle ossa possono creare delle lesioni a livello di lingua, gengive, palato e guance. Può trattarsi di ferite più, guaribili nel giro di pochi giorni, ma in alcuni casi si possono anche instaurare processi ben più gravi, come le fistole orali (delle vere e proprie “gallerie” che originano dalla bocca), per le quali diventa necessario un intervento di tipo chirurgico.

    • Stitichezza: le ossa sono molto ricche di calcio, che rende le feci più Le conseguenze legate all’ingestione frequente di ossa nel cane e nel gatto possono variare da una stitichezza transitoria, con difficoltà nella defecazione, fino a problemi più gravi, come delle vere e proprie occlusioni intestinali. In questi casi potrebbe essere necessario sottoporre l’animale ad un intervento chirurgico, per rimuovere manualmente il materiale bloccato nell’intestino;cane con osso di bufalo

    • Diarrea: le ossa potrebbero provocare delle irritazioni della mucosa intestinale, soprattutto per l’azione meccanica dello sfregamento da parte dei frammenti di osso sulle pareti dell’intestino;

    • Perforazioni dello stomaco o dell’intestino: le ossa più appuntite possono perforare le pareti dello stomaco o dell’intestino, provocando gravi emorragie, oltre alle infezioni indotte dal riversamento del contenuto gastrico nella cavità addominale, come la peritonite;

    • Occlusioni: le schegge più grandi hanno maggiori probabilità di rimanere incastrate in qualsiasi punto del tratto digerente dell’animale, dalla bocca fino al retto, provocando gravi ostruzioni.

    Alla luce di tutte queste informazioni, il consiglio della maggior parte dei veterinari è quello di non esporre i nostri animali a pericoli che, diciamolo, potrebbero essere tranquillamente evitati. Le ossa, grandi o piccole, cotte o crude, non dovrebbero in nessun modo essere offerte al cane e al gatto. Se proprio non volete che il vostro cane rinunci al piacere di rosicchiare del cibo, potrete acquistare delle ossa interamente commestibili a base di pelle di bufalo o prosciutto. Il vostro cane sarà soddisfatto, ma soprattutto fuori pericolo.

  • Cosa fare quando si trova un animale ferito

    I cani e i gatti randagi non sempre riescono a percepire il senso del pericolo, e purtroppo capita troppo spesso che diventino le vittime di incidenti stradali. Sul ciglio delle strade, dalle più piccole alle più ampie, si trovano tutti i giorni i corpi degli animali investiti e abbandonati. Vediamo cosa fare quando si trova un animale ferito.

    Le persone che ancora non riescono a sensibilizzarsi nei confronti di questo fenomeno, purtroppo sono ancora molte, per cui questi animali vengono spesso ignorati e liquidati con un “è la loro natura”. Fortunatamente, però, ci sono anche tante persone di buon cuore, che si occupano del soccorso dei cani e dei gatti abbandonati, investiti o maltrattati.

    Può capitare comunque che queste persone non sempre siano informate su quali siano gli strumenti a loro disposizione per poterli aiutare. Cerchiamo quindi di capire come bisogna comportarsi a seconda della situazione in cui ci si trova.

    L’animale è ferito ma cerca di scappare

    gatto ferito per stradaPuò capitare che il cane o il gatto abbiano delle ferite ad una zampa o si siano fratturati un arto. In questo caso, se sono molto spaventati, il loro istinto li porterà a scappare, nonostante il dolore e la difficoltà a camminare.

    Se vi trovate in paese o comunque in una zona in periferia che potete raggiungere senza rischi, cercate di avvicinarlo. Attiratelo con del cibo e procuratevi dell’acqua.

    Evitate di corrergli incontro e rispettate le sue condizioni. Un cane o un gatto diffidenti possono scappare via o aggredirvi.

    Cercate di restare calmi, parlandogli con un tono di voce dolce. Non fissateli a lungo negli occhi e non vi avvicinate in modo diretto. Piuttosto cercate di mostrarvi abbastanza disinteressati, pur restando nei paraggi e se si avvicinano, lasciatevi annusare e resistete alla tentazione di accarezzarli.

    Nel frattempo chiamate le autorità di competenza locali, quindi i Vigili Urbani, l’Arma dei Carabinieri o il Servizio Veterinario dell’ASL.

    Restate insieme all’animale finché non arrivano i soccorsi. Assicuratevi che non scappi e che non si procuri altre ferite nel tentativo di fuggire.

    L’animale è gravemente ferito

    Il pericolo più grande per gli animali randagi è proprio quello di essere investiti. Quando trovate un cane o un gatto gravemente ferito in paese o in una strada accessibile, o se l’incidente è stato procurato accidentalmente da voi, non esitate a soccorrerlo.

    cane ferito sulla barellaChiamate subito un veterinario reperibile e disposto a soccorrere gli animali feriti per strada. Per questo motivo è sempre utile avere a portata di mano un recapito del vostro veterinario o di chi si occupa di queste situazioni.

    In alternativa, potreste portarlo direttamente voi all’ambulatorio o alla clinica più vicina. Il trasporto di un animale ferito è un’operazione molto delicata, perché in caso di fratture della colonna vertebrale o altre lesioni complesse, un movimento errato può peggiorare la situazione.

    Per poterlo trasportare dal veterinario, dovrete procurarvi un oggetto che possa fungere da barella. Un cartone, un asse di plastica o di legno, un vecchio tappeto, scegliete quello che avete a portata di mano, purché sia abbastanza rigido.

    Adagiate delicatamente l’animale sulla barella improvvisata, facendo moltissima attenzione ad eseguire dei movimenti lenti e fluidi. Evitate di strattonarlo o trascinarlo, per non aggravare le ferite.

    Se proprio non avete nulla, prendetelo in braccio, cercando di fare in modo che resti steso.

    Può capitare che un gatto ferito sia particolarmente vigile e spaventato. In questo caso potrebbe risultare utile procurarvi un telo o una coperta ed avvolgerlo in modo che non scappi e non cerchi di graffiarvi.

    Evitate assolutamente di offrirgli acqua o cibo, perché potrebbe avere delle ferite molto gravi, per le quali è necessario un intervento chirurgico immediato. Aspettate di raggiungere il veterinario, che provvederà a prendersene cura.

    L’animale ferito si trova in una strada non accessibile a piedi

    Se vi trovate in autostrada o in una strada per la quale non è previsto il transito a piedi, non fermatevi. Piuttosto contattate le forze dell’ordine di competenza, tra cui la Polizia stradale e l’Arma dei Carabinieri, che potranno agire tempestivamente per aiutare l’animale in difficoltà.

    Sulle queste strade infatti il rischio di essere investiti è molto alto, per cui non servirebbe a nulla mettere a rischio la vostra salute, quando c’è chi se ne occupa nel modo corretto.

  • Cosa fare quando si trova un animale abbandonato per strada

    In questo articolo spiegheremo cosa fare e chi bisogna chiamare quando si trova un animale abbandonato per strada in paese, in campagna e in autostrada.

    Il fenomeno del randagismo è ancora attuale e fin troppo presente, e viene costantemente alimentato soprattutto dall’aumento dell’abbandono degli animali. Sono molti, infatti, i cani e i gatti che spesso vagano senza meta sul ciglio delle strade, esposti al rischio costante di essere investiti da automobili e camion.

    Su questo tema le reazioni delle persone sono spesso contrastanti. Una larga fetta di noi, vorrebbe subito scendere dall’auto e correre a salvarli, mentre altri giustificano la propria noncuranza con frasi di circostanza riguardo le crudeli leggi della natura.

    Entrambi questi atteggiamenti, però, non vanno bene.

    Se siete in paese o in un campo

    Se siete in paese o in un campo facilmente accessibile, accostate e cercate di avvicinare l’animale con molta calma. Se siete agitati, lo avvertirà e non riuscirà a fidarsi di voi, soprattutto se è spaventato.cane randagio abbandonato

    Un cane o un gatto terrorizzato o sulla difensiva potrebbe reagire scappando o aggredendovi, per cui in questi casi restate nei paraggi, ma non oltrepassate la distanza di sicurezza da lui stabilita. Se invece l’animale si lascia avvicinare e sembra abbastanza tranquillo, porgetegli dell’acqua e del cibo.

    Approfittatene per controllare se abbia un collare con una medaglietta.

    Nel frattempo, dovrete contattare le autorità responsabili, cioè i Vigili Urbani, le guardie zoofile o il Servizio Veterinario di competenza della vostra zona. Attendete il loro arrivo insieme all’animale, quindi assicuratevi che sia stato messo al sicuro.

    L’iter di salvataggio prevede che l’animale venga segnalato dal Servizio Veterinario dell’ASL, che provvederà a contattare il canile o il gattile di competenza, per trattenere l’animale almeno 10 giorni. In questo periodo si potrà valutare se il cane abbia un microchip, cercare l’eventuale proprietario ed esaminare lo stato di salute e la sua indole.

    Trascorso questo periodo, se lo desiderate e ne avete la possibilità, potreste scegliere di adottarlo.

    Assicuratevi sempre che l’animale non abbia un proprietario. Sarebbe triste scoprirlo dopo che vi siete affezionati a lui. Fortunatamente, non tutti i cani e i gatti sono necessariamente abbandonati, ma possono anche essere scappati.

    Condividete sui social network un annuncio con una foto ben visibile dell’animale, una breve descrizione, il luogo di ritrovamento e un vostro recapito telefonico, chiedendo a tutti i vostri amici di diffondere la notizia. Le associazioni e gli amanti degli animali saranno ben lieti di aiutarvi in questo passaggio. Compilate anche dei volantini con cui tappezzare il paese. Potrebbe trattarsi infatti di un cane o un gatto di un anziano o di qualcuno che non si interessa di social network.

    Solo dopo che è stato verificato che l’animale non abbia nessun proprietario, o che il proprietario non abbia alcuna intenzione di riprenderlo in casa, potete iniziare a cercargli una nuova sistemazione. Anche in questo caso il passaparola sul web può far molto, per cui affidatevi agli annunci.

    Se il proprietario è stato individuato ed è stato accertato che l’animale è stato abbandonato, segnalatelo subito alle autorità, che provvederanno ad applicare delle sanzioni molto pesanti.

    Se siete in una strada trafficata

    gatto abbandonato per stradaSe avete individuato un animale in pericolo sul ciglio di una strada trafficata, fuori dal paese, dovrete comportarvi in modo diverso.

    Per prima cosa, è molto importante chiarire un aspetto fondamentale. Non dovete fermarvi per nessuna ragione al mondo. La tentazione di lasciare la macchina alla prima piazzola di sosta, infilarvi un giubbotto catarifrangente e correre a salvarlo può essere forte, ma così non fareste altro che mettere la vostra vita in pericolo.

    Le automobili e i camion sulle strade ad alta velocità non avranno il tempo sufficiente per frenare e scansarvi, quindi potreste mettere in pericolo sia voi stessi che l’animale che volete salvare.

    Quello che dovrete fare, invece, è fermarvi, prendere il vostro cellulare e contattare subito le autorità di competenza. In particolare, potete chiamare l’Arma dei Carabinieri al 112 o la Polizia stradale al 113.

    Individuate dei punti di riferimento per indicare il punto preciso di ritrovamento. Controllate il numero segnato sul cartellino affisso al guardrail.

    In poco tempo verrà inviato qualcuno sul posto, che potrà stabilire se l’animale sia ferito o solo smarrito.

    Adesso che sapete come comportarvi, la prossima volta che vi capiterà di vedere un cane o un gatto abbandonato per strada, potrete intervenire nel modo giusto e potrete affermare con orgoglio di averlo sottratto ad una brutta fine.

  • Cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto

    I cani e i gatti, soprattutto da piccoli, adorano giocare con tutti gli oggetti che riescono a recuperare in casa. Purtroppo può capitare che alcune parti di questi oggetti possano essere ingeriti dall’animale, sottoponendolo a gravi rischi. In questo articolo andremo a capire a quali pericoli vanno incontro e cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto.

    Perché gli animali mangiano gli oggetti

    I cuccioli e i gattini fino a 6 mesi di età non hanno ancora una dentatura completa. Entro i primi due mesi, infatti, iniziano ad erompere i denti da latte, che verranno progressivamente sostituiti non prima dei 6 mesi.

    Proprio come accade per i neonati, quando spuntano i nuovi dentini, l’animale può avvertire un certo fastidio alle gengive, per cui tende a mettere in bocca qualunque cosa gli capiti davanti. È proprio a questa età, infatti, che i cuccioli e i gattini tendono a rosicchiare e a danneggiare i mobili in casa.

    Gli animali possono ingerire gli oggetti anche per puro istinto. Durante il gioco, possono frantumare e strappare i propri giocattoli, ingerendone alcune parti, oppure possono essere talmente attratti da un oggetto, da non riuscire a fare a meno di mangiarlo.

    I cani sono considerati dei grandi divoratori di occhi di bambole e peluche, mentre i gatti preferiscono nastri, fili di stoffa, plastica e alluminio.

    L’ingestione degli oggetti, però, può anche verificarsi per la presenza di un disturbo comportamentale. La “pica”, cioè l’impulso irrefrenabile di ingerire diversi tipi di oggetti non commestibili, rientra tra i disturbi ossessivo-compulsivi. Si manifesta quando si è troppo stressati, ansiosi o traumatizzati, per cui si devia l’attenzione dalle proprie emozioni negative verso un’azione fissa, che in questo caso è appunto l’ingestione degli oggetti.

    Quali sono i rischi

    L’animale che ingerisce un corpo estraneo, a prescindere dal tipo di materiale o dalle dimensioni, è sempre esposto a dei rischi. Naturalmente, ci sono alcuni oggetti particolarmente pericolosi, come quelli più grandi e appuntiti.

    Le conseguenze dell’ingestione di oggetti da parte degli animali includono:

    • L’oggetto resta incastrato in bocca o fra i denti;

    • L’oggetto si blocca nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino, causando una grave occlusione;

    • L’oggetto perfora un punto qualunque del tratto digerente, dall’esofago al retto;

    • L’oggetto si impiglia anche nell’apparato respiratorio, causando il soffocamento;

    • L’oggetto contiene sostanze dannose che vengono rilasciate nel corpo dell’animale.

    Per questo motivo è importantissimo riuscire a capire cosa fare quando si verifica un avvenimento di questo tipo.

    Oggetti più pericolosicane con palla

    Tra gli oggetti più pericolosi che possono ingerire i nostri animali troviamo soprattutto:

    • Palline

    • Tappi

    • Parti di peluche

    • Pietre

    • Noccioli della frutta

    • Fili della spazzatura

    • Spaghi

    • Lacci delle scarpe

    In sostanza, i gatti sono più attratti da tutto quello che può ricordare la coda di un topo. E questi sono proprio tra gli oggetti più dannosi, perché possono restare impigliati nella lingua e lungo tutto il tratto digerente, generando anche il rischio di soffocamento.

    Cosa fare se l’animale ha ingerito un oggetto

    Chiariamo prima un punto.

    Evitate di offrire al vostro animale dei giocattoli potenzialmente pericolosi, molto piccoli o con diverse parti che si possono staccare. I peluche dei vostri bambini spesso non sono indicati per gli animali.

    Cercate anche di non lasciare a portata di animale alcuni oggetti di uso comune che possono attirarli.

    Inoltre, può essere utile anche fare un regolare censimento dei giocattoli del cane o del gatto, per verificare che non manchi nulla all’appello.

    Se avete il sospetto che il vostro cane o il vostro gatto abbia ingerito un oggetto, monitoratelo costantemente. Verificate che non mostri sintomi particolari, come vomito, febbre, abbattimento e inappetenza.

    Controllate sempre la lettiera del gatto. Per quanto possa sembrare poco igienico, dovrete analizzare tutte le feci del cane o del gatto, alla ricerca dell’oggetto ingerito.

    Se entro dodici o ventiquattro ore l’animale non avesse ancora eliminato il corpo estraneo, portatelo immediatamente dal veterinario, perché potrebbe essere rimasto incastrato nello stomaco o nell’intestino.

    In questi casi bisogna intervenire il prima possibile, perché alcune situazioni possono mettere davvero in serio pericolo la salute dell’animale.

  • Diet for sterilized pets

    Sterilized animals have a greater tendency to overweight and obesity, so they must be offered a food with particular characteristics, which must aim above all at weight control. What is the ideal diet for neutered dogs and cats?

    Sterilization

    Sterilization, also called castration (in males), is the intervention that allows the removal of some parts of the animal’s reproductive system. In particular, in females ovaries, with or without the uterus, whilst in males only the testicles.

    Sterilization mainly serves to prevent unwanted pregnancies, but it also has other very important tasks. First of all, by sterilizing our animals, the so-called recurring “heat” in females is avoided, your dog will not run away at night to have fun as they might have been doing before.

    Furthermore, sterilization is essential to reduce the risk of breast tumours in females and testicles in males, especially if carried out before the onset of the first heat in females.

    This is an intervention that can now be easily defined as routine. It is performed under general anesthesia and has a fairly short duration, especially in males.

    Why do neutered animals gain more weight?

    Sterilization is not the direct cause of weight gain, but rather is able to induce a series of changes in the animal. If the owner does not do anything about this, the animal will become fat.

    These changes include:

    • The metabolism: the set of processes that occur in the body to exploit the energy obtained from food, becomes slower, so energy is accumulated, rather than consumed;
    • The animal tends to get bored more and wants to eat more often;
    • The animal becomes lazier;
    • Stress and mental and physical activation caused by the “heat” are reduced.

    gatto sterilizzato sovrappeso

    In any case, dogs and cats that live indoors in most cases tend to gain weight regardless of sterilization. Owners are responsible for the food given to the animal and for the amount of physical activity they do during the day. Therefore, in this case, sterilization is just the icing on the cake.

    What does the diet for sterilized animals include?

    The specific diet for sterilized dogs and cats must aim first of all at weight control, but also at preventing recurring conditions in these animals.

    Key features of sterilized animal food include:

    • Low Calorie: Calories are our body’s fuel. Their contribution must be balanced with the actual use. By giving the animal too much caloric food, without having the opportunity to dispose it off through the right physical activity, will undoubtedly make it fat;
    • Less fat: fats should not be banned from the diet, because they are essential for many functions. Their content, however, must be balanced and proportionate to that of the other ingredients;
    • Rich in fibre: fibres perform many different functions for our body, but in this case, they are essential to stimulate the sense of satiety and to promote intestinal transit. The fibres, in fact, once arrived in the intestine, swell, giving the perception of having eaten much more, and at the same time pushes the stool outwards;
    • Good quality protein: in lower quality pet foods, you can find poor quality meats and protein sources, such as offal and waste. A healthy food, on the other hand, must contain good quality proteins, such as eggs, fish and meat;
    • Low magnesium content: magnesium is one of the most harmful minerals for the urinary tract of animals, but especially for cats. If present in excessive quantities, it can cause the so-called struvite stones. For this reason, the diet of sterilized animals must not exceed magnesium content. The diet must make the urine more acidic, in order to facilitate the dissolution of the stones;
    • Relationship between calcium and phosphorus: the relationship between these two minerals in the body must be well balanced. In fact, a lack of phosphorus stimulates the elimination of calcium through the urine. Calcium can compact in the urinary tract, creating calcium oxalate stones that are much more difficult to remove than struvite stones.

    In conclusion, it is important to constantly stimulate the animal to drink, also encouraging it to consume the right amount of wet food. By doing this, he will feel less hungry and we will also prevent the formation of stones and inflammation of the urinary tract.

     

  • La babesiosi nel cane e nel gatto

    La babesiosi, conosciuta anche come pirpolasmosi, è una malattia parassitaria che interessa i cani ma può occasionalmente colpire anche i gatti e l’uomo. Si tratta di un microrganismo molto piccolo, che in relazione all’animale che infetta può causare danni praticamente inesistenti o può portare a morte in tempi brevissimi.

    È molto importante accorgersi dei sintomi e condurre il prima possibile il nostro cane da un medico veterinario che somministrerà tempestivamente un farmaco in grado di distruggere in breve tempo il parassita.

     

     

    Che cos’è e come si trasmette

    La Babesia, genere di parassita le cui specie più comuni sono Babesia canis per il cane, Babesia cati e Babesia felis per il gatto, sono dei piccoli protozoi che penetrano nell’organismo dell’animale ed entrano all’interno dei globuli rossi, le cellule che conferiscono il tipico colore al sangue e il cui scopo è quello di trasportare ossigeno per tutto l’organismo.

    La babesia è lunga circa la metà di un globulo rosso (che misura 0,007 mm di circonferenza) e una volta entrata nel globulo si riproduce una prima volta, quindi da un organismo se ne formano due; poi tentano di riprodursi, ma divenendo quattro sono troppe per un globulo rosso, che “esplode” e muore. Le quattro babesie parassitano ciascuna un altro globulo rosso, si riproducono di nuovo e così via.

    La trasmissione avviene direttamente all’interno del sangue, ad opera di una zecca, animale che si trova comunemente nell’erba e che si nutre del sangue degli animali domestici.

    Se una zecca infetta morde il nostro animale, passerà l’infezione e il nostro cane o gatto, oltre ad accusarne i sintomi, diventa in grado di trasmetterla a sua volta ad altri animali.

    Se una zecca sana, infatti, morde il nostro cane o il nostro gatto e assume le babesie, quando morderà un altro animale trasmetterà l’infezione. Ma non finisce qui: le zecche figlie di una zecca infetta nascono già con le babesie all’interno dell’organismo, per cui saranno infettanti per tutta la vita.

    Un’altra via di trasmissione, meno comune, è quella della trasfusione di sangue. Generalmente i centri trasfusionali controllano l’assenza delle infezioni nel sangue del donatore (esattamente come avviene con il sangue umano con le donazioni) ma se questo procedimento viene saltato in cliniche negligenti il nostro cane potrebbe contrarre l’infezione.

    Che cosa fa

    Abbiamo già parlato del particolare meccanismo di azione del parassita: penetra nei globuli rossi e, di fatto, li distrugge.

    Il sistema immunitario del cane cerca di limitare l’infezione nel momento in cui le babesie sono ancora fuori dal globulo rosso, visto che non possono riprodursi se non sono all’interno. Se il cane o il gatto sta bene ed ha un sistema immunitario ben funzionante la malattia potrebbe essere fermata sul nascere.

    Nel caso invece di cuccioli, che ancora non hanno un immunità ben sviluppata, di anziani oppure di soggetti compromessi magari da un’altra malattia, le conseguenze possono diventare più gravi.

    In generale, la disponibilità di ossigeno diminuisce. I globuli rossi, infatti, si “stirano” per passare dai capillari polmonari, ma se hanno dentro il parassita diventano più rigidi e non riescono; questo crea dei veri e propri ingorghi di sangue prima del polmone, e l’ossigeno disponibile diminuirà. Questo va unito al fatto che distruggendo i globuli rossi, che lo trasportano nel sangue, di ossigeno ce ne sarà ancora meno.

    Le mucose diventano di color giallastro a causa dell’eccessiva distruzione dei globuli rossi, e si osservano emorragie in varie parti del corpo dovute al fatto che le sostanze anticoagulanti si esauriscono molto rapidamente a causa della presenza del parassita.

    I sintomi peggiori sono però la febbre, anche molto alta, la riluttanza al movimento, la stanchezza continua, l’anemia evidenziabile con delle semplici analisi del sangue, vomito e diarrea.

    Nei cuccioli potrebbero verificarsi fenomeni allergici che possono essere anche mortali a causa dello shock, e si verificano in tempi brevissimi. Questi casi sono però piuttosto sporadici, mentre la sintomatologia descritta sopra è in assoluto la più frequente.

    FP-TICK

    Come si cura e come si previene

    La prevenzione di questa malattia è molto importante, anche perché si deve agire sulla via di trasmissione (le zecche) che sono in grado di trasmettere anche malattie più gravi.

    Evitate l’erba alta, dove generalmente le zecche vivono, e fate molta attenzione al fatto che notare se l’animale si gratta e si morde in un punto ben preciso può far sì che riusciamo a staccare la zecca dalla pelle del nostro amico prima che riesca a trasferire i parassiti (non è una cosa immediata, deve comunque passare un po’ di tempo “attaccata” prima che lo trasmetta).

    Esistono anche prodotti repellenti in grado di tener lontane le zecche dalla pelle del nostro animale.

    Nel caso in cui notassimo febbre (generalmente compare dopo un paio di settimane dal morso della zecca) e alcuni dei sintomi che abbiamo descritto (alziamo un labbro e vediamo se il rosa della mucosa è diventato bianco o tende un po’ al giallastro) portiamo immediatamente l’animale da un veterinario, che somministrerà il giusto farmaco al cane per eliminare definitivamente la babesia dopo averne appurato la presenza tramite un semplice esame al microscopio dei globuli rossi (le babesie si vedono molto bene).

    Da qualche anno è disponibile anche un vaccino, che non riesce a prevenire l’infezione ma riduce molto i sintomi: tuttavia l’efficacia non è ancora comprovata e per questo motivo sarebbe utile parlarne con il veterinario, in modo da sapere se, in relazione all’ambiente in cui l’animale vive, possa essere utile per evitare la babesiosi.

  • La Brucellosi del Cane

    La brucellosi è una malattia conosciuta da moltissimi anni, molto pericolosa in passato a causa della trasmissione tramite il latte che, spesso, portava a morte le persone che lo bevevano.

    Generalmente non è associata agli animali domestici ma piuttosto a quelli che producono, appunto, latte (bovini, pecore, capre) ma ne esiste una variante che colpisce i cani, causando problemi all’apparato riproduttore, e che può essere trasmessa all’uomo; per questo motivo è importante conoscerla. I gatti non sembrano essere colpiti da questa malattia.

    Che cos’è e come si trasmette

    La brucellosi è una malattia batterica, causata da microrganismi del genere Brucella; la specie che colpisce il cane è Brucella canis, ma non si esclude l’infezione anche da parte di specie diverse di questi microrganismi.

    La brucellosi è una malattia molto legata a tutto ciò che riguarda la riproduzione, per questo la via principale di trasmissione è quella venerea, oltre che quella lattea.

    Il patogeno, infatti, vive e può rimanere per molto tempo sia nei condotti riproduttivi femminili, principalmente la vagina, sia nel seme maschile. In questo modo un maschio infetto potrà infettare una femmina, e viceversa, tramite l’accoppiamento.

    Il batterio permane per molto tempo, anche fino ad un anno, negli apparati riproduttori dopo che la malattia è stata contratta, anche senza sintomi.

    Come vedremo tra poco, però, questo patogeno è in grado di causare aborto, e dopo questo episodio la cagna avrà un abbondante scolo proveniente dalla vulva; questo può essere sia leccato da un altro cane, che potrebbe contrarre la malattia, sia dal padrone (sono frequenti i casi di infezione da parte di gestori di canili o di allevamenti) tramite piccoli graffi sulle mani, che mettono il patogeno in diretto contatto con il sangue.

    La trasmissione tramite il latte è più rara, perché generalmente la malattia provoca aborto e non ci sono cuccioli da allattare, ma è possibile una trasmissione da una cagna in allattamento ad un cucciolo orfano.

    Da notare che questa malattia è poco presente in Italia, e per questo motivo dobbiamo fare attenzione soprattutto agli accoppiamenti con cani provenienti da paesi esteri.

    Che cosa fa

    Trasmettendosi principalmente per via venerea, le brucelle trovano un ambiente ottimale nell’apparato riproduttore, dove solitamente si fermano. Se raggiungono il sangue potrebbero diffondersi nell’organismo e causare febbre senza particolari sintomi, ma si tratta di un’evenienza piuttosto rara.

    Il sintomo più comune è invece l’aborto. La replicazione dei microrganismi è piuttosto lenta, quindi la gravidanza prosegue senza problemi fino al 40º giorno (la gravidanza di una cagna dura all’incirca 60 giorni); è a questo punto che i feti, irrimediabilmente compromessi a causa della presenza dei batteri, potrebbero morire e l’organismo li espellerà autonomamente, come feti abortiti. A questo triste episodio farà seguito un intenso scolo vaginale infettante, pericoloso sia per altri cani che per l’uomo.

    I sintomi tipici della malattia negli uomini sono febbre intermittente (febbre alta e bassa, che si alternano nei momenti della giornata) tremori, nausea, cefalea.

    Nel caso in cui i feti sopravvivessero all’infezione e nascessero normalmente è possibile che siano contagiati successivamente tramite l’assunzione di latte.

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    Come si cura e come si previene

    La brucellosi canina è una malattia piuttosto semplice da curare, in quanto è sufficiente un trattamento antibiotico (sia nel cane che nell’uomo) effettuato da un medico o da un veterinario per eliminare definitivamente il patogeno; purtroppo, nonostante la malattia non sia grave, nel caso in cui si verifichi aborto è troppo tardi per salvare i feti.

    Il problema maggiore della brucellosi è rappresentato dal fatto che spesso le infezioni sono asintomatiche e non si manifesta nulla, nemmeno la febbre. Il cane sembra sano.

    È importante, quindi, la prevenzione: in caso di accoppiamenti programmati è bene far eseguire un test ad un veterinario in modo da escludere che uno dei due cani abbia contratto la malattia.

    È sempre importante, inoltre, evitare gli accoppiamenti sporadici anche se la cagna è castrata/sterilizzata, visto che la trasmissione della malattia può avvenire indipendentemente dalla presenza di una gravidanza.

  • La Calicivirosi Felina

    La calicivirosi felina è una delle malattie dei gatti più diffuse in assoluto. È anche una di quelle più conosciute dai veterinari, che consigliano sempre la vaccinazione dei cuccioli, la quale riesce in questo modo a prevenire le gravi condizioni a cui la malattia può condurre. Rappresenta invece un problema per i gatti non vaccinati.

    I cani, così come l’uomo, non ne sono colpiti.

    Che cos’è e come si trasmette

    La calicivirosi è una malattia infettiva virale, causata da un microrganismo molto piccolo che si posiziona nelle mucose dell’apparato respiratorio, sia delle vie respiratorie superficiali come le cavità nasali e la trachea, sia in quelle profonde come bronchi e polmoni. Penetra all’interno delle cellule, le “usa” per riprodursi, quindi le distrugge, per poi trasferirsi alle cellule vicine e iniziare di nuovo il processo.

    Posizionandosi praticamente solo nell’apparato respiratorio (può scendere in quello digerente ma non fa particolari danni) la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via respiratoria: normale aria espirata, starnuti, colpi di tosse possono diffondere il virus nell’aria, dalla quale può essere inspirato da un altro gatto che, quindi, si infetterà.

    La trasmissione, perciò, dipende molto dalla promiscuità tra i gatti. In ambienti ad alta densità di popolazione come i gattili, le colonie feline, gli allevamenti o le cliniche veterinarie è possibile che tutti i gatti presenti, con il tempo, contraggono l’infezione.

    Questo perché sembra, dagli studi, che i gatti, sia sopravvissuti alla malattia, sia vaccinati, continuino ad espellere il virus dalle tonsille per tutta la vita. Il virus si mantiene senza dare alcun problema al gatto che lo espelle, in questo caso, ma diventa pericoloso per i simili che lo circondano.

    Che cosa fa

    Come abbiamo detto sopra, principalmente il virus distrugge le cellule dell’apparato respiratorio del gatto. Esistono diversi “ceppi” del virus, alcuni più pericolosi, altri meno. La gravità della malattia, se contratta, dipende proprio dal ceppo virale che ha colpito il gatto.

    I sintomi compaiono dopo un paio di giorni dalla contrazione dell’infezione ed iniziano con febbre e scolo nasale (può uscire anche pus dal naso, in certi casi), con abbondante lacrimazione. Può assomigliare al “nostro” raffreddore.

    La mucosa nasale e della congiuntiva si infiamma, e compaiono vescicole ed ulcere in bocca: questo porta a dolore, difficoltà nel prendere l’alimento ed infezioni “secondarie” derivanti dallo stato di malessere, quindi febbre piuttosto alta.

    In certi casi possono verificarsi anche problemi polmonari gravissimi, dovuti alla perdita della funzionalità dell’apparato respiratorio che “collassa” su sé stesso, che possono portare anche a morte se il gatto non è stato condotto il prima possibile da un medico veterinario.

    calicivirus2

    Come si cura e come si previene

    La terapia per la calicivirosi si basa sulla correzione dei sintomi e sull’evitare la presenza di infezioni batteriche che “sfruttano” lo stato di malessere del gatto: sono infatti queste infezioni a portare spesso a morte gli animali, e curandole preventivamente si riesce a far guarire il gatto nel giro di qualche settimana.

    Tuttavia è difficile contrarre la malattia perché ogni veterinario consiglia la vaccinazione, con un richiamo di “rinforzo” a tre settimane di distanza dalla prima.

    Vaccinare significa evitare i sintomi anche se il nostro gatto entra in contatto con gatto infetto: in questo caso il virus entrerà nell’organismo ma sarà riconosciuto e fermato dal sistema immunitario, che già conosce il patogeno (inoculato tramite il vaccino) prima che si manifestino i sintomi.

    Attenzione, comunque, al contatto con gatti non vaccinati: se il cucciolo di un amico, per vari motivi, non ha ancora effettuato il vaccino, evitate che i due animali possano entrare in contatto tra di loro, perché questo potrebbe essere pericoloso per l’altro animale. 

  • Come fare una fasciatura al cane e al gatto

    Quando il cane o il gatto si fanno male e hanno bisogno di medicazioni frequenti, non sempre si può correre dal veterinario una o due volte al giorno. Per questo è importante riuscire ad effettuare delle piccole manovre da soli. In particolare, con questo articolo spiegheremo come fare una fasciatura al cane e al gatto.

    Se il vostro animale si è procurato una ferita, tagliandosi con un vetro rotto al parco o durante una lotta con gli altri cani e gatti del quartiere, una volta che il vostro veterinario ha provveduto a fornirgli tutte le cure necessarie, dovrete essere voi a procedere con le medicazioni e le fasciature quotidiane.

    Fasciare la punta della zampa

    Se la zona interessata dalla ferita si trova sulla parte finale della zampa, ad esempio un polpastrello o un’unghia, la fasciatura può essere facilmente eseguita con pochi materiali. Quello che vi occorre è:

    • Garza sterile;

    • Cerotto adesivo di carta;

    • Calzino per bambini o rete elastica.

    Dopo aver medicato la ferita, applicate la garza in modo che ricopra tutta la parte finale della zampa. Se necessario, utilizzatene due o arrotolatele in modo da creare una specie di salsicciotto.

    Quindi avvolgete il cerotto di carta sulla parte superiore del manicotto, in modo che resti parzialmente attaccato al pelo della zampa. Cercate di non stringere troppo, perché si tratta comunque di una ferita, che può provocare dolore all’animale.

    Evitate bendaggi troppo occlusivi, perché le ferite hanno bisogno di respirare. Piuttosto, cercate di proteggere la garza con un calzino da chiudere bene sulla parte superiore o con una rete elastica.

    Fasciare la parte centrale della zampa

    Se la ferita interessa la parte centrale della zampa, bisognerà effettuare un tipo diverso di fasciatura.

    Quello che vi occorre è:

    cane con fasciatura zampa

    • Garza sterile;

    • Cerotto adesivo di carta;

    • Benda in tessuto;

    • Un calzettone o una rete elastica.

    Applicate la garza sul punto della ferita. Siate generosi nel

     

    posizionamento della garza, per evitare che spostandosi lasci scoperta la ferita.

    Attaccate un pezzo di cerotto per metà sulla benda e applicate l’altra metà sulla zampa dell’animale, poco più su rispetto alla ferita. Avvolgete lentamente la benda sulla zampa, senza stringere troppo. Deve essere ben salda, ma non al punto da impedire il movimento.

    Una volta che avrete superato di almeno 2-3 centimetri il punto con la ferita, bloccate l’estremità della benda con un giro di cerotto di carta a metà tra il tessuto e il pelo dell’animale.

    A questo punto la fasciatura può considerarsi terminata, ma se volete una precauzione in più, potreste proteggerla con un calzettone vecchio, che andrà a tenere ferma la benda e al tempo stesso eviterà che l’animale possa strapparsi via tutto con i denti.

    Fasciare la spalla o la coscia

    Per fasciare la spalla e la coscia, l’occorrente è lo stesso che serve per la zampa.

    Applicate la garza sulla spalla, quindi fissate la benda con il cerotto sulla pelle e arrotolatela in modo che compia diversi giri attorno alla zampa, al collo e al torace.

    Se invece la ferita è sulla coscia, dovrete ripetere gli stessi procedimenti, avvolgendo però la benda attorno alla zampa, al bacino e ai glutei dell’animale.

    Sarebbe meglio quindi se riusciste a procurarvi una benda abbastanza lunga.

    Per completare, potreste utilizzare un vecchio maglione, da utilizzare sulla parte anteriore o posteriore dell’animale.

    Fasciare l’addome

    Se il vostro animale ha subito un intervento all’addome, come la sterilizzazione, il rischio che si lecchi la ferita e si strappi i punti è alto. Per questo dovrete proteggere la zona con una fasciatura adatta.

    cane con maglione

    Naturalmente non è possibile applicare bende o chissà quale tipo di fasciatura contenitiva, considerando che l’animale ha bisogno di mangiare e di muoversi.

    Per poter realizzare una copertura idonea all’addome, vi occorre:

    • Garza sterile

    • Rete elastica

    • Un vecchio maglione, la manica di una felpa o un’apposita salopette post-operatoria

    Dopo aver effettuato la medicazione indicata dal vostro veterinario, posizionate una garza sulla ferita, cercando di estenderla il più possibile sull’addome, per non rischiare che rimanga scoperto durante i movimenti.

    Bloccate la garza con una rete elastica dalle dimensioni adatte alla pancia dell’animale. Per i gatti è indicata la rete elastica da uomo per le ginocchia, mentre per i cani è più adatta quella per le gambe. Fate in modo che non sia né troppo larga, né stretta al punto da comprimere l’addome.

    Se preferite, potete coprire ulteriormente la zona con dei vostri vecchi indumenti.gatto operato con body tuta

    Per i cani può essere utile fargli indossare un vostro vecchio maglione, da annodare come se fosse un body o una salopette.

    Per i gatti invece è meglio utilizzare la manica di una vecchia felpa, da tagliare e cucire in modo da adattarla al corpo dell’animale.

    In commercio esistono degli appositi indumenti post-operatori in materiale antiallergico, facilmente adattabili a tutte le dimensioni e necessità. Per le ferite all’addome è più indicato l’utilizzo di un body, che possa facilmente essere aperto all’occorrenza per eseguire le medicazioni, senza sfilarlo.

    In alternativa, potrete utilizzare i classici collari elisabettiani in plastica semi-rigida da avvolgere attorno al collo dell’animale, per evitare che si lecchi la ferita.

    In ogni caso, il fai da te può essere indicato solo per effettuare delle semplici medicazioni. Se la ferita dovesse mostrare segni di infezione, non esitate a contattare il vostro veterinario.

  • Il Cimurro del cane

    Il cimurro è una delle malattie infettive più comuni nel cane, conosciuta da tanti anni e per cui si pratica, ancora oggi, la vaccinazione. Può colpire gli animali sia domestici che selvatici, soprattutto canidi (cani domestici, volpi, sciacalli) e mustellidi (tra cui il furetto, sempre più diffuso come animale domestico). Non colpisce i gatti.

    Che cos’è e come si trasmette

    Il cimurro è una malattia molto simile alla nostra influenza per il modo in cui si trasmette e si propaga all’interno dell’organismo dell’animale, con la differenza che i sintomi sono molto più gravi.

    Appartiene al genere dei Morbillivirus, quindi ha una stretta correlazione, almeno come classificazione, al virus che causa il Morbillo nell’uomo.

    Si può trasmettere in vari modi, generalmente da cane a cane vista la difficoltà che un cane entri in contatto con una diversa specie animale suscettibile. Poiché in alcuni casi la malattia è gravissima mentre in altri si presenta come semplice febbre, possiamo avere a che fare con un cane malato di cimurro senza rendercene conto; per questo motivo è importante vaccinare i nostri cani.

    La trasmissione della malattia avviene per contatto con altri cani, sia tramite il viso che tramite le secrezioni anali. I cani tendono a leccarsi tra loro, soprattutto giocando, e se un cane sano lecca la saliva, i piccoli scoli nasali o i genitali di un cane infetto può contrarre il cimurro.

    Teoricamente il contagio può venire anche per via aerea, cioè respirando l’aria (ricca di virus) fuoriuscita dalla bocca dell’altro cane, ma il virus è poco resistente nell’ambiente esterno, quindi i cani devono essere comunque molto vicini.

    Che cosa fa

    Nel momento in cui il virus entra nell’organismo, tramite la respirazione o il leccamento, si replica nelle mucose boccali e nasali e raggiunge le tonsille. Qui si moltiplica in modo abbondante, quindi comincia a scendere nell’apparato digerente per raggiungere la milza e l’intestino nel terzo-quarto giorno dopo l’infezione; viene così assorbito questi organi e raggiunge il sangue, dove resiste poiché infetta i globuli bianchi (monociti e linfociti, soprattutto) che, muovendosi nel torrente circolatorio, lo distribuiscono per tutto il corpo, così che lo ritroviamo in ogni organo a circa una settimana dall’infezione.

    Dopo circa due settimane il virus ha raggiunto il cervello e può causare problemi di tipo nervoso.

    La prima fase dell’infezione stimola la risposta immunitaria e può causare febbre, che inizialmente può non essere riconosciuta; l’organismo del cane potrebbe riuscire a “sconfiggere” il virus in questa fase, e in questo caso non avremo ulteriori problemi, ma potrebbe non riuscirci.

    Nell’eventualità peggiore, di pari passo con la diffusione nell’organismo, oltre alla febbre e alla mancanza di appetito il cane manifesterà diarrea, a volte con presenza di sangue nelle feci, oltre a problemi respiratori con tosse e forte produzione di catarro; la mucosa del naso sarà più spessa del normale e così anche i cuscinetti plantari.

    Il cane sta visibilmente male, e deve essere portato da un medico veterinario il prima possibile.

    Se il decorso della malattia prosegue e il virus raggiunge il cervello si avrà una sintomatologia nervosa che può portare anche alla morte del cane: in certi casi c’è la paralisi, in altri casi degli episodi simili alle convulsioni; a questo punto è molto difficile curare il cimurro.

    dog feet and nails

    Come si cura e come si previene

    I veterinari consigliano la vaccinazione contro il cimurro come una delle prime da effettuare non appena scompare, nel cucciolo, l’immunità trasmessa dalla madre con l’allattamento.

    Potete controllare il libretto sanitario del cane per verificare la vaccinazione, e se avete un cane la cui vaccinazione sia dubbia (un randagio, ad esempio) potete effettuarla, comunque, a qualsiasi età. Il vaccino serve ad iniettare un virus del cimurro poco pericoloso nel corpo del cane così che, nel caso il cane contraesse il virus “vero”, il suo organismo lo riconosca come pericoloso e inizi subito a combatterlo, evitando le conseguenze più gravi.

    Nel caso in cui  un cane contragga l’infezione e non sia vaccinato deve essere subito condotto da un veterinario; visto che non esiste una medicina in grado di sconfiggere il cimurro, il medico curerà i vari sintomi (la tosse, la diarrea, le infezioni secondarie derivanti dallo stato di malessere) così da mettere l’organismo del cane in condizioni ottimali tali da poter curare la malattia da solo, tramite il sistema immunitario.