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  • Il colpo di calore nel cane e nel gatto

    Tra le patologie che possono colpire un cane o un gatto, quella del colpo di calore è probabilmente la più urgente, quella per cui se non facciamo qualcosa subito la morte può sopraggiungere in pochissimo tempo.

    È importante saperne riconoscere i sintomi e sapere come comportarsi nell’immediato, ancora prima di condurre l’animale nella clinica veterinaria più vicina: 10-15 minuti di viaggio potrebbero essere troppi per raggiungerla, se non agiamo prima da soli.

    Che cos’è il colpo di calore

    Una delle funzioni necessarie alla cita degli animali è la regolazione della temperatura corporea. Gli organi vitali funzionano solo in un determinato intervallo di temperature, e ogni animale ha i suoi metodi per mantenerlo: ci sono alcuni come i rettili che “prendono il sole”, andando il letargo quando è freddo per non disperdere calore e ce ne sono altri, come cani o gatti, che sfruttano l’energia ingerita con il cibo.

    Quando è freddo, il calore deve essere mantenuto nell’organismo; quando è caldo, deve essere espulso. Noi lo facciamo con il sudore, cani e gatti no, perché non sudano.

    Se il meccanismo di espulsione del calore smette di funzionare questo si accumulerà nell’organismo risultando pericoloso per la vita.

    I gatti sono in generale meno sottoposti perché essendo animali provenienti dal deserto (i felini in generale) controllano meglio il calore corporeo.

    In ogni caso, l’espulsione del calore negli animali domestici avviene con il respiro, con cui si libera umidità calda e si abbassa la temperatura corporea.

    Per effetto di alcuni veleni che provocano contrazioni muscolari involontarie che, a loro volte, generano calore o per effetto del caldo può instaurarsi il meccanismo del colpo di calore. La situazione tipica è quella del cane che rimane legato senza acqua sotto il sole, o chiuso in macchina sotto il sole in estate con i finestrini chiusi.

    Fin quando l’animale ha umidità in corpo che veicola il calore da espellere, lo farà semplicemente respirando; poi rimarrà disidratato, e così il calore rimarrà all’interno dell’organismo, portando la temperatura a 40º-41º.

    Quali sono i sintomi

    La prima cosa che notiamo è sicuramente il respiro affannoso, che si accompagna ad abbondante salivazione; per la mancanza di acqua, la saliva è molto densa. Le mucose della lingua e delle gengive sono visibilmente rosse.

    Inizieranno così una serie di sintomi tipici: l’animale non controllerà più la propria muscolatura, quindi vedremo delle contrazioni dei muscoli involontarie accompagnate da diarrea, spesso con presenza di sangue, dovuta al fatto che il controllo viene perso anche sulla muscolatura intestinale. Il vomito, invece, è più raro.

    Si arriverà così all’incoordinazione dei movimenti e poi allo svenimento, piccoli movimenti alla ricerca di punti riparati dal sole, e in certi casi anche convulsioni. Se non si agisce velocemente può sopraggiungere il coma e poi la morte.

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    Come agire per evitare il colpo di calore

    Per prima cosa bisogna vedere a che punto sono i sintomi: se vedete un cane legato sotto il sole che, però, si comporta normalmente, fornite una ciotola d’acqua fresca e cercate di rintracciare il proprietario o rivolgetevi ai vigili urbani, che possono portarlo via senza conseguenze legali con il padrone. Se un cane è chiuso in macchina teoricamente potete sfondare il finestrino (in forza dell’articolo 54 del codice penale) ma se chiamate i vigili fatelo fare a loro, se il cane è ancora “sveglio”.

    Nel momento in cui avete il contatto diretto con il cane, se lo stato del colpo di calore è avanzato, per prima cosa portatelo all’ombra in un luogo più fresco possibile.

    Fatelo bere ma con attenzione: poca acqua alla volta, perché se ne beve troppa tutta insieme rischia di soffocare. Se riuscite a condurlo velocemente da un veterinario i liquidi verranno somministrati tramite flebo direttamente in vena, una via più sicura.

    Dobbiamo poi spargere acqua sul corpo in modo da aiutare lo spargimento del calore all’esterno, ma anche qui facciamo attenzione. Non diamo ghiaccio o acqua ghiacciata, perché rischierebbe di “stringere” i vasi e passando meno sangue il calore verrà dissipato in modo peggiore.

    Se abbiamo a disposizione un ventilatore, puntiamolo verso l’animale già bagnato in modo da favorirne ancora di più lo spargimento. Se abbiamo a disposizione dell’alcool versiamolo nei punti come il collo e le ascelle dove i vasi sanguigni sono più superficiali, poiché aiuta a dissipare il calore.

    Quando l’animale inizierà a muoversi di nuovo, a “riprendersi”, insomma, portiamolo subito presso una clinica veterinaria. Sarebbe buona norma telefonare appena partiamo, perché in questi casi il tempo è fondamentale e se telefoniamo i veterinari avranno modo di preparare al meglio una sala con tutti gli accorgimenti necessari a mettere in pratica la terapia, oltre a potervi dare consigli direttamente per via telefonica durante il tragitto.

  • I corpi estranei ingeriti dal cane o dal gatto: come comportarsi

    I cani ed i gatti tendono ad utilizzare, più che la vista, l’olfatto come senso primario. Questo vuol dire che non vedono il mondo come lo vediamo noi, e che non valutano gli oggetti nello stesso nostro modo. A noi non verrebbe mai in mente di mangiare un giocattolo di plastica o un pezzo di ferro, ma quello stesso oggetto può apparire appetitoso per un animale.

    Così un cane o un gatto che sta benissimo può improvvisamente avere problemi per cause che non riusciamo a capire. Se vediamo alcuni tipi di sintomi è bene pensare subito a questa possibilità e consultare un veterinario il prima possibile, perché semplici oggetti di uso domestico possono diventare, se ingeriti, pericoli mortali.

    I tipi di corpo estraneo

    Possiamo distinguere tre tipi di corpi estranei che possono essere ingeriti dagli animali, più dal cane che dal gatto perché il primo tende a mangiare tutto ciò che capita a tiro, il secondo è più diffidente per natura.

    Ci sono dei corpi estranei di tipo occludente, ovvero che si posizionano in un certo punto dell’apparato digerente e non si muovono più, impedendo il passaggio del cibo; ci sono poi corpi estranei laceranti, che possono tagliare in vari punti l’apparato digerente in modo più o meno profondo, e ci sono dei corpi estranei perforanti, che lo bucano e possono entrare anche in altri organi.

    Tra i corpi estranei che causano occlusione troviamo calzini, panni, palline, pezzi di buste di plastica, gommapiuma, insomma tutto ciò che non può essere digerito (e quindi non si sfa) ma rimane “piantato” in un certo punto dell’apparato digerente, solitamente in fondo allo stomaco oppure nel punto in cui l’intestino tenue diventa intestino crasso (è un punto piuttosto stretto).

    Un caso molto particolare è quello del gomitolo di spago: generalmente la “palla” rimane bloccata, mentre l’estremità libera del filo continua ad avanzare fino all’ano, ma visto che dall’altra parte è bloccato “tira” l’intestino su sé stesso, facendolo accartocciare.

    Tra i corpi estranei che lacerano c’è tutto ciò che può essere tagliente: un caso tipico sono i pezzi di vetro, che a volte vengono messi nelle polpette dolosamente, e che tagliano le pareti dello stomaco del cane portando a morte, in certi casi, perché i succhi gastrici possono entrare nel sangue. Qualsiasi altro utensile con un’estremità tagliente, una lametta, un pezzo di ferro, hanno lo stesso effetto e di solito non raggiungono l’intestino ma creano danni nello stomaco.

    Particolare, qui, è il tappo della bottiglia di birra: è tagliente nella parte esterna, e tende a “piantarsi” nello stomaco per diversi giorni, funzionando come una sega a lama rotante e creando enormi danni.

    Tra gli oggetti ingeriti che bucano c’è praticamente di tutto: penne, giocattoli che hanno un’estremità appuntita (le pecore del presepe), pezzi di legno, sassi, frammenti di ossa, forbicine, più o meno qualsiasi cosa. Questi sono i peggiori perché generalmente riescono ad arrivare nell’intestino, dove le pareti sono sottili e possono perforarle. Se il materiale digerito e i batteri escono dall’intestino tramite il buco e arrivano nella cavità in cui si trova, il peritoneo, causano una peritonite istantanea con dolore fortissimo.

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    I sintomi da corpo estraneo ingerito

    È difficile stilare una serie di sintomi in questo caso, principalmente perché ogni caso è diverso; in generale le sostanze che si trovano nell’apparato digerente fuoriescono tramite due vie, il vomito e le feci.

    Se vediamo che l’animale ha conati di vomito, anche se poi non vomita effettivamente, potrebbe cercare di buttar fuori qualcosa; particolarmente indicative sono le tracce di sangue nel vomito, se ci sono state delle lacerazioni.

    Stessa cosa vale per le feci, che possono esserci oppure no (se il corpo estraneo ne impedisce il passaggio); in questo caso vedremo che il cane si sforza di defecare ma non riesce, in altri casi abbiamo diarrea in cui può esser presente del sangue. Attenzione anche alla melena, presenza di sangue digerito nelle feci: il suo colore in questo caso non sarà rosso, ma vedremo dei grumi neri, il sangue che proviene dallo stomaco ed è rimasto nell’apparato digerente per molto tempo.

    Nel caso di perforazione l’animale avrà un forte dolore e ci renderemo subito che c’è qualcosa che non va; l’importante è correre immediatamente da un veterinario, perché la peritonite può essere mortale.

    Il trattamento

    C’è solo un modo per curare questo tipo di situazione, ed è quello di rimuovere il corpo estraneo: questo può farlo solamente un veterinario chirurgo, che aprirà l’addome dell’animale e andrà a rimuovere l’oggetto o gli oggetti ingeriti.

    Nel caso di oggetti metallici, sassi o ossa, oggetti densi che si vedono bene nelle radiografie, le cose saranno più semplici perché sappiamo già dove cercare; per le cose meno dense come plastica o spago le cose sono più complesse, perché non sempre si riesce a capire che ci sono (non si vedono nelle lastre); è il padrone a dover seguire il cane quando è a casa e cercare di capire se ci sia un oggetto mancante, in modo da poter dare tutte le possibili informazioni utili al veterinario ed evitando, nel caso la causa non risultasse un corpo estraneo, di aprire inutilmente l’addome dell’animale.

     
       
  • Il diabete insipido del cane e del gatto: impariamo a conoscerlo

    Il diabete insipido è una malattia che può colpire sia i cani che i gatti. È una problematica piuttosto rara, ed è molto diverso dal diabete “normale” (il diabete mellito, causato da una carenza di insulina a cui dedichiamo una scheda apposita).

    I sintomi sono pochi, e spesso non ci rendiamo conto che c’è un problema se non facciamo attenzione. Sono però le cause di questa malattia a dover essere individuate, in quanto a causa del meccanismo d’insorgenza del diabete insipido, molto spesso può essere dovuto alla presenza di un tumore sito in un punto in cui sarebbe molto difficile scoprirlo se non svolgendo analisi specifiche.

    Che cos’è

    La parola “diabete” deriva dal greco e significa “scorrere verso il basso”. Questo è un riferimento a due dei sintomi del diabete, la poliuria ovvero l’orinazione molto abbondante e la polidipsia, ovvero una sete molto maggiore del solito. Sembra quasi che l’animale beva tanto per poi gettare tutta l’acqua nelle urine, come se gli “scorresse” dentro al corpo.

    C’è una differenza importante tra il diabete mellito e il diabete insipido: nel secondo, infatti, la glicemia (quantità di zuccheri nel sangue) è assolutamente normale, così come non c’è zucchero nelle urine, che infatti non sono dolci.

    Questa malattia è dovuta, in pratica, all’incapacità di concentrare le urine. Nei reni, infatti, passa il sangue che viene filtrato, da cui viene espulsa l’acqua con le sostanze di scarto. Parte dell’acqua viene però riassorbita perché sarebbe inutile sprecarne troppa, in particolare quando c’é carenza come nelle giornate particolarmente calde.

    Il riassorbimento avviene in base allo stimolo di un’ormone che si chiama ADH o Ormone Antidiuretico. Questo ormone stimola il riassorbimento dell’acqua nel rene, acqua che torna nel sangue rendendo le urine più concentrate e minimizzando gli sprechi.

    L’ADH è prodotto da una parte piuttosto protetta del cervello: si chiama ipotalamo ed è nella parte inferiore dell’organo, sotto la quale si trova uno spesso strato di ossa con una fossetta. La fossetta è l’alloggiamento dell’ipofisi, una ghiandoletta minuscola fatta a goccia che produce la maggior parte degli ormoni dell’organismo (e in cui l’ADH arriva per essere liberato nel sangue).

    Il diabete insipido può derivare da due cause: la prima è che venga prodotto meno ormone e, quindi, venga riassorbita meno acqua e le urine siano meno concentrate (di conseguenza l’animale beve di più per compensare la perdita di acqua); la seconda è che il rene diventi meno sensibile all’ormone che viene però prodotto normalmente, e il risultato è lo stesso.

    German Shepherd Peeing

    Sintomi e conseguenze

    I sintomi di questa malattia, praticamente, non ci sono. Gli unici sono quelli che abbiamo già descritto, ovvero una grande quantità di urine prodotta e una sete enorme in condizioni atmosferiche normali.

    Una prova che può essere fatta in casa giusto per valutare le differenze è questa: quando il cane sta bene mettiamo l’acqua la mattina in un contenitore graduato e vediamo, a sera, quanta ne ha bevuta. Ripetiamo questa operazione per vari giorni così da fare una media, quando il cane è ovviamente adulto e non cresce.

    Potremo far riferimento a questi valori quando vorremo per sapere se il consumo di acqua aumenta di molto, e riferirli al veterinario qualora si presentasse il problema.

    Ma perché fare tutte queste cose se la malattia di per sé non fa praticamente nulla? Per rispondere dobbiamo porci un’altra domanda: perché improvvisamente l’ormone ha smesso di funzionare?

    Le cause sono fondamentalmente due, la prima è che ci sia un piccolo tumore nell’area in cui l’ormone viene prodotto (area difficilmente visibile “per caso”), mentre la seconda è la causa accidentale che ha “scombussolato” la produzione nel cervello o la risposta renale. In ogni caso è una situazione da non sottovalutare ma conviene parlare con il veterinario per cercare di capire quale sia la causa della malattia ed agire di conseguenza (soprattutto nel caso del piccolo tumore nascosto che potrebbe crescere).

    Il veterinario potrà agire cercando per prima cosa di capire dove sta il problema, se ai reni o al cervello (verrà somministrato ormone sintetico e valutata l’urina: se i reni risponderanno il problema sarà del cervello che non lo produce, in caso contrario del rene che è insensibile).

    A questo punto sarà possibile fare analisi approfondite per capire da dove deriva la malattia. L’importante, come già detto, è non sottovalutare la situazione dal punto di vista del padrone visto che le conseguenze potrebbero essere molto, molto gravi.

  • Heat strokes in dogs and cats

     Among the diseases that can affect a dog or a cat, the heat stroke is probably the most urgent. Death can occur in a very short time if we don’t act proptly.

    It is important to know how to recognize the symptoms and know how to act immediately, even before taking the animal to the nearest veterinary clinic: 10-15 minutes of travel could be too much to reach the clinic.

    What is heat stroke?

    One of the functions necessary for animals is the regulation of body temperature. Vital organs only function in a certain range of temperatures, and each animal has its own methods of maintaining it: there are some like reptiles that “sunbathe”, hibernating when it is cold so they do not lose heat and there are others , such as dogs or cats, which use the energy ingested with food.

    When it is cold, the heat must be kept in the organism; when it is hot, it must be expelled. We do it with sweat. Cats and dogs don’t do this because they simply dont sweat.

    If the heat expulsion mechanism stops working, it will accumulate in the body and be life-threatening.

    Cats are generally less subjected because they are desert animals (felines in general) and control body heat better.

    In any case, the expulsion of heat in pets takes place with the breath, with which warm humidity is released and the body temperature is lowered.

    Because of some poisons that cause involuntary muscle contractions heat is generated. The typical situation are dog that remain tied up without water in the sun, or locked in the car in the sun in summer with the windows closed.

    As long as the animal has moisture in its body that conveys the heat to be expelled, it will do so simply by breathing; then it will remain dehydrated, and so the heat will remain inside the organism, bringing the temperature up to 40º-41º.

    Symptoms

    The first thing we notice is certainly the laboured breathing, which is accompanied by abundant salivation; due to the lack of water, saliva is very thick. The mucous membranes of the tongue and gums are visibly red.

    This will start a series of typical symptoms: the animal will no longer control its muscles, so we will see involuntary muscle contractions accompanied by diarrhoea, often with the presence of blood, due to the fact that control is also lost on the intestinal muscles. Vomiting, on the other hand, is rarer.

    This will lead to the incoordination of movements and then to fainting, small movements in search of points sheltered from the sun, and in some cases even convulsions. If you don’t act quickly, coma and death can ensue.

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    How to act to avoid heat strokes

    Firstly, you need to see where the symptoms are: if you see a dog tied up in the sun that, however, behaves normally, provide a bowl of fresh water and try to track down the owner or contact the traffic police, who can bring it away without legal consequences with the owner. If a dog is locked in the car, you can theoretically break through the window (pursuant to article 54 of the penal code) but if you call the brigade, let them do it if the dog is still “awake”.

    When you have direct contact with the dog, if the state of heatstroke is advanced, first take him to the shade in a cooler place.

    Provide water carefully: a little water at a time, because if they drink too much all together you risk suffocating. If you can get him to a vet quickly, the fluids will be given via a drip directly into a vein which is a safer way.

    We must then spread water on the body in order to help the spread of heat on the outside, but here too we should also pay attention. We do not give ice or frozen water, because it would risk to “tighten” the vessels and less blood would flow through. The heat will be dissipated in the worse way possible.

    If we have a fan available, let’s aim it at the wet animal in order to favour its spread even more. If we have alcohol available, pour it into the points such as the neck and armpits where the blood vessels are more superficial, as it helps to dissipate heat.

    When the animal begins to move again, or to “recover”, let’s take it immediately to a veterinary clinic. It would be a good idea to call as soon as we leave. If we call the clinic on time they will be able to prepare the room with all the precautions on time as soon as you get there. They will be able to immediately intervene without wasting any time, as well as helping you through the phone call on the spot when you are on your own.  

     

  • La terza età del cane e del gatto: i consigli per affrontarla

    Proprio come per l’uomo, anche per i nostri animali arriva ad un certo punto il periodo della terza età, con tutti i problemi che comporta. Per quanto riguarda il gatto, in genere si può definire anziano a partire dai 12-13 anni. Per il cane il discorso è più complesso, perché l’età media può variare in base alla razza e alla taglia dell’animale. Per questo il cane entra nella fase della vecchiaia a partire dagli 11 anni per le taglie molto piccole, 10 anni per le taglie medie, 8-9 anni per quelle grandi e 7 circa per quelle giganti.

    La terza età comporta inevitabilmente una serie di modificazioni nel carattere e nell’organismo dell’animale, proprio come avviene per noi. I principali aspetti che iniziano a cambiare possono includere:

    • Diventa più sedentario e meno attivo;gatto-con-occhiali-anziano

    • L’umore si modifica, e possono manifestarsi comportamenti inusuali, come ansia, fobie, aggressività e depressione;

    • Tende a mangiare di meno;

    • Le articolazioni si indeboliscono e l’animale ha difficoltà a correre o persino a camminare;

    • Compaiono i primi peli bianchi sul muso;

    • Il mantello diventa più ispido e secco;

    • Può ridursi la vista e/o l’udito;

    • Sente di più il freddo;

    • Si indebolisce il sistema immunitario, esponendo l’animale alle infezioni;

    • Può formarsi il tartaro sui denti, con un alito particolarmente maleodorante;

    • La digestione è più lenta e difficile;

    • Il transito intestinale diventa lento, per cui può manifestarsi la stitichezza;

    • Può perdere il controllo della vescica o dell’intestino, con problemi di incontinenza;

    • Possono comparire patologie dei polmoni, del cuore o dei reni.

    Se non vengono trattati nel migliore dei modi, tutti questi aspetti possono influire negativamente sulla vita del nostro animale, portando a problemi più difficili da risolvere. I cani e i gatti anziani, infatti, sono più sensibili anche alla depressione, proprio perché perdono lo stimolo a giocare con il proprietario e non possono più fare delle lunghe passeggiate all’aperto come prima.

    I consigli per affrontare la terza età

    Per rendere la terza età dei nostri animali un periodo sereno, dovremmo seguire diversi consigli per aiutarli ad accettare le inevitabili modificazioni del proprio stile di vita. Vediamo i principali:

    • Regolare l’alimentazione: l’animale anziano ha esigenze nutrizionali diverse da quello giovane. Il fabbisogno alimentare, cioè la quantità di cibo necessaria per affrontare al meglio la giornata, è inferiore. Sarà lui stesso a mangiare di meno, ma sta a noi offrirgli un alimento adeguato. I problemi a denti e gengive, e le difficoltà gastrointestinali necessitano di un mangime specifico per gli animali anziani, molto digeribile e facilmente masticabile;

    • Migliorare l’umore: non lasciate che il vostro cane o il vostro gatto si chiuda in se stesso. Trascorrete sempre del tempo insieme a lui, stimolando il gioco e l’interazione;cane-anziano-con-occhiali

    • Sistemate la cuccia: cercate di renderla più comoda e più calda, magari con un cuscino imbottito e una coperta. Il cane e il gatto anziano con disturbi articolari potrà avere più difficoltà ad alzarsi dalla cuccia se non è abbastanza comoda, e sarà comunque utile tenerla più al caldo;

    • Mantenete l’ambiente sicuro: se la vista del vostro amico inizia a peggiorare, fate in modo che abbia sempre la possibilità di gironzolare per la casa senza che rischi di inciampare negli oggetti o di urtare contri i mobili spostati;

    • Spazzolatelo: il pelo dell’animale anziano può diventare più secco, per cui richiede una toelettatura più accurata. Cercate di spazzolarlo tutti i giorni e mantenetelo pulito e idratato con dei prodotti specifici;

    • Rinforzate l’organismo: fatevi consigliare dal vostro veterinario degli integratori specifici per i vari problemi del vostro amico, da quelli specifici per i problemi articolari a quelli dei singoli organi;

    • Agite sull’incontinenza: con l’avanzare dell’età, il vostro animale potrebbe iniziare a “farla” in giro per casa. Portate più spesso fuori il cane o sistemate delle lettiere più basse e facilmente accessibili per il gatto. Un’idea potrebbe essere quella di sistemare un tappetino igienico monouso in un angolo della casa, per quando proprio non ce la fa più a trattenerla;

    • Non lasciatelo in luoghi troppo freddi o troppo caldi: fate in modo che il vostro amico non resti al freddo, ma neppure in zone troppo esposte al sole. Se ne avete la possibilità, permettete al cane anziano di restare in casa nelle giornate più fredde o adibite una zona del giardino appositamente per lui;

    • Curate l’igiene dei denti: il tartaro è uno dei problemi tipici dell’invecchiamento. Cercate di lavare i denti al vostro cane regolarmente, oppure utilizzate dei dentifrici spray molto utili per gli animali che non sono abituati allo spazzolino;

    • Occhio alle unghie: gli animali anziano camminano di meno, per cui dovrete fare più attenzione a tagliare regolarmente le unghie, che possono crescere più velocemente ed incarnirsi;

    • Programmate dei check-up periodici: la salute del cane e del gatto anziano deve essere monitorata più spesso rispetto agli animali giovani. Per questo cercate di programmare delle visite a scadenza periodica, e portate immediatamente il vostro amico dal veterinario se notate delle anomalie.

    Conoscere tutti gli aspetti che possono cambiare durante la terza età, accettarli ed affrontarli è un grande gesto d’amore che dobbiamo fare per chi ci ha tenuto compagnia per tutta la propria vita.

  • Prime cose da fare quando si adotta un gatto

    Hai deciso di aumentare il numero dei componenti della tua famiglia adottando un gatto, ma proprio non sai da dove cominciare per dargli l’accoglienza che merita? Allora questa guida fa proprio al caso tuo.

    Che si tratti di un gattino appena svezzato o di un gatto già adulto, sono molte le cose da sapere quando si decide di portare a casa un nuovo amico a quattro zampe. L’ambiente in cui vivrà, la convivenza con i coinquilini umani, le regole da stabilire, sono tutti aspetti che bisogna prendere in considerazione già in partenza, per fornire il giusto equilibrio al nuovo arrivato. Vediamo tutto quello che c’è da sapere quando si adotta un gatto.

    Prepararsi ad accogliere il gatto

    Per prima cosa, dobbiamo assicurarci di avere a disposizione tutto quello che servirà al nuovo arrivato. Tra gli oggetti che non devono mai mancare, verifichiamo di procurarci:

    • Trasportino: che sia in tessuto morbido o in plastica dura, il trasportino può sempre servire per poter provvedere allo spostamento del gatto in modo sicuro e non traumatico. Vi sarà utile se dovrete andare a prendere il nuovo arrivato dal gattile o dalla vecchia casa, ma soprattutto per portarlo dal veterinario o in viaggio. I gatti, rispetto ai cani, tendono a scappare e a nascondersi se si trovano in un posto sconosciuto o affollato, per cui è sempre necessario munirsi di un trasportino con chiusure di sicurezza;gattino nella lettiera

    • Cassettina igienica: in commercio ne esistono di tutte le forme e colori, ma qualunque recipiente abbastanza basso, riempito di sabbietta, sarà comunque gradito dal nuovo gatto. Già da piccoli, infatti, i gatti assimilano il comportamento della madre, per cui iniziano ad utilizzare in maniera automatica il terreno del giardino o la sabbietta igienica che gli viene messa a disposizione, senza poterne più fare a meno. Ricordate di acquistare anche una palettina apposita, per poter rimuovere tutti i “bisognini” del gatto dalla cassettina;

    • Cuccia: molto probabilmente il nuovo arrivato nemmeno la guarderà, dal momento che i felini preferiscono scegliere da soli i rifugi più isolati e sicuri. In ogni caso, può sempre servire una cuccia calda e pulita. Scegliete quella che più preferite, dalla classica cesta di vimini a cuscini imbottiti e lettini, purché sia dotata di un lenzuolo o una coperta lavabile;

    • Cibo: se il gatto è adulto, ampia libertà di scelta. Per i gatti più piccoli, invece, dovrete acquistare del mangime specifico per gattini, più digeribile e facilmente masticabile. Lo stomaco di un gattino è molto delicato, quindi evitate di dargli alimenti non adatti alla sua dieta, ed evitate anche il latte. Contrariamente a quanto si crede, il gatto non è in grado di digerire un latte diverso da quello della propria madre, per cui potreste provocargli una grave diarrea;

    • Ciotole: il vostro gatto avrà bisogno di ciotole in cui mangiare e bere, quindi scegliete quelle che più vi piacciono, purché siano facilmente lavabili ed accessibili dal muso del gatto;

    • Giocattoli: su questo aspetto potrete davvero sbizzarrirvi nell’acquisto di topini, esche per gatti, corde e tutto quello che volete. Ricordate però che i gatti possono ingerire alcune parti dei giocattoli, quindi verificate di aver rimosso tutto quello che potrebbe fargli gola, come code o nastri sottili;

    • Kit per la toelettatura: abituare il gatto sin da piccolo alla spazzola e al tagliaunghie è un ottimo suggerimento per non avere problemi in futuro. Fatevi consigliare dal negoziante di fiducia nella scelta.

    Adesso che avete tutto, ma proprio tutto quello che serve al nuovo gatto, non vi resta che disporlo in modo da rendere la casa più accogliente. Posizionate la cuccia, la cassettina igienica e le ciotole in punti della casa poco affollati, ai quali possa accedere senza sentirsi osservato.

    L’arrivo a casa

    Se il nuovo gatto vi è stato affidato all’interno del trasportino, potrebbe essere utile lasciarlo a sua disposizione per i primi giorni. Portatelo nella stanza che avrete organizzato per lui, aprite lo sportellino ed allontanatevi. Resistete alla tentazione di infilare un braccio all’interno per accarezzare o, peggio ancora, tirar fuori il gatto. Un gatto spaventato sa usare bene le unghie!

    gattino spaventato si nascondeNon assillatelo, e lasciatelo libero di capire cosa sta succedendo, dove si trova e quali sono le vostre intenzioni. Riempite la ciotola del cibo e dell’acqua, tenete d’occhio la cassettina igienica e non spaventatevi se sembra essersi smaterializzato. Probabilmente è solo riuscito ad individuare il punto più nascosto della vostra casa.

    Se in casa ci sono altri animali, cani, gatti, criceti e altre specie, allora dovreste cercare di limitare gli incontri almeno per il primo periodo. Fate in modo che il nuovo arrivato abbia una stanza tutta per sé, posizionando magari le ciotole accanto alla porta chiusa. In questo modo gli altri animali avranno un certo “preavviso” per prepararsi psicologicamente all’arrivo di un nuovo inquilino. Lasciate che percepiscano la presenza reciproca attraverso la porta chiusa, senza che si incontrino. Fategli annusare l’odore dell’altro sulle vostre mani o sui vostri vestiti, in modo che non si facciano prendere da terrore o gelosie, ma solo dalla curiosità.

    Quindi potrete procedere ad organizzare dei brevi incontri, sempre sotto la vostra supervisione. Evitate di coccolare il nuovo arrivato in presenza dei gatti “storici”, per evitare che questi si offendano o diventino gelosi.

    Se invece avete dei bambini piccoli, insegnategli a rispettare i tempi e gli spazi del nuovo amico, mostrandogli come comportarsi. Il gatto già normalmente odia farsi torturare, figuriamoci quando non si è ancora abituato alla vostra presenza. Una volta che avrete preso confidenza, fate vedere al vostro bambino come accarezzarlo e come prenderlo in braccio. Ricordategli sempre che il gatto non è un giocattolo, ma un amico, per cui non dovrà tirargli la coda, i baffi o disturbarlo.

    La visita dal veterinario

    Quando si adotta un nuovo gatto, grande o piccolo che sia, bisogna sempre portarlo dal veterinario, possibilmente entro il primo giorno dall’arrivo in casa. Infatti alcuni gatti, soprattutto se raccolti dalla strada, potrebbero avere delle malattie, che pertanto vanno curate. Il veterinario potrà fare una prima visita per stabilire lo stato di salute del gatto, quindi potrà procedere con la sverminazione per rimuovere eventuali parassiti intestinali e in seguito con le vaccinazioni. Far entrare un gatto non vaccinato a contatto con i gatti di casa può esporre entrambi al rischio che si trasmettano delle malattie. Qualche giorno dopo la vaccinazione, potrete iniziare a farli incontrare.

    Le regole

    Man mano che il gatto ha iniziato a prendere confidenza con la casa e con chi ci vive, potrebbe cominciare a sfoggiare tutto il proprio entusiasmo. Lasciate che si sfoghi giocando e correndo a più non posso, ma ricordatevi di iniziare a stabilire le prime regole. gattino con tiragraffi

    • Non graffiare o mordere: per questo ci sono i suoi giocattoli. Se dovesse iniziare ad attaccare le vostre mani, basterà un “no!” chiaro e deciso, allontanandovi;

    • Non distruggere la tappezzeria: una delle cose più interessanti della casa agli occhi del gatto è quel bracciolo del divano, che sembra perfetto per affilarsi le unghie. Bene, acquistate un tiragraffi, e fategli capire che può distruggere solo ed esclusivamente quello;

    • Non salire sul tavolo: molti gatti indisciplinati potrebbero saltare sul tavolo durante il pranzo o, peggio ancora, sui fornelli. Oltre ad essere antigienico, è anche pericoloso, per cui ricordatevi di dirgli di non farlo. Se non dovesse bastare, procuratevi un semplice spruzzino, che troverete facilmente anche al reparto giardinaggio del supermercato. Quando il vostro gatto farà qualcosa di sgradito, spruzzategli dell’acqua addosso, senza che si accorga che siete stati voi. Assocerà per sempre quell’azione a qualcosa di spiacevole.

    Ricordate che i gattini sono molto ricettivi, per cui tutto quello che gli insegnerete da piccoli, lo ricorderanno da adulti.

    Adesso che avete gettato le basi per un buon principio di convivenza reciproca, non vi resta che godervi ogni singolo minuto che trascorrerete in compagnia del vostro nuovo amico.

  • Le principali vaccinazioni del cane

    Le vaccinazioni rappresentano un aspetto fondamentale nella vita del cane e del gatto. Il loro obiettivo è quello di proteggere l’animale da alcune delle principali malattie infettive. Quando si adotta un cucciolo, è molto importante portarlo subito dal veterinario, che provvederà a sottoporlo ad un’accurata visita generale per poi iniziare il piano vaccinale. A proposito di vaccini, sono molte le domande e i dubbi che i proprietari di cani rivolgono al veterinario. Cerchiamo di chiarire quelli più frequenti.

    A che età bisogna iniziare a vaccinare il cane?

    Il periodo ideale a partire dal quale si può vaccinare il cane è intorno alle 8 settimane di età.

    cane veterinario fonendoscopioPrima di questo periodo il cucciolo ha già delle difese “ereditate” dalla madre attraverso l’allattamento. Nel latte materno, infatti, sono contenute delle particolari strutture, dette “anticorpi”, che vengono prodotti dall’organismo ogni volta che incontra uno specifico virus o batterio. Questi anticorpi hanno il compito di memorizzare la minaccia appena incontrata, per respingerla in caso di un secondo attacco. Una volta che gli anticorpi materni sono stati trasferiti al cucciolo attraverso il latte, lo proteggeranno da molte malattie infettive.

    Purtroppo la durata di questi anticorpi è abbastanza breve, quindi dopo circa sei o sette settimane, il cucciolo tornerà ad essere esposto alle malattie. È proprio per questo che è importante intervenire con la vaccinazione quando le difese ereditate dalla madre sono al minimo delle forze. Se intervenissimo troppo presto, gli anticorpi della madre potrebbero interferire con i vaccini. Al contrario, vaccinando il cucciolo oltre questo periodo, rischieremmo di lasciarlo esposto troppo a lungo al rischio che possa contrarre delle malattie.

    In ogni caso il piano vaccinale ideale deve essere stabilito dal veterinario sulla base di una serie di informazioni, come l’età del cane al momento dell’adozione oppure l’età e la frequenza delle precedenti vaccinazioni.

    Quali sono le malattie per le quali esiste un vaccino?

    Le malattie per le quali la vaccinazione è obbligatoria o consigliata includono:

    • Parvovirosi o Gastroenterite emorragica: è una malattia che può diventare molto grave. È facilmente trasmissibile soprattutto nei canili o se vivono insieme molti cani. Prevede un alto tasso di mortalità soprattutto nei cuccioli, che possono morire per disidratazione anche nel giro di uno o due giorni. La Gastroenterite emorragica è causata dal Parvovirus, che si posiziona nell’intestino dell’animale, causando vomito, diarrea intensa con sanguinamento abbondante nelle feci;

    • Cimurro: è una malattia con un tasso di contagio molto elevato. È causata da un virus appartenente alla stessa famiglia di quello che provoca il morbillo nell’uomo, ma nel cane comporta conseguenze differenti. Possono manifestarsi inizialmente sintomi simili al comune “raffreddore”, con febbre, tosse e starnuti, per poi comparire disturbi gastrointestinali, come vomito e diarrea. Nell’ultimo stadio dell’infezione il virus raggiunge il cervello, dove provoca danni gravi e irreparabili. Infatti, gli animali che riescono a superare questa malattia, devono convivere con alcuni sintomi neurologici, come paresi, tic nervosi o convulsioni;

    • Epatite infettiva del cane: si tratta di una malattia infettiva virale che colpisce il fegato, provocata da un virus definito Adenovirus CAV-1. Il cane può contrarre il virus semplicemente annusando feci o solo tracce lasciate da un cane infetto. L’epatite infettiva si manifesta con febbre molto alta, forti dolori addominali, vomito, diarrea e un tipico colorito giallognolo delle gengive. Il vaccino previsto per prevenire l’epatite infettiva può essere sia quello a base di Adenovirus CAV-1, che il simile CAV-2, responsabile soprattutto di sintomi respiratori (la “Tosse dei canili”); vaccino medicinale siringa

    • Leptospirosi: è un’infezione provocata da un batterio, chiamato Leptospira. Il cane può infettarsi tramite il contatto con un animale malato, oppure ingerendo acqua stagnante contaminata da topi e ratti. Le conseguenze della leptospirosi si manifestano prima a livello gastrointestinale, con vomito, diarrea e dolori addominali. In seguito il batterio può attaccare i reni ed il fegato del cane. La leptospirosi può infettare anche l’uomo, per cui è molto importante vaccinare il proprio cane nei confronti di questa malattia;

    • Parainfluenza canina o bronchite infettiva: è meglio conosciuta come “tosse dei canili”, ed è causata da una serie di microrganismi, tra cui l’Adenovirus CAV-2, il virus della Parainfluenza ed il batterio Bordetella bronchiseptica. La vaccinazione nei confronti di questo virus non previene il contagio, ma ne riduce significativamente la gravità della sintomatologia.

    Tra le altre vaccinazioni che possono essere eventualmente somministrate al cane, rientra anche quello per la Rabbia, che in ogni caso non è più obbligatorio in Italia, ma può essere richiesto per alcuni viaggi all’estero o in alcune situazioni particolari in cui la malattia si presenti in un territorio.

    Recentemente è stato introdotto anche un vaccino per la Leishmaniosi, un’infezione trasmessa tramite la puntura dei pappataci ospitanti il microrganismo responsabile della malattia. Su questo vaccino ci sono ancora pareri contrastanti, per cui non rientra ancora nelle vaccinazioni obbligatorie del cane.

    Ogni quanto bisogna ripetere le vaccinazioni?

    I cosiddetti “richiami” servono al sistema immunitario per rinforzare le difese dell’organismo nei confronti di una malattia specifica. In parole povere, servono proprio a “rinfrescare la memoria” alle cellule del sistema immunitario.

    Generalmente nei cuccioli, dopo la prima vaccinazione, è necessario eseguire il primo richiamo dopo 3-4 settimane. Un secondo richiamo può essere effettuato nei cuccioli a distanza di altre 3-4 settimane, per poi ripeterlo annualmente.

    Se dobbiamo vaccinare un cane adulto, mai sottoposto ad alcuna vaccinazione precedente, sarà necessario un solo richiamo dopo 3-4 settimane dalla somministrazione del primo vaccino. In seguito si potrà procedere con richiami annuali.

    Solo nel caso del vaccino per la Leptospirosi, per i cani a rischio (in relazione al loro stile di vita, ad esempio i cani da caccia) sono previsti richiami semestrali anziché annuali, a causa della breve durata del suo effetto.

    Un avvertimento molto importante per chi ha appena adottato un cucciolo è quello di resistere alla tentazione di portare subito a spasso il proprio cane prima di averlo vaccinato. Aspettate piuttosto qualche giorno, per lasciare al sistema immunitario tutto il tempo necessario per garantire una piena protezione nei confronti delle malattie.

  • Le principali vaccinazioni del gatto

    Uno degli aspetti con cui i proprietari di animali devono fare i conti è quello delle vaccinazioni. Che si tratti di gattini appena adottati o di gatti adulti, il vaccino è un appuntamento importante per la salute del nostro amico a quattro zampe. La funzione delle vaccinazioni, infatti, è quella di proteggere il cane o il gatto da eventuali malattie che potrebbero mettere seriamente in pericolo la sua salute. Vediamo quali sono i principali vaccini per il gatto ed alcune informazioni sulle vaccinazioni.

    Perché è importante vaccinare il proprio gatto?

    Nelle prime ore di vita, il gattino riesce ad assumere attraverso il primo latte materno, detto “colostro”, tutti gli strumenti necessari per difendersi da eventuali malattie. Infatti nel latte sono contenuti gli anticorpi materni, delle vere e proprie armi che l’organismo possiede e può produrre ogni volta che subentra una minaccia.

    gattino dal veterinario vaccinoNel corso della nostra vita, infezione dopo infezione, ognuno di noi può arricchire il proprio “armamentario” con anticorpi diversi, specifici per ogni virus, batterio e altri microrganismi. In questo modo, tutte le volte che uno di questi si ripresenti, l’organismo potrà utilizzare gli anticorpi già prodotti per sconfiggere in modo rapido e mirato la minaccia. Allo stesso modo, potrà produrne di nuovi ogni volta che incontra un nuovo “nemico”.

    Tutti gli anticorpi che una gatta ha avuto modo di “collezionare” durante la sua vita, vengono trasmessi alla prole attraverso l’allattamento, andando a costituire le prime difese dei piccoli. Questa importante difesa è pienamente attiva per circa sei, massimo sette settimane, dopo le quali gli anticorpi materni tendono a ridursi, lasciando quindi la prole scoperta dal rischio di infezioni.

    È proprio a partire dall’ottava settimana di vita, infatti, che bisogna iniziare a vaccinare il gattino, in modo da andare a riempire quel vuoto lasciato dagli anticorpi materni.

    Come funziona il vaccino?

    Il vaccino ha il compito di stimolare l’organismo a produrre nuovi anticorpi, specifici per un determinato microrganismo. All’interno del vaccino, infatti, sono contenute delle piccole parti di virus o batterio, che sono state modificate in modo da renderle assolutamente inoffensive. Quando vengono iniettate nel gatto, queste parti vanno a stimolare il sistema immunitario del gatto, che risponderà producendo anticorpi perfettamente in grado di contrastare un attacco da parte di quello specifico virus o batterio.

    Quali sono i principali vaccini del gatto?

    Le malattie per le quali è possibile vaccinare il gatto sono diverse da quelle previste per il cane. Tra i principali vaccini previsti per il gatto troviamo:

    • Rinotracheite infettiva virale: il microrganismo responsabile è un “Herpesvirus”, della stessa famiglia del virus che provoca la comparsa del ben noto ”Herpes” sulle nostre labbra. Nel gatto questo virus si manifesta con sintomi respiratori, come tosse, starnuti, scolo nasale abbondante, lacrimazione e febbre. Il vaccino per la Rinotracheite infettiva virale rientra tra le vaccinazioni obbligatorie del gatto;

    • Calicivirosi felina: è una delle malattie infettive più frequenti nel gatto, provocata dal “Calicivirus”. Questo virus si posiziona nell’apparato respiratorio, dalla trachea fino a bronchi e polmoni, dando sintomi molto simili a quelli del raffreddore, come tosse, starnuti e scolo nasale. A questi si aggiungono spesso anche le ulcere sul palato o sulla lingua, delle ferite abbastanza estese, che provocano molto dolore nel gatto. Il tasso di contagio è piuttosto elevato, per cui il vaccino per la Calicivirosi felina è uno dei primi che deve essere fatto ed è stato inserito tra le vaccinazioni obbligatorie del gatto;vaccino per gatti

    • Panleucopenia infettiva virale: è una malattia molto pericolosa per il gatto, in grado di provocare gravi sintomi gastrointestinali, come vomito, diarrea emorragica, febbre e disidratazione. La comparsa dei sintomi è spesso talmente rapida e talmente intensa da associare a questa malattia un alto tasso di mortalità. Per questo motivo il gatto, già dalle prime settimane di vita, deve essere obbligatoriamente vaccinato per questa malattia;

    • Clamidiosi: è una malattia provocata da un batterio che attacca soprattutto l’occhio del gatto. I sintomi principali includono una lacrimazione abbondante, spesso con muco o pus, starnuti e tosse. Questa vaccinazione non è obbligatoria, ma è consigliata nei gatti che vivono in gattili o zone popolate da più gatti;

    • FeLV o Leucemia felina: il vaccino per la FeLV è stato introdotto da poco. Non è obbligatorio, ma è consigliato per i gatti che hanno contatti frequenti con altri gatti randagi o a rischio d’infezione. Questo virus induce una diminuzione delle cellule del sistema immunitario, per cui i gatti con la Leucemia felina sono più soggetti ad altre infezioni secondarie e persino a tumori;

    • Rabbia: questo vaccino non è più obbligatorio nel nostro Paese, vista la significativa riduzione della diffusione della rabbia. In caso di viaggi all’Estero o trasferimenti, è comunque necessario consultare il piano vaccinale nazionale.

    Generalmente le tre vaccinazioni obbligatorie sono incluse in un unico vaccino, detto appunto “trivalente”. Questo prevede una copertura nei confronti della Rinotracheite infettiva, della Calicivirosi e della Panleucopenia felina.

    È possibile richiedere anche un nuovo vaccino “tetravalente”, che oltre a queste infezioni, copre anche dal virus della Leucemia felina.

    Quando si deve fare la prima vaccinazione? E i richiami?

    Tutti i gattini a partire dalle 8 settimane di età devono essere sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie.

    Il primo richiamo deve essere necessariamente effettuato a distanza di quattro settimane dal precedente, per poi ripetere la vaccinazione ogni anno.

    Il veterinario provvederà ad inserire data ed informazioni di ogni vaccinazione sul libretto sanitario del vostro gatto, indicando anche la data prevista per i singoli richiami.

  • Sangue nelle urine del gatto: cosa significa e cosa fare

    La presenza di tracce di sangue nelle urine del gatto può essere il segnale di un problema abbastanza frequente nei felini domestici, ovvero i disturbi delle vie urinarie. Riconoscerli e comprendere le cause è il primo passo per aiutare i nostri gatti.

    Ematuria è il termine medico utilizzato per descrivere la presenza di sangue nelle urine, che assumono una colorazione rosata, più o meno intensa a seconda della quantità di sangue. Questo sintomo è spesso associato ad altri segnali che il gatto può manifestare in presenza di vari disturbi, tra cui:

    • Poliuria: il gatto urina spesso;

    • Disuria: il gatto assume la posizione solita per urinare, ma non riesce ad eliminare nulla;

    • Stranguria: il gatto prova dolore durante la minzione, per cui miagola e si lamenta;

    • Periuria: il gatto tende ad urinare in luoghi inappropriati della casa, spesso davanti al proprietario;

    • Il gatto si lecca spesso la zona dei genitali, perché prova bruciore e fastidio.

    Tutti questi sintomi possono essere associati ad una condizione patologica detta FLUTD, Feline lower urinary tract disease, in italiano Patologie delle basse vie urinarie. Non si tratta di un’unica malattia, ma di un insieme di disturbi che si manifestano con gli stessi sintomi, tra cui rientra anche l’ematuria.

    Se invece il problema diventa più grave, possono comparire anche altri sintomi, tra cui:

    • Rifiuto del cibo e dell’acqua;

    • Febbre;

    • Vomito;

    • Confusione mentale;

    • Apatia.

    Le cause

    Le cause principali che possono comportare la presenza di tracce di sangue nelle urine del gatto sono:

    • Cistite idiopatica felina o FIC: è la causa più frequente dell’ematuria. Il nome di questo disturbo può sembrare complesso, ma in realtà non lo è. La cistite è definita in modo generale come l’infiammazione della vescica, il “sacchetto” che raccoglie l’urina prima di eliminarla. Idiopatico invece è il termine che si utilizza in ambito medico per indicare tutte quelle condizioni per le quali non ci sia una causa accertata, ma solo diverse ipotesi. A questo proposito, tra le varie teorie che sono state avanzate nel corso degli anni a proposito della FIC, quella più accreditata è l’ipotesi nervosa. Secondo questa teoria, alcune situazioni possono essere stressanti per il gatto, come la mancanza di attività fisica o la convivenza con altri animali, ma anche alcune abitudini errate, ad esempio se il gatto beve poco e mangia solo cibo secco. Lo stress influisce su tutto l’organismo ed in particolare sul cervello, che può riversare la tensione su diverse parti del corpo, tra cui anche la vescica. In questo caso il cervello stimola la produzione di alcune sostanze, in grado di provocare nella vescica dolore, sensibilità, gonfiore, infiammazione e tutti gli altri sintomi della FLUTD. Un altro aspetto di questo meccanismo, non ancora perfettamente chiarito, è che il cervello riesce anche a ridurre il numero dei glicosaminoglicani o GAG, delle particolari sostanze che rivestono tutto l’interno della vescica, proteggendola dai batteri. In mancanza dei GAG, la vescica è più soggetta ad infezioni batteriche ed infiammazioni;calcoli urinari gatto

    • Calcoli nella vescica: sicuramente avrete già sentito parlare di calcoli, soprattutto di quelli renali, la classica “renella”. Questo problema può manifestarsi anche nei nostri gatti, ma rispetto all’uomo, in cui si trovano soprattutto nei reni o nei “tubicini” che collegano questi alla vescica, nei felini sono molto più frequenti direttamente all’interno della vescica stessa. I calcoli urinari possono essere costituiti da struvite o ossalati. Quelli di struvite sono formati da magnesio, ammoniaca e fosfati, tutte sostanze che normalmente vengono eliminate dal gatto attraverso le urine. Quelli da ossalati invece sono costituiti essenzialmente da calcio. Se l’organismo produce queste sostanze in quantità eccessive o se l’acqua assunta dall’animale è poca, possono “incollarsi”, formando dei cristalli che possono rimanere incastrati nella vescica, graffiandone le pareti o, peggio ancora, bloccando il passaggio delle urine;

    • Tappo uretrale: si verifica più frequentemente nel gatto maschio. L’uretra è un sottile “tubicino” che consente la fuoriuscita delle urine dalla vescica verso l’esterno. Nel maschio è molto più corta rispetto alla femmina, per cui si possono incastrare più facilmente calcoli e altri agglomerati. Il tappo uretrale, come dice il nome, si verifica quando qualcosa si incastra nell’uretra, bloccando parzialmente o completamente la fuoriuscita delle urine. Le conseguenze possono essere molto gravi, perché se l’urina non viene eliminata, può risalire verso la vescica e i reni, che ne risulterebbero gravemente compromessi;

    • Infezioni batteriche: la vescica è uno degli organi più esposti a tutti i batteri provenienti dall’esterno o dall’interno del corpo. L’uretra, infatti, è a contatto sia con la lettiera, il pavimento e tutto ciò su cui siede e si stende il gatto, sia con le tracce di feci presenti sul sedere dell’animale. Infatti nell’intestino, e di conseguenza anche nelle feci, sono presenti molti batteri, che se raggiungono l’uretra possono risalire fino alla vescica, provocando un’infezione;

    • Parassiti: tra i parassiti che possono occupare l’apparato urinario del gatto ci sono soprattutto Dioctophyma renale e Capillaria plica;

    • Malformazioni delle vie urinarie: possono provocare dei disturbi nella minzione;

    • Disturbi della coagulazione: possono rendere l’organismo del gatto più sensibile ad emorragie e piccoli sanguinamenti;

    • Assunzione di farmaci: se il vostro gatto ha assunto recentemente dei farmaci, chiedete al vostro veterinario se sia il caso di sospenderli;

    • Traumi: in caso di forti traumi alle vie urinarie o alle ossa del bacino, potrebbero comparire delle tracce di sangue nelle urine;

    • Tumore della vescica.

    La diagnosi

    Se nelle urine sono presenti delle tracce di sangue, è importante portare subito il gatto dal veterinario. Per poter effettuare una terapia mirata, occorre prima di tutto conoscere l’origine del problema. Il veterinario provvederà quindi ad eseguire:

    • Analisi delle urine: serve per valutare la qualità delle urine e la presenza di cristalli o batteri;

    • Prelievo di sangue: è necessario per verificare se ci sono infezioni e per capire se i reni funzionano bene;

    • Radiografia dell’addome: per valutare tutto l’apparato urinario ed eventuali problemi nelle regioni circostanti;

    • Ecografia della vescica: per esaminare lo stato della vescica.

    Dopo che il veterinario avrà accertato la causa dell’ematuria, potrà scegliere il trattamento specifico.

    Nel caso dei calcoli sarà necessario ricorrere a:

    • Dieta a basso contenuto di magnesio, per ridurre la formazione dei cristalli di struvite;

    • Farmaci che rendono le urine più acide, per evitare l’aggregazione dei calcoli;

    • Lavaggi della vescica per rimuovere i calcoli;

    • Intervento chirurgico per asportare i calcoli più grandi o bloccati.

    Per le infezioni invece sarà necessario ricorrere ad antibiotici ed antinfiammatori per alleviare il dolore.

    gatto stressato relaxLa prevenzione

    I disturbi urinari del gatto si possono prevenire attraverso alcuni accorgimenti, tra cui:

    • Scegliere del cibo specifico per i problemi delle vie urinarie, a basso contenuto di magnesio;

    • Stimolare il gatto a bere di più, lasciandogli sempre a disposizione acqua fresca e pulita;

    • Integrare il cibo secco a quello umido più volte al giorno;

    • Utilizzare integratori di GAG;

    • Aumentare il numero di lettiere in casa;

    • Stimolare di più il gatto a giocare e fare attività fisica;

    • Ridurre le fonti di stress;

    • Utilizzare dei diffusori di feromoni facciali, che aiutano il gatto a rilassarsi e a sentirsi al sicuro.

    Ricordate che la presenza di tracce di sangue delle urine può essere il sintomo di un problema anche molto grave, che deve essere sempre valutato ed esaminato dal proprio veterinario.

  • L’alimentazione per i disturbi delle vie urinarie nel cane

    I disturbi delle vie urinarie sono un problema tipico dei gatti, ma non è raro che si manifestino anche nel cane. In questo caso è molto importante riuscire a garantire al proprio animale la giusta alimentazione, che deve avere delle caratteristiche ben precise, per prevenire ed alleviare i sintomi tipici di questo problema.

    Cosa sono i disturbi delle vie urinarie

    I disturbi delle vie urinarie possono includere una serie di condizioni e patologie di tutto l’apparato urinario dell’animale. In particolare, possono colpire la vescica, i reni oppure i condotti che trasportano l’urina lungo tutto l’apparato, ovvero gli ureteri, che collegano i reni con la vescica, e l’uretra, che invece veicola l’urina all’esterno.cane ecografia vescica

    Nel gatto è possibile riunire tutti questi disturbi in un’unica condizione, la FLUTD, Feline Lower Urinary Tract Disease. Questa include principalmente l’infiammazione della vescica, cioè la cistite, ed i calcoli urinari. Sono meno rare invece le infezioni di natura batterica, micotica o parassitaria.

    Nel cane, al contrario, le cause principali dei disturbi delle vie urinarie sono proprio le infezioni. In particolare, gli agenti responsabili della maggior parte di queste infezioni sono i batteri normalmente presenti nell’intestino del cane, come l’Escherichia coli, Enterobacter ed Enterococcus.

    In ogni caso, i batteri possono anche provenire direttamente dall’ambiente esterno, ad esempio quando il cane si siede su un terreno particolarmente contaminato dalle feci di altri animali, oppure da infezioni nel sangue, come la Leptospirosi.

    I batteri non sono i soli responsabili delle infezioni delle vie urinarie. Anche alcuni funghi e lieviti, come Candida albicans, ed alcuni parassiti, tra cui Capillaria plica e Dioctophyma renale.

    Un’altra condizione che può verificarsi nel cane è la formazione dei calcoli urinari, che possono essere principalmente di struvite o di ossalati, e meno frequentemente di urati o silicati.

    Le cause dei disturbi delle vie urinarie

    La comparsa dei disturbi delle vie urinarie nel cane può essere favorita da una serie di situazioni e disturbi, tra cui:

    • Lo sbocco esterno dell’uretra, situato nel pene del maschio e nella parte esterna della vagina nella femmina, viene a contatto con un suolo o delle feci contaminate;

    • L’animale beve ed urina poco, per cui viene meno l’azione dilavante delle urine nella vescica;

    • Nella femmina l’uretra è più corta rispetto al maschio, quindi i batteri possono risalire più rapidamente dall’esterno verso la vescica;

    • Sono presenti infezioni batteriche o micotiche nelle sedi circostanti, ad esempio nella prostata, nell’intestino e persino nel sangue;

    • Una dieta squilibrata rende le urine poco acide, stimolando la formazione di calcoli ed infezioni delle vie urinarie.

    Una situazione particolare è quella del cane Dalmata. Questa razza canina, infatti, ha un aspetto in comune con l’uomo. Quando mangiamo della carne, le purine in essa contenuta vengono digerite fino ad ottenere l’acido urico. Nelle altre specie e nelle altre razze di cani, l’acido urico viene ulteriormente scomposto in allantoina, più semplice da rimuovere.

    Nell’uomo e nel cane Dalmata, una dieta troppo carica di proteine può comportare l’accumulo dell’acido urico in eccesso nei reni e nelle articolazioni, causandone l’aggregazione in cristalli. È così che si formano i calcoli di urati.

    L’alimentazione specifica per i disturbi delle vie urinarie

    L’alimentazione ideale per i nostri cani deve garantire un equilibrio ottimale tra le sostanze presenti nel cibo. Il cane, rispetto al gatto, non è un carnivoro stretto, per cui può tollerare un certo quantitativo di cereali e fibre.

    Se l’animale assume troppe calorie, ma fa poca attività fisica, tenderà ad ingrassare. Al tempo stesso, se l’alimento è troppo ricco di grassi, cereali e proteine di scarsa qualità, offrirà una dieta completamente sbilanciata, predisponendo l’animale a diversi problemi di salute.

    Per questo motivo, la dieta quotidiana del cane deve offrire il giusto contenuto calorico, una limitata quantità di grassi, proteine di ottima qualità, e la giusta dose di cereali e fibre.

    In particolare, in commercio sono disponibili degli alimenti specifici soprattutto per i calcoli delle vie urinarie.

    Questo tipo di mangime offre diverse caratteristiche estremamente importanti, come:cane dalmata con ciotola

    • Ridotto contenuto di magnesio: il magnesio è la componente principale dei calcoli di struvite. Un eccesso di magnesio nella dieta, comporta l’accumulo di questo minerale nelle urine, dove si compattano in agglomerati duri e resistenti;

    • Acidificante: il pH è il fattore che viene preso in considerazione per indicare l’acidità di una sostanza. Al di sotto di un pH pari a 7 una sostanza si definisce acida, mentre al di sopra alcalina. I calcoli di struvite possono facilmente essere dissolti quando le urine diventano più acide. Un ottimo alimento specifico per questo problema, è in grado di abbassare il pH delle urine, che quindi diventano meno alcaline;

    • Poche proteine, ma di ottima qualità: le proteine che derivano da frattaglie e parti di scarto della carne non sono proprio indicate nella dieta degli animali. Per questo è importante offrire delle parti migliori, in quantità inferiori;

    • Stimola la diuresi: è stato dimostrato che aumentando il contenuto di sodio nel cibo, si stimola la produzione di urine.

    Per quanto riguarda il cane Dalmata, l’alimentazione deve puntare a ridurre la formazione di acido urico, e di conseguenza dei calcoli di urati, attraverso:

    • Utilizzo di proteine alternative: uova, latticini e fonti proteiche vegetali sono povere di purine, quindi sono da preferire rispetto alle proteine “tradizionali” contenute in carne e pesce, che dovranno essere presenti in quantità inferiori;

    • Alcalinizzante: al contrario dei calcoli di struvite, i calcoli di urati si formano in presenza di urine acide. Per questo è importante che l’alimento contenga delle sostanze in grado di rendere le urine meno acide e più alcaline, come bicarbonato e citrato di potassio.

    In conclusione, se il vostro cane ha avuto in passato dei problemi alle vie urinarie o se ne soffre ancora, dovrete integrare le terapie consigliate dal veterinario, ad una dieta specifica, per velocizzare la guarigione e ridurre il rischio di recidive.