Autore: admin

  • I cani in spiaggia: dove portarli? Ecco come comportarsi

    Quando si avvicina l’estate, il caldo, il sole e le belle giornate ci spingono ad andare al mare, per passare una giornata in spensieratezza e divertirci. Naturalmente se abbiamo un amico a quattro zampe non possiamo esimerci dal portarlo con noi, magari per lasciarlo tutto il giorno in casa a morire di caldo… Tuttavia le cose non sono così semplici, perché portare il cane in spiaggia significa osservare una serie di regole che dobbiamo conoscere per farlo in modo consapevole e per evitare di incorrere in sanzioni anche molto importanti a livello economico.

    La normativa

    Il problema più grande nel cercare di inquadrare la situazione è che la normativa sulla possibilità di condurre i cani in spiaggia non è nazionale. Questo significa che è impossibile determinare un modello unico che valga sia a Genova che a Palermo, perciò in questo articolo cercheremo di capire come diventare “cittadini modello” informandoci al meglio e capire anche come cercare di difenderci da responsabili delle spiagge o vigili urbani che avanzano diritti o divieti inesistenti, cercando di allontanare noi e il nostro amico.

    Le normative riguardo ai cani in spiaggia possono provenire da tre fonti: la prima è la regione o la provincia autonoma nella cui spiaggia vogliamo portare il cane (attenzione, la regione della spiaggia, non di nostra residenza); la seconda è il comune della spiaggia dove vogliamo andare, la terza è la capitaneria di porto della zona in cui ci troviamo.

    Normative regionali o comunali

    Le leggi sono in continuo cambiamento, ovvero cambiano anno per anno, quindi a Giugno, quando inizia la stagione di balneazione, è opportuno perdere un’oretta e fare un giro di telefonate per metterci in regola con le normative vigenti.

    La prima telefonata che dobbiamo fare è verso i vigili urbani, ovvero la polizia municipale, del comune dove è situata la spiaggia che vogliamo raggiungere. I numeri per contattarli si trovano sul sito internet del comune.

    Qui dovremo chiedere informazioni circa la normativa regionale e comunale sull’accesso i cani in spiaggia. Le informazioni verranno spiegate a voce, ma è sempre bene chiedere i riferimenti normativi delle basi su cui le informazioni vengono fornite. Non è necessario poi andarle a leggere, ma segnamo comunque le informazioni al riguardo, che potrebbero tornare utili in caso di contenzioso (in Toscana, ad esempio, è in vigore la legge 59/2009: scriviamo questo riferimento e teniamolo da parte).

    In generale le regioni o i comuni (tramite specifiche sezioni del regolamento comunale, che comunque possiamo leggere anche in proprio) possono aver creato delle “liste nere” o delle “liste bianche” di spiagge. Abbiamo una lista nera quando l’accesso alle spiagge nella regione/comune è, in generale, libero per i cani, ma su alcune spiagge vige un divieto di introduzione. Viceversa, la lista bianca è quando l’accesso è in generale vietato ma ci sono delle eccezioni stabilite dal comune per le spiagge di libero accesso.

    Il singolo divieto o il singolo libero accesso è stabilito dalle ordinanze comunali, il cui riferimento è scritto su un cartello all’ingresso della spiaggia. Ad esempio possiamo trovare “divieto di introdurre cani; ordinanza comunale 123/2012”, che significa “in questa regione/comune l’accesso è generalmente consentito ma non in questa specifica spiaggia, e lo dice l’ordinanza comunale 123/2012”. Sapendo come funziona la normativa regionale sapremo anche come comportarci di conseguenza, e nel caso del suddetto esempio non potremo introdurre il cane in quella spiaggia ma potremo in quella adiacente, se non è presente uno specifico segnale di divieto.

    Naturalmente valgono le regole generali dei luoghi pubblici: cane al guinzaglio, museruola, paletta e sacchetti, certificato di iscrizione all’anagrafe canina da avere con noi.

    cartello-divieto-cani

    Ordinanze della capitaneria di porto

    La capitaneria di porto, ovvero la guardia costiera, è una sezione della marina militare italiana che emette delle normative riguardo al mare e alla parte più esterna della spiaggia; non norma l’accesso alle spiagge, ma il fatto che il cane possa essere introdotto in acqua.

    Anche in questo caso possiamo informarci anno per anno (le ordinanze hanno generalmente valenza annuale) sulla situazione, contattando la capitaneria di porto della zona dove si trova la spiaggia che vogliamo frequentare. Per sapere qual è, entriamo nel sito ufficiale (www.guardiacostiera.it) e cerchiamo la città più vicina a noi. Quindi telefoniamo e chiediamo se la spiaggia sita a (ad esempio) Tirrenia, via Del Mare numero 83, è di loro competenza: in caso di risposta negativa la telefonata verrà trasmessa alla capitaneria competente. A questo punto possiamo chiedere informazioni specifiche riguardo alla balneazione dei cani, avendo cura di richiedere, anche in questo caso, i riferimenti normativi che torneranno utili in caso di contenzioso.

    Ricordiamo di effettuare sempre queste operazioni prima di andare in spiaggia, in modo da evitare di trovarci dalla parte del torto senza saperlo.

  • Il mio cane ha morso una persona o un altro cane: che cosa succede adesso?

    Tutti i proprietari di cani sanno che è il padrone a farsi carico del proprio animale domestico. Così, fin da quando il cane è piccolo, cerchiamo di abituarlo alle nostre abitudini e di addestrarlo per garantire una convivenza civile con gli altri cani e con le altre persone che possiamo incontrare, ovunque siamo.

    Tuttavia, per quanto possiamo stare attenti a qualunque tipo di situazione, può darsi che il nostro cane buonissimo si innervosisca e morda un altro cane piuttosto che una persona. A volte è solo il gesto e il cane non “tocca” fisicamente l’altro animale o la persona, e allora non succede nulla; in altri casi, invece, il morso c’è e può capitare che l’altro abbia bisogno del pronto soccorso se è una persona oppure dell’ospedale veterinario se è un cane o un gatto.

    A questo punto, che cosa succederà a noi che siamo i proprietari del cane morsicatore, o meglio che cosa succederà al nostro cane?

    Le prime conseguenze

    Per prima cosa, identifichiamoci sempre con il morsicato o con il proprietario del morsicato: questo eviterà delle conseguenze più gravi, perché ci stiamo assumendo le nostre responsabilità anche se probabilmente avremo da risarcire dei danni all’altro; nel caso in cui scappiamo saremo sicuramente dalla parte del torto e, in caso venissimo rintracciati dalle forze dell’ordine, le conseguenze (di solito economiche) saranno ben più pesanti.

    Probabilmente qualche giorno dopo riceveremo una telefonata dal servizio veterinario della ASL di competenza, che ci richiede di visitare il cane.

    Per prima cosa sfatiamo un falso mito: il cane non verrà ucciso, ma solo visitato: infatti la logica è quella di cercare di capire se il cane morsicatore sia affetto da rabbia oppure no. Difficilmente il cane avrà la rabbia, specie se vive con noi (da molti anni l’Italia è esente dalla rabbia, se non per alcuni casi verificatisi qualche anno fa in Trentino Alto Adige, regione di confine) ma il servizio pubblico deve comunque controllare. La visita è a nostro carico.

    Si fa riferimento al regolamento di polizia veterinaria, legge 320/54 e successive modificazioni che, comunque, cambiano poco la “sostanza” delle azioni da intraprendere.

    In caso di morso il cane (che ha morso) dovrà infatti essere recluso per 10 giorni. In passato veniva recluso in un canile, mentre oggi si scelgono gli “arresti domiciliari”: il cane non può uscire dai confini della nostra proprietà per 10 giorni. Siamo però obbligati a segnalare alla ASL qualsiasi cambio di comportamento dell’animale, in particolare dimostrazioni di aggressività.

    Se non ci saranno conseguenze particolari, dal punto di vista del servizio pubblico sarà tutto risolto, mentre nel caso in cui ci siano problematiche particolari verranno effettuati controlli aggiuntivi.

    morsocane

    Le conseguenze più tardive

    Le conseguenze che si protraggono più a lungo causate dalla morsicatura sono generalmente di tipo finanziario. Infatti, se il nostro cane ha morso un’altra persona o un altro animale la legge da sempre e comunque la colpa al proprietario, che è responsabile del comportamento aggressivo del proprio cane; l’altro proprietario, o il morsicato nel caso sia una persona, ha quindi il diritto di chiedere danni.

    Il consiglio è quello di trovarci d’accordo senza entrare in controversie legali, se è una persona con cui si può parlare (magari paghiamo noi le spese veterinarie se ad essere morso è il suo cane). L’alternativa è quella di andare davanti al giudice, con tutto ciò che ne consegue, quindi firmiamo entrambi un’informativa dove scriveremo che nessuna delle due parti intraprenderà azioni legali in seguito alla morsicatura del …(data); teniamo anche una fotocopia della carta di identità dell’altro.

    In caso invece proseguiamo davanti ad un giudice, se è il nostro cane ad aver morsicato, saremo sempre dalla parte del torto, anche se possiamo richiedere una riduzione dei danni da risarcire, ovviamente con il supporto di un avvocato.

    Ricordiamo sempre che la segnalazione della morsicatura è obbligatoria, e che se una persona si reca al pronto soccorso o ad una clinica veterinaria, medici e veterinari sono obbligati a trasmettere alla ASL la segnalazione. Se possiamo, quindi, cerchiamo di evitare “da persone civili” tutte le controversie che potrebbero venir fuori, e soprattutto teniamo sempre il cane al guinzaglio quando siamo in un luogo pubblico, in modo da ridurre al minimo la possibilità di aggressione.

  • La giardiasi del cane e del gatto: come prevenirla e curarla

    La giardiasi è una malattia parassitaria che può colpire indifferentemente gli animali domestici o l’uomo. È una patologia assolutamente non mortale, e nemmeno particolarmente grave, ma se contratta può portare a malassorbimento del cibo, che può protrarsi anche per lungo tempo in assenza di altri sintomi.

    Importante da conoscere perché anche se l’animale viene curato è forte il rischio di reinfestazione: dobbiamo quindi andare alla radice del problema per eliminarlo definitivamente.

    Che cos’è e come si trasmette

    La giardiasi è causata da un parassita, un protozoo appartenente al genere Giardia. Si tratta di un organismo microscopico che si localizza nell’intestino degli animali e dell’uomo e viene espulso con le feci. Ha due forme: la prima, detta flagellata, è una forma in cui il parassita ha la possibilità di muoversi all’interno dell’organismo; quando viene espulso con le feci assume una forma molto resistente, quella cistica.

    Diventa così invulnerabile agli agenti atmosferici e riesce a resistere nell’ambiente esterno per molto tempo, anche per anni, in particolare se si trova in acqua.

    Ed è proprio l’acqua a rappresentare il principale mezzo di trasmissione del parassita, acqua che deve essere necessariamente bevuta dal nostro animale. Chiaramente si tratta di acqua stagnante, acqua che si trova lì da molto tempo, quindi non sarà esattamente cristallina.

    Pozzanghere, canali di irrigazione dei campi, fiumi in cui vengono scaricati i rifiuti urbani (anche fiumi grandissimi come il Po o il Tevere) avranno sicuramente le cisti di giardia al loro interno, e anche se a noi non verrebbe mai in mente di bere quell’acqua, ciò non vale per i nostri animali.

    Che cosa fa

    Nel momento in cui il parassita viene assunto tramite l’acqua, non appena raggiunge l’intestino smette di essere una ciste e riprende l’altra forma, così da potersi muovere. Si appoggia alla parete dell’intestino ed inizia a riprodursi cibandosi degli alimenti ingeriti dall’animale.

    Così si riproduce, e da una giardia ne nasceranno due, da due quattro, da quattro otto e così via. Il sistema immunitario cercherà di limitarne la diffusione, di conseguenza può darsi che ogni giorno il vostro cane o il vostro gatto assuma delle giardie ma sono talmente poche che il suo organismo riesce a tenerle tranquillamente sotto controllo.

    Nel caso in cui venga bevuta acqua molto infestata, piuttosto che il cane non sia al massimo della forma (magari ha avuto un’altra malattia) le giardie si replicheranno a tal punto da non essere più in grado di controllarle, e così colonizzeranno la mucosa dell’intestino.

    Non creano danni diretti, ma in questo modo l’organismo non riuscirà ad assorbire l’acqua e le sostanze nutritive di cui ha bisogno, perché i parassiti impediranno a queste sostanze di raggiungere i villi intestinali (le strutture intestinali che assorbono cibo ed acqua).

    Di conseguenza queste sostanze si ritroveranno nelle feci, e il nostro animale presenterà diarrea; se la situazione persiste a lungo, inoltre, potrebbe iniziare a dimagrire perché continuerà a non assorbire le sostanze nutritive.

    Non si arriva mai a morte o disidratazione in questo modo, ma il nostro animale può uscirne molto debilitato e altri organismi patogeni potrebbero approfittare di questa situazione.

    giardia

    Come si cura e come si previene

    La cura della giardiosi è piuttosto semplice ed esistono medicinali che funzionano perfettamente e non hanno effetti collaterali, utili per eliminarla. È sufficiente una visita dal veterinario che, tramite esame microscopico delle feci, appurerà la presenza del parassita e prescriverà la terapia.

    La cosa più importante è però la prevenzione, che si basa sul capire la causa della malattia; da dove proviene, insomma. Non comprenderla significa che il nostro animale ingerirà delle nuove cisti di giardia una volta terminato il trattamento, rendendolo completamente vano.

    Dobbiamo seguire il più possibile il nostro animale, specie se vive all’aperto, cercando di capire se si abbevera ad una fonte di acqua sporca di terra, che potrebbe essere l’origine delle cisti; a questo punto dovremo impedire che riesca a raggiungerla, aggiungendo ad esempio una recinzione.

    Molto importante, quando iniziamo il trattamento predisposto dal veterinario, è disinfettare tutta la casa: meglio farlo con la candeggina, che funziona particolarmente bene per eliminare le cisti di giardia. Passiamo lo straccio per tutta la casa, aspettiamo che asciughi bene e facciamo rientrare il cane o il gatto. In questo modo eviteremo che possa assumere dal pavimento giardie che lui stesso aveva espulso qualche tempo prima. 

  • La leishmaniosi del cane: come prevenirla

    La Leishmaniosi è probabilmente una delle malattie più famose quando si parla di cane. Le informazioni che spesso si sentono sono un po’ contrastanti. Non si parla, ad esempio, mai di gatto, quando invece lo colpisce. Si sente spesso dire del vaccino, su cui ci sono ancora molti dubbi. Si dice che la passino le zanzare, ma non è vero. Si dice anche che sia un batterio, e non lo è.

    Andiamo quindi a sfatare qualche mito, e a cercare di capire il funzionamento di una delle malattie degli animali più complesse e difficili da curare.

    Che cos’è e come si trasmette

    Quando si parla di Leishmania, già è difficile cercare di spiegare che cos’è.

    Tra gli organismi eucarioti (quelli che mangiano per avere energia) troviamo cinque regni: gli Animali, le Piante, i Funghi, i Batteri e i Protisti. Probabilmente conoscerete qualche organismo ad esempio dei primi quattro regni, ma nessuno dell’ultimo. Ecco, la Leishmania è un protista. Possiamo vederlo come una via di mezzo tra un batterio e un animale molto, molto semplice.

    È un microrganismo visibile solo al microscopio, che viene iniettato nel sangue del cane o del gatto (anche dell’uomo, ma fa pochissimi danni) da un insetto.

    L’insetto è un flebotomo, chiamato anche pappatacio (perché pappa, cioè mangia, punge, e poi tace, non si sente) che è più piccolo di una zanzara, simile ad un moscerino.

    Se questo insetto punge un cane infetto si infetterà a sua volta. La Leishmania ha due forme: una mobile e una immobile. Nell’organismo del cane si trova la seconda, quella immobile, che una volta raggiunto l’intestino del flebotomo diventa mobile. Risale, raggiunge la proboscide (il pungiglione, insomma) e viene iniettata nel sangue dove, avendo la possibilità di muoversi, si moltiplica, si diffonde in tutto l’organismo e poi diventa nuovamente immobile.

    lehiflebotomo

    Che cosa fa

    Se avete avuto problemi a capire che cos’è la Leishmania, sappiate che capire perché provoca la malattia è ancora più complesso. I batteri, generalmente, “mangiano” nell’organismo del cane, a sue spese. La Leishmania no.

    In pratica, appena il parassita è entrato nell’organismo, viene “mangiato” dai globuli bianchi del sangue, che cercano di digerirlo per distruggerlo. Purtroppo lui riesce a sopravvivere a questa digestione (tornando, tra l’altro, immobile) e si moltiplica sempre di più.

    L’organismo cerca quindi di combatterlo tramite gli anticorpi, particolari proteine che, una volta attaccate ad un organismo patogeno, fanno capire ai globuli bianchi “mangiatori” (i macrofagi) che devono mangiare quell’organismo. Ma, come abbiamo già detto, non riescono a digerirlo e a distruggerlo.

    Questo fa sì che gli anticorpi attaccati a una parte della Leishmania inizino a girare liberamente nell’organismo, depositandosi poi in punti particolari: si depositano nell’occhio e danno problemi alla vista; si depositano nella pelle e danno desquamazione (la tipica forfora della leishmania); si depositano nelle articolazioni, e danno problemi quando il cane o il gatto camminano. Si depositano però anche in giro per i vasi sanguigni, vene ed arterie, le cui pareti si rovinano causando piccolissime ma diffuse perdite di sangue.

    Infine si depositano del rene dando origine ad insufficienza renale, che è una delle conseguenze peggiori della malattia.

    Tutto ciò porta ad uno stato di grave abbattimento, febbre, problemi di movimento e conseguenze ancora peggiori con il passare del tempo. Tutto questo processo è però caratterizzato dal fatto di essere lento.

    In certi casi, tra l’altro, si presentano solo alcuni di questi sintomi, non tutti: dobbiamo fare molta attenzione e se vediamo qualcuno dei segni descritti sopra condurre il cane o il gatto da un medico veterinario, che cercherà una soluzione al problema.

    Come si cura e come si previene

    La Lehismania è molto difficile da curare. È resistente nel corpo dell’animale, quindi i farmaci non funzionano in modo ottimale; la terapia spessa è sintomatica, ovvero si danno dei farmaci che consentano di correggere, uno ad uno, i sintomi che la malattia provoca; se l’animale sta meglio anche i farmaci specifici funzionano meglio e c’è la possibilità di guarigione.

    Tuttavia il parassita non viene mai eliminato, ma rimane nell’organismo per tutta la vita, per cui qualsiasi malattia concomitante fa rischiare una ricaduta, tra l’altro sempre peggiore dell’episodio precedente.

    Per quanto riguarda la prevenzione, si parla molto di vaccino: esistono alcuni vaccini contro la Leishmania, ma la loro efficacia è ancora piuttosto dubbia, e non sempre funziona.

    La soluzione principale, per quanto difficile, dovrebbe essere la prevenzione alla radice, ovvero evitare la puntura del flebotomo. Possiamo farlo innanzitutto evitando luoghi molto umidi e ricchi di zanzare (quindi anche di flebotomi) e fornendo al nostro cane collari repellenti o prodotti appositi da distribuire sulla schiena così da evitare l’avvicinamento dell’insetto e tutto ciò che ne consegue.

    Evitando la puntura salvaguarderemo la salute del nostro cane ed eviteremo che, infettandosi, possa a sua volta trasmettere l’infezione ad altri animali.

  • La listeriosi nel cane e nel gatto: una malattia alimentare da prevenire

    La listeriosi è una delle malattie meno importanti per quanto riguarda i cani e i gatti. Infatti le infezioni sono poco frequenti trattandosi di animali piuttosto resistenti, anche se una volta verificate le conseguenze possono essere piuttosto gravi per la salute del nostro amico.

    È una malattia curabile e difficilmente porta a morte, ma è bene evitarla seguendo alcune semplici regole che possono essere utili anche per noi, visto che si tratta di un’infezione trasmissibile anche all’uomo.

    Che cos’è e come si trasmette

    La Listeriosi è una patologia causata da batteri del genere Listeria, tra cui la specie più diffusa è probabilmente Listeria monocytogenes.

    Si tratta di un batterio in grado di penetrare nell’organismo attraverso il canale digerente, provocando danni più o meno gravi; la sua pericolosità risiede nel fatto che è molto resistente nell’ambiente esterno.

    Gli animali che principalmente trasmettono la malattia sono i bovini e gli ovini, che lo fanno sia tramite le loro feci sia con le loro produzioni, soprattutto il latte.

    Il batterio è poco resistente al calore, quindi consumare cibi cotti non comporta alcun rischio; i cibi crudi non trattati, ad esempio il “latte crudo” non pastorizzato, o le uova crude, possono trasmettere il patogeno a noi o al nostro cane.

    Un’altra modalità di trasmissione è quella fecale: dobbiamo quindi fare attenzione a non portare il nostro cane, magari a passeggio, dove spesso pascolano gli animali di cui abbiamo parlato sopra: un animale malato potrebbe aver defecato sull’erba, che il cane potrebbe leccare anche solo per gioco, contraendo in questo modo l’infezione.

    Dobbiamo anche fare attenzione alla verdura, che deve essere sempre lavata prima del consumo (in alcune diete casalinghe del cane sono contenuti alcuni tipi di verdura per apportare fibra) e ad animali parassiti come le zecche che, tra le tante, possono trasmettere anche questa malattia.

    listeria

    Che cosa fa

    Una volta che il batterio è entrato nell’organismo per via boccale, viene ingerito dal cane o dal gatto e, se non distrutto dai succhi gastrici, raggiunge l’intestino. Qui aderisce alla parete dello stesso per poi penetrare nel sangue. Nel caso in cui l’infezione avvenga tramite una zecca, invece, il batterio verrà immediatamente inoculato nel sangue.

    In questo modo, moltiplicandosi, arriva in qualunque parte del corpo ma con differenze, nelle conseguenze, che variano in base al sesso dell’animale.

    Sia che si tratti di un maschio che di una femmina è infatti frequente la localizzazione negli organi che separano il cervello dal resto del corpo: le meningi. Il batterio si stabilizza in questi organi causando infiammazione e dolore, causando meningite che porta l’animale ad accusare forti mal di testa.

    Se ci troviamo in presenza di una femmina in gravidanza avremo anche un altro effetto, che è quello dell’aborto, causato dal fatto che i batteri raggiungono la placenta, quindi i feti e, in pratica, li “mangiano” compromettendone lo sviluppo ed uccidendoli.

    Come si cura e come si previene

    Se il vostro cane o il vostro gatto ha contratto la malattia, i sintomi sono piuttosto gravi ed accompagnati da febbre, quindi probabilmente avrete già provveduto a condurlo immediatamente da un medico veterinario che lo curerà tramite una specifica terapia antibiotica.

    Le Listerie sono molto sensibili gli antibiotici, quindi la malattia si risolverà senza particolari complicazioni (a parte l’aborto, naturalmente) e l’animale si riprenderà completamente; l’importante è essere tempestivi a condurre il nostro amico da un veterinario per evitare il peggio.

    Se prevenire è meglio che curare, però, possiamo seguire delle semplici regole per evitare che noi o il nostro cane possiamo contrarre questa malattia.

    Per prima cosa, come regola generale, evitiamo in campagna zone frequentate da bovini o ovini, che possono trasmettere la malattia tramite le feci o infettare le zecche che, a loro volta, passeranno la malattia al nostro cane.

    Facciamo anche in modo che il nostro cane eviti il consumo di cibi non lavati, nel caso di verdura, o crudi, quando parliamo di latte e uova, soprattutto. Anche preparazioni come la maionese fatta in casa o il tiramisù (pericoloso anche per altri motivi) devono essere evitate perché prodotti con alimenti di origine animali non cotti: ricordiamo, infatti, che la Listeria resiste benissimo al freddo, quindi non importa per quanto tempo abbiamo lasciato gli alimenti in frigorifero. Prima di farli consumare al nostro amico a quattro zampe, cuociamoli.

  • Le principali malattie del fegato del cane e del gatto: come curarle e prevenirle

    Che cos’è il fegato? Tutti abbiamo sentito parlare di questo organo, ma molti non hanno idea di quale sia la sua funzione all’interno dell’organismo. Nonostante ciò, è uno degli organi più importanti in assoluto, e le malattie che lo colpiscono possono portare, in certi casi, anche a morte. È per questo che è importante conoscere il suo ruolo e, soprattutto, salvaguardarlo per la salute del nostro cane e del nostro gatto.

    In questa pagina non parleremo di tutte le malattie del fegato, perché sarebbe impossibile; piuttosto ci occuperemo delle più comuni.

    Le funzioni del fegato

    Il fegato è messo in una posizione strategica all’interno dell’organismo: è in un punto che permette di raccogliere tutto il sangue proveniente dagli organi della digestione, come l’intestino, e quello proveniente dalla milza che ha la funzione di distruggere i globuli rossi (che trasportano ossigeno) troppo vecchi per “lavorare”.

    Arrivano così al fegato tutte le sostanze nutritive provenienti dalla digestione; alcune rimangono nel sangue, ma la maggior parte viene immagazzinata per essere poi liberata al bisogno. Non sempre i nostri animali mangiano sostanze benefiche: nel caso in cui ingerissero delle sostanze pericolose, che verrebbero assorbite nell’intestino, il fegato le modificherebbe rendendole poco tossiche e facendo in modo che vengano eliminate con le urine. È un po’ il “dottore” dell’organismo.

    Altra funzione è quella di “smaltire” i globuli rossi morti nella milza; li disassembla e i loro scarti vanno a costituire la bile, che viene riversata nell’intestino dove ha la funzione di sciogliere i grassi ingeriti. Infine crea i fattori della coagulazione, sostanze che permettono di rendere “duro” il sangue qualora un vaso venisse danneggiato, ad esempio in una ferita. Il fatto che un taglio smetta di sanguinare è quindi “merito” del fegato.

    Le malattie epatiche

    Per prima cosa, dobbiamo dire che le malattie che causano danni al fegato sono molte e di diversa natura. In questa scheda ci occupiamo solo delle malattie che causano un danno primario al fegato; lasceremo fuori le malattie infettive, che trattiamo in pagine dedicate, e le malattie che hanno altri sintomi ma che provocano anche un effetto deleterio sul fegato, poiché anche ad esse dedicheremo delle pagine apposite.

    Avvelenamenti

    Le sostanze tossiche o velenose sono tantissime, per i nostri animali. Non tutte, ma la maggior parte una volta assorbite dall’intestino raggiungono il fegato, che cerca di renderle poco tossiche. Se, tuttavia, la quantità assunta è tanta o molto potente, il fegato non riesce a renderle tutte innocue, così iniziano a girare per l’organismo causando danni gravissimi. Caso emblematico quello dei funghi velenosi, che solitamente agiscono in questo modo.

    Avremo febbre ed abbattimento improvviso, in certi casi svenimento: dipende solo dalla sostanza tossica. In ogni caso, se vediamo sintomi di questo tipo all’improvviso dobbiamo correre dal veterinario più vicino a noi.

    fegatosteatosi

    Fibrosi e cirrosi

    Il meccanismo della comparsa di queste due patologie è lo stesso, perché si parla di fibrosi quando la situazione è ancora reversibile, di cirrosi quando ormai è troppo tardi per fare qualcosa.

    Generalmente ne sentiamo parlare a proposito degli alcolisti, perché l’alcool è, di fatto un veleno per noi (e anche per i cani e i gatti); da troppo lavoro al fegato che deve “disintossicarlo”, e in questo modo le cellule del fegato (le singole unità che lo compongono) diventano più deboli e più piccole; il “tessuto connettivo”, una sostanza biancastra che di solito è pochissima e divide una cellula dall’altra, prende così il posto lasciato libero dalle cellule, fino al punto di “strozzarle” facendo perdere inesorabilmente le funzionalità del fegato (l’aspetto del fegato non è più liscio, ma pieno di bolle).

    Questa situazione deriva da sostanze tossiche assunte in piccola quantità in modo continuo nel tempo, e ce ne rendiamo conto dal dimagrimento, dall’abbattimento, dagli episodi di vomito che di tanto in tanto si presentano, dal fatto che è presente l’ittero: alzando il labbro del cane o del gatto la mucosa, anziché rosa, è giallastra e questa è uno dei principali campanelli di allarme per il proprietario, poiché dipende dalla scarsa funzionalità del fegato.

    È una delle situazioni principali in cui si parla di insufficienza epatica, ovvero quando il fegato non riesce a svolgere le sue normali funzioni.

    Steatosi epatica

    Poco conosciuta, è una malattia del fegato molto frequente, che si sviluppa lentamente e che può portare ad una situazione di insufficienza epatica.

    Come abbiamo detto, il fegato immagazzina le sostanze nutritive provenienti dalla digestione, tra cui i grassi. Se questi grassi sono troppi, e questo dipende da un’alimentazione sbagliata protratta per tutta la vita, troppo abbondante e grassa, tendono ad accumularsi. Talmente tanto che le cellule risultano letteralmente invase dal grasso, tanto da non poter più svolgere la loro normale azione.

    In questo caso non c’è bisogno di aspettare dei sintomi, ci rendiamo conto della situazione, che colpisce i gatti più che i cani, dal fatto che l’animale è visibilmente obeso.

    Il regime alimentare deve essere cambiato immediatamente così che il fegato possa rimettersi.

    L’ipotesi peggiore è che il fegato troppo grasso (diventa giallo al posto del normale colore marrone) diventi così fragile che quando il gatto compie un’azione piuttosto normale come saltare, il fegato può spezzarsi di netto, causando una grave emorragia interna che lo porterà a morte nel giro di pochissimo tempo, e non c’è nulla da fare.

    Facciamo sempre attenzione all’alimentazione, perché sbagliare una cosa così importante può significare mettere a rischio la vita del nostro animale.

  • Il diabete mellito nel cane e nel gatto: impariamo a conviverci

    Il diabete mellito è il comune diabete di cui sentiamo parlare riguardo agli esseri umani. La malattia colpisce con lo stesso meccanismo d’azione anche i cani e i gatti, ed essendo causata dalla perdita di funzionalità di un organo non c’è cura. L’unico modo per far mantenere uno stile di vita dignitoso ad un cane o un gatto malato è quello di somministrare l’insulina, l’ormone mancante, per tutta la vita, salvo rari casi di guarigione spontanea.

    Che cos’è e quali sono le cause

    Il diabete è la perdita della funzionalità del cosiddetto pancreas endocrino. Il pancreas è una ghiandola annessa all’apparato digerente che ha fondamentalmente due funzioni: la prima è quella di aiutare la digestione scomponendo gli alimenti nell’intestino, la seconda è quella di regolare la quantità di zucchero nel sangue; quando ce n’è troppo tende ad abbassarne la quantità stimolandone l’assorbimento nelle cellule dell’organismo, mentre quando ce n’è poco stimola il fegato (la “riserva di zucchero”) a liberarlo nel sangue.

    La regolazione viene fatta per mezzo di sostanze dette ormoni. Il glucagone prodotto dal pancreas, ma anche altri ormoni prodotti da altri organi, innalzano la glicemia (il valore che misura il glucosio, ovvero lo zucchero, presente nel sangue) mentre solo un ormone, prodotto dal pancreas, lo abbassa. È l’insulina.

    Da quanto ho detto consegue che se il pancreas ha un difetto, l’azione del glucagone viene sostituita da altri ormoni, mentre quella dell’insulina no. È proprio quando l’insulina autoprodotta viene a mancare che abbiamo il diabete.

    Generalmente le cause sono diverse nel cane e nel gatto.

    Nel cane, infatti, il problema è di solito che il pancreas smette di funzionare e quindi di produrre ormoni. In alcune razze le sue dimensioni diminuiscono senza motivo, in altre un evento infiammatorio (pancreatite) ne compromette inevitabilmente la funzionalità.

    Nel gatto, invece, di solito abbiamo un esaurimento funzionale: il pancreas è intatto ma non funziona come dovrebbe. Questo è causato da una quantità troppo alta, generalmente a causa di un’alimentazione sbagliata, di zucchero nel sangue: tanto zucchero significa tanta insulina per abbassarlo. Con il tempo, l’organismo diventa sempre meno sensibile all’insulina, e per abbassare la glicemia ne deve essere prodotta di più. Così aumentano le richieste al pancreas, che produce più insulina. L’organismo diventa ancora più insensibile e così via: ad un certo punto, non riuscendo a far fronte alle richieste, semplicemente smette di produrla, o comunque ne produce una quantità bassissima. Di conseguenza gli zuccheri rimangono sempre nel sangue, e si arriva comunque al diabete. 

    Che cosa fa

    I sintomi più eclatanti in caso di diabete sono quattro: poliuria, polidipsia, polifagia, dimagrimento, uniti ad altri come la cataratta (dovuta ai troppi zuccheri nell’occhio), le infezioni urinarie e la pericolosa chetoacidosi diabetica che può condurre a morte. Cerchiamo quindi di spiegare ogni sintomo in modo opportuno per avere un quadro generale.

    • Poliuria: è la produzione di tantissima urina, si vede chiaramente che l’animale urina di più, o più spesso, del solito. Lo zucchero porta con sé acqua. Essendocene tanto nel sangue, ne troveremo tanto anche nelle urine e attirando acqua la pipì sarà più del solito.
    • Polidipsia: è il bere più del normale. Si tratta di una conseguenza diretta della grande perdita di acqua a causa della forte urinazione.
    • Polifagia: è il mangiare molto di più. A cose normali, quando c’è molto zucchero nel sangue, viene liberata insulina che, oltre ad abbassarne la quantità, stimola il “centro della sazietà“, una parte del cervello. Se l’insulina non viene prodotta l’animale non si sentirà mai sazio ed avrà continuamente fame.
    • Dimagrimento: il glucosio sta nel sangue ma non entra all’interno delle cellule (ci andrebbe se fosse stimolato dall’insulina), dove la sua funzione è fornire energia. L’organismo si trova, quindi, senza energia e per sopperire distrugge il grasso accumulato. Conseguentemente l’animale dimagrisce vistosamente.

    Senza entrare troppo nello specifico, il sintomo peggiore che può condurre a morte come conseguenza diretta del diabete è la chetoacidosi diabetica.

    La presenza di molti acidi grassi nell’organismo, che causa anche il dimagrimento, porta all’organismo a mettere in atto i meccanismi utili a creare energia a partire da queste sostanze. Paradossalmente, per attivare questi meccanismi nelle cellule c’è bisogno di zucchero, che in questo caso è altissimo nel sangue ma non entra nelle cellule stesse.

    L’unico meccanismo che rimane attivo senza bisogno di zucchero è quello della formazione dei “corpi chetonici”, tra cui l’acetone. Noteremo che il respiro del nostro animale avrà l’odore tipico del solvente, e questo dovrebbe allarmarci al massimo, sennonché in questa situazione l’animale sarà talmente debilitato da non muoversi praticamente più.

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    Come si cura e come si previene

    Salvo rari casi di guarigione, che si verificano quando il diabete dipende da altre malattie che possono essere curate in qualche modo, per il diabete non c’è cura.

    L’unico modo per sopravvivere è quello di somministrare costantemente insulina all’animale malato, per tutta la vita, ed eseguire visite regolari da un veterinari che ci imporrà un piano alimentare da seguire e, nel caso di un cane, un regime di allenamento fisico che stimolerà l’utilizzo dello zucchero presente nel sangue.

    Prevenire il diabete in certi casi è impossibile (nel caso di una pancreatite improvvisa non potevano fare molto) ma sicuramente possiamo agire per tutta la vita dell’animale in modo da evitare i fattori predisponenti.

    In generale gli animali non devono mangiare troppo: forniamo solo il cibo necessario e non lasciamolo sempre a disposizione. Se l’animale, specialmente maschio, è castrato, diamo meno cibo per evitare questa ed altre malattie. È molto importante anche il movimento: portiamo i cani a passeggio e lasciamo ai gatti la libertà di uscire e di muoversi, senza tenerli sempre chiusi tra quattro mura.

    Il diabete insorge lentamente e non è mai troppo tardi per prevenirlo, ma dobbiamo comunque agire. Rimandare a domani potrebbe essere troppo tardi.

     
       
  • La gastroenterite emorragica del cane: come prevenirla

    La gastroenterite emorragica del cane, conosciuta anche come gastroenterite trasmissibile o parvovirosi canina, è una malattia virale che può essere molto grave e che può portare anche alla morte dei cani, in particolar modo dei cuccioli. È pertanto importante conoscerla e prevenirla, principalmente con la vaccinazione, che proteggerà anche le femmine in gravidanza dalla trasmissione della malattia ai figli quando ancora si trovano in utero.

    Che cos’è e come si trasmette

    La parvovirosi è trasmessa da virus del genere Parvovirus, tra i più piccoli che si possono trovare in natura. Ci sono anche dei virus di questo genere che colpiscono i gatti, ma sono leggermente diversi e per questo motivo è molto difficile che la malattia si trasmetta da cane a gatto o viceversa.

    Il virus si posiziona soprattutto nell’apparato digerente, quindi le modalità di trasmissione principali sono le feci, il vomito e occasionalmente l’urina del cane infetto. Il problema principale che fa sì che la malattia si trasmetta è il fatto che un cane infetto comincia ad espellere i virus già prima di manifestare i sintomi, perciò non ci saranno segnali che indirizzeranno il padrone a non far avvicinare il proprio cane a quell’animale malato, per evitare la trasmissione.

    Come se non bastasse il virus è molto resistente nell’ambiente, sia al chiuso che all’aperto, e di conseguenza è importante una buona disinfezione degli ambienti dove vivono più cani (canili, cliniche o gabbie in al cui interno c’è ricambio di cani).

    Il virus viene assunto dal cane sano per “trasmissione oro-fecale”, ovvero mangiando le feci del cane infetto. Magari nessun padrone farebbe tenere un comportamento simile al proprio cane, ma se il cane mangia una foglia su cui un altro cane, infetto, ha defecato e la cacca è stata rimossa dal padrone, in piccola parte potrebbe essere rimasta su quella foglia.

    Situazione simile è quella di una clinica in cui un cane abbia defecato per terra, quindi sia stato pulito e passato lo straccio con acqua soltanto (il virus, con questo tipo di pulizia, rimane) e il nostro cane lecca per terra o mangia una briciola di pane che si trova in quel punto: in questo modo il virus può essere assunto dall’animale.

    Che cosa fa

    Una volta raggiunto l’apparato digerente, il virus inizia a distruggere le mucose dello stomaco e dell’intestino. In questo modo viene compromessa l’attività di questi organi, ovvero la digestione e l’assorbimento delle sostanze nutritive. Tra l’altro in questo caso non solo le sostanze non vengono assorbite dall’organismo ma, anzi, passano dall’organismo all’intestino per poi essere eliminate con vomito e diarrea (in cui vediamo anche tracce di sangue).

    In questo modo il nostro cane diventa sempre più debole, avrà febbre, sarà riluttante al movimento e, in generale, molto debilitato.

    I sintomi diventano visibili dopo 5-10 giorni dall’infezione, quando il virus ha già avuto modo di causare abbastanza danni.

    I sintomi sono tanto più gravi quanto più l’animale è giovane, poiché il suo sistema immunitario è meno efficiente di quando è adulto. Fino ai due mesi di vita sarà protetto dall’immunità materna, che viene trasmessa con il primo latte (il colostro) ma che, man mano, scompare lasciando il cucciolo a dover “badare a sé stesso” in senso immunitario.

    È importante anche ricordare una via diversa di infezione, quella che passa per l’utero materno: se, infatti, una cagna incinta contrae l’infezione, il virus può raggiungere i feti. Qui non si localizzerà nell’apparato digerente bensì nel cuore, dove causerà una grave infezione. Questa infezione non porta tuttavia nei cuccioli sintomi visibili, quindi i cagnolini possono morire all’improvviso prima dei tre mesi. È quindi importante che la madre sia vaccinata per prevenire al massimo questa eventualità.

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    Come si cura e come si previene

    Se per quanto riguarda la trasmissione uterina, di cui abbiamo appena parlato, c’è ben poco da fare per i cuccioli, nel caso della trasmissione orale c’è la possibilità di salvare il nostro amico; l’importante è agire tempestivamente portando il cane dal veterinario che, per prima cosa, valuterà tramite un test rapido se si tratta veramente di parvovirosi quindi, in caso positivo, verranno reintegrati i molti liquidi persi con vomito e diarrea per portare l’organismo alle condizioni ottimali per combattere il virus. Se non siamo abbastanza veloci nel portare il cane dal veterinario, la forte perdita di acqua e sali minerali potrebbe portare a morte per disidratazione (il cane è debilitato e difficilmente berrà spontaneamente e se lo farà probabilmente vomiterà, pertanto i liquidi devono essere integrati tramite flebo, direttamente nel sangue).

    La prevenzione è quindi la soluzione migliore per evitare questa pericolosa malattia: la vaccinazione viene effettuata a 8-12 settimane di vita, in base al piano vaccinale proposto dal veterinario, ed è una delle vaccinazioni più importanti in assoluto.

    Per evitare la trasmissione ad altri cani è importante disinfettare sempre (il disinfettante migliore è la candeggina) i punti dove l’animale ha fatto i propri bisogni, e comunque disinfettare sempre le stanze o le strutture dove stanno molti cani, al fine di ridurre la possibilità di infezione a livelli minimi.

  • Collare o pettorina: quale dei due è migliore per il cane?

    Tra gli accessori indispensabili per un cane troviamo soprattutto il collare o la pettorina. A volte scegliere l’uno o l’altra non è così semplice. Vediamo insieme quali sono i pro e i contro del collare e della pettorina dal punto di vista educativo, pratico ed etico.

    Quando si adotta un cucciolo, ma anche se il nostro amico di casa non è mai stato educato nel modo corretto, bisogna quasi sempre fare i conti con una situazione tipica: il cane che “tira” al guinzaglio.

    In questi casi la prima cosa da fare è senza dubbio quella di applicare i metodi educativi consigliati dagli esperti. La scelta del collare o della pettorina, però, può comunque influire molto su questo aspetto.

    Per poter capire quale dei due accessori sia più adatto, bisogna prima di tutto conoscere le caratteristiche che li differenziano e i rispettivi pro e contro.

    Il collare a nastro o a fettuccia

    Il collare è da sempre l’accessorio più utilizzato per i cani che vivono in casa o all’aperto. È più semplice da applicare e può essere tollerato più facilmente dal cane, tanto che ormai quasi tutti i proprietari evitano persino di toglierlo, anche in casa.

    Il collare ha delle dimensioni notevolmente ridotte rispetto alla pettorina. Esistono collari di diversi tipi, forme e materiali, ma in sostanza sono molto simili tra loro.

    Il collare tradizionale è ancora oggi quello più utilizzato. Si tratta della classica striscia di tessuto, nylon, pelle o cuioio che viene allacciato in base alla dimensione del collo dell’animale attraverso una comoda fibbia.

    Questo tipo di collare dovrebbe essere applicato in modo che non sia né troppo largo da permettere al cane di liberarsene, né troppo stretto da impedirgli di respirare. In linea teorica si dovrebbe lasciare uno spazio di circa due dita tra il collo del cane e il collare.

    Gli aspetti a favore del collare a nastro sono legati sicuramente alla comodità nell’applicazione e anche al fatto che può essere tranquillamente lasciato al collo del cane tutto il giorno, magari aggiungendo una medaglietta identificativa in caso di smarrimento.

    Dal punto di vista della praticità durante la passeggiata, il collare a nastro è ottimo soprattutto per i cani più tranquilli, già abituati a restare al passo del proprietario.

    È sconsigliato, invece, per i cani troppo esuberanti, perché potrebbero facilmente sfilarselo tirando all’indietro e potrebbero farsi male se dovessero tirare il guinzaglio.cane con collare rosso

    Riassumendo, quindi, vediamo i pro e i contro del collare a nastro.

    I pro includono:

    • Si applica facilmente;

    • Si può tenere sempre al collo del cane;

    • Non ci sono particolari controindicazioni per l’età o la taglia del cane;

    • Se vogliamo distogliere lo sguardo del cane da una forma di pericolo o di stress, possiamo voltare la sua testa nella direzione che preferiamo.

    I contro invece sono:

    • Si può sfilare facilmente;

    • Bisogna individuare la larghezza adatta al collo del cane;

    • Può rovinare o strappare il pelo.

    Il collare a strangolo o a strozzo

    Un altro tipo di collare, meno utilizzato, è il cosiddetto collare “a strangolo”. Si tratta di un particolare accessorio in metallo privo di una chiusura vera e propria, che si chiude proprio come un cappio attorno al collo del cane nel momento in cui dovesse “tirare” troppo al guinzaglio.

    Le teorie in merito al suo utilizzo sono decisamente contrastanti.

    Infatti, il collare a strangolo permette di frenare un cane troppo esuberante, che tende a trascinare il proprietario durante la passeggiata. Quando il cane “tira”, infatti, il cappio si stringe attorno al collo dell’animale, suscitando un’emozione negativa che verrà automaticamente associata al gesto stesso del tirare.

    Al tempo stesso, però, può risultare dannoso e viene visto da molti proprietari ed educatori come una forma di maltrattamento nei confronti del cane. Circolano diverse voci, infatti, riguardo delle ipotetiche lesioni e problemi di salute che alcuni cani avrebbero riportato proprio a causa dell’utilizzo di questo collare.

    collare strozzo strangolo caneCome per tutte le cose, però, bisogna sempre considerare entrambi i lati della medaglia. Infatti il collare a strozzo non dovrebbe mai essere utilizzato in modo improprio. Questo vuol dire che se il proprietario dovesse tirare eccessivamente e ripetutamente il guinzaglio, è chiaro che il cane si farà male, perché non avrà modo di svincolarsi.

    La stessa cosa può succedere se il proprietario dovesse strattonare con forza il guinzaglio o se dovesse mettere in pratica una sorta di gara di resistenza con il proprio cane.

    In realtà sono molte le scuole di pensiero per le quali il collare a strangolo può essere invece utile, soprattutto in determinati casi.

    In linea di massima, c’è da dire che naturalmente un collare di questo tipo per cuccioli e cani di piccola taglia non è assolutamente consigliato. Infatti questi cani non hanno una stazza e una muscolatura talmente sviluppati da sostenere la pressione del collare sul collo, per cui potrebbero avvertire fastidio e dolore.

    Secondo alcuni educatori, i cani di taglia grande e i molossoidi, invece, potrebbero essere i candidati ideali per il collare a strozzo, viste le proporzioni e la robustezza del corpo.

    In pratica, il collare a strozzo non dovrebbe essere utilizzato come principale metodo educativo per insegnare al cane a stare al passo del proprietario. Va invece scelto solo nei cani adulti che abbiano già ricevuto delle prime nozioni educative per evitare di tirare il guinzaglio.

    In conclusione, quindi, i pro del collare a strozzo includono:

    • Impedisce al cane di tirare;

    • Non strappa e non schiaccia il pelo;

    • Non si sfila se il cane tira all’indietro o strattona.

    Tra i contro, invece, troviamo:

    • Bisogna saperlo usare in modo sensato e appropriato;

    • Se dovessimo aver bisogno di trattenere il cane in caso di pericolo, potrebbe farsi male e spaventarsi, tirando ancora di più;

    • Non è adatto per i cani con problemi respiratori o cardiaci;

    • Non è adatto per i cuccioli e i cani di taglia piccola.

    In proporzione, comunque, sono decisamente di più gli educatori cinofili che inorridiscono alla sola vista di un collare a strozzo, perché lo considerano una “scorciatoia” crudele per insegnare al cane a non tirare, andando contro tutti i moderni principi di educazione.

    La pettorina “ad X” o scapolare

    La pettorina “ad X” o scapolare è la prima ad essere stata introdotta in commercio. Le fettucce sono disposte in modo da creare due spazi all’interno dei quali vengono inserite le zampe anteriori del cane, per poi unirsi sul dorso del cane con una fibbia.

    È comoda da applicare, costa meno delle altre pettorine e normalmente viene ben tollerata dal cane.

    Questo tipo di pettorina, però, presenta uno svantaggio non trascurabile. Infatti la fettuccia passa subito dietro i gomiti, per risalire lungo le scapole, per cui può creare degli sfregamenti sul pelo e sulla cute dell’animale. Inoltre, tende ad infiammare le ghiandole che si trovano nella zona delle ascelle.

    Un altro aspetto negativo della pettorina “ad X” è che, abbracciando i gomiti dell’animale, induce un’apertura maggiore delle zampe anteriori, che assumono un aspetto e un’andatura antiestetici ma anche controproducenti per le articolazioni.cane con pettorina a x scapolare

    Dal punto di vista educativo, inoltre, il cane si sentirà più libero di tirare perché la forza fisica è concentrata proprio sulle zampe.

    I pro della pettorina scapolare includono:

    • Facile da applicare per chi ha già un po’ di esperienza;

    • Non stringe il collo del cane;

    • Se il cucciolo o il cane di taglia piccola dovessero essere in pericolo, potremmo sollevarli e tenerli in braccio senza sforzo.

    I contro della pettorina “ad X”, invece, prevedono:

    • Stringe le scapole del cane, causando sfregamenti e irritazioni;

    • Allarga i gomiti;

    • Il cane tira più facilmente.

    La pettorina “ad H” o svedese

    La pettorina “ad H” sta progressivamente sostituendo quella “ad X”. Rispetto a questa, infatti, abbraccia il torace del cane in modo più omogeneo, senza passare sulla zona dei gomiti.

    Le fettucce della pettorina “ad H” sono disposte in modo da formare due anelli collegati da una striscia di tessuto che si adagia sul dorso del cane ed una sul petto.

    La fibbia che collega le varie fettucce si trova nell’anello posteriore, che andrà posizionato proprio dove termina il torace dell’animale. Alcuni modelli prevedono invece due fibbie localizzate lateralmente al tronco.

    Viene inserita facendo passare l’anello anteriore attraverso la testa del cane, per poi inserire le zampe nelle due aperture inferiori. Infine, si cinge il torace con l’anello posteriore, allacciando la fibbia.

    Il gancio per attaccare il guinzaglio si trova esattamente a metà del dorso del cane, per cui se dovesse tirare, il peso sarebbe distribuito su tutto il corpo, facilitando l’azione educativo del proprietario.pettorina svedese a H

    Secondo la maggior parte degli educatori e dei veterinari, la pettorina “ad H” è la scelta migliore, perché lascia libero il collo del cane, consentendo però una presa più salda, senza danneggiare nessuna parte del corpo dell’animale.

    I pro:

    • È adatta soprattutto per i cuccioli;

    • Lascia liberi i gomiti e i collo;

    • È ottima per le corse o i giri in bici con il cane;

    • Se il cane dovesse tirare, non si farebbe alcun male.

    • Consente al proprietario di trattenere senza sforzo il cane;

    • Lascia più libero il cane di socializzare.

    I contro:

    • L’applicazione richiede più tempo.

    Come vedete dall’elenco dei pro e dei contro, è chiaro il motivo per cui questa pettorina sia attualmente la scelta preferita di molti proprietari.

    In conclusione, è bene ricordare che se il nostro obiettivo è quello di insegnare al nostro cane a non tirare al guinzaglio, prima di scegliere il collare o la pettorina dobbiamo soprattutto agire a monte del problema, con dei metodi educativi adatti.

    Nessun collare e nessuna pettorina potranno intervenire al posto di una buona educazione, per cui mettete prima in pratica tutti i consigli per insegnare al cane a non tirare e se ciò non dovesse risultare sufficiente, affidatevi ad un esperto nel settore.

  • La depressione nel cane e nel gatto, conoscerla e affrontarla

    Anche i nostri animali possono accusare i sintomi della depressione, proprio come noi. Le motivazioni alla base di un problema così complesso possono variare da alcune situazioni scatenanti in famiglia e nell’ambiente in cui vivono, fino a diverse malattie e disturbi. Andiamo a vedere cos’è la depressione e come evitarla. 

    Probabilmente una delle ragioni che può influire sull’umore del cane e del gatto è legata proprio al fatto che in casa non possono fare le stesse cose che farebbero in natura. Entrambi infatti sono dei predatori, per cui sono abituati a vivere all’aperto, cacciare, rotolarsi nell’erba, accoppiarsi.gatto triste depresso

    Quello di avere una famiglia è senza alcun dubbio un aspetto più che positivo. L’affetto, le attenzioni, il non dover sentire la fame, le cure mediche sono sicuramente solo alcuni dei privilegi degli animali che vivono in casa.

    Allo stesso tempo, però, subiscono in un certo senso una riprogrammazione dei proprio bisogni e delle proprie attività. Il cibo è sempre messo a disposizione dal proprietario, l’entusiasmo della caccia è sostituito dai giocattoli e il piacere dell’accoppiamento viene precluso loro con la sterilizzazione.

    Per questo spesso i nostri animali domestici possono sentirsi poco motivati, proprio perché non riescono a trovare in casa gli stessi stimoli che avrebbero sempre a disposizione in natura.

    Un bravo proprietario dovrebbe saper compensare le necessità del proprio amico anche da questo punto di vista. Questo si può ottenere solo trascorrendo del tempo di qualità con il proprio animale, dedicandosi alle passeggiate, al gioco e alle coccole.

    Le cause della depressione

    Tra le ragioni principali della depressione nel cane e nel gatto rientra soprattutto la mancanza di queste attività, perché sempre più spesso vengono lasciati soli in casa, senza la possibilità di giocare o interagire con gli altri animali o il proprietario.

    Inoltre, rientrano tra le cause di depressione anche tutti gli stravolgimenti della routine quotidiana, come il trasloco, l’arrivo di un neonato o di un altro animale, la perdita di un componente della famiglia.

    Le situazioni più frequenti che possono favorire la depressione includono:

    • Trasloco;

    • Terza età;

    • Nascita di un neonato;

    • Adozione di un altro animale;

    • Allontanamento dei cuccioli dalla propria madre;

    • Trasferimento di un membro della famiglia;

    • Assenza temporanea dei proprietari per le vacanze;

    • Adozione da parte di un’altra famiglia;

    • Permanenza più o meno lunga in una pensione per cani;

    • Sindrome da canile o da privazione sensoriale, tipica degli animali che hanno sempre vissuto isolati, senza alcun contatto con i normali oggetti e rumori tipici di una casa o di una città, e reagiscono con ansia, depressione e fobie quando vengono inseriti in un contesto diverso da quello a cui sono abituati;

    • Lutto.

    Allo stesso tempo, anche alcune malattie o condizioni mediche possono indurre nell’animale uno stato di apatia tale da sfociare nella depressione.

    I sintomi della depressionecane triste depresso

    Ma quali sono i segnali tipici di questo problema e come si può riconoscere la depressione nel cane e nel gatto?

    • Dorme più del solito;

    • Mangia poco e rifiuta il cibo che gli offrite;

    • Non ha interesse per i suoi giochi preferiti;

    • Tende ad isolarsi;

    • Esce svogliatamente per la passeggiata quotidiana;

    • Non reagisce se lo chiamate.

    Cosa fare

    In questi casi è molto importante come prima cosa rivolgersi al proprio veterinario, per escludere la presenza di un problema di salute. In seguito si potrà intervenire seguendo una serie di consigli ed accorgimenti per aiutare il proprio animale a superare la depressione. I principali sono:

    • Fategli sentire la vostra presenza;

    • Accarezzatelo spesso;

    • Parlategli con un tono di voce basso e dolce. Lo aiuterà a sentirvi accanto a lui;

    • Provate a stimolarlo con i suoi giochi abituali. Nel gatto può essere utile scegliere dei giochi a base di erba gatta, che tutti i felini apprezzano particolarmente. In commercio esistono anche degli spray attrattivi da spruzzare sui giocattoli, rendendoli più stimolanti;

    • Offritegli il suo alimento preferito, possibilmente dopo averlo leggermente riscaldato. Il calore infatti rende l’odore del cibo facilmente percepibile;

    • Fiori di Bach: rappresentano uno dei più famosi rimedi della medicina alternativa. Sono degli speciali preparati naturali in grado di agire direttamente sull’umore e sulle emozioni. Negli ultimi anni sono sempre più utilizzati anche negli animali domestici, per trattare problemi come la depressione, le fobie e gli stati d’ansia. Chiedete consiglio ad un medico omeopata o al vostro veterinario, che potrà prescrivervi una preparazione di Fiori di Bach specifica per il vostro animale.

    La depressione è un problema che viene spesso sottovalutato, ma che può portare anche a gravi conseguenze. Cercate quindi di agire quanto prima, aiutando il vostro animale a tornare l’amico giocoso e spensierato di sempre.