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  • L’assicurazione per il gatto per tutelarsi da malattie e infortuni

    Se fino a qualche anno fa risultava difficile persino riconoscere i diritti fondamentali ai nostri amici a quattro zampe, oggi tutte le battaglie e i progressi portati avanti dai volontari e dagli amanti degli animali iniziano ad avere voce in capitolo. Tra i riconoscimenti più innovativi c’è sicuramente quello assicurativo, che permette ai proprietari di cani e gatti di stipulare delle polizze nei confronti di danni accidentali subìti o provocati a terzi dal proprio animale, oltre alla possibilità di ricevere una maggiore tutela sanitaria. Ma come funzionano queste polizze e che tipo di danni coprono?

    La responsabilità civile

    Nel caso specifico delle assicurazioni per il gatto, le situazioni coperte dalle polizze sono diverse rispetto a quelle per il cane, che abbiano già trattato in un articolo specifico.

    Il gatto, infatti, difficilmente potrà inseguire inferocito un malcapitato intento a fare jogging al parco, così come raramente sarà in grado di azzannare un cane senza essere provocato. È anche vero, però, che alcuni felini possono essere davvero indemoniati, arrivando ad attaccare con i propri artigli persino gli ospiti che frequentano la nostra casa. Al tempo stesso, non è poi così raro sentire storie di cani che sono stati colpiti da una “zampata” del gatto agli occhi.

    In sostanza, comunque, i gatti tendono ad attaccare solo se provocati. È il caso, ad esempio, dei bambini che scambiano il felino di casa per un giocattolo, tirandogli la coda o disturbandolo mentre è intento a dormire o a mangiare. Semplicemente, i gatti sono molto indipendenti ed esigono un grande rispetto per i propri spazi. Può capitare che alcuni felini siano più tolleranti nei confronti dell’uomo e degli altri animali, ma nella maggior parte dei casi potrebbero tirare fuori le unghie se disturbati.

    Se il vostro gatto appartiene alla categoria dei felini meno tolleranti, potreste optare per un’assicurazione che tuteli eventuali danni provocati nei confronti di cose o persone, inclusi altri animali. Si tratta di una comune polizza di Responsabilità Civile, con caratteristiche assicurative molto simili a quelle previste per la nostra automobile.

    In sostanza, questo tipo di polizza garantisce al proprietario una tutela economica per coprire i danni provocati dal proprio animale, sia che abbia attaccato una persona o un altro animale, sia se abbia rotto irreparabilmente un oggetto di valore, passeggiando sulle mensole di casa.

    Infortunio e malattie

    Un altro tipo di garanzia offerto dalle principali polizze per gli animali è quello che tutela le tasche dei proprietari in caso di infortunio o malattie.

    In questa categoria sono incluse principalmente le situazioni che si verificano a causa di fattori esterni, ad esempio nel caso in cui il nostro gatto venga investito da un’automobile o venga maltrattato da qualche malintenzionato.

    In queste circostanze, e in altre di questo tipo, potremo ricevere un rimborso parziale o totale del costo delle cure e di eventuali interventi chirurgici, incluse le spese di ricovero, riabilitazione, terapie e test diagnostici.

    Sono escluse, invece tutte le malattie congenite o ereditarie, così come eventuali neoplasie, dato che le polizze assicurative si basano soprattutto sul rischio che determinate situazioni possano verificarsi. In questi casi il rischio è sempre piuttosto elevato e prevedibile.

    È possibile anche richiedere una tutela in caso di morte per infortunio del proprio gatto.

    Molte polizze per il gatto prevedono anche la possibilità di richiedere una consulenza da parte di un veterinario convenzionato dalla compagnia o dall’ente assicurativo, in modo da ottenere un secondo parere riguardo il costo e le modalità di intervento. Allo stesso tempo, è possibile usufruire di un servizio legale in grado di tutelarci per portare avanti eventuali denunce.

    Situazioni escluse dal risarcimento

    Sono escluse dalla polizza diverse situazioni, in base al tipo di contratto che si vuole stipulare. Le più comuni sono:

    • Intervento di sterilizzazione o castrazione;

    • Interventi ai denti;

    • Interventi agli occhi non provocati da incidenti;

    • Alimenti e integratori;

    • Parto cesareo;

    • Vaccinazioni;

    • Antiparassitari;

    • Malattie prevenibili con le vaccinazioni obbligatorie;

    • Danni provocati da membri della famiglia.

    Al momento del contratto, il gatto deve essere in buona salute, regolarmente vaccinato per le malattie infettive principali e deve possedere un libretto sanitario valido ed aggiornato.

  • Insurance for cats to protect us against their diseases or accidents

     If until a few years ago it was difficult to recognize fundamental animal rights, today all the battles and progress carried out by volunteers and animal lovers begin to be noticed more and more every day. Among the most innovative awards, there is certainly the insurance one, which allows owners of dogs and cats to take out policies against accidental damage suffered or caused by their pet, as well as the possibility of receiving greater health protection. How do these policies work and what kind of damages do they cover?

    Civil liability

    In the specific case of insurance for cats, the situations covered by the policies are different from those for dogs, which we have already dealt with in a specific article.

    The cat, in fact, will hardly be able to chase an angry victim intent on jogging in the park, just as it will rarely be able to bite a dog without being provoked. It is also true, however, that some cats can be really possessive, even attacking the guests who come to our house with their claws. At the same time, its common to hear stories of dogs being hit by a cat’s “paw” in the eye.

    In essence, cats tend to attack only when provoked. This is the case, for example, of children who mistake the house cat for a toy, pulling its tail or disturbing it while it is intent on sleeping or eating. Quite simply, cats are very independent and require great respect for their spaces. It may happen that some felines are more tolerant towards humans and other animals, but in most cases, they will react aggressively if disturbed.

    If your cat belongs to the category of less tolerant felines, you could opt for an insurance that protects any damage caused to things or people, including other animals. It is a common civil liability policy, with insurance characteristics very similar to those provided for our car.

    Basically, this type of policy guarantees the owner an economic protection to cover the damage caused by his animal, whether he has attacked a person or another animal, or if he has irreparably broken an object of value, walking on the shelves of the house.

    Accidents and illnesses

    Another type of guarantee offered by the main pet policies is the one that protects the owners’ pockets in case of injury or illness.

    This category mainly includes situations that occur due to external factors, for example in the event that our cat is hit by a car or is mistreated by someone with bad intentions.

    In these circumstances, and in others of this type, we may receive partial or full reimbursement of the cost of treatment and any surgery, including hospitalization, rehabilitation, treatment and diagnostic testing costs.

    On the other hand, all congenital or hereditary diseases, as well as any neoplasms, are excluded, since insurance policies are mainly based on the risk that certain situations may occur. In these cases, the risk is always quite high and predictable.

    You can also apply this for protection in the event of your cat’s death from injury.

    Many policies for cats also provide the possibility of requesting advice from a veterinarian affiliated with the insurance company, in order to obtain a second opinion regarding the cost and methods of intervention. At the same time, it is possible to take advantage of a legal service able to protect us to carry out any complaints.

    Situations excluded from compensation

    Various situations are excluded from the policy, based on the type of contract to be stipulated. The most common are:

    • Intervention of sterilization or castration;
    • Dental surgery;
    • Eye interventions not caused by accidents;
    • Food and supplements;
    • Caesarean;
    • Vaccinations;
    • Pesticides;
    • Diseases which can be prevented with compulsory vaccinations;
    • Damage caused by family members.

    At the time of the contract, the cat must be in good health, regularly vaccinated for the main infectious diseases and must have a valid and updated health booklet.

     

  • Perché il cane “monta” la nostra gamba, gli oggetti e gli altri animali?

    Una delle lamentele più frequenti che i proprietari avanzano nei confronti del proprio cane è quella della cosiddetta “monta”. Avete organizzato una cena tra parenti, ma non appena vi accomodate tutti sul divano, ecco che Fido si aggrappa con tutte le sue forze alla gamba della nonna, cominciando a muovere il bacino ritmicamente, proprio come se volesse simulare l’atto sessuale. L’imbarazzo in questi casi è scontato, perché tutti noi colleghiamo inevitabilmente questo atteggiamento ad una manifestazione con chiari intenti di tipo sessuale. In realtà non sempre è così.

    Il significato della monta

    Pensiamoci bene. La monta “inappropriata” ha come oggetto soprattutto le nostre gambe, i cuscini, le coperte e persino i cani dello stesso sesso o addirittura di specie diversa. Chi di noi non ha mai visto un cane femmina alle prese con la monta di un cane maschio? Girano su internet persino immagini buffe di cani avvinghiati a gatti e altri animali.

    Spiegare tutto ciò come una questione sessuale sarebbe troppo riduttivo. Siamo “programmati” fisiologicamente proprio per riprodurci, per cui figuriamoci se un cane non è in grado di capire perfettamente con chi può accoppiarsi e con chi invece no.

    Ma allora quali sono le ragioni della monta?cani monta gerarchica

    Una delle ragioni più frequenti, soprattutto nei cuccioli e nelle femmine, è quella dell’eccitazione, intesa non in senso sessuale ma proprio come scarica di adrenalina. Tornate a casa dopo una giornata di lavoro e iniziate a giocare con il vostro cane. La sua felicità è indescrivibile e il livello di attivazione fisica e mentale è alle stelle. È proprio per questo che alcuni cani possono iniziare a “montare” la gamba del proprietario. In questa particolare situazione, non sta facendo altro che cercare di abbassare i livelli di adrenalina, usandoci a tutti gli effetti come una valvola di sfogo per l’energia in eccesso che ha accumulato durante il gioco.

    La stessa reazione potrebbe generarsi nel cane troppo ansioso o stressato, che monterebbe oggetti o persone per alleviare la tensione e lo stress accumulato. È questo il caso tipico dei luoghi affollati, dell’introduzione di nuovi animali o bambini, o comunque tutte le situazioni che possono stressare il cane.

    In alcuni casi, il cane potrebbe “montare” la gamba del proprietario per ricevere le sue attenzioni. Se ogni volta che lo fa, gli diciamo di smetterla, lo spostiamo fisicamente o ci ridiamo su, il cane potrebbe interpretare tutti questi gesti come delle attenzioni che finalmente gli concediamo. Se poi reagiamo spintonandolo o con un approccio fisico più forte, potrebbe addirittura credere che lo stiamo facendo per dare inizio ad un gioco divertente.

    Secondo altre teorie, invece, alcuni cani potrebbero mettere in atto la cosiddetta “monta gerarchica”. In pratica, il cane monterebbe un suo simile che ritiene inferiore dal punto di vista gerarchico, proprio per imporre la propria dominanza. In base a questa teoria, quindi, il cane monterebbe la gamba del proprietario che non è stato in grado di assumere il ruolo di capobranco. Questo non vuol dire che dobbiamo cominciare a punirlo e strillare per renderci più autoritari agli occhi del nostro cane, anzi. Quello che dobbiamo fare è cercare di essere per il cane una figura da seguire, rispettare ed ascoltare. Una guida e non un maestro cattivo da temere.

    Ricordiamoci che dominanza non è sinonimo di aggressività, come spesso viene erroneamente percepito da molti proprietari. Piuttosto, un cane che tende a montare tutte le persone e gli animali che incontra, potrebbe essere davvero molto insicuro.

    Cosa fare

    Quello che dobbiamo fare è prima di tutto osservare attentamente il nostro cane. Cerchiamo di capire quali sono le situazioni che stimolano di più la monta, quali partner impropri preferisce, ma soprattutto come reagiamo noi ogni volta che lo fa. In questo modo potremmo prima di tutto arrivare a comprendere quale tra le ragioni che abbiamo elencato potrebbe essere la causa della monta da parte del nostro cane.

    Le soluzioni sono diverse in base all’origine del comportamento “anomalo”.

    L’unica cosa che possiamo fare ogni volta che il nostro cane monta persone, oggetti o altri animali è interromperlo, senza sgridarlo o punirlo per nessuna ragione. Il cane non capirebbe il motivo della nostra rabbia e potrebbe sentirsi confuso o spaventato.

    Piuttosto, ogni volta che lo becchiamo sul fatto, emettiamo un suono acuto battendo le mani, per poterlo distrarre.

    Se invece tenta di montare la nostra gamba durante il gioco o quando è troppo eccitato, ignoriamolo e cerchiamo di scansarci senza guardarlo né toccarlo. Potrebbe interpretare qualunque nostro gesto come delle attenzioni, rinforzando il suo atteggiamento.

    Solo una volta che avrà smesso, possiamo premiarlo, ad esempio concedendogli uno dei suoi giocattoli preferiti.

  • Il Manuale di Pronto Soccorso per Animali

    Il nostro sito, SocialDogCat.com, si occupa prevalentemente di salute e benessere degli animali domestici.

    Se avete bisogno di informazioni sul comportamento del vostro cane o del vostro gatto, sul funzionamento delle malattie o dei vaccini, sugli aspetti legali che interessano un proprietario di animali domestici, potete consultare le nostre pagine e troverete sicuramente l’articolo più adatto alle vostre esigenze.

    Tuttavia, nonostante la rete sia sempre più diffusa, in alcune situazioni non è raggiungibile, perché magari non abbiamo un telefono compatibile, o semplicemente “non prende”, o ancora non abbiamo il computer a portata di mano.

    Le situazioni più gravi sono sicuramente quelle in cui è necessario un intervento urgente per il nostro cane o il nostro gatto.

    Con tutti gli scongiuri, può succedere che il nostro cane inizi a tremare improvvisamente, o inizi a vomitare, o ancora si faccia male e ci rendiamo conto che si è rotto un osso. Il primo istinto è quello di portarlo dal veterinario, operazione che ovviamente va effettuata, ma non è sempre la prima scelta.

    In alcune situazioni, infatti, il tempo per prendere l’auto, partire e raggiungere la clinica veterinaria più vicina, per quanto breve possa essere è comunque troppo e la situazione del nostro animale potrebbe peggiorare.

    Per questo abbiamo deciso di scrivere un eBook, un libro elettronico che potete inserire su qualsiasi vostro dispositivo: computer, tablet, telefoni o lettori eBook. Ovviamente potrete anche stamparlo e leggerlo su carta.

    Il titolo del libro è “Manuale di Pronto Soccorso per Animali”, scritto da Valerio Guiggi, dottore in Medicina Veterinaria e responsabile scientifico del sito, e da Antonella Schiavone, studentessa in Medicina Veterinaria.

    Il libro è stato pensato per un doppio utilizzo: il primo è ovviamente quello della lettura “normale”, in tranquillità, che servirà ad informarvi così da essere sempre pronti, sapendo come agire, nel caso in cui succedesse qualcosa al vostro cane o al vostro gatto.

    Il secondo utilizzo è quello delle situazioni di emergenza: il libro è stato suddiviso in sezioni rapidamente consultabili in condizioni di necessità, così che potrete trovare immediatamente le informazioni su ciò che sta accadendo al vostro animale e su come comportarvi prima di raggiungere il medico veterinario.

     

    L’eBook è pensato per essere portato sempre con noi, sfruttando smartphone e tablet che sempre più utenti hanno con sé; nel libro non trovate solo parole ma anche disegni schematici che spiegano come effettuare le operazioni più semplici, ad esempio le prime fasciature ai nostri animali.

    Il download è gratuito, e per scaricare il libro è sufficiente registrarsi tramite il form che trovate in questa pagina. Fate ben attenzione ad inserire il vostro indirizzo email corretto, visto che proprio a quell’indirizzo verrà inviato un messaggio di posta elettronica in cui troverete allegata la copia del libro in vari formati.

    Scegliete quello più adatto al dispositivo che possedete, quindi copiate il manuale tramite computer sul vostro lettore eBook, smartphone, tablet, consultatelo direttamente da PC oppure stampatelo.

    Potete anche aprire l’email direttamente dal vostro smartphone o tablet: in questo caso avrete bisogno di installare specifiche app per poterlo leggere (per esempio, iBooks dall’App Store se avete un iPhone o iPad, o Google Play Books dal Play Store se avete un dispositivo Android).

    Controllate quindi che il libro funzioni e ricordate di non cancellarlo: se avrete il dispositivo con voi, anche in assenza di connessione ad internet, saprete sempre cosa fare con il vostro animale in situazioni di necessità.

    L’estratto gratuito del Manuale di Pronto Soccorso per Animali vi sarà inviato al vostro indirizzo mail dopo esservi registrati in questa pagina

  • First aid manual for animals

    Our site, SocialDogCat.com, is primarily concerned with the health and welfare of pets.

    If you need information on the behaviour of your dog or cat, on the functioning of diseases or vaccines, on the legal aspects that affect a pet owner, you can consult our pages and you will surely find the article that best suits your needs.

    However, although the network is increasingly widespread, in some situations it is not reachable, because perhaps we do not have a compatible phone, or still do not have a computer at hand. Perhaps we might even lack internet connection.

    The most serious situations are certainly those in which urgent intervention is necessary for our dog or our cat.

    With all the warnings, it can happen that our dog suddenly starts shaking, or starts vomiting, or even gets hurt and we realize that a bone has broken. The first instinct is to take him to the vet, which obviously must be done, but it is not always the first choice.

    In some situations, by the time we take the car and drive to our closest clinic it might be too late for the vet intervention.

    We have decided to write an eBook. An electronic book that you can insert on any of your devices: computers, tablets, phones or eBook readers. Of course, you can also print it and read it on paper.

    The title of the book is “Manual of First Aid for Animals”, written by Valerio Guiggi, Doctor of Veterinary Medicine and scientific director of the site, and by Antonella Schiavone, student in Veterinary Medicine.

    The book has been designed for a double use: the first is obviously to do normal reading, which will be useful to inform you so that you are always ready in case of an emergency.

    The second use is that of emergency situations: the book has been divided into sections that can be quickly consulted in conditions of need, so that you can immediately find information on what is happening to your pet and on how to behave before reaching the vet.

    The eBook is designed to be carried with us, using smartphones and tablets; in the book you will find written explanations as well as schematic drawings to explain how to carry out the simplest operations, for example the first bandages for our animals.

    The download is free. To download the book you simply register using the form you find on this page. Make sure you enter your correct email address, since an email message will be sent to that address in which you will find a copy of the book in various formats attached.

    Choose the one that best suits the device you have, then copy the manual via computer to your eBook reader, smartphone, tablet, consulting it directly from your PC or print it.

    You can also open the email directly from your smartphone or tablet: in this case you will need to install specific apps to be able to read it (for example, iBooks from the App Store if you have an iPhone or iPad, or Google Play Books from the Play Store if you have an Android device).

    So check that the book works and remember not to delete it: if you have the device with you, even without an internet connection, you will always know what to do with your pet in situations of need.

    The Animal First Aid Manual will be sent to your email address after registering on this page. If there are problems and the book does not arrive once registered and logged in, you can download the eBook via this page.

  • Le tenie nei cani e nei gatti: quali sono e come rimuoverle

    Tutti noi, nella vita, abbiamo sentito parlare delle tenie. Sono tra i parassiti umani più famosi, vermi lunghi anche dieci metri in un uomo, che si nutrono a sue spese e portano le persone a dimagrimento e, in certi casi, anche alla morte.

    Fortunatamente nell’uomo le tenie non sono più così diffuse come cinquanta anni fa, mentre i cani e i gatti non possono prendere la Tenia solium e la Tenia saginata, le due specie che colpiscono l’uomo.

    Tuttavia anche gli animali domestici hanno le loro tenie, che fanno parte dei parassiti intestinali, e che è bene conoscere per salvaguardare la loro salute e, a volte, anche la nostra.

    Cos’è una tenia

    Le tenie sono vermi. Appartengono al gruppo dei cosiddetti “vermi piatti” perché sono appiattiti lateralmente, e si comportano in modo particolare. Hanno una testa con quattro ventose che usano per attaccarsi alla parete dell’intestino per non staccarsene più, e crescono, allungandosi.

    Il loro corpo è fatto un po’ come la collana di un rosario, da tante piccole unità (dette proglottidi), in cui man mano maturano le uova. L’ultima di queste proglottidi, piena di uova, si stacca ed esce dall’intestino con le feci.

    Il problema della tenia dipende dal fatto che mangia le sostanze nutritive ingerite dal cane o dal gatto, togliendogli nutrimento.

    Dipylidium caninum

    La tenia sicuramente più pericolosa, e diffusa dalle nostre parti, che a discapito del nome colpisce sia i cani che i gatti, è sicuramente il Dipylidium caninum.

    Si tratta di un verme che può raggiungere dai quindici ai settanta centimetri di lunghezza, per un diametro di circa 3 millimetri. È lungo e sottile, insomma, e come potete capire creerà non pochi problemi perché è molto grande.

    L’animale lo prende in un modo particolare, ovvero ingerendo una pulce. Teoricamente colpirebbe anche l’uomo, ma è difficile che noi ingeriamo una pulce. Per i cani e i gatti, invece, è più semplice: sentono prurito, causato dalla pulce che si muove sulla pelle, e per calmarlo si mordicchiano.

    Se facendolo, accidentalmente, la pulce gli salta in bocca, poi la ingeriscono.

    La forma larvale della tenia si trova nella pulce, ma mentre quest’ultima viene digerita, il Dipylidium si trova perfettamente a proprio agio nell’intestino, dove si attacca ed inizia a crescere.

    Quando deporrà le uova, espulse con le feci, queste potranno essere mangiate dalle pulci che si infetteranno nuovamente.

    Se il nostro cane, o il gatto, ha questo verme nel suo intestino, lo noteremo per i sintomi abbastanza caratteristici: la diarrea per prima cosa, poi il vomito perché c’è qualcosa di troppo nell’apparato digerente. Inoltre l’appetito aumenta perché la tenia mangia metà del cibo che è ingerito dal cane o dal gatto, mentre l’animale dimagrisce proprio per lo stesso motivo.

    Uccidere le tenie non è difficile e ci sono dei medicinali appositi che verranno somministrati dal veterinario; quello che è importante è renderci conto del problema per portare l’animale dal medico prima che la situazione diventi troppo critica.

    Abbiamo detto che il problema, in origine, sono le pulci: per risolvere il problema alla radice, quindi, dobbiamo evitare che vengano in contatto con il cane o il gatto. Possiamo farlo semplicemente grazie agli antiparassitari che si trovano ovunque, da distribuire sulla pelle (Advantix, Frontline e via dicendo).

    Se, però, non abbiamo l’abitudine di dare questi prodotti all’animale, dobbiamo fare attenzione alla presenza delle pulci: accarezziamo il cane o il gatto contropelo, e se ci sono noteremo tanti puntini neri alla base dei singoli peli: sono le feci delle pulci, che indicano la presenza di pulci, che però difficilmente si riescono a vedere.

    Portiamo quindi il cane o il gatto dal veterinario che, oltre a somministrare degli antipulci per farle andare via, somministrerà anche i farmaci anti tenia in via preventiva, qualora il Dipylidium fosse riuscito ad entrare nell’organismo.

    Importante, se l’animale era affetto da questo verme, è anche pulire a fondo l’ambiente in cui vive: se ci fossero le uova della tenia, le pulci potrebbero mangiarle e torneremo ad avere lo stesso problema qualche mese dopo.

    Echinococcus granulosus

    Due parole anche su questa tenia, che colpisce i cani.

    In realtà, questo verme è cortissimo, non raggiunge il centimetro e non da problemi nel cane ma è molto, molto pericoloso per l’uomo e per gli animali che lo circondano.

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    Le uova sono espulse con le feci, e possono essere mangiate da animali erbivori (mucche, pecore, cavalli) o anche dall’uomo, ad esempio con una foglia di insalata, o frutti di bosco, o comunque prodotti dell’orto; negli erbivori e nell’uomo l’echinococco crea una ciste, che si posiziona nell’organismo (nel fegato, nei polmoni o nel cervello) e cresce pian piano, proprio come un tumore. Ci sono persone morte a causa di queste cisti, posizionate nel cervello, anche perché sono difficilissime da operare, sono come dei palloncini pieni d’acqua e se si rompono, anche per errore del chirurgo, se ne formano tante altre in tutto il corpo.

    Se chi macella gli animali erbivori, magari domesticamente, getta per terra gli organi non commestibili il cane può mangiarli e contaminarsi di nuovo con la tenia.

    Se abitate in campagna o avete animali che vengono macellati nei dintorni di casa, quindi, anche se l’echinococco non da problemi al cane sverminatelo almeno una volta all’anno. In questo modo potrete essere sicuri di eliminare le tenie dal suo organismo, e potrete mangiare i prodotti del vostro orto senza alcun timore di contrarre questo pericoloso parassita.

  • L’insufficienza renale cronica: come riconoscerla e salvare la vita al cane o al gatto

    I reni sono tra gli organi più importanti dell’organismo. Generalmente non li consideriamo, e quando pensiamo agli organi vitali pensiamo al cuore, o al cervello: molti non sanno che, se i reni smettono di funzionare, si muore.

    Questo vale sia per noi che per i nostri animali domestici, per cui, da proprietari amorevoli quali siamo, nel cercare in ogni modo di garantire una vita serena ai nostri cani e ai nostri gatti, è importante renderci conto che i reni hanno qualcosa che non va, cosa peraltro non facile, ed agire il prima possibile.

    L’insufficienza renale cronica

    Il lavoro principale del rene è quello di filtrare il sangue ed eliminare in questo modo le sostanze tossiche che vengono ingerite con il cibo o che vengono create dall’organismo stesso. Quelle che si chiamano comunemente scorie.

    Se il rene smettesse di funzionare all’improvviso (insufficienza renale acuta), per motivi come possono essere le infezioni renali, ce ne renderemmo conto. L’animale sta male, non mangia, ha la febbre, e chiunque lo porterebbe subito dal veterinario. Peraltro, essendo improvvisa, questa situazione è risolvibile e l’animale guarisce completamente.

    Se c’è una situazione di insufficienza renale cronica, invece, non è così.

    Il rene è un organo incapace di rigenerarsi, e una volta che è distrutto lo rimane, e le possibilità di salvezza sono solo la dialisi (rene artificiale) o il trapianto.

    A suo favore c’è però il fatto che il rene ha una grande capacità di compensazione. Se per il 30% ha smesso di funzionare, il rimanente 70% si rimbocca le maniche e riesce a fare anche il lavoro della parte che manca. Pensate alle persone a cui manca un rene, che riescono a vivere tranquillamente con l’altro.

    L’insufficienza renale cronica si presenta soprattutto negli animali anziani, perché gli stimoli che la causano devono agire per molto, molto tempo.

    Alimentazione sbagliata ma non marcatamente, troppi farmaci assunti nel corso della vita, problematiche ambientali, piccole malformazioni renali, malattie infettive come la peritonite infettiva del gatto sono tra le tante cause che possono danneggiare in modo lieve il rene, ma che a lungo andare portano alla perdita della sua funzionalità.

    Questa perdita all’inizio non si vede per nulla, quindi non sappiamo se ci sia o meno. Ad un certo punto iniziano a comparire dei sintomi, che sono sempre più evidenti nel giro però di molto tempo, diversi mesi.

    Saperli riconoscere precocemente significa, nella maggior parte dei casi, salvare la vita al cane o al gatto, perché esiste un “punto di non ritorno” superato il quale le possibilità di sopravvivenza sono scarse.

    Come riconoscere l’insufficienza renale cronica

    Quando non ci sono i sintomi, ovviamente, nessuno può capire che il rene sta iniziando ad avere malfunzionamenti. Non ci riesce nemmeno il veterinario, proprio perché il rene sa compensare la perdita di funzionalità, e le analisi del sangue e delle urine risultano perfette.

    Iniziamo a renderci conto che c’è qualcosa che non va quando il cane, o il gatto, inizia a bere ed urinare più del normale. E fin lì la causa potrebbe essere il caldo o l’attività fisica. Non allarmiamoci, ma iniziamo a fare attenzione a tutte le cose che diremo tra poco, specie se l’animale è anziano.

    Il cane, o il gatto, inizierà progressivamente a mangiare meno.

    Il rene, infatti, per il suo funzionamento normale, prima filtra e poi riassorbe perché filtra un po’ troppo. Inizialmente smette di funzionare il riassorbimento, e nelle urine finisce più acqua del normale; per questo l’animale orina orina di più (e beve di più per compensare).

    Poi smette di funzionare la parte che filtra: così le sostanze tossiche rimangono nel sangue e non vengono espulse, e creano uno stato di malessere, all’inizio.

    Questo stato di malessere porta, come dicevamo, a mangiare meno. Mangiando meno l’animale inizia anche a dimagrire, come conseguenza.

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    Successivamente queste sostanze tossiche daranno problemi ad altri apparati: uno è lo stomaco, e l’animale vomiterà sempre più di frequente; un’altro è l’intestino, ed avremo diarrea. Poi ci sono le mucose, e l’animale presenterà delle ulcere in bocca, particolarmente evidenti quando sbadiglia, rosse e dolorose.

    Da qui si arriverà ad un peggioramento piuttosto rapido, e ce ne accorgeremo perché l’alito dell’animale puzzerà di urina e perché l’animale non si muoverà quasi più, dormirà sempre. È il momento in cui i reni non funzionano quasi più, e l’animale è praticamente avvelenato da tutti i tossici che ha in circolo.

    Non dobbiamo arrivare a questa situazione. Se l’animale inizia a bere di più, ogni tanto vomita, ha la diarrea a intermittenza che dopo qualche giorno se ne va, poi torna… Portiamolo dal veterinario, non rimandiamo.

    A questo punto la situazione è ben evidente dalle analisi, e prima ce ne accorgiamo, prima si può iniziare una terapia. Sarà una terapia che manterrà i reni allo stato attuale, e comprenderà medicinali, movimento fisico e cambio di alimentazione. I reni non possono guarire, ma possiamo evitare che peggiorino e fare in modo che la situazione rimanga così com’è allo stato attuale.

    Per renderlo possibile, la terapia deve essere portata avanti per tutta la vita: interromperla significa che il rene inizierà nuovamente a peggiorare.

    L’insufficienza renale cronica è una delle cause principali di morte “per vecchiaia” di persone e animali. Renderci conto della sua presenza significa diagnosticarla, e diagnosticarla significa garantire all’animale mesi, se non anni, di vita, quando le uniche terapie funzionanti allo stato terminale, dialisi e trapianto, sono per molti proprietari impraticabili al giorno d’oggi.

  • Chronic renal failure, how to recognize it and and save an animals life

     The kidneys are among the most important organs in the body. Generally, we don’t consider them, and when we think of vital organs we think of the heart or the brain: many don’t know that if the kidneys stop working, we die.

    This applies to both our pets and us. As loving owners as we are, we need to be able to intervene on time if something is wrong.

    Chronic renal failure

    The main job of the kidney is to filter the blood and thus eliminate the toxic substances that are ingested with food or that are created by the body itself. What are commonly called slags.

    If the kidney suddenly stopped working (acute renal failure), for reasons such as kidney infections, we would realize it. The animal would feel sick, would not eat and would have a fever. We should immediately take him to the vet. We could find a solution in order to completely treat the animal.

    If there is a situation of chronic renal failure, however, this is not the case.

    The kidney is an organ unable to regenerate itself, and once it is destroyed it remains as it is, and the only chances to save the animal are dialysis (artificial kidney) or transplantation.

    In its favour, however, there is the fact that the kidneys have a great compensatory capacity. If 30% has stopped working, the remaining 70% roll up their sleeves and manage to do the work of the missing part. Think of the people who lack one kidney and are able to live peacefully with the other.

    Chronic renal failure occurs especially in elderly animals, because the stimuli that cause it must act for a long, long time.

    Wrong diet, too many drugs taken in the course of life, environmental problems, small renal malformations, infectious diseases such as infectious peritonitis in cats are among the many causes that can slightly damage the kidney, but which in the long run lead to loss of its functionality.

    At first, this loss is not seen at all, so we do not know if it exists or not. At some point, symptoms begin to appear, which are increasingly evident over a long time, several months actually.

    Knowing how to recognize these problems means, in most cases, saving the life of the dog or cat, because there is a “point of no return” beyond which the chances of survival are almost at zero.

    How to recognize chronic renal failure

    When there are no symptoms, of course, no one can tell that the kidney is starting to malfunction. Not even the vet can do it, precisely because the kidney can compensate for the loss of function, and the blood and urine tests are perfect.

    We begin to realize that something is wrong when the dog or cat starts drinking and urinating more than normal. So far the cause could be the heat or physical activity. Let’s not be alarmed, but let’s start paying closer attention to precise details to its routine, especially if the animal is elderly.

    The dog or cat will progressively begin to eat less.

    The kidney, in fact, for its normal functioning, firstly filters and then reabsorbs liquids because it filtered a little too much. Resorption stops working initially, and more water than normal ends up in the urine; for this reason the animal urinates more (and drinks more to compensate).

    Then the filtering part stops working: thus, the toxic substances remain in the blood and are not expelled.

    This state of malaise leads, as we said earlier, to loss of appetite. By eating less, the animal also begins to lose weight.

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    Subsequently, these toxic substances will give problems to other organs: one is the stomach, the animal will vomit more and more frequently; another is the intestine, he will have diarrhea. Then there are the mucous membranes; the animal will have ulcers in the mouth, particularly evident when yawning, red and painful.

    From here on, we will get to a rather rapid deterioration, and we will notice it because the animal’s breath will smell of urine and because the animal will hardly move anymore, it will always sleep. This is when the kidneys hardly work anymore, and the animal is practically poisoned by all the toxins in its circulation.

    We don’t have to get to this situation. If the animal starts to drink more, vomits occasionally, has intermittent diarrhea that goes away after a few days and then comes back … Let’s take it to the vet and not postpone the visit.

    At this point the situation is clearly evident from the analysis, and the sooner we realize it, the sooner a therapy can be started. It will be a therapy that will keep the kidneys in their current state, and will include medicines, physical movement and a change in diet. The kidneys cannot heal, but we can prevent them from getting worse and keeping the situation as it is.

    To make this possible, the therapy must be continued throughout life: stopping it means that the kidney will start to deteriorate again.

    Chronic renal failure is one of the main causes of death “from old age” of people and animals. Realizing its presence means diagnosing it, and diagnosing it means guaranteeing the animal months if not years of life.

  • Le fratture del cane e del gatto: come dobbiamo comportarci

    La maggior parte delle malattie, o comunque delle problematiche, che riguardano i cani e i gatti, possono essere evitate tramite un sistema di prevenzione. Possiamo evitare che il nostro cane lecchi per terra, che i gatti litighino, che gli insetti pungano, possiamo fornire un’alimentazione adeguata.

    Eppure ci sono delle situazioni in cui possiamo fare ben poco, con tutto l’amore che possiamo avere verso i nostri animali. Le fratture sono tra queste, e possono verificarsi per motivi futili, come un animale che mette male una zampa, che cade male dopo un salto o che, inavvertitamente, rimane colluso con l’auto mentre facciamo marcia indietro nel vialetto di casa.

    Sono cose che possono succedere e contro cui possiamo fare poco, ma è importante sapere come comportarci in certe situazioni.

    Cosa sono le fratture

    Definire una frattura non è difficile: è la rottura di un osso. Tutte le ossa possono fratturarsi, ma quelle che lo fanno più frequentemente sono quelle degli arti, le ossa lunghe, quindi quelle che compongono le zampe (omero, radio, ulna, femore e tibia).

    Possiamo avere due tipi di frattura: la frattura composta, in cui l’osso è spezzato solo da una parte e non dall’altra (avete presente quando piegate una banana e questa si rompe da una parte, mentre dall’altra i due monconi rimangono attaccati? Ecco, quella è una frattura composta) e la frattura scomposta, dove i due monconi ossei sono completamente staccati uno dall’altro. Tra le seconde, le fratture possono essere non esposte quando le ossa sono comunque all’interno dell’arto, oppure esposte quando vediamo l’osso da fuori, ad occhio nudo, che sono le peggiori.

    Ovviamente se un cane o un gatto si frattura una zampa bisogna portarlo dal veterinario quanto prima, perché la frattura può peggiorare (da composta a scomposta, da non esposta a esposta, da esposta a infetta) ma ci sono degli accorgimenti che dobbiamo prendere prima di partire, specialmente se non abbiamo un ambulatorio o una clinica vicino a casa.

    Come comportarci con un animale fratturato

    Fondamentalmente, il nostro compito di proprietari è quello di impedire che la situazione peggiori. Solo una radiografia, una lastra, fatta dai veterinari potrà far capire quale sia effettivamente il problema e se ci sia bisogno di un intervento chirurgico per risolvere la situazione.

    Nel caso di fratture più particolari, delle ossa del cranio o delle costole, possiamo fare ben poco, perché in questo caso ci sarà comunque bisogno di un intervento.

    Nel caso degli arti, invece, notiamo che l’animale ha un problema ad una zampa perché, fondamentalmente, zoppica. Proviamo a toccare l’arto incriminato: se l’animale non ha dolore, generalmente si può escludere una frattura (può essere uno stiramento muscolare); se ringhia o soffia e non vuole che si tocchi quel punto, le cose iniziano a farsi più serie.

    Nel caso di fratture scomposte, le conseguenze si vedono chiaramente: la parte dell’arto più vicina a terra dondola e si muove per conto proprio rispetto al resto della zampa, segno che l’osso è completamente spezzato.

    Noi dobbiamo tenerlo più fermo possibile in attesa di raggiungere il veterinario.

    Prendiamo quindi una scatola di cartone, che tutti abbiamo in casa, e tagliamone un lato così da avere un pannello di cartone lungo, all’incirca, quanto la zampa del cane o del gatto.

    Prendiamo quindi l’animale e poggiamo la zampa controlaterale (se è rotta una zampa anteriore poggiamo l’altra zampa anteriore, quella sana) sul cartone e, con una penna o una matita, ricalchiamone il contorno disegnandolo. Tagliamo quindi con le forbici  la forma che abbiamo disegnato.

    Avremo così una zampa di cartone delle dimensioni della zampa del nostro animale.

    Appoggiamola quindi alla zampa fratturata, poi leghiamola con della garza, molto stretta, che arrotolata fermi la zampa al cartone. Abbiamo così realizzato una “steccatura” domestica.

    fra2

    Una volta assicurati che, grazie al nostro intervento, la zampa fratturata non possa muoversi, possiamo andare dal veterinario che eseguirà una radiografia e porrà la zampa nella condizione più consona.

    La guarigione delle fratture

    In base alla situazione della frattura originale, può bastare una rigida steccatura, o il gesso, perché possa guarire (nel caso delle fratture composte) o sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene impiantato un supporto metallico per rimettere insieme i due monconi e far sì che non possono muoversi (nel caso di fratture scomposte).

    L’osso è un tessuto che tende a guarire e, soprattutto, guarisce completamente a differenza di altri come la pelle (dove, invece, rimane la cicatrice, segno di guarigione che non si completerà mai).

    Chiaramente ci vuole del tempo, che varia in base alla gravità della frattura stessa e all’età dell’animale (un anziano impiegherà più tempo di un giovane).

    Ci sono due regole fondamentali per spingere la guarigione il più possibile: la prima è agire tempestivamente, come abbiamo detto prima, quando la frattura si verifica; se non lo facciamo i due monconi potrebbero iniziare a riattaccarsi spontaneamente in una posizione innaturale e questo potrebbe significare impossibilità per l’animale di tornare a camminare correttamente.

    La seconda è, dopo l’intervento veterinario, di tenere in funzione la zampa. Se il cane o il gatto cerca di fare qualche passo, non lo fermiamo perché si fa male, ma lasciamolo fare. Certo, sentirà dolore, ma la pressione del corpo sul pavimento stimola la guarigione delle ossa, che sarà così più rapida e avverrà correttamente.

    Con questi semplici consigli il nostro animale potrà tornare a camminare correttamente, come tutti gli altri, e come se non avesse mai avuto questo problema.

    La maggior parte delle malattie, o comunque delle problematiche, che riguardano i cani e i gatti, possono essere evitate tramite un sistema di prevenzione. Possiamo evitare che il nostro cane lecchi per terra, che i gatti litighino, che gli insetti pungano, possiamo fornire un’alimentazione adeguata.

    Eppure ci sono delle situazioni in cui possiamo fare ben poco, con tutto l’amore che possiamo avere verso i nostri animali. Le fratture sono tra queste, e possono verificarsi per motivi futili, come un animale che mette male una zampa, che cade male dopo un salto o che, inavvertitamente, rimane colluso con l’auto mentre facciamo marcia indietro nel vialetto di casa.

    Sono cose che possono succedere e contro cui possiamo fare poco, ma è importante sapere come comportarci in certe situazioni.

    Cosa sono le fratture

    Definire una frattura non è difficile: è la rottura di un osso. Tutte le ossa possono fratturarsi, ma quelle che lo fanno più frequentemente sono quelle degli arti, le ossa lunghe, quindi quelle che compongono le zampe (omero, radio, ulna, femore e tibia).

    Possiamo avere due tipi di frattura: la frattura composta, in cui l’osso è spezzato solo da una parte e non dall’altra (avete presente quando piegate una banana e questa si rompe da una parte, mentre dall’altra i due monconi rimangono attaccati? Ecco, quella è una frattura composta) e la frattura scomposta, dove i due monconi ossei sono completamente staccati uno dall’altro. Tra le seconde, le fratture possono essere non esposte quando le ossa sono comunque all’interno dell’arto, oppure esposte quando vediamo l’osso da fuori, ad occhio nudo, che sono le peggiori.

    Ovviamente se un cane o un gatto si frattura una zampa bisogna portarlo dal veterinario quanto prima, perché la frattura può peggiorare (da composta a scomposta, da non esposta a esposta, da esposta a infetta) ma ci sono degli accorgimenti che dobbiamo prendere prima di partire, specialmente se non abbiamo un ambulatorio o una clinica vicino a casa.

    Come comportarci con un animale fratturato

    Fondamentalmente, il nostro compito di proprietari è quello di impedire che la situazione peggiori. Solo una radiografia, una lastra, fatta dai veterinari potrà far capire quale sia effettivamente il problema e se ci sia bisogno di un intervento chirurgico per risolvere la situazione.

    Nel caso di fratture più particolari, delle ossa del cranio o delle costole, possiamo fare ben poco, perché in questo caso ci sarà comunque bisogno di un intervento.

    Nel caso degli arti, invece, notiamo che l’animale ha un problema ad una zampa perché, fondamentalmente, zoppica. Proviamo a toccare l’arto incriminato: se l’animale non ha dolore, generalmente si può escludere una frattura (può essere uno stiramento muscolare); se ringhia o soffia e non vuole che si tocchi quel punto, le cose iniziano a farsi più serie.

    Nel caso di fratture scomposte, le conseguenze si vedono chiaramente: la parte dell’arto più vicina a terra dondola e si muove per conto proprio rispetto al resto della zampa, segno che l’osso è completamente spezzato.

    Noi dobbiamo tenerlo più fermo possibile in attesa di raggiungere il veterinario.

    Prendiamo quindi una scatola di cartone, che tutti abbiamo in casa, e tagliamone un lato così da avere un pannello di cartone lungo, all’incirca, quanto la zampa del cane o del gatto.

    Prendiamo quindi l’animale e poggiamo la zampa controlaterale (se è rotta una zampa anteriore poggiamo l’altra zampa anteriore, quella sana) sul cartone e, con una penna o una matita, ricalchiamone il contorno disegnandolo. Tagliamo quindi con le forbici  la forma che abbiamo disegnato.

    Avremo così una zampa di cartone delle dimensioni della zampa del nostro animale.

    Appoggiamola quindi alla zampa fratturata, poi leghiamola con della garza, molto stretta, che arrotolata fermi la zampa al cartone. Abbiamo così realizzato una “steccatura” domestica.

    fra2

    Una volta assicurati che, grazie al nostro intervento, la zampa fratturata non possa muoversi, possiamo andare dal veterinario che eseguirà una radiografia e porrà la zampa nella condizione più consona.

    La guarigione delle fratture

    In base alla situazione della frattura originale, può bastare una rigida steccatura, o il gesso, perché possa guarire (nel caso delle fratture composte) o sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene impiantato un supporto metallico per rimettere insieme i due monconi e far sì che non possono muoversi (nel caso di fratture scomposte).

    L’osso è un tessuto che tende a guarire e, soprattutto, guarisce completamente a differenza di altri come la pelle (dove, invece, rimane la cicatrice, segno di guarigione che non si completerà mai).

    Chiaramente ci vuole del tempo, che varia in base alla gravità della frattura stessa e all’età dell’animale (un anziano impiegherà più tempo di un giovane).

    Ci sono due regole fondamentali per spingere la guarigione il più possibile: la prima è agire tempestivamente, come abbiamo detto prima, quando la frattura si verifica; se non lo facciamo i due monconi potrebbero iniziare a riattaccarsi spontaneamente in una posizione innaturale e questo potrebbe significare impossibilità per l’animale di tornare a camminare correttamente.

    La seconda è, dopo l’intervento veterinario, di tenere in funzione la zampa. Se il cane o il gatto cerca di fare qualche passo, non lo fermiamo perché si fa male, ma lasciamolo fare. Certo, sentirà dolore, ma la pressione del corpo sul pavimento stimola la guarigione delle ossa, che sarà così più rapida e avverrà correttamente.

    Con questi semplici consigli il nostro animale potrà tornare a camminare correttamente, come tutti gli altri, e come se non avesse mai avuto questo problema.

    La maggior parte delle malattie, o comunque delle problematiche, che riguardano i cani e i gatti, possono essere evitate tramite un sistema di prevenzione. Possiamo evitare che il nostro cane lecchi per terra, che i gatti litighino, che gli insetti pungano, possiamo fornire un’alimentazione adeguata.

    Eppure ci sono delle situazioni in cui possiamo fare ben poco, con tutto l’amore che possiamo avere verso i nostri animali. Le fratture sono tra queste, e possono verificarsi per motivi futili, come un animale che mette male una zampa, che cade male dopo un salto o che, inavvertitamente, rimane colluso con l’auto mentre facciamo marcia indietro nel vialetto di casa.

    Sono cose che possono succedere e contro cui possiamo fare poco, ma è importante sapere come comportarci in certe situazioni.

    Cosa sono le fratture

    Definire una frattura non è difficile: è la rottura di un osso. Tutte le ossa possono fratturarsi, ma quelle che lo fanno più frequentemente sono quelle degli arti, le ossa lunghe, quindi quelle che compongono le zampe (omero, radio, ulna, femore e tibia).

    Possiamo avere due tipi di frattura: la frattura composta, in cui l’osso è spezzato solo da una parte e non dall’altra (avete presente quando piegate una banana e questa si rompe da una parte, mentre dall’altra i due monconi rimangono attaccati? Ecco, quella è una frattura composta) e la frattura scomposta, dove i due monconi ossei sono completamente staccati uno dall’altro. Tra le seconde, le fratture possono essere non esposte quando le ossa sono comunque all’interno dell’arto, oppure esposte quando vediamo l’osso da fuori, ad occhio nudo, che sono le peggiori.

    Ovviamente se un cane o un gatto si frattura una zampa bisogna portarlo dal veterinario quanto prima, perché la frattura può peggiorare (da composta a scomposta, da non esposta a esposta, da esposta a infetta) ma ci sono degli accorgimenti che dobbiamo prendere prima di partire, specialmente se non abbiamo un ambulatorio o una clinica vicino a casa.

    Come comportarci con un animale fratturato

    Fondamentalmente, il nostro compito di proprietari è quello di impedire che la situazione peggiori. Solo una radiografia, una lastra, fatta dai veterinari potrà far capire quale sia effettivamente il problema e se ci sia bisogno di un intervento chirurgico per risolvere la situazione.

    Nel caso di fratture più particolari, delle ossa del cranio o delle costole, possiamo fare ben poco, perché in questo caso ci sarà comunque bisogno di un intervento.

    Nel caso degli arti, invece, notiamo che l’animale ha un problema ad una zampa perché, fondamentalmente, zoppica. Proviamo a toccare l’arto incriminato: se l’animale non ha dolore, generalmente si può escludere una frattura (può essere uno stiramento muscolare); se ringhia o soffia e non vuole che si tocchi quel punto, le cose iniziano a farsi più serie.

    Nel caso di fratture scomposte, le conseguenze si vedono chiaramente: la parte dell’arto più vicina a terra dondola e si muove per conto proprio rispetto al resto della zampa, segno che l’osso è completamente spezzato.

    Noi dobbiamo tenerlo più fermo possibile in attesa di raggiungere il veterinario.

    Prendiamo quindi una scatola di cartone, che tutti abbiamo in casa, e tagliamone un lato così da avere un pannello di cartone lungo, all’incirca, quanto la zampa del cane o del gatto.

    Prendiamo quindi l’animale e poggiamo la zampa controlaterale (se è rotta una zampa anteriore poggiamo l’altra zampa anteriore, quella sana) sul cartone e, con una penna o una matita, ricalchiamone il contorno disegnandolo. Tagliamo quindi con le forbici  la forma che abbiamo disegnato.

    Avremo così una zampa di cartone delle dimensioni della zampa del nostro animale.

    Appoggiamola quindi alla zampa fratturata, poi leghiamola con della garza, molto stretta, che arrotolata fermi la zampa al cartone. Abbiamo così realizzato una “steccatura” domestica.

    fra2

    Una volta assicurati che, grazie al nostro intervento, la zampa fratturata non possa muoversi, possiamo andare dal veterinario che eseguirà una radiografia e porrà la zampa nella condizione più consona.

    La guarigione delle fratture

    In base alla situazione della frattura originale, può bastare una rigida steccatura, o il gesso, perché possa guarire (nel caso delle fratture composte) o sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene impiantato un supporto metallico per rimettere insieme i due monconi e far sì che non possono muoversi (nel caso di fratture scomposte).

    L’osso è un tessuto che tende a guarire e, soprattutto, guarisce completamente a differenza di altri come la pelle (dove, invece, rimane la cicatrice, segno di guarigione che non si completerà mai).

    Chiaramente ci vuole del tempo, che varia in base alla gravità della frattura stessa e all’età dell’animale (un anziano impiegherà più tempo di un giovane).

    Ci sono due regole fondamentali per spingere la guarigione il più possibile: la prima è agire tempestivamente, come abbiamo detto prima, quando la frattura si verifica; se non lo facciamo i due monconi potrebbero iniziare a riattaccarsi spontaneamente in una posizione innaturale e questo potrebbe significare impossibilità per l’animale di tornare a camminare correttamente.

    La seconda è, dopo l’intervento veterinario, di tenere in funzione la zampa. Se il cane o il gatto cerca di fare qualche passo, non lo fermiamo perché si fa male, ma lasciamolo fare. Certo, sentirà dolore, ma la pressione del corpo sul pavimento stimola la guarigione delle ossa, che sarà così più rapida e avverrà correttamente.

    Con questi semplici consigli il nostro animale potrà tornare a camminare correttamente, come tutti gli altri, e come se non avesse mai avuto questo problema.

    La maggior parte delle malattie, o comunque delle problematiche, che riguardano i cani e i gatti, possono essere evitate tramite un sistema di prevenzione. Possiamo evitare che il nostro cane lecchi per terra, che i gatti litighino, che gli insetti pungano, possiamo fornire un’alimentazione adeguata.

    Eppure ci sono delle situazioni in cui possiamo fare ben poco, con tutto l’amore che possiamo avere verso i nostri animali. Le fratture sono tra queste, e possono verificarsi per motivi futili, come un animale che mette male una zampa, che cade male dopo un salto o che, inavvertitamente, rimane colluso con l’auto mentre facciamo marcia indietro nel vialetto di casa.

    Sono cose che possono succedere e contro cui possiamo fare poco, ma è importante sapere come comportarci in certe situazioni.

    Cosa sono le fratture

    Definire una frattura non è difficile: è la rottura di un osso. Tutte le ossa possono fratturarsi, ma quelle che lo fanno più frequentemente sono quelle degli arti, le ossa lunghe, quindi quelle che compongono le zampe (omero, radio, ulna, femore e tibia).

    Possiamo avere due tipi di frattura: la frattura composta, in cui l’osso è spezzato solo da una parte e non dall’altra (avete presente quando piegate una banana e questa si rompe da una parte, mentre dall’altra i due monconi rimangono attaccati? Ecco, quella è una frattura composta) e la frattura scomposta, dove i due monconi ossei sono completamente staccati uno dall’altro. Tra le seconde, le fratture possono essere non esposte quando le ossa sono comunque all’interno dell’arto, oppure esposte quando vediamo l’osso da fuori, ad occhio nudo, che sono le peggiori.

    Ovviamente se un cane o un gatto si frattura una zampa bisogna portarlo dal veterinario quanto prima, perché la frattura può peggiorare (da composta a scomposta, da non esposta a esposta, da esposta a infetta) ma ci sono degli accorgimenti che dobbiamo prendere prima di partire, specialmente se non abbiamo un ambulatorio o una clinica vicino a casa.

    Come comportarci con un animale fratturato

    Fondamentalmente, il nostro compito di proprietari è quello di impedire che la situazione peggiori. Solo una radiografia, una lastra, fatta dai veterinari potrà far capire quale sia effettivamente il problema e se ci sia bisogno di un intervento chirurgico per risolvere la situazione.

    Nel caso di fratture più particolari, delle ossa del cranio o delle costole, possiamo fare ben poco, perché in questo caso ci sarà comunque bisogno di un intervento.

    Nel caso degli arti, invece, notiamo che l’animale ha un problema ad una zampa perché, fondamentalmente, zoppica. Proviamo a toccare l’arto incriminato: se l’animale non ha dolore, generalmente si può escludere una frattura (può essere uno stiramento muscolare); se ringhia o soffia e non vuole che si tocchi quel punto, le cose iniziano a farsi più serie.

    Nel caso di fratture scomposte, le conseguenze si vedono chiaramente: la parte dell’arto più vicina a terra dondola e si muove per conto proprio rispetto al resto della zampa, segno che l’osso è completamente spezzato.

    Noi dobbiamo tenerlo più fermo possibile in attesa di raggiungere il veterinario.

    Prendiamo quindi una scatola di cartone, che tutti abbiamo in casa, e tagliamone un lato così da avere un pannello di cartone lungo, all’incirca, quanto la zampa del cane o del gatto.

    Prendiamo quindi l’animale e poggiamo la zampa controlaterale (se è rotta una zampa anteriore poggiamo l’altra zampa anteriore, quella sana) sul cartone e, con una penna o una matita, ricalchiamone il contorno disegnandolo. Tagliamo quindi con le forbici  la forma che abbiamo disegnato.

    Avremo così una zampa di cartone delle dimensioni della zampa del nostro animale.

    Appoggiamola quindi alla zampa fratturata, poi leghiamola con della garza, molto stretta, che arrotolata fermi la zampa al cartone. Abbiamo così realizzato una “steccatura” domestica.

    fra2

    Una volta assicurati che, grazie al nostro intervento, la zampa fratturata non possa muoversi, possiamo andare dal veterinario che eseguirà una radiografia e porrà la zampa nella condizione più consona.

    La guarigione delle fratture

    In base alla situazione della frattura originale, può bastare una rigida steccatura, o il gesso, perché possa guarire (nel caso delle fratture composte) o sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene impiantato un supporto metallico per rimettere insieme i due monconi e far sì che non possono muoversi (nel caso di fratture scomposte).

    L’osso è un tessuto che tende a guarire e, soprattutto, guarisce completamente a differenza di altri come la pelle (dove, invece, rimane la cicatrice, segno di guarigione che non si completerà mai).

    Chiaramente ci vuole del tempo, che varia in base alla gravità della frattura stessa e all’età dell’animale (un anziano impiegherà più tempo di un giovane).

    Ci sono due regole fondamentali per spingere la guarigione il più possibile: la prima è agire tempestivamente, come abbiamo detto prima, quando la frattura si verifica; se non lo facciamo i due monconi potrebbero iniziare a riattaccarsi spontaneamente in una posizione innaturale e questo potrebbe significare impossibilità per l’animale di tornare a camminare correttamente.

    La seconda è, dopo l’intervento veterinario, di tenere in funzione la zampa. Se il cane o il gatto cerca di fare qualche passo, non lo fermiamo perché si fa male, ma lasciamolo fare. Certo, sentirà dolore, ma la pressione del corpo sul pavimento stimola la guarigione delle ossa, che sarà così più rapida e avverrà correttamente.

    Con questi semplici consigli il nostro animale potrà tornare a camminare correttamente, come tutti gli altri, e come se non avesse mai avuto questo problema.

  • Problemi dentali: cosa fare se l’animale ha mal di denti

    Tra i problemi più frequenti che possono presentarsi nei nostri animali, ai primi posti troviamo sicuramente i problemi dentali. Il cane e il gatto si rifiutano di mangiare per colpa del mal di denti e molti proprietari spesso non riescono a riconoscere e ad affrontare nel modo giusto questo problema. Cerchiamo di capire quali sono i principali problemi dentali nel cane e nel gatto, e cosa fare quando hanno mal di denti.

    Le cause del mal di denti

    Quando i nostri animali avvertono dolore alla bocca, spesso si rifiutano di mangiare, nonostante abbiano comunque molta fame. Questo comportamento può indicare la presenza di molti disturbi diversi, che possono interessare non solo i denti, ma anche lingua, gengive e palato.

    In questo articolo andremo a parlare solo dei problemi legati ai denti del cane e del gatto, sicuramente tra le ragioni più frequenti per cui i proprietari si rivolgono al veterinario.

    Chi di noi ha avuto una carie, almeno una volta nella propria vita, sicuramente saprà cosa significhi avere mal di denti. Il dolore a volte può essere talmente forte da influenzare l’umore e le attività della giornata. Chi pensa che la stessa cosa non avvenga anche per i nostri animali, sbaglia. Anche loro infatti possono avvertire dolore, ed il mal di denti è sicuramente uno dei più ricorrenti.

    Le principali cause per cui può comparire il mal di denti includono soprattutto:

    • Scarsa igiene orale;

    • Alimentazione priva o carente di cibo secco;

    • Eccesso di dolciumi e alimenti “zuccherosi” nella dieta;

    • Scelta di mangimi di scarsa qualità;

    • Ingestione di ossa;

    • Mancanza di giocattoli da rosicchiare.

    detartrasi gatto intervento tartaroTutti questi fattori influiscono negativamente sulla salute dei denti. Tutte le volte che mangiamo, infatti, la superficie dei nostri denti e delle gengive viene ricoperta dai residui di cibo.

    Se non viene seguita una corretta igiene orale, sia per noi che per i nostri animali, questi residui si accumulano sempre di più sui denti, andando a diventare il nutrimento per i batteri, normalmente presenti nella bocca.

    È proprio in questo modo che nel giro di poco tempo i residui di cibo, misti alle sostanze prodotte dai batteri, si trasformano in placca. Questa è quella patina biancastra e ruvida che si forma attorno ai denti quando non vengono lavati correttamente e costantemente.

    A lungo andare la placca si indurisce e si accumula sempre di più, formando il tartaro, più duro, resistente, di colore giallo-marroncino e molto difficile da rimuovere. In questo caso, infatti, diventa indispensabile l’intervento da parte del veterinario.

    La placca, ma soprattutto il tartaro, si possono vedere facilmente nei nostri animali. Sollevando il labbro, infatti, si può notare una patina che inizia sul margine della gengiva e cresce verso la punta dei denti. Il rischio più grande legato alla presenza del tartaro riguarda più che altro l’aumento della quantità di batteri che aderiscono al dente. Con il tempo, il dente viene ricoperto al punto da iniziare a corrodersi, creando le carie.

    Le conseguenze della presenza del tartaro includono soprattutto:

    • Alitosi;

    • Carie;

    • Gengivite, l’infiammazione della gengiva;

    • Infezioni batteriche delle gengive;

    • Ascessi, delle raccolte di pus nella gengiva;

    • Diffusione dei batteri verso il cuore.

    I sintomi dei problemi dentali

    La presenza dei problemi dentali può manifestarsi con una serie di sintomi, tra cui:

    • Alito cattivo;

    • Dolore;

    • Rifiuto del cibo;

    • Fame costante;

    • L’animale si allontana se gli toccate il muso;

    • Sanguinamento improvviso delle gengive;

    • Bordo delle gengive arrossato;

    • Salivazione aumentata;

    • Dondolio dei denti;

    • Caduta dei denti.

    Cosa fare in caso di mal di denti

    La prevenzione fa molto in caso di problemi dentali, ma se la situazione ha già oltrepassato il limite, sarà necessario affidarsi al proprio veterinario. Il tartaro, infatti, non può essere rimosso facilmente con uno spazzolino, soprattutto se c’è già un’importante infiammazione.

    Il veterinario provvederà a rimuoverlo mediante un intervento di detartrasi, durante il quale romperà i calcoli di tartaro con uno strumento apposito, per poi aspirarli. L’intervento va eseguito in anestesia generale, per evitare che l’animale avverta dolore e per avere un accesso sicuro ai denti.

    Se la situazione è davvero grave, e il tartaro ha avuto modo di accumularsi per molto tempo, durante l’intervento potrebbero verificarsi dei sanguinamenti delle gengive, e alcuni denti potrebbero iniziare a dondolare, una volta “liberati” dal tartaro.

    In seguito si procede alla lucidatura dei denti ed al controllo delle gengive.

    In presenza di infezioni batteriche, il veterinario potrebbe consigliare la somministrazione di antibiotici e antidolorifici.

    Come prevenire i problemi dentali

    Per prevenire la formazione della placca e del tartaro, bisognerà applicare degli importanti suggerimenti tutti i giorni. Tra questi troviamo soprattutto:lavare denti al cane spazzolino

    • Integrare la dieta quotidiana con una sufficiente quantità di crocchette, che “grattano” la superficie dei denti, stimolando la rimozione del cibo e della placca;

    • Fornire al cane ossa di bufalo da rosicchiare;

    • Non dategli le ossa vere e proprie;

    • Non offritegli dolciumi e avanzi del vostro pasto;

    • Stimolare l’animale a utilizzare i giocattoli masticabili;

    • Sostituire gli snack premio abituali con quelli arricchiti di enzimi pulenti;

    • Abituare il cane e il gatto a farsi lavare i denti con lo spazzolino tutti i giorni;

    • Utilizzare spray orali che puliscono e rinfrescano la bocca;

    • Sottoporre l’animale a delle innocue sedute di pulizia dei denti.

    Seguendo questi pratici consigli, sicuramente aiuterete il vostro cane e il vostro ad avere una bocca sana e pulita.