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  • Fleas and ticks: whats the difference and how do we recognize them on animals

     The spring season brings with it many beautiful things: flowers, green grass, a mild climate and longer days … however some very annoying animals can also show up. These are fleas and ticks.

    Both are parasites, animals that live at the expense of another animal; to be precise, they are skin parasites because unlike other parasites, they do not enter the body but they limit themselves to stay on the surface, obviously causing problems.

    In this page, we try to understand what is the difference between fleas and ticks, therefore how we recognize them if they were present on the skin of our animal.

    These parasites are not dangerous, but they can transmit many diseases. Prevention is essential and in case our dog or our cat has contracted them, a veterinary visit will be essential to identify the presence of this problem.

    Fleas

    You’ve probably never seen a flea, and you won’t see any on your pet’s fur either.

    In fact, they are very fast animals, which run and jump (even if they do not fly), they move flat sideways, which feed on the blood they extract from the animal by piercing its skin. From animals or humans, without particular differences, because it can affect us too.

    If we move the animal’s fur to look for them, they will move or jump, which is why they are difficult to see. Fortunately, they leave traces of their passage, their feces. If we pay attention to the roots of the hair, especially if it is light, but even if it is black because they are in contrast with the white colour of the skin, we will see many black dots: those are the faces of the fleas. If faces are present we know for sure the animal will also be present on our dog.

    If we identify this situation, it is better to go to a vet as soon as possible because fleas can cause allergy (but we would realize it immediately) or they can transmit Dypilidium caninum. It also affects the cat as well as the dog, and it is a dangerous tapeworm that lives in the intestine.

    It is important to prevent them with the pesticide, which we will discuss later, because they can jump on the body of our animal even when it touches another animal that passes by.

    Ticks

    These very small animals live on grass and could also continue to live there without giving problems to other animals, except that, just like mosquitoes, they need blood to mature their eggs.

    So they climb onto the animals’ bodies, bite them on the skin and stay there, inflating until they become “balloons” more than half a centimetre long, greyish, which can be seen very well. They stay there for a few days and then detach on their own, but if in the meantime they have a microorganism inside that causes a disease, this will pass into the blood of the dog or cat. For this reason, they should be removed as soon as possible with the help of a vet if we do not know how to do it because we would risk leaving the mouth stuck in the skin, which would cause an infection.

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    In cats, they transmit few diseases, whilst in dogs Babesiosis, Erlichiosis and Rickettsiosis are all diseases transmitted by ticks, so a veterinary visit is important to be sure there are no problems after removing the tick.

    Pesticides

    The best method to prevent the problems we have just talked about is to use the pesticide, a product that can be found in any pet shop (it is not necessary to go to the pharmacy) and which is distributed on the back of the animal about once a month.

    This product should also be given,  when fleas and ticks are not there: in fact, it is stinky (for them) and does not encourage them to get on our animal, so in fact it protects it from these parasites. We use the pesticide as prevention, not as a solution to the problem. 

    Giving the pesticide when these animals are already there on our pet is completely useless; in these cases, a drug is needed that kills them, and which must be prescribed by the veterinarian.

    So let’s not forget to give the pesticide, even in the winter months. Fleas and ticks, in fact, survive even in that period of the year, and often do so in the form of microscopic larvae in our home, where it is hot. We must be careful not to forget this small but important habit.

     

  • Il bacio di Fido potrebbe avere gli stessi benefici dello yogurt

    Dagli Stati Uniti è arrivata negli ultimi giorni una notizia che metterà in crisi le salde convinzioni di nonne e vecchie zie: un bacio del cane potrebbe avere gli stessi benefici di uno yogurt. A sostenerlo sono i ricercatori dell’Università dell’Arizona, che si stanno occupando proprio di studiare nel dettaglio le conseguenze dei tanto criticati baci che i nostri cani tentano continuamente di regalarci.

    Secondo lo studio, la saliva di un cane in buona salute non è assolutamente in grado di trasmetterci alcuna malattia. Ma non è tutto. Sembrerebbe, infatti, che i batteri presenti nella bocca e sulla lingua degli animali, potrebbero addirittura avere gli stessi effetti benefici di un vasetto di yogurt.vasetto di yogurt

    Si chiamano “probiotici”, ed includono tutti i microrganismi vivi contenuti naturalmente o aggiunti agli alimenti. La loro funzione è soprattutto quella di contrastare i batteri “cattivi”, che molto spesso si annidano nel nostro intestino a causa dell’alimentazione e dello stile di vita errato. Il capostipite della categoria è proprio lo yogurt, con la sua enorme quantità di fermenti lattici molto utili per l’intestino e per tutto l’organismo.

    I ricercatori sono pronti a dimostrare che la lingua del cane, in realtà, sarebbe un ottimo fornitore di questi utili probiotici.

    La ricerca è ancora in fase di esecuzione. Durante la prima fase, sarà improntata soprattutto a valutare gli esiti di una “leccatina” del cane sulla bocca di volontari che abbiano superato i 50 anni, più sensibili alla carenza di batteri “buoni” nell’intestino. I partecipanti dovranno ospitare per un periodo di circa 3 mesi un cane all’interno della propria casa, accettando senza opporre resistenza i baci dei nuovi inquilini a quattro zampe.

    Secondo l’antropologa Kim Kelly, ogni comportamento esistente in natura non si verifica per caso. Su questo principio si fonda anche il nostro rapporto con gli animali, in particolare con il cane. “Nessuno è mai riuscito a capire davvero in cosa consista questo rapporto uomo-cane che ci fa sentire bene quando i cani sono attorno a noi. È solo la loro tenerezza e il fatto che adoriamo coccolarli, oppure c’è dell’altro?”. Queste sono le parole di Kim Kelly, che è pronta a dimostrare che il nostro bisogno di convivere con gli animali, sia legato soprattutto ad un vantaggio che possiamo ricavare dalla loro vicinanza.

    A questo punto non ci resta che attendere i risultati di questa prova…al bacio!

    Fonte: https://www.vanitypets.it/news/scienza-il-bacio-del-cane-potrebbe-essere-meglio-di-uno-yogurt/

  • Antiparassitari per cani: quali fanno male al gatto

    Una delle situazioni d’emergenza più pericolose per il gatto è l’avvelenamento da permetrina, una sostanza comunemente utilizzata in diversi antiparassitari specifici per cani. Ecco quali sono le conseguenze e cosa fare per salvare la vita al gatto.

    Non c’è nulla di cui vergognarsi. Sono davvero molti i proprietari di gatti che scelgono di somministrare ai felini di casa gli antiparassitari per cani. Il motivo è molto semplice: fanno risparmiare. Pensiamo, ad esempio, ai volontari che gestiscono intere colonie feline oppure alle famiglie con 4-5 gatti. In questi casi potrebbe essere il veterinario stesso a proporre ai propri clienti di acquistare delle pipette per cani molto grandi, prelevando la giusta quantità di prodotto da applicare in base al peso del gatto.

    Purtroppo, però, non sempre ricorriamo al consiglio del veterinario, ma preferiamo agire secondo il nostro istinto o per sentito dire. Capita quindi di somministrare al gatto un prodotto per cani dosato male o, peggio ancora, assolutamente inadatto per i felini. La conseguenza si traduce inevitabilmente in una corsa presso la clinica veterinaria più vicina, nella speranza di salvare il nostro gatto da un tragico avvelenamento. Questo accade perché non tutti gli antiparassitari per cani possono essere utilizzati anche per il gatto, anzi. Alcuni di essi, soprattutto se a base di permetrina (Frontline Tri-Act, Advantix, Effitix, Exspot), possono risultare gravemente letali se somministrati al gatto.

    Cos’è la permetrina e come agisce

    Gli antiparassitari più comuni, quelli che si possono acquistare anche nei negozi per animali, sono specificamente studiati per debellare e prevenire le infestazioni di pulci e zecche, i parassiti esterni più frequenti.

    antiparassitari pericolosi per il gatto

    Alcune di queste formulazioni, come quelle a base di fipronil, sono adatte sia per il cane che per il gatto, naturalmente con dosaggi diversi in base alle specie. Altri antiparassitari, invece, sono indirizzati esclusivamente ai cani, primi fra tutti quelli contenenti permetrina.

    Questa sostanza appartiene alla famiglia dei piretroidi, degli insetticidi molto potenti, in grado di agire direttamente sul sistema nervoso degli insetti. Sono mirati soprattutto a prevenire le punture dei temibili pappataci, responsabili della trasmissione della Leishmaniosi nei cani. Per questo motivo, le aziende produttrici, hanno sentito la necessità di “arricchire” i comuni antiparassitari per cani con la permetrina, offrendo così una maggiore protezione nei confronti dei parassiti e dei pappataci.

    Tuttavia, la permetrina è fortemente tossica per i gatti, che non sono in grado di degradarla nell’organismo, cosa che invece avviene senza problemi nel cane. Questo vuol dire che inevitabilmente la sostanza, una volta assorbita dalla pelle, resta intatta all’interno dell’organismo, comportandosi a tutti gli effetti come un veleno.

    I sintomi dell’avvelenamento da permetrina

    Se avete applicato inconsapevolmente un antiparassitario a base di permetrina al gatto, potreste accorgervene immediatamente, così come dopo diverse ore. I sintomi principali dell’avvelenamento da permetrina includono:

    • Ipereccitabilità

    • Aumento della salivazione

    • Tremori

    • Mancanza di coordinazione

    • Vomito

    • Diarrea

    • Difficoltà respiratorie

    • Convulsioni

    • Pupille dilatate

    • Morte

    Cosa fare

    Le situazioni più frequenti sono due: avete inavvertitamente applicato l’antiparassitario per cani al gatto, oppure il gatto è entrato a contatto con la pelle del cane, proprio nel punto in cui avete applicato il prodotto.lavare gatto bagno antiparassitario

    In entrambi i casi c’è una sola cosa da fare: correre dal veterinario. Mettete il gatto nel trasportino e portatelo immediatamente presso la clinica o l’ambulatorio più vicino. Parlate chiaramente con il veterinario, senza omettere nulla sull’accaduto. Per salvare la vostra reputazione, metterete in serio pericolo la vita del vostro gatto.

    Il veterinario provvederà a lavare il dorso dell’animale, se avete appena applicato il prodotto, o procederà con una lavanda gastrica se invece il gatto l’ha ingerito accidentalmente. In entrambi i casi, questa soluzione potrebbe non bastare, soprattutto se sono trascorse diverse ore. Sarà quindi necessario somministrargli dei farmaci specifici.

    In conclusione, se riuscite ad accorgervi in tempo dell’errore, cercate di rimediare al più presto. Lavate la zona con abbondante acqua tiepida (non calda, per non accelerare l’assorbimento del farmaco) e con un sapone neutro. Fate in modo che l’operazione sia accurata, ma molto rapida, quindi correte dal veterinario.

    Ricordate che in questi casi il tempo è fondamentale: più ore trascorreranno dalla somministrazione, minori saranno le probabilità che il vostro gatto sopravviva.

  • Your dogs kisses might have the same benefits as yogurt

     

    vasetto di yogurtIn recent days, news has come from the United States that will undermine the firm beliefs of grandmothers and old aunts: a dog’s kiss could have the same benefits as a yogurt. Researchers from the University of Arizona, who are studying in detail the consequences of dog’s kisses, support this theory.

    According to the study, the saliva of a healthy dog ​​is absolutely unable to transmit any disease to us. That is not all. It would seem, in fact, that the bacteria present in the mouth and on the tongue of animals could have the same beneficial effects as a jar of yogurt.

    These are called “probiotics”, and include all live microorganisms naturally contained or added to food. Their function is above all to counteract “bad” bacteria, which very often lurk in our intestines due to the wrong diet and lifestyle. Yogurt, with its huge amount of lactic ferments that are very useful for the intestine and for the whole body.

    Researchers were ready to show that the dog’s tongue would actually be a great supplier of these helpful probiotics.

    The research is still in progress. During the first phase, it will be mainly based on evaluating the results of a dogs kiss on the mouth of volunteers who are over 50 years old and therefore are more sensitive to the lack of “good” bacteria in the intestine. Participants will have to host a dog in their home for a period of about 3 months, accepting the kisses of the new four-legged tenants without resistance.

    According to anthropologist Kim Kelly, any behavior that exists in nature does not occur by chance. Our relationship with animals, in particular with dogs, is also based on this principle. “No one has ever been able to really understand what this human-dog relationship consists and what makes us feel so good when dogs are around us. Is it just their tenderness and the fact that we love to pamper them, or is there more? “. These are the words of Kim Kelly, who is ready to show that our need to live with animals is linked above all to the advantages that we can derive from their proximity.

    At this point, we just have to wait for the results of this test … take a hint and kiss your pet!

    Source: https://www.vanitypets.it/news/scienza-il-bacio-del-cane-potrebbe-essere-meglio-di-uno-yogurt/

  • Le allergie nel cane e nel gatto: cosa sono e come prevenirle?

    Proprio come noi esseri umani, i nostri amici a quattro zampe possono, nel corso della loro vita, sviluppare delle allergie. Ma come funzionano, esattamente, queste patologie, e come è possibile evitarle?

    Che cosa sono

    Le allergie sono reazioni esagerate del nostro organismo contro dei prodotti normalmente presenti nell’ambiente che non sono assolutamente dannosi.

    L’organismo, per predisposizione genetica o per la troppa esposizione a queste sostanze, inizia a credere che siano dannose anche se non lo sono assolutamente. Comuni alimenti come il pollo o il latte, piuttosto che sostanze presenti normalmente nell’aria come gli acari o il polline delle piante stimolano, quando entrano in contatto con l’organismo di un animale allergico, una reazione simile a quella che avverrebbe se ci fosse qualcosa di molto più pericoloso. Reazione del tutto ingiustificata.

    Così, la sostanza entra in contatto per via cutanea, respiratoria o digerente con il corpo, che reagisce liberando una sostanza detta istamina: l’istamina, a sua volta, stimola una reazione che porta ad una grande dilatazione dei vasi sanguigni, che portano sangue e cellule difensive nel punto in cui è avvenuto il contatto. Il corpo, in pratica, si prepara ad una guerra. Una guerra contro nessuno.

    Questa forte infiammazione può portare alla comparsa di sintomi che variano in base alla parte interessata. Un’esposizione cutanea può causare prurito e arrossamento della pelle, in certi casi anche dolore. Il contatto tramite apparato digerente, tra il corpo e un alimento che è stato ingerito, causa irritazione dell’apparato che può manifestarsi in sintomi come il vomito e la diarrea.

    L’apparato che ha le reazioni più gravi è però quello respiratorio, perché generalmente ad avere la reazione è la laringe, la “gola”. Qui ad irritarsi sono le pareti, che in alcuni casi danno luogo semplicemente a colpi di tosse e starnuti, mentre nei casi più gravi possono ingrandirsi talmente tanto da ostacolare il passaggio dell’aria tra la bocca e i polmoni, portando anche al soffocamento.

    Una delle conseguenze più gravi di questa situazione è però lo shock anafilattico: questo avviene quando il contatto con l’allergene è talmente intenso (generalmente se è stato ingerito) che tantissimo sangue viene richiamato nel punto dove si ha la reazione.

    Se il sangue si concentra tutto in quel punto, non ne rimarrà abbastanza per far funzionare organi vitali come i polmoni, il cuore o il cervello, e se non si agisce in fretta questa situazione può portare a morte in pochissimo tempo.

    Come curare e prevenire le allergie

    Purtroppo, al momento non esiste una cura vera e propria per le allergie.

    Esistono però medicine che calmano la reazione allergica, e sono gli antistaminici, farmaci che contrastano l’azione della sostanza che da inizio a tutta la reazione, l’istamina di cui abbiamo parlato prima.

    Se siamo consapevoli che il nostro cane o il nostro gatto sono allergici a qualcosa, dobbiamo tenere sempre questi medicinali a portata di mano e somministrarli noi stessi nel caso si presentasse una reazione, perché il tempo per recarci da un veterinario potrebbe essere troppo. Ovviamente è il veterinario a dover prescrivere questi medicinali.

    Se invece non sappiamo se effettivamente il cane o il gatto siano o meno allergici a qualcosa, osserviamo se hanno dei sintomi particolari come la diarrea persistente, degli arrossamenti cutanei e qualche difficoltà respiratoria, non continuativa ma che “esplode” in certi momenti ben precisi.

    Con i consigli del veterinario, dovremo cercare di capire che cosa provoca allergia, e cercare di allontanare l’animale o di evitare proprio il contatto.

    Per i cibi, togliamo man mano ogni alimento che mangia, alternativamente, e vediamo quando la diarrea si calma. Se, ad esempio, per una settimana non diamo il pollo e l’animale sta bene potrebbe essere proprio allergico al pollo.

    Per le reazioni cutanee dobbiamo fare attenzione alle abitudini del cane e a cosa entra in contatto, tra cui le piante. Se le reazioni sono sopra alla schiena, l’allergene sarà qualcosa di più alto del cane, se sono sotto la pancia potrebbe essere una particolare erba, se riguardano solo le zampe qualcosa che si trova per terra: ragioniamo in questo senso per cercare di capire cosa sia l’allergene e quando lo avremo capito evitiamo il contatto.

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    Infine, per quanto riguarda le reazioni respiratorie dobbiamo fare attenzione a tutto ciò che può essere nell’aria: polline (l’allergia si presenterà stagionalmente), fieno (si presenterà quando l’animale entra nel fienile, se lo abbiamo) pelo di qualche animale (di gatto, ad esempio, se è un cane). Chiaramente dovremo evitare quanto più possibile che l’animale sia esposto all’allergene.

    Le allergie, infatti, non possono essere curate, ma si possono prevenire le reazioni allergiche: ci vuole pazienza ed attenzione, ma possiamo garantire al nostro cane o al nostro gatto una vita praticamente normale.

  • L’ascite nel cane e nel gatto: cos’è e come riconoscerla

    Le patologie che possono interessare i nostri animali domestici non sono tutte uguali: ce ne sono alcune poco gravi, magari fastidiose ma che non mettono in pericolo la loro vita, mentre altre sono piuttosto urgenti e dobbiamo agire quanto prima.

    Spesso i proprietari non sanno riconoscere la differenza, e in questo articolo vi parliamo di ascite: è una situazione che ogni padrone deve conoscere, e riconoscere qualora l’animale la presentasse, per portarlo quanto prima da un veterinario. Perché l’ascite, e la malattia che la determina, può essere molto grave.

    Cos’è l’ascite

    L’ascite è il versamento addominale, ovvero la presenza di liquido nell’addome. Nella pancia.

    Gli organi che si trovano in addome (fegato, stomaco, intestino, vescica) sono di solito in contatto tra di loro; si toccano, insomma. Ci sono però delle situazioni in cui iniziano a comparire un liquido, di diversa natura, in addome, che toglie loro spazio e che fa “gonfiare” la pancia del cane e del gatto, in modo molto intenso; è impossibile non vederla, anche se l’animale non sembra stare male.

    Il liquido può essere di diversa natura: può essere sangue, se si è rotto qualche organo interno, o può essere urina, qualora si fosse rotta la vescica. Queste situazioni sono però molto gravi, conseguenza di incidenti molto violenti, e ci renderemo subito conto che il cane o il gatto sono in pericolo di vita.

    Molto più subdola è la situazione in cui il versamento è una sostanza molto simile all’acqua, trasparente, detta essudato o trasudato a seconda dei casi. Questa sostanza compare in addome lentamente, ma se non rimossa (e se non curata la causa della sua comparsa) può diventare pericolosissima.

    Le cause di ascite

    Le cause della comparsa di questo liquido possono essere varie: può essere causata da alcuni veleni, come i veleni per topi; può essere causata anche (raramente) da alcuni tumori o da alcune malattie infettive. Le cause più comuni, però sono tre: le malattie del cuore, le malattie del fegato e le malattie renali, tutte molto serie.

    L’ascite cardiogena dipende dal fatto che il cuore non pompa più bene il sangue. Il sangue, così, “ristagna” nelle vene, e a lungo andare se ne accumula talmente tanto (la vena più grande, la vena cava inferiore, è in addome) che un po’ di liquido comincia ad essudare dai vasi, ci passa attraverso, e va in addome, accumulandosi sempre di più.

    L’ascite epatogena è causata da problemi gravi al fegato, come la cirrosi: il fegato, quando funziona, produce una proteina detta albumina; tra le sue funzioni c’é quella di trattenere l’acqua nei vasi sanguigni, senza che passi dalle pareti ed esca. Se il fegato non funziona l’albumina non c’è e nessuno trattiene l’acqua, che è così libera di fuoriuscire in addome.

    L’ascite nefrogena è simile alla precedente. L’albumina, quando girando con il sangue passa dai reni, viene filtrata ed esce dalla circolazione. È compito del rene riassorbirla e farla tornare nel sangue; se il rene, però, non funziona il sangue non la riassorbe, e la proteina se ne va con le urine. Così c’è meno proteina nel sangue e, come prima, l’acqua è libera di uscire.

    Come si cura

    L’ascite rappresenta sia un problema grave in sé, in quanto malattia pericolosa, sia perché è un importante campanello di allarme per il malfunzionamento dei tre organi di cui abbiamo appena parlato.

    Ci rendiamo conto che il nostro animale ne soffre se gli vediamo la pancia gonfia. Ma non gonfia in modo armonico a “gatto/cane grasso”, ben distribuita, ma come se fosse un sacchetto pieno d’acqua. Proviamo a stringerla con delicatezza: abbiamo l’impressione di toccare la borsa dell’acqua calda o la nostra pancia? Se la risposta è la prima, andiamo dal veterinario quanto prima.

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    Il medico, dopo aver verificato la presenza di liquido con un’ecografia, per prima cosa lo estrarrà, infilando una siringa in pancia e aspirando. Questo da sollievo all’animale, che non avrà più l’acqua a fermare la dilatazione dei polmoni, quindi respirerà subito meglio. Potrebbe essere necessario tornare più volte dal veterinario a fare questa manovra.

    Quindi il dottore si occuperà di capire qual è la causa dell’ascite, e di formulare un’opportuna terapia per risolverla.

    In tutto questo, però, l’animale non sembra stare particolarmente male: mangia, si muove, e a parte un po’ di affanno nel respirare sta bene. Ma non è così, perché un organo importante che non funziona può far aggravare lo stato di salute in pochissimi giorni.

    Non aspettiamo quindi, ma andiamo il prima possibile dal veterinario non appena ci rendiamo conto di questi sintomi.

  • Allergies in cats and dogs: what are they and how do we prevent them

    Just like us humans, our four-legged friends can develop allergies over the course of their lives. How exactly do they work, and how can they be avoided?

    What are they

    Allergies are exaggerated reactions of our body against products normally present in the environment that are absolutely harmless.

    The organism, due to genetic predisposition or due to too much exposure to these substances, starts to believe that they are harmful even if they absolutely are not. Common foods such as chicken or milk or substances normally present in the air such as mites or plant pollen, stimulate (when they come into contact with the organism of an allergic animal) a reaction similar to that which would occur if there were something much more dangerous. It is a completely unjustified reaction.

    Thus, the substance comes into contact via the skin, via the lungs or it might be digested, which reacts by releasing a substance called histamine: histamine, in return, stimulates a reaction that leads to a large dilation of the blood vessels, which carry blood to defensive cells to the spot where the contact took place. The body is basically preparing itself for an imaginary war against no one.

    This strong inflammation can lead to the appearance of symptoms that vary according to the affected part of the body. Skin exposure can cause itching and redness of the skin, in some cases even pain. Contact via the digestive system, between the body and a food that has been ingested, causes irritation of the system, which can manifest itself in symptoms such as vomiting and diarrhea.

    However, the system that has the most serious reactions is the respiratory system, because generally the larynx, (the throat) experiences the reaction. The walls get irritated, which in some cases simply give rise to coughs and sneezing, while in severe cases they can become so large as to obstruct the passage of air between the mouth and lungs, even leading to suffocation.

    However, one of the most serious consequences of this situation is the anaphylactic shock: this occurs when the contact with the allergen is so intense (generally if it has been ingested) that a lot of blood is drawn back to the point where the reaction occurs.

    If the blood is all concentrated there, there won’t be enough left to make vital organs like the lungs, heart or brain function, and if you don’t act quickly this situation can lead to death in no time.

    How should I treat and prevent allergies?

    Unfortunately, there is currently no real cure for allergies.

    However, there are medicines that calm the allergic reaction, and they are antihistamines, drugs that counteract the action of the substance that initiates the entire reaction, the histamine we mentioned earlier.

    If we are aware that our dog or cat is allergic to something, we must always keep these medicines on hand and administer them in case of a reaction. Obviously, the vet has to prescribe these medicines.

    If, on the other hand, we do not know whether the dog or cat is actually allergic to something or not, we observe if they have particular symptoms such as persistent diarrhoea, skin redness and some difficulty in breathing, not continuous but which boosts at certain precise moments.

    With the advice of the veterinarian, we will have to try to understand what causes the allergy, and try to keep the animal away from it or avoid contact.

    For foods, we gradually remove each food he eats, alternately, and see when the diarrhoea subsides. If, for example, we don’t give chicken for a week and the animal is fine, it could be allergic to chicken.

    For skin reactions, we must pay attention to the dog’s habits and its encounters during walks, including plants. If the reactions are above the back, the allergen will be something higher than the dog, if they are under the belly it could be a particular grass, if they concern only the paws something on the ground: let’s think in this sense to try to understand what the allergen is and when we understand it we avoid contact.

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    Finally, with regard to respiratory reactions we must pay attention to everything that may be in the air: pollen (the allergy will occur seasonally), hay (it will occur when the animal enters the barn, if we have it) hair of some animal (cat, for example, if it’s a dog). Clearly, we must avoid the contact with the allergen (substance producing the allergy).

    Allergies, in fact, cannot be cured, but allergic reactions can be prevented: it takes patience and attention, but we can guarantee our dog or cat a practically normal life.

     

     

  • Come insegnare al cane a non abbaiare

    l cane abbaia tutta la notte e i vicini continuano a minacciarti di chiamare i carabinieri? Ci sono molte soluzioni per insegnare al cane a non abbaiare, ma prima di tutto è importante capire perché i cani abbaiano. Scopriamolo insieme.

    Perché il cane abbaia?

    Il cane è in grado di comunicare con il proprietario e con gli altri animali attraverso una lunga serie di espressioni vocali e non. Il linguaggio non verbale è una delle modalità di comunicazione più importanti, per cui è molto importante saperlo riconoscere.

    Al tempo stesso, però, non bisogna nemmeno trascurare la voce del proprio cane, che si esprime con un’infinità di suoni diversi. Il principale è soprattutto l’abbaiare, ma troviamo anche il ringhio, il guaito, l’ululato e il mormorio.

    Vediamo in breve cosa indica ognuno di questi suoni:

    • Abbaiare: può essere utilizzato dal cane per segnalare un pericolo, per richiedere attenzione, per giocare o può rappresentare una valvola di sfogo per i cani annoiati o stressati;

    • Borbottare: il cane sbuffa e borbotta, soprattutto prima di iniziare ad abbaiare per ottenere la nostra attenzione;

    • Guaire: è il tipico uggiolio, molto simile ad un piagnucolio. Può indicare diversi stati d’animo, come la tristezza, la paura o il dolore;

    • Latrare: il latrato è molto simile all’abbaiare, ma è ripetuto e prolungato;

    • Ululato: è il classico suono che pronunciamo quando vogliamo imitare il verso del lupo. Rappresenta un richiamo per il proprietario o per altri animali;

    • Ringhio: il cane ringhia per avvisare che sta per attaccare oppure può ringhiare per gioco, soprattutto se è alle prese con uno dei suoi giocattoli preferiti.

    Nel caso specifico dell’abbaiare, ci sono molte ragioni che spingono il cane a “parlarci” in questo modo. Vediamo le principali:cane abbaia al gatto finestra

    • “C’è un pericolo!”: è un latrato di allarme, tipico dei cani che vogliono comunicare una situazione di pericolo, vera o presunta. L’attendibilità dell’allarme dipende soprattutto dal pensiero del cane, che potrebbe talvolta scambiare situazioni normali per pericolose;

    • “Dai, considerami!”: il cane può abbaiare anche perché vuole ottenere la nostra attenzione. Di solito questo tipo di suono è preceduto da un borbottio sommesso;

    • “Fatemi catturare quel gatto!”: il latrato isterico ed euforico indica quasi sempre un senso di frustrazione o di eccitazione, legato soprattutto alla vista di qualcosa che ha destato l’attenzione del cane, ma che è lontano dalla sua portata;

    • “Mi annoio”: il cane annoiato spesso può abbaiare in modo svogliato, come se non avesse di meglio da fare. È tipico dei cani che vivono in giardino e si manifesta soprattutto durante la notte;

    • “Che ansia!”: in presenza di problemi come l’ansia da separazione o la paura, il cane può vocalizzare per molto tempo, soprattutto con ululati e latrati isterici, ed in particolare in assenza del proprietario;

    • “Gioca con me”: alcuni cani, soprattutto quelli da pastore, hanno la tendenza ad eccitarsi durante il gioco al punto da cominciare ad abbaiare e a mordicchiarci i pantaloni o le mani.

    In alcuni casi l’abitudine di abbaiare è una questione legata alla razza. Tra i cani che abbaiano di più, infatti, ci sono soprattutto i Segugi (Beagle, Fox Terrier, Yorkshire Terrier), i cani da pastore e alcune razze Toy. Al contrario, tra le razze canine meno predisposte ad abbaiare rientrano paradossalmente i cani da guardia, abituati invece a vocalizzare solo se necessario.

    Cosa fare

    Per prima cosa, l’utilizzo di collari antiabbaio non è la soluzione più indicata. collare anti abbaio cane

    In commercio, purtroppo, troviamo diversi collari in grado di percepire quando l’animale sta abbaiando, per cui fanno partire uno spruzzo d’acqua sul muso, un ultrasuono fastidiosissimo per il cane o, peggio ancora, una scossa elettrica.

    Queste soluzioni puntano alla cosiddetta “punizione positiva”, per innescare nel cane un’associazione del tipo “abbaio-punizione”.

    Quello che invece possiamo fare è mettere in pratica alcuni consigli raccomandati dagli esperti. Possiamo scegliere quindi di far valere soprattutto il concetto del “rinforzo positivo”, per un’associazione “non abbaio-premio” utilizzando dei bocconcini o un clicker.

    Le modalità d’azione possono essere di più tipi:

    • Insegniamo al cane ad abbaiare a comando: invogliamo il cane ad abbaiare, ad esempio simulando il gioco, premiandolo con il bocconcino o il click quando abbaia. In seguito possiamo introdurre il comando vocale “abbaia”, premiandolo nuovamente ogni volta che risponde alla richiesta. In seguito potremo aggiungere anche un comando di stop, ad esempio “ssshhh”, premiando il cane appena si interrompe. È ottimo per i cani che abbaiano per giocare o per chiedere attenzioni;

    • Distogliamo l’attenzione del cane dallo stimolo: in questo caso dobbiamo fare in modo che il cane reagisca al comando vocale “Qui!”, per cui ogni volta che è intento ad abbaiare, lo pronunceremo e dovrà accorrere al nostro richiamo. Per farlo, cominciate in una stanza isolata. Ad ogni “Qui!” pronunciato in silenzio, il cane dovrà raggiungervi e potrete premiarlo con un click e un bocconcino. Procedete aggiungendo di volta in volta uno stimolo sempre più interessante per il cane, fino ad arrivare all’esecuzione del comando anche fuori casa;

    • Ignoriamolo: questo metodo è ottimo soprattutto per i cani che abbaiano per attirare l’attenzione. Evitiamo di sgridarlo, accarezzarlo e persino di guardarlo negli occhi. Un cane che cerca attenzioni, si sentirà considerato anche solo con uno sguardo, e rinforzerà l’atteggiamento che vogliamo evitare;

    • Concediamogli una distrazione: se il cane abbaia per noia, dovremo fare in modo che le sue giornate siano piene di stimoli anche in nostra assenza. Scegliamo i giochi solitari più appropriati, preferendo soprattutto quelli di intelligenza, che tengono impegnato a lungo il cane.

    Come vedete, le modalità “positive” per insegnare al cane a non abbaiare senza ragione sono molte. Prima di punirlo o di mettere in pratica consigli estremi, partiamo quindi da accorgimenti più semplici, dal risultato garantito.

  • Le vibrisse del gatto, cosa sono e a cosa servono

    Sono molte le curiosità e le false credenze a proposito delle vibrisse del gatto. Cerchiamo di analizzare le più importanti, per capire cosa sono e a cosa servono esattamente queste strutture così importanti per i felini.

    Cosa sono

    Le vibrisse sono dei veri e propri organi di senso, esattamente come l’orecchio, il naso o gli occhi, ma con forma e funzioni differenti.

    La loro struttura è molto simile a quella di un normale pelo, per quanto in realtà differisca per alcuni aspetti importanti. Le vibrisse, infatti, oltre ad essere più lunghe e più spesse dei peli che costituiscono il mantello del gatto, sono anche dotate di minuscoli nervi e vasi sanguigni.

    Le possiamo trovare non solo sulla zona dei baffi, ma anche leggermente al di sopra degli occhi e persino sulla parte finale delle zampe anteriori. Quelle situate sul viso sono identiche tra loro, al contrario di quelle sulle zampe, più corte e meno spesse.

    Le vibrisse iniziano a crescere già quando il gatto è ancora nell’utero materno, per cui tutti i gattini le hanno già “in dotazione” alla nascita.

    Secondo alcune teorie, la lunghezza delle vibrisse situate sul viso, sarebbe uguale alla larghezza del corpo del gatto.

    Una curiosità legata al mondo dei felini: alcuni gatti di razza Rex hanno le vibrisse arricciate come il resto del mantello.

    A cosa servono

    Le vibrisse sono definite anche peli tattili. La sensibilità tattile, infatti, non è altro che la capacità di una parte del corpo di percepire degli stimoli che provengono dall’ambiente esterno. Pensiamo, ad esempio, ai polpastrelli, dotati di molti recettori tattili, in grado di catturare una grande varietà di sensazioni diverse, tra cui temperatura e dolore.

    Nel caso specifico delle vibrisse, la loro funzione principale è quella di percepire alcune informazioni fondamentali, come la profondità degli ostacoli, il riconoscimento degli oggetti al buio e persino la percezione degli spostamenti d’aria.gatto salta vibrisse profondità

    Cerchiamo di capire in maniera più approfondita la vitale importanza di tutti questi aspetti per la vita quotidiana di un gatto.

    Per quanto riguarda la profondità, come abbiamo visto nell’articolo riguardo la vista degli animali, il gatto è un predatore, per cui tutti i suoi sensi devono essere adatti a cacciare le prede. Per un gatto, quindi, è molto importante poter calcolare perfettamente la profondità e la distanza di un topo o di un insetto, per poter calcolare in modo accurato quanto deve saltare per catturarlo.

    Le vibrisse lo aiutano quindi a percepire in modo esatto la distanza rispetto ad una preda, o ad un giocattolo nel caso dei gatti che vivono in casa.

    Un’altra importante funzione delle vibrisse è quella di aiutare il gatto a percepire la presenza di eventuali ostacoli al buio o in condizioni di scarsa visibilità. Pensiamo, ad esempio, ai gatti con problemi alla vista: le vibrisse assumono la stessa funzione di un bastone per non vedenti.

    Per comprendere invece la funzione delle vibrisse poste dietro le zampe anteriori, proviamo a fare lo “sgambetto” al nostro gatto mentre sta camminando. Riuscirà comunque a scansare l’ostacolo, anche se l’abbiamo posizionato davanti alle zampe posteriori.

    Le vibrisse riescono anche a percepire gli spostamenti d’aria provocati dal movimento di oggetti, persone o altri animali.

    Da questo punto di vista, quindi, le vibrisse rappresentano a tutti gli effetti un radar. Osservando il nostro gatto, scopriremo che è in grado di muoverle e orientarle verso l’origine dello stimolo. Se è intento a catturare un punto luminoso, ad esempio, le direzionerà tutte in avanti.

    Le vibrisse sono anche molto utili per il proprietario, in quanto riescono a fornire importanti informazioni sullo stato d’animo del proprio gatto.

    • A ventaglio ai lati del viso: il gatto è spaesato e all’erta;

    • In avanti: il gatto è arrabbiato;

    • All’indietro, aderenti al lato del viso: il gatto è intimorito;

    • Verso il basso: il gatto è tranquillo e rilassato.

    Cosa significa quando il gatto perde le vibrisse?

    tirare baffi al gattoSecondo le credenze popolari, se un gatto perdesse le vibrisse, non riuscirebbe mai più ad orientarsi e perderebbe per sempre il senso dell’equilibrio.

    In realtà tutti i proprietari di gatti sanno che spesso Fuffi lascia vibrisse in giro per casa, soprattutto durante il periodo della muta. Anche questi peli, infatti, sono soggetti al normale ricambio previsto per tutto il resto del mantello, per cui non c’è nulla di strano se il gatto ne perde ogni tanto qualcuno.

    La stessa cosa vale anche per i felini meno furbi che si avvicinano troppo alle pentole sul fuoco o ai caminetti, bruciacchiandosi l’estremità delle vibrisse. Li riconosciamo per l’inconfondibile arricciatura finale dei “baffi”.

    Le vibrisse ricrescono, contrariamente a quanto si pensa da secoli.

    Quello che dovremmo sempre tenere a mente, invece, è che le vibrisse non vanno assolutamente tagliate. Il nostro gatto potrebbe rimanere disorientato e spaesato finché non ricrescono completamente.

  • Esche o bocconi avvelenati, come riconoscerli e cosa fare

    Purtroppo capita ancora che persone poco tolleranti verso gli animali, decidano di mettersi a giocare al “Piccolo chimico”, realizzando in casa delle esche avvelenate da posizionare negli angoli delle strade e per le campagne. In qualunque modo queste si presentino – polpette, bocconcini, uova, fette di prosciutto arrotolate, carcasse di piccoli animali – nel giro di pochi minuti o di qualche giorno possono mettere in serio pericolo la vita dei nostri animali. Ecco perché è molto importante riuscire a distinguere di quale veleno si tratti, mettendo in pratica tempestivamente tutti i rimedi che potranno salvare la vita al cane o al gatto.

    Parliamo soprattutto dei cani, che tendono ad ingurgitare con avidità tutto quello che trovano interessante. Queste esche a base di carne nascondono il veleno al loro interno, per cui per i nostri cani può essere molto difficile distinguere la sua presenza. I gatti, invece, diffidenti per natura, di solito sono restii ad ingerire prodotti che non conoscono. In ogni caso, anche loro possono diventare vittime delle polpette avvelenate.esche avvelenate cani

    Le conseguenze dipendono da una serie di fattori, tra cui il tipo di veleno utilizzato, il dosaggio, il peso e la taglia dell’animale e il tempo trascorso dall’ingestione. Ogni veleno agisce in modo diverso sull’organismo e con tempistiche differenti. Per questo motivo, il nostro consiglio è quello di cercare di imparare quali sono i sintomi e i rimedi da attuare per ognuno di essi, oppure di tenere sempre sul nostro cellulare un appunto con tutte le informazioni necessarie.

    Ecco quali sono i veleni più utilizzati:

    • Stricnina: fino a pochi anni fa era quella preferita da queste persone senza scrupoli. Si tratta di un pesticida davvero molto potente, utilizzata “normalmente” contro topi e volpi, che si presenta come una polvere bianca. Agisce sul sistema nervoso centrale dell’animale, provocando uno stato di eccitazione talmente rapido ed intenso da portare alla morte nel giro di pochi minuti. I sintomi dell’avvelenamento da stricnina compaiono infatti entro 10, massimo 30 minuti, e comprendono convulsioni, irrigidimento del corpo, pupille dilatate, salivazione abbondante, guaiti, fino ad arrivare alla morte per blocco respiratorio in pochissimo tempo. Se il nostro cane ha ingerito le esche, dobbiamo somministrare immediatamente all’animale un cucchiaino di acqua ossigenata per ogni 5 kg di peso, direttamente all’interno della bocca (se il cane pesa 10 kg, dategli 2 cucchiaini; se ne pesa 20, invece, 4 cucchiaini, e così via). Lo farà vomitare, allontanando il veleno dal suo stomaco. È indispensabile correre subito presso la clinica o l’ambulatorio veterinario più vicino, spiegando l’accaduto. L’antidoto comunemente somministrato dai veterinari è rappresentato da alcuni psicofarmaci, come il diazepam;

    • Veleno per topi: altri malintenzionati preferiscono invece utilizzare il più comune veleno per topi. Si presenta in varie forme, ad esempio come un liquido blu, una cialda nera oppure una pasta o dei granuli di colore rosso, fuxia o blu. I rodenticidi agiscono inibendo l’azione della vitamina K, essenziale per poter garantire la giusta coagulazione del sangue. Di conseguenza, il sangue si fa sempre più liquido, fino a provocare gravi emorragie interne ed esterne. I sintomi dell’avvelenamento da veleno per topi includono: sanguinamento abbondante dal naso, dalle orecchie, dalle gengive o da ferite preesistenti, debolezza, sete, ematomi e mucose pallide. Il veleno per topi non agisce subito, ma dopo circa 48 ore dall’ingestione. Se questo aspetto ci consente di intervenire non appena vediamo il nostro cane ingerire l’esca, al tempo stesso può essere controproducente, perché il proprietario ignaro non vede i sintomi, quindi crede che sia tutto nella norma. Se il cane ha appena ingerito l’esca, facciamolo subito vomitare con dell’acqua ossigenata. Se invece sono trascorse diverse ore o sono già comparsi i sintomi, non possiamo fare altro che correre dal veterinario, che potrà somministrargli l’antidoto giusto;

    • Veleno per lumache o metaldeide: si presenta come esche in granuli di colore azzurro-verde. In caso di ingestione, i sintomi compaiono entro 2-3 ore e sono molto simili a quelli della stricnina. Includono: tremore, convulsioni, irrigidimento del corpo, pupille dilatate, forte aumento della temperature, diarrea verdastra, mucose pallide, disturbi respiratori e battito accelerato, mentre i gatti possono anche muovere velocemente gli occhi lateralmente o verticalmente – fenomeno chiamato nistagmo. La morte avviene per blocco respiratorio. In caso di ingestione dobbiamo correre dal veterinario, che potrà agire su tutti i sintomi mostrati dall’animale. Per questo veleno, infatti, non esiste ancora un antidoto preciso;cani avvelenati

    • Antigelo o glicole etilenico: il comune antigelo utilizzato per le macchine è letale per i nostri animali. Questo aspetto è aggravato ancora di più dal fatto che ha un buon sapore, per cui il cane e il gatto potrebbero facilmente esserne attratti. Le conseguenze prevedono tre stadi successivi. Il primo compare entro 30 minuti o 12 ore, con nausea, vomito, tremori e convulsioni, e l’animale tende a bere e ad urinare molto. Nel giro di 12-24 ore comincia a respirare in modo veloce e affannoso, mentre il battito aumenta. In 24-72 ore compaiono anche complicazioni ai reni, con disidratazione, alito con odore di urina, depressione, fino al coma e alla morte. In questi casi dobbiamo correre immediatamente dal veterinario, che potrà somministrare l’antidoto preciso per questo veleno. Generalmente c’è una maggiore possibilità di salvezza se si agisce entro 5 ore dall’ingestione.

    Questi sono solo alcuni dei veleni che possono mettere seriamente a rischio la vita dei nostri animali.

    Sono molti gli errori che i proprietari fanno in questi casi. Uno tra questi è quello di somministrare del latte al cane, perché hanno letto da qualche parte che il latte è il miglior antidoto contro i veleni. Nulla di più sbagliato. Il latte è efficace solo per alcune sostanze tossiche, mentre in altri casi può addirittura velocizzare l’azione del veleno.

    Per evitare danni, cerchiamo sempre di fare molta attenzione ogni volta che usciamo con il nostro cane in paese e soprattutto in campagna o nei boschi. Portiamo sempre con noi una confezione di acqua ossigenata con un cucchiaino, in modo da poter intervenire in modo tempestivo. Con alcuni veleni, infatti, anche pochi minuti di tempo possono fare la differenza.

    Ricordiamo, inoltre, che ogni volta che ci imbattiamo in delle esche sospette, dobbiamo sempre contattare i vigili o i carabinieri, che provvederanno a rimuovere il cibo avvelenato e a bonificare la zona. Come espresso dalle normative contro il maltrattamento degli animali, l’utilizzo di bocconi avvelenati è un reato, punibile con pesanti multe e reclusione.