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  • Gastritis in dogs and cats: how to recognize it

     The stomach is a very important organ in the digestive system of our pets. Both dogs and cats are in fact carnivores, so protein digestion (which takes place in the stomach) is much more important than fibre digestion (which takes place in the large intestine).

    This causes gastritis, (inflammation of the stomach) in a dog or cat to be much more debilitating than it would be, for example, in a horse.

    Apart from being painful, gastritis also leads to another fundamental problem, which is malnutrition. Since the food is not digested, even if the animal ingests it, it does not absorb it, and the result is the same as not eating at all.

    Causes of gastritis

    In order to digest food, the stomach, produces an acid, which we know as gastric juice. Ours produces a certain quantity while that of domestic animals much more, in proportion to us. The chemical formula of the juice is HCl, or Hydrochloric Acid, what we all have at home, diluted, as Muriatic Acid.

    When things work well, the stomach produces acid by taking its starting components from the blood vessels. The acid not only digests the contents of the stomach, but also the stomach itself: fortunately, there is a regeneration mechanism that continuously recreates the internal mucosa of the stomach. Within 24 hours, the gastric mucosa (consumed on one side and recreated on the other) is completely new.

    The problem of gastritis occurs when this mechanism stops working: if, for some reason, too much acid is produced or if the regeneration is not effective, the corrosion of the stomach overcomes the regeneration, which affects the deeper layers where there are blood vessels and nerves, causing severe pain as well as damage.

    Gastritis may be due primarily to problems with the food:  rotten, toxic (for example an inedible mushroom) or indigestible material such as plastic. In this case, the pain will last as long as the food remains in the stomach, and is then generally expelled through vomiting, the stomach’s defense mechanism.

    There are also microorganisms that can cause gastritis as a primary effect; most bacteria and viruses are digested, just like meat, but some manage to resist and cause damage to the stomach wall, so that it becomes inflamed. Regeneration fails and we come across gastritis. In this case, solving it is more complex because it requires the intervention of a veterinarian to carry out a therapy with antibiotics suitable for killing these pathogenic microorganisms.

    Drug abuse is another possibility that can lead to gastritis. Medicines, especially anti-inflammatories that we and our pets take when we have pain of any kind, ruin the stomach wall because they stimulate acid secretions. If the animal takes too many or if it takes human drugs (always ask the veterinarian for advice before giving one of our medicines to our dog or cat) this mechanism could be triggered which could cause gastritis. Clearly, it is important not to keep giving these medicines to our four-legged friend, because we would increase its pain.

    The most serious situations of gastritis occur when there are other concomitant and difficult diseases to treat: among these, renal failure, liver failure and some types of tumours. In this case, gastritis is not a primary problem, but one of the many consequences of these situations: they clearly need to be resolved, but gastritis can be a wake-up call to understand that such problems exist, and report them to our veterinarian.

    How to notice gastritis

    How is gastritis detected? The main symptom is vomiting, possibly with the presence of some blood. Let’s always look at it before cleaning it.

    He does not play, moves little, does not eat, and if the pain is so much he could put himself in a particular position, called “Muslim prayer” (which recalls the particular posture in which Muslims pose when they pray): front legs forward, head close to the floor and rear raised.

    dog pancreatitis

    If we have any doubts, we can lightly massage the animal’s belly: if it has pain, it will tend to “close up like a hedgehog” and in some cases, it will try to scratch and bite us.

    If this situation continues over time, it is good to take him for a visit, which will certainly help him. He feels a lot of pain.

     

  • La gastrite nel cane e nel gatto: ecco da cosa dipende e come riconoscerla

    Lo stomaco è un organo molto importante nell’apparato digerente dei nostri animali domestici. Sia il cane che il gatto sono infatti carnivori, per cui la digestione proteica (che avviene nello stomaco) è molto più importante della digestione delle fibre (che avviene nell’intestino crasso).

    Questo fa sì che una gastrite, l’infiammazione dello stomaco, in un cane o in un gatto sia molto più debilitante di quanto lo sarebbe, ad esempio, in un cavallo.

    Oltre ad essere dolorosa di per sé, la gastrite porta anche ad un altro problema fondamentale, che è la malnutrizione. Poiché il cibo non è digerito, anche se l’animale lo ingerisce poi non lo assorbe, e il risultato è uguale al non mangiare affatto.

    Le cause di gastrite

    Lo stomaco, per digerire, produce un acido, che noi conosciamo come succo gastrico. Il nostro ne produce una certa quantità mentre quello degli animali domestici carnivori molto di più, in proporzione. La formula chimica del succo è HCl, ovvero Acido Cloridrico, quello che tutti noi abbiamo in casa, diluito, come Acido Muriatico.

    Quando le cose funzionano bene, lo stomaco produce acido prendendo i componenti di partenza dai vasi sanguigni. L’acido non digerisce solo il contenuto dello stomaco, ma anche lo stomaco stesso: fortunatamente, esiste un meccanismo di rigenerazione che ricrea la mucosa interna dello stomaco continuamente. Nel giro di 24 ore, la mucosa gastrica (consumata da una parte e ricreata dall’altra) è completamente nuova.

    Il problema della gastrite arriva quando questo meccanismo smette di funzionare: se, per qualche motivo, viene prodotto troppo acido o se la rigenerazione non è efficace la corrosione dello stomaco supera la rigenerazione, che va a interessare gli strati più profondi dove ci sono vasi sanguigni e nervi, causando oltre che danni anche forte dolore.

    La gastrite può essere dovuta per prima cosa a problemi che ha l’alimento: se è avariato, se è tossico (ad esempio un fungo non commestibile) o se è stato ingerito un materiale non digeribile come la plastica. In questo caso il dolore durerà fintanto che l’alimento rimane nello stomaco, per poi essere espulso generalmente tramite il vomito, il meccanismo di difesa dello stomaco.

    Ci sono anche dei microrganismi che possono causare gastrite come effetto primario; la maggior parte dei batteri e dei virus vengono digeriti, proprio come la carne, ma alcuni riescono a resistere e a causare danni alla parete dello stomaco, così che questa si infiamma, la rigenerazione viene meno e abbiamo la gastrite. In questo caso risolverla è più complessa, perché è necessario l’intervento di un medico veterinario per effettuare una terapia con antibiotici adatta ad uccidere questi microrganismi patogeni.

    L’abuso di farmaci è un altra eventualità che può portare alla gastrite. Le medicine, in particolare gli antinfiammatori che assumiamo noi come i nostri animali quando abbiamo dolore di qualsiasi tipo, rovinano la parete dello stomaco perché stimolano le secrezioni acide. Se l’animale ne assume troppe o se assume farmaci umani (sempre chiedere consiglio al veterinario prima di dare una delle nostre medicine al nostro cane o gatto) potrebbe innescarsi questo meccanismo che potrebbe provocare gastrite. Chiaramente è importante non continuare a dare questi medicinali al nostro amico a quattro zampe, perché invece di fargli passare il dolore, in questo caso, lo aumenteremo.

    Le situazioni più gravi di gastrite si hanno quando ci sono altre malattie concomitanti e difficili da risolvere: tra queste l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica e alcuni tipi di tumori. In questo caso la gastrite non è un problema primario, quanto uno delle tante conseguenze di queste situazioni: chiaramente devono essere risolte, ma la gastrite può essere un campanello d’allarme per capire che problematiche del genere ci sono, e riferirle al nostro veterinario.

    Come accorgersi della gastrite

    Come ci si accorge della gastrite? Il sintomo principale è il vomito, eventualmente con presenza di un po’ di sangue. Guardiamolo sempre prima di pulirlo.

    Ovviamente il nostro cane o il nostro gatto non sta bene, quindi non gioca, si muove poco, non mangia, e se il dolore è tanto potrebbe mettersi in una posizione particolare, detta “a preghiera di musulmano” (che ricorda la particolare postura in cui si pongono i musulmani quando pregano): zampe anteriori in avanti, testa vicina al pavimento e posteriore sollevato.

    dog pancreatitis

    Se abbiamo qualche dubbio, possiamo massaggiare leggermente la pancia dell’animale: se ha dolore, tenderà a “chiudersi a riccio” e in certi casi cercherà di graffiarci e di morderci.

    Se questa situazione continua nel tempo, è bene portarlo a fare una visita, che potrà aiutarlo sicuramente, anche perché gli animali si lamentano poco, urlano poco, ma il dolore lo sentono. Eccome.

  • Come insegnare al cane a fare i bisogni fuori

    Il cucciolo che tanto desideravate finalmente è arrivato a casa. Avete acquistato tutto quello che gli occorre, tra cui il set di ciotole, pettorine, guinzagli con gli strass, tutine, cappottini e lettini. Poi, però, vi accorgete che l’unica cosa che vi manca sono proprio le nozioni di base dell’educazione del cucciolo, e ve ne rendete conto quando, dopo la prima notte insieme, al mattino la vostra casa è un campo minato di cacche e pipì. Prima di ricorrere a metodi poco utili, vediamo insieme come insegnare al cane e fare i bisogni fuori casa.

    Cose da non fare assolutamente

    Una delle credenze più diffuse, soprattutto tra i proprietari di una certa età, è quella che per insegnare al cucciolo a non sporcare in casa, va assolutamente punito, bloccandogli il muso a lungo proprio dove ha fatto il bisognino, accompagnando il tutto magari anche da un paio di sculacciate.

    Meglio ancora, i migliori risultati si ottengono soprattutto con l’antico metodo del rotolo di giornale, che ha tirato su per anni e anni intestini rinforzati e vesciche d’acciaio. Prendete un bel giornale, arrotolatelo più volte, e picchiate ripetutamente il cane portandolo accanto al luogo dove ha fatto i suoi bisognini.

    Che li abbia fatti al momento o qualche ora prima, poco importa. Il cane capisce.cane pipì in casa punizione sgridare

    Ebbene, non date retta a nessuna di queste scempiaggini. Se il nonno vi dirà che tutti i suoi cani sono stati educati con questo metodo, rispondetegli che è solo merito del cane e non dei suoi metodi educativi.

    Infatti, tutto ciò sarà assolutamente inutile oltre che controproducente. Spieghiamo subito le ragioni.

    Prima di tutto, il cucciolo ha bisogno di fare cacca e pipì molto spesso. Si calcola, come regola generale, che le ore di “resistenza” della vescica e dell’intestino del cucciolo si possono valutare con l’età in mesi dell’animale, più uno. Quindi, un cucciolo di soli due mesi, dovrà essere portato fuori ogni tre ore.

    In base a questo calcolo, pertanto, non potremo di certo prendercela con il nuovo arrivato se al ritorno da un turno di 8 ore di lavoro, il piccolo non sia riuscito a trattenerla.

    Inoltre, un aspetto molto importante è quello dell’associazione negativa. Punendo il cane ogni volta che fa i bisogni in casa, non capirà mai dov’è l’errore. Quello che otterremo, invece, sarà nella maggior parte dei casi un cane confuso, insicuro, che non riesce a capire dove fare i bisogni. Peggio ancora, potrebbe sviluppare addirittura la paura di fare cacca e pipì, perché avrà associato il rimprovero al gesto in sé.

    Quello che vogliamo, è che il cane faccia un collegamento del tipo “bisogni fuori-ricompensa”, piuttosto che “bisogni in casa-punizione” o, peggio ancora, “bisogni-punizione”.

    Un’altra situazione che vorremmo assolutamente evitare è che il cane associ la punizione al fatto di fare i bisogni in nostra presenza. Cosa potrebbe succedere in questi casi?

    Da una parte, il cane potrebbe rifiutarsi in futuro di farli davanti a noi persino al parco.

    Dall’altra, potrebbe addirittura iniziare a mangiare le proprie feci in casa per non farsi scoprire da noi!

    Cosa fare

    Quello che dobbiamo fare, invece, è soprattutto uscire più spesso. Teniamo in considerazione la regola delle ore di “resistenza”.

    Se avete adottato un cucciolo, portatelo fuori con una certa regolarità. Ogni volta che riesce a fare i bisogni fuori casa, premiatelo immediatamente con un bocconcino e, appena tornati a casa, stimolatelo ancora di più con una lunga sessione di gioco.

    Per il primo periodo, il cucciolo dovrebbe aver bisogno di “liberarsi” anche durante la notte. Se ne avete la possibilità, portatelo fuori concedendogli il bocconcino, ma senza mostrare troppo entusiasmo e soprattutto senza la sessione di gioco, che potrebbe diventare un’abitudine notturna.

    Se proprio volete far capire al cane che i bisogni non vanno fatti in casa, tenetelo sotto controllo. Non appena lo “beccate”, interrompetelo all’istante con un “No!” e uscite subito per la passeggiata. Appena “la fa” fuori, premiatelo.

    cucciolo cane fa pipì sul giornaleSe il cucciolo è ancora troppo piccolo, probabilmente il veterinario vi avrà sconsigliato di portarlo fuori prima che abbia terminato tutte le vaccinazioni. In questo caso potete provare ad abituare il cucciolo a fare i suoi bisogni su una traversina o dei fogli di giornale posizionati sul pavimento. Utilizzate sempre la tecnica del rinforzo positivo, premiandolo con dei bocconcini quando riesce a “farla” sulla toilette improvvisata.

    L’importante è che non appena avrete il via libera per portarlo al parco, mettiate in pratica tutti i consigli necessari per farlo abituare a fare i bisogni fuori, e non più sulla sua traversina, altrimenti potrebbe diventarne dipendente.

    Un altro consiglio è quello di organizzare una certa routine anche per l’alimentazione. Fate in modo che i pasti coincidano con l’orario di uscita, cosa ancora più semplice nei cani adulti. Per quanto riguarda la ciotola dell’acqua, provate a toglierla durante la notte, in modo da ridurre la produzione di urine.

    Se si tratta di un cane adulto, che proprio non riesce ad imparare a farla fuori o che avete appena adottato, dovrete mettere in atto le stesse procedure, riducendo con il passare dei giorni le uscite fuori casa fino ad arrivare alle ideali passeggiate ogni 8 ore, quindi 3 volte al giorno.

    Nel caso in cui la situazione dovesse prolungarsi ancora, sarà il caso di valutare se ci siano altre possibili cause per la cosiddetta “eliminazione inappropriata”. Le principali includono:

    • Alimentazione: il cane mangia troppo o in maniera disordinata. Fate in modo che consumi solo due pasti al giorno, possibilmente a colazione e almeno 3 ore prima di andare a dormire. Se non ha finito la pappa, togliete le ciotole ugualmente;

    • Accesso all’acqua: fate in modo che durante la notte non beva, rimuovendo le ciotole;

    • Allergie e intolleranze alimentari: possono provocare diarrea e infiammazioni dell’intestino;

    • Farmaci: il cane che assume cortisone spesso ha più sete, per cui deve urinare più spesso.

    Per questo motivo, se il cane dovesse continuare a sporcare in casa, iniziate a parlarne con il vostro medico veterinario. Una volta che avrà confermato l’assenza di problemi di salute, potreste eventualmente ricorrere ad un bravo educatore.

  • La peritonite infettiva del gatto o FIP: come si previene

    La peritonite infettiva del gatto è una delle malattie più pericolose a cui il nostro micio possa andare in contro. Si tratta di una malattia causata da un virus, colpisce soprattutto i cuccioli e al momento l’unico vaccino disponibile non funziona troppo bene, per via delle particolari caratteristiche del virus.

    In questa pagina cercheremo di capire come prevenire l’infezione, che una volta contratta purtroppo non può essere curata, con le conoscenze attuali.

    Questa malattia colpisce solamente i gatti, e non interessa i cani.

     

     

    Che cos’è e come si trasmette

    La peritonite infettiva è causata da un virus del genere coronavirus, una specie di virus molto particolare.
    A differenza di tutti gli altri, infatti, si tratta di un virus mutante: detto così sembrerebbe una cosa fantascientifica, ma in realtà non lo è perché il virus è molto instabile. Quando si riproduce, infatti, non crea un altro virus simile ad esso, ma piuttosto diverso. Un po’ come se una gatta potesse partorire non solo dei gattini, ma anche dei cagnolini e dei topolini. 

    Questo che sembra solamente un fatto curioso, in realtà è un problema per la prevenzione di questa malattia: prima di tutto perché non è detto che se un gatto si infetta abbia poi i sintomi (il virus può riprodursi, infatti, sia in forma benigna senza essere pericoloso, sia in forma maligna diventando anche mortale); seconda cosa, non è possibile sviluppare un vaccino, perché ogni virus ha una forma propria e non è detto che il virus morto che inietto con il vaccino in modo che l’organismo, poi, riconosca il virus vivo, sia lo stesso con cui effettivamente il gatto entra in contatto.

    La trasmissione avviene principalmente tramite le feci, perché i gatti infetti espellono il virus dall’intestino. Tuttavia ci sta che un gatto abbia il virus “buono” e non abbia sintomi, mentre nell’organismo del secondo gatto a cui il virus viene trasmesso dal primo avvenga una mutazione che renderà manifesta la malattia.

    Che cosa fa

    Il virus della FIP (la sigla inglese con cui si indica la Peritonite Infettiva del Gatto) entra nell’organismo per via orale, viene ingerito e si diffonde dall’intestino a tutto l’organismo.

    Il virus viene ingerito da alcuni globuli bianchi, i macrofagi, che però non riescono a digerirlo: il virus così si riproduce dentro di loro, e questi globuli, che dovrebbero difendere il nostro organismo dal virus, ne diventano invece i principali diffusori.

    La malattia può verificarsi in forma “secca”, con tante piccole infezioni diffuse nei vari organi dell’organismo, oppure in forma “umida”, che farà rigonfiare di liquido l’addome del gatto.

    Gli anticorpi del gatto, infatti, cercano di limitare l’infezione e “avvolgono” il virus per renderlo inoffensivo. Così facendo, però, questi complessi di virus-e-anticorpo-abbracciati, detti immunocomplessi, si depositano in giro per i vasi sanguigni. In certi casi le cellule difensive che si trovano nel sangue li avvolgono, dando così origine alla forma secca (nell’immagine si vede un organo con le piccole infezioni di cui parlavo prima); in altri casi, invece, bucano i vasi sanguigni causando la fuoriuscita di liquido dai vasi, che va in addome. Che, quindi, gonfia perché pieno di liquido.

    I sintomi sono abbastanza caratteristici: il gatto è piccolo, solitamente, perché gli adulti sembrano essere meno sensibili all’infezione; inoltre non mangia, ha febbre che non se ne va con gli antibiotici (gli antibiotici uccidono i batteri, non i virus), le mucose (le gengive, soprattutto) possono diventare gialle se viene interessato il fegato e il gatto potrebbe avere problemi nervosi. L’addome del gatto potrebbe gonfiarsi enormemente. In certi casi, l’infezione da FIP si conclude con la morte.

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    Come si previene

    La prevenzione dal virus si basa soprattutto sull’igiene, visto che si trasmette con le feci.
    Il virus sopravvive male a temperatura ambiente, quindi muore abbastanza velocemente se siamo in ambiente chiuso; sopravvive bene sia al freddo, che essiccato all’interno delle feci. Le feci essiccano se non vengono tolte da terra per un paio di giorni.

    Per questo, se abbiamo già un gatto ce non ha problemi (può essere sano o avere il virus in forma “buona”, che non fa nulla) e abbiamo intenzione di prenderne un altro possiamo chiedere al veterinario di effettuare un test rapido per sapere se il primo gatto è malato.

    Se abbiamo invece un gattino, facciamo attenzione a non farlo girare fuori da solo specialmente se ci sono molti gatti nel quartiere, dove il virus potrebbe persistere: in casa, se facciamo attenzione e puliamo la lettiera ogni giorno, sarà praticamente impossibile che il nostro micio possa contrarre questa malattia.

    Il vaccino al momento è poco utilizzato, e può avere qualche efficacia preventiva solamente se ci sono molti gatti in giro, come nei gattili o nelle colonie feline.

  • Feline acne, what is it and how do we treat it

    One of the most curious aspects about our cats and that most owners ignore is that felines can also manifest the typical symptoms of acne, with pustules and blackheads on their chin. Let’s see what acne looks like in cats and what are the tips and treatments to heal it.

    What is feline acne?

    Feline acne is not a real disease, just like for humans, it is more of a skin condition. Although harmless, acne can still represent a discomfort for the cat, perhaps not from an aesthetic point of view, but certainly practical, because blackheads can often become infected or inflamed.

    When owners see the first scabs and the typical “outbreaks” of acne on their cat’s chin, they often begin to think about the worst possible scenarios, perhaps assuming possible rubbing or injuries that the cat may have gotten at home or during raids in the garden.

    In fact, owners usually fail to associate blackheads with a common acne problem, precisely because they simply don’t know about it. So let’s try to clarify the situation.

    acne felina gatto sangue croste punti neri

     Cat acne is an inflammation of the glands that are located right around the animal’s face. These glands have the job of producing and releasing sebum, a thick and oily substance that serves above all to protect the skin and keep it hydrated.

    The glands are located right inside the hair follicles, that is, those structures from which the hair is “born”.

    Just like for us humans, in some cases it can happen that these glands produce too much sebum or that this is no longer able to come out, so it remains trapped inside the follicle, obstructing it. This phenomenon becomes visible externally with the formation of the classic blackheads.

    Over time, these blackheads can become inflamed or infected, causing the area to become red. If the cat scratches himself it could cause bleeding.

    In severe cases, acne can degenerate into serious infections, with the presence of pus, infected lesions and ulcers.

    Causes of feline acne

    There is no real cause for feline acne, but some situations can affect the appearance of the problem. Among these, we find above all:

    • Insufficient hygiene done by cat;
    • Plastic bowls or bowls that are not washed frequently;
    • Excessive production of sebum;
    • Stress;
    • Food allergies and intolerances;
    • Allergy to plastic;
    • Infections by fungi;
    • Presence of parasites;
    • Hormonal imbalances.

     Therapy

    Treatment for feline acne varies according to the severity of the problem.

    In the presence of simple and isolated blackheads, you can first of all opt for some precautions, precisely to reduce all those factors that can cause the appearance of acne.

    In most cases, it will be necessary to periodically disinfect the area, following the directions given by your veterinarian. Usually warm water with mild neutral soap is useful, followed by applications of hydrogen peroxide or chlorhexidine

    In the presence of pus or infected wounds, it may be necessary to apply antibiotic ointments or resort to the use of an oral antibiotic.

    An excellent solution may be to give the cat vitamin A supplements, which are essential for skin health, especially if the animal’s diet is unbalanced.
    gatto mangia in ciotola ceramica

    Tips to reduce or prevent feline acne

    Regardless of the therapy recommended by the veterinarian, it is advisable to eliminate all possible causes of acne. In order to do this, we should:

    • Replace the plastic bowls with the steel or ceramic ones;
    • Wash the food and water bowls more often;
    • Provide your cat with a balanced diet;
    • In case of suspected food intolerance or allergy, follow a diet with single-protein or nutraceutical foods;
    • Cleanse the chin area often, especially after meals.

    The situation should improve within a few weeks. In any case, it is always important to consult the opinion of your veterinarian both for the exact diagnosis of the problem and for the type of treatment to follow.

  • Dimmi che zampa usi e ti dirò chi sei: anche gli animali possono essere mancini

    Ma quanti sono gli aspetti che fanno parte della nostra vita quotidiana che non ci aspetteremmo mai di dover applicare anche agli animali? Uno di questi riguarda la notizia che anche il cane, il gatto e molti animali possono essere destri o mancini. E non è tutto. Sembrerebbe, infatti, che questo fattore possa essere in grado di influenzare anche il carattere dei nostri amici a quattro zampe.

    Sono molte le ricerche che hanno reso possibile giungere a questa affermazione. I primi dati sono stati ricavati da un’attenta osservazione sui polli negli anni ’70 dalla ricercatrice australiana Lesley Rogers.

    gatto gioca zampa destra sinistraSolo diversi anni dopo le ricerche sono state estese proprio nell’ambito degli animali domestici, a partire dallo studio del 1991 presso l’Università Ataturk in Turchia su cani e gatti, fino all’esperimento condotto solo sui cani nel 2006 presso l’Università di Manchester.

    In entrambi i casi è stato accertato senza ombra di dubbio che anche per i nostri animali vale la regola della cosiddetta “lateralizzazione”. In sostanza, il nostro cervello e anche quello degli animali è suddiviso a metà, formando due emisferi, il destro e il sinistro. Ogni metà controlla i movimenti e le percezioni della metà opposta del corpo. Quindi l’emisfero destro regolerà tutto ciò che riguarda la parte sinistra del corpo, e viceversa.

    La lateralizzazione non è altro che lo sviluppo predominante di un emisfero rispetto all’altro. La metà di cervello più sviluppata garantisce un uso maggiore del lato destro o sinistro del corpo la mano, l’occhio, l’orecchio o il piede. Non sempre, però, questa distinzione è così categorica. Ci sono infatti alcune persone che riescono ad utilizzare soprattutto l’occhio destro, ma scrivono con la mano sinistra, per fare un esempio.

    In base a questo fenomeno, possiamo quindi riconoscere la presenza di persone mancine, destre o ambidestre. La stessa cosa si verifica anche per i nostri amici a quattro zampe.

    In particolare, sembra che i cani e i gatti utilizzino maggiormente soprattutto una delle due zampe, aspetto che si può verificare osservandoli mentre cercano di catturare un giocattolo penzolante. Ma non è tutto. Infatti il discorso si può estendere anche a molti altri movimenti volontari, come lo scodinzolio, oggetto di numerose ricerche.

    A questo proposito, inoltre, secondo uno studio del 2007 condotto dai docenti dell’Università di Trieste e dell’Università di Bari, la direzione della coda potrebbe fornirci importanti indicazioni anche sullo stato d’animo dei nostri animali.cane coda a destra

    Durante l’esperimento, ai cani è stata mostrato prima il proprietario, successivamente un estraneo e infine un cane minaccioso. Nel primo caso l’animale scodinzolava intensamente verso destra, così come nel secondo caso, seppur con meno convinzione, mentre nell’ultimo incontro la coda veniva agitata con forza verso sinistra.

    La spiegazione di questo atteggiamento potrebbe essere legata al fatto che probabilmente nell’emisfero destro, che regola i movimenti della metà sinistra del corpo, predominano le emozioni e non la razionalità.

    Un’ulteriore conferma a questa ipotesi sembra provenire da uno studio dell’Università di Adelaide, in Australia. I ricercatori australiani sono riusciti a dimostrare che i cani tendenzialmente aggressivi sono soprattutto mancini, mentre quelli più “docili” sarebbero destri o ambidestri.

    Secondo un altro studio irlandese, invece, la lateralizzazione potrebbe essere legata al sesso dell’animale, ed in particolare ai livelli di testosterone. Diversi gatti sono stati sottoposti ad azioni più complesse. È stato quindi dimostrato che durante queste attività i maschi utilizzavano soprattutto la zampa sinistra, mentre le femmine quella destra. Tutto ciò non si sarebbe invece verificato durante azioni più semplici.

    Quindi per ottenere la chiave dei pensieri dei nostri animali, non ci resta che osservare attentamente quale lato del corpo utilizzano di più.

    Fonte: http://www.focus.it/cultura/cani-destri-gatti-mancini-e-assassini-sinistri-23477-41323

  • I feromoni nel cane e nel gatto: cosa sono e come funzionano

    Si sente molto parlare di feromoni, soprattutto in relazione ai diffusori specifici che vengono utilizzati per risolvere alcuni problemi comportamentali dei nostri animali. Non tutti però sappiamo di cosa si tratta, per cui in questo articolo cercheremo di spiegare cosa sono i feromoni e come funzionano nel cane e nel gatto.

    Cosa sono i feromoni?

    I feromoni sono delle particolari sostanze che vengono prodotte dalla maggior parte delle specie, anche da noi umani. Al nostro olfatto, i feromoni non hanno alcun odore particolare, ma possono comunque essere percepiti da una struttura precisa del corpo, l’organo vomero-nasale, situato tra palato e cavità nasali.

    A questo livello, infatti, ci sono delle cellule in grado di “catturare” i feromoni, che contengono al loro interno una specie di messaggio segreto. Questo, una volta captato, viene inviato al cervello, dove potrà essere “decifrato”.gatto feromoni flehmen

    Sappiamo bene che i nostri animali hanno un olfatto molto più sviluppato rispetto al nostro. È proprio per questo che i cani e i gatti riescono a percepire nell’immediato la presenza dei feromoni nell’ambiente, grazie anche ad alcuni espedienti.

    Gli animali, infatti, spesso compiono un gesto particolare quando sono intenti a percepire i feromoni degli altri cani o gatti: aprono leggermente la bocca e spingono la lingua all’indietro, contro il palato. Questo atteggiamento si chiama “flehmen” e serve proprio a direzionare più facilmente gli odori verso l’organo vomero-nasale.

    Le ghiandole che producono e rilasciano i feromoni nel cane e nel gatto sono situate in diversi punti del corpo:

    • Zona attorno al muso: non a caso, i gatti strofinano il muso contro altri animali, persone e oggetti per marcare il territorio;

    • Orecchie: alcuni feromoni vengono rilasciati dalle ghiandole del padiglione auricolare;

    • Polpastrelli: un altro esempio di marcatura è rappresentato proprio dal “farsi le unghie” contro i mobili, rilasciando feromoni specifici;

    • Zona attorno all’ano: in questo punto troviamo le ghiandole perianali, che rilasciano un secreto maleodorante, ricco di feromoni;

    • Genitali, sia nel maschio che nella femmina;

    • Ghiandole mammarie durante l’allattamento.

    Come funzionano

    I feromoni, come abbiamo detto precedentemente, non sono altro che messaggi in codice. Per questo motivo, sta al cervello di chi li percepisce, riuscire ad interpretarne il significato.

    Esistono feromoni specifici per ogni tipo di messaggio. Troviamo infatti:gatto spruzza urina

    • Feromoni sessuali: possono essere rilasciati per comunicare agli altri animali dei messaggi, come nel caso dei feromoni sessuali rilasciati dalla femmina in calore per comunicare la propria disponibilità all’accoppiamento;

    • Feromoni emozionali: sono dei veri e propri modulatori di emozioni, utilizzati, ad esempio, per indurre il rilassamento;

    • Feromoni territoriali: si trovano soprattutto nelle marcature di urina e nei polpastrelli, e servono proprio a marcare il territorio;

    • Feromoni sociali: vengono prodotti quando gli animali si trovano in gruppo e hanno bisogno di comunicare con gli altri cani o gatti;

    • Feromoni di allarme: servono per comunicare la propria paura agli altri animali, allertandoli della presenza di eventuali pericoli;

    • Feromoni di appagamento: vengono rilasciati dalla madre nei confronti dei piccoli, per indirizzarli verso la mammella e per stimolare il legame madre-prole.

    I feromoni sintetici

    La ricerca è riuscita negli ultimi anni a ricreare in laboratorio la stessa struttura chimica dei feromoni prodotti dal cane e dal gatto. In questo modo è stato possibile realizzare dei feromoni sintetici, che oggi vengono venduti nei negozi specializzati per alleviare e risolvere un gran numero di problemi comportamentali.

    cane con collare feromoniSi tratta essenzialmente di due tipi di feromoni: di appagamento e sociali.

    Per quanto riguarda i feromoni di appagamento, questi vengono utilizzati soprattutto nei diffusori per cani. Quando si adotta un cucciolo, i feromoni sintetici possono agire in sostituzione di quelli materni, per ridurre il senso di dispersione che i piccoli possono provare quando vengono introdotti in un nuovo ambiente.

    Nel caso dei diffusori di feromoni sintetici per gatti, invece, vengono rilasciate soprattutto sostanze simili a quelle prodotte dalle ghiandole facciali del felino. In questo modo si possono neutralizzare la paura e lo stress, così come i disagi conseguenti allo spostamento, ma si può anche stimolare il senso sociale nel gatto, che sarà così invogliato ad accettare l’uomo e gli altri animali presenti in casa.

    Quando i gatti non percepiscono più il proprio odore come quello predominante nel proprio territorio, possono iniziare a manifestare comportamenti territoriali, come la graffiatura e l’urinazione inappropriata. I diffusori di feromoni sintetici possono ricreare un ambiente con odori molto simili a quelli prodotti dal gatto, per cui può evitare la comparsa di questi problemi.

    In conclusione, grazie ai diffusori di feromoni sintetici, è possibile prevenire e risolvere un gran numero di problemi comportamentali del cane e del gatto, aiutando a rendere più sereno il rapporto tra l’animale e il proprietario.

  • Pheromones in dogs and cats: what are they and how do they work

    We hear a lot of discussions about pheromones, especially in relation to specific diffusers used to solve some behavioural problems in our pet. However, not everyone knows what they are, so in this article we will try to explain what pheromones are and how they work in dogs and cats.

    What are pheromones?

    Pheromones are particular substances that are produced by most species, even by us humans. To our sense of smell, pheromones have no particular smell, but they can still be perceived by a precise structure of the body, the Jacobson’s organ, located between the palate and nasal cavity.

    At this level, in fact, there are cells capable of “capturing” the pheromones, which contain a kind of secret message inside them. Once they are captured, they are sent to the brain where they can be “deciphered”.

    gatto feromoni flehmen

    We know that our animals have a much more developed sense of smell than ours. It is precisely for this reason that dogs and cats are able to immediately perceive the presence of pheromones in the environment.

    In fact, animals often perform a particular gesture when they are intent on perceiving the pheromones of other dogs or cats: they slightly open their mouths and push their tongue backwards, against the palate. This attitude is called the flehmen response and is used to direct the smell towards the Jacobson’s organ.

    The glands that produce and release pheromones in dogs and cats are located in different places on the body:

    • Area around the muzzle: not surprisingly, cats rub their muzzle against other animals, people and objects to mark their territory;
    • Ears: some pheromones are released from the glands of the auricle;
    • Fingertips: another example is represented by “getting their nails done” against the furniture, releasing specific pheromones;
    • Area around the anus: in this point we find the perianal glands, which release a foul-smelling secretion, rich in pheromones;
    • Genitals, both in the male and in the female;
    • Mammary glands during breastfeeding.

    How do they work?

    Pheromones, as we said earlier, are nothing more than coded messages. For this reason, it is up to the receiver’s brain to be able to interpret their meaning.

    There are specific pheromones for each type of message:

    • Sex pheromones: they can be released to communicate messages to other animals, as in the case of the sexual pheromones released by the female in heat to communicate their availability for mating;
    • Emotional pheromones: they are real modulators of emotions, used, for example, to induce relaxation;
    • Territorial pheromones: they are found mainly in urine markings and fingertips, and are used to mark the territory;
    • Social pheromones: are produced when animals are in a group and need to communicate with other dogs or cats;
    • Alarm pheromones: used to communicate one’s fear to other animals, alerting them of any dangers
    • Fulfilment pheromones: they are released by the mother to attract the babies towards their breast and to stimulate the mother-offspring bond.

    gatto spruzza urina

     

    cane con collare feromoni

    Synthetic pheromones

    In recent years, research has managed to recreate in the laboratory the same chemical structure of the pheromones produced by dogs and cats. By doing this, it was possible to make synthetic pheromones, which are now sold in specialized stores to alleviate and solve a large number of behavioural problems.

    These are essentially two types of pheromones: contentment and social.

    As for contentment pheromones, these are mostly used in dog diffusers. When adopting a puppy, synthetic pheromones can act as a substitute for maternal pheromones, to reduce the sense of dispersion that babies can feel when introduced into a new environment.

    In the case of synthetic pheromone diffusers for cats, substances similar to those produced by the feline’s facial glands are released. By doing this, fear and stress can be neutralized, as well as all type of discomfort. It can also stimulate the social aspect of the cat, which will be ready to accept humans and other animals in the house.

    When cats no longer perceive their own smell as the predominant one in their territory, they can begin to manifest territorial behaviours, such as scratching and inappropriate urination. Synthetic pheromone diffusers can create an environment with very similar odours to those produced by the cat, so it can avoid these problems.

    In conclusion, thanks to the synthetic pheromone diffusers, it is possible to prevent and solve a large number of behavioural problems in dogs and cats, helping to create a calmer environment in the house.

     

     

  • Il tetano e il botulismo nel cane e nel gatto: come si prevengono

    Tetano e botulismo sono due malattie da batteri appartenenti allo stesso genere, il Clostridium. Sono malattie molto conosciute, che è difficle contrarre ma che possono causare gravissimi e, qualora non siano trattate immediatamente, possono causare morte nel giro di pochi giorni. È quindi importante conoscerle, sapere come individuarle e agire il prima possibile.

     

     

    Chi sono i clostridi

    I clostridi sono batteri un po’ particolari. Mentre la maggior parte dei microrganismi entra nel corpo del nostro cane o del nostro gatto ed inizia a fare danni, loro rimangono alla “porta d’ingresso” e lì si sviluppano, senza penetrare. La malattia è causata dal fatto che producono tossine, sostanze assimilabili ad un veleno che iniziano pian piano a far perdere la funzionalità muscolare, tra cui quella dei muscoli respiratori, portando a morte per soffocamento.

    Hanno anche un’altra particolarità: sono resistentissimi. Quando si trovano in condizioni ambientali sfavorevoli per loro, infatti, riescono a trasformarsi in spore, forme quasi indistruttibili che possono resistere per diverso tempo ad una temperatura di 100º (il batterio del botulismo) o addirittura per un secolo (!) nell’ambiente esterno (il batterio del tetano).

    Il tetano

    Generalmente questa malattia è associata alla ruggine, che è ferro ossidato dall’acqua. In realtà il tetano non si trasmette tramite la ruggine, quanto dalla spora del Clostridium tetani, il batterio che lo causa.

    L’associazione con la ruggine è dovuta al fatto che se, in campagna, vediamo un pezzo di ferro rugginoso, quel ferro è lì da tanto tempo, non sappiamo quanto. E se, anche cinquant’anni fa, un cavallo fosse morto di tetano proprio su quel ferro, le spore con ogni probabilità sono ancora lì.

    Così se il nostro cane, correndo, si ferisse, è ad alto rischio di contrazione della malattia. Da questo consegue che se un coltello, nuovo, si è arrugginito perché rimasto sul terrazzo di casa, sotto la pioggia, difficilmente tagliarsi con quel coltello potrà causare il tetano; tagliarsi con qualcosa che è in un posto da tanto tempo (può essere anche un mattone) mette il nostro animale a rischio.

    Il clostridio si localizza nella ferita, senza spingersi oltre, ed inizia a produrre tossine pericolosissime.

    La prima cosa da fare è lavare e disinfettare la ferita quanto prima, in modo da togliere le spore dalla stessa, se ce ne fossero state.

    Il botulismo

    Il Clostridium botulinum, causa del botulismo, si comporta in modo simile al tetano: anche lui forma delle spore, ma in grado di sopravvivere solo a basse concentrazioni di ossigeno.

    Le conserve fatte in casa sono la causa più frequente della malattia, soprattutto perché le spore, per essere uccise, necessitano di un processo di pastorizzazione o di bollitura per molte ore, cosa che difficilmente viene fatta in casa.

    Gli alimenti di origine animale, come le salsicce sott’olio, sono particolarmente a rischio perché la tossina avrebbe potuto trovarsi in partenza nella carne del maiale con cui sono state prodotte.

    La via d’ingresso del batterio in questo caso non è una ferita, ma la bocca, e il batterio si localizza solitamente nella faringe, dove inizia a produrre tossine.

    Che cosa fanno

    La comparsa delle malattie è molto simile anche se hanno l’effetto opposto una rispetto all’altra.

    I batteri, localizzati dove abbiamo visto, iniziano a produrre tossine che, raggiungendo tutto l’organismo tramite la circolazione sanguigna, raggiungono le sinapsi neuromuscolari, ovvero quei punti dove i nervi finiscono e “dicono” ai muscoli quando devono contrarsi. Quando muoviamo un dito volontariamente, il cervello prende l’iniziativa, trasmette l’intenzione al nervo che, tramite la sinapsi, “dirà” al muscolo “contraiti!”: il muscolo, quindi, si contrarrà e noi muoveremo il dito. In questo, l’organismo del cane o del gatto è del tutto identico al nostro.

    La tossina tetanica va a localizzarsi in questa sinapsi, andando a “sostituirsi” al nervo dicendo così al muscolo, continuamente, “contraiti!”. E questo con tutti i muscoli, che rimarranno così tirati. Il cane assumerà pian piano la postura a “cavallo di legno” e diverrà incapace di muoversi.

    Uno dei primi segni che si presentano è il cosiddetto sorriso: le labbra del cane o del gatto saranno tirate in un sorriso. E ciò deve indicarci di portare il cane immediatamente da un veterinario, perché un cane non sorride mai in questo modo.

    La morte, se non si agisce in tempo, avviene per soffocamento perché i muscoli respiratori rimangono contratti perennemente, impedendo di respirare.

    La tossina botulinica agisce nello stesso modo con la differenza che i muscoli saranno perennemente rilasciati. Il cane o il gatto saranno stanchi, non riusciranno a muovere le zampe, quindi a camminare: importantissimo, anche qui, è essere veloci nel portarli da un veterinario perché possono morire, anche in questo caso, per soffocamento, non riuscendo a contrarre i muscoli respiratori.

    tetano2

    Come agire e come evitarli

    La cura delle due malattie sono i cosiddetti sieri antitossina, dei veri e propri antidoti, come le sostanze anti veleno.

    Il loro successo dipende però da quando vengono somministrati; se è già troppo tardi, anche se l’animale è ancora vivo, non ci sarà possibilità di salvarlo, quindi è importante condurre il nostro amico dal medico non appena ci rendiamo conto dei primi segni delle malattie.

    La prevenzione, che vale anche per noi uomini, è piuttosto semplice: lavare e disinfettare subito ogni ferita, specie se si è verificata all’aperto, per il tetano, ed evitare conserve fatte in casa da qualcuno che non è esperto di sicurezza alimentare per quanto riguarda il botulismo.

    Sono malattie molto rare, ma le loro conseguenze possono essere letali.

  • Il tumore della mammella nel cane e nel gatto

    Il tumore della mammella è tra i più frequenti tumori che possono colpire il cane e il gatto. Secondo le recenti statistiche, infatti, si inseriscono al primo posto tra i tumori della cagna e al terzo posto nella gatta.

    Si possono manifestare con più probabilità negli animali adulti, tra i 6 e 12 anni, soprattutto se non sterilizzati. Quasi tutti i tumori mammari nella cagna o nella gatta, infatti, si sviluppano su base ormonale. Questo vuol dire che non appena la femmina inizia a produrre tutti gli ormoni necessari per poter affrontare una gravidanza, manifestando il cosiddetto “calore”, diventa maggiormente soggetta al rischio di tumori.

    Secondo gli studi degli ultimi anni, infatti, è stato dimostrato che la sterilizzazione precoce, effettuata precedentemente alla comparsa del primo “calore”, riduce significativamente il rischio del tumore mammario. Le statistiche parlano addirittura di una percentuale di rischio prossima allo zero per le cagne e le gatte sterilizzate precocemente, che sale all’8% dopo il primo calore, al 26% dopo il secondo e così via.

    Cos’è il tumore della mammella

    Il tumore può essere definito come la presenza di cellule “impazzite” nell’organismo. Tutti gli organi e le strutture del nostro corpo, inclusa la pelle, le ossa e i muscoli, sono costituiti da cellule. Queste si riproducono costantemente, seguendo sempre lo stesso schema e le stesse caratteristiche, proprio come se avessero uno “stampino” su cui basarsi. tumore mammella cagna

    Alcuni fattori possono interferire con la moltiplicazione delle cellule, cambiando in maniera drastica le caratteristiche delle nuove cellule, che verranno prodotte in maniera alterata

    Anche a livello della mammella può accadere questo fenomeno, per cui le cellule che compongono questa ghiandola vengono prodotte con un aspetto diverso da quello originario. Nel caso specifico della mammella, si formano degli agglomerati tondeggianti, detti noduli.

    Questi noduli possono essere individuati palpando tutte le mammelle. Possono essere singoli o multipli, con dimensioni variabili e possono interessare una o più mammelle.

    I tumori della mammella possono avere caratteristiche differenti. Uno dei criteri principali che deve essere preso in esame è la malignità del tumore, che consente di differenziarli in benigni e maligni.

    I tumori benigni hanno una crescita più lenta e non danno metastasi, cioè non si diffondono in altre zone del corpo. I tumori maligni, invece, crescono molto rapidamente e possono dare metastasi, diffondendosi soprattutto nel polmone.

    Questa distinzione è comunque relativa, poiché alcuni tumori benigni possono ugualmente trasformarsi in maligni.

    La pericolosità dei tumori è legata ad alcune conseguenze, molto spesso fatali. Il tumore benigno, se non viene rimosso, può crescere fino a creare gravi ferite con fuoriuscita di sangue e pus. Il tumore maligno, invece, è ancora più pericoloso perché può diffondersi in altri organi. Ad esempio, se dovesse raggiungere il polmone, l’animale potrebbe non riuscire più a respirare.

    Come si diagnostica

    Il tumore della mammella può essere diagnosticato attraverso una semplice palpazione. Quando accarezziamo la pancia della nostra gatta o della nostra cagna, facciamo attenzione a toccare anche tutte le mammelle. Se riscontriamo la presenza di noduli e ferite, o se ci sembrano più grandi del solito, non esitiamo ad andare dal veterinario, che potrà accertare la presenza di un tumore. In ogni caso la sola palpazione non è in nessun modo sufficiente per verificare la malignità del tumore. Per questo in caso di sospetto il veterinario provvederà a fare ulteriori esami.

    mammelle nodulo tumore palpazione

     

    I test previsti per la diagnosi del tumore della mammella includono:

    • Radiografia del torace: serve soprattutto per capire se sono presenti delle metastasi nei polmoni;

    • Ecografia addominale: valuta la presenza di metastasi nelle regioni circostanti alle mammelle inferiori;

    • Esami del sangue: evidenziano eventuali anomalie nel funzionamento degli altri organi del corpo;

    • Biopsia: dopo l’asportazione del tumore, una porzione viene inviata in laboratorio, dove verranno analizzate le singole cellule che lo compongono.

     

    Come si cura

    In caso di tumore della mammella la prima cosa che il vostro veterinario vi consiglierà è quella di sottoporre l’animale ad un intervento chirurgico. Le mammelle interessate dal tumore vanno immediatamente asportate, prima che sia troppo tardi.

    In caso di metastasi, la situazione è più complessa, perché in alcuni casi non è possibile asportare tutto il tessuto tumorale.

    Per questo, negli animali per i quali c’è un maggiore rischio di recidive e in presenza di metastasi, il veterinario potrebbe consigliare la chemioterapia.

    Come si previene

    Il primo consiglio è quello di sterilizzare il proprio animale quanto prima possibile. Il periodo ideale è intorno ai sei mesi, possibilmente prima che si sia manifestato il primo calore. A prescindere da qualunque discorso etico che può essere fatto per quanto riguarda la sterilizzazione, se non avete intenzione di fare accoppiare la vostra cagna o la vostra gatta, sottoporla a continui calori “a vuoto” può essere non solo inutile, ma anche controproducente.

    Un altro importante accorgimento è quello di controllare spesso la pancia dell’animale, in modo da potersi rendere conto anche delle minime anomalie delle mammelle.

    Ricordate sempre che la prevenzione è il primo passo per riuscire a ridurre il rischio dei tumori.