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  • Problemi dentali: cosa fare se l’animale ha mal di denti

    Tra i problemi più frequenti che possono presentarsi nei nostri animali, ai primi posti troviamo sicuramente i problemi dentali. Il cane e il gatto si rifiutano di mangiare per colpa del mal di denti e molti proprietari spesso non riescono a riconoscere e ad affrontare nel modo giusto questo problema. Cerchiamo di capire quali sono i principali problemi dentali nel cane e nel gatto, e cosa fare quando hanno mal di denti.

    Le cause del mal di denti

    Quando i nostri animali avvertono dolore alla bocca, spesso si rifiutano di mangiare, nonostante abbiano comunque molta fame. Questo comportamento può indicare la presenza di molti disturbi diversi, che possono interessare non solo i denti, ma anche lingua, gengive e palato.

    In questo articolo andremo a parlare solo dei problemi legati ai denti del cane e del gatto, sicuramente tra le ragioni più frequenti per cui i proprietari si rivolgono al veterinario.

    Chi di noi ha avuto una carie, almeno una volta nella propria vita, sicuramente saprà cosa significhi avere mal di denti. Il dolore a volte può essere talmente forte da influenzare l’umore e le attività della giornata. Chi pensa che la stessa cosa non avvenga anche per i nostri animali, sbaglia. Anche loro infatti possono avvertire dolore, ed il mal di denti è sicuramente uno dei più ricorrenti.

    Le principali cause per cui può comparire il mal di denti includono soprattutto:

    • Scarsa igiene orale;

    • Alimentazione priva o carente di cibo secco;

    • Eccesso di dolciumi e alimenti “zuccherosi” nella dieta;

    • Scelta di mangimi di scarsa qualità;

    • Ingestione di ossa;

    • Mancanza di giocattoli da rosicchiare.

    detartrasi gatto intervento tartaroTutti questi fattori influiscono negativamente sulla salute dei denti. Tutte le volte che mangiamo, infatti, la superficie dei nostri denti e delle gengive viene ricoperta dai residui di cibo.

    Se non viene seguita una corretta igiene orale, sia per noi che per i nostri animali, questi residui si accumulano sempre di più sui denti, andando a diventare il nutrimento per i batteri, normalmente presenti nella bocca.

    È proprio in questo modo che nel giro di poco tempo i residui di cibo, misti alle sostanze prodotte dai batteri, si trasformano in placca. Questa è quella patina biancastra e ruvida che si forma attorno ai denti quando non vengono lavati correttamente e costantemente.

    A lungo andare la placca si indurisce e si accumula sempre di più, formando il tartaro, più duro, resistente, di colore giallo-marroncino e molto difficile da rimuovere. In questo caso, infatti, diventa indispensabile l’intervento da parte del veterinario.

    La placca, ma soprattutto il tartaro, si possono vedere facilmente nei nostri animali. Sollevando il labbro, infatti, si può notare una patina che inizia sul margine della gengiva e cresce verso la punta dei denti. Il rischio più grande legato alla presenza del tartaro riguarda più che altro l’aumento della quantità di batteri che aderiscono al dente. Con il tempo, il dente viene ricoperto al punto da iniziare a corrodersi, creando le carie.

    Le conseguenze della presenza del tartaro includono soprattutto:

    • Alitosi;

    • Carie;

    • Gengivite, l’infiammazione della gengiva;

    • Infezioni batteriche delle gengive;

    • Ascessi, delle raccolte di pus nella gengiva;

    • Diffusione dei batteri verso il cuore.

    I sintomi dei problemi dentali

    La presenza dei problemi dentali può manifestarsi con una serie di sintomi, tra cui:

    • Alito cattivo;

    • Dolore;

    • Rifiuto del cibo;

    • Fame costante;

    • L’animale si allontana se gli toccate il muso;

    • Sanguinamento improvviso delle gengive;

    • Bordo delle gengive arrossato;

    • Salivazione aumentata;

    • Dondolio dei denti;

    • Caduta dei denti.

    Cosa fare in caso di mal di denti

    La prevenzione fa molto in caso di problemi dentali, ma se la situazione ha già oltrepassato il limite, sarà necessario affidarsi al proprio veterinario. Il tartaro, infatti, non può essere rimosso facilmente con uno spazzolino, soprattutto se c’è già un’importante infiammazione.

    Il veterinario provvederà a rimuoverlo mediante un intervento di detartrasi, durante il quale romperà i calcoli di tartaro con uno strumento apposito, per poi aspirarli. L’intervento va eseguito in anestesia generale, per evitare che l’animale avverta dolore e per avere un accesso sicuro ai denti.

    Se la situazione è davvero grave, e il tartaro ha avuto modo di accumularsi per molto tempo, durante l’intervento potrebbero verificarsi dei sanguinamenti delle gengive, e alcuni denti potrebbero iniziare a dondolare, una volta “liberati” dal tartaro.

    In seguito si procede alla lucidatura dei denti ed al controllo delle gengive.

    In presenza di infezioni batteriche, il veterinario potrebbe consigliare la somministrazione di antibiotici e antidolorifici.

    Come prevenire i problemi dentali

    Per prevenire la formazione della placca e del tartaro, bisognerà applicare degli importanti suggerimenti tutti i giorni. Tra questi troviamo soprattutto:lavare denti al cane spazzolino

    • Integrare la dieta quotidiana con una sufficiente quantità di crocchette, che “grattano” la superficie dei denti, stimolando la rimozione del cibo e della placca;

    • Fornire al cane ossa di bufalo da rosicchiare;

    • Non dategli le ossa vere e proprie;

    • Non offritegli dolciumi e avanzi del vostro pasto;

    • Stimolare l’animale a utilizzare i giocattoli masticabili;

    • Sostituire gli snack premio abituali con quelli arricchiti di enzimi pulenti;

    • Abituare il cane e il gatto a farsi lavare i denti con lo spazzolino tutti i giorni;

    • Utilizzare spray orali che puliscono e rinfrescano la bocca;

    • Sottoporre l’animale a delle innocue sedute di pulizia dei denti.

    Seguendo questi pratici consigli, sicuramente aiuterete il vostro cane e il vostro ad avere una bocca sana e pulita.

  • Come avvicinarci ad un cane sconosciuto per evitare di farci aggredire

    Quando pensiamo ai nostri dolci e teneri cuccioli di casa, di certo l’ultima cosa che ci viene in mente è che possano aggredirci. Nella maggior parte dei casi tutto questo è assolutamente vero, proprio perché abbiamo cresciuto ed educato personalmente il nostro amico a quattro zampe sin da cucciolo. Può capitare però di imbattersi in un cane randagio o un branco mentre siamo a piedi o in bicicletta, peggio ancora se con il nostro cucciolo o con un bambino. A meno che non siamo grandi conoscitori del linguaggio non verbale canino, potremmo facilmente far scattare nella loro mente un meccanismo di difesa del territorio che può sfociare in un vero e proprio attacco. Ecco come prevenire queste situazioni e cosa fare se un cane tenta di aggredirci.

    Nonostante la grande diffusione delle campagne che sottolineano l’importanza dell’educazione per i nostri animali, sono ancora molti i proprietari che ritengono giusto formare il carattere dei propri cani secondo metodi antichi e alquanto controproducenti. È proprio questa la ragione per cui molto spesso sentiamo parlare di cani che attaccano i proprietari, e in alcuni casi persino dei bambini.

    Partendo dal presupposto che bisognerebbe comprendere la ragione dell’attacco, è giusto osservare che spesso siamo proprio noi a provocare involontariamente l’aggressività del nostro cane o del randagio di turno.

    Se non conosciamo perfettamente i gesti e gli atteggiamenti che i cani utilizzano e comprendono per comunicare, probabilmente potremmo facilmente inviare dei segnali assolutamente fraintendibili da parte del cane, che potrebbe interpretarli come una minaccia.

    Ad esempio, se durante la passeggiata in periferia incontriamo un gruppo di randagi, avvicinandoci direttamente, senza rallentare, magari con una bella risata stampata sul viso e gridando qualcosa ad alta voce, verremmo sicuramente scambiati per degli aggressori. In questi casi, se siamo fortunati, i cani scapperanno via spaventati, altrimenti potrebbero decidere di attaccarci.

    Ecco perché è così importante riconoscere i segnali che anticipano l’attacco.

    Come capire se un cane vuole aggredirci

    A meno che non si tratti di un cane particolarmente calmo, socievole e abituato al contatto con le persone, difficilmente un animale sconosciuto si fiderà di noi, ma manterrà una certa diffidenza. Nella maggior parte dei casi, ci ignorerà, studiando i nostri movimenti con circospezione.

    Può capitare però che il cane interpreti la nostra presenza e alcuni nostri atteggiamenti come una minaccia. In questi casi potrebbe inviarci una serie di segnali, da quelli più evidenti a quelli meno comprensibili dall’uomo, come:

    • Ringhia e scopre i denti;

    • Ci abbaia contro;

    • Irrigidisce il corpo e gli arti;

    • Tiene la coda alta e dritta;

    • Il corpo sembra pronto a scattare in avanti;

     

    • Ci guarda dritto negli occhi.

    Anche un cane con un atteggiamento impaurito può decidere di attaccare, se si sente minacciato. Per questo motivo, evitiamo anche di avvicinarci ad un cane che tiene la coda tra le zampe e ci guarda dal basso.

     

    Come avvicinarci ad un cane nel modo giusto

    Ci sono alcuni semplici accorgimenti che dobbiamo mettere in pratica ogni volta che incontriamo un cane che non conosciamo, che si tratti di un tenero cagnolino di piccole dimensioni o di un Pit Bull arrabbiato. Ecco i più importanti:bambino abbraccia cane

    • Non guardiamolo direttamente negli occhi;

    • Non ci avviciniamo velocemente verso di lui;

    • Non mettiamoci in piedi di fronte al cane;

    • Non mettiamo le mani sulla sua faccia o sulla sua testa;

    • Non abbracciamolo;

    • Non pieghiamoci sopra di lui;

    • Non prendiamolo in braccio.

    Quello che dobbiamo fare, invece, se proprio vogliamo “fare amicizia”, è avvicinarci lentamente, distogliendo spesso lo sguardo e mantenendoci lateralmente al cane. Facciamogli capire le nostre intenzioni prima di fare qualunque movimento, quindi allunghiamo una mano lentamente nella sua direzione, mantenendoci a debita distanza. Quando avrà finito di annusarci, potremo accarezzarlo delicatamente sul dorso o sui lati del corpo.

    Se invece sentiamo di poter resistere alla tentazione di “fare amicizia”, possiamo semplicemente limitarci ad ignorarlo. Sarà lui ad avvicinarsi incuriosito a noi, non appena si sentirà più sicuro.

    Cosa fare se un cane sta per aggredirci

    Se siamo per strada e ci sbuca davanti un cane pronto intimorito o aggressivo, per evitare di farlo sentire minacciato, scatenando la sua reazione, possiamo comportarci in questo modo:

    • Non guardiamolo negli occhi;

    • Cerchiamo di ignorarlo;

    • Teniamo la bocca chiusa, senza scoprire i denti;

    • Non urliamo per nessun motivo;

    • Restiamo fermi con le braccia immobili lungo i fianchi;

    • Non corriamo assolutamente, per non stimolare il cane ad inseguirci;

    • Non lanciamogli addosso nulla e non agitiamo oggetti vari nella sua direzione;

    • Non voltatevi di spalle al cane, ma cercate di mantenervi di lato;

    • Non prendiamo in braccio il nostro cane o il nostro bambino, perché potrebbe interpretare questo gesto come un modo per sottrarre la sua futura preda;

    • Cerchiamo di allontanarci lentamente, camminando di lato al cane e tenendoci a debita distanza da lui.

    Alcuni cani hanno una vera fissazione per le persone che fanno jogging o che vanno in bicicletta. In questi casi, infatti, interpretano il loro movimento rapido come un tentativo di fuga, per cui partono subito all’inseguimento della nuova preda.

    Se siamo in bicicletta o stiamo correndo per i campi e ci imbattiamo in uno o più cani randagi, per prima cosa evitiamo di scappare. Il cane ci raggiungerebbe in un batter d’occhio, perché è molto più veloce di noi.cane ringhia aggredisce bambino

    Piuttosto fermiamoci, scendiamo dalla bicicletta e teniamola tra noi e il cane. Ignoriamolo, senza guardarlo negli occhi e procediamo lentamente, cercando di mantenere la calma. Se abbiamo con noi un bastone di legno o una pietra, lanciamola lontano da noi e dal cane, per invogliarlo a riversare il proprio istinto predatorio verso l’oggetto.

    Non picchiamolo per nessun motivo. Si sentirebbe incentivato ancora di più a combattere contro di noi. Piuttosto, se abbiamo un bastone, utilizziamolo solo per fare in modo che il cane morda l’oggetto e non il nostro corpo.

    E se ormai è troppo tardi e il cane è già partito all’attacco? Non cerchiamo assolutamente di scappare o di tirare la mano, il braccio o qualunque altra parte del corpo stia trattenendo tra i denti. Proteggiamo il viso e il collo, le zone più delicate, utilizzando le braccia e cerchiamo di mostrarci inoffensivi. Reagendo con calci, pugni e urla, si sentirebbe ancora più stimolato ad inveire contro di noi.

    Una volta che siamo riusciti ad allontanarci lentamente dal cane o dal branco, chiamiamo subito qualcuno che possa intervenire sul posto, perché se noi siamo riusciti ad uscirne indenni, probabilmente dopo di noi potrebbe passare nello stesso punto un anziano, un bambino o una persona che non è in grado di difendersi dall’attacco.

    L’ultimo accorgimento, naturalmente, è quello di evitare i luoghi isolati, soprattutto se siamo da soli. I cani tendono a dimostrarsi meno territoriali e più intimoriti in presenza di più persone, per cui cerchiamo sempre di uscire in gruppo se proprio vogliamo farci una bella corsa o un giro in bicicletta per i campi.

  • Perché è importante adottare i cuccioli non prima dei due mesi

    Capita fin troppo spesso di sentir parlare di cuccioli adottati in età precoce, addirittura a distanza di poco più di un mese dalla nascita. A meno che non si tratti di cuccioli abbandonati dalla madre o da persone prive di scrupoli, è sempre sconsigliatissimo allontanare degli animali così piccoli dalle cure materne, per una lunga serie di motivi. Ecco quali possono essere le conseguenze dal punto di vista comportamentale.

    Cosa succede durante i primi due mesi di vita

    Lo sviluppo comportamentale del cucciolo comincia addirittura prima della nascita, quando è ancora nel ventre materno, per progredire e rinforzarsi nel corso dei primi medi di vita. La madre indirizza il cucciolo verso la giusta crescita comportamentale, insegnandoli anche le regole basilari delle relazioni con gli altri animali.cucciolo appena nato occhi chiusi

    Non a caso, i cuccioli nascono ciechi, sordi, con un olfatto molto limitato e con delle capacità neurologiche poco sviluppate. Questo meccanismo è tipico dei predatori, come accade anche nel gatto, poiché assicura alla madre che i piccoli possano restare fermi nello stesso punto durante la sua assenza.

    Tutte le esperienze collezionate dal cucciolo durante il periodo necessario per lo sviluppo completo dei sensi, influenzeranno in modo molto profondo il carattere e il comportamento dell’animale da adulto.

    In realtà, sembrerebbe che i cuccioli inizino a “registrare” queste esperienze ancor prima della nascita. Durante la vita fetale, infatti, sarebbero in grado di percepire la sensazione rilassante delle carezze che il proprietario concede alla madre. Inoltre, secondo alcune ricerche, l’alimentazione della madre durante la gravidanza, potrebbe influenzare i gusti alimentari futuri del feto.

    Dal momento della nascita, fino ai 10-15 giorni di età, invece, si parla di periodo neonatale. Durante questa fase il cucciolo è ancora cieco, sordo e poco sensibile agli avvenimenti esterni. L’unico senso ampiamente sviluppato è quello del tatto, per cui il piccolo è molto sensibile soprattutto alle cure della madre e al contatto con le mammelle, ma trascorre comunque gran parte del tempo in preda alla sonnolenza.

    In questo periodo iniziano a svilupparsi gli arti posteriori, per cui possiamo cominciare a notare questi piccoli esserini che si spostano dondolando in modo buffo per raggiungere la pancia della mamma. cuccioli giocano morde coda

    Durante la fase neonatale, è fondamentale che la madre si occupi dei piccoli, nutrendoli, pulendoli e riparandoli. Se ciò non avviene, è molto probabile che in futuro il cucciolo si riveli insicuro e timoroso, essendogli mancate le rassicurazioni materne.

    Una volta aperti gli occhi, il cucciolo passa ad un periodo di transizione, che terminerà non prima che abbia compiuto 4 settimane di età. In questo periodo comincia la fase di esplorazione, in cui il cucciolo si dedica alla scoperta dell’ambiente circostante e di tutto ciò che lo circonda. In particolare, il contatto con i propri simili e con le persone è fondamentale. Infatti gli animali più intimoriti dall’uomo o dagli altri cani sono proprio quelli che non hanno avuto modo di conoscere, di giocare e di farsi manipolare dalle persone e dai simili.

    Successivamente sopraggiunge il periodo di socializzazione, in cui il cucciolo risulta attratto, ma allo stesso tempo intimorito da tutte le situazioni nuove. Diventa attivo, vivace, socievole e aperto a tutte le scoperte. In questa fase è più sensibile ai rimproveri e agli insegnamenti materni, per cui comincia a comprendere anche il significato delle gerarchie.

    Tutto ciò che gli verrà proposto durante il periodo di socializzazione, risulterà innocuo ai suoi occhi per tutto il resto della sua vita. È importante, perciò, che il cucciolo abbia modo di conoscere le persone, i bambini, altri animali domestici e tutte le situazioni che normalmente possono spaventare i cani, come i rumori della casa o dell’esterno.

    Quali sono le conseguenze dell’adozione precoce

    Il cucciolo adottato in questo periodo avrà un carattere molto malleabile, per cui accetterà abbastanza facilmente tutte le regole imposte dal proprietario. Per fare questo, però, è importante sapere con precisione quali insegnamenti proporgli e soprattutto come farlo. Un cucciolo in fase di socializzazione, poco o male educato dal proprietario, diventerà un cane spaesato o insicuro, incapace di agire in modo corretto.

    Le conseguenze dirette di questi aspetti caratteriali si traducono inevitabilmente in un forte disagio che il cane avvertirà di fronte ad ogni situazione “nuova”. Ad esempio, se il cucciolo non ha mai visto un gatto, molto probabilmente al primo incontro potrebbe reagire tentando di aggredirlo oppure, al contrario, scappando via a zampe levate.cane dorme nel letto con proprietario geloso

    Uno dei problemi con cui i proprietari si trovano spesso a fare i conti è l’abitudine di mordere oggetti, indumenti, mani e piedi. I rosicchiatori seriali si riconoscono a tutte le età, ed è un comportamento davvero difficile da eliminare. La causa è da ricercare soprattutto nel mancato insegnamento da parte della madre a comprendere l’inibizione del morso. Un cucciolo separato troppo presto dal nido materno, tenderà sempre a mordere, anche con più forza del dovuto, rendendo un semplice passatempo, un pericolo per la nostra incolumità. Questo si verifica perché la mamma punisce il piccolo ogni volta che, durante il gioco, tende a mordere con più forza i fratellini.

    Un altro aspetto abbastanza complesso è quello dell’attaccamento. Il cucciolo, fino ai 2 mesi di età, è dipendente dalla madre in tutto e avverte un attaccamento molto forte, dovuto anche alla produzione da parte del corpo materno di feromoni in grado di stimolare il legame madre-prole.

    Un cucciolo tolto troppo presto dai suoi simili, tenderà inevitabilmente a soffrirne in un primo momento, per poi attaccarsi con troppa morbosità al proprietario. È in questi casi che si formano i cani iperprotettivi, morbosi, che si agitano alla sola vista del proprietario che indossa il cappotto. Questo non vuol dire che un cane adottato dopo i 2 mesi di età non si legherà a noi, ma lo farà in modo più maturo ed equilibrato.

    Cerchiamo quindi di resistere di fronte all’idea di adottare un cucciolo troppo piccolo. Evitiamo di assecondare la nostra impazienza, che potrebbe provocare seri danni all’equilibrio psicologico e comportamentale del cane.

  • La setticemia nel cane e nel gatto: quando il sangue del nostro animale è infetto

    Tra le tante malattie a cui i nostri animali domestici possono andare incontro, una delle peggiori in assoluto è la setticemia.

    È una situazione gravissima, che può portare a morte nel giro di poco tempo, ed è per questo che, per un proprietario, è molto importante saperne riconoscere i sintomi e agire quanto prima, nel caso ci rendessimo conto che ci sia qualcosa che non va in questo senso.

    Che cos’è

    La setticemia è l’infezione del sangue da parte dei batteri. Per parlare di setticemia, però, bisogna che di questi microrganismi ce ne siano veramente tanti, e che riescano in pratica a sopraffare o comunque ad eguagliare numericamente le cellule “buone”, quelle del sistema immunitario dell’animale.

    Come dire che se tre persone cercano di entrare in una base militare con le armi non si può parlare di “guerra”.

    Quando ci tagliamo, i sangue entra in contatto con l’ambiente esterno e i batteri presenti sulla nostra pelle, piuttosto che sulla lama che ci ha tagliato entrano nel sangue, ma sono così pochi che vengono subito fermati dal nostro sistema difensivo. Nei nostri animali le cose funzionano in modo identico al nostro.

    La setticemia, l’infezione del sangue, è una situazione in cui di batteri ce ne sono tantissimi, e questo accade perché hanno avuto il tempo e la possibilità di moltiplicarsi prima di entrare nel sangue. Proprio per il fattore “tempo”, l’avere o il prevenire questa situazione spesso e volentieri è conseguenza diretta del comportamento del proprietario.

    Come compare la setticemia

    La comparsa di una situazione così grave è dovuta alla presenza di infezioni che erano già presenti nell’organismo, da qualche parte. A volte sono asintomatiche, cioè il cane o il gatto sembra stare bene, ma è difficile: di solito ci accorgiamo che c’è qualcosa che non va.

    Tutto potrebbe partire da un’infezione vescicale, oppure un’infezione uterina come la piometra, piuttosto che una ferita che viene trascurata.

    I microrganismi presenti in questi punti fanno danni ed estraggono del nutrimento, e così si moltiplicano; le difese dell’organismo cercano di limitarli come possono, soprattutto dall’entrare nel sangue, ma possono fare poco fuori dal sangue stesso.

    Facciamo un esempio visivo per capire meglio questa situazione: in città apre un nuovo supermercato, in cui tutti vogliono andare. Non apre fino alle otto, ma già dalle cinque la mattina le persone iniziano ad accumularsi davanti all’ingresso, e a spingere. La sicurezza, numericamente inferiore, può solo prevenire il fatto che le persone entrino dalla porta, ma non può fare molto contro tutta la massa di persone che si trova fuori.

    La situazione nelle infezioni è simile: tanti batteri nell’organo, o nella ferita, infetti, che “spingono” per entrare nel sangue. Spingono, spingono, finché le difese del corpo non resistono più e collassano. È a questo punto che i microrganismi entrano in massa nel sangue.

    Il loro numero è immenso, dopo che per tanto tempo, oltre a spingere, si sono moltiplicati, e il corpo a quel punto non può far niente contro di loro, il sistema difensivo è compromesso.

    set2

    La conseguenza più grave è lo shock settico, in cui la presenza dei batteri altera la circolazione del sangue, e il cuore non ce la fa più a spingere il sangue agli organi vitali. A questo punto, senza un’aiuto esterno (veterinario) non si sopravvive.

    Come prevenire questa situazione

    Fortunatamente, è difficile che gli animali arrivino ad avere questa situazione. Può succedere se un cane si perde nel bosco e non viene trovato da nessuno, magari si ferisce e la ferita si infetta.

    Per quanto riguarda gli animali domestici, si può arrivare a questa situazione solo se l’animale aveva un’infezione che non è stata trattata in nessun modo.

    Se vediamo che il cane o il fatto stanno male, sono abbattuti, hanno la febbre (ricordiamo sempre che uno stato del genere non è mai improvviso, ma è preceduto da malessere per diversi giorni); se hanno un’infezione urinaria perderanno sangue con la pipì, se c’è una ferita si vede: l’importante è portare l’animale a fare una visita quando sta male, e non lasciar perdere la situazione convinti che poi gli passerà, perché se non si da un aiuto materiale (antibiotici) non è detto che l’organismo ce la faccia ad evitare la situazione con le sue sole forze.

    Un appunto finale: se avete letto questo articolo, sicuramente tenete al vostro animale abbastanza da evitare situazioni del genere.

    Pensate sempre, però, che non tutti i proprietari sono come voi, e molti lasciano perdere la situazione fin quando il cane non avrà sintomi gravissimi come lo svenimento o le crisi convulsive: a questo punto in cui non si può fare quasi più nulla vanno dal veterinario dicendo “stamattina non aveva nulla” (mentre era tramortito da una settimana…).

    Se vedete un cane o un gatto, non vostro, che sta male, non si muove, segue malvolentieri il proprietario (sintomi di “abbattimento”), consigliate al proprietario di portarlo ad una visita, spiegandogli le gravi conseguenze a cui può andare incontro.

    Fate “un po’ i veterinari” anche voi, in questi casi, perché potreste addirittura salvare voi stessi la vita di un cane o un gatto, semplicemente con le vostre parole.

  • La panleucopenia felina: come prevenire questa grave malattia dei gatti

    Le malattie infettive sono una delle evenienze più pericolose, ma purtroppo anche più frequenti, alle quali il nostro gatto può andare incontro. Il fatto che un gatto giri liberamente per il quartiere, nella maggior parte dei casi, e che venga in contatto con i tanti randagi che ci sono in campagna e in città, lo rende molto più esposto al rischio di contrarre malattie rispetto ad altre specie animali come i cani.

    In questo articolo parliamo di panleucopenia felina, conosciuta anche come parvovirosi del gatto o come gastroenterite virale (il virus che la causa è “fratello” di quello che porta la gastroenterite emorragica nel cane, anche se nel gatto l’intestino ha meno problemi).

    Si tratta di una malattia infettiva molto pericolosa, mortale nella maggior parte dei casi e soprattutto difficile da eliminare dall’ambiente.

    Fortunatamente in questi anni è molto meno frequente grazie alla diffusione del vaccino, uno di quelli obbligatori per il gatto, ma non sempre i mici vengono vaccinati dai proprietari.

    Che cos’è

    La panleucopenia felina è una malattia virale che deve il suo nome ad uno degli effetti che provoca, ovvero la carenza di globuli bianchi, il sistema difensivo dell’organismo (pan- sta per “tutti”, -leuco- per “bianchi”, -penìa per “mancanza”, quindi “mancanza di tutti i globuli bianchi”). Al di là del nome, che è un rebus, i suoi effetti sono devastanti nell’organismo del gatto.

    Fondamentalmente, questo virus distrugge tutto ciò che si trova datanti, e se entra in contatto con un gatto sano e non vaccinato, può portarlo anche alla morte in un solo giorno.

    La trasmissione è principalmente diretta, quindi tramite liquidi corporei come feci e urine, perché un gatto guarito o vaccinato continua ad espellere il virus per un mese e mezzo, anche se non mostra i sintomi.

    Altra via è il contatto uterino se la mamma è malata (i gattini nascono già infetti e moriranno qualche giorno dopo la nascita).

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    Infine, il virus si trasmette tramite l’ambiente, se è passato un gatto malato che ha urinato o defecato da qualsiasi parte.

    Il virus è resistentissimo, e in casa l’unico modo per distruggerlo è lavare tutto con candeggina, unico detergente che funziona, compresi pavimenti e ciotole. All’aperto è praticamente impossibile fare qualcosa, invece.

    Che cosa fa

    Il virus della panleucopenia, essenzialmente, fa danni. Danni di qualsiasi tipo. Se viene preso da un gattino piccolo, il cui sistema immunitario non è ancora sviluppato, a meno che la mamma fosse vaccinata con ogni probabilità non riuscirà a sopravvivere. Lo stesso vale per un gatto adulto immunodepresso (che ha la FIV).

    In questi casi non c’è proprio nulla da fare, il gatto muore all’improvviso per shock ma non ci rendiamo conto di nulla, non vediamo nemmeno che sta male. Improvvisamente, nel giro di qualche ora, è sempre più debole, per poi accasciarsi. E non c’è cura.

    Se il gatto era adulto ma non vaccinato e stava bene, invece, si può fare qualcosa; abbiamo in questo caso febbre altissima, vomito, disidratazione, il veterinario troverà linfonodi grandissimi; ovviamente deve essere portato subito, perché per prima cosa va reidratato, ma poi va lasciato in clinica per diversi giorni. La guarigione completa può richiedere anche più di un mese, ed è molto lenta, per cui è bene evitare che si possa verificare una situazione del genere.

    Come prevenirla

    La prevenzione è quindi l’unica cosa che possiamo fare per garantire al nostro gatto che non potrà contrarre questa grave malattia.

    Come già detto, tutti i veterinari consigliano di vaccinare i gattini piccoli, e i proprietari lo fanno; non ci pensano, invece, se prendono un gatto già grande, trovatello, che inizia a stabilirsi intorno a casa perché gli diamo da mangiare e poi “fa amicizia” con noi.

    Se non sappiamo lo stato vaccinale, è bene portarlo da un veterinario e farlo vaccinare, anche se è già adulto. Se è femmina, non sterilizzata, a maggior ragione va vaccinata perché potrebbe far morire i gattini se avesse superato la malattia ma avesse ancora il virus in corpo.

    Se, invece, abbiamo già avuto in casa un gatto con panleucopenia, se questo è morto aspettiamo diversi mesi prima di prendere un nuovo gattino (vaccinato!!!), lavando tutto con candeggina più volte per essere sicuri di eliminare il virus dall’abitazione.

    Se abbiamo più gatti e uno è malato, invece, va isolato dagli altri per diversi mesi, anche se è guarito nel frattempo, perché le conseguenze per gli altri potrebbero non essere piacevoli. Effettivamente il problema è maggiore in questi casi, e sarebbe meglio chiedere a qualcuno che non ha gatti di tenerlo per un po’.

    Chiudiamo con una buona notizia: nonostante i cani abbiano una malattia causata da un virus molto simile, sono completamente immuni alla panleucopenia: se avete un gatto malato, il vostro cane non corre rischi e potete stare tranquilli.

  • La leptospirosi nel cane: cos’è e come si previene

    Una delle malattie infettive più conosciute del cane, ma anche una delle più pericolose, è la leptospirosi. In realtà non è una malattia che riguarda solo i cani perché può colpire anche noi esseri umani ma i cani, per le loro abitudini, sono più sottoposti al contagio.

    Fortunatamente esistono dei vaccini per questa malattia, e anzi la leptospirosi rientra nelle cosiddette “vaccinazioni obbligatorie” per il cane, che vengono fatte sistematicamente a tutti i cuccioli.

    Per alcuni cani, però, questo non è sufficiente e si richiedono pertanto dei richiami annuali. Ma andiamo a vedere più nello specifico che cos’è la leptospirosi e come si trasmette.

    Che cos’è

    La leptospirosi è una malattia causata da batteri del genere Leptospira, mentre le specie possono essere tante. Si tratta di microrganismi dalla forma un po’ particolare: sono allungati, si dispongono a “punto interrogativo” (?) e vivono prevalentemente in acqua.

    Quando dico che vivono in acqua, non pensate di trovarle solo in qualche punto sperduto del mondo tra le scorie radioattive. L’italia è piena di leptospire.

    Fiumi come il Tevere, l’Arno oppure il Po sono letteralmente brulicanti di leptospire. Non ci facciamo il bagno perché sono fiumi molto sporchi, ma se entrassimo anche solo con i piedi in acqua a Firenze, o a Roma, e avessimo un taglietto sotto il pollice avremmo altissime possibilità di prendere la leptospirosi.

    Perché questi batteri possono essere presi tramite il contatto diretto con il sangue, i taglietti o le abrasioni cutanee sono un’ottima via di ingresso.

    Ma difficilmente il nostro cane entra in Arno, e infatti non è il fiume ad essere il problema: sono i ratti.

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    Questi animaletti vivono dappertutto, in città e in campagna. E la leptospirosi, a loro (che non si fanno problemi a bere acqua dai fiumi), non fa assolutamente nulla: si stabilisce nei loro reni senza causare problemi, per cui i ratti la lasciano praticamente dappertutto con le urine.

    La situazione-tipo è questa: il ratto gira per le strade della città, uscendo dalle fogne, in una notte di pioggia. Lascia anche piccole gocce di urina nella strada, e le leptospire sopravvivono nelle pozzanghere: il giorno dopo, facciamo una passeggiata con il cane che ha un taglietto sul polpastrello, di cui non ci siamo resi conto. Mette inavvertitamente la zampa nell’acqua.

    Ed ecco che arriva la leptospira.

    I cani da caccia o da tartufi, che stanno molto in bosco, sono ancora più sottoposti perché ci sono moltissimi ratti, e l’acqua tende a ristagnare. Inoltre il terreno accidentato favorisce la comparsa delle piccole ferite.

    Che cosa fa

    Per un cane non vaccinato, questa malattia può essere mortale.

    Gli organi che colpisce sono i reni e il fegato, a seconda della specie di leptospira che è stata contratta, e le conseguenze possono essere gravissime (morte in un paio di giorni senza alcuna possibilità di cura), gravi (febbre altissima, perdite di sangue, difficoltà respiratoria, disidratazione) o più leggere, che comunque possono creare danni irreversibili ai reni.

    In questi casi, per provare a salvare il cane dobbiamo correre da un veterinario e fare in modo che la terapia antibiotica, oltre che quella di supporto (reidratazione, stimolanti dei reni) siano fatte il prima possibile.

    Come si previene

    Per quanto riguarda la leptospirosi, la cosa più importante è sicuramente la prevenzione, perché le terapie sono poco efficaci; questo non perché sia una malattia inguaribile (è conosciuta da secoli) ma per la velocità con cui i batteri danneggiano l’organismo del nostro cane e i suoi organi, specie quelli vitali.

    La vaccinazione va fatta obbligatoriamente nei primi mesi di vita, mentre si possono fare dei richiami successivi. Questi vanno in base alla zona dove si vive e alle abitudini del cane: se viviamo in campagna, e magari il cane è da caccia, è bene ripetere ogni anno la vaccinazione.

    Se abitiamo in città, sarà il veterinario a consigliarci come ci dobbiamo comportare, in relazione a quanto è diffusa la malattia nella nostra zona e, ovviamente, alle abitudini del nostro cane.

    Il vaccino non è una medicina, ma una forma di prevenzione, per questo va fatto prima che la malattia compaia. In pratica viene iniettata una leptospira, nel sangue del cane, morta, così che non possa fare danni di alcun tipo.

    Il sistema immunitario, però, vedendo un intruso lo affronterà e “preparerà le armi” qualora quell’intruso dovesse tornare. Così, se il nostro cane dovesse contrarre la leptospirosi l’organismo saprà già come combatterla e, a parte due giorni di malessere, non avrà alcuna conseguenza. Non ci sarà nemmeno bisogno del veterinario.

    I richiami più o meno frequenti, invece, servono a dire all’organismo “ricordati di questo batterio, che è pericoloso” così che il sistema immunitario non si “dimentichi” di lui, che potrebbe entrare nell’organismo anche dieci anni dopo che è stato fatto il primo vaccino.

    Da proprietari, non sottovalutate la leptospirosi. Fate sempre i primi vaccini, e i richiami in base al consiglio del veterinario: non dimenticatevene, nemmeno nel lungo periodo, perché non proteggere il nostro cane potrebbe diventare molto pericoloso.

  • L’insufficienza renale acuta: se i reni all’improvviso non funzionano più

    Spesso, a proposito dei cani e gatti anziani ma anche delle persone, sentiamo parlare di problemi renali.

    I reni sono organi molto più importanti di quanto si pensi, e il loro compito principale è quello di eliminare le sostanze tossiche dal sangue e gettarle nelle urine.

    Se i reni smettono di funzionare i tossici rimangono nel sangue, iniziando a danneggiare gli organi e causando danni gravissimi, fino alla morte. Se questa situazione negli animali anziani compare molto lentamente e gradualmente, ne esiste una variante per certi versi ancora più pericolosa che compare all’improvviso: si chiama insufficienza renale acuta.

    Le cause

    Sono molti i motivi perché ad un cane o ad un gatto può comparire un’insufficienza renale acuta. Alcuni sono facilmente evitabili, mentre altri sono più subdoli. Fortunatamente questa situazione è risolvibile, perché non avendo un problema i reni stessi, tolta la causa che li danneggia loro riprendono a funzionare, quindi un veterinario può guarire completamente questa situazione.

    Alcune cause sono dette pre-renali, ovvero dipendono un fenomeno che si verifica prima che il sangue arrivi al rene.

    Una delle più frequenti è un calo della pressione sanguigna: se la pressione è bassa, il sangue non arriva al rene, che non lo filtra, quindi di fatto non funziona; ci possono essere delle malattie del fegato, che non riesce più a detossificare le sostanze tossiche ingerite con gli alimenti perché il rene possa espellerle; anche la febbre alta, in certi casi, provoca insufficienza renale.

    Queste condizioni, però, sono di solito facilmente visibili dal proprietario perché i sintomi sono particolarmente evidenti.

    Bisogna prestare invece più attenzione alle cause renali, ovvero la presenza di sostanze che danneggiano direttamente il rene: alcune sono malattie infettive come la Lehismania o la Piroplasmosi, ma altre sono gli avvelenamenti: il glicol etilenico (l’antigelo delle auto) è pericoloso, ma anche farmaci umani dati al cane, o l’ingestione di uva, che ha dei principi attivi che danneggiano il rene. Tendenzialmente queste cause dipendono dagli errori dei proprietari, ed è per questo che dobbiamo fare particolarmente attenzione.

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    Infine ci sono le cause post-renali, che dipendono di solito dall’ostruzione delle vie urinarie. I calcoli, insomma. Anche in questo caso, prima che compaia l’insufficienza si vedono altri sintomi, come che l’animale (i gatti sono molto sottoposti), specie i maschi, stanno malissimo e espellono l’urina a gocce dal dolore provocato dai calcoli. In questo caso bisogna agire il prima possibile per farli togliere da un veterinario.

    Come riconoscere l’insufficienza renale acuta

    Indipendentemente dalle cause, che abbiamo riportato soprattutto perché possiate pensare e capire quale possa essere il problema qualora si verificasse, ciò che è veramente importante per un proprietario è riconoscere i sintomi: di insufficienza renale si muore, se non è curata, per i motivi che abbiamo detto all’inizio, ed è per questo che qualora riconosceste questa situazione dovete intervenire il prima possibile.

    La prima cosa che notiamo è uno stato di malessere generale. L’animale non si muove, si rifiuta di mangiare, dorme o comunque sta da una parte per conto proprio; può esserci febbre, il naso è caldo e asciutto.

    Poi ci sono episodi di vomito, perché le sostanze tossiche che non vengono eliminate dal rene rimangono nel sangue, e quando sono tante stimolano lo stomaco al riflesso del vomito, per cui l’animale, in questo stato di malessere, può rigettare più di una volta. Solo acidi gastrici, se non mangia niente già da un po’. Nel vomito possono essere presenti tracce di sangue.

    Sintomo molto caratteristico, invece, è l’anuria, la completa assenza di urinazione. Se tenete il cane in casa pensate da quanto tempo non urina. Se sono tante ore, e lo portate fuori ma non la fa (se non ci sono problemi ai reni, anche con la febbre alta fa la pipì lo stesso), potrebbe essere indicativo del fatto che l’urina non è affatto presente in vescica, insomma non viene proprio prodotta, o che non riesce a passare.

    Facciamo molto caso a questo particolare, se sono più di sette-otto ore che il cane o il gatto (dalla lettiera) non fanno pipì.

    Se la situazione degenera, poi, iniziano i tremori e le convulsioni, ma a questo punto qualsiasi proprietario responsabile avrà portato il proprio animale da un veterinario, anche perché quando si raggiungono questi sintomi rimane poi ben poco da fare, e lo stesso veterinario non riesce più a risolvere la situazione.

    Per questo motivo, è bene saper riconoscere i sintomi per capire che è il caso di recarci in un ambulatorio, o in una clinica, quanto prima.

    Conoscere le cause ci permette di non dare alimenti pericolosi al cane, farmaci per uso umano e di non lasciare l’antigelo a portata di cane (!) ma conoscere i sintomi ci permette di risolvere quanto prima un problema che, in buona fede, può non dipendere da noi.

    Ma mette in serio pericolo la vita del nostro amico a quattro zampe.

  • Acute kidney failure: kidneys suddenly stop working

     Often, when it comes to older dogs and cats but also people, we hear about kidney problems.

    The kidneys are much more important than you think, and their main job is to remove toxic substances from the blood and throw them away through urine.

    If the kidneys stop working, the toxins remain in the blood, starting to damage organs and causing serious damages. This situation appears very slowly and gradually in elderly animals, there is however a variant in some ways more dangerous that appears suddenly: it is called acute renal failure.

    The causes

    There are many reasons why acute kidney failure can appear in a dog or cat. Some are easily avoidable, while others are more subtle. Fortunately, this situation can be solved, because the kidneys do not have a problem themselves, so once the cause that damages them is removed, they start working again, so a vet can completely heal this situation.

    Some causes are called pre-renal, they depend on a phenomenon that occurs before the blood reaches the kidney.

    One of the most frequent causes is a drop in blood pressure. If the pressure is low, the blood does not reach the kidney, which does not filter it, so in fact it does not work. There may be liver diseases, which can no longer detoxify the toxic substances ingested with food so that the kidney can expel them; even high fever, in some cases, causes kidney failure.

    The owner usually sees these conditions because the symptoms are particularly noticeable.

    Instead, we need to pay more attention to kidney causes, i.e. the presence of substances that are directly damaging the kidney. Some are infectious diseases such as Lehismania or Piroplasmosis, but others are poisonings: ethylene glycol is very dangerous. Human drugs given to the dog are also lethal. Finally, the ingestion of grapes, which has active ingredients that damage the kidney. These causes tend to depend on the mistakes of the owners, which is why we must be particularly careful.

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    Finally, there are the post-renal causes, which usually depend on the obstruction of the urinary tract. In short, stones. In this case, before the failure appears, other symptoms are seen, such as the animal, especially males, are very ill and expel urine in droplets from the pain caused by the stones. In this case, it is necessary to act as soon as possible to have them removed by a veterinarian.

    How to recognize acute renal failure

    Regardless of the causes, which we have reported above, it is really important for an owner is to recognize the symptoms. You can die with kidney failure if it is not treated and that is why if you recognize this situation you must intervene as soon as possible.

    The first thing we notice is a state of general malaise. The animal does not move, refuses to eat, sleeps or in any case stands aside on its own; there may be fever, the nose is hot and dry.

    Episodes of vomiting might appear, because the toxic substances that are not eliminated by the kidney remain in the blood, and when there are many they stimulate the gag reflex in the animal. They vomit stomach acids only if they haven’t eaten anything for a while. There may be traces of blood in the vomit.

    A very characteristic symptom, however, is anuria, the complete absence of urination. If you keep your dog indoors, think about how long it hasn’t been going to the toilet. If it’s been a long time, and he is not able to go to the toilet (if there are no kidney problems, even with a high fever he will pee the same), it could indicate the fact that urine is not present in the bladder at all and that it is not really produced, or that it fails to pass through.

    We pay close attention to this detail if the dog or cat (from the litter box for cats) has not peed for more than seven to eight hours.

    If the situation degenerates, then the tremors and convulsions begin, but at this point any responsible owner will have taken their pet to a veterinarian. However, when we reach this point there is not much to do, even for the vet.

    For this reason, it is good to know how to recognize the symptoms to understand when it is appropriate to go to a clinic as soon as possible.

    Knowing the causes allows us not to give dangerous food to the dog or drugs for human use. Knowing the symptoms allows us to solve as soon as possible a problem.

     

  • La clamidiosi del gatto: quando il micio espelle muco dagli occhi

    I gatti sono molto più sottoposti a contrarre le malattie infettive rispetto ad altri animali domestici, come i cani.

    Gatti e cani sono due animali molto diversi, per la loro natura, e mentre un cane lo possiamo controllare molto bene, il gatto fa un po’ quello che vuole, a meno che utilizziamo metodi piuttosto radicali come la castrazione.

    Il gatto esce di casa quando vuole, va dove vuole e torna quando vuole, e nelle sue passeggiate ha spesso a che fare con altri gatti, non sempre domestici.

    Sono proprio i randagi a trasmettere le malattie infettive, e quella di cui vi parliamo in questa pagina è fondamentalmente una delle meno gravi, ma non per questo va trascurata: parliamo infatti della Clamidiosi del gatto.

    Che cos’è

    La clamidiosi del gatto è una malattia infettiva batterica causata da Chlamidiophila felis. Si tratta di un batterio che si stabilisce in uno degli organi più delicati dell’intero organismo: l’occhio.

    Colpisce praticamente solo i gatti, quindi se abbiamo qualche altro animale non c’è pericolo; rispetto ad altre malattie, viene trasmessa solo per contatto diretto gatto-gatto, per cui se il nostro micio non entra in contatto con altri felini possiamo stare tranquilli.

    La trasmissione indiretta, invece, è molto rara, e se utilizziamo una ciotola comune tra più gatti difficilmente l’infezione si trasmetterà (ma potrebbero farlo altre malattie ben più gravi come la FeLV, quindi non facciamolo comunque).

    Diventa semplice capire che la via di trasmissione principale della malattia è quella in cui due gatti vengono a contatto, e uno dei due è malato. I gatti hanno il loro modo di comunicare, per cui possono mettersi a contatto o, cosa che fanno molto spesso, lottare tra di loro. Tra un graffio e un morso, alcuni batteri che sono presenti intorno all’occhio possono passare all’altro gatto che verrà così contagiato.

    Che cosa fa

    Come abbiamo detto, le conseguenze del contagio non sono gravi, anche se possono diventarlo se non facciamo nulla.

    Il batterio si stabilisce sulla superficie dell’occhio, dove inizia a moltiplicarsi; qui crea irritazione, e gli occhi diventano rossi e iniziano a lacrimare in modo molto profuso; le lacrime non saranno limpide, perché unite ai prodotti dei batteri avranno un aspetto più denso, simile al muco. In pratica, il gatto sembrerà piangere muco, che tra l’altro rimarrà incrostato sotto gli occhi.

    Inoltre, il fastidio lo porterà a strusciarsi sull’occhio con la zampa, che è sporca, portando così altri batteri che aggraveranno la situazione.

    Se non facciamo nulla, con la soluzione del solito (e sbagliato) “gli passerà”, le clamidie saranno così tante da scendere nel canale naso-lacrimale, un piccolo tubicino che collega l’occhio al naso (lo abbiamo anche noi, è per questo che quando smettiamo di piangere dobbiamo soffiarci il naso); le lacrime infette entrano lì, e possono uscire dal naso oppure entrare all’interno, fino a raggiungere i polmoni, dove si stabiliscono.

    La polmonite è la conseguenza più grave di questa malattia ed è molto frequente nei gatti piccoli, il cui sistema immunitario non è ancora ben sviluppato.

    Come si cura

    La difficoltà della cura della clamidiosi dipende da quanto tempo lasciamo passare. Se quando ci accorgiamo che il gatto inizia ad avere delle lacrime strane, che non se ne vanno, andiamo subito dal veterinario, probabilmente basteranno degli antibiotici per uso topico (un collirio da dare, insomma) per qualche giorno e il problema sarà risolto.

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    Se aspettiamo di più, dipende da quanto abbiamo aspettato, perché potrebbe a questo punto essere necessaria una terapia antibiotica più forte se le clamidie si sono diffuse molto nell’organismo, e in certi casi, specie se c’è febbre (a causa della polmonite) potrebbe essere necessario qualcosa di ancora più forte. Comunque, sta a noi non lasciare che la situazione degeneri.

    Nei giorni in cui si danno gli antibiotici è importante pulire spesso gli occhi con un panno umido, per rimuovere le lacrime incrostate e alleviare il fastidio.

    Molto importante, ma anche molto semplice, è la prevenzione. Se abbiamo più gatti, e uno è malato, teniamoli separati finché non sarà guarito, o la attaccherà a tutti gli altri.

    Se vediamo che qualche gatto gira per il quartiere e ha gli occhi molto arrossati magari evitiamo di far uscire il nostro gatto per qualche giorno, così da evitare il contatto, anche se obiettivamente è un po’ difficile da fare.

    Infine, ultimamente è disponibile un nuovo vaccino per la clamidiosi, che sembra funzionare piuttosto bene; se il nostro gatto sta in casa sempre non ne abbiamo bisogno, ma se gira potrebbe essere utile, perché la clamidiosi è molto diffusa tra i gatti: quando facciamo gli altri vaccini, possiamo chiedere consiglio al veterinario, che ci proporrà di farlo o meno in relazione alle abitudini del gatto e alla presenza della malattia nella zona in cui viviamo.

     

  • La cistite nei cani e nei gatti: una situazione che può essere pericolosa

    La cistite è l’infiammazione della vescica. È una patologia molto sottovalutata dai proprietari, e anche se può sembrare strano può portare i propri animali anche alla morte.

    In questo articolo cercheremo di capire quali sono le cause di questa situazione, ma soprattutto come rendersi conto che è presente, e appena vediamo che il nostro animale sta male potremo portarlo quanto prima dal veterinario, anche se è un giorno festivo: aspettare troppo potrebbe essere fatale.

    Iniziamo subito con il dire che questa situazione colpisce molto più i gatti rispetto ai cani, e molto più i maschi rispetto alle femmine. Se avete un gatto maschio, magari castrato, quindi, fate particolarmente attenzione.

    Cos’è la cistite

    La cistite è l’infiammazione della vescica, come abbiamo detto prima. La vescica è un organo “di riserva”, che serve a raccogliere le urine, provenienti dai reni, per poi espellerle tutte insieme nei momenti opportuni. Il funzionamento è molto simile a quello della nostra vescica.

    Si tratta di un organo che può dilatarsi molto, da quando è pieno a quando è vuoto, ma ovviamente non in modo illimitato per cui l’urina, ad un certo punto, deve essere espulsa.

    Ci sono due tipi di cistite: la prima è quella causata dai batteri, simile a quella che possiamo avere in qualsiasi altro organo. Da dolore, irritazione, quando l’animale urina perde un po’ di sangue perché i batteri rovinano la parete della vescica, ma fortunatamente non è ostruttiva. Va curata perché è molto dolorosa, ma viene risolta dal veterinario con un’appropriata terapia antibiotica.

    L’altra tipologia è la cistite da cristalli. Non c’entra nulla con le pietre preziose, anzi; sono quelli che comunemente indichiamo come calcoli.

    I calcoli si formano a causa di una serie di fattori predisponenti: il primo è la vita sedentaria, meno frequente nei cani perché comunque si portano a fare una passeggiata, più nei gatti. I castrati sono più sedentari degli interi.

    Poi c’è l’alimentazione: tanto più è ricca di minerali, in particolare di magnesio, tanto più c’è il rischio che questa sostanza, eliminata dai reni, si accumuli nelle urine; prima formerà dei piccoli congolmerati, chiamati comunemente “renella” e simili a sabbia, poi formerà dei veri e propri sassi.

    Queste situazioni, generalmente, non sono complicate da batteri, ma sono pericolose perché prima di tutto sono irritanti (pensate ad avere voi dei sassi nella vescica…) e poi, specie nel maschio dove l’uretra, che attraversa tutto il pene, è lunga, stretta e curva, questi sassolini, cercando di uscire con l’urina, spesso si incastrano causando un blocco vescicale.

     

    Blocco vescicale significa che l’urina smette proprio di passare. Inoltre il gatto si sforza, cerca di espellerla e così altri calcoli entrano in uretra, aggravando il problema. E così l’animale rimarrà senza urinare anche per dei giorni.

    Avete mai provato la sensazione di avere la vescica piena, magari perché per una o due ore non potevate andare in bagno perché eravate a fare una cosa importante? Ecco, ricordatevi come vi sentivate. E immaginate cosa può voler dire non urinare da due giorni.

    Quando non si urina, la vescica si riempie per prima cosa. Quando è impossibile dilatarsi oltre, non si rompe (è molto resistente) ma iniziano a riempirsi gli ureteri, i due tubi che collegano la vescica ai reni. E poi l’urina comincia a premere sui reni, che smettono di funzionare. E siccome sono organi vitali, se non funzionano si muore.

    Come si cura

    La cosa che mi premeva maggiormente nel paragrafo precedente è farvi capire quanto può essere grave la mancanza di urinazione. Ovviamente ci rendiamo conto che c’è qualche problema, l’animale sta male, sta seduto per cercare un po’ di sollievo, cerca di urinare ma emette solo poche gocce (che di solito gli sporcano il pelo) e può espellere anche del sangue per via dei calcoli che “graffiano” la vescica.

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    Dobbiamo portarlo quanto prima dal veterinario, che per prima cosa farà una centesi (una siringa nella vescica per estrarre un po’ di urina, per dare un po’ di sollievo all’animale) poi stabilirà se il problema deriva da batteri (e ci vorranno gli antibiotici) o se è dovuto ai cristalli, che devono essere tolti.

    Si prova prima a rispingerli in vescica spingendo con un catetere, se possibile; se non lo è, ci vuole un intervento chirurgico per rimuoverli. L’importante è però che andiamo subito dal medico, perché se passa troppo tempo i reni potrebbero essere compromessi, e non è detto che questo stato si possa curare. Facciamo attenzione, quindi.

    Se tutto si risolve per il meglio con i calcoli, il veterinario oltre alle medicine prescriverà un cambio di alimentazione. L’animale starà meglio nel giro di qualche settimana, e a questo punto i proprietari, di solito, tornano alla vecchia alimentazione: questo non va fatto!

    I cristalli si formano perché ci sono troppi minerali nel cibo, e tornare al vecchio cibo ricco di minerali invece che al nuovo, che ne è povero, significa far tornare i calcoli dopo qualche mese e iniziare tutto, di nuovo, da capo.

    Quando si cambia alimentazione per questo tipo di problemi, bisogna continuare a dare la nuova. Non facciamo i veterinari “autodidatti” solo perché l’animale sta meglio, ma continuiamo con quella che a tutti gli effetti è una terapia. L’animale è predisposto, e non è da escludere che i calcoli possano tornare.