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  • Processionaria: come difendere i nostri animali

    La processionaria è un insetto davvero molto pericoloso, non solo per i nostri amici a quattro zampe, ma anche per noi e per i nostri bambini. Cerchiamo di capire esattamente cos’è la processionaria e perché è così pericolosa.

    Cos’è la processionaria

    La processionaria è un insetto che fa parte dei lepidotteri, proprio come le comuni farfalle e falene. Cresce soprattutto nelle zone molto vicine al Mar Mediterraneo, tra cui l’Europa meridionale, l’Africa settentrionale e alcuni Paesi del Medio Oriente.

    Questo insetto si localizza soprattutto nei pressi delle zone ricche di alberi, sia lungo i margini delle strade che in boschetti e pinete. In particolare, la processionaria predilige gli alberi di pino – soprattutto del tipo Pinus Nigra e Pinus Silvestris, i più comuni – ma anche le querce, i larici e i cedri.

    Il ciclo vitale della processionaria è piuttosto complesso.processionaria ciclo larva adulto nido uova

    Durante i mesi estivi, di solito verso il meglio di luglio, la processionaria adulta esce dal terreno, dove si era “nascosta”, per raggiungere gli alberi preferiti, sui quali si accoppierà e deporrà le uova.

    Dopo 30-40 giorni dalla deposizione, le uova iniziano a schiudersi, dando vita a numerose larve. Queste iniziano a cibarsi delle foglie (soprattutto aghi di pino), provocando una defogliazione più o meno evidente dell’albero.

    Alla fine dell’estate, le larve si preparano a difendersi dal clima rigido dell’inverno, agglomerandosi in nidi molto compatti e resistenti, disposti soprattutto nelle parti più esposte al sole dell’albero. I nidi hanno una dimensione di circa 10-20 centimetri, e si possono chiaramente distinguere ad occhio nudo per il colore bianco brillante.

    Con l’arrivo della primavera, le larve si riattivano e abbandonano il nido, scendendo lungo il tronco dell’albero in fila indiana, per scegliere un terreno adatto per interrarsi. È proprio in questo momento che possiamo riconoscere le tipiche “processioni” di larve, da cui appunto l’insetto prende il nome.

    Una volta interrate ad una profondità di 5-30 centimetri, si nascondono all’interno di un bozzolo, per ultimare il processo di maturazione. Alla fine dell’inverno successivo, ma anche dopo diversi anni, dal bozzolo fuoriescono gli insetti adulti, pronti per ricominciare il ciclo vitale.

    Riconoscere la presenza della processionaria è molto semplice. Nei mesi estivi, infatti, sul fogliame degli alberi possiamo notare la presenza delle uova, visibili come degli agglomerati biancastri.

    Le larve, invece, compaiono soprattutto verso il mese di maggio, con le prime giornate calde. In questo periodo possiamo notare facilmente la presenza delle lunghe file di processionaria lungo le strade e sui tronchi degli alberi. Le file possono raggiungere anche una lunghezza di diversi metri, e si distinguono per la presenza di insetti molto simili a dei bruchi, di 1-3 centimetri di lunghezza e ricche di peli fortemente urticanti per l’uomo e per gli animali.

    La processionaria adulta, invece, ha un aspetto molto simile a quello delle comuni farfalle, ma presenta delle ali triangolari laterali, caratterizzate da un fondo biancastro con striature grigie e marroncine. Il corpo e la testa sono di colore scuro e ad una vista più approfondita si può chiaramente distinguere la presenza di molti peli in superficie. La dimensione della processionaria adulta non supera di solito i 4 centimetri. Come per le “cugine” falene, si tratta di un insetto notturno, che tuttavia raramente si allontana dagli alberi per entrare in casa.

    Perché la processionaria è pericolosa?

    La processionaria, in particolare durante lo stadio di larva, è molto pericolosa per chiunque la sfiori. Il corpo, infatti, è ricoperto di peli urticanti, in grado di provocare irritazioni fortissime in seguito al contatto. Pensiamo, ad esempio, ai bambini che durante una normale passeggiata al parco giochi, vedono le tipiche “processioni” e decidono di toccarle per curiosità. Oppure ai nostri cani, che durante l’uscita per i “bisognini”, annusando il terreno, sfiorano o addirittura ingeriscono accidentalmente una processionaria.

    Le conseguenze possono essere drammatiche, soprattutto in caso di ingestione delle larve.

    I sintomi provocati dal contatto, seppur lieve, della processionaria includono:

    • Forte prurito

    • Arrossamento

    • Comparsa di bolle

    • Dolore

    • Gonfiore

    In caso di ingestione, invece, tipica soprattutto dei nostri animali, potremo osservare:

    • Forti lamenti

    • Aumento della salivazione

    • Gonfiore del naso

    • Gonfiore della bocca e delle lingua

    • Lingua violacea

    • Difficoltà a respirare

    • Vomito

    • Diarrea

    • Febbre

    • Sangue nelle feci

    cane lingua processionariaIn alcuni casi, l’animale potrebbe addirittura inalare i peli urticanti della processionaria, accusando gravissime difficoltà respiratorie.

    La stessa conseguenza può verificarsi anche in seguito all’ingrossamento della lingua, che talvolta può raggiungere dimensioni spaventose, ostacolando l’ingresso di aria dalla bocca. Questo aspetto compare soprattutto se alcuni peli sono rimasti conficcati proprio sulla lingua.

    I sintomi possono estendersi anche a tutte le parti del corpo a contatto con l’insetto. Per i cani con le orecchie particolarmente lunghe, naturalmente anche la parte inferiore della pelle che le riveste potrebbe essere interessata dal fenomeno.

    Nei casi più gravi, soprattutto se non si agisce tempestivamente, ma anche se i peli o l’insetto stesso rimangono all’interno della bocca, l’irritazione può diventare talmente forte da provocare in breve tempo la necrosi, cioè la morte della parte del corpo interessata. Per esempio, l’area violacea sulla lingua, potrebbe “morire”, rendendone necessaria l’amputazione.

    Cosa fare in caso di contatto o ingestione

    Per prima cosa, è molto importante riuscire ad allontanare quanto prima i peli o la larva intera dal corpo dell’animale. Prendiamo dell’acqua e sciacquiamo abbondantemente il muso e l’interno della bocca. Se riusciamo ad individuare la presenza della larva nella bocca dell’animale, copriamoci le mani e tiriamola subito fuori.

    Corriamo quindi dal veterinario più vicino, che potrà intervenire tempestivamente per ridurre le conseguenze e per salvare la vita al nostro animale.

    Ricordiamo, inoltre, che quello della processionaria è un problema che riguarda tutta la comunità. Se il nostro cane è riuscito ad evitarla, potrebbe non avere la stessa fortuna un altro cane o addirittura un bambino. Per questo motivo, ogni volta che riuscite ad identificare la presenza delle file o dei nidi di processionaria, segnalate immediatamente ai vigili la posizione esatta. Se ne avete la possiblità, diffondete eventuali fotografie ed indicazioni sul luogo anche sui social.

  • FeLV in cats: what is it? how should we recognize it? how do we prevent it?

    Cats are much more likely than dogs to contract infectious diseases.

    This depends on their habits and their behaviour: cats are left free to roam, therefore to meet other cats including many stray animals. A dog is practically always with its owner and, despite being more exposed to other dangers such as poisoned baits, it can be safeguarded quite well from the contraction of infectious diseases.

    One of the most dangerous diseases for cats, and most feared by owners along with FIV, is FeLV, or feline viral leukemia. In this article, we will try to understand what it is, what are its effects and above all how it can be prevented.

    What is FeLV and how is it transmitted

    FeLV is an infectious disease caused by a virus, namely retrovirus, which is part of the same family as the well-known HIV virus (virus that infects humans) and the virus that causes FIV in cats. It only affects cats, so dog owners can rest assured.

    The virus enters the organism in many ways, and this is precisely what makes the disease so contagious: once it has entered, in fact, it can reproduce in various cells of the body. It prefers those that should defend the cat: the lymphocytes, which are the body’s “policemen”.

    These cells are found in all tissues, and are often eliminated with secretions: saliva, feces or urine. The virus has little resistance in the external environment, so we do not have to worry if the cat passes near a cat poop that has been there since the previous day. Rather we must pay attention to direct contact with other cats (especially in the season in where there are many cats ready to mate) when they bite or scratch each other and struggle to mate. We must also pay attention, unlike FIV, to the fact that the cat can eat or drink from places where other cats that may be sick eat and drink from, the virus is present in the saliva and if two cats drink at the same time, it is possible to transmit the virus orally.

    Finally, if a cat is infected, the disease can be transmitted to its kittens in their first days of life, and they can show the disease from a very young age.

    What does it do?

    The symptoms caused by the presence of the virus vary from cat to cat, and it is impossible to predict what they will be. There are cats who even manage to eliminate the virus on their own, others who, despite being sick, have no symptoms, still others who have them very generic (fever, little desire to move, little appetite) and some that show the most serious symptoms, such as lymphomas, which are actually tumours that can come out in various parts of the body and must be treated with surgery (if possible) or with chemotherapy.

    Beyond the problems that these lymphomas can cause, due to an accentuated production of lymphocytes in the cat’s body (a situation that is called leukemia, hence the name of the disease) we must consider that these cells no longer work as they should, i.e. they do not they defend the organism anymore. This means that any other virus or bacterium entering the body will have a much better chance of doing damage than entering a cat that does not suffer from FeLV.

    To assess the presence of FeLV (if we see any of these symptoms), we need to take the cat to the vet who will do a simple blood test. If this test identifies antibodies (“weapons” that fight the virus) against the FeLV virus in their blood, it means that the cat has encountered it in the past and that it could, with a good chance, be infected.

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    How it is treated and how it is prevented

    Unfortunately, at the moment a cure for FeLV does not exist, as there is not for many other similar diseases (think about HIV in humans). However, there are support therapies, based on the administration of vitamins and products that stimulate the immune system to do its job, so as to guarantee a dignified life to the sick cat. Just keep in mind that they never recover from the disease.

    For this reason, the only effective method that an owner can currently put into practice is prevention.

    Definitely preventing the cat from having contact with stray animals outdoors is the best solution, even if it implies not letting it go outside; neutering is the best option as it makes the cat lose the urge to wander and drastically decreases the chances of contracting FeLV.

    We must make sure that our cat does not eat or drink from bowls that other cats (that are not ours and could be sick), have access to. Moreover, if we have a cat that is already FeLV-positive, we should avoid adopting another cat, because in all probability, the second one would become infected sooner or later.

    As always, we pay close attention to the symptoms and ask the vet for a test for the disease when we realize that the cat is manifesting some symptoms: weakness, sickness for several days.

    If we have a small cat, we can instead think of the vaccine: it is a new alternative and it provides protection against the disease most of the time (not always) and is still improving. 

    It is performed for the first time when the cat is small and then renewed with annual intakes. Although we cannot be mathematically sure that the cat will not contract FeLV in its life, it is always better than nothing.

    A combination of the vaccine and other preventive rules we have talked about, should guarantee a fairly certain protection for our four-legged friend.

     

  • Assicurazione per il cane, quando serve e perché

    In passato il tuo cane ha già tentato di mordere qualcuno e temi che possa farlo ancora, mettendoti nei guai? Vorresti tutelarti economicamente da eventuali incidenti o malattie che richiedono un intervento chirurgico per Fido? Da oggi tutto ciò non è più impossibile, grazie alle numerose polizze di assicurazioni per cani.

    Negli ultimi anni c’è stata una grande diffusione delle assicurazioni per cani, sia da parte di enti assicurativi specializzati che nell’ambito delle classiche polizze sulla casa. Quella che può sembrare una scelta esagerata, al pari probabilmente delle assicurazioni più stravaganti, come quella sul fondoschiena di Jennifer Lopez o sulle corde vocali di Bruce Springsteen, in realtà è una possibilità molto utile e anche molto richiesta.

    Troppo spesso, infatti, si sente parlare di controversie legali causate da aggressioni reali o presunte che un cane può aver commesso nei confronti di adulti, bambini e altri animali.

    Nella maggior parte dei casi, si tratta soprattutto dell’anziana signora Rossi del secondo piano, che non vede l’ora che il nostro cane commetta un piccolo errore per costringerci a sbarazzarcene, liberandosi dalle lunghe abbaiate notturne e dagli odori che si avvertono per le scale del palazzo. È così che non appena il nostro cane le abbaierà contro, probabilmente neppure per fini così malefici, l’anziana signora correrà dai vigili a denunciare l’accaduto, magari chiedendoci anche i danni morali per lo spavento subìto dal suo povero cuore debole.

    Può capitare, però, che il nostro cane possa realmente aggredire qualcuno. Ad esempio, una delle situazioni più frequenti è quella della passeggiata in campagna. Arriviamo nel sentiero, liberiamo Fido dal guinzaglio, senza accorgerci della presenza di un altro cane. I due animali non riescono ad arrivare ad un compromesso e si azzuffano.

    Se in questo contesto consideriamo anche l’ipotesi che il proprietario dell’altro cane tenti di intervenire nella rissa, frapponendosi tra i due cani, beccandosi inevitabilmente un morso, la situazione può davvero degenerare.

    Secondo le normative attuali, quando il nostro cane morde una persona o un altro animale, la responsabilità dei danni fisici o morali subìti da chi è stato aggredito è sempre la nostra.

    Non fanno eccezione neppure gli imprevisti tipici, ad esempio se il cane è scappato senza farsi notare, se era comunque portato al guinzaglio o se abbiamo fatto di tutto per cercare di interrompere l’aggressione.cani litigano mordono

    Per evitare di dover pagare la nostra responsabilità, possiamo stipulare una polizza assicurativa di Responsabilità Civile per il cane nei confronti di cose o persone, inclusi naturalmente gli altri animali. Questo tipo di polizza tutela il proprietario anche in caso di lesioni fisiche e morali e persino di morte.

    La garanzia di Responsabilità Civile copre solo le richieste di risarcimento avanzate nei confronti del proprietario, ma resta comunque esente dalla responsabilità penale.

    Allo stesso tempo, potremo ricevere un’assistenza anche nel caso in cui il nostro cane venisse aggredito da persone o altri animali.

    Un altro tipo di copertura assicurativa che alcune di queste polizze offrono è anche quella che consente di ricevere il rimborso parziale delle spese veterinarie necessarie per gli interventi chirurgici in seguito ad infortuni e alcune malattie, compreso il costo del ricovero, le cure, la fisioterapia e altre forme di assistenza, ad esclusione di malattie congenite o ereditarie, neoplasie e interventi o cure non necessarie o non prescritte dal medico veterinario.

    In alcuni casi è possibile anche ricevere un’assistenza di tipo legale in caso di denunce nei nostri confronti o se volessimo portare avanti una controversia verso la persona o il proprietario dell’animale che ha aggredito il nostro cane.

    Ogni polizza prevede delle caratteristiche diverse a seconda delle esigenze del proprietario dell’animale, al tipo di evento da cui si preferisce tutelarsi e della razza dell’animale. Sono generalmente esclusi dalla copertura assicurativa i cani con un’età prossima alla vecchiaia, dato che per questi animali sono maggiori le probabilità di accusare dei problemi di salute.

    In ogni caso, la formula per questo tipo di assicurazione è la stessa prevista per tutte le altre polizze.

    Il proprietario del cane deve versare con una certa regolarità una somma variabile, che viene definita premio assicurativo. In cambio di questa somma, la compagnia assicurativa o l’ente a cui ci si rivolge, ci offre una copertura economica in caso di tutte le situazioni previste dal contratto.

    Alcune polizze prevedono anche la possibilità di pagare un premio inferiore se il nostro cane è stato particolarmente “buono”, e al contrario un premio superiore se abbiamo dovuto rivolgerci alla compagnia assicurativa per delle aggressioni.

    Se siete interessati a stipulare una polizza assicurativa per il vostro cane, consultate una delle offerte presenti online o chiedete alla vostra compagnia assicurativa se offra questo servizio.

  • I falsi miti sul rapporto tra animali e bambini

    Quante volte sentiamo dire da mamme preoccupate “ci piacerebbe adottare un cane, ma abbiamo un figlio piccolo!” o ancora “ho dovuto separarmi dal gatto, perché altrimenti avrebbe contagiato mio figlio appena nato con chissà quali malattie!”. Queste sono solo alcune delle convinzioni, più o meno fondate, che portano la maggior parte dei genitori a rinunciare allo speciale rapporto che può crearsi tra un animale ed un bambino. Quello che molti di questi genitori apprensivi ignorano, però, è che vivere con un cane o un gatto in casa può essere un fattore davvero molto utile anche per i bambini di tutte le età, naturalmente prestando attenzione ad alcuni importanti accorgimenti.

    I punti da valutare, in base ai dubbi più frequenti dei genitori, sono molti. Cerchiamo di analizzarne qualcuno.

    “Gli animali sporcano e portano malattie”

    Questa affermazione andrebbe valutata attentamente.

    Se pensiamo, infatti, ai cani e ai gatti randagi, mai sottoposti a controlli veterinari e che magari vivono rovistando tra i cassonetti dell’immondizia, naturalmente prima di farli entrare in casa dovremmo prendere le dovute precauzioni.gatto bambino guardano pesce

    Per quanto riguarda, invece, i cani e i gatti che vivono in casa e che escono all’esterno al massimo per la passeggiata quotidiana, la situazione è completamente diversa.

    Gli animali di casa, infatti, se vengono sottoposti regolarmente a sverminazioni, vaccinazioni e ai dovuti trattamenti antiparassitari, proprio non possono trasmettere nulla né a noi, né ai nostri bambini.

    Pensiamo piuttosto a quanti virus e batteri ci trasmettiamo quotidianamente tra di noi, semplicemente salendo su un tram o utilizzando un bagno pubblico. Ne rimarremmo impressionati a confronto con il rischio delle malattie che potrebbe trasmetterci il cane o il gatto.

    Inoltre, un aspetto che molte persone ignorano è che la maggior parte dei virus e batteri degli animali, colpiscono appunto solo gli animali. Si tratta, infatti, di microrganismi specie specifici, che pertanto non potrebbero raggiungere il nostro organismo.

    Per una maggiore sicurezza, comunque, si può cercare di intensificare le cure igieniche della casa e dell’animale, utilizzando prodotti specifici per la detersione approfondita dei pavimenti e degli indumenti, senza danneggiare né i bambini, né gli animali.

    Evitate che il bambino entri a contatto con la saliva dell’animale e con le parti più esposte alle feci. Insegniamoli, inoltre, a lavarsi bene le mani prima di sedersi a tavola e in tutte le situazioni in cui lo si ritiene opportuno.

    Puliamo spesso le ciotole del cane e del gatto ed evitiamo che il bambino possa accedervi facilmente.

    “Il cane può mordere il mio bambino”

    Questo probabilmente rappresenta uno dei problemi maggiori.

    cane bambino dormono insiemeA meno che non si tratti di un cane con gravi problemi comportamentali, è davvero difficile che possa aggredire un bambino senza alcuna motivazione.

    I bambini, si sa, sono incuriositi da tutto ciò che ai loro occhi appare “diverso”. La stessa cosa vale anche per il cane e il gatto, che possono in alcuni casi diventare delle vere e proprie vittime di bambini impertinenti ed insistenti. Chiedere al cane di restare impassibile di fronte ad un bambino che non rispetta i suoi spazi e le sue abitudini è assolutamente irrispettoso da parte nostra.

    È molto frequente, infatti, la tipica situazione dei bambini che picchiano il cane, tirano la coda al gatto e disturbano l’animale mentre dorme o, peggio ancora, mentre è alle prese con la pappa. In questi casi il rischio che il gatto possa reagire con un colpo di artigli o che il cane possa ringhiare è alto.

    Per evitare tutto questo, dovremmo essere proprio noi a mostrare e a spiegare al bambino qual è l’atteggiamento migliore per comunicare con l’animale e soprattutto quali sono le situazioni in cui il cane o il gatto non vanno disturbati.

    Allo stesso tempo, dovremmo rispettare il nostro amico a quattro zampe, facendo in modo che abbia un posto della casa a sua completa disposizione, ed intervenendo a tutela dei suoi spazi e della sua tranquillità se necessario.

    “Il bambino ci resterà male quando il cane/gatto non ci sarà più”

    Su questo non c’è alcun dubbio. Quando il nostro compagno di mille avventure ci lascia, il dolore e il vuoto sono paragonabili proprio alla morte di un nostro caro.

    Anche in questo caso, però, questo evento può rappresentare un motivo di crescita personale per il bambino.

    Potremo spiegargli che anche se il nostro amico è andato via, ci ha lasciato comunque tanti bei ricordi e tante belle emozioni, legate a tutti i momenti che abbiamo trascorso insieme. È, questo, un modo per metterlo alla prova con le prime “batoste” che inevitabilmente la vita ci riserva, ma che prima o poi vanno capite ed affrontate.

    Negare a se stessi e ai propri figli le gioie della vita con un animale, in previsione di ciò che accadrà nel futuro, preclude tutte quelle esperienze che fanno parte della crescita individuale ed emotiva del bambino.

  • La Toxoplasmosi del gatto: cos’è e qual è il pericolo per le donne in gravidanza

    Se avete un gatto, anche da molti anni, ci sta che non abbiate mai sentito parlare di toxoplasmosi, anche se è una malattia caratteristica del gatto. Se invece siete donne, e più precisamente mamme, probabilmente avrete sentito parlare di toxoplasmosi anche se un gatto non lo avete.

    In effetti è una malattia un po’ particolare, perché al gatto non da problemi ma è molto pericolosa per le donne incinte, perché può portare, se contratta, alla peggiore delle conseguenze: l’aborto.

    Cos’è la toxoplasmosi

    La toxoplasmosi è una malattia parassitaria. È causata da un parassita microscopico chiamato Toxoplasma gondii, che ha il suo “ospite definitivo” nel gatto: in pratica, si può riprodurre e fare le sue uova solamente nell’intestino del gatto.

    Però nel nostro amico a quattro zampe non da origine ad alcun sintomo: nonostante abiti nel suo intestino, non c’è diarrea, né febbre, né inappetenza… Insomma, niente di niente. Per questo motivo è impossibile sapere se il nostro gatto sia ammalato di toxoplasmosi o meno, e dobbiamo comportarci sempre come se fosse malato, per salvaguardarci. Perché siamo noi uomini a manifestare la malattia, e non i gatti.

    In realtà, finché siamo uomini o donne non in gravidanza, non importa fare così tanta attenzione: a queste persone, infatti, la toxoplasma farà venire solo un po’ di diarrea, per un paio di giorni, che comunque è una situazione fastidiosa che conviene evitare.

    Gli esemplari di toxoplasma che abbiamo ingerito (vedremo come nel paragrafo seguente) poi verranno espulsi con le feci e torneranno nell’ambiente; qualora venissero ingeriti da un gatto, si riprodurranno nuovamente e il ciclo ricomincerà.

    Come si trasmette e come si evita la toxoplasmosi

    La toxoplasmosi si trasmette, in pratica, in un solo modo: con le feci. Detto così potrebbe sembrare una cosa un po’ schifosa, ma è un meccanismo del tutto verosimile.

    Il gatto, infatti, depone le proprie feci che contengono le “uova” di toxoplasma. Al momento in cui il gatto fa la cacca queste uova sono ancora immature, e non possono infettare nessuno; per maturare ci mettono circa 24 ore, periodo trascorso il quale la cacca, in cui si trovano, sarà seccata. Qualcuno potrebbe pestarla, specie se è stata deposta all’aperto, e sbriciolarla così che le uova di toxoplasma, che altro non sono che granelli di polvere per noi, possono essere respirati da una persona: è così che possiamo infettarci.

    Il vento, però, potrebbe portare queste uova anche su una foglia d’insalata, che possiamo mangiare; oppure sull’erba, dove il nostro cane (non gatto!) potrebbe rotolarsi e poi scuotersi, spandendo le uova nell’aria a portata di respirazione umana.

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    Come possiamo vedere, le possibilità di contrarre la toxoplasmosi sono molteplici ed è impossibile prevederle tutte. I medici danno dei consigli alle donne in gravidanza consegnando una lista di alimenti da non mangiare, perché è possibile che le uova siano sopravvissute su di essi; spesso uno dei consigli è quello di sbarazzarsi del gatto per evitare problemi, ma questo non è vero. Il nostro micio può coccolarci per tutta la durata della gravidanza senza problemi.

    Prima di tutto, il gatto può trasmettere la toxoplasmosi tramite le feci, e non tramite pelo o simili. Possiamo accarezzarlo e tenerlo addosso come meglio crediamo.

    Seconda cosa, come abbiamo detto prima le uova diventano mature dopo 24 ore che sono lì, e quando la cacca è fresca non spolvera. Il gatto solitamente defeca nella lettiera, ed è sufficiente pulirla prima che passino 24 ore dalla deposizione. In linea di massima, se la puliamo quattro volte al giorno (mattino, ora di pranzo, tardo pomeriggio e dopo cena) potremo stare tranquilli che le uova non saranno mai pronte per essere infettanti, e se le chiudiamo in un sacco della spazzatura sigillato, e lo gettiamo nel bidone, nessuno si infetterà con le feci del nostro gatto. Se non ci sentiamo sicuri a pulire la lettiera, facciamolo fare a qualcun altro, tipo il marito.

    Come abbiamo visto, quindi, nonostante il gatto sia la “fonte” di questa malattia che può diventare anche molto grave, seguendo sia i consigli dei medici sia quelli che abbiamo detto adesso sulla gestione delle feci del gatto, potremo vivere una gravidanza tranquilla e serena, senza la paura continua dello “spettro” della toxoplasmosi.

  • La FeLV del gatto: cos’è, come riconoscerla e come prevenirla

    I gatti sono molto più soggetti dei cani a contrarre le malattie infettive.

    Questo dipende dalle loro abitudini, dai loro comportamenti: mentre un gatto viene lasciato libero di girare, quindi di incontrare altri gatti tra cui molti randagi, un cane sta praticamente sempre con il padrone e, nonostante sia più esposto ad altri pericoli come le esche avvelenate, si riesce a salvaguardarlo abbastanza bene dalla contrazione di malattie infettive.

    Una delle malattie più pericolose per il gatto, e più temute dai proprietari insieme alla FIV, è la FeLV, o leucemia virale felina. In questa pagina cercheremo di capire cos’è, quali sono i suoi effetti e soprattutto come è possibile prevenirla.

    Che cos’è la FeLV e come si trasmette

    La FeLV è una malattia infettiva causata da un virus, per la precisione da un retrovirus, che fa parte della stessa famiglia del nostro virus HIV e del virus che causa la FIV nei gatti. Colpisce solamente i gatti, quindi i padroni dei cani possono stare tranquilli e anche i proprietari dei gatti malati, che non possono contrarre questa malattia in alcun modo.

    Il virus entra nell’organismo in molteplici modi, ed è proprio questo che rende la malattia così contagiosa: una volta entrato, infatti, può riprodursi in vari cellule del corpo ma predilige quelle che, a cose normali, dovrebbero difendere il gatto: i linfociti, che sono i “poliziotti” dell’organismo.

    Queste cellule si trovano in tutti i tessuti, e spesso vengono eliminati con le secrezioni: saliva, feci, urine. Il virus resiste poco nell’ambiente esterno, quindi non dobbiamo preoccuparci se il gatto passa vicino ad una cacca di gatto che è lì dal giorno precedente, ma piuttosto dobbiamo fare attenzione al contatto diretto con gli altri gatti (specie nella stagione in cui ci sono le gatte in calore) quando si mordono e graffiano tra di loro e lottano per accoppiarsi; dobbiamo fare attenzione, a differenza della FIV, anche al fatto che il gatto possa mangiare o bere da posti dove mangiano, o bevono, anche altri gatti che possono essere malati: il virus è presente nella saliva e se due gatti bevono in contemporanea si può trasmettere, via bocca, da uno all’altro.

    Infine, se una gatta è infetta, la malattia può essere trasmessa ai gattini nei primi giorni di vita, e questi possono manifestare la malattia già da quando sono molto piccoli.

    Che cosa fa

    I sintomi causati dalla presenza del virus variano da gatto a gatto, ed è impossibile prevedere quali saranno: ci sono gatti che addirittura riescono ad eliminare il virus per conto proprio, altri che pur essendo malati non hanno sintomi, altri ancora che li hanno molto generici (febbre, poca voglia di muoversi, poco appetito) e alcuni che manifestano i sintomi più gravi, i linfomi, che di fatto sono dei tumori che possono venir fuori in varie parti del corpo e vanno curati con interventi chirurgici (se possibile) o con la chemioterapia.

    Al di là dei problemi che possono causare questi linfomi, dovuti ad una produzione troppo accentuata dei linfociti nel corpo del gatto (situazione che viene chiamata leucemia, da qui il nome della malattia) dobbiamo considerare che queste cellule non lavorano più come dovrebbero, ovvero non difendono più l’organismo. Questo significa che qualsiasi altro virus o batterio entri nel corpo avrà molte più possibilità di fare danno rispetto all’entrare in un gatto che non soffre di FeLV.

    Per valutare la presenza di FeLV se vediamo qualcuno di questi sintomi, dobbiamo portare il gatto dal veterinario che farà un semplice esame del sangue. Se questo esame troverà degli anticorpi (delle “armi” che combattono il virus) contro il virus FeLV nel suo sangue, significa che il gatto lo ha incontrato in passato e che potrebbe, con buone probabilità, essere infetto.

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    Come si cura e come si previene

    Purtroppo, al momento una cura per la FeLV non esiste, come non c’è per molte altre malattie simili (pensate alla HIV). Esistono delle terapie di supporto, basate sulla somministrazione di vitamine e di prodotti che stimolino il sistema immunitario a fare il proprio lavoro, così da garantire una vita dignitosa al gatto malato, ma non guariscono mai dalla malattia.

    Per questo l’unico metodo efficace che al momento un proprietario può mettere in pratica è la prevenzione.

    Sicuramente impedire al gatto di avere contatti con i randagi è la soluzione migliore, anche se implica non lasciarlo uscire; la castrazione o la sterilizzazione, comunque, fanno perdere al gatto la voglia di girare e diminuiscono drasticamente le possibilità di contrarre la FeLV.

    Facciamo attenzione che il nostro micio non mangi o beva da ciotole a cui hanno accesso anche altri gatti non nostri, che potrebbero essere malati; inoltre, se abbiamo un gatto già FeLV-positivo evitiamo di prendere un altro gatto, perché con ogni probabilità prima o poi si infetterebbe anche il secondo.

    Facciamo, come sempre, molta attenzione ai sintomi e chiediamo il test per la malattia al veterinario quando ci rendiamo conto che il gatto li manifesta: se è debole, se ci sembra un po’ malaticcio (non che sta malissimo, ma che non sta tanto bene) per diversi giorni.

    Se abbiamo un gatto piccolo possiamo invece pensare al vaccino: è un vaccino nuovo, protegge dalla malattia per la maggior parte delle volte (non sempre, però) ed è ancora in fase di miglioramento, a differenza di altri vaccini.

    Viene effettuato una prima volta quando il gatto è piccolo e poi rinnovato con richiami annuali, e nonostante non potremo essere matematicamente sicuri che il gatto non contrarrà le FeLV nella sua vita, è sempre meglio di nulla.

    Una combinazione tra il vaccino e le altre regole per la prevenzione di cui abbiamo parlato, comunque, dovrebbe garantire una protezione abbastanza certa per il nostro amico a quattro zampe.

  • Le malattie intestinali del cane e del gatto: come riconoscerle

    L’organismo dei nostri cani e dei nostri gatti è composto da una serie di organi, che sono le parti del corpo che assolvono a specifiche funzioni.

    Non tutti sono uguali: ce ne sono alcuni che, per la loro funzione molto precisa, sono molto protetti e difficilmente si ammalano, come il cervello o il cuore; ce ne sono altri, invece, che hanno continuamente a che fare con sostanze dannose o di scarto e per cui le problematiche, seppur poco gravi, sono all’ordine del giorno.

    Tra questi organi troviamo sicuramente l’intestino: chi di voi ha un cane o un gatto che non ha avuto nemmeno un episodio di diarrea nella sua vita?

    La diarrea è infatti il sintomo più comune quando ci sono problemi all’intestino, e sebbene alcune volte dipenda da semplici errori di alimentazione che si risolvono da soli, in altri casi le cause di questi problemi possono essere molto, molto più gravi. Cerchiamo di capire come è fatto l’intestino e da cosa possono provenire i problemi.

    I problemi intestinali

    L’intestino è un lungo tubo che inizia dallo stomaco e termina con l’apertura anale, tramite la quale il materiale che non è stato digerito fuoriesce all’esterno dell’organismo.

    Il suo scopo è sia quello di digerire le sostanze nutritive, sia quello di assorbirle e fare in modo che entrino nel sangue così da poter fornire energia ai vari organi.

    Si divide in due grandi sezioni: l’intestino tenue, molto lungo e sottile, e l’intestino crasso, più corto ma più largo. Nei cani e nei gatti non ha grandi funzioni perché questi animali mangiano essenzialmente carne, mentre negli erbivori (dove è molto più sviluppato) come i cavalli serve a digerire le fibre che assumono mangiando l’erba.

    I problemi dell’intestino dipendono essenzialmente da ciò che è stato ingerito: con il cibo, il nostro cane o il nostro gatto potrebbe mangiare alimenti avariati, qualcosa di non digeribile (della sabbia) o ancora alimenti contenenti dei parassiti o dei batteri pericolosi.

    Le sostanze che non sono digeribili, proprio perché non vengono decomposte, creano essenzialmente un’irritazione sulla parete dell’intestino, graffiandola. I parassiti, i batteri ed i virus patogeni, invece, danneggiano direttamente la parete dell’intestino dall’interno perché cercano di oltrepassarla.

    Il meccanismo di difesa principale dell’intestino quando capisce che c’è qualcosa che non va è quello di cercare di far transitare verso l’ano, quindi di “buttar fuori”, ciò che è dannoso, e lo fa assorbendo meno acqua del normale. In questo modo le feci rimarranno più liquide ed usciranno meglio. È così che abbiamo la diarrea.

    La diarrea: cosa fare se si presenta

    Naturalmente la diarrea non è solo dovuta a questo meccanismo di difesa intestinale, ma in molti casi è la combinazione di questo e dell’azione diretta del microrganismo o della sostanza che causa il problema. Alcuni parassiti, ad esempio, danneggiano (o, meglio, mangiano) la parete dell’intestino e fanno fuoriuscire acqua, aggravando il problema.

    In generale, sta a noi proprietari fare il primo passo quando il nostro animale presenta episodi di diarrea: dobbiamo infatti osservare il comportamento dell’animale, e per prima cosa vedere quanto a lungo sta durando il sintomo.

    Se dura un paio di giorni e poi non si manifesta più, probabilmente la causa era che il cane o il gatto aveva mangiato qualcosa di poco digeribile (come il latte); se perdura per più giorni, potrebbe essere causata da una malattia batterica o virale, e c’è necessità di fare una visita veterinaria che aiuti a capire di che si tratta prima che la situazione degeneri.

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    Nelle feci possiamo poi vedere del sangue. Una sola goccia è normale, mentre quantità maggiori e, soprattutto, ripetute, indicano la presenza di un problema; potrebbero essere presenti, ad esempio, dei parassiti intestinali.

    A questo proposito, se sono veramente tanti alcuni muoiono (quando sono pochi cercano di non essere buttati fuori con le feci) e si trovano nella cacca. Si vedono, sono bianchi e in certi casi si muovono. Trovarceli significa che è in corso un’infestazione massiva, quindi dobbiamo rivolgerci ad un veterinario quanto prima.

    Un altro caso di diarrea possono essere le allergie alimentari: se il sintomo dura da molto tempo ma il cane o il gatto non sta particolarmente male (a vederlo) probabilmente ha questo tipo di problema, è allergico ad un alimento che gli causa una reazione e dobbiamo capire qual è per eliminarlo dalla sua dieta, con l’aiuto del veterinario.

    Infine è importante valutare anche la situazione esattamente opposta a quella della diarrea: l’assenza di defecazione. Se l’animale mangia normalmente, deve pur espellere ciò che non viene digerito. Se notiamo che, dalle 2 defecazioni normali al giorno, queste si riducono ad una o addirittura a una ogni due-tre giorni, e magari le feci sono poche, potrebbero essere presenti problemi di scarso movimento intestinale o, ancora peggio, di qualcosa che ostacola il passaggio delle feci: entrambi i casi non sono da sottovalutare e, anzi, bisogna agire per fare in modo che il veterinario si renda conto di qual è il problema e lo risolva quanto prima, spesso con necessità di un intervento chirurgico.

  • Anemia in dogs and cats: how to recognize it

    In this page we deal with a very important symptom, not easy to see but which we must be aware of and for which we must periodically check our dog and our cat: in fact, we are talking about anemia, situations in which the blood cannot perform its normal functions.

    The blood

    Blood is a bit like the road system of the body of our animals. If there were no roads and vehicles that run through them every day, it would be very difficult to live: we would not have to eat, drink, we would not be able to go to work.

    The blood has somewhat the same function: it is used to transport nutrients, the oxygen that enters the lungs, the hormones, the white blood cells that defend the body.

    In the blood, we have a liquid part, composed of water, nutrients, proteins that perform the most varied functions, and a solid part, made up of small beings (cells) that can have a defense function for our body or transport oxygen.

    The lastly mentioned are the red blood cells, which transport oxygen. They give the typical red colour to all bloods.

    The oxygen is inhaled by the animal through the mouth and nose, absorbed in the lungs and “stick” to the red blood cells, which carry it to every part of the body. Without oxygen, the organs do not perform their functions, and in its absence we can die in a few minutes.

    Anemia

    Returning to the main topic, anemia is the lack of red blood cells. Few red blood cells means little oxygen around the body.

    The causes can be the most varied: in general, if there are few red blood cells it means either less are produced or that too many are destroyed.

    In the first case, the lower production, generally, is a problem in the bone marrow (produces red blood cells), and thorough investigations and very targeted therapies will have to be carried out to solve the problem. Even little iron in the diet, which is essential to produce them, can lead to a shortage of red blood cells.

    Excessive loss can be caused by some diseases that have destroyed red blood cells, or by wounds or bleeding that have made blood come out of the body. 

    Firstly, the animal is breathing heavily. It is a logical thing: the body does not receive oxygen because there are no red blood cells, by not knowing the cause, the body tries to put more oxygen inside the body with breathing.

    If the organs, and in particular the defensive system, do not receive “fuel”, the animal will appear tired, will have little desire to move and eat, will unwillingly follow us and will sleep a lot. In severe cases, we can also encounter fever, because the body’s defensive system is weakened by this situation.

    A very important index that everyone should know to evaluate anemia, is the color of the mucous membranes.

    Do this test now, which may be useful for the future. Go to your dog or cat and lift their lip. You will see the internal mucosa pink in colour, if the animal is well. Here, now press with your fingertip (without hurting him) on the inside of the lip, on the pink part, for a few seconds. Remove your finger and you will realize that the point where you pressed has turned white, because you have cut off the blood supply for a few seconds; within two seconds, the colour will return to normal. You may have noticed, however, that there is a fairly clear difference between the white of the point where you pressed and the pink of the normal mucosa.

    In case you notice that your pet has the symptoms we talked about before, repeat this test (maybe bookmark this page, so you can look back at it)

    If the difference in colour is not as noticable as the one you have just seen, or if there was not difference at all, it means that there is some problem, and it is necessary to consult a veterinarian as soon as possible, because there is anemia. The mucous membranes are clear because there are fewer red blood cells than normal in the blood; in fact, they give the typical red colour to the blood. As we said before, consequently the mucous membranes, which would be white, becomes pink).

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    How are anemias treated?

    Anemia therapy is obviously carried out by the veterinarian. Verifying its presence is simple: all you need is a very common blood test, which measure the number of red blood cells.

    Depending on the severity of the problem, a blood transfusion from another dog or cat may be required. When the problems are less serious, somehow, an attempt is made to stimulate the body to produce more red blood cells than normal.

    In any case, anemia is a situation that we need to know to be able to bring our pet to the vet as soon as possible.

    Acting early is the best way to avoid the worst consequences of this situation.

     

  • Le anemie nel cane e nel gatto: come riconoscerle e cosa fare

    In questa pagina ci occupiamo di un sintomo molto importante, non semplice da vedere ma di cui dobbiamo renderci conto e per il quale dobbiamo controllare periodicamente il nostro cane e il nostro gatto: parliamo infatti delle anemie, situazioni nelle quali il sangue, che si trova in ogni parte del corpo, non riesce a svolgere le sue normali funzioni.

    Il sangue

    Il sangue è un po’ come se fosse il sistema stradale del corpo dei nostri animali. Se non esistessero le strade e i veicoli che ogni giorno le percorrono, sarebbe molto difficile vivere: non avremmo da mangiare, da bere, non potremmo andare al lavoro.

    Il sangue ha un po’ la stessa funzione: serve a trasportare da una parte all’altra del corpo le sostanze nutritive, l’ossigeno che entra dai polmoni, gli ormoni, i globuli bianchi che difendono l’organismo.

    Nel sangue abbiamo una parte liquida, composta da acqua, sostanze nutritive, proteine che svolgono le funzioni più varie, ed una parte solida, composta da piccoli esseri (cellule) che possono avere funzione di difesa dal nostro corpo oppure di trasporto di ossigeno.

    Questi ultimi sono i globuli rossi, e sono loro che conferiscono la tipica colorazione rossa a tutto il sangue.

    L’ossigeno viene inalato dall’animale con la bocca e il naso, assorbito nei polmoni e si “appiccica” ai globuli rossi, che lo portano in ogni parte del corpo. Senza ossigeno gli organi non svolgono le loro funzioni, e in sua assenza si può raggiungere la morte in pochissimi minuti.

    L’anemia

    Tornando all’argomento principale, l’anemia è la carenza di globuli rossi: sono troppo pochi. Pochi globuli rossi significa poco ossigeno in giro per l’organismo.

    Le cause possono essere le più varie: in generale, se ci sono pochi globuli rossi significa o che ne vengono prodotti meno, o che ne vengono distrutti troppi.

    Nel primo caso, la minore produzione, generalmente c’è un problema al midollo osseo che produce i globuli rossi, e dovranno essere effettuate indagini approfondite e terapie molto mirate per risolvere il problema. Anche il poco ferro nella dieta, indispensabile per produrli, può portare a carenza di globuli rossi.

    L’eccessiva perdita può essere causata da alcune malattie che hanno distrutto i globuli rossi, oppure da ferite o emorragie che hanno fatto uscire il sangue dall’organismo. Naturalmente la carenza di globuli rossi porta a delle conseguenze, che possono essere più o meno gravi in base a quanti ne mancano.

    Per prima cosa, l’animale respira affannosamente. È una cosa logica: il corpo non riceve ossigeno perché non ci sono globuli rossi, ma non conoscendo,mil corpo, la causa, cerca di mettere più ossigeno di più all’interno del corpo con la respirazione.

    Se gli organi, e in particolare il sistema difensivo, non ricevono “carburante”, l’animale apparirà stanco, avrà poca voglia di muoversi e di mangiare, ci seguirà malvolentieri e dormirà molto. Nei casi più gravi, poi, possiamo avere anche febbre, perché il sistema difensivo dell’organismo risulta indebolito da questa situazione.

    Un indice molto importante che tutti dovrebbero conoscere per valutare l’anemia è il colore delle mucose.

    Fate adesso questa prova, che vi può essere utile per il futuro. Andate dal vostro cane o dal vostro gatto e alzategli il labbro. Vedrete la mucosa interna, di colore rosa se l’animale sta bene. Ecco, adesso premete con il polpastrello (senza fargli male) sulla parte interna del labbro, sul rosa insomma, per qualche secondo. Togliete il dito e vi renderete conto che il punto dove avete premuto è diventato bianco, perché avete interrotto l’afflusso di sangue per qualche secondo; nel giro di due secondi il colore tornerà normale. Avrete notato, però, che c’è una differenza abbastanza netta tra il bianco del punto dove avete premuto e il rosa della normale mucosa.

    Nel caso in cui notaste che il vostro animale presenta i sintomi di cui abbiamo parlato prima, ripetete questa prova (magari mettete questa pagina tra i preferiti, per non perderla).

    Se la differenza di colore non sarà così netta come quella che avete appena visto, o addirittura se non ci fosse proprio, significa che c’è qualche problema, ed è necessario rivolgersi quanto prima ad un veterinario, perché c’è anemia (le mucose sono chiare perché nel sangue ci sono meno globuli rossi del normale; sono infatti loro che colorano il sangue di rosso, come dicevamo prima, e di conseguenza le mucose, che sarebbero bianche, diventano rosa).

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    Come si curano le anemie

    La terapia dell’anemia è ovviamente effettuata dal veterinario. Verificarne la presenza è semplice: bastano delle comunissime analisi del sangue, che misurano il numero di globuli rossi, per sapere che ce ne sono pochi.

    Più difficile è capire perché ce ne sono pochi, e da qui iniziano le indagini veterinarie.

    In base alla gravità del problema potrebbe essere necessaria una trasfusione di sangue da un altro cane o un altro gatto, mentre quando i problemi sono meno gravi si cerca, in qualche modo, di stimolare l’organismo a produrre più globuli rossi del normale.

    In ogni caso, l’anemia è una situazione che dobbiamo conoscere perché qualora si presentasse potremo portare il prima possibile il nostro cane o il nostro gatto dal veterinario.

    Agire precocemente è il modo migliore per evitare le conseguenze più gravi di questa situazione.

  • The cats Toxoplasmosis: what is it and what are the risks for pregnant women

     If you have a cat, you may have never heard of toxoplasmosis, even if it is a characteristic disease of the cat. If, on the other hand, you are a woman, and more precisely are a mother, you have probably heard of toxoplasmosis even if you don’t have a cat.

    In fact, it is a somewhat particular disease, because it does not give the cat any problems but it is very dangerous for pregnant women, because it can lead to one of the worst consequences: abortion.

    What is toxoplasmosis?

    Toxoplasmosis is a parasitic disease. It is caused by a microscopic parasite called Toxoplasma gondii, which has its “definitive host” in the cat: therefore, it can reproduce and lay its eggs only in the cat’s intestine.

    However, in our four-legged friend it does not give rise to any symptoms: despite living in his intestine, there is no diarrhoea, no fever, no lack of appetite … In short, nothing at all. For this reason it is impossible to know if our cat is sick with toxoplasmosis or not, and we must always behave as if it were sick, to keep our baby and ourselves safe. Humans manifest the disease only, not cats.

    In reality, as long as we are men or women who are not pregnant, it does not matter: in fact, toxoplasma will only give these people a little diarrhoea for a couple of days, which in any case is an annoying situation that is worthwhile avoiding.

    The toxoplasma specimens that we ingested (we will see how in the following paragraph) will then be expelled with the feces and will return to the environment; if ingested by a cat, they will reproduce again and the cycle will begin again.

    How is toxoplasmosis transmitted and avoided?

    Toxoplasmosis is transmitted in one way only: with feces. With that being said, it might seem a bit disgusting, but it is a completely plausible mechanism.

    The cat, in fact, lays its own feces that contain the “eggs” of toxoplasma. By the time the cat poops, these eggs are still immature, and cannot infect anyone; it takes about 24 hours for the eggs to mature, after that time the poop will have already dried out. Someone could step on it, especially if it was laid outdoors, and crumble it so that a person can breathe in the toxoplasma eggs, which are nothing more than specks of dust for us. This is how we can get infected.

    The wind, however, could also carry these eggs onto a salad leaf, which we can eat; or on the grass, where our dog (not cat!) could roll and then shake, spreading the eggs in the air within reach of human breathing.

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    As we can see, the possibilities of contracting toxoplasmosis are many and it is impossible to predict them all. Doctors help pregnant women by handing over a list of foods to avoid as it is possible that eggs might have survived on them; often one of the tips is to get rid of the cat to avoid problems, but this is not true. Our cat can cuddle with us for the entire duration of pregnancy without any problems.

    First of all, cats can transmit toxoplasmosis through their feces, not their fur. We can caress it and keep it on us as we see fit.

    Second of all, as we said earlier, the eggs become mature after 24 hours, and when the poop is fresh it does not turn into dust we are able to breathe. The cat usually defecates in the litter box, and it is sufficient to clean it before 24 hours from the laying. If we clean it four times a day (morning, lunch time, late afternoon and after dinner) we can rest assured that the eggs will never be ready to be infectious. If we close them in a sealed garbage bag, and throw it in the bin, no one will get infected with our cat’s feces. If we don’t feel safe cleaning the litter box, let’s have someone else do it, like our husband or a friend.

    As we said before, despite the cat being the “source” of this disease which can also become very serious, following both the advice of doctors and those we have said now on the management of the cat feces, we will be able to live a peaceful and serene pregnancy without the constant fear of toxoplasmosis.