Autore: admin

  • Cosa si rischia quando il cane morde le persone o altri animali

    Un cane ben educato difficilmente potrà aggredire un altro cane o una persona estranea. Può comunque capitare, soprattutto per i cani da guardia che vivono in giardini e masserie, che dei poveri malcapitati vengano morsi o addirittura aggrediti da uno o più cani. Ma cosa dice la Legge a riguardo?

    Una delle situazioni più frequenti è quella della passeggiata quotidiana. Siamo in giro tranquillamente con il nostro cane, quando all’improvviso da lontano ci vediamo venire incontro un altro cane infuriato, per giunta senza guinzaglio, che punta proprio verso di noi.

    In questi casi possiamo fare ben poco per evitare che il nostro cane venga attaccato, ma l’istinto ci spinge immediatamente a buttarci nella mischia per cercare di separarli. Ed è proprio così che anche noi ci becchiamo un bel morso. Tutto questo di fronte all’occhio impotente del proprietario dell’altro cane, che probabilmente si sta pentendo amaramente di avergli slegato il guinzaglio.

    Se siamo fortunati, il proprietario potrà offrirsi di accompagnare noi al pronto soccorso e il nostro cane dal veterinario, pagandoci addirittura le spese.

    Purtroppo tutto ciò non sempre si verifica, anzi. I casi più frequenti sono quelli in cui i proprietari dei cani “mordaci” negano ogni responsabilità e si defilano senza pensarci due volte.

    Quello che non tutti sanno, però, è che quando un cane morde noi o il nostro quattro zampe, il proprietario dell’animale “mordace” è interamente responsabile dei danni provocati dal proprio cane. Infatti, secondo l’art. 2052 del Codice Civile, “Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito”.

    Questa sentenza non fa eccezione neppure per i cani tenuti al guinzaglio o comunque per i proprietari che abbiano cercato in tutti i modi di fermare il proprio animale.cane morde pantaloni gamba

    Inoltre, nel caso in cui la persona aggredita dovesse accusare anche dei forti traumi, evento non raro soprattutto nei bambini, i genitori o gli interessati hanno avrebbero la possibilità di ricorrere agli avvocati per vedersi risarcire anche l’ammontare delle eventuali spese psicologiche.

    In seguito al morso, la persona aggredita può recarsi al pronto soccorso più vicino, dove verranno attivate delle procedure standard che serviranno a valutare lo stato psicologico e sanitario dell’animale. Il proprietario dovrà accertare le vaccinazioni alle quali è stato sottoposto il proprio cane, ed eventualmente verranno prese delle precauzioni per valutare l’assenza di malattie infettive trasmissibili.

    Viene quindi rilasciato un modulo da parte del personale del pronto soccorso, riportante i dati relativi alla persona aggredita, al cane “morsicatore” e alle circostanze in cui si è verificato l’episodio. Una parte del modulo viene inviata al Servizio Sanitario locale, mentre un’altra parte viene consegnata alla persona aggredita, che può decidere o meno di portare avanti una denuncia nei confronti del proprietario del cane aggressore.

    In vista di questa normativa, pertanto, una buona soluzione potrebbe essere quella di assicurare il proprio cane, in modo da essere adeguatamente coperti in caso di morsi o aggressioni verso altri animali o altre persone. Naturalmente, tutto ciò dovrebbe essere messo in secondo piano rispetto ad una buona educazione.

  • Risks when our dog bites other people or animal

    A well-behaved dog is unlikely to attack another dog or a stranger. However, it can happen, especially for guard dogs that live in gardens and farms, that poor unfortunates are bitten or even attacked by one or more dogs. What does the law say about it?

    One of the most frequent situations is that of the daily walk. We are walking around quietly with our dog, when suddenly from a distance we see another angry dog ​​coming towards us, also without a leash, pointing right at us.

    In these cases, we can do very little to prevent our dog from being attacked. Our instinct immediately drives us to throw ourselves into the fray to try to separate them. That’s exactly how we take a good bite too.

    If we are lucky, the owner can offer to accompany us to the emergency room and our dog to the vet, and paying all the expenses.

    Unfortunately, this does not always happen. The most frequent cases are those in which the owners of the “biting” dogs deny any responsibility and run away without thinking twice.

    What not everyone knows, however, is that when a dog bites us or our pet, the owner of the “biting” animal is entirely responsible for the damage caused by his dog. In fact, according to art. 2052 of the Civil Code, “The owner of an animal or whoever has it for the time in which it is in walking or outside, is responsible for the damage caused by the animal, whether it was in its custody, whether it was lost or escaped” .

    This ruling is no exception even for dogs kept on a leash or in any case, for owners who have tried in every way to stop their pet.

    cane morde pantaloni gamba

    Furthermore, in the event that the attacked person should also accuse severe trauma, a common event especially in children, the parents or interested parties would have the opportunity to resort to lawyers to be compensated for any psychological expenses.

    After the bite, the attacked person can go to the nearest emergency room, where standard procedures will be activated that will be used to assess the psychological and health status of the animal. The owner must ascertain the vaccinations to which his dog has been subjected, and, if necessary, precautions will be taken to assess the absence of communicable infectious diseases.

    A form is then issued by the first aid staff, showing the data relating to the person attacked, the “biting” dog and the circumstances in which the episode occurred. One part of the form is sent to the local health service, while another part is delivered to the attacked person, who may decide whether or not to pursue a complaint against the owner of the attacking dog.

    In view of this legislation, therefore, a good solution could be to insure your dog, to be adequately covered in case of bites or aggression towards other animals or other people. Of course, this should not overshadow a good education.

     

  • La mastite nella cagna e nella gatta: come prevenirla

    La mastite è un problema abbastanza frequente nella cagna e nella gatta, soprattutto durante l’allattamento, nell’ultimo periodo della gravidanza e persino durante una pseudogravidanza, meglio nota come gravidanza isterica. Esistono numerosi accorgimenti e rimedi per prevenirne la comparsa e per alleviare il fastidio ed il dolore generalmente associato a questo problema.

    Per prima cosa, è bene chiarire di cosa si tratta, prima di poter capire come prevenirla.

    Cos’è la mastite

    La mastite è l’infiammazione della ghiandola mammaria. Nella maggior parte dei casi l’origine dell’infiammazione è di natura batterica.

    La ghiandola mammaria, infatti, è strutturata in modo che il latte, una volta prodotto, possa fuoriuscire attraverso i dotti specifici ed il capezzolo. Questo vuol dire che, pur trovandosi in profondità nella mammella, la ghiandola è in ogni caso a contatto con l’ambiente esterno.

    A questo livello, così come sul pelo della madre o dei cuccioli, sono presenti davvero molti germi e batteri, che in particolari circostanze possono facilmente risalire attraverso il capezzolo ed i dotti, raggiungendo la ghiandola mammaria.

    Proprio per questo tra i fattori di rischio che concorrono più frequentemente alla comparsa della mastite, rientrano soprattutto:

    • Condizioni igieniche insufficienti: questo aspetto è prevalente soprattutto negli animali randagi. Le gatte o le cagne che vivono per strada o in campagna sono spesso a contatto con un ambiente carico di batteri. Durante la gravidanza o l’allattamento, i germi possono contaminare la cute, raggiungendo facilmente la ghiandola mammaria, dove si instaura l’infezione;

    • Presenza di ferite o lesioni sulla cute della mammella: obbligare i cuccioli a restare fermi e calmi è impossibile, si sa. Per questo motivo spesso le mamme sono costrette a sopportare graffi e morsi inflitti dalla prole durante l’allattamento e il gioco. Quando la cute non è integra, i batteri presenti nell’ambiente possono facilmente depositarsi sul capezzolo, creando delle infezioni;cagna allatta cuccioli mastite

    • Parto cesareo: le mastiti sono più frequenti nelle gatte e nelle cagne che abbiano subito un intervento di parto cesareo. La zona, infatti, è già interessata da processi infiammatori tipici delle ferite chirurgiche, per cui aumenta il rischio di contaminazioni da parte dei batteri normalmente presenti nell’ambiente. Durante l’allattamento, inoltre, i cuccioli possono creare lesioni alla ferita chirurgica, intensificando l’infiammazione, che può così espandersi nelle regioni circostanti;

    • Perdita dei cuccioli: se i cuccioli vengono allontanati dalla madre troppo presto o nel caso in cui il parto non sia andato a buon fine, il latte prodotto dalla ghiandola mammaria ristagna, favorendo la contaminazione da parte dei batteri;

    • Svezzamento precoce: i cuccioli devono restare insieme alla madre tutto il tempo necessario per poter ultimare la fase dell’allattamento. Se i piccoli venissero alimentati con il cibo tipico dello svezzamento prima dell’età prevista, potrebbero perdere interesse per il latte materno. Questo potrebbe così accumularsi nelle mammelle, dove verrebbe subito attaccato dai batteri;

    • Infezioni sistemiche: se la madre presenta malattie acquisite prima o durante la gravidanza, il sistema immunitario potrebbe non essere in grado di contrastare l’invasione della ghiandola mammaria da parte dei germi;

    • Depressione: se l’umore della madre è depresso, il sistema immunitario ne diventa il riflesso. In questo modo batteri e virus possono attaccare indisturbati l’organismo materno, aumentando il rischio di infezione.

    I sintomi della mastite

    In caso di mastite le mammelle appaiono gonfie ed arrossate, mentre al tatto risultano indurite, calde e spesso dolenti. Se l’infezione progredisce, l’infiammazione localizzata della ghiandola mammaria si traduce in una vera e propria mastite settica, con sintomi che coinvolgono tutto l’organismo dell’animale. Tra questi possono manifestarsi soprattutto febbre, abbattimento, inappetenza e letargia.

    La mastite comporta un dolore anche molto forte nella madre, che può decidere di rifiutare l’allattamento e le cure dei piccoli, arrivando in alcuni casi ad aggredirli. Proprio per questo, il rischio che i cuccioli non sopravvivano, soprattutto se con pochi giorni di vita, è molto alto.

    Come prevenirla

    È praticamente impossibile pretendere che l’addome dei nostri animali rimanga perfettamente pulito. Si possono però mettere in pratica alcuni accorgimenti per ridurre la contaminazione da parte dei batteri. Ad esempio:

    mastite cagna

    • Cercate di tenere la gatta o la cagna con i propri piccoli in un luogo isolato della casa, preparando una cuccia accogliente e facilmente accessibile;

    • Tenete sempre nella cuccia una coperta o un lenzuolo pulito, che cambierete e laverete spesso;

    • Pulite sempre la lettiera di mamma gatta;

    • Controllate che la cute delle mammelle e dell’addome sia priva di ferite;

    • Impedite al vostro animale di leccarsi le mammelle. In caso di dolore la tentazione potrebbe essere molto forte, per cui tenetela sempre d’occhio;

    • Alimentate la vostra cagna o la vostra gatta con un cibo specifico per favorire l’allattamento;

    • Ricorrete a degli impacchi di acqua calda sulle mammelle almeno due volte al giorno.

    Il trattamento più indicato in caso di mastite prevede la somministrazione di antibiotici per un periodo di tempo abbastanza prolungato. In caso di dolore, il vostro veterinario potrà consigliarvi un antinfiammatorio che non metta a rischio la salute dei piccoli.

    Per quanto riguarda l’allattamento, nei casi più lievi questo non va assolutamente sospeso. Andrebbe invece incentivato con l’utilizzo di mangimi ed integratori che stimolino la produzione e la fuoriuscita del latte.

    Nei casi più gravi, invece, l’infezione potrebbe aver raggiunto livelli talmente elevati da compromettere irreparabilmente l’igiene del latte. In caso di importanti alterazioni nella consistenza o nel colore del latte, o addirittura tracce di sangue, potrebbe essere necessario allontanare i piccoli dalla madre, per procedere con il latte artificiale specifico per cuccioli e gattini.

  • Mastitis in female dogs and cats: how to prevent it

    Mastitis is a fairly common problem in female dogs and cats, especially during lactation, in the last period of pregnancy and even during phantom pregnancy. There are numerous treatments and remedies to prevent this from happening and to relieve the discomfort and pain generally associated with this problem.

    First, it is good to clarify its meaning, before we can understand how to prevent it.

    What is mastitis?

    Mastitis is inflammation of the mammary gland. In most cases, the origin of the inflammation is of bacterial nature.

    The mammary gland, in fact, is structured so that the milk can escape through the specific ducts and through the nipple. This means that, despite being deep inside the breast, the gland is in any case in contact with the external environment.

    Many germs and bacteria are present on the tip of the nipple connected to the exterior, which in particular circumstances can easily go up through the nipple and its ducts, reaching the mammary gland.

    Precisely for this reason, the risk factors that most frequently contributes to the onset of mastitis include above all:

    • Insufficient hygienic conditions: this aspect is prevalent especially in stray animals. Cats or female dogs living on the street or in the countryside are often in contact with an environment full of bacteria. During pregnancy or breastfeeding, germs can contaminate the skin, easily reaching the mammary gland, where the infection is established;
    • Presence of wounds or lesions on the skin of the breast: forcing puppies to remain still and calm is impossible. For this reason, mothers are often forced to endure scratches and bites inflicted by offspring during breastfeeding process. When the skin is not intact, the bacteria present in the environment can easily settle on the nipple, creating infections;
    • Caesarean section: mastitis is more frequent in cats and in female dogs that have undergone a caesarean section. The area, in fact, is already affected by inflammatory processes typical of surgical wounds, so the risk bacterial contamination (normally present in the environment) increases. Furthermore, during breastfeeding, puppies can create injuries to the surgical wound, intensifying the inflammation, which can thus expand into the surrounding regions;
    • Loss of puppies: if the puppies are removed from their mother too soon or if the birth is not successful, the milk produced by the mammary gland stagnates, favouring contamination by bacteria;
    • Early weaning: puppies must stay with their mother as long as necessary to complete the lactation phase. If the babies were fed the typical weaning food before the expected age, they could lose interest in the mother’s milk. This could thus accumulate in the breasts, where bacteria would immediately attack it;
    • Systemic infections: if the mother has diseases acquired before or during pregnancy, the immune system may not be able to counteract the invasion of the mammary gland by germs;
    • Depression: if the mother is depressed, the immune system becomes a reflection of it. Bacteria and viruses can attack the maternal organism undisturbed, increasing the risk of infection.

     

    Symptoms of mastitis

    In case of mastitis, the breasts appear swollen and red. When you touch them, they are hardened, hot and often painful. If the infection progresses, the localized inflammation of the mammary gland results in a real septic mastitis, with symptoms that affect the entire organism of the animal. Among these: fever, dejection, loss of appetite and lethargy.

    Mastitis also involves very strong pain. The mother may decide to refuse breastfeeding and take care for the babies, sometimes even attacking them. Precisely for this reason, the risk that the puppies do not survive, especially if with a few days of life, is very high.

    How to prevent it

    It is practically impossible to expect the abdomen of our animals to remain perfectly clean. However, some tricks can be put into practice to reduce contamination by bacteria. For example:

    • Try to keep the cat or dog with their babies in an isolated place in the house, preparing a cozy and easily accessible kennel;
    • Always keep a clean blanket or sheet in the kennel, which you will change and wash often and regularly;
    • Always clean the mother cat’s litter box;
    • Check that the skin of the breasts and abdomen is free from wounds;
    • Prevent your pet from licking its udders. In case of pain, the temptation could be very strong, so always keep an eye on it;
    • Feed your dog or cat with specific foods to promote efficient breastfeeding;
    • Use warm water compresses on the breasts at least twice a day.

    The most suitable treatment in case of mastitis involves the administration of antibiotics for a fairly prolonged period of time. In case of pain, your vet can recommend an anti-inflammatory that does not put the health of the little babies breastfeeding at risk.

    As for breastfeeding, in milder cases, it should not be suspended at all. Instead, it should be encouraged with the use of specific food and supplements that stimulate the production and release of milk.

    In severe cases, however, the infection may have reached such high levels as to irreparably compromise the hygiene of the milk. In case of important changes in the consistency or colour of the milk, or even traces of blood, it may be necessary to remove the babies from the mother and to proceed with an alternative feeding formula for the puppies and kittens.

     

  • La storia di Alessandro, il gatto che voleva allattare i suoi piccoli

    Una notizia che ha dell’incredibile, quella di Alessandro, il gatto che voleva allattare i suoi piccoli per cercare di salvarli. Non è solo un’altra triste storia di abbandono, ma un episodio realmente accaduto che dovrebbe farci riflettere.

    È l’8 settembre del 2014, quando ai piedi di un cassonetto vicino al parco giochi di Candiolo, in provincia di Torino, viene trovata una scatola che contiene una grande sorpresa: una gatta con i suoi due piccoli. Le solite persone senza scrupoli hanno pensato bene di sbarazzarsene, infilandoli tutti e tre in una scatola da gettar via, con noncuranza, accanto all’ennesimo cassonetto.

    I volontari non perdono tempo e trasportano immediatamente i malcapitati presso l’ambulatorio veterinario più vicino. La situazione non è delle migliori per i due piccoli gattini, ancora troppo piccoli per poter sopravvivere senza delle cure adeguate. Nonostante tutto, mamma gatta fa di tutto per cercare di garantire ai suoi figlioletti l’amore, il calore e il nutrimento di cui hanno bisogni. Non si separa mai da loro e rimane tutto il tempo ferma nella scatola, sopportando con amore il loro incessante bisogno di nutrirsi.

    Nel frattempo, dopo diverse ricerche, i volontari del posto riescono a trovare una famiglia che si prenda cura di tutti e tre. Tutto è pronto per l’arrivo nella nuova casa. I tre hanno persino un nome: Alessandra, la mamma, con i piccoli Sofia e Alberto. sofia alberto gattini alessandro gatto mammo

    Ma è proprio quando tutto sembra andare per il meglio, che arriva una brutta notizia. I piccoli continuano a miagolare a squarciagola e uno dei due sembra ancora troppo piccolo, considerando che i gattini di solito crescono giorno dopo giorno. Il sospetto è quello che mamma gatta in realtà non riesca a produrre abbastanza latte per entrambi, per cui immediatamente la veterinaria e i volontari controllano le mammelle, per chiarire la situazione.

    Normalmente ci si aspetta che una gatta in fase di allattamento abbia tutte le mammelle voluminose, ma quello che scoprono lascia tutti a bocca aperta. Non solo c’è una sola mammella più gonfia, ma è anche molto arrossata, con il capezzolo fortemente irritato dai vani tentativi dei piccoli di nutrirsi.

    Ma non è tutto. Guardando un po’ meglio, scoprono anche che Alessandra, in realtà, è Alessandro. Un gatto maschio, adulto, che ha dedicato intere giornate e nottate ad accudire due gattini sfortunati, cercando di salvarli con le proprie cure e il proprio amore. Pur non avendo cibo da offrire loro, ha sopportato con grande pazienza che i piccoli si attaccassero ai suoi capezzoli, mordendoli e provocandogli delle ferite.

    I piccoli vengono subito affidati ad una volontaria, che si occupa di nutrirli con biberon e latte artificiale per diversi giorni. Purtroppo, però, nonostante le cure e l’impegno di tutti, in particolare di Alessandro, dopo dieci giorni Sofia e Alberto non ce la fanno, perché troppo piccoli, denutriti ed esposti alle infezioni.

    Questa storia ha sorpreso e commosso tutti. Alessandro oggi sta bene, ha trovato una famiglia che se ne prende cura e gli vuole bene, ed è diventato senza alcun dubbio il gatto “mammo” più famoso d’Italia.

    Fonte: http://www.lastampa.it/2015/02/18/multimedia/societa/lazampa/alessandro-il-gatto-mammo-che-allattava-i-mici-ArOZevLHNuOG6BsmMbb9hJ/pagina.html

  • Cosa fare se il cane morde mani, piedi e oggetti

    Uno dei comportamenti più fastidiosi che alcuni cani possono sviluppare sin da cuccioli è sicuramente la tendenza a mordere mani e piedi. Che lo faccia per attirare l’attenzione o per gioco, si tratta sempre di un’azione inappropriata, che andrebbe eliminata sin dai primi mesi di vita del cucciolo, perché altrimenti si rischia di ritrovarsi con un cane adulto che continua ad avventarsi, seppur bonariamente, su mani, piedi ed indumenti di tutte le persone che entrano in casa. Cerchiamo di capire perché il cane assume questo atteggiamento e come insegnare al cucciolo e al cane adulto a non mordere.

    Perché il cane morde?

    Per prima cosa, sarebbe più indicato parlare di masticazione, piuttosto che di morso. Tutti i cani, infatti, hanno questa particolare esigenza, per tenere in allenamento i muscoli della masticazione, per pulirsi i denti e persino come passatempo. A questo aspetto dobbiamo aggiungere anche il fatto che la dentatura completa del cane è completamente sviluppata solo dopo i 18-24 mesi. Per questo, proprio come i neonati, i cuccioli hanno bisogno di massaggiare le gengive per alleviare il fastidio.

    Normalmente, trascorso questo periodo, l’atteggiamento della masticazione inappropriata dovrebbe svanire. In alcuni casi, però, il cane può continuare a mordere gli oggetti, gli indumenti o le mani e i piedi delle persone anche da adulto, persino fino alla vecchiaia.

    Vediamo quali sono, quindi, le ragioni che spingono il cane a mordere:cane cucciolo morde pantaloni

    • Dentizione: il cucciolo prova fastidio alle gengive, per cui rosicchia tutto ciò che gli capita a portata…di denti;

    • Cuccioli separati troppo presto dalla madre: durante la loro crescita, i cuccioli vengono educati dalla madre, che insegna loro anche l’inibizione del morso. Quando il cucciolo, durante il gioco, morde troppo forte la madre o un fratellino, ecco che si vede assestare a sua volta un bel morso, proprio da parte della madre. Questo gli consente di capire qual è il limite oltre il quale non deve spingersi durante il gioco. Ecco perché i cuccioli non andrebbero adottati prima che abbiano compiuto 2 mesi di età;

    • Madri ineducate o inesperte: non sempre le madri sono in grado di insegnare ai propri cuccioli l’inibizione del morso, perché non sanno come diventare brave maestre o perché proprio non hanno mai appreso a loro volta questo controllo;

    • Reazione inappropriata da parte nostra: se il cucciolo ci morde mani e piedi mentre siamo impegnati in un’altra attività, dovremmo ignorarlo. Ridendo, prendendolo in braccio per spostarlo o anche semplicemente parlandogli, gli facciamo capire che mordendo otterrà la nostra attenzione, per cui rinforzeremo questo atteggiamento;

    • Gioco inappropriato: se giochiamo con il cane muovendo le mani davanti al suo muso e trattenendo la nostra mano tra i suoi denti, gli dimostreremo che a noi piace giocare in questo modo, per cui continuerà ad addentarci appena avrà voglia di giocare.

    Cosa fare

    Quello che dobbiamo fare in questi casi è in linea generale far capire al cane che mordendo non otterrà ciò che gli piace, che sia una carezza o semplicemente la nostra attenzione. Questo tipo di associazione è definita “punizione negativa”: l’azione inappropriata allontana lo stimolo piacevole. Consideriamo che per il cane che si sente trascurato, può essere piacevole persino il rimprovero, perché in ogni caso gli stiamo concedendo delle attenzioni.

    La prima cosa da fare, quindi, è alzarci in piedi, metterci a braccia conserte ed ignorarlo. Se siamo seduti sul divano accanto a lui, alziamoci immediatamente e smettiamo di coccolarlo.cane gioca mastica kong gioco

    Se non dovesse cogliere il messaggio, passando invece a strattonare i nostri pantaloni, usciamo dalla stanza e passiamo in un’altra, chiudendo la porta. Evitiamo persino di guardarlo negli occhi e restiamo in silenzio finché non ha smesso di mordere o di seguirci.

    Una soluzione molto efficace è quella di introdurre un comando vocale, ad esempio “Ahia!”, ogni volta che ci morde. Quindi non appena afferra la nostra mano con i denti, diciamo immediatamente “Ahia!” ed interrompiamo le coccole o il gioco.

    Naturalmente, insegnare al cane cosa non deve fare non basta, ma va anche mostrato cosa può fare. Per i cani è molto importante masticare, per cui dovremo semplicemente fargli capire quali sono gli oggetti che può mordere.

    Arricchiamo il suo parco giochi personale con palline e giocattoli masticabili in plastica dura.  Un’ottima idea può essere quella di utilizzare degli speciali giocattoli che si possono riempire di snack appetitosi, che troverà subito irresistibili.

    Possiamo anche cominciare ad introdurre il comando “Lascia”, particolarmente utile anche nei cani che non hanno l’abitudine di mordere mani, piedi e oggetti. Si tratta di un comando che prima o poi va insegnato a tutti i cuccioli, perché aiuta a salvaguardare prede animate o inanimate che non volete assolutamente che il cane distrugga, che si tratti di oggetti costosi, uccellini o persino esche avvelenate.

    Ci sono diversi metodi per insegnare questo comando al cane, tutti basati sulla ricompensa con clicker o bocconcino quando il cane lascia cadere l’oggetto che stiamo utilizzando per l’addestramento, ad esempio uno dei suoi giocattoli preferiti. Giocare a chi tira più forte non ha alcuna utilità e stimola ancora di più il cane a mordere.

    Cosa non fare

    cucciolo cane gioca morde scarpa

    Come abbiamo appena visto, alcune delle cause che possono spingere il cane a mordere gli oggetti e le persone sono da ricercare proprio nel nostro modo di comportarci e relazionarci con lui.

    Tra gli errori più frequenti troviamo:

    • Far giocare il cucciolo con dei giocattoli inappropriati, come scarpe, calzini, stracci e giornali. Per quanto sia intelligente, un cane non potrà mai capire da solo con quali di questi oggetti può giocare e con quali no. Una scarpa rimane sempre una scarpa, a prescindere da marca, colore ed utilizzo, per cui se gli mostriamo che con le scarpe si gioca, riterrà opportuno appropriarsi di tutte quelle che trova in casa;

    • Lasciare che il cucciolo ci morda le mani: il cane trova interessante tutto ciò che considera piacevole. Lasciando che ci morda mani e piedi o che ci strattoni i pantaloni, non facciamo che rinforzare questo comportamento;

    • Sgridarlo o picchiarlo: la violenza non porta mai a nulla, neppure con i nostri cani. Se il cane ci sta mordendo, sgridandolo o picchiandolo gli daremo quello che cerca: attenzioni e lotta.

    Seguendo questi consigli, il vostro cucciolo inizierà a capire qual è il comportamento corretto per diventare un cane educato.

  • Otite nel cane: le cause e i trattamenti

    L’otite è un problema abbastanza ricorrente nei cani, sia in quelli che vivono in giardino o all’aperto che per quelli che vivono in casa. Può essere causata da una serie di fattori, e può manifestarsi in diverse parti dell’orecchio del cane. Vediamo insieme quali sono le cause principali dell’otite ed i trattamenti più indicati.

    L’otite può essere definita in senso generale come l’infiammazione dell’orecchio. Nello specifico, però, è opportuno fare una distinzione tra le singole parti che costituiscono l’orecchio. Queste, infatti, possono essere interessate da tipi diversi di otite, a seconda della localizzazione del problema.

    L’orecchio può essere diviso in tre parti: esterno, medio e interno.

    A prima vista, quando guardiamo l’orecchio del nostro cane possiamo subito notare la presenza di un’area attraversata da diversi rilievi. Quello è il padiglione auricolare, che possiamo definire come l’atrio per l’orecchio vero e proprio. Guardando più in profondità, riusciremo a vedere il condotto uditivo esterno, un canale abbastanza lungo, anche questo attraversato da una serie di rilievi. Questo condotto termina con una sottile membrana, detta timpano, oltre la quale si trovano l’orecchio medio e interno.

    L’orecchio medio comprende tre piccoli ossicini, martello, incudine e staffa, che hanno il compito di trasmettere il suono alle parti più interne. Un problema dell’orecchio medio può provocare una riduzione dell’udito più o meno grave.

    Nell’orecchio interno, invece, sono presenti delle particolari strutture che servono sia per l’udito, sia per l’equilibrio. Per questo motivo, se dovessero verificarsi infiammazioni o traumi dell’orecchio interno, il cane avrebbe serie difficoltà persino a camminare seguendo un percorso preciso.

    L’esame di queste parti più profonde deve essere eseguito da un veterinario, tramite l’ausilio di uno speciale strumento, detto otoscopio, che ingrandisce ed illumina tutte le strutture più interne dell’orecchio del cane.

    In ogni caso le otiti più frequenti nel cane sono quelle che interessano principalmente l’orecchio esterno, ed in misura minore anche quello medio. Per questo ci soffermeremo soprattutto sull’otite esterna e media.

    I sintomi dell’otite

    I sintomi che possono manifestarsi in caso di otite, includono:

    • Grattamento intenso di una o di entrambe le orecchie;

    • Scuotimento della testa;

    • Inclinazione della testa verso un lato;

    • Il cane spinge la zona delle orecchie sulla vostra mano quando lo accarezzate;

    • Il cane prova fastidio o dolore se gli toccate le orecchie;

    • Cattivo odore;

    • Gonfiore e rossore del padiglione auricolare e della parte più interna;

    • Presenza di cerume scuro;

    • Presenza di pus;

    • Presenza di scaglie di pelle o forfora;

    • Perdita di pelo attorno all’orecchio.

    Tutti questi sintomi possono indicare la presenza di una diversa forma di otite, per cui riuscire ad individuarli ed esporli al vostro veterinario, può indirizzarlo già verso una prima diagnosi.

    Le cause di otite nel cane

    Tra le cause principali che possono provocare l’infiammazione delle orecchie del cane, rientrano soprattutto:

    • Infezioni da parte di funghi: il più frequente è un fungo chiamato Malassezia, che si riconosce per la presenza dell’inconfondibile cerume maleodorante. Malassezia, così come gli altri funghi e lieviti, cresce in condizioni di notevole umidità. Per questo motivo, la situazione tipica alla base dell’otite da funghi è quella del lavaggio del cane oppure del bagno in spiaggia, senza che poi vengano asciugate perfettamente le orecchie del cane; cane orecchie grandi otite

    • Infezioni da parte di batteri: tra i principali batteri che possono provocare l’otite, troviamo soprattutto Pseudomonas e Stafilococchi. Se queste infezioni non vengono curate nel modo giusto, possono provocare molto dolore, accompagnato dalla fuoriuscita di una sostanza bianco-giallastra, il pus;

    • Presenza di parassiti: il principale parassita responsabile dell’è un acaro simile a quello che provoca la rogna, detto Otodectes cynotis. Il tipico segno dell’è la presenza di cerume marrone o nero, non particolarmente maleodorante, ma in grado di scatenare un prurito molto intenso nel cane;

    • Presenza di corpi estranei: questo fenomeno è frequente soprattutto nei cani con orecchie lunghe o con molto pelo, soprattutto Cocker e Basset Hound. I cani con questa conformazione auricolare possono “intrappolare” polvere, sporcizia e residui di vario genere nel pelo delle orecchie, che può facilmente finire all’interno del condotto uditivo. Tra i corpi estranei più frequenti ci sono soprattutto quelli “raccolti” dal cane nei giardini o nelle campagne. I più pericolosi sono i cosiddetti “forasacchi”, delle piccole spighe particolarmente appuntite che possono incastrarsi sul e nell’orecchio del grane, scatenando forti infiammazioni, arrivando in alcuni casi persino a forare il timpano;

    • Allergie: la pelle che riveste l’è spesso sede di infiammazioni causate da una reazione allergica, provocata ad esempio dal comune mangime che viene somministrato al proprio cane. In questo caso si parla di intolleranze o allergie alimentari. Il tipico sintomo è la presenza di scaglie di pelle, molto simili alla forfora, accompagnate da un forte prurito.

    Cosa fare in caso di otite

    Per prima cosa, rivolgetevi sempre al vostro veterinario, che potrà giungere alla corretta diagnosi dopo una visita approfondita. Seguite in modo preciso e costante la terapia che vi prescriverà. Generalmente in caso di infezioni, il trattamento prevede la somministrazione di farmaci specifici per l’agente responsabile. Gli antibiotici sono utili per le infezioni batteriche, mentre i gel e le gocce auricolari antimicotici agiscono contro funghi e lieviti.

    Per i parassiti la terapia più adatta può essere locale, quindi all’interno dell’orecchio, oppure più generale, con prodotti specifici contro gli acari.

    Se il cane ha un corpo estraneo appoggiato all’orecchio e ancora completamente visibile, dovrete rimuoverlo subito, per evitare che si incastri nella pelle del cane. In questi casi, infatti, sarà necessario ricorrere all’aiuto del veterinario, che potrà rimuoverlo interamente ed agire in seguito sull’infiammazione. Nel caso delle spighe “incarnite” nell’orecchio, non improvvisatevi chirurghi, poiché potreste spezzare il fusto, lasciando nella pelle dei frammenti, che sarebbero ancora più difficili da individuare e rimuovere.

    I consigli per prevenire l’otite nel cane

    asciugare pulire orecchie al canePer prima cosa, è molto importante mantenere le orecchie del vostro cane sempre pulite. Evitate il più possibile l’uso dei bastoncini di cotone, che potrebbero ottenere un effetto contrario. Se non eseguite una corretta manovra, il cerume potrebbe spingersi ancora più in profondità, creando tappi ed accumuli fino al timpano.

    Utilizzate piuttosto un semplice batuffolo di ovatta o un dischetto struccante, imbevuto con detergenti specifici per la pulizia delle orecchie del cane. Senza strofinare, passatelo su tutto il padiglione auricolare e nel condotto visibile, rimuovendo cerume e sporcizia.

    Un altro accorgimento è quello di fare molta attenzione che le orecchie del vostro cane siano ben asciutte al ritorno dalla toelettatura o dopo il bagno in spiaggia. Tamponate bene con un asciugamano sia l’interno dell’orecchio, senza spingervi troppo in profondità, sia il pelo e la cute che lo circonda.

    Portare “a spasso” il cane è uno dei momenti più piacevoli, soprattutto nelle belle giornate estive e primaverili. Se però scegliete di portare il vostro cane in campagna o nell’erba alta, ricordatevi sempre di controllare zampe, ascelle ed orecchie del cane una volta terminata la passeggiata. Inoltre, se il vostro cane ha le orecchie molto lunghe, annodate un foulard attorno alla testa, in modo che non vengano a contatto con il terreno.

  • Alessandro, the male cat that wanted to breastfeed its kittens

    An unbelievable story, the cat who wanted to breastfeed his babies to try to save them. It is not just another sad story of abandonment, but a real story that should make us think.

    It was September 8, 2014, when a box containing a big surprise was found at the foot of a dumpster near the playground in Candiolo, in the province of Turin: a cat with her two babies. The usual unscrupulous people have seen fit to get rid of them, putting all three of them in a box to be thrown away, carelessly, next to yet another bin.

    Volunteers did not waste time and immediately transported the unfortunates to the nearest veterinary clinic. The situation was not the best for the two little kittens, who were still too small to survive without adequate care. In spite of everything, the mother cat did everything to try to guarantee her children the love, warmth and nourishment they need. It never separates from them and stayed still in the box all the time, lovingly enduring their incessant need to feed.

    Meanwhile, after several searches, local volunteers manage to find a family to take care of all three. Everything is ready for arrival in the new home. The three even have a name: Alessandra, the mother, with the little ones Sofia and Alberto.

    sofia alberto gattini alessandro gatto mammo

    When everything seems to be going for the best, that bad news arrives. The little ones keep meowing at the top of their lungs and one of them still seems too small, considering that kittens usually grow up day after day. The suspicion is that the mother cat is actually unable to produce enough milk for both of them, so the vet and the volunteers immediately check the breasts, to clarify the situation.

    Normally a lactating cat is expected to have all the breasts bulky, but what they discover leaves everyone speechless. Not only is there a single breast that is more swollen, but it is also very red, with the nipple strongly irritated by the vain attempts of the young kittens to feed.

    That is not all. Looking a little closer, they also discover that Alessandra is actually Alessandro. An adult male cat who has dedicated whole days and nights looking after two unfortunate kittens, trying to save them with his own care and love. Although he had no food to offer them, he endured with great patience the babies clinging to his nipples, biting them and causing wounds.

    The little ones are immediately entrusted to a volunteer, who takes care of feeding them with bottles and artificial milk for several days. Unfortunately, however, despite everyone’s care and commitment, especially from Alessandro, Sofia and Alberto couldn’t make it because of various infections at a very young age.

    This story surprised everyone. Alessandro is fine today, he has found a family that takes care of him and loves him, and has undoubtedly become the most famous male mom cat in Italy.

    Source: http://www.lastampa.it/2015/02/18/multimedia/societa/lazampa/alessandro-il-gatto-mammo-che-allattava-i-mici-ArOZevLHNuOG6BsmMbb9hJ/pagina.html

     

  • What should I do if my dog bites my hands, my feet and random objects?

    One of the most annoying behaviors that some dogs can develop since they are puppies is definitely the tendency to bite hands and feet. Whether he does it to attract attention or for fun, it is always an inappropriate action, which should be eliminated from the first months of the puppy’s life, because otherwise you risk finding yourself with an adult dog that continues to pounce on the hands, feet and clothing. Let’s try to understand why the dog takes this attitude and how to teach the puppy and adult dogs not to bite.

    Why does the dog bite?

    Firstly, it would be better to talk about chewing rather than biting. All dogs, in fact, have this particular need to chew to keep the muscles well trained, to clean their teeth and even as a game. We must also add the fact that the dog’s complete dentition is fully developed only after 18-24 months. Therefore, just like babies, puppies need to massage their gums to relieve discomfort.

    Normally, after this period, the attitude of inappropriate chewing should disappear. In some cases, however, the dog can continue to bite objects, clothing or people’s hands and feet even as an adult into old age.

    Let’s see what are the reasons that push the dog to bite:

    • Teething: the puppy feels discomfort in the gums, so he gnaws everything that happens to be in front to him;
    • Puppies separated too early from the mother: during their growth, the puppies are educated by their mother, who also teaches them how to inhibit the bite. When the puppy bites his mother or a little brother too hard during play time, he takes a good bite from his mother. This allows him to understand what is the limit beyond which he must not push himself during the game. This is why puppies should not be adopted before they are 2 months old;
    • Uneducated or inexperienced mothers: mothers are not always able to teach their puppies the inhibition of the bite, because they do not know how to become good teachers or because they have never learned this control themselves;
    • Inappropriate reaction from owners: if the puppy bites our hands and feet while we are engaged in another activity, we should ignore it. By laughing, picking him up to move him or even just talking to him, we make him understand that by biting he will get our attention, so we will reinforce this attitude;
    • Inappropriate playing: If we play with the dog by moving our hands in front of his muzzle and holding our hand between his teeth, we will show him that we like to play this way, so he will keep biting us as soon as he feels like playing.

    What to do

    What we have to do in these cases in general is to make the dog understand that by biting he will not get what he likes, whether it is a caress or simply our attention. This type of association is called “negative punishment”: inappropriate action drives away the pleasant stimulus. We consider that even shouting can be pleasant for the dog that feels neglected, because in any case we are giving him attention.

    The first thing to do, therefore, is to stand up, put our arms folded and ignore it. If we are sitting on the sofa next to him, let’s get up immediately and stop cuddling him as hard as it may seem.

    • cane gioca mastica kong gioco

    If he does not get the message and moves on top of us, we leave the room and pass into another one, closing the door. We even avoid looking at him in the eye and remain silent until he has stopped biting or following us.

    A very effective solution is to introduce a voice command, such as “Ouch!”, Every time it bites us. Therefore, as soon as he grabs our hand with his teeth, we immediately say “Ouch!” and stop cuddling or playing.

    Of course, teaching your dog what it shouldn’t do is not enough, it also needs to be shown what it can do. For dogs, it is very important to chew, so we will simply have to make them understand what objects they can bite.

    We enrich his personal playground with balls and chewable toys made of hard plastic. An excellent idea may be to use special toys that can be filled with appetizing snacks, which they will immediately find irresistible.

    We can also begin to introduce the “Leave” command, which is particularly useful even in dogs that do not have the habit of biting hands, feet and objects. It is a command that must be taught to all puppies sooner or later, because it helps to safeguard animate or inanimate prey that you absolutely do not want the dog to destroy, whether it is expensive objects, birds or even poisoned baits.

    There are several methods for teaching this command to the dog, all based on the reward with a clicker or snack when the dog drops the object we are using for training, for example one of his favourite toys. Playing who pulls harder is useless and stimulates the dog to bite even more.

    What not to do

    As we have just seen, some of the causes that can lead the dog to bite objects and people are to be found in our way of behaving and relating to him.

    Among the most frequent errors we find:

    • Have the puppy play with inappropriate toys, such as shoes, socks, rags and newspapers. As clever as he is, a dog will never be able to figure out for himself which of these objects he can play with and which he cannot. A shoe always remains a shoe, regardless of brand, colour and use, so if we show him that you play with shoes, he will deem it appropriate for all of them;
    • Let the puppy bite our hands: the dog finds interesting anything that he considers pleasant. By letting him bite our hands and feet or tug at our pants, we only reinforce this behaviour;
    • Shout at him or beat him: violence never leads to anything, not even with our dogs. If the dog is biting us, shouting at him or hitting him will give him what he is looking for: attention and fight.

    By following these tips, your puppy will begin to understand the correct behaviour to become an educated dog.

     

  • Sterilizzare gli animali, perché è importante e come avviene

    Nonostante la grande diffusione delle campagne a favore della sterilizzazione degli animali che vivono in casa e dei randagi, sono ancora molti i proprietari che rinunciano a sottoporre i propri amici a questa opzione. Le motivazioni alla base di questa scelta possono essere diverse, ma la maggior parte di questi proprietari probabilmente ha dei pregiudizi a riguardo o non riconosce fino in fondo l’importanza della sterilizzazione. In questo articolo cercheremo di chiarire i dubbi più frequenti legati a questa pratica, ma soprattutto spiegheremo le ragioni per le quali è importante sterilizzare gli animali.

    Cos’è la sterilizzazione e come avviene

    La sterilizzazione è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di una parte dell’apparato riproduttivo dell’animale, al fine di interrompere l’attività sessuale e prevenire le gravidanze.

    Nel maschio la sterilizzazione è anche conosciuta come castrazione. L’intervento prevede la rimozione dei testicoli, gli organi che producono e rilasciano gli spermatozoi. Una volta che il cane o il gatto vengono privati dei testicoli, cessano di produrre il testosterone, l’ormone responsabile, tra le altre cose, dell’attività sessuale. In questo modo viene inibita principalmente la capacità di riprodursi e l’impulso ad accoppiarsi.

    La castrazione viene eseguita in anestesia generale e l’intervento ha una durata effettiva relativamente breve. Viene eseguito senza aprire l’addome nell’animale, se non in particolari condizioni. Il veterinario provvede ad incidere la pelle dello scroto, che ricopre i testicoli, bloccando i vasi sanguigni per evitare un’emorragia. Quindi può recidere i testicoli, applicando pochi punti sulla pelle.sterilizzazione animali cani gatto

    La ferita tende a richiudersi in pochi giorni, con una probabilità di complicazioni molto bassa.

    Nella femmina la sterilizzazione è più complessa, perché si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio. Gli effetti primari della sterilizzazione nella cagna e nella gatta includono soprattutto la prevenzione delle gravidanze e l’inibizione del “calore”, la manifestazione esterna della disponibilità sessuale.

    Si può optare per due metodi: l’ovariectomia o l’ovarioisterectomia.

    Il primo consiste nell’asportazione delle sole ovaie, responsabili della produzione delle cellule uovo, che vengono fecondate quando entrano a contatto con gli spermatozoi. L’ovarioisterectomia invece prevede l’asportazione delle ovaie, ma anche dell’utero, cioè l’organo che ospiterà il feto dopo la fecondazione.

    In entrambi i casi il veterinario ha la necessità di aprire l’addome della cagna o della gatta, perché gli organi da asportare si trovano all’interno del corpo, a differenza del maschio. Negli ultimi anni si è diffusa la tecnica laparoscopica anche in ambito veterinario. In questo modo è possibile operare senza effettuare una grande incisione sull’addome, ma solo dei piccoli taglietti all’interno dei quali vengono inseriti gli strumenti necessari per operare.

    Nonostante i grandi vantaggi legati alla sterilizzazione in laparoscopia, non tutti gli ambulatori e le cliniche veterinarie hanno a disposizione gli strumenti per metterla in pratica, per cui ricorrono ancora al metodo tradizionale.

    L’intervento di sterilizzazione nella femmina ha una durata complessiva maggiore rispetto al maschio, e prevede anche tempi di recupero post-operatorio maggiori, proprio per la presenza di una ferita chirurgica vera e propria.

    Quando si può fare

    La sterilizzazione, sia nel maschio che nella femmina, andrebbe eseguita possibilmente entro il primo anno di età. In questo modo si può prevenire la comparsa di cattive abitudini nel maschio, come quella di scappare di casa per cercare delle femmine con cui accoppiarsi o di litigare con gli altri maschi del quartiere.

    Nelle femmine, inoltre, c’è un vantaggio aggiuntivo, che è quello di consentire la prevenzione dei tumori della mammella. Sterilizzando le cagne e le gatte prima della comparsa del primo calore, solitamente a partire dai sei mesi di età, il rischio di tumori mammari si avvicina quasi allo zero, ed aumenta in modo esponenziale con l’aumentare dei calori.

    In ogni caso si può sottoporre il proprio animale alla sterilizzazione anche una volta che è diventato adulto. L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata dagli animali anziani, per i quali l’anestesia può comportare dei rischi.

    Perché è importante sterilizzare gli animali

    Alcuni proprietari potrebbero rinunciare o ritardare la sterilizzazione in previsione di una cucciolata futura o nel caso degli animali da allevamento.

    In tutte le altre circostanze, la sterilizzazione andrebbe possibilmente effettuata, per prevenire una lunga serie di situazioni, tra cui:

    • Tumore della mammella nella femmina;

    • Tumori dei testicoli nel maschio;

    • Infezioni dell’utero;

    • Marcatura del territorio con l’urina;

    • Lotte territoriali e per l’accoppiamento con gli altri animali di casa o randagi;

    • Fughe da casa per l’accoppiamento;

    • Gravidanze indesiderate;

    • Malattie infettive trasmesse con l’accoppiamento e le lotte;

    • Aggressività da dominanza;

    • Incidenti fuori casa.

    In ogni caso, l’aspetto più importante della sterilizzazione è senza dubbio la possibilità di contrastare il randagismo. Al momento, infatti, il numero dei cani e dei gatti randagi è davvero molto alto, nonostante il grande impegno dei canili e delle associazioni di volontari.cane randagismo cuccioli sterilizzazione

    Tuttavia, promuovere le adozioni di cuccioli e animali adulti non è assolutamente sufficiente per garantire una notevole riduzione del fenomeno del randagismo. Per ogni animale che viene adottato, infatti, molti ne vengono abbandonati ogni giorno.

    Se tutti i proprietari di cani e gatti sterilizzassero i propri animali, si ridurrebbe il numero delle gravidanze indesiderate. Riuscire a far adottare tutte le cucciolate non sempre è possibile, per cui sono di più le persone che preferiscono “sbarazzarsene”, liberandoli nelle campagne o per strada, se non proprio ponendo fine alla loro vita.

    Una delle più importanti conquiste che gli animalisti hanno ottenuto negli ultimi anni è sicuramente la possibilità di usufruire delle sterilizzazioni gratuite per i randagi. Ogni Comune nomina un ambulatorio o una clinica veterinaria che si occupa della sterilizzazione delle cagne e delle gatte randagie e che vivono nei canili. In questo modo si prevengono le gravidanza indesiderate, ed il numero dei randagi può ridursi significativamente.

    Un altro dubbio che spesso i proprietari avanzano nei confronti della sterilizzazione è che hanno sentito dire che faccia ingrassare gli animali. Tutto ciò non è vero, almeno non direttamente. La sterilizzazione non rende automaticamente il cane e il gatto obeso. Piuttosto, è lo stile di vita più sedentario, le fughe d’amore che scompaiono e gli spuntini che “allunghiamo” ai nostri amici per non sentirci in colpa a farlo ingrassare. Continuando a fargli fare attività fisica e garantendogli un’alimentazione sana, il problema dell’obesità non si crea.

    Riuscire a comprendere questi aspetti fondamentali è sicuramente un passo importante nella lotta al randagismo, ma anche nella tutela della salute dei nostri animali.