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  • Come svuotare le ghiandole perianali del cane

    Quando il nostro cane strofina spesso il sedere per terra, probabilmente ha le ghiandole perianali piene o infiammate. Vediamo insieme come riconoscere questo problema e come svuotare le ghiandole perianali del cane da soli.

    Cosa sono le ghiandole perianali

    Prima di spiegare il procedimento per svuotare le ghiandole perianali del cane, dovremmo soprattutto capire con cosa abbiamo a che fare.

    Le ghiandole perianali sono due piccole ghiandole situate ai due lati dell’ano del cane. La loro forma le rende simili a due sacchetti, collegati al tratto finale dell’intestino del cane attraverso due sottili tubicini.ghiandole perianali del cane

    La funzione principale di queste ghiandole è quella di produrre e rilasciare una sostanza densa e maleodorante che viene emessa ad ogni passaggio delle feci attraverso lo sbocco dei loro condotti, dei tubicini posti accanto all’ano.

    Questa sostanza ha essenzialmente il compito di lubrificare le feci, rendendole quindi più morbide per facilitarne l’espulsione.

    Infatti, una volta che hanno attraversato tutto l’intestino del cane, le feci passano nell’ultimo tratto, proprio dove si trovano le ghiandole perianali, stimolandole a rilasciare il loro secreto.

    I cani possono riversare la sostanza prodotta dalle ghiandole perianali anche per altri motivi, ad esempio quando si sentono spaventati o troppo eccitati, oppure per questioni territoriali.

    Il motivo per cui la maggior parte dei cani tende ad annusare le feci degli altri animali è rappresentato proprio dalla presenza di questa sostanza nelle feci. Si tratta in un certo senso di una firma che ogni cane lascia per identificare le proprie feci, marcando il territorio.

    I problemi delle ghiandole perianali

    Le ghiandole perianali possono andare incontro ad una serie di problemi, tra cui:

    • Ostruzioni;

    • Infiammazioni;

    • Infezioni da parte di batteri;

    • Complicazioni delle infezioni batteriche, come gli ascessi, cioè delle raccolte di pus;

    • Tumori benigni e maligni.

    Le cause di questi problemi possono variare in base alla situazione. Le principali includono soprattutto:

    • Condotti ostruiti per malformazioni;

    • Secreto delle ghiandole troppo denso, al punto da non riuscire a scorrere nei condotti;

    • Batteri provenienti dall’intestino che risalgono lungo i condotti;

    • Batteri provenienti dall’esterno;

    • Stress prolungato;

    • Diarrea prolungata;

    • Eccesso di grasso attorno alla zona dell’ano;

    • Intolleranze e allergie alimentari.cane che strofina il sedere per terra

    Quando le ghiandole perianali non riescono a svolgere la loro funzione nel modo giusto, il loro secreto si accumula sempre di più all’interno dei condotti che le collegano all’ano.

    Con il passare del tempo, le ghiandole tendono ad aumentare di volume e possono infiammarsi, per cui il cane avverte fastidio, dolore e prurito e inizia a mostrare il sintomo tipico di questi problemi: il movimento della carriola.

    Questo è il termine comune con cui viene spiegato l’atteggiamento del cane che strofina il sedere per terra. Porta il bacino in avanti, solleva la coda e cammina trascinando le zampe posteriori ed il sedere contro il pavimento.

    Il motivo per cui mette in atto questo atteggiamento è proprio per ricercare sollievo dal prurito e dal fastidio, tentando di schiacciare le ghiandole perianali attraverso il contatto con il pavimento.

    Come svuotare le ghiandole perianali del cane

    In questi casi si può aiutare il nostro cane stimolando lo svuotamento delle ghiandole perianali.

    Il veterinario potrà comprendere quali sono le cause per cui il cane strofina il sedere per terra, verificando che non ci siano problemi più gravi alla base del problema.

    In assenza di complicazioni, potrà svuotare manualmente le ghiandole perianali attraverso alcune manovre, che possono essere eseguite direttamente all’esterno o dall’interno del canale anale.

    Fatevi mostrare dal vostro veterinario il procedimento corretto e, qualora lo ritenesse opportuno, iniziate a farlo da soli a casa.

    Fatevi aiutare da qualcuno che possa aiutarvi a tenere fermo il cane.

    Vediamo insieme come si svuotano le ghiandole perianali del cane.ghiandole perianali cane 1 2

    1. Sollevate la coda del vostro cane e cercate di localizzare le ghiandole perianali. Per agevolare la ricerca, considerate la zona dell’ano come un orologio. Le ghiandole sono situate alle ore 4 e alle ore 8 rispetto all’ano;

    2. Al tatto dovreste riuscire a percepire un certo gonfiore, soprattutto se le ghiandole sono infiammate o “intasate”;cane spremere ghiandole perianali 3 4

    3. Prendete una garza e iniziate a schiacciare le ghiandole con una pressione laterale, come se voleste pizzicare la zona;

    4. A questo punto, se la localizzazione e la pressione sono adeguate, dovrebbe fuoriuscire una sostanza dall’odore nauseabondo. In presenza di pus o sangue rivolgetevi subito al vostro veterinario, perché potrebbe esserci un’infezione in corso;

    5. Lavate il sedere del vostro cane con uno shampo specifico.

    In caso di recidive frequenti il veterinario potrà procedere con un lavaggio delle ghiandole perianali, per diluire il loro secreto. Il trattamento definitivo prevede invece l’intervento chirurgico di asportazione delle ghiandole.

    Le ghiandole perianali possono ostruirsi per diverse ragioni. Per questo motivo, prima di intraprendere la strada dell’automedicazione, ascoltate il parere del vostro veterinario, che saprà consigliarvi cosa fare per aiutare il vostro amico a quattro zampe, senza mettere a rischio la sua salute.

  • L’alimentazione del cane e del gatto anziano

    Per quanto sia uno dei nostri più grandi desideri, purtroppo Fido e Micio non possono restare sempre giovani, ma anche loro invecchiano. Quello che possiamo fare noi proprietari per garantirgli una vecchiaia serena è prenderci cura della loro salute, partendo soprattutto dall’alimentazione specifica per il cane e il gatto anziano.

    In media, il periodo della senilità inizia a partire da 12-13 anni nel gatto, e prima nel cane, in base soprattutto alla taglia. Il cane di taglia grande e gigante viene definito anziano verso i 7-8 anni, mentre i cani di taglia piccola sono generalmente più longevi, e per loro la vecchiaia inizia non prima degli 11 anni.

    Cosa succede al cane e al gatto anziano

    Man mano che crescono, i nostri animali subiscono inevitabilmente una serie di modificazioni nell’organismo, nel carattere e nello stile di vita, proprio come succede anche a noi. Per questo non dobbiamo farci cogliere impreparati, ma dobbiamo sapere come affrontare la terza età dei nostri amici a quattro zampe, partendo soprattutto dall’alimentazione. cane anziano con tè

    In particolare, i fattori legati all’invecchiamento che deve prendere in considerazione una buona alimentazione per il cane e il gatto anziano sono:

    • Il metabolismo è più lento, quindi utilizzano meno calorie;

    • Aumenta la massa grassa;

    • Si riduce la massa muscolare;

    • La digestione è più lenta e difficile;

    • Il transito intestinale è più lento;

    • La quantità di saliva prodotta è inferiore;

    • I denti iniziano a dondolare e può formarsi il tartaro;

    • Si muove di meno;

    • Gusto e olfatto sono meno sensibili;

    • Reni, cuore e polmoni si indeboliscono.

    La dieta dell’animale anziano

    La dieta del cane e del gatto anziano deve puntare soprattutto su obiettivi precisi:

    • Digeribilità;

    • Ridotto contenuto calorico;

    • Gusto intenso e masticabilità;

    • Prevenzione delle malattie.

    Per questo motivo, nell’alimento specifico per l’animale anziano non devono mai mancare:

    • Proteine: devono essere di ottima qualità, quindi ricavate dalle parti migliori della carne, del pesce e delle uova. Gli alimenti di bassa qualità sono carichi di cereali e parti animali di scarto, per cui la resa effettiva proteica è davvero bassa;

      croccantini per gatti cani anziani

    • Aminoacidi: soprattutto nel gatto, non devono mai mancare aminoacidi essenziali come la taurina, che aiuta a mantenere il cuore e la vista in perfette condizioni;

    • Carboidrati: gli animali anziano hanno una maggiore predisposizione al diabete. Questo vuol dire che riescono a tollerare solo basse quantità di zuccheri, che si trovano anche nei cereali, nella pasta e nel riso. Quindi bisogna offrirgli comunque la giusta dose di carboidrati, che però deve essere nettamente inferiore rispetto a quella delle proteine;

    • Grassi: cani e gatti anziani tendono ad ingrassare più facilmente. Per questo il contenuto di grassi nell’alimento deve essere limitato più che altro ai grassi “buoni”, come quelli di origine vegetale. In particolare, l’olio di mais e l’olio di soia sono ideali, perché ricchi di acidi grassi essenziali. I grassi che non devono mai mancare sono soprattutto gli Omega-3 e gli Omega-6;

    • Fibre: le fibre sono importanti per garantire il giusto transito intestinale, soprattutto negli animali con problemi di stitichezza. Attenzione, però, perché se sono presenti in eccesso, possono limitare l’assorbimento delle sostanze nutritive contenute negli alimenti;

    • Antiossidanti: importanti per stimolare il sistema immunitario, che diventa più debole col passare degli anni. Il più importante antiossidante per cani e gatti è soprattutto la vitamina E.

    Mai fornire ossa e carne cruda all’animale anziano. Lo stomaco delicato non riuscirebbe a digerirli, e i denti fragili potrebbero danneggiarsi ulteriormente.

    I consigli alimentari

    La dieta ideale del cane e del gatto anziano dovrebbe essere studiata in base alle esigenze dell’animale. Per questo motivo bisogna seguire alcuni consigli alimentari, che lo supportino nel corso della vecchiaia.

    Prima di tutto, può essere più indicato frazionare la giusta quantità di cibo in più pasti. Il cane dovrebbe consumare circa 2-3 pasti al giorno, per stimolare il metabolismo.

    Il gatto ha comunque bisogno della sua ciotola di croccantini sempre a disposizione, ma l’integrazione con il cibo umido deve avvenire ugualmente 2-3 volte al giorno.

    Ricordatevi di stimolarlo a bere di più, con una ciotola di acqua fresca e pulita oppure acquistando una fontanella per cani e gatti.

    Se volete integrare la dieta del vostro cane con un alimento casalingo, optate soprattutto per alimenti completi e digeribili. Create quindi una bella porzione di riso bollito senza sale, con verdure cotte e del pollo. Condite con un filo di olio vegetale e vedrete che il vostro cane vi ringrazierà.

  • I comandi per il cane: “seduto” e “terra”

    L’educazione del cane da parte dei proprietari spesso comincia proprio da questi comandi, considerati la base per ottenere l’attenzione del proprio amico. Vediamo insieme come insegnare al cane i comandi “seduto” e “terra”.

    A cosa servono

    Se il comando “seduto” è considerato uno dei più importanti, un motivo sicuramente ci sarà.

    È solo quando il cane si siede su nostra richiesta, infatti, che possiamo essere certi di avere tutta la sua attenzione. Quando un cane è troppo esuberante, si sta scatenando nel gioco o è troppo distratto dall’ambiente circostante, la prima cosa che dobbiamo fare per ridimensionare le sue energie o le sue ansie è proprio quella di chiedergli di stare seduto.

    Solo una volta che il cane avrà imparato a sedersi ogni volta che glielo chiediamo, sarà possibile procedere con l’insegnamento di tutti gli altri comandi.

    Per quanto riguarda il comando “terra”, invece, si tratta più che altro di una variante opzionale, non necessaria per il cane, ma che può risultare indispensabile per insegnargli un altro comando, il “rotola”.

    Il comando “seduto”

    Questo comando andrebbe insegnato a tutti i cani, sia da cuccioli che da adulti.

    Per riuscirci, è necessario applicare il principio del rinforzo positivo. Quando il cane fa qualcosa che gli chiediamo o si comporta bene, dobbiamo premiarlo con complimenti, coccole o snack.

    Al contrario, punendolo se non ci ascolta o se fa qualcosa di inappropriato, susciteremo nel cane delle emozioni negative, senza mostrargli invece cosa cerchiamo da lui.

    Per riuscire ad insegnare al cane il comando “seduto”, dobbiamo procurarci degli snack o dei biscottini per cani, specifici per l’addestramento. Sono meno calorici e più appetibili rispetto alle normali crocchette, per cui il cane sarà particolarmente stimolato ad ascoltarci pur di ottenere lo snack.

    In alternativa, possiamo anche utilizzare un gioco, magari uno dei suoi preferiti, anche se per i cuccioli o per le prime fasi dell’addestramento potrebbe non essere altrettanto stimolante quanto il cibo.

    Vediamo quali sono i passaggi per insegnare al cane il comando “seduto”:cane comando seduto 1 2

    1. Posizioniamoci in un posto isolato, ad esempio in una stanza della nostra casa lontana dai rumori e da altre persone, almeno per il primo periodo. Cerchiamo di attirare l’attenzione del nostro cane facendogli capire che abbiamo uno snack per lui;

    2. Mettiamo lo snack davanti al muso del cane, spostandolo lentamente in alto e verso la sua nuca. Il cane cercherà di seguire il movimento della nostra mano, portando la testa all’indietro e di conseguenza si metterà seduto per non perdere l’equilibrio;cane comando seduto 3 4

    3. Una volta che il suo sedere poggia sul pavimento, concediamogli lo snack;
    4.  

      Ripetiamo finché non riuscirà a sedersi correttamente.

    Ripetiamo diverse volte lo stesso procedimento. Per le prime volte può essere sufficiente anche premiare il cane se si siede per pochi istanti. Non possiamo pretendere già da subito che resti fermo come una statua, soprattutto se si tratta di un cucciolo.

    A questo punto possiamo introdurre il comando vocale “seduto”.

    Ogni volta che posizioniamo la mano davanti al suo muso, diciamo in modo chiaro la parola “seduto”, e ripetiamo il movimento della mano al di sopra della testa del cane, premiandolo quando si siede.

    Solo una volta che avrà associato il comando vocale all’azione di sedersi, potremo iniziare a fare dei tentativi senza snack. Il procedimento è sempre lo stesso, solo che invece del cibo, dovremo utilizzare i complimenti per premiarlo. Diciamogli un bel “bravo!” ogni volta che esegue il comando.

    Un consiglio importante è quello di non rinforzare positivamente delle azioni che vanno al di fuori del sedersi. Non siate permissivi. Se il cane dovesse sollevarsi su due zampe o dovesse aggrapparsi alla vostra mano pur di ottenere lo snack, allontanate immediatamente la mano, rimettevi bene in piedi, quindi ricominciate una volta che si sarà calmato.

    Il comando “terra”

    Questo comando non è indispensabile, ma può servire per iniziare ad imparare il comando “rotola”.

    Si parte sempre dal comando “seduto”. Una volta che il cane sarà seduto composto e avrete la sua piena attenzione, potrete procedere:cane comando terra 1 e 2

    1. Tenete uno snack tra pollice e indice. Mostrate al cane quale sarà la sua ricompensa avvicinandolo al suo muso;

    2. Lentamente, fate scendere la mano piano piano verso il basso;cane comando terra 3 4

    3. Continuate a far scendere la mano con lo snack fino a raggiungere il pavimento, quindi avvicinatelo al vostro corpo;
    4. Il cane dovrebbe stendersi per raggiungere lo snack.

    Questo procedimento non è mai semplice, perché il cane tenderà nella maggior parte dei casi a rimettersi in piedi e ad avanzare con tutto il corpo per raggiungere il suo premio.

    Per questo, ogni volta che non resta seduto, dovrete ricominciare dal comando “seduto”, premiandolo solo nel momento in cui si stenderà.

    Proseguite quindi con il comando vocale. Quando mostrate al cane lo snack, dite “terra” e procedete con il movimento della mano verso il basso e poi verso di voi.

    Quando il cane avrà ben chiaro questo passaggio, potrete provarci senza utilizzare uno snack come ricompensa, ma complimentandovi con lui se ci è riuscito.

    Per agevolare il riconoscimento del comando vocale, cercate di utilizzare un gesto semplice da comprendere. Ad esempio, potreste tenere la vostra mano aperta, parallela al pavimento, spostandola verso il basso mentre dite “terra”.

    Oppure, potreste indicare il pavimento con il vostro indice.

    Vi serviranno diversi tentativi prima che il cane inizi davvero a stendersi, ma quello che vi occorre è una buona dose di pazienza e diverse confezioni di snack.

  • I comandi per il cane: zampa e batti cinque

    Scopriamo insieme come insegnare al proprio cane due tra i comandi più noti, “zampa” e “batti cinque”.

    Le basi dell’educazione del cane prevedono una serie di comandi indispensabili per comunicare e interagire con il proprio animale, ad esempio il classico comando “seduto” o “resta”.

    A questi, però, se ne aggiungono anche altri non proprio indispensabili, ma che rappresentano un ottimo modo per instaurare un rapporto più piacevole con il proprio cane. Tra questi troviamo il comando “zampa” con la sua variante “batti cinque”.

    Ma come si fa per insegnarli al nostro cane? Scopriamolo insieme.

    Il rinforzo positivo

    Il principio su cui si basa la maggior parte delle teorie educative è quello del rinforzo positivo.

    Questo concetto è molto semplice, e può essere facilmente applicato anche all’educazione dei bambini. In pratica, consiste nel generare nel cane un pensiero o un’emozione positiva nei confronti di una determinata azione.

    Se il cane fa quello che gli abbiamo chiesto, lo premiamo con un “bravo!”, un gioco o uno snack.

    Il rinforzo negativo, al contrario, non è quasi mai contemplato dagli educatori, perché viene spesso considerato controproducente e inutile. Questo principio consiste nel punire verbalmente il cane quando fa qualcosa di sbagliato o se non fa quello che gli chiediamo.

    Secondo gli esperti, sgridando il cane in queste occasioni, non facciamo altro che suscitare delle emozioni negative, generando ansia e preoccupazione nell’animale. In questo modo il cane potrebbe totalmente rifiutare i comandi richiesti, perché teme una reazione da parte del proprietario.

    Il comando “zampa”

    Quello di dare la zampa è un gesto naturale per il cane, che viene utilizzato come un segnale di pacificazione e sottomissione.

    Il cucciolo porge la zampa alla madre che lo rimprovera perché ha combinato qualcosa di sbagliato, e spesso i cani lo fanno proprio con il proprietario per lo stesso motivo. È quindi una richiesta esplicita di perdono.cane da la zampa LOGO ombreggiatura

    Allo stesso tempo, il cane può dare la zampa ad un suo simile o al proprietario per dimostrare la propria sottomissione e le proprie intenzioni pacifiche.

    Al contrario, un cane che poggia entrambe le zampe sul corpo di un animale o di una persona, lo fa per una questione di dominanza, quindi per rinforzare la propria superiorità nella relazione.

    Inoltre, alcuni cani possono anche porgere spontaneamente la zampa quando sono alla ricerca di attenzioni, ad esempio se vogliono giocare o per chiedere coccole e cibo.

    Quando decidiamo di insegnare al nostro cane a dare la zampa, dobbiamo ricordarci un aspetto fondamentale. Il cane non deve darci la zampa di sua spontanea iniziativa, perché non è quello che gli abbiamo chiesto.

    Devo farlo solo dietro un esplicito comando, altrimenti la situazione potrebbe facilmente degenerare in una prevaricazione dei ruoli o in una continua richiesta di attenzioni. Non vogliamo certo che il nostro cane ci “colpisca” con la zampa ogni volta che lo ritiene opportuno!

    Per insegnare al cane a dare la zampa è sufficiente seguire alcuni passaggi, da mettere in pratica con calma e pazienza.

    I punti fondamentali per insegnare il comando “zampa” al cane sono:

    • Scegliete un luogo isolato e tranquillo, magari quando siete soli in casa con il vostro cane. Per il primo periodo sarà importante ottenere tutta la sua concentrazione, e solo in seguito potrete provarci anche al parco o con altre persone;

    • Procuratevi degli snack che utilizzerete per premiare il cane. Non utilizzate i classici croccantini che gli date tutti i giorni. In commercio ci sono dei bocconcini o dei biscottini più appetibili, che possono essere offerti al cane senza il rischio che ingrassino;

    • Prima di cominciare, dovremo aver già insegnato al nostro cane il comando “seduto”, perché solo in questa posizione il cane riuscirà a concentrarsi più facilmente. Se non l’avete ancora fatto, cominciate proprio da questo comando.

    Vediamo adesso i passaggi step by step:comando cane zampa 1 2

    1. Una volta che il cane si sarà seduto, mettiamo la mano con lo snack in basso, davanti al suo muso, facendola scendere lentamente al di sotto della testa;

    2. Il cane cercherà in tutti i modi di farci aprire la mano, ma dobbiamo restare nella stessa posizione finché non poggia la sua zampa sul nostro braccio;cane comando zampa 3 4

    3. Appena tocca la nostra mano o il nostro braccio, concediamogli lo snack;

    4. Ripetiamo finché non ci porge la zampa più rapidamente.

    A questo punto possiamo introdurre il comando vocale “zampa”, ogni volta che gli mettiamo la nostra mano davanti al muso. Quando la tocca con la zampa, concediamogli un altro snack. Ripetiamo diverse volte anche questo passaggio.

    Successivamente, ripetiamo lo stesso procedimento allontanando sempre di più la mano dal muso del cane.

    Solo dopo che l’animale avrà appreso questi passaggi, postremo provare a chiedergli la zampa senza utilizzare lo snack.

    1. Continuiamo a tenere la mano chiusa, senza però prendere lo snack;

    2. Mettiamo la mano davanti al muso del cane, dicendo il comando vocale “zampa”;

    3. Quando il cane ci avrà dato la zampa, premiamolo con un “bravo!”.

    Infine, potremo svelargli l’inganno, porgendogli la mano aperta, sempre senza snack. Premiamolo ancora una volta con dei complimenti quando esegue il comando.comando cane zampa

    Esiste anche un altro metodo per insegnare al cane a darci la zampa. Vediamolo insieme:

    1. Teniamo lo snack in una mano e facciamolo annusare dal cane;

    2. Prendiamo con l’altra mano la zampa del cane, dicendo la parola “zampa” ogni volta;

    3. Concediamogli uno snack, anche se in realtà non ha fatto nulla;

    4. Ripetiamo più volte, quindi riproviamoci senza afferrare la zampa, ma solo sfiorandola con la mano e dicendo “zampa”;

    5. Se ci porge la zampa, lo premiamo, altrimenti ricominciamo;

    6. Una volta che ha compreso il meccanismo, chiediamogliela solo verbalmente e premiamolo.

    Il comando “L’altra zampa”

    Una variante da insegnare al cane dopo che ha appreso il comando di base, è quella di farci dare l’altra zampa.

    Per riuscirci dovrete ripetere lo stesso procedimento, ma nel momento in cui vi porgerà la zampa, lasciatela, toccategli leggermente l’altra zampa e premiatelo.

    Ricordatevi di associare il comando vocale “l’altra zampa” o semplicemente “l’altra”.

    Il comando “Batti cinque!”

    Questo comando è una variante simpatica della richiesta della zampa. Consiste nel porgere la mano aperta in verticale all’altezza del viso del cane, che di conseguenza dovrà sollevare di più la zampa per toccare la nostra mano, proprio come se ci stesse dando il cinque.

    Per insegnare al cane il comando “batti cinque” dovremo avere già una buona base per il comando precedente.comandi cane batti cinque 1 2

    1. Incastriamo uno snack tra due dita, tenendola piatta;

    2. Posizioniamo la mano in alto, davanti al muso del cane;cane comando batti cinque 3 4

    3. Il cane cercherà di “rubarci” lo snack, ma resistiamo finché non tocca la nostra mano;

    4. Una volta che avrà eseguito il comando, possiamo concedergli lo snack.

    Ripetiamo diverse volte, quindi introduciamo il comando vocale “batti cinque” quando mettiamo la zampa davanti al suo muso.

    Dopo che il cane avrà imparato questi passaggi, potremo continuare senza premio.

    Se le prime volte il cane non dovesse riuscire a concentrarsi o ad eseguire alla perfezione i nostri comandi, non scoraggiamoci, ma soprattutto evitiamo di sgridarlo. Non servirebbe a nulla e distoglierebbe ancora di più il cane dal tentativo di ascoltarci.

  • Come giocare con il proprio gatto nel modo corretto

    I gatti che vivono in casa non hanno a disposizione tutto ciò che un gatto abituato a scorrazzare in giardino o in campagna può utilizzare per divertirsi. Per questo motivo è importante stimolarli sempre nel modo giusto, facendoli giocare ogni giorno. Vediamo insieme qual è il modo corretto di giocare con il proprio gatto.

    Perché il gioco è importante?

    Quando adottiamo un cucciolo, è davvero molto difficile riuscire a contenere il suo entusiasmo e la sua vivacità, soprattutto durante la notte. Spesso, infatti, i neo-proprietari si ritrovano a dover affrontare intere nottate in bianco, perché il piccolino proprio non ha alcuna intenzione di calmarsi.

    Questo aspetto sembra in forte contraddizione con un altro dato di fatto, legato al grande bisogno di dormire dei gattini molto piccoli. In realtà entrambi gli aspetti sono esatti.

    I gattini devono dormire tanto e bene per poter crescere, ma una volta svegli hanno bisogno di essere continuamente stimolati a “scaricare” le proprie energie. Il modo migliore con cui farlo è proprio attraverso il gioco.

    Che voi partecipiate al gioco oppure no, non è rilevante, perché il gattino troverà interessante ogni singolo oggetto della casa. Dai suoi giocattoli nuovi di zecca, ai vostri piedi che si muovono sotto le coperte. Tutto è stimolante e degno di attenzione.

    Una volta che il gatto è diventato adulto, la sua voglia di giocare diminuisce progressivamente, fino a renderlo nella maggior parte dei casi poco attivo e raramente interessato allo svago e all’interazione.

    Alcune razze, in particolare, da adulte diventano ancora più inclini alla sedentarietà, prima fra tutte il Persiano, ma anche tutte le altre razze considerate “soprammobile”.

    Il rischio a cui vanno incontro i gatti troppo sedentari è sia fisico che emotivo.

    Dal punto di vista fisico, infatti, il moto aiuta sia a mantenere il peso corporeo, prevenendo il rischio di sovrappeso e obesità, ma consente anche di garantire la salute di tutto l’organismo.gioco intelligenza per gatti

    Il sovrappeso, infatti, influisce negativamente sul benessere del cuore e del sistema circolatorio, ma anche delle ossa e delle articolazioni, che vengono chiamate a sostenere un peso eccessivo.

    Al tempo stesso, l’attività fisica aiuta anche a regolare l’umore, agendo come un ottimo antidoto contro la noia e la depressione.

    Il rischio a cui vanno incontro i nostri gatti domestici, infatti, è proprio quello di lasciarsi andare, fino al punto in cui non riescono più a trovare stimoli per affrontare la giornata.

    Un gatto depresso non è mai un problema trascurabile.

    A cosa serve il gioco?

    Il gioco è essenziale sia per i gattini che per i gatti adulti.

    Sin da piccoli, infatti, i gattini giocano costantemente con i propri fratellini. La madre invoglia il gioco soprattutto come metodo educativo.

    Attraverso i piccoli morsi, la lotta e le corse sfrenate, infatti, i gattini possono imparare a confrontarsi con i propri simili. La madre redarguisce i piccoli troppo esuberanti o troppo sfrontati, insegnandoli a rapportarsi nel modo giusto con gli adulti e gli altri gattini.

    Il gioco è anche uno strumento che la madre mette in pratica per mostrare alla prole come catturare le prede. Il principio di base del gioco, infatti, soprattutto per i gatti che vivono in casa, è quello di simulare la caccia.

    Per questo motivo, il gatto adulto che non ha la possibilità di uscire in giardino o sul terrazzo, dovrà necessariamente ricreare in casa l’ambiente ideale per cacciare.

    Il gioco è anche essenziale per stimolare i sensi del gatto. Se i cani sono noti per l’incredibile udito, i gatti invece ci vedono benissimo.

    Per questo bisogna cercare sempre di mantenere attiva la loro vista, così come anche tutti gli altri sensi.

    Il gatto è un abile cacciatore, in natura con le prede ed in casa con i propri giocattoli.

    Il suo scheletro, le articolazioni, i cinque sensi, l’agilità e la postura li rendono tra gli animali più scattanti e rapidi esistenti in natura. Ogni singolo movimento è ben studiato e calcolato per catturare la preda.

    Quali giochi sono più indicati?

    Naturalmente, tutto ciò che potrà servire al gatto per simulare una battuta di caccia è l’ideale. Quindi saranno ottimi i topolini in ecopelle o in stoffa, le esche con piume, le corde e tutti gli altri oggetti che possano fungere da preda.gatto con giocattoli topolini stagnola

    In realtà il gatto non fa molta distinzione tra un gioco specifico ed un oggetto della vita quotidiana.

    Provate a lanciare al vostro gatto una pallina di stagnola e vedrete subito il suo entusiasmo.

    In teoria, tutti gli oggetti in grado di stimolare i sensi del gatto vanno benissimo.

    Fateci caso. La maggior parte dei giocattoli per animali in commercio cerca di creare sensazioni visive, rumorose e olfattive che possano invogliare il gatto al gioco.

    I rumori crepitanti e i bagliori luminosi prodotti dalla carta stagnola, così come l’inebriante odore dell’erba gatta sono tutti richiami irresistibili per un gatto.

    In commercio esistono davvero moltissime categorie di giocattoli. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le età.

    Palline che si illuminano, puntatori laser a forma di topolino, cannette per giocare con il proprietario, la scelta è molto vasta.

    Se invece preferite utilizzare gli oggetti domestici per fare giocare il vostro gatto, cominciate quindi con le palline di carta stagnola. Affidatevi poi alle preferenze di Fuffi.

    State certi che sceglierà lui gli oggetti che più possono interessargli, dalle noci alle mollette per stendere la biancheria.

    Un ottimo consiglio è quello di creare dei giocattoli fai da te che contengano del cibo secco o dei premi. Anche una pallina in plastica delle uova di cioccolato possono essere perfette.

    Fate qualche piccolo forellino e riempitele di croccantini, in modo che il gatto percepisca l’odore del cibo e venga stimolato ancora di più a cacciare.

    Come giocare nel modo giusto

    Come abbiamo detto prima, il gioco deve simulare l’attività della caccia.

    Per questo motivo è molto importante utilizzare i giocattoli del proprio gatto, rendendoli quanto più simili possibile ad una preda.

    gatto gioca con topolino escaNon offriteglieli direttamente. Piuttosto nascondeteli parzialmente sotto un cuscino oppure su un ripiano, ad esempio, e lasciate che sia il gatto ad avvicinarsi lentamente.

    Inizialmente ne sarà abbastanza intimorito, ma la curiosità sarà comunque troppo forte per poter resistere (abbiamo già detto che i gatti sono tra gli animali più curiosi in natura?).

    Se invece proprio non vuole saperne, rendete il giocattolo più stimolante, muovendolo lentamente verso il gatto e ritraendolo una volta che avrete attirato la sua attenzione.

    In commercio esistono comunque degli spray attrattivi a base di erba gatta che servono proprio a rendere più invitanti i giocattoli vecchi o poco interessanti per il gatto.

    A proposito dell’erba gatta, questa pianta è nota anche come catnip, ed è una delle passioni principali dei gatti. La nepeta cataria, infatti, contiene una sostanza molto simile ai feromoni del gatto.

    Questi vengono prodotti dal gatto per marcare il territorio, e vengono rilasciati, ad esempio, ogni volta che strofinano il muso contro le nostre gambe o i mobili di casa.

    Quando il gatto percepisce i feromoni dell’erba gatta, ne resta inebriato, quindi inizia a rotolarsi, strofinarsi e fare le fusa.

    Scegliete quindi giocattoli a base di c

    atnip, oppure acquistate dell’erba gatta essiccata in polvere, con cui riempire delle palline in plastica apribili.

    gatto gioca con gomitolo lana

    I pericoli del gioco

    Alcuni giocattoli per gatti, ma anche alcuni nostri oggetti di cui si può appropriare, possono risultare pericolosi per la sua salute.

    Fate attenzione soprattutto a tutti i giocattoli che contengono nastrini, corde sottili e fili di cotone, perché il gatto potrebbe ingerirli, scambiandoli per la coda di un topolino.

    Se scegliete di realizzare dei giocattoli con gli oggetti che avete in casa, fate in modo che le dimensioni siano adeguate, perché delle palline troppo piccole potrebbero essere accidentalmente ingerite dal gatto.

    Lo stesso discorso vale anche per topolini e peluche con parti staccabili. In preda al gioco, il gatto potrebbe morderli e mangiarli. L’ingestione di corpi estranei potrebbe comportare gravi conseguenze per la sua salute.

    Ricordatevi sempre che il gioco è fondamentale per i gatti di tutte le età, ma cercate sempre di supervisionare le attività del vostro amico.

  • Come vedono i cani e i gatti?

    Tra i sensi del cane e del gatto, la vista è senza dubbio tra i più sviluppati. Le capacità visive degli animali, infatti, sono una delle caratteristiche che li rendono così speciali. Cerchiamo di capire come vedono i cani e i gatti e come mai la loro vista è così sviluppata.

    Quando parliamo delle abilità degli animali, da quelli di casa fino agli animali selvatici, spesso cerchiamo di trovare una spiegazione scientifica e razionale per gli aspetti che tanto ci stupiscono.gatto insegue caccia topo

    In realtà le spiegazioni possono diventare automatiche semplicemente pensando al ruolo che ciascuno di questi animali riveste in natura.

    È chiaro che un predatore dovrà possedere e sviluppare delle capacità ben diverse rispetto a quelle di una preda.

    Per fare un esempio, i grandi predatori della natura, come tigri e leoni, devono riuscire soprattutto a correre rapidamente, saltare e concentrarsi sulla preda. La dentatura e gli artigli sono sviluppati proprio in modo da favorire la cattura della preda.

    Al contrario, le prede devono avere delle caratteristiche fisiche tali da consentir loro di fuggire quando vengono attaccate. Per questo motivo hanno spesso un corpo leggero, per poter correre molto velocemente. Basta pensare, ad esempio, alle antilopi o alle gazzelle, da sempre note per la loro estrema velocità nella corsa.

    L’aspetto principale, però, che differenzia le prede dai predatori è legato soprattutto ai sensi, ed in particolare alla vista.

    Prima di parlare delle diverse caratteristiche visive tra prede e predatori, vediamo prima in cosa consiste la vista e come fanno gli occhi a catturare delle immagini provenienti dall’esterno.

    Come funziona la vista

    La vista è il senso che ci permette di captare la luce che proviene dall’esterno, trasformandola in immagini ben precise.

    Gli occhi sono l’organo specializzato per questo compito, ma per poter funzionare correttamente devono collaborare con i nervi e il cervello.

    L’occhio è un organo sferico inserito all’interno del cranio, precisamente nei bulbi oculari. È formato da diverse parti, interne ed esterne:struttura occhio anatomia

    •           Cornea: è un sottile strato trasparente che riveste la parte più esterna dell’occhio. In realtà la cornea è la porzione più piccola del rivestimento esterno, perché lateralmente e posteriormente prende il nome di sclera;
    •           Iride: è la parte colorata dell’occhio, posta nella parte anteriore, al di sotto della cornea;

    •           Pupilla: è il puntino nero che troviamo al centro dell’occhio. In realtà non è altro che un piccolo foro al centro dell’iride;

    •           Cristallino: è situato subito dietro la pupilla e l’iride. È molto importante, perché rappresenta la lente dell’occhio, che consente di mettere a fuoco le immagini curvandosi e modellandosi di continuo;

    •           Retina: è il rivestimento interno dell’occhio. Lo troviamo solo posteriormente al globo oculare, quindi non possiamo vederlo dall’esterno. È una parte fondamentale dell’occhio, perché comprende i coni e i bastoncelli, delle strutture essenziali per inviare degli stimoli al nervo ottico, che si trova proprio al centro dell’occhio e attraversa la retina. E’ attraversata da vasi sanguigni e nervi;

    •           Coni e bastoncelli: la definizione vera e propria di queste strutture è “fotorecettori”, proprio perché recepiscono la luce e la trasformano in energia elettrica che viene trasmessa ai nervi. I coni si occupano della visione dettagliata dei colori, mentre i bastoncelli della visione dei toni del grigio al buio e in movimento;

    •           Tapetum lucidum: questa struttura non è presente nell’uomo, ma solo nel gatto, nel cane e in altri animali. Avete mai fatto caso allo strano effetto che si ottiene fotografando un gatto con il flash? Gli occhi diventano luminosissimi, proprio come i fari abbaglianti di una macchina. La ragione di questo fenomeno è dovuta proprio alla presenza del tapetum lucidum. Questo è un sottile strato posto all’interno o subito dietro la retina. Ha delle proprietà altamente catarifrangenti, per cui riesce a riflettere la luce che entra nell’occhio, rimandandola verso la retina, in modo da aumentare lo stimolo luminoso per percepire più immagini anche durante la notte. L’effetto è lo stesso che si ottiene direzionando una lampada verso uno specchietto.

    Quando la luce entra nell’occhio, attraversa la pupilla fino a raggiungere la parte posteriore dell’occhio. I coni e i bastoncelli presenti nella retina, quindi, catturano la luce e la trasformano in energia elettrica che si propaga lungo il nervo ottico.

    visione monoculare binoculare cavallo gattoQuesto nervo ha il compito di collegare l’occhio con il cervello, propagando lo stimolo fino a questo punto. Una volta uscito dal bulbo oculare, il nervo ottico si incrocia nel cosiddetto “chiasma ottico”, dove l’immagine catturata dall’occhio sinistro “viaggia” verso la metà destra del cervello, e viceversa.

    Una volta raggiunto il cervello, lo stimolo elettrico che ha attraversato i due nervi ottici viene trasformato in un’immagine, così come la percepiamo continuamente.

    Il cervello deve elaborare l’immagine ottenuta, calcolandone una lunga serie di aspetti. Tra questi rientra soprattutto la profondità, che consente di valutare a quale distanza ci troviamo rispetto ad ogni singolo oggetto presente nell’immagine.

    Tutto questo è possibile perché la nostra vista è detta “binoculare” o “stereoscopica”. Gli occhi, seppur vicini tra loro, sono comunque posizionati in due punti diversi, per cui l’immagine catturata da un occhio sarà necessariamente diversa rispetto a quella percepita dall’altro. Al contrario, la visione “monoculare” è quella in cui un solo occhio riesce a percepire una fetta di campo visivo, mentre l’altro no, per questioni di strabismo o per la posizione degli occhi sulla testa.

    Il cervello fonde le due immagini ottenute solo se identiche, le elabora e ne calcola la profondità e la posizione dei singoli oggetti. Affinché ciò si verifichi, è necessario che gli occhi riescano a guardare contemporaneamente lo stesso identico punto, per cui la profondità non viene rilevata nella visione monoculare.

    La vista nelle prede

    Per quanto riguarda le prede, la loro vista possiede delle caratteristiche che devono aiutarli soprattutto a poter localizzare la minaccia in arrivo. Tra queste caratteristiche, le principali includono:

    • Occhi posizionati lateralmente rispetto al viso: in questo modo possono avere una visione panoramica di quello che li circonda, con un campo visivo di quasi 350°, nettamente superiore rispetto ai nostri “scarsi” 180°;

    • Visione monoculare laterale: per poter avere un campo visivo più ampio, gli occhi delle prede devono “sacrificare” la visione stereoscopica a favore di quella monoculare, piatta e senza profondità. Questo vuol dire che, avendo gli occhi posizionati lateralmente, ognuno dei due avrà la possibilità di ampliare il campo visivo, senza però essere seguito dall’altro. Quindi il cervello non avrà due immagini identiche da sovrapporre ed elaborare, per cui non potrà calcolare in modo preciso la profondità e la distanza degli oggetti, eccetto che per una fetta minima di campo visivo;

    • Visione binoculare anteriore: nelle prede la visione stereoscopica o binoculare, quindi quella più precisa, copre solo 70° del campo visivo anteriore. Sebbene siano in realtà pochi, sono più che sufficienti per individuare e distinguere le piante di cui possono cibarsi;campo visivo vista cavallo

    • Presenza di aree “cieche”: alcune prede hanno un muso particolarmente sviluppato in avanti e in basso, come nel caso del cavallo e degli altri erbivori. Questo genera inevitabilmente delle aree “cieche”, cioè delle zone del campo visivo che non possono in alcun modo essere percepite. Questa zona corrisponde ad una piccola fetta triangolare subito davanti al muso dell’animale, che corrisponde proprio alla porzione di campo visivo in cui dovrebbe poter intervenire la visione binoculare.

    Per quanto possa sembrare sfavorevole, l’unione di questi aspetti è in realtà vantaggiosa per le prede. Il campo visivo ampio consente di visualizzare i pericoli anche se in quel momento l’animale è impegnato a mangiare, ad esempio.

    Al tempo stesso, la visione prettamente monoculare, che non consente la distinzione precisa della profondità, genera nella preda una certa tensione ogni volta che percepisce un movimento o la presenza di un oggetto anomalo, per cui è più pronta a scappare.

    Il classico esempio è quello del cavallo, che, nonostante le grandi dimensioni, è pur sempre una preda. Chi di noi ha avuto modo di trascorrere anche solo pochi minuti insieme ad un cavallo, avrà sicuramente notato i suoi occhi grandi e laterali. Se ci posizioniamo lateralmente ad un cavallo, avremo la sensazione che riesca a vederci, senza muovere la testa.

    Questo è dovuto proprio alla sua ampia visione monoculare, che gli consente di vedere tutto ciò che si trova ai suoi lati.

    Un’altra caratteristica del cavallo, inoltre, è quella di spaventarsi facilmente ogni volta che nel suo campo visivo rientra qualche oggetto sconosciuto o se percepisce un movimento. La ragione del suo timore è proprio l’incapacità di percepire bene le distanze tra gli oggetti, per cui se a pochi metri di distanza un cagnolino ci ha tagliato la strada, il cavallo potrebbe percepirlo come un movimento troppo vicino.

    Questo provocherebbe immediatamente una notevole tensione nel cavallo, stimolando il riflesso della fuga. Non è il caso del cagnolino, ma in natura potrebbe salvargli la vita dalla minaccia di un predatore ben più feroce.

    La vista nei predatori

    Passiamo invece alla vista dei predatori, tra cui rientrano anche i nostri cani e i nostri gatti.

    I predatori al momento della nascita hanno gli occhi sigillati, per aprirli e terminare lo sviluppo della vista solo dopo diverse settimane. Inoltre, non riescono a camminare, ma si muovono ondeggiando alla ricerca del calore e della fusa della propria madre. Questo meccanismo serve alle madri per garantirne la sicurezza quando si allontanano per cacciare. Un cucciolo cieco non avrà la possibilità di spostarsi, per cui resterà vicino agli altri cuccioli fino al ritorno della madre.

    Al contrario, le prede nascono già in piedi e con gli occhi aperti, per essere pronte a scappare sin dai primi giorni di vita in caso di pericolo.

    La vista dei predatori, inoltre, è sviluppata in maniera tale da consentire la localizzazione delle prede in qualsiasi condizione geografica o di luce. Per questo avranno caratteristiche ben precise, ad esempio:campo visivo vista cane

    • Vista notturna ben sviluppata: i predatori sono in grado di vedere bene sia durante il giorno che durante la notte, per la presenza di un numero maggiore di bastoncelli. Pensate che nel gatto i bastoncelli arrivano a ben 200 milioni, mentre nell’uomo sono “appena” 120 milioni. Il risultato è un’immagine notturna sui toni del grigio, molto più intensa e dettagliata rispetto alla nostra;

    • Occhi posizionati centralmente rispetto al viso: questa caratteristica permette ai predatori di concentrarsi su un punto ben preciso del campo visivo;

    • Campo visivo ampio: sicuramente quello delle prede è decisamente maggiore, ma anche i predatori non se la cavano male, anzi. Nei cani e nei gatti il campo visivo può raggiungere i 270°, con valori maggiori soprattutto in quelli a muso schiacciato;

    • Maggiore visione stereoscopica: questo vuol dire che gli occhi dei predatori sono in grado di valutare meglio la distanza che li separa dalla preda;

    • Vista più sensibile al movimento: i predatori sono in grado di percepire all’istante anche il più impercettibile dei movimenti delle prede, anche a lunghe distanze, per la presenza di un maggior numero di bastoncelli, che servono non solo a vedere al buio, ma anche a percepire i movimenti;

    • Maggiore sensibilità alla luce: alcuni predatori, meglio di altri, come nel caso dei felini, sono in grado di regolare la conformazione dell’occhio in base alla quantità di luce presente, grazie a due aspetti, cioè la pupilla flessibile e la presenza del tapetum lucidum. Il gatto è un ottimo esempio di entrambi gli aspetti, presenti comunque anche nel cane. Quando la luce ambientale è molto forte, la pupilla del gatto si restringe fino a diventare una fessura, perché la luce potrebbe rendere l’immagine accecante e poco dettagliata. Al contrario, man mano che ci avviciniamo alla sera, le pupille iniziano ad aprirsi, per far entrare più luce e vedere meglio le immagini.

    Le differenze della vista del cane e del gatto

    In realtà le differenze sono davvero minime.

    Principalmente il cane e il gatto si differenziano per la capacità di modulare la luce e di individuare i colori.

    Abbiamo detto che la luce viene modulata dalla pupilla e dal tapetum lucidum. Nel gatto entrambi gli elementi sono decisamente più sviluppati rispetto al cane, per cui saranno in grado di vedere immagini più nitide anche al buio o quando la luce scarseggia.colori visti da uomo cane gatto

    Inoltre, i cani e i gatti, pur avendo ugualmente una vista formidabile, percepiscono meno dettagli rispetto all’uomo in condizioni di luminosità ottimali. Questo vuol dire che durante il giorno potranno vedere anche il più impercettibile dei movimenti, ma non hanno la capacità di ottenere un’immagine nitida e dettagliata di ciò che si trova a pochi centimetri di distanza.

    Anche in questo caso, tutto ciò ha senso se si pensa che i cani e i gatti sono animali notturni, per cui per loro è più vantaggioso poter individuare una preda durante la caccia notturna.

    Entrambi gli animali, inoltre, hanno più bastoncelli che coni, al contrario dell’uomo. Per questo motivo, sono formidabili quando si tratta di vedere al buio e di scattare al primo movimento del loro giocattolo preferito, ma non riescono a percepire lo stesso range di colori dei nostri occhi.

    Il cane può percepire distintamente il blu-violetto e il giallo. Al contrario, riconosce tutte le sfumature dal rosso all’arancione al verde esclusivamente come diverse dal bianco, ma le confonde con il giallo. Tutti gli altri colori non vengono percepiti.

    Il gatto, invece, è in grado di vedere distintamente ben 3 colori, cioè il blu-violetto, il giallo e anche il verde, per cui non percepirà ad esempio il rosso.

    La spiegazione a queste “carenze” è da ricercare sempre nella natura. La maggior parte delle prede, infatti, ha un mantello beige, marrone o grigio, per cui a cosa servirebbe ai nostri cani e gatti percepire un bel fuxia intenso?

  • I disturbi compulsivi del cane, cosa sono e come affrontarli

    Anche i nostri cani possono manifestare i sintomi tipici di un disturbo compulsivo. Riuscire a riconoscerli è il primo passo per affrontare e superare il problema.

    Ci è capitato spesso, soprattutto nell’ultimo periodo, di sentir parlare di esperti comportamentalisti per cani e gatti. Grazie alla grande diffusione mediatica promossa da televisione, giornali e informazione sul web, i problemi comportamentali degli animali non sono più un argomento poco conosciuto e poco trattato.

    Fino a pochi anni fa, infatti, una delle principali cause di abbandono degli animali era proprio quella del comportamento sbagliato e sconveniente del cane o del gatto.

    Il cane abbaiava incessantemente, terrorizzava i passanti, faceva i suoi “bisognini” in giro per la casa? La soluzione era quasi sempre quella di “sbarazzarsene”.

    Attualmente, invece, tutti i proprietari, persino quelli più disperati per il comportamento del proprio animale, hanno la possibilità di correggere alcuni aspetti caratteriali e psicologici del proprio cane, grazie all’aiuto degli educatori cinofili e dei comportamentalisti.

    Cosa sono i disturbi compulsivi?

    Tra gli argomenti più discussi con queste figure professionali ci sono soprattutto quei gesti del cane che potrebbero essere paragonati ai disturbi ossessivo-compulsivi dell’uomo, noti come DOC.

    Si tratta in entrambi i casi di atteggiamenti frequenti e ripetuti che vengono messi in pratica ogni volta che il soggetto è stressato, annoiato, frustrato o in preda a qualunque emozione negativa.cane si morde la coda

    Queste azioni sono particolarmente riconoscibili proprio perché vengono eseguite più volte nell’arco della giornata, finché la persona o l’animale non riesce più a farne a meno.

    In sostanza, tutte le emozioni forti e non desiderate, vengono riversate sul proprio corpo, che non può fare altro che eseguire delle azioni standard e ripetute, che rappresentano quindi una valvola di sfogo emotivo.

    La sola differenza tra l’uomo e l’animale è che nell’uomo si parla anche di ossessione, aspetto che manca invece per cani e gatti. L’ossessione, infatti, è un pensiero costante, fisso e martellante che compare all’improvviso, causando poi l’attivazione del bisogno di attuare il comportamento compulsivo.

    Ad esempio, se un uomo affetto dal DOC avvertisse il timore costante di infettarsi, esternerebbe questo pensiero ossessivo con la compulsione di non dover toccare nulla con le mani, per paura dei germi. È solo attuando questo comportamento che la tensione generata dall’ossessione può alleviarsi.

    Mentre nell’uomo è possibile riuscire a capire quale sia questo pensiero o questa immagine ossessiva, negli animali tutto ciò non si può verificare, proprio perché non possiamo entrare nella loro mente.

    In ogni caso, sia nell’uomo che negli animali resta il comportamento compulsivo, che non è altro quindi che la manifestazione esterna di un pensiero o di un’immagine.

    Quali sono i principali disturbi compulsivi del cane?

    L’esempio più rappresentativo è sicuramente quello del cane che si morde la coda, ma ce ne possono essere davvero molti altri.

     

    Tra i principali disturbi compulsivi del cane troviamo:

    cane lecca vetro finestra

     

    • Cane che si morde la coda;

    • Cane che cerca di catturare i riflessi di luce sul pavimento;

    • Cane che lecca il vetro delle finestre;

    • Cane che ingerisce degli oggetti;

    •  

      Cane che scappa da pericoli immaginari;

    • Cane che si lecca o si morde una parte del corpo;

    • Cane che attacca i propri oggetti, come la ciotola del cibo;

    • Cane che abbaia costantemente;

    • Cane che piange o guaisce o senza motivo.

    Alcuni tra questi atteggiamenti possono in alcuni casi essere considerati normali, perché fanno comunque parte del normale comportamento del cane.

    Un’azione può essere definita compulsiva quando viene eseguita molto spesso e con una certa urgenza. Il cane che sta tranquillo e rilassato sul divano con il proprietario, ad un certo punto sobbalza e sente la necessità di mordersi una zampa.

    Le cause dei disturbi comportamentali

    I cani possono mettere in atto un atteggiamento compulsivo per molti fattori diversi. In sostanza, si tratta quasi sempre di un disagio o di un conflitto interno che l’animale non riesce a spiegarsi, né a risolvere.

    Le cause principali sono:

    • Noia

    • Stress

    • Isolamento

    • Sedentarietà

    • Monotonia

    • Paura

    • Ansia

    • Richiesta di attenzioni

    Sembrerebbe esserci alla base anche una predisposizione genetica. Secondo alcuni studi recenti, infatti, i disturbi compulsivi del cane potrebbero essere attribuiti a delle alterazioni a carico del cromosoma 7.

    Cosa farecane rincorre la coda

    Sicuramente l’aiuto di un comportamentalista è indispensabile in questi casi.

    I disturbi compulsivi, infatti, vanno eradicati sul nascere, prima che diventino una parte integrante del modus operandi dell’animale. Con il tempo, infatti, il comportamento alterato tende a sostituire quello “normale”.

    Il consiglio principale per tutti coloro che vivono con un cane affetto da problemi comportamentali, è quello di non rinforzare l’atteggiamento “sbagliato”.

    Il principio su cui si basa l’educazione del cane, infatti, è proprio quello del rinforzo positivo. Se il cane fa qualcosa che a noi non sta bene, gli diciamo di non farlo, per poi premiarlo con coccole e snack quando si comporta bene.

    Se il nostro cane si sta mordendo disperatamente la coda, e per cercare di tranquillizzarlo lo accarezziamo o lo prendiamo in braccio, assocerà questo gesto a qualcosa di piacevole. Per questo continuerà a farlo.

    Il giusto comportamento per i disturbi compulsivi, invece, è quello di distrarre il cane da ciò che sta facendo, con dei giocattoli o con una bella passeggiata all’aperto.

  • Perché il cane strofina il sedere per terra?

    Una delle domande più frequenti che vengono rivolte al veterinario dai proprietari è “perché il mio cane strofina il sedere per terra?”.  Cerchiamo di capire le cause che spingono il cane ad eseguire questo movimento, e cosa si può fare per evitarlo.

    Questo atteggiamento è definito nel gergo medico come “movimento della carriola”. Il cane punta le zampe posteriori sul pavimento, porta il bacino in avanti e si muove con le zampe anteriori, strofinando il sedere per terra, proprio come se stesse trascinando una carriola.cane che strofina il sedere per terra

    Quando il cane esegue questo movimento, alcuni proprietari possono allarmarsi, anche se nella maggior parte dei casi non si tratta di una situazione preoccupante. Il cane può strofinare il sedere per terra semplicemente perché ha prurito o prova fastidio, ma potrebbe arrivare anche ad avvertire dolore.

    In ogni caso le motivazioni alla base di questo atteggiamento possono essere diverse, per cui è importante rivolgersi al proprio veterinario già da subito, in modo da escludere problemi più gravi.

    Le cause principali che possono indurre l’animale a strofinare il sedere per terra sono soprattutto due condizioni mediche:

    • Parassiti intestinali

    • Ghiandole perianali piene o infiammate

    I parassiti intestinali

    Nel primo caso, il parassita intestinale che di solito può provocare un forte prurito nella zona attorno all’ano è la Tenia. Il nome scientifico è Dipylidium caninum e si tratta di un parassita della stessa famiglia del cosiddetto “verme solitario” dell’uomo.

    Normalmente le Tenie possono insediarsi all’interno delle pulci, che a loro volta possono infestare il cane. Nel momento in cui un cane, leccandosi, dovesse ingerire accidentalmente una pulce, potrebbe introdurre nello stomaco anche la Tenia ospite. In questo modo la Tenia avrà modo di “traslocare” dalla pulce al cane, nutrendosi di ciò che ingerisce l’animale e riproducendosi all’interno dell’intestino.

    Una volta che è avvenuta la riproduzione, la Tenia può rilasciare le uova, che vengono racchiuse all’interno della “proglottide”, una struttura a forma di sacchetto in grado di spostarsi lungo l’intestino del cane. Quando l’infestazione è diventata particolarmente intensa, queste proglottidi vengono eliminate con le feci e si possono addirittura vedere ad occhio nudo.

    Esaminando la zona attorno all’ano del cane infestato dalla Tenia, si potrà notare la presenza di piccole strutture biancastre, simili a dei chicchi di riso.

    I sintomi principali legati alla presenza della Tenia possono includere:

    • Diarrea;

    • Vomito;

    • Presenza di parassiti nel vomito;

    • Dimagrimento;

    • Appetito continuo;

    • Prurito anale;

    • Pelo ispido e opaco.

    Per questo motivo, se il cane avverte prurito nella zona dell’ano, cercherà in tutti i modi di grattarsi, e qual è il modo migliore se non quello di strofinare il sedere contro il pavimento?

    L’infiammazione delle ghiandole perianali

    La seconda causa principale del movimento della carriola è legato alle ghiandole perianali piene o infiammate.

    Queste ghiandole sono due piccoli sacchetti che si trovano ai lati dell’ano. Il loro compito è quello di produrre e rilasciare una sostanza densa e maleodorante, che ammorbidisce le feci e le rende più facili da espellere.

    cane strofina sedere su erba ghiandole perianaliUn’altra funzione di questa sostanza è quella di consentire al cane di marcare il territorio. Questo è il motivo per cui i cani annusano sempre le feci degli altri animali prima di riuscire a fare i propri “bisognini”. La presenza del liquido lubrificante prodotto dalle ghiandole perianali, infatti, agisce come un timbro di riconoscimento che il cane applica per segnalare le proprie feci.

    Il cane può emettere questa sostanza anche quando è troppo eccitato e agitato.

    In condizioni normali le ghiandole perianali si svuotano ad ogni passaggio delle feci, per cui un transito intestinale regolare contribuisce a mantenerle attive e pulite.

    Può accadere però che le ghiandole non riescano a svuotarsi completamente, il liquido che producono si accumula al loro interno, provocando un’infiammazione.

    Con il passare del tempo possono crescere dei batteri all’interno del liquido, per cui l’infiammazione può tramutarsi in una vera e propria infezione, con conseguenze anche più serie.

    Infatti quando ci sono dei batteri, i canali che permettono la fuoriuscita del liquido prodotto dalle ghiandole si ostruiscono, per cui tutto il materiale presente si accumula all’interno in misura sempre maggiore. L’organismo cerca così di risolvere il problema “scavando” tutto ciò che si trova attorno, ad esempio i muscoli, creando delle cavità, dette “ascessi” o dei canali, chiamati “fistole”.

    Le cause dei problemi delle ghiandole perianali comprendono una serie di condizioni, tra cui:

    • Diarrea frequente;

    • Stitichezza prolungata;

    • Eccessiva produzione di ormoni sessuali;

    • Intolleranze alimentari;

    • Presenza di tumori delle ghiandole perianali.

    I sintomi che possono manifestarsi in caso di ostruzione o infezione delle ghiandole perianali includono:

    • Il cane strofina il sedere per terra;

    • Il cane lecca o morde la zona sotto la coda;

    • Si posiziona spesso come se dovesse defecare;

    • Non riesce a sedersi;

    • La zona attorno all’ano è gonfia, calda e arrossata;

    • Può avere la febbre.

    Cosa fare se il cane strofina il sedere per terra

    Per prima cosa dovrete rivolgervi al vostro veterinario, che potrà capire l’origine del problema.

    Attraverso delle semplici analisi delle feci, potrà valutare la presenza di parassiti intestinali. In questo caso il trattamento prevede la somministrazione di farmaci specifici, per bocca, iniezioni o in forma di spot-on.

    Oltre alla terapia farmacologica bisognerà considerare anche la prevenzione. È molto importante allontanare tutti i fattori e le situazioni che possono esporre i nostri animali alle pulci. 

    L’antiparassitario per zecche e pulci deve essere applicato regolarmente una volta al mese. Inoltre dovrete lavare e disinfettare tutte le superfici lavabili della casa, compresi tappeti, cuscini, lenzuola e coperture dei divani. Bastano poche uova di pulce sparse per la casa a mettere nuovamente a rischio il nostro animale.

    Attraverso un accurato esame della zona dell’ano, il veterinario potrà invece analizzare le ghiandole perianali. ghiandole perianali cane

    Se queste sono semplicemente ostruite, andranno svuotate manualmente. Si tratta di un’operazione che potrete fare anche voi con un po’ di pratica.

    1. Mettetevi dei guanti in lattice e prendete delle garze o dei tovaglioli;

    2. Sollevate la coda del vostro cane e localizzate le ghiandole. Se sono ostruite o infiammate, molto probabilmente saranno gonfie, per cui sarà più semplice individuarle. Una tecnica molto utile è quella di immaginare il sedere del cane come un orologio. Le ghiandole sono posizionate precisamente alle ore 4 e alle ore 8, quindi nella zona laterale inferiore dell’ano;

    3. Schiacciatele molto delicatamente aiutandovi con le garze, finché non avvertirete la fuoriuscita di un liquido particolarmente maleodorante;

    4. Al termine di questa procedura potrete lavare il sedere del cane con un detergente specifico, per rimuovere eventuali tracce di liquido ed il cattivo odore.

    Se durante la visita il veterinario dovesse notare la presenza di infezioni, in questo caso sarà necessario somministrare degli antibiotici ed eventualmente procedere con un intervento chirurgico per rimuovere il materiale infetto. Nei casi più gravi e se ci sono recidive, il veterinario potrà decidere di asportare chirurgicamente le ghiandole.

    Se il cane è in salute, non dovrebbe essere necessario ricorrere allo svuotamento manuale. Sporadici episodi, massimo due o tre volte all’anno, potrebbero comunque essere considerati normali, soprattutto se il cane non è sterilizzato o ha un transito intestinale irregolare. In caso contrario, sarà opportuno rivolgervi al vostro veterinario.

  • Come insegnare al cane a non tirare il guinzaglio

    Tra le richieste ricorrenti che vengono poste agli educatori da parte dei proprietari, rientra sicuramente quella di aiutarli ad insegnare al cane a non tirare al guinzaglio. Cerchiamo di chiarire alcuni dubbi, esaminando i principali metodi educativi da mettere in pratica quando il cane “tira”.

    La teoria

    Uno degli errori più frequenti da parte dei proprietari è quello di credere che il guinzaglio serva a direzionare il proprio cane, per cui con una trazione più o meno lieve da parte nostra, il cane dovrà assecondare i nostri movimenti.

    Non c’è nulla di più sbagliato. Il guinzaglio, infatti, è solo uno strumento che ha il compito di consentire al proprietario di intervenire per evitare che il cane scappi o vada incontro ad alcuni pericoli.

    Il guinzaglio deve assecondare il movimento dell’animale, che a sua volta deve imparare ad ascoltare il proprietario e a stare al suo passo.

    Molti di voi staranno sicuramente pensando “è facile a dirsi, ma a farsi?”.

    Su questo aspetto probabilmente avete ragione, perché educare il proprio cane a non tirare al guinzaglio non sempre è semplice, ma è in ogni caso assolutamente necessario. Basta seguire il metodo giusto e mettere in pratica tutti i consigli degli esperti.

    Collare o pettorina?

    Abbiamo già discusso ampiamente della scelta tra collare e pettorina, sia in termini etici che pratici. Dal punto di vista educativo, invece, è necessario chiarire alcuni punti.

    Quando si parla di cani che tirano il guinzaglio, si sente spesso nominare il famigerato collare a strozzo. La maggior parte degli educatori vieta categoricamente l’utilizzo di questo collare, da molti considerato dannoso, cruento e inutile ai fini educativi.

    Il collare a strozzo è costituito da piccoli anelli metallici privi di una reale chiusura, per cui non appena il cane tira con più forza il guinzaglio, il collare si stringe come un cappio attorno al collo dell’animale.

    Il principio educativo su cui si basa il collare a strozzo è che il cane, avvertendo la forte pressione sul collo, smetterebbe subito di tirare, attraverso un’associazione negativa. “Fa male, smetto di farlo”.

    Questa pratica va contro le teorie educative più accreditate, che agiscono invece stimolando nel cane un ragionamento del tipo “fa bene, continuo a farlo”.

    In pratica, il cane non deve smettere di tirare perché verrà punito, ma dovrà farlo perché ha capito che restando al passo con il proprietario, verrà premiato con complimenti, coccole e snack.

    Secondo altre teorie, invece, il collare a strozzo può essere utile per i cani di taglia grande, soprattutto molossoidi, con una muscolatura forte e robusta, ma sempre dopo aver insegnato i princìpi dell’educazione.

    La maggior parte degli esperti, in ogni caso, consiglia sempre l’utilizzo della pettorina, ed in particolare di quella “ad H” o svedese. Questo accessorio, infatti, è considerato il più adatto per gestire la passeggiata del cane, proprio perché non opprime nessuna parte del corpo dell’animale e consente al proprietario di non applicare troppa forza se dovesse “tirare”.

    insegnare al cane a stare al passo

    Come insegnare al cane a stare al passo

    Per poter insegnare al cane a restare al passo, con o senza guinzaglio, si devono mettere in pratica alcuni consigli.

    Partiamo dai princìpi di base, adatti per le prime passeggiate con il cucciolo o per il cane adulto non ancora educato.

    Innanzitutto il guinzaglio non dovrebbe mai essere teso, ma sempre rilassato. Il cane, infatti, deve seguirci perché è stato educato a farlo, non perché condizionato dal guinzaglio.

    Cerchiamo un luogo all’aperto abbastanza isolato. Una campagna, un parco o il giardino di casa possono andar bene, purché il cane, almeno per i primi periodi, non abbia troppe distrazioni.

    1. Insegniamo al cane a restare alla nostra sinistra, in linea con il nostro corpo, offrendogli degli snack da tenere il più possibile vicino alla nostra gamba e al suo muso;

    2. Tenendo lo snack in mano, lasciamo che lo annusi, senza mai concederglielo. Quando siamo sicuri di avere la sua totale attenzione, iniziamo a camminare lentamente, continuando a lasciargli annusare lo snack. È molto importante che la mano con il premio sia sempre aderente alla nostra gamba sinistra, per cui possiamo facilitarci tenendolo con la mano destra;

      cane segue il padrone al passo

    3. Dopo qualche passo fermiamoci e, se il cane è riuscito a seguire la nostra andatura e la nostra direzione, potremo finalmente concedergli lo snack;

    4. Si deve quindi procedere in questo modo per almeno dieci volte, sempre con pochi passi per volta.

    Una volta che il cane avrà appreso questo semplice esercizio, potremo sollevare gradualmente la nostra mano, tenendola sempre più su rispetto al suo muso.

    In questo modo sarà concentrato sullo snack, senza annusarlo o leccarlo.

    Piano piano saremo in grado di tenere il premio all’altezza del nostro viso, per farci guardare negli occhi.

    Il cane avrà associato la direzione della nostra mano allo snack, per cui dovrebbe riuscire a guardarla all’altezza dei nostri occhi, anche se non abbiamo più un bocconcino per lui.

    Anche questo esercizio va ripetuto almeno dieci volte. E’ molto importante che il cane abbia il tempo sufficiente per memorizzare la nostra richiesta, per cui ricordiamoci sempre che, almeno per le prime volte, ogni volta che cominciamo l’addestramento, dobbiamo ripetere i comandi dall’inizio.

    Come insegnare al cane a non tirare

    Un ottimo consiglio è quello di non premiare il cane quando sta tirando. Se assecondiamo il suo comportamento errato, lasciandoci trascinare, non facciamo altro che comunicargli che quello che sta facendo è giusto.

    Piuttosto, se vediamo che inizia a non restare più al passo, fermiamoci immediatamente, senza tirare il guinzaglio. Solo una volta che il cane si sarà rilassato potremo procedere.

    Per capire quando è il momento giusto, dobbiamo fare attenzione al guinzaglio. Un guinzaglio teso indica che il cane sta tirando e viceversa.

    Dovremo allenare il nostro cane a godersi la passeggiata in modo tranquillo e rilassato, seguendo però le nostre decisioni.

    Fermiamoci spesso durante l’esercizio e cambiamo più volte direzione. Il cane ben educato a stare al guinzaglio si fermerà insieme a noi e resterà sempre al nostro passo.

  • I cani in spiaggia: dove portarli? Ecco come comportarsi

    Quando si avvicina l’estate, il caldo, il sole e le belle giornate ci spingono ad andare al mare, per passare una giornata in spensieratezza e divertirci. Naturalmente se abbiamo un amico a quattro zampe non possiamo esimerci dal portarlo con noi, magari per lasciarlo tutto il giorno in casa a morire di caldo… Tuttavia le cose non sono così semplici, perché portare il cane in spiaggia significa osservare una serie di regole che dobbiamo conoscere per farlo in modo consapevole e per evitare di incorrere in sanzioni anche molto importanti a livello economico.

    La normativa

    Il problema più grande nel cercare di inquadrare la situazione è che la normativa sulla possibilità di condurre i cani in spiaggia non è nazionale. Questo significa che è impossibile determinare un modello unico che valga sia a Genova che a Palermo, perciò in questo articolo cercheremo di capire come diventare “cittadini modello” informandoci al meglio e capire anche come cercare di difenderci da responsabili delle spiagge o vigili urbani che avanzano diritti o divieti inesistenti, cercando di allontanare noi e il nostro amico.

    Le normative riguardo ai cani in spiaggia possono provenire da tre fonti: la prima è la regione o la provincia autonoma nella cui spiaggia vogliamo portare il cane (attenzione, la regione della spiaggia, non di nostra residenza); la seconda è il comune della spiaggia dove vogliamo andare, la terza è la capitaneria di porto della zona in cui ci troviamo.

    Normative regionali o comunali

    Le leggi sono in continuo cambiamento, ovvero cambiano anno per anno, quindi a Giugno, quando inizia la stagione di balneazione, è opportuno perdere un’oretta e fare un giro di telefonate per metterci in regola con le normative vigenti.

    La prima telefonata che dobbiamo fare è verso i vigili urbani, ovvero la polizia municipale, del comune dove è situata la spiaggia che vogliamo raggiungere. I numeri per contattarli si trovano sul sito internet del comune.

    Qui dovremo chiedere informazioni circa la normativa regionale e comunale sull’accesso i cani in spiaggia. Le informazioni verranno spiegate a voce, ma è sempre bene chiedere i riferimenti normativi delle basi su cui le informazioni vengono fornite. Non è necessario poi andarle a leggere, ma segnamo comunque le informazioni al riguardo, che potrebbero tornare utili in caso di contenzioso (in Toscana, ad esempio, è in vigore la legge 59/2009: scriviamo questo riferimento e teniamolo da parte).

    In generale le regioni o i comuni (tramite specifiche sezioni del regolamento comunale, che comunque possiamo leggere anche in proprio) possono aver creato delle “liste nere” o delle “liste bianche” di spiagge. Abbiamo una lista nera quando l’accesso alle spiagge nella regione/comune è, in generale, libero per i cani, ma su alcune spiagge vige un divieto di introduzione. Viceversa, la lista bianca è quando l’accesso è in generale vietato ma ci sono delle eccezioni stabilite dal comune per le spiagge di libero accesso.

    Il singolo divieto o il singolo libero accesso è stabilito dalle ordinanze comunali, il cui riferimento è scritto su un cartello all’ingresso della spiaggia. Ad esempio possiamo trovare “divieto di introdurre cani; ordinanza comunale 123/2012”, che significa “in questa regione/comune l’accesso è generalmente consentito ma non in questa specifica spiaggia, e lo dice l’ordinanza comunale 123/2012”. Sapendo come funziona la normativa regionale sapremo anche come comportarci di conseguenza, e nel caso del suddetto esempio non potremo introdurre il cane in quella spiaggia ma potremo in quella adiacente, se non è presente uno specifico segnale di divieto.

    Naturalmente valgono le regole generali dei luoghi pubblici: cane al guinzaglio, museruola, paletta e sacchetti, certificato di iscrizione all’anagrafe canina da avere con noi.

    cartello-divieto-cani

    Ordinanze della capitaneria di porto

    La capitaneria di porto, ovvero la guardia costiera, è una sezione della marina militare italiana che emette delle normative riguardo al mare e alla parte più esterna della spiaggia; non norma l’accesso alle spiagge, ma il fatto che il cane possa essere introdotto in acqua.

    Anche in questo caso possiamo informarci anno per anno (le ordinanze hanno generalmente valenza annuale) sulla situazione, contattando la capitaneria di porto della zona dove si trova la spiaggia che vogliamo frequentare. Per sapere qual è, entriamo nel sito ufficiale (www.guardiacostiera.it) e cerchiamo la città più vicina a noi. Quindi telefoniamo e chiediamo se la spiaggia sita a (ad esempio) Tirrenia, via Del Mare numero 83, è di loro competenza: in caso di risposta negativa la telefonata verrà trasmessa alla capitaneria competente. A questo punto possiamo chiedere informazioni specifiche riguardo alla balneazione dei cani, avendo cura di richiedere, anche in questo caso, i riferimenti normativi che torneranno utili in caso di contenzioso.

    Ricordiamo di effettuare sempre queste operazioni prima di andare in spiaggia, in modo da evitare di trovarci dalla parte del torto senza saperlo.