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  • In arrivo la tassa sui cani non sterilizzati

    Negli scorsi giorni si è diffusa una notizia che non è di certo passata inosservata agli occhi dei proprietari di cani. Il PD ha presentato un emendamento che prevede il pagamento di una tassa da parte di chi non sterilizza il proprio cane.

    Potrebbe trattarsi di un nuovo passo avanti nella lotta al randagismo, fenomeno che purtroppo continua ad essere fin troppo presente nel nostro territorio, nonostante l’impegno di associazioni di volontari e canili nel tentativo di contrastarne la diffusione, i deputati Anzaldi, Preziosi e Cova del Partito Democratico hanno presentato un emendamento alla Camera che molto probabilmente verrà incluso nella Legge di Bilancio, secondo il quale “i proprietari o detentori di cani non sterilizzati sono tenuti al pagamento di una tassa comunale annuale, istituita da ciascun comune con propria delibera”. cani canile randagi

    Tutti i proprietari di cani già sterilizzati – o in occasione di una prossima sterilizzazione – dovranno farsi rilasciare una certificazione da parte di veterinari abilitati all’accesso all’anagrafe regionale canina, nella quale è attestato e registrato l’avvenuto intervento.

    L’emendamento prevede tuttavia alcune eccezioni, che riguardano i “cani di proprietà di allevatori professionali, i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge; i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza; i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni”.  

    L’obiettivo è quello di sensibilizzare i singoli e soprattutto le grandi realtà, come canili e associazioni, a promuovere le sterilizzazioni, che ad oggi rappresentano l’unica arma realmente a nostra disposizione per contrastare il randagismo. Pertanto, se non lo avete ancora fatto, questo potrebbe essere un incentivo per provvedere alla sterilizzazione del vostro animale domestico. 

    Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/pd-arriva-tassa-i-cani-non-sterilizzati-1332413.html

  • Il collasso tracheale e lo “starnuto inverso” nel cane

    Il collasso tracheale colpisce soprattutto i cani adulti e anziani, di taglia piccola e toy, mentre è piuttosto rara nei cani di taglia grande e nei gatti. Il tipico sintomo è il cosiddetto “starnuto inverso”, molto simile al verso di un’anatra. Scopriamo insieme di cosa si tratta esattamente, quali sono le cause e come si cura il collasso tracheale.

    Cos’è il collasso tracheale?

    Il collasso tracheale può essere definito come una insufficienza respiratoria conseguente allo schiacciamento di una o più porzioni della trachea, il cui lume risulta così ridotto, impedendo all’aria di giungere correttamente fino ai polmoni. COLLASSO TRACHEALE

    Per poter spiegare meglio questo concetto è opportuno chiarire alcuni semplici informazioni sull’anatomia delle vie respiratorie. La trachea è un organo a forma di tubo che collega la laringe ai bronchi, i quali si diramano più volte fino a raggiungere i polmoni. La trachea è composta da tanti segmenti ad anello (30-45), costituiti da una struttura cartilaginea a forma di “u”, dalla consistenza piuttosto rigida, e da una piccola porzione superiore più morbida che collega le due estremità della cartilagine.

    Il compito della trachea è semplicemente quello di veicolare l’aria che entra attraverso le narici fino alle strutture più profonde (bronchi e bronchioli), in modo che l’ossigeno possa arrivare nei polmoni e da qui direttamente nel sangue.  

    In alcuni animali, gli anelli che compongono la trachea si indeboliscono sempre di più con il passare del tempo fino a schiacciarsi, restringendo così il lume della trachea. In poche parole, sembra quasi che la cartilagine non riesca più a mantenere la forma più o meno cilindrica, creando piuttosto un tubo che si ripiega dall’alto verso il basso. In questo modo l’aria non riesce più ad arrivare facilmente ai polmoni, provocando una difficoltà respiratoria più o meno grave.

    Si tratta di una condizione progressiva, che peggiora con il passare del tempo, poiché l’animale va incontro ad una bronchite cronica, che riduce sempre di più la funzionalità respiratoria e di conseguenza anche l’ossigenazione del sangue.

    I sintomi

    Il collasso tracheale si presenta con dei sintomi tipici, che rendono piuttosto semplice l’identificazione della patologia. Tra questi troviamo:

    • Starnuto inverso: è il segno distintivo del collasso tracheale, caratterizzato da una tosse insolita e ripetuta, che assomiglia tantissimo al verso di un’anatra e si protrae anche per diversi secondi. Inizialmente tende a comparire quando l’animale corre, mangia, beve o tira al guinzaglio, per poi presentarsi anche a riposo nelle fasi più avanzate del disturbo;

    • Affanno, soprattutto durante l’esercizio fisico;

    • Gengive bluastre per scarsa ossigenazione del sangue;

    • Rantoli e rumori insoliti durante la respirazione.

    Le cause

    Non sono ancora state individuate delle cause precise alla base del collasso tracheale. In ogni caso possiamo riconoscere una serie di fattori in grado di influire sulla comparsa dello starnuto inverso, come:

    • Taglia: i più colpiti sono i cani di taglia piccola e toy;

    • Razza: Chihuahua, Barboncino nano, Maltese, Volpino di Pomerania, Yorkshire terrier, ecc;

    • Età: cani adulti e anziani;

    • Predisposizione genetica: secondo alcune teorie, sembrerebbe che alcuni cani siano più predisposti al collasso tracheale, poiché le sostanze che rendono la cartilagine così robusta sono presenti in numero ridotto.

    Un collasso tracheale è abbastanza semplice da riconoscere, proprio perché il “verso d’anatra” è tipico di questo problema. Oltre alla visita clinica, il veterinario effettuerà una radiografia per verificare la presenza di un restringimento della trachea.collasso tracheale radiografia

    Una corretta diagnosi è necessaria anche per scartare eventuali condizioni e patologie che potrebbero manifestarsi con gli stessi sintomi, come un restringimento congenito della trachea, infezioni respiratorie, corpi estranei (soprattutto forasacchi), problemi cardiaci e tumori. Inoltre, i cani a muso schiacciato (Carlinio, Pechinese, Bulldog, Boxer) spesso emettono strani rumori durante la respirazione, che potrebbero apparentemente essere confusi con un collasso tracheale. In questi casi, però, si tratta di una naturale conformazione anatomica per cui i cani brachicefali possiedono un palato molle più lungo, che scende verso la gola e impedisce il passaggio dell’aria.

    Proprio per ottenere una diagnosi precisa, il veterinario potrebbe richiedere anche altri esami, come:

    • Fluoroscopia

    • Endoscopia

    • TAC

    Come si cura

    Le strategie terapeutiche da attuare in caso di collasso tracheale prevedono due possibilità:

    • Terapia farmacologica: è la prima scelta ed include l’utilizzo di farmaci contro la tosse, antibiotici e cortisonici, in grado di ridurre notevolmente i sintomi anche per diversi anni;

    • Terapia chirurgica: viene consigliata solo quando i farmaci non risultano più efficaci o quando il collasso è talmente grave da richiedere una soluzione urgente. Prevede l’applicazione di protesi intorno alla trachea, che ne sostengono il peso, impedendone il collasso.

    Per migliorare il problema è opportuno seguire alcuni semplici consigli:

    • Riduzione del peso nei cani in sovrappeso e obesi

    • Divieto dell’uso del collare, sostituito dalla pettorina

    • Non sottoporre il cane a sostanze irritanti e fumo di sigaretta

    Pur non essendo un disturbo curabile, il collasso tracheale può essere comunque gestito in maniera molto soddisfacente, garantendo ai cani che ne sono affetti una vita lunga e serena.

  • La chiave del legame uomo-cane è nello sguardo

    Finalmente nessuno potrà più prendersi gioco di tutti i proprietari che considerano e trattano i propri cani come figli. A riscattarli è la scoperta che il profondo legame alla base del rapporto uomo-cane è indotto dall’ossitocina, la cui produzione viene stimolata semplicemente guardandosi negli occhi.

    Ad affermarlo è un recente articolo pubblicato sulla rivista “Science” (“Oxytocin-gaze positive loop and the coevolution of human-dog bonds”) in merito allo studio condotto dal team di ricercatori guidato dal dott. Miho Nagasawa presso la Azabu University a Sagamihara, in Giappone.

    L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo, una specifica area del nostro cervello, per essere rilasciato in circolo dall’ipofisi, una ghiandola molto importante che regola le principali reazioni endocrine. Questo ormone ha diverse funzioni, tra cui la più conosciuta – soprattutto tra le donne – è quella legata alla gravidanza. L’ossitocina, infatti, viene liberata quando il feto è pronto per venire alla luce, ed interviene stimolando le contrazioni dell’utero indispensabili per il parto. Inoltre, induce anche l’instaurarsi del legame unico tra madre e figlio subito dopo la nascita. Nello specifico, durante l’allattamento, la stimolazione del capezzolo da parte del neonato stimola il rilascio di ossitocina, che a sua volta determina l’aumento della prolattina, un altro importante ormone alla base della produzione di latte materno. Ma non è tutto, perché negli ultimi anni è stato dimostrato che l’ossitocina – e di conseguenza anche la prolattina – vengono liberate dalla madre anche semplicemente ascoltando il pianto di un neonato, annusandone il caratteristico odore e persino guardando negli occhi il proprio figlio. In conclusione, se “la mamma è sempre la mamma” è proprio grazie al ruolo dell’ossitocina. sguardo cane cucciolo

    Un altro importante meccanismo mediato da questo ormone è l’innamoramento, tanto che viene anche chiamato “ormone dell’amore”. In sostanza, il classico “amore a prima vista” esiste, ed è innescato dallo stesso evento endocrino alla base del rapporto tra madre e figlio.

    Grazie alla ricerca del team di Nagasawa, è ormai noto che anche il legame speciale che unisce l’uomo e il cane si fonda sul rilascio di ossitocina da parte di entrambi. In poche parole, quando il nostro cane ci regala i suoi meravigliosi sguardi da innamorato, sta rinforzando il suo legame nei nostri confronti, e viceversa.

    Secondo lo studio, inoltre, l’ossitocina potrebbe influenzare anche la capacità del cane di riconoscere la nostra voce o i nostri passi, e persino l’abilità di decifrare i messaggi dei diversi tipi di sguardi, come un’occhiata serena, decisa, impaurita o arrabbiata.

  • The key to our bond with our pet are the looks

    Finally, no one will be able to make fun of all the owners who consider and treat their dogs as children. To redeem them is the discovery that the deep bond at the basis of the man-dog relationship is induced by oxytocin, whose production is stimulated simply by looking into the eyes.

    This was stated by a recent article published by the journal “Science” (“Oxytocin-gaze positive loop and the coevolution of human-dog bonds”) on the study conducted by the team of researchers led by dr. Miho Nagasawa from Azabu University in Sagamihara, Japan.

    Oxytocin is a hormone produced by the hypothalamus, a specific area of ​​our brain, to be released into the circulation by the pituitary gland, a very important gland that regulates the main endocrine reactions. This hormone has several functions, among which the best known – especially among women – is that related to pregnancy. Oxytocin, in fact, is released when the foetus is ready to come out, and intervenes by stimulating the contractions of the uterus essential for childbirth. In addition, it also induces the establishment of the unique bond between mother and child immediately after birth. Specifically, during breastfeeding, the stimulation of the nipple by the newborn stimulates the release of oxytocin, which consequently determines the increase in prolactin, another important hormone underlying the production of breast milk. But that’s not all, because in recent years it has been shown that oxytocin – and consequently also prolactin – are freed from the mother also by simply listening to the cry of a newborn baby, smelling its characteristic clean odour and even looking into his eyes. In conclusion, if “a mother is always a mother” it is thanks to the role of oxytocin.

    Another important mechanism mediated by this hormone is falling in love, it is also known as the “love hormone”. In essence, the classic “love at first sight” exists, and is it triggered by the same endocrine event underlying the relationship between mother and child.

    Thanks to the research of the Nagasawa team, it is now known that the base of these special bonds that unite man and dog or mother and son is the release of oxytocin. Concisely, when our dog gives us his wonderful sweetheart looks, he is reinforcing his bond with us, and vice versa.

    According to the study, moreover, oxytocin could also influence the dog’s ability to recognize our voice or our steps, and even the ability to decipher the messages of the different types of looks, such as a serene, determined, frightened or angry.

    sguardo cane cucciolo

     

  • The stallion tail in dogs and cats

    The term “stallion’s tail” isn’t well known, but it is pretty common condition in dogs and cats, which manifests itself with accumulation of sebum, dark-coloured debris, hard fur combined with small tufts on the upper part of the tail. Let’s find out how it manifests itself and what are the causes behind this problem.

    What it is and how it looks

    The “stallion’s tail” is caused by hyperplasia of the supracaudal glands, particular structures located on the upper part of the base of the tail. Their function is to produce and secrete pheromones, apparently odourless substances, which however are used by animals to send messages to their fellows. In other words, it is a coded message that each dog or cat spreads in the environment to convey mastery of the territory, willingness to mate, a lurking danger or even relaxation and contentment. These glands are widespread in many parts of the body, especially on the muzzle, between the fingertips and also in the area around the anus.

    In the specific case of the supracaudal glands, we can identify their presence by gently moving the hair a few centimetres away from the base of the tail. With a little attention, we will be able to appreciate an area where the hair is thicker, quite hard compared to the surrounding one. The hair follicles around the supracaudal glands, in fact, give life to a single hair, unlike the others from which instead more hair originates.

    The presence of these glands generally goes unnoticed by the owner, as well as the pheromones it constantly produces. However, it can happen that the glands encounter inflammations or infections that lead to an increase in volume (hyperplasia) and an excessive production of sebum, which is accompanied by:

    • Greasy hair at the base of the tail, often stuck in small tufts
    • Dark and greasy deposits along the fur
    • Presence of blackheads (blackheads)
    • Redness of the skin
    • Hair loss
    • Bad smell
    • Dandruff

    coda da stallone cane

    In most cases these symptoms are limited to the base of the tail, but it can happen, especially in the presence of infections, that the affected area is larger, even reaching the lumbar area.

     Causes

    The term “stallion tail” is linked to the fact that this disorder occurs mainly in whole, uncastrated male dogs and cats. The reason is due to a mechanism induced by testosterone, the most important sex hormone produced in abundance by males. In fact, in females and castrated males, its production is much lower. It would seem that the excessive increase in the levels of this hormone may be among the causes of the “stallion tail”. However, it can also be found in castrated males and females, although in lower percentages.

    Hyperplasia of the supracaudal glands can be caused by an accumulation of sebum and impurities, for example if the cat does not spend enough time on grooming or if the dog is not washed frequently.

    During the diagnosis, the veterinarian must rule out that there are problems with an overlapping symptomatology, such as:

    • Flea infestations
    • Bacterial infections (pyoderma)
    • Fungal infections (dermatophytosis)
    • Parasitic infections (demodicosis)
    • TumoUrs of the supracaudal glands                                                                                                                                                                                             Treatment

      The “stallion tail” can be effectively countered by using specific products for the reduction of sebum, available as shampoo, spot-on or lotions. In the presence of infections, it will be advisable to resort to antibiotics, antifungals or other special drugs. In most serious and persistent situation that occur in whole males, the veterinarian could recommend castration as the only alternative.

      In any case, although it is not a serious and annoying problem for the animal, it is recommended to always visit the veterinarian even in the presence of mild symptoms, to exclude other similar ailments and to prevent the situation worsening.

        coda da stallone gatto cane

     

     

  • Parvovirus: perché il vaccino non sempre funziona?

    Nell’ultimo periodo stanno circolando numerosi articoli e curiosità riguardo ad una infezione tanto comune quanto pericolosa: la Parvovirosi. L’aspetto che più suscita scalpore è che continuino a verificarsi dei casi anche in cani regolarmente vaccinati. Le ragioni di questa “ricomparsa” sembrerebbero imputate soprattutto alla presenza di un nuovo ceppo del virus. Tuttavia è necessario fare un po’ di chiarezza riguardo a questo dibattuto argomento. Cerchiamo di capirne di più.

    Cos’è la Parvovirosi?

    La Parvovirosi è una malattia infettiva molto contagiosa, sostenuta da un virus, precisamente il Parvovirus (CPV-2), responsabile di una grave gastroenterite emorragica nei cuccioli di 1-3 mesi di età.

    Una caratteristica importante del Parvovirus è che, a differenza della maggior parte degli altri virus, non possiede i geni che servono per poter replicare, per cui deve necessariamente servirsi di quelli dell’animale. Non è un caso, infatti, che i cuccioli siano i più colpiti, poiché le loro cellule sono in continua moltiplicazione per garantire lo sviluppo del corpo e degli organi. In particolare, il cuore è molto attivo da questo punto di vista, mentre l’intestino produce continuamente cellule “di ricambio” anche negli adulti.

    Questo piccolo preambolo serve per comprendere le diverse forme cliniche osservabili nei cani di diverse età. Nei cuccioli, infatti, la Parvovirosi può essere spesso mortale, perché può colpire il cuore entro le prime 3-4 settimane di vita (nonostante sia piuttosto raro, dato che i cuccioli così piccoli sono quasi sempre protetti dagli anticorpi delle madri), ma soprattutto perché distrugge una parte dell’intestino fondamentale per rigenerare nuove cellule. In questo modo, il danno non può essere riparato e compaiono sintomi molto gravi, come:

    • Diarrea, spesso emorragica

    • Vomito inarrestabile

    • Anoressia

    • Abbattimento

    • Febbre

    • Anemia

    Negli adulti o nei cuccioli protetti dagli anticorpi della madre, invece, di solito prevalgono le forme asintomatiche, al massimo con lieve diarrea e febbricola.

    Esiste davvero un nuovo ceppo?

    parvovirus cane cpv 2Ha suscitato un grande scalpore la notizia della comparsa di un’epidemia di Parvovirosi a Roma, pubblicata nel 2012 da Repubblica (qui l’articolo completo). Cani regolarmente vaccinati erano stati portati in visita con diarrea, disidratazione e debolezza. Le indagini di laboratorio avevano confermato la presenza del Parvovirus, in particolare di un “nuovo” ceppo. Ma era davvero così nuovo? Per rispondere, dobbiamo prima conoscere la storia di questo virus

    Il Parvovirus è stato isolato per la prima volta negli anni Settanta, per poi diffondersi con grande rapidità in tutto il mondo, colpendo non solo i cuccioli, ma anche diversi cani adulti. Il nome assegnato a questo virus è CPV-2 (Parvovirus del cane di tipo 2), per distinguerlo dal CPV-1 (poi ribattezzato CnMV o “Virus Minuto del Cane”), presente già da diversi anni.

    Con il passare del tempo, come spesso accade, il CPV-2 ha subito diverse mutazioni, che hanno portato alla comparsa di tre varianti o ceppi:

    • CPV-2a: isolato agli inizi degli anni Ottanta, circola soprattutto in Belgio e nell’Europa dell’Est;

    • CPV-2b: isolato verso la metà degli anni Ottanta, circola soprattutto nel Regno Unito;

    • CPV-2c: è il ceppo più recente, comparso solo nel 2000 in cani nel territorio di Bari, per poi diffondersi in tutto il territorio italiano.

    La presenza di queste varianti, sicuramente più diffuse rispetto a quella originale, per la quale i cani riuscivano a sviluppare un certo grado di protezione, ha portato col tempo alla scomparsa definitiva del CPV-2 originale.

    Il ceppo isolato nel 2012 a Roma altro non era che CPV-2c, per cui la notizia in realtà non era così clamorosa, semplicemente perché parliamo di una variante che circola in Italia già dal 2000.

    Quindi il vaccino non protegge davvero?

    vaccinoPer rispondere abbiamo bisogno di aggiungere altri tasselli a questo puzzle. La maggior parte dei vaccini tuttora utilizzati viene allestito utilizzando il CPV-2 originale, sebbene questo sia a tutti gli effetti scomparso. Le uniche due ditte farmaceutiche che producono un vaccino contenente il “nuovo” ceppo CPV-2b sono la Virbac e la Fort Dodge. Invece non esistono ancora vaccini preparati con il ceppo “barese” CPV-2c, il più diffuso in Italia.

    Nonostante il CPV-2 originale non circoli più, molti veterinari continuano a somministrare vaccini allestiti con questo ceppo “vecchio” semplicemente perché le mutazioni che si sono verificate nel corso degli anni non hanno completamente stravolto il virus, che rimane abbastanza simile a quello di partenza. È chiaro, però, che le differenze tra CPV-2 e le sue tre varianti sono sicuramente maggiori rispetto a quelle che possono esserci tra CPV-2b e CPV-2c. Per questo motivo è più adatto un vaccino preparato con CPV-2b (pur non essendo il più diffuso in Italia) rispetto a quello “classico”.

    Ma perché il virus continua a circolare?

    Le ragioni possono essere tante. Analizziamo le principali:

    • Resistenza nell’ambiente: il virus è estremamente resistente, anche al calore e ai comuni detergenti utilizzati per pulire gli ambienti, mentre è sensibile ad alcuni disinfettanti, come la candeggina. Il problema è più evidente soprattutto negli allevamenti o nei canili, che non a caso sono le sedi più colpite dalla Parvovirosi, poiché spesso le normali operazioni di pulizia non riescono ad eliminare completamente il virus, che si nasconde nelle fessure tra le piastrelle, protetto da piccoli rimasugli di feci. È così che, non appena vengono introdotti cuccioli o animali non vaccinati, potranno infettarsi;

    • Vaccini non perfettamente protettivi: abbiamo appena descritto nel dettaglio questo “limite” dei vaccini, che non comprendono il ceppo italiano CPV-2c. Pertanto la protezione conferita dai vaccini preparati con CPV-2 o CPV-2b non sarà mai totale, nonostante CPV-2b sia sicuramente il migliore, ma non il più utilizzato;vaccino cucciolo cane

    • Errata somministrazione dei vaccini: questo è un punto molto delicato, perché sfortunatamente sono ancora molti i veterinari che non comprendono l’importanza di seguire un protocollo vaccinale impeccabile nei confronti di un virus così critico. Il limite dei vaccini nei cuccioli, in generale, riguarda la cosiddetta “interferenza con gli anticorpi materni”. Cerchiamo di semplificare il concetto. Nel latte materno sono presenti tanti anticorpi, che vengono prodotti dal sistema immunitario in seguito a vaccinazioni o infezioni. Il loro compito è quello di “memorizzare” i nemici che hanno incontrato e di circolare nell’organismo come tante sentinelle, pronti ad intervenire nel caso in cui dovessero tornare. Grazie all’allattamento, molti di questi anticorpi arrivano al cucciolo, proteggendolo. Il problema, tuttavia, è che non durano per sempre, ma tendono a ridursi sempre di più man mano che passano le settimane, per cui dopo 5-6 settimane dalla nascita, il cucciolo può essere esposto ai virus e ai batteri che circolano nell’ambiente. A questo punto verrebbe da pensare “perfetto, allora vacciniamo il cucciolo a 5 settimane!”. Purtroppo non è così semplice, perché esiste un periodo in cui gli anticorpi della madre sono insufficienti per proteggere il cucciolo dalle infezioni, ma possono comunque “bloccare” il virus contenuto nel vaccino, che così perde di efficacia. Al tempo stesso, se vaccinassimo troppo tardi, il cucciolo potrebbe beccarsi il virus che circola nell’ambiente. Questo intervallo viene definito “gap immunologico” e viene orientativamente collocato verso la 5°-8° settimana di età del cucciolo. Quindi in linea di massima si dovrebbe poter vaccinare verso l’8° settimana. Tuttavia, l’intervallo non è fisso, ma dipende da più fattori, per esempio da quanto latte ha bevuto il cucciolo e da quanti anticorpi erano presenti nel latte materno. Per cui alcuni cuccioli potrebbero essere pronti per la vaccinazione prima dell’8° settimana, altri più tardi. Il veterinario, conoscendo perfettamente questo problema, può effettuare un semplice esame ad 1 mese di età, la titolazione degli anticorpi materni, che fornisce un’idea di dove andare a collocare il “gap immunologico”, prevedendo quando il cucciolo sarà pronto per la vaccinazione.

    Alla luce di tutte queste informazioni, possiamo quindi comprendere come il “nuovo” ceppo non sia in realtà una recente minaccia, ma probabilmente solo il frutto di una scarsa informazione e gestione di un problema come la Parvovirosi.

  • Ostruzione urinaria nel gatto: come intervenire

    Le vie urinarie dei gatti sono estremamente sensibili. Una delle situazioni più frequenti che i proprietari si ritrovano ad affrontare è l’ostruzione urinaria, ovvero l’incapacità del gatto di “fare la pipì”. Quello che non tutti sanno, però, è che si tratta di una condizione piuttosto comune, ma assolutamente pericolosa, che richiede un intervento tempestivo prima che la salute dei reni venga compromessa definitivamente. Vediamo quali sono le cause di questo problema e come possiamo intervenire.

    Come si manifesta l’ostruzione urinaria

    È difficile che il proprietario non si accorga di una situazione del genere, poiché il gatto manifesta spesso una sofferenza piuttosto evidente. Generalmente, però, nei giorni o nelle ore precedenti all’ostruzione vera e propria, possono comparire delle alterazioni, come:gatto flutd cistite lettiera alimentazione

    • Miagola e si lamenta

    • Rimane fermo a lungo prima di riuscire a fare la pipì

    • Si lecca i genitali

    • Produce poche urine, spesso solo gocce, ma più frequentemente

    • Nelle urine possono esserci tracce di sangue

    • È nervoso o aggressivo

    • Tende ad urinare al di fuori della lettiera

    Quando invece l’ostruzione è ormai completa, per quanto il gatto si sforzi di urinare, non riesce ad emettere neppure una goccia di pipì. Mantiene la posizione anche per diversi minuti, contraendo ritmicamente i muscoli addominali, ma senza alcun risultato. Se non si interviene tempestivamente, il quadro si aggrava in maniera abbastanza rapida: il gatto vomita, è molto debole, l’addome è contratto e possono comparire sintomi neurologici.

    FLUTD: il vero responsabile

    Come abbiamo già spiegato nell’articolo dedicato interamente ai problemi delle vie urinarie del gatto, la FLUTD (Feline Lower Urinary Tract Disease) è il termine utilizzato per racchiudere tutte le possibili condizioni che interessano le basse vie urinarie dei felini, ovvero vescica e uretra. Prima di analizzarla nel dettaglio, dobbiamo fare un piccolo ripasso di anatomia: l’urina viene prodotta dai reni, convogliata attraverso i due ureteri verso la vescica e da qui viene eliminata verso l’esterno attraverso un sottile tubicino, che è l’uretra.

    Nel gatto queste due strutture vanno facilmente incontro a diversi tipi di problemi. In particolare, tra i più frequenti troviamo:

    • Calcoli nella vescica: proprio come accade per l’uomo, anche il gatto può andare incontro a questo problema, che compare quando all’interno della vescica si accumulano e si aggregano tra loro due possibili sostanze, struvite e ossalati. Si tratta di cristalli di varie dimensioni, che possono rimanere all’interno della vescica, graffiandone le pareti e creando così delle infiammazioni. Nella maggior parte dei casi, la ragione di questo problema è di tipo alimentare, per esempio quando il gatto beve poco o la sua dieta prevede un eccesso di magnesio (principale componente dei calcoli di struvite). Inoltre, il pH delle urine gioca un ruolo fondamentale nella comparsa dei calcoli: quando le urine sono abbastanza acide (nel gatto dovrebbero mantenersi entro un valore di 6-6.5), eventuali depositi di struvite vengono facilmente dissolti, cosa che non avviene quando, al contrario, sono più alcaline. Normalmente i calcoli si formano nella vescica, dove possono graffiare le pareti, generando infiammazioni. Un caso ancora più grave si verifica quando il calcolo va ad incastrarsi nell’uretra, impedendo così alla pipì di scorrere normalmente verso l’esterno;calcoli urinari gatto

    • Tappo uretrale: si tratta senza dubbio della condizione più frequente, in particolare nei gatti maschi, la cui uretra è più stretta. Le cellule che rivestono le pareti della vescica vanno incontro ad un periodico sfaldamento, che serve ad eliminare il tessuto ormai vecchio, che verrà sostituito da quello nuovo. Tuttavia, può capitare che questo sfaldamento aumenti notevolmente e si aggiungano anche altri detriti, come sostanze proteiche, cellule del sangue e altri tipi di cellule prodotte da reni e vescica, che possono o meno mescolarsi ad eventuali cristalli di struvite o ossalati presenti nelle vie urinarie. Tutto questo materiale si compatta e può andare ad incastrarsi nell’uretra, impedendo all’urina di fuoriuscire. Questa situazione può verificarsi in seguito a diversi fattori, come lo stress, una dieta non equilibrata, la presenza di infezioni o tumori;

    • Cistite idiopatica ostruttiva (FIC): il termine “idiopatico” viene utilizzato in medicina per tutti quei disturbi che vengono clinicamente accertati, ma per i quali non si riesce ad identificare una causa o sono ancora in corso solo delle ipotesi. Nel caso della cistite idiopatica felina, non ci sono batteri o lesioni alla base dell’infiammazione della vescica, ma altri fattori, spesso di natura neurologica. In particolare, sembra che lo stress sia in grado di stimolare il cervello del gatto ad inviare dei segnali alla vescica, che risponde producendo numerose sostanze che stimolano l’infiammazione. Secondo un’altra ipotesi, invece, a causare la FIC sarebbe una riduzione della quantità di glicosamminoglicani (GAG), sostanze che rivestono normalmente le pareti della vescica per proteggerla dall’attacco dei batteri. Generalmente, la cistite idiopatica non è di natura ostruttiva, ma in alcune circostanze può portare ad occlusioni che impediscono all’urine di uscire;

    • Malformazioni dell’uretra: alcuni gatti possono presentare, già dalla nascita, dei difetti nello sviluppo delle vie urinarie. In particolare, se l’uretra è troppo stretta o presenta dei piccoli restringimenti in alcuni tratto (stenosi), i detriti eventualmente presenti nelle urine possono creare più facilmente delle ostruzioni.

    Tutti i disturbi inclusi della FLUTD si verificano soprattutto in presenza di particolari situazioni, come:

    • Stress: i gatti si stressano facilmente e questo si ripercuote soprattutto sulla salute delle vie urinarie. Tra le situazioni più frequenti che i proprietari riportano troviamo: traslochi, convivenza con altri gatti o cani, arrivo di ospiti o un bambino;

    • Lettiera: sembrerà strano, ma spesso i gatti non accettano che venga spostata la lettiera dal solito posto o che si cambi la loro sabbietta abituale. In questi casi possono stressarsi, rifiutandosi di fare i bisogni nella lettiera o bloccandosi completamente;

    • Età e sesso: l’ostruzione urinaria è più frequente nei gatti maschi giovani o adulti;

    • Stile di vita: la sedentarietà, la noia e l’obesità rientrano tra i fattori predisponenti;

    • Alimentazione: una dieta squilibrata, che non tiene conto delle esigenze nutrizionali specifiche per le diverse situazioni (gatto sterilizzato, sedentario, in sovrappeso, ecc) può favorire la comparsa di calcoli.

    Come si interviene

    Chiariamo un concetto fondamentale: l’ostruzione urinaria è un problema molto grave e va trattato tempestivamente, perché può comportare serie congatto collare elisabettianoseguenze, fino alla morte. Quello che succede, infatti, è che l’urina continua ad essere prodotta dai reni e si accumula costantemente nella vescica, senza essere eliminata. In questo modo, la vescica si dilata sempre di più, finché perde la capacità di contrarsi per espellere le urine, e con il passare delle ore può addirittura scoppiare o possono sopraggiungere seri danni ai reni. Inoltre, tutte le sostanze che vengono normalmente eliminate con le urine – soprattutto l’azoto – andranno ad accumularsi nel sangue, portando alla morte il gatto. Tutto ciò non si verifica nel giro di giorni o settimane, ma di 24-48 ore, per cui bisogna portare immediatamente il gatto presso la clinica più vicina senza perdere troppo tempo.

    Il protocollo previsto in queste circostanze si basa prima di tutto sulla visita clinica, quindi si procede con una radiografia, per individuare e localizzare eventuali calcoli o altre condizioni. Il gatto viene generalmente sedato per procedere con la disostruzione attraverso cateterizzazione: un sottile tubicino viene inserito nell’uretra per spingere in vescica eventuali tappi presenti nell’uretra, favorendo così la fuoriuscita dell’urina. Il veterinario potrà effettuare così dei lavaggi vescicali per stimolare nuovamente la vescica ad espellere le urine. Se la situazione non dovesse sbloccarsi, bisognerà procedere con la chirurgia per rimuovere la causa dell’ostruzione.  

    L’intera procedura viene effettuata sotto sedazione, associando antidolorifici, per cui l’animale non sentirà alcun dolore nel corso della manovra di disostruzione.

    È molto importante procedere anche alla raccolta di un campione di urine da analizzare, che servirà al veterinario per individuare la fonte del problema (presenza di cristalli di struvite o ossalati, batteri), associando la terapia più precisa.

    Una volta che il gatto è stato disostruito, andrà tenuto sotto osservazione per 48-72 ore, in modo tale da monitorare la produzione di urine e un’eventuale compromissione della funzionalità renale. In ogni caso, il veterinario saprà poi fornire maggiori dettagli sulla terapia da somministrare a casa e sulla dieta più indicata per prevenire nuovi episodi. In particolare, la dieta specifica per i disturbi delle vie urinarie può rappresentare un vero e proprio salva-vita per i gatti che tendono a produrre urine ricche di cristalli o calcoli da struvite. Questi alimenti, infatti, hanno una composizione studiata per aumentare il senso della sete nel gatto e per rendere le urine più acide, in modo da dissolvere i cristalli di struvite. Talvolta potrebbe essere necessario adottare le diete specifiche anche per lunghi periodi, addirittura a vita.

    Infine, qualora tra le cause del problema venisse identificato lo stress, il veterinario potrebbe proporre un consulto da parte di un esperto comportamentalista, che sarà in grado di analizzare ogni aspetto potenzialmente stressante della vita del gatto.

  • Urinary obstruction: how do we intervene

    The urinary tract of cats is extremely sensitive. One of the most frequent situations that owners find themselves facing is urinary obstruction, which is the cat’s inability to “pee”. What not everyone knows, however, is that it is a common, but dangerous, condition that requires timely intervention before the kidneys health is permanently compromised. Let’s see what are the causes of this problem and how we can intervene.

    How urinary obstruction occurs

    It is unlikely that the owner will not notice such a situation, since the cat often manifests rather obvious suffering. However, in the days or hours before the actual obstruction, alterations may appear, such as:

    • Meows and complains
    • He stays still for a long time before he can pee
    • He licks his genitals
    • Produces few urine, often only drops, but more frequently
    • There may be traces of blood in the urine
    • He is nervous or aggressive
    • Tends to urinate outside the litter box

    On the other hand, when there is a total obstruction, no matter how hard the cat tries to urinate, it cannot even emit a drop of pee. He also maintains this position for several minutes, rhythmically contracting the abdominal muscles, but to no avail. If action is not taken promptly, the situation worsens fairly quickly: the cat vomits, is very weak and neurological symptoms may appear.

    gatto flutd cistite lettiera alimentazione

    FLUTD: the true responsible 

    As we have already explained in the article entirely dedicated to cat’s urinary tract problems, FLUTD (Feline Lower Urinary Tract Disease) is the term used to encompass all possible conditions affecting the lower urinary tract of felines, i.e. bladder and urethra. Before analysing it in detail, we need to do a little anatomy review: the kidneys, conveyed through the two ureters towards the bladder, produce the urine and from there it is eliminated outwards through a thin tube, which is the urethra.

    In cats, these two structures easily face different types of problems. In particular, among the most frequent we find

    • Bladder stones: just like in humans, the cat can also face this problem, which appears when two possible substances, struvite and oxalates, accumulate and join together inside the bladder. These are crystals of various sizes, which can remain inside the bladder, scratching the walls and thus creating inflammation. In most cases, the reason for this problem is food-related, for example, when the cat drinks too little or his diet involves an excess of magnesium (the main component of struvite stones). In addition, the pH of the urine plays a fundamental role in the appearance of the stones: when the urine is acidic enough (in the cat they should remain within a value of 6-6.5), any deposits of struvite are easily dissolve, which does not happen when, at the on the contrary, they are more alkaline. Normally stones are formed in the bladder, where they can scratch the walls, generating inflammation. An even more serious case occurs when the stones get stuck in the urethra, thus preventing the pee from flowing normally outwards;

      calcoli urinari gatto

    •  Urethral plug: this is undoubtedly the most frequent condition, particularly in male cats, whose urethra is narrower. The cells that line the walls of the bladder undergo a periodic flaking, which serves to eliminate the old tissue, which will be replaced by the new one. However, this flaking may increase significantly and other debris may also be added, such as protein substances, blood cells and other types of cells produced by the kidneys and bladder, which may or may not mix with any struvite or oxalate crystals present in the urinary tract . All this material might compact and can get stuck in the urethra, preventing urine from escaping. This situation can occur following various factors, such as stress, an unbalanced diet, the presence of infections or tumours;

    •  Idiopathic obstructive cystitis: the term “idiopathic” is used in medicine for all those disorders that are clinically ascertained, but for which a cause cannot be identified or only hypotheses are still underway. In the case of feline idiopathic cystitis, there are no bacteria or wounds underlying inflammation of the bladder, but instead other factors, often neurological in nature. In particular, stress is able to stimulate the cat’s brain to send signals to the bladder, which responds by producing numerous substances that stimulate inflammation. According to another hypothesis, however, the cause of this problem would be a reduction of glycosaminoglycans, substances that normally cover the walls of the bladder to protect it from the attack of bacteria. Generally, idiopathic cystitis does not lead to an obstructive nature, but in some circumstances it can lead to occlusions that prevent urine from coming out;

    • Malformations of the urethra: some cats may present, from birth, defects in the development of the urinary tract. In particular, if the urethra is too narrow or has small narrowing in some parts (stenosis), debris (possibly present in the urine) are more likely create obstructions.

    All included FLUTD disorders occur especially in the presence of particular situations, such as:

    • Stress: cats can easily stress out and this will mainly affects the health of the urinary tract. Among the most frequent situations that the owners reported are: changing house, cohabitation with other cats or dogs, arrival of guests or a child;

    • Litter: it will seem strange, but often cats do not accept the fact that the litter box is moved from the usual place or that their usual sand is changed. In these cases they can become stressed, refusing to make needs in the litter box or blocking themselves completely;

    • Age and gender: urinary obstruction is more frequent in young or adult male cats;

    • Lifestyle: sedentary lifestyle, boredom and obesity are among the predisposing factors;

    • Nutrition: an unbalanced diet that does not take into account specific nutritional needs for different situations (sterilized, sedentary, overweight cat, etc.) can favour the appearance of stones.

    gatto collare elisabettiano

    How do we intervene

    We must first clarify a fundamental concept: urinary obstruction is a very serious problem and must be treated promptly, because it can have serious consequences, like death. What happens, in fact, is that urine continues to be produced by the kidneys and constantly accumulates in the bladder, without being eliminated. In this way, the bladder dilates more and more, until it loses the ability to contract to expel the urine, and with the passing of the hours it can even burst or cause serious damage to the kidneys.

    In addition, all substances that are normally eliminated in the urine – especially nitrogen – will accumulate in the blood, leading to the cat’s death. All this process does not escalate within days or weeks, but within 24-48 hours, so you have to take the cat immediately to the nearest clinic without wasting too much time.

    The protocol advised in these circumstances is based primarily on the clinical examination, with an X-ray to identify and locate any stones or other conditions. The cat is generally sedated to proceed with unclogging through catheterization: a thin tube is inserted into the urethra to push any plugs present in the urethra into the bladder, thus promoting the escape of urine. The vet will then be able to perform bladder washes to stimulate the bladder to expel the urine again. If the situation does not improve, surgery is needed to remove the cause of the obstruction.

    The entire procedure is carried out under sedation, associating painkillers, so the animal will not feel any pain during the unclogging manoeuvre.

    It is also very important to proceed with the collection of a urine sample to be analysed, which will be used by the veterinarian to identify the source of the problem (presence of struvite or oxalate crystals, bacteria), associating the most precise therapy.

    Once the cat has been unclogged, we will keep him under observation for 48-72 hours, in order to monitor urine production and any impairment of kidney function. In any case, the veterinarian will then be able to provide a more detailed therapy to be administered at home and on the most suitable diet to prevent new episodes. In particular, the specific diet for urinary tract disorders can represent a real life-saver for cats that tend to produce urine rich in crystals or struvite stones.

    These foods, in fact, have a composition designed to increase the sense of thirst in the cat and to make their urine more acidic, in order to dissolve the struvite crystals. Sometimes it may be necessary to adopt specific diets for long periods or even for life.

    Finally, if stress is identified among the causes of the problem, the veterinarian could propose a consultation by a behavioural expert, who will be able to analyse every potentially stressful aspect of the cat’s life.

  • Mielopatia degenerativa nel cane: cause, sintomi e cure

    La mielopatia degenerativa è una malattia neurologica che colpisce soprattutto i cani di taglia grande, con una maggiore frequenza nel Pastore Tedesco. Vediamo di cosa si tratta esattamente, quali sono le cause, i sintomi e le possibili cure.

    Cos’è la mielopatia degenerativa?

    La mielopatia degenerativa o DM è una patologia a carattere progressivo che interessa il midollo spinale, ovvero quella parte del sistema nervoso che esce dalla scatola cranica per prolungarsi all’interno della colonna vertebrale. Dal midollo spinale fuoriescono numerosi nervi, detti appunto spinali, che vanno a stimolare tutti gli organi e tessuti del corpo.neurone

    Il disturbo compare soprattutto nei cani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni, sebbene possa essere riscontrata raramente anche in cani più giovani. Sembrerebbe esserci una certa predisposizione per quanto riguarda i cani di razza Pastore Tedesco, ma possiamo considerarla una patologia tipica dei cani di taglia grande, come Labrador Retriever, Rhodesian Ridgeback, Bobtail, Pastore Belga, Chesapeake Bay Retriever, Bovaro del Bernese.

    Ma cosa accade al midollo spinale dei cani affetti da questa malattia?

    In sostanza, la mielopatia degenerativa consiste in una lenta e progressiva demielinizzazione e degenerazione assonale dei neuroni contenuti nella sostanza bianca del midollo spinale. Cerchiamo di spiegare in maniera molto semplice il tutto.

    Il midollo spinale è costituito da tanti neuroni (cellule nervose) sovrapposti, che si raggruppano in due componenti: sostanza bianca e sostanza grigia. La sostanza bianca, più esterna, contiene gli assoni dei neuroni, che si presentano come lunghe code sottili che originano dal corpo e sono rivestite da grassi biancastri (da qui il nome “sostanza bianca”), i quali costituiscono la cosiddetta mielina. La sostanza grigia invece, più interna, contiene la parte iniziale degli stessi neuroni, che ricevono tutti gli stimoli provenienti dal corpo, ed è sprovvista di mielina.

    Questo importante rivestimento lipidico serve ad isolare l’assone dei neuroni nella sostanza bianca e a velocizzare la conduzione degli impulsi nervosi. Ogni stimolo, infatti, “viaggia” lungo gli assoni in forma di corrente elettrica, proprio come accade per i cavi elettrici che abbiamo in casa. In poche parole, quando premiamo l’interruttore della luce, un impulso corre lungo i cavi elettrici fino ad arrivare alla lampadina, che in questo modo si accende; se ci fosse un problema ai cavi, tutto questo non sarebbe possibile. In realtà la mielina non consente la propagazione dell’impulso, proprio perché è isolante, ma riesce a garantire una migliore conduzione grazie al fatto che non riveste interamente gli assoni, lasciando scoperti alcuni pezzi. L’impulso può così “saltare” da un pezzo scoperto all’altro molto più rapidamente di quanto farebbe se non ci fosse la mielina.

    Quello che accade nei cani con la mielopatia degenerativa è che la mielina si assottiglia sempre di più, non riuscendo più a garantire una buona trasmissione degli impulsi nervosi. Al tempo stesso, l’intero assone va incontro ad un danneggiamento lento ma irreversibile, aggravando ancora di più il quadro.

    Le cause della mielopatia degenerativa non sono ancora perfettamente chiare, ma sembrerebbe esserci alla base un problema genetico. In sostanza, alcuni geni presenti in quel cane presentano delle mutazioni rispetto agli animali sani, che predispongono alla comparsa del disturbo.

    I sintomi

    Trattandosi di una patologia a carattere progressivo, è possibile riscontrare una certa evoluzione nella comparsa della sintomatologia. Nella maggior parte dei casi la mielopatia degenerativa si manifesta dapprima con una mancanza di coordinazione degli arti posteriori, per cui il cane non riesce a camminare normalmente, barcolla e inciampa spesso. Di solito questi sintomi partono da un arto, per poi estendersi anche all’altro.

    Nelle fasi più avanzate, la debolezza delle zampe diventa talmente evidente che l’animale non riesce più a rimanere in piedi, per cui va incontro ad una netta paralisi degli arti posteriori. Con il passare del tempo, a causa dell’inattività prolungata, i muscoli interessati si atrofizzano progressivamente. Un altro segno tipico delle forme più gravi è l’incapacità di urinare e defecare autonomamente.

    Quando il problema è particolarmente diffuso, potrebbero essere interessate anche le zampe anteriori, sebbene sia piuttosto infrequente.

    Un aspetto importante legato alla mielopatia degenerativa, che consente al veterinario di effettuare una corretta diagnosi, è che l’animale non ha mai dolore nella zona interessata, per cui alla palpazione non reagisce lamentandosi o tendando di mordere.

    L’evoluzione della mielopatia degenerativa prevede in media un periodo che va dai 6 mesi fino a 1 anno prima che l’animale diventi a tutti gli effetti paraplegico, cioè non riesca più ad avere il controllo della parte posteriore del corpo.

    La diagnosimielopatia degenerativa cane

    Non è semplice effettuare una rapida diagnosi, poiché la mielopatia degenerativa si presenta, almeno nelle fasi iniziali, con dei sintomi molto simili a quelli di altre patologie del cane, come:

    Purtroppo non esiste un modo per affermare con certezza che si tratti di mielopatia degenerativa, per cui bisogna procedere escludendo ognuna delle patologie sopra elencate con diversi test. I più utili sono sicuramente una radiografia, una risonanza magnetica o una TAC, che evidenzierebbero eventuali problemi articolari o tumori. L’unico modo esistente per individuare una mielopatia degenerativa è l’esaminazione del midollo spinale dopo un’autopsia, per cui nell’animale vivo tutto ciò non è possibile.

    La terapia

    Sfortunatamente non esiste una cura definitiva per la mielopatia degenerativa, per cui si può solo cercare di rallentare la progressione dei sintomi, sebbene generalmente l’esito è rappresentato dalla paralisi degli arti posteriori. cane carrellino mielopatia

    È assolutamente consigliata l’attività fisica, intesa sia come passeggiata insieme a noi, sia come esercizio riabilitativo con l’aiuto di un fisioterapista, magari in acqua. In questo modo si previene l’inevitabile atrofia muscolare conseguente alla riduzione del movimento. In commercio si possono trovare facilmente dei carrellini o delle bretelle per aiutare il cane a spostarsi.

    Gestire un cane destinato alla paralisi non è affatto semplice e richiede tempo e attenzioni che non tutti possono permettersi. Uno dei possibili esiti, inoltre, è la perdita del controllo della vescica, quindi in questo caso sarà necessario farsi insegnare dal veterinario come svuotare manualmente la vescica.

    Molto utile è anche una dieta specifica per prevenire un aumento di peso e per rinforzare il sistema immunitario e la salute delle ossa. In particolare, è opportuno integrare l’alimentazione del cane con degli integratori, soprattutto a base di vitamine del gruppo E e B, acidi grassi omega-3 e antiossidanti. Il più indicato, inoltre, è l’acido aminocaproico, un ottimo antinfiammatorio.

  • Toxoplasmosi e gravidanza: i miti da sfatare

    Troppo spesso i gatti diventano le sfortunate ed inconsapevoli vittime della disinformazione riguardo alla toxoplasmosi, una brutta malattia che può causare gravi danni nelle donne in gravidanza. Sono molte, infatti, le famiglie che abbandonano o allontanano l’amato Fuffi in previsione o alla notizia del bebè in arrivo. Ma questa infelice decisione non è assolutamente necessaria: scopriamo perché.

    Cos’è la toxoplasmosi

    Come abbiamo ampiamente discusso nell’articolo interamente dedicato all’argomento (potete consultarlo cliccando su questo link), la toxoplasmosi è una malattia infettiva parassitaria causata da un protozoo, chiamato Toxoplasma gondii. Cerchiamo di semplificare il più possibile il comportamento di questo piccolo parassita.toxoplasmosi ciclo biologico

    Il gatto elimina le “uova” di Toxoplasma contenute all’interno delle feci nella lettiera, in giardino o nei campi. Queste “uova” non sono ancora pericolose, ma sono necessarie circa 24-48 ore prima che lo diventino, ad una temperatura di circa 24°C e con elevata umidità. Trascorso questo periodo di tempo, se vengono ingerite dall’uomo, altri gatti, cani, topi, uccelli e animali in genere, arrivano nell’intestino, schiudono e vanno a finire nel sangue. Da qui riescono a viaggiare fino a raggiungere diverse sedi, tra le quali la più importante sono i muscoli, ma talvolta riescono ad arrivare fino agli occhi, al cervello, al cuore, al fegato o ai polmoni. Una volta che si sono stabiliti in una sede, vengono inglobati in una cisti protettiva. Quando il gatto caccia una piccola preda contenente queste cisti, ma anche se gli offriamo della carne cruda contaminata, assumerà chiaramente anche il parassita, che riuscirà a riprodursi fino a produrre ed eliminare nuove “uova”. È così che il ciclo ricomincia.

    Ma cosa provoca questo parassita nell’organismo?

    Nella maggior parte dei casi assolutamente nulla, sia nell’uomo che negli animali. Al massimo, può capitare di sentirsi stanchi, spossati, magari con un po’ di diarrea e febbre, ma niente di più. Se invece parliamo di persone o animali il cui sistema immunitario non è abbastanza forte, le conseguenze possono essere più serie, con la presenza di encefaliti, epilessia, sindrome vestibolare, infiammazioni dell’occhio – uveite nel gatto, corioretiniti nell’uomo – e problemi al fegato, ai polmoni o al cuore.

    Quali sono i rischi in gravidanza?

    Decisamente diverso è il discorso per le donne in gravidanza. Toxoplasma gondii, infatti, è in grado di attraversare la placenta fino a toxoplasmosi donna incinta gravidanzaraggiungere il feto. In questi casi può provocare conseguenze diverse a seconda del periodo della gestazione. In poche parole, i primi sei mesi sono il periodo più critico per il feto, che non ha ancora delle difese adeguate per impedire al parassita di colonizzarlo e danneggiarlo.

    Le conseguenze vanno dall’aborto fino alla nascita di feti morti o bambini con gravi malformazioni neurologiche. Tra queste le principali sono soprattutto cecità, ritardo mentale, epilessia. Man mano che ci si avvicina al termine della gravidanza, invece, aumentano le probabilità che il bambino nasca perfettamente sano.

    Tuttavia c’è da considerare che, se le conseguenze per il feto sono maggiori all’inizio e a metà della gravidanza, in questo periodo il rischio che Toxoplasma gondii riesca effettivamente ad infettarlo sono minori. In poche parole, nei primi mesi è più difficile che il parassita raggiunga il feto, ma se riuscisse a farlo, le conseguenze sarebbero molto gravi. Al contrario, negli ultimi tre mesi può infettarlo con più facilità, ma ormai non è più così pericoloso.

    Come evitare la toxoplasmosi

    Arriviamo adesso al punto più importante. Troppe mezze verità e leggende metropolitane circolano sulla toxoplasmosi, in particolare riguardo alla vicinanza con i gatti. Pensiamo alle centinaia di donne che, non appena scoprono di essere in attesa, mandano via per sempre il tanto amato Fuffi. Per carità, la paura per la gravidanza è assolutamente comprensibile, ma l’unica cosa che serve davvero è una giusta e scientifica informazione riguardo a questa malattia.  

    Pensiamo che le probabilità che il gatto riesca a trasmettere l’infezione all’uomo sono davvero bassissime. Spieghiamo subito il perché:

    • I gatti che contraggono il parassita, lo ospitano solo per brevi periodi di tempo ed eliminano le “uova” con le feci al massimo gattino con lettieraper 1-2 settimane, spesso neppure ogni volta che fanno la cacca. Dopo di che, diventano naturalmente resistenti all’infezione e non ne elimineranno più;

    • Soprattutto se parliamo di gatti randagi, è probabile che abbiano già contratto in passato la toxoplasmosi, per cui non produrranno più le “uova” in futuro;

    • Le “uova” di Toxoplasma gondii, una volta espulse con le feci, diventano pericolose solo dopo 24-48 ore e chi vive con un gatto difficilmente lascia la lettiera sporca per più di un giorno intero;

    • Per poter assumere le “uova”, dovresti pulire la lettiera (dopo averla lasciata incolta per più di 24 ore) e poi, senza lavarti le mani, dovresti toccarti le labbra, mangiarti le unghie o metterti a cucinare.

    Ma come si trasmette allora la toxoplasmosi?

    Ebbene, care future mamme, dovreste sapere che la toxoplasmosi viene trasmessa soprattutto con il cibo e con le cattive abitudini. In particolare:toxoplasmosi verdure carne

    • Consumo di frutta, verdura o ortaggi crudi e non lavati bene, che siano entrati a contatto con il terreno (in poche parole, se cogliete una mela dall’albero non ci sono rischi, ma se questa è caduta sul terreno si);

    • Consumo di salumi crudi (prosciutto crudo, salame, bresaola, wurstel) e carne cruda o poco cotta;

    • Contaminazione di stoviglie e piani da lavoro durante la preparazione di pietanze a base di questi alimenti a rischio;

    • Pulizia della lettiera del gatto poco frequente, senza guanti o toccando il viso e gli alimenti senza lavarsi le mani;

    • Operazioni di giardinaggio senza guanti o protezioni.

    Il test per la toxoplasmosi in gravidanza

    A tutte le donne che stiano programmando una gravidanza o che siano già in attesa viene sempre consigliato un semplicissimo esame del sangue. Questo test va a cercare due tipi di anticorpi diversi nei confronti del parassita: IgM e IgG. Le IgM sono le prime ad essere prodotte quando si viene a contatto con un microrganismo, ma scompaiono anche rapidamente, in massimo 2-3 settimane. Al contrario, le IgG vengono prodotte subito dopo, ma durano per tantissimo tempo, garantendo una buona protezione per la donna e anche per il suo bambino, a prescindere dal periodo della gravidanza. I risultati del test possono essere diversi:esami del sangue

    • IgM positive, IgG negative: attenzione, infezione in corso! Il parassita gira indisturbato nell’organismo e può raggiungere il feto;

    • IgM negative, IgG positive: probabilmente nemmeno te ne sei accorta, ma in passato hai già avuto la toxoplasmosi, ma niente paura, perché hai anticorpi adatti per proteggere il tuo bambino;

    • IgM negative, IgG negative: non hai mai avuto la toxoplasmosi, né in passato, né attualmente, per cui devi fare attenzione se sei in attesa;

    • IgM positive, IgG positive: probabilmente sei entrata in contatto con il parassita da 2-3 settimane o comunque non da molto, per cui il sistema immunitario deve ancora ultimare la produzione di anticorpi IgG effettivamente protettivi. In questi casi è necessario ripetere il test a distanza di circa 20 giorni oppure puoi richiedere il cosiddetto “test di avidità”, che consente di datare con precisione l’infezione.

    Anche l’amniocentesi è in grado di fornire una buona diagnosi sull’eventuale presenza del parassita nel liquido amniotico.