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  • L’iperparatiroidismo: quando si ammalano le ghiandole che nessuno conosce

    Sapevate che, nel vostro organismo, sono presenti le cosiddette “ghiandole paratiroidi”? In molti non lo sanno, e se non lo sanno riguardo al proprio corpo figuriamoci se lo sanno a proposito del proprio cane o del proprio gatto.

    Eppure queste ghiandole le hanno anche loro, e per tutti si trovano nel collo, vicino alla ben più famosa tiroide. Sono ghiandole piccolissime, quasi non si vedono ad occhio nudo ma ci sono, e la loro funzione è molto importante perché regolano l’equilibrio di calcio nell’organismo.

    Il metabolismo del calcio

    Prima di parlare della malattia in sé dobbiamo capire come si muove il calcio nell’organismo, a cosa serve (non è che, semplicemente, “fa bene”, come dicono le pubblicità, ma ci sono dei motivi per cui fa bene) e cosa succede quando chi lo regola ha qualcosa che non va.

    Supponiamo che il nostro cane beva un bicchiere di latte (non è che lo digerisca benissimo, ma è per fare un esempio), che contiene una buona quantità di calcio. Il calcio arriva nell’intestino, da dove viene assorbito nel sangue. Ora, nel sangue un po’ di calcio ci gira sempre, e se questo è troppo, il corpo lo mette nel “magazzino” del calcio che sono le ossa.

    Le ghiandole paratiroidi sono dei “sensori” del calcio nel corpo: lo monitorano costantemente, e quando scende troppo liberano il paratormone, o PTH, un messaggero che va nelle ossa e dice “ehi, liberare un po’ di calcio che qui ne abbiamo poco!”.

    Le ossa liberano il calcio e nel sangue si ripristina la situazione normale. Ma a chi serve tutto questo calcio? Serve ai muscoli, perché la contrazione muscolare è una reazione chimica che richiede proprio il calcio, di base. Un corpo senza calcio muore perché i muscoli, come quelli respiratori, non possono funzionare. Essere senza calcio è po’ come rimanere senza aria, per questo è così importante.

    Ed è per questo che sono così importanti le paratiroidi.

    L’iperparatiroidismo

    Le ghiandole producono il loro paratormone se la quantità di calcio scende troppo, nel sangue. Da qui si capisce che se smettessero di funzionare si morirebbe, ma siccome le ghiandole sono tante (sono quattro) capita che una smetta di funzionare, ma che smettano tutte insieme è impossibile.

    Più probabile è invece che una di queste cominci a lavorare “in proprio” e a produrre più paratormone del normale, ed è qui che abbiamo l’iperparatiroidismo. Generalmente questa situazione dipende da un tumore ad una delle ghiandole, che si ingrandisce e produce più ormone di quello che dovrebbe. Il risultato è che un sacco di calcio viene portato fuori dalle ossa, e comincia a creare problemi.

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    Esiste anche un’altra causa, ovvero lo squilibrio calcio/fosforo nel sangue (cioè, c’è troppo fosforo e poco calcio) che porta a questo punto tutte le ghiandole a produrre più ormone, perché il fosforo è l’acerrimo nemico del calcio, e le paratiroidi lo odiano (scherzi a parte, troppo fosforo è pericoloso per l’organismo).

    Cosa succede precisamente? Probabilmente penserete all’osteoporosi, situazione in cui le ossa diventano fragili perché non c’è più calcio a fargli da “cemento”, ma in realtà le cose sono peggiori. Se il problema fosse solo l’osteoporosi significherebbe che il danno alle paratiroidi è lieve, perché a portare via tutto il calcio dalle ossa ci vogliono anni.

    La situazione invece è più grave perché il troppo calcio tolto dalle ossa che gira per il sangue da problemi ai reni.

    Così, praticamente, questi organi arrivano ad essere quasi murati, si parla di calcificazione, e non riescono a fare il proprio lavoro. Il risultato si nota soprattutto nell’urina, l’animale, cane o gatto, inizia a bere di più, urinare di più ma anche avere delle infezioni urinarie, dei calcoli (ricordiamo che il calcio costituisce anche il calcare dei rubinetti, per avere un’idea di com’è fatto quando è tanto tutto insieme). Avrà anche problemi ai muscoli come i tremori, perché il calcio è necessario ai muscoli ma non deve essere troppo (una macchina affogata nella benzina non parte, anche se la benzina è il suo carburante).

    Se notiamo questa situazione, peraltro similissima all’insufficienza renale, dobbiamo portare l’animale dal veterinario, che farà delle analisi del sangue, in particolare analisi biochimiche. Nelle risposte sta scritto quanto calcio, quanto fosforo, quanto zucchero e così via c’è nel sangue. In questo caso il calcio è altissimo. Se a questo aggiungiamo che l’animale ha una certa età (l’iperparatiroidismo viene ad animali di almeno sei anni) la diagnosi è abbastanza chiara.

    La terapia è medica quando ci sono forti squilibri di calcio e fosforo ma le paratiroidi sono sane, mentre è chirurgica, ovvero si toglie la ghiandola “incriminata” che fa come vuole, quando è presente una neoplasia.

    Il fatto però che l’iperparatiroidismo sia raro e che le ghiandole siano piccolissime fa sì che non in tutte le strutture si faccia questo tipo di intervento, per cui dovremo essere disposti a spostarci. L’operazione deve essere, inoltre, effettuata in ambiente più tranquillo possibile per evitare che il troppo calcio, unito alla paura dell’animale, faccia avere tremori muscolari anche molto intensi.

  • Cosa fare se il cane o il gatto non vogliono salire in auto

    Per molti di noi l’automobile è un elemento indispensabile per tanti aspetti della nostra vita quotidiana. Spostarsi in macchina è spesso l’unica soluzione per andare a lavoro, per le commissioni domestiche, per raggiungere luoghi piuttosto lontani da casa e, perché no, per fare un bel viaggio. Fin qui non c’è nessun problema, ma in alcuni casi un gesto semplice, come quello della guida, può diventare problematico se decidiamo di portare con noi il cane o il gatto. Questo aspetto diventa ancora più difficile se il nostro amico proprio non riesce ad affrontare la paura o l’ansia degli spostamenti in automobile. Vediamo quali possono essere le cause di questa situazione e cosa fare se il cane o il gatto non vogliono salire in auto.

    I problemi legati al trasporto

    Un fattore molto importante da tener presente è che quasi tutti i gatti odiano la macchina. Conosciamo bene il carattere dei felini. Per alcuni di loro già la sola vista del trasportino può scatenare il panico, figuriamoci l’automobile.

    Per i cani la situazione è solitamente diversa. La maggior parte dei cani, infatti, si dimostra piuttosto entusiasta durante gli spostamenti in auto. Questo accade soprattutto se il proprietario ha utilizzato la macchina non solo per recarsi dal veterinario, ma anche per raggiunger luoghi piacevoli, ad esempio una campagna o un’area per cani.

    Può accadere, però, che l’automobile venga automaticamente associata a qualcosa di negativo, per cui il cane o il gatto si rifiuteranno di salirci, diventando addirittura pericolosi per se stessi e per chi si trova in macchina.

    Si tratta soprattutto di alcune situazioni:

    • È salito in automobile solo per raggiungere l’ambulatorio del veterinario;

    • È la prima volta che entra in macchina;

    • Durante i precedenti spostamenti è successo qualcosa di negativo, come un incidente o una brusca frenata;

    • Soffre di cinetosi o mal d’auto;

    • Non sopporta i luoghi troppo chiusi, come il trasportino;

    • Tende a minacciare altri animali presenti nell’automobile.

    I consigli

    Se il cane o il gatto non vogliono per nessuna ragione al mondo salire in auto o si mostrano tesi e preoccupati per tutta la durata del tragitto, dovremmo prima riuscire ad individuare l’origine del disagio.

    Un animale che soffre di cinetosi avrà bisogno di consigli specifici, che potete trovare nell’articolo dettagliato. Ricordiamo che i sintomi del mal d’auto possono generare nel cane un forte malessere non solo fisico, ma anche mentale, per cui rivolgiamoci al nostro veterinario per valutare al meglio il problema.cane gatto in auto

    Se invece riteniamo che il disagio sia di natura comportamentale, possiamo agire attraverso alcuni accorgimenti.

    •          Abituiamo l’animale a salire in automobile sin da cucciolo;

    • Utilizziamo l’auto per esperienze piacevoli, ad esempio per raggiungere una bella campagna in cui lasciarlo correre una volta arrivati sul posto;

    • Cerchiamo di restare tranquilli alla guida, parlandogli con naturalezza;

    • Evitiamo di alzare troppo il volume della radio;

    • Per le prime volte, portiamo con noi un oggetto del cane, ad esempio una sua coperta o un telo, che assocerà all’esperienza positiva del giro in auto;

    • Fermiamoci spesso durante il tragitto;

    • Non facciamolo mangiare per qualche ora prima di farlo salire in auto;

    • Portiamo con noi dell’acqua da offrirgli durante le soste;

    • Utilizziamo l’accessorio per il viaggio (trasportini, gabbie, reti di separazione e cinture di sicurezza per cani) secondo le esigenze e il carattere del nostro animale. In questo modo garantiremo una maggiore sicurezza a noi e ai nostri amici durante il tragitto e ci assicureremo di rimanere nel pieno rispetto delle normative sul trasporto degli animali;

    • Posizioniamo delle rampe o pedane apposite per favorire la salita nel bagagliaio.

    Quello che dobbiamo cercare di fare, precisamente, è riuscire a far capire al nostro amico a quattro zampe che lo spostamento in automobile può essere anche un’esperienza positiva. Nella maggior parte dei casi, infatti, i cani e i gatti che si rifiutano di salire in macchina sono proprio quelli che non hanno accumulato altre esperienze “automobilistiche” all’infuori della visita del veterinario.

    Stimoliamo quindi l’associazione positiva, utilizzando la macchina abbastanza spesso, arricchendo il momento con molti stimoli piacevoli, che possono includere le carezze, così come gli snack premio, la sua coperta preferita e la destinazione tanto desiderata dall’animale.

  • My pet refuses to get in the car. What should I do?

     The car is a necessity for most of us during daily chores. Traveling by car is often the only solution to go to work, for domestic errands, to reach places quite far from home and, why not, to take a nice trip. In some cases, a simple gesture, such as driving, can become problematic if we decide to bring the dog or cat with us. This aspect becomes even more difficult if our friend just can’t deal with the fear or anxiety of car travel. Let’s see what are the causes of this situation and what to do if the dog or cat does not want to get in the car.

    Problems related to transport

    A very important factor to keep in mind is that almost all cats hate cars. This is because of their very particular personality, as we all know well. For some of them, the mere sight of the pet carrier can trigger panic.

    For dogs, the situation is usually different. Most dogs, in fact, are quite enthusiastic when traveling by car. This happens especially if the owner has used the car for other activities rather than just going to the vet, but also to reach pleasant places, for example a countryside or a dog area.

    However, it may happen that the car is automatically associated with something negative, so the dog or cat will refuse to get in, becoming dangerous for themselves and for those driving.

    Causes that can trigger their refusal:

      • We only used the car to get to the vet’s office;
      • It is the first time you get into the car;
      • Something bad happened during previous trips, such as an accident or sudden braking;
      • Suffering from motion sickness;
      • Cannot stand places that are too closed, such as the pet carrier;
      • Tends to threaten other animals in the car.

    Tips

    If the dog or cat does not want to get into the car for some unknown reason and they are tense and worried during the journey, we should be able to identify the source of the discomfort.

    An animal suffering from motion sickness will need specific advice, which you can find in the detailed article. We remind you that the symptoms of carsickness can generate a strong discomfort in the dog and not only physical, but also mental, so let’s contact our veterinarian to evaluate the problem in more depths.

    If, on the other hand, we believe that the discomfort is caused by a behavioral problem, we can act through some precautions.

    • We get the animal used to getting into a car from an early age;
    • We use the car for pleasant experiences, for example to reach a beautiful countryside and let him run freely;
    • We try to stay calm while driving, talking to him naturally;
    • We avoid turning up the volume of the radio;
    • For the first few times, we bring with us an object of the dog, for example a blanket or a towel, which he will associate with the positive experience of the car ride;
    • Lets stop often on the way;
    • Do not let him eat for a few hours before getting him into the car;
    • We bring water with us to offer him during the stops;
    • We use the travel accessories (pet carriers, cages, separation nets and safety belts for dogs) according to the needs and personality of our pet. By doing this, we will ensure greater safety for us and our friends during the journey and ensure that we remain in full compliance with the regulations on the transport of animals;
    • We place special ramps or platforms to facilitate the entrance.

    We must communicate that moving by car can also be a positive experience. In fact, in most cases, the dogs and cats that refuse to get in the car are precisely those who have not accumulated other “automotive” experiences other than visiting the vet.

    We then stimulate the positive association, using the car more often, enriching the moment with many pleasant stimuli, which can include caresses, as well as reward snacks, his favourite blanket and the desired destination of the animal’s choice.

  • Le norme sul trasporto degli animali in auto

    Quanti di noi, di fronte alla necessità di spostarsi in auto insieme a Fido, si sono trovati di fronte al grande dubbio su cosa dica la Legge riguardo al trasporto degli animali? In seguito a questa domanda, spesso rimandiamo le verifiche, per dimenticanza o perché non sappiamo proprio dove controllare. Adesso, però, non ci saranno più scuse. Vediamo in modo chiaro e semplice come dovremmo spostarci in macchina con il cane e il gatto.

    Chi non vive insieme ad un animale probabilmente non si pone il problema. Anzi, spesso potrebbe anche puntarci il dito contro, vedendo Fido indisturbato affianco al posto di guida. Quello che non sempre viene preso in considerazione è che il trasporto in automobile, se in molti casi è una comodità, in altri può diventare anche una necessità.cane auto macchina cintura di sicurezza

    Pensiamo, ad esempio, alla visita dal veterinario. Raggiungere l’ambulatorio in un altro paese o comunque ben lontano dalla nostra casa richiede inevitabilmente un “passaggio” in macchina. Ma non solo. Vacanze e piccole gite in famiglia, brevi spostamenti, appuntamenti dal toelettatore e, perché no, anche una passeggiata in campagna sono solo alcune delle situazioni in cui può essere necessario far salire il cane e il gatto in auto.

    In tutti questi casi, il criterio fondamentale che dobbiamo tenere in considerazione è che la sicurezza nostra, dell’animale e di chiunque si trovi in strada non deve mai essere a rischio. Detto ciò, vediamo cosa dice la Legge.

    Ad esprimersi sull’argomento è l’articolo 169 del “Nuovo Codice della Strada”, in merito al “Trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore”. Secondo il testo legislativo, “(…) è vietato il trasporto di animali domestici in numero superiore a uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida. È consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C.”.

    Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

    Per prima cosa, dobbiamo quindi valutare quanti animali abbiamo intenzione di trasportare in auto.

    La Legge ci consente di trasportare un solo animale nelle modalità che riteniamo più valide, purché non sia d’intralcio al guidatore. Questo vuol dire che dobbiamo affidarci al nostro buon senso. È preferibile che il cane sia seduto magari sui sedili posteriori o nel portabagagli, naturalmente lasciando scoperta la parte superiore. Muniamoci di ulteriori precauzioni se il nostro amico diventa agitato o troppo esuberante quando sale in auto. Sì a cinture di sicurezza per animali, trasportini o reti di protezione. Tutto ciò diventa assolutamente necessario soprattutto per i gatti, che solo in rarissimi casi potrebbero accettare di restare liberi in macchina con tranquillità.

    Se invece, per necessità, dobbiamo trasportare più di un animale, su questo punto la Legge è molto precisa. In questi casi, infatti, nessuno degli animali deve essere libero di spostarsi nell’abitacolo della vettura. Dobbiamo, quindi, fare in modo che gli animali siano separati da noi e anche tra loro

    Scegliamo una gabbia o un trasportino dalle dimensioni idonee a quelle dell’animale, oppure optiamo per una pratica soluzione: la rete. Questa consente di separare il vano del portabagagli dal resto dell’automobile, impedendo all’animale di raggiungere con facilità i sedili anteriori e posteriori. È comodo, ci consente di guidare con maggiore tranquillità e lascia molto spazio al cane o al gatto, purché la nostra automobile abbia un bagagliaio sufficientemente ampio.cani auto macchina trasportino kennel

    Un altro punto affrontato dalla Legge riguarda proprio la rete di protezione. Ne esistono, infatti, due tipi: fissa e mobile. Quello mobile può essere applicato e rimosso dal proprietario della vettura in qualunque momento. Se, invece, ne preferiamo una versione fissa, dobbiamo prima registrarla presso gli uffici della Motorizzazione Civile.

    Affidandoci al buon senso, infine, se trasportiamo due o più animali, facciamo sempre in modo di ridurre le possibilità che questi possano “battibeccare” o addirittura attaccarsi.

    Scegliamo, quindi, una combinazione di queste soluzioni, lasciando, per esempio, il cane nel portabagagli con rete di protezione ed il gatto nel trasportino sul sedile anteriore o posteriore. In commercio esistono anche dei divisori che creano dei veri e propri settori separati in un bagagliaio abbastanza ampio.

    Per il resto, cerchiamo sempre di affidarci al nostro buon senso.

  • L’importanza della socializzazione e le “Classi di Socializzazione”

    La socializzazione è un aspetto fondamentale della nostra vita e di quella degli animali. È solo stando in mezzo agli altri, osservandoli ed interagendo con loro, infatti, che possiamo comprendere molte cose su noi stessi e su come funziona il mondo. La stessa cosa accade per i nostri animali, che sin dai primi giorni di vita cominciano a scoprire come bisogna comportarsi semplicemente stando accanto alla propria madre e ai propri simili. Nell’ultimo periodo c’è stato il boom delle cosiddette “Classi di Socializzazione”, delle specie di raduni che consentono ai cani di studiarsi e comprendersi in totale libertà.

    Perché è importante la socializzazione

    La socializzazione non è altro che un sinonimo di conoscenza. Attraverso questo importante processo tutti noi, uomini, donne, cani e gatti, impariamo a conoscere il mondo e tutto quello che lo popola, imparando a comunicare e a comportarci in modo appropriato.

    Il modo migliore che un bambino ha per iniziare a socializzare è quello di frequentare la scuola materna, imparando a conoscere altri bambini come lui o di sesso opposto, comprendendo che il mondo degli adulti è composto anche da altre figure positive, come le maestre, e scoprendo quanto sia bello e divertente stare tutti insieme. Un bambino rinchiuso per molti anni all’interno della propria casa, che non ha la possibilità di vedere nessun’altro eccetto i propri genitori, finirà per non avere sufficienti stimoli e per avere paura di tutto quello che non conosce, e questa lista sarà davvero molto lunga.

    cani socializzanoLa stessa cosa si verifica anche nei nostri animali. Un cane che vive in campagna e che non ha la possibilità di interagire con altri animali o con persone all’infuori del proprietario, molto probabilmente reagirà in modo inappropriato alla vista di quello che per lui è sconosciuto.

    A questo, dobbiamo aggiungere anche un elemento molto importante. I cani non hanno la parola, lo sappiamo, ma possono comunicare in un’infinità di modi alternativi, primo fra tutti il linguaggio del corpo. È solo crescendo per i primi due mesi con la madre e i fratellini, e trascorrendo del tempo con altri cani per tutto il periodo della sua crescita, infatti, che riuscirà a capire come mettere in moto tutti questi comportamenti assolutamente indispensabili.

    Infatti, quando un cane pacifico incontra un altro animale che sta cercando di difendere il proprio territorio o si avvicina minacciosamente, se sa cosa fare, metterà in atto tutti i cosiddetti “segnali calmanti” che servono proprio per sventolare bandiera bianca. Non sono altro che un modo per dire “vengo in pace, amico”. Lo farà, ad esempio, voltando la testa o il corpo dall’altro lato, stendendosi a pancia in su, leccandosi il muso o addirittura sbadigliando.

    Se un cane non ha avuto la possibilità di studiare i suoi simili, non sarà quasi mai in grado di associare il significato di questi gesti, per cui potrebbe finire in guai seri correndo incontro festoso al primo cane che vede in lontananza, che potrebbe reagire con aggressività se colto di sorpresa, oppure attaccando un cane estraneo che sta tentando disperatamente di fargli capire le sue intenzioni pacifiche con i segnali calmanti.

    Inoltre, i cani che non hanno socializzato in tempo, spesso tendono ad aver paura di alcune categorie di persone ristrette. Ad esempio, se non hanno mai visto degli uomini con la barba, abbaieranno o scapperanno via alla loro vista. La stessa cosa vale per i bambini, generando spesso situazioni molto pericolose.

    L’età più indicata per far socializzare il cane, aiutandolo a scoprire il mondo e a diventare sicuro di sé, è proprio quella dai 2 ai 5-6 mesi di età, in cui è molto ricettivo all’educazione.

    In questo periodo, però, subentra il discorso critico delle vaccinazioni. Sono molti, infatti, i veterinari che sconsigliano ai proprietari di far uscire di casa il proprio cucciolo prima che sia terminato il primo piano vaccinale.

    Il motivo è semplice. Non avendo ancora delle difese immunitarie ben sviluppate, il cucciolo ha bisogno di “crearsele” ricorrendo al vaccino. Ma prima che questo possa fare pienamente effetto ci vuole un po’. Per questo motivo, se il cucciolo dovesse imbattersi in un animale “ammalato”, non sarebbe assolutamente coperto nei confronti di quel virus o batterio.

    Secondo altre teorie, non è necessario chiudere in casa il nostro cucciolo. L’importante è frequentare luoghi puliti e senza troppe contaminazioni, facendo in modo che socializzi con cani opportunamente vaccinati e chiaramente non malati.

    Per tutti questi motivi è molto importante che tutti i cani, sin da cuccioli, trascorrano del tempo in compagnia dei propri simili, al parco, nelle aree cani o con l’amico a quattro zampe del nostro vicino, in modo da poter uscire temporaneamente dal piccolo mondo “umano” in cui vivono tutto il giorno, tornando ad essere quello che sono in realtà: cani.

    Le classi di socializzazione

    Un ottimo modo per intraprendere la strada della corretta socializzazione è proprio quella di far partecipare i nostri cani a delle Classi di Socializzazione, alla presenza di un educatore esperto, soprattutto se si tratta di cani adulti con problemi comportamentali.

    classi di socializzazione cani

    La Classe si svolge all’interno di un’area recintata, lasciando i cani liberi di potersi studiare e di comunicare. Naturalmente nel caso dei cuccioli si metteranno a punto delle Classi apposite, senza potenziali pericoli e possibilmente solo tra cani di età inferiore ad un anno.

    In questo modo il nostro cane può cominciare a scoprire come ci si comporta con i propri simili, apprendendo il “galateo” canino, che lo aiuterà ad evitare di mettersi nei pasticci in futuro.

    Al tempo stesso, noi proprietari potremo scoprire di più sul comportamento del nostro cane, imparando a capire il significato di tutti i singoli atteggiamenti che mette in atto quando è con noi e con gli altri cani.

    Le Classi di Socializzazione non rappresentano un’esperienza semplice e priva di pericoli, anzi. Se il gruppo non viene selezionato in modo opportuno o se non ci si fa guidare da una persona qualificata, si può rischiare anche il peggio, per cui evitiamo sempre il fai-da-te, e rivolgiamoci a chi sa cosa fare.

  • Perché il cane o il gatto si gratta le orecchie e scuote la testa

    Le orecchie sono un organo molto delicato, per cui se i nostri animali tendono a grattarsi spesso e con una certa intensità, potrebbero andare incontro a diversi problemi, da piccole ferite fino a lesioni profonde delle strutture che si trovano all’interno dell’orecchio. Ma quali sono le cause che possono provocare prurito alle orecchie e cosa fare in questi casi?

    In alcune particolari situazioni oppure se ci sono dei problemi a livello delle orecchie, il cane e il gatto potrebbero reagire cercando in tutti i modi di alleviare il fastidio o il prurito. Gli atteggiamenti tipici in questi casi sono due: si grattano i lati della testa, fin dentro le orecchie, oppure iniziano a scuotere la testa.

    Un altro segnale tipico può essere rappresentato anche dall’animale che spinge la testa contro la nostra mano quando lo accarezziamo dietro le orecchie. In realtà questo aspetto non è necessariamente indicativo di un problema auricolare, perché potrebbe indicare che l’animale ha fastidio o prurito, così come potrebbe essere solo un modo per dire “mi piacciono queste carezze, continua!”.

    Se sospettiamo, invece, che il nostro amico a quattro zampe possa avere realmente qualche problema alle orecchie, dobbiamo fare affidamento anche su altri sintomi, come:

    • Cerume nero;

    • Cerume abbondante e maleodorante;

    • Cute arrossata attorno alle orecchie;

    • Perdita di pelo attorno alle orecchie;

    • Fuoriuscita di pus dalle orecchie;

    • Piccole ferite e croste all’esterno o all’interno dell’orecchio;

    • Tracce di sangue;

    • Presenza di corpi estranei nelle orecchie.

    Le cause

    Il cane e il gatto possono grattarsi le orecchie soprattutto in presenza di alcune condizioni o disturbi, come:

    • Infezioni batteriche: tra i batteri che possono depositarsi nelle orecchie degli animali troviamo soprattutto Pseudomonas e Stafilococchi, che si manifestano spesso con arrossamenti, gonfiore e fastidio, fino alla comparsa del pus;

    • Infezioni micotiche: esistono alcuni funghi e lieviti che crescono soprattutto nelle parti più umide del corpo, proprio come le orecchie, scatenando un’infiammazione. La principale infezione micotica nel cane e nel gatto è quella da Malassezia, un lievito normalmente presente sulla pelle e sul pelo degli animali, ma che in alcune situazioni può crescere fino a dare origine a delle infiammazioni. Il cerume è nerastro, oleoso ed emana un odore particolarmente sgradevole;otite cane gatto acari malassezia

    • Parassiti: le orecchie dei nostri animali rappresentano la sede ideale per alcuni i parassiti, tra cui gli acari delle orecchie, più precisamente Otodectes cynotis. La loro presenza viene definita “otoacariasi” e si manifesta con il tipico cerume nerastro, secco e inodore. Oltre a questo tipo di acari, possono provocare prurito auricolare anche quelli responsabili della rogna notoedrica del gatto, della demodicosi e della rogna sarcoptica. L’animale prova davvero molto prurito, per cui tende a grattarsi spesso, provocandosi delle lesioni sulla zona attorno alle orecchie con le unghie;

    • Presenza di corpi estranei: all’interno dell’orecchio potrebbero esserci dei corpi estranei, ad esempio i tanto temuti “forasacchi”, cioè i frammenti delle spighe di grano. In alcuni casi i corpi estranei possono rimanere incastrati nella cute dell’orecchio, che si infiamma e può andare incontro anche a delle infezioni. Ancora più grave è il caso dei corpi estranei che si insidiano in profondità, con il rischio di perforare il timpano;

    • Allergie e intolleranze alimentari: questo problema si manifesta principalmente con delle infiammazioni della pelle o dell’intestino. Nel primo caso, tra le sedi più frequenti rientrano proprio le orecchie, che possono infiammarsi, diventando più sensibili alla presenza di batteri, funghi o parassiti.

    Tutti questi problemi sono responsabili dell’infiammazione dell’orecchio, che viene definita in senso generale come otite, a prescindere dalla causa.

    Cosa fare

    Chiaramente una visita dal veterinario è sempre la prima soluzione, soprattutto se i sintomi diventano più intensi con il passare dei giorni. Cerchiamo di evitare il fai-da-te, perché in presenza di corpi estranei o se l’animale ha dolore, potremmo peggiorare la situazione. Il veterinario sarà in grado di verificare la giusta causa del problema, formulando una giusta diagnosi e la terapia più opportuna.

    In presenza di corpi estranei, questi dovranno essere immediatamente rimossi dal veterinario, che potrà chiedervi di somministrare degli antibiotici nei giorni successivi, nel caso in cui si fosse già instaurata un’infezione.

    Se il corpo estraneo dovesse aver danneggiato il timpano, il cane o il gatto potrebbe tenere la testa da un lato, scuotendola e camminando in modo “strano”. Oltre il timpano, infatti, sono presenti delle delicate strutture che garantiscono il giusto equilibrio, per cui se queste vengono danneggiate, l’animale potrebbe avere difficoltà ad orientarsi.

    Se invece il fastidio è provocato da alcune infezioni, il veterinario ci prescriverà dei farmaci specifici: antibiotici per le infezioni batteriche, antimicotici per funghi e lieviti ed antiparassitari per gli acari.

    Le allergie e le intolleranze alimentari, invece, vanno trattate con un adeguato cambiamento della dieta, scegliendo alimenti monoproteici o nutraceutici.

    Consigli per prevenire i problemi delle orecchiecocker con sciarpa foulard

    I cani con le orecchie lunghe hanno più probabilità di andare incontro a dei problemi delle orecchie, perché durante il pasto o durante la passeggiata possono “raccogliere” microrganismi, sporcizia e corpi estranei, che finiscono proprio nelle orecchie.

    Per questo motivo possiamo utilizzare dei foulard o delle apposite fasce che proteggano le orecchie del cane ogni volta che lo portiamo fuori per la passeggiata.

    Come regola generale per tutti i cani e i gatti dobbiamo sempre assicurarci di mantenere le orecchie dei nostri animali pulite e soprattutto asciutte. Tamponiamole accuratamente all’esterno e all’interno se siamo andati in spiaggia o dopo il bagnetto, per evitare che l’umidità favorisca lo sviluppo delle infezioni.

    Utilizziamo dei prodotti specifici per la detersione delle orecchie, da applicare almeno una volta alla settimana con un cotton fioc oppure una garza.

  • Quale addestramento per il mio cane?

    Grazie alla grande diffusione dei programmi televisivi e dei videocorsi online sull’educazione del cane, sono sempre di più i proprietari che scelgono di affidarsi ad educatori e addestratori per insegnare al proprio cane le regole del vivere insieme. Ma come si fa a capire quale metodo di addestramento fa per noi? Scopriamolo insieme.

    Educazione e addestramento

    Per prima cosa, bisogna chiarire un concetto fondamentale. Per quanto possa sembrare più logico il contrario, educazione non è un sinonimo di addestramento.cane agility addestramento

    L’educazione viene eseguita dal proprietario, con o senza il supporto di un educatore cinofilo, e ha il compito di insegnare al cane le regole per vivere con gli altri cani e con le persone. L’educatore deve mostrare ai proprietari quali sono le tecniche giuste per indirizzare il cane verso un modulo comportamentale corretto, sradicando invece le convinzioni errate. Interviene, quindi, per prima cosa spiegando al proprietario a comunicare con il proprio cane, interpretando il suo linguaggio non verbale. Allo stesso tempo, provvede ad insegnare al cane i comandi di base (seduto, terra, resta) e altri aspetti importanti, come la condotta al guinzaglio.

    L’addestramento, invece, è più simile a quello che viene eseguito da un istruttore cinofilo. Consiste nell’insegnamento di determinate abilità. Ad esempio, gli istruttori lavorano per stimolare alcuni cani a diventare delle guide per disabili, bagnini o sportivi. Non mancano, comunque, anche gli addestratori specializzati nell’insegnare al cane i comandi o alcune tecniche avanzate, come l’agility.

    In parole più semplici, l’educatore porta fuori comportamenti naturali del cane, indirizzandolo semplicemente verso la strada giusta. Al contrario, l’addestratore e l’istruttore lo stimolano a mettere in atto comportamenti per i quali è comunque predisposto, ma che nella maggior parte dei casi non farebbe spontaneamente.

    Un’altra importante differenza è che, mentre l’educatore lavora con i proprietari, mostrando loro come devono agire, l’istruttore interviene direttamente sul cane.

    Il metodo gentile

    Il metodo gentile è attualmente quello più utilizzato. Prevede l’utilizzo di bocconcini, giochi, coccole e complimenti per sottolineare i comportamenti positivi del cane.

    Questo meccanismo rientra nel principio del rinforzo positivo, finalizzato cioè a stimolare ed incentivare gli atteggiamenti corretti del cane, associando un evento positivo, che può essere rappresentato dagli elementi sopra elencati.

    Se vogliamo insegnare al cane a darci la zampa, dobbiamo fare in modo che associ questo comando a qualcosa di piacevole.

    Anche se a noi non sembra, utilizziamo il rinforzo positivo tutti i giorni, a volte però non nel modo giusto.cane educazione clicker

    Se il nostro cane “tira” durante la passeggiata e noi ci lasciamo trascinare come fazzoletti annodati al guinzaglio, non facciamo altro che rinforzare positivamente il gesto del tirare da parte del cane. Nella sua mente, il tutto si traduce in un messaggio chiaro, del tipo “tiro, me lo lasciano fare, mi piace, continuo a farlo”. Se invece di lasciarci trascinare dal nostro cane, invece, smettessimo di camminare, il cane avvertirebbe che c’è qualcosa che non va nel suo comportamento e si rilasserebbe immediatamente. È qui che invece subentra un discorso diverso, “tiro, finisce la passeggiata, non mi piace, smetto di farlo”.

    Secondo i sostenitori del metodo gentile, la punizione non deve mai essere una soluzione. Il cane deve fidarsi di noi e a noi spetta il compito di convincerlo a fare qualcosa che va bene per entrambi.

    Sgridandolo o, peggio ancora, utilizzando la violenza fisica, il cane inizierà a temerci e otterremo due conseguenze controproducenti.

    Da un lato, infatti, il cane potrebbe rispondere al nostro comando solo per imposizione, senza comprendere realmente cosa gli stiamo chiedendo. Dall’altro si sentirebbe spaesato e confuso, per cui potrebbe capire che ha fatto qualcosa di negativo, ma non riuscirebbe a capire qual è quindi il corrispettivo positivo.

    Ad esempio, se il nostro cucciolo ha fatto la pipì in casa davanti a noi, sgridandolo all’istante otterremmo due effetti. Il cane assocerebbe la punizione al gesto di fare la pipì, non importa dove e come, quindi potrebbe sviluppare seri disagi emotivi nella minzione. Inoltre, se non intervenisse nessuno a mostrargli dove avrebbe dovuto fare la pipì, non capirà mai cosa fare la prossima volta, e ripeterà lo stesso atteggiamento, magari in un’altra stanza della casa.

    Una variante del metodo gentile è quella che prevede l’utilizzo del clicker. Questo piccolo strumento produce un rapido click ogni volta che lo desideriamo. L’addestratore preme il pulsante sul clicker ogni volta che premia il cane con il bocconcino, finché può smettere di utilizzare il cibo come premio, affidandosi solo al clicker.

    Il metodo tradizionale

    Questo metodo educativo si basa essenzialmente sull’introduzione del rinforzo negativo.

    Secondo i sostenitori di questa scuola di pensiero, il cane va educato sempre indicandogli il comportamento corretto, ma sottolineando al tempo stesso l’azione sbagliata.

    In sostanza, quindi, l’educatore appartenente al metodo tradizionale aggiunge ai principi del metodo gentile anche il rimprovero quando il cane non ascolta o non esegue quello che gli chiediamo.cane rimprovero educazione

    Per fare un esempio, per insegnare il comando “seduto”, secondo i sostenitori del metodo tradizionale non dobbiamo solo continuare a chiederglielo finché non si siede, ma dovremmo cercare di “forzare” delicatamente il cane, mostrandogli quello che deve fare. Solo dopo aver capito cosa gli stiamo chiedendo, potremo premiarlo.

    In questo modo il cane assocerà a qualcosa di negativo una determinata azione, venendo invece incoraggiato quando compie quella giusta. Si tratta di un meccanismo di inibizione psicologica, che spingerà il cane ad evitare di ripetere l’errore.

    In realtà ci sono molte leggende metropolitane e mezze verità riguardo il metodo tradizionale. Una delle convinzioni più diffuse, infatti, è quella secondo cui la punizione sfoci spesso in metodi poco rispettosi nei confronti del cane.

    Che alcuni educatori abusino del proprio ruolo, ricorrendo spesso alla forza fisica per “accelerare” i risultati, è vero, ma è altrettanto vero che tutto ciò non è previsto dai princìpi del metodo tradizionale.

    Si sente spesso parlare di collari a strozzo, elettrici, cani strattonati o picchiati per forzarli ad eseguire un comando, ma è chiaro che il proprietario che assiste a tutto ciò, ci penserà due volte prima di terminare l’addestramento con quello pseudo educatore.

    Nella maggior parte dei casi, infatti, la punizione è rappresentata da un sonoro “no!” con tono chiaro e deciso e MAI da schiaffi e violenza sul cane.

    Per questo motivo, quando decidete di affidare il vostro cane all’aiuto di un esperto, a prescindere dalla scuola di pensiero di appartenenza, verificate sempre che si tratti di un vero professionista, che opera sempre e comunque nel rispetto degli animali.

  • Snacks for pets: how to choose them

    Most dog and cat owners have large stocks of treats for their four-legged friends at home. These are sold in many formulations, from classic biscuits to morsels and sticks. In reality, we often tend to exaggerate with these products offering food to our animal out of their normal meal routine. Here you can find how to choose the perfect snack for your animal.

    The formats

    The snacks are specially designed to supplement the diet of dogs and cats, helping owners to reward them during training or simply to give them a tasty break. There are many formats on the market, which differ in shape, size, ingredients and even in functions.

    bocconcini snack premio cani

    As for the appearance, we can distinguish them mainly in biscuits, sticks, bones and small morsels. In addition to these classic snacks, we also find other products, specially designed to facilitate the teeth hygiene, thanks to their fairly rigid and irregular surface.

    The ingredients represent one of the main elements to take into consideration when choosing the most suitable snack for our friend. In fact, most of these products are presented in all respects as a complete food, rich in all the nutrients needed by the animal, but above all in calorie intake.

    This is precisely what we need to pay attention to. If we choose to allocate the snack to dog training, we will have to use a lot of them a day, completely unbalancing our pet’s diet. At the same time, if our four-legged friend is obese or suffers from particular health problems, we can compromise his health conditions even more.

    For this reason, we can find snacks with various ingredients. For example, we can find some low-calorie products specifically designed to control the diet of an overweight animal. At the same time, we can buy low-sugar snacks, based on whole grains, especially designed for diabetic animal. Furthermore, some snacks are supplemented with some essential substances for the animal, such as vitamins, mineral salts or Omega-3 fatty acids, to improve the well-being and health of dogs and cats. In the last period, excellent snacks have also been made based on single-protein or nutraceutical ingredients, specific for food allergies and intolerances.

    Your animal can face many problems. However, the pet industry always finds a solution to prevent or alleviate them.

    gatto con stick snack premioTips

    • We avoid giving too many snacks a day, but stick to the diet of our animal and the instructions on the product packaging;
    • We use snacks only when needed;
    • We choose a specific snack for our specific situation or purpose;
    • Let’s try to alternate the premium snacks with the normal food of our animal, decreasing it from its daily ration;
    • If the animal likes them, we choose pieces of fruit and vegetables to alternate with classic snacks;
    • Let’s remember that snacks are not the only reward granted, but that our friends can find a few minutes of caresses just as pleasant;
    • We do not give our pet a snack that is contraindicated for its health problems;
    • We leave the larger snacks (biscuits and buffalo bones) as an isolated reward, choosing small, low-calorie ones for more frequent use (training);
    • We integrate snacks that “brush” the teeth with a nice manual wash.

    Maybe not everyone knows this, but some dogs can develop an addiction to premium snacks. The smarter or more schematic animals will be able to carry out the command requested only if we show them the prize they will receive afterwards. For this reason, it is important to alternate premium snacks with games, caresses and compliments (in the early stages of training).

    Finally, an aspect that unfortunately most owners tend to ignore is that snacks are designed to reward the animal, possibly also providing some benefits. Very often, however, we tend to give them treats even for no apparent reason, for the simple pleasure of seeing our friend grateful and satisfied. This is how health problems begin to await us around the corner.

  • Snack per cani e gatti: come sceglierli

    Quasi tutti i proprietari di cani e gatti hanno in casa ampie scorte di premi per i propri amici a quattro zampe. Questi vengono venduti in molte formulazioni, dai classici biscotti a bocconcini e stick. In realtà spesso tendiamo ad esagerare con questi prodotti, concedendoli ai nostri animali anche al di fuori dai dosaggi regolari. Ecco allora come orientarci nella scelta e come utilizzarli al meglio.

    I formati

    Gli snack sono studiati appositamente per integrare la dieta del cane e del gatto, aiutando i proprietari a premiarli durante l’addestramento o semplicemente a concedergli un break sfizioso. In commercio sono disponibili molti formati, che si differenziano in base alla forma, alle dimensioni, agli ingredienti e persino alla funzione.bocconcini snack premio cani

    Per quanto riguarda l’aspetto, possiamo distinguerli principalmente in biscotti, stick, ossi e piccoli bocconcini. Oltre a questi snack classici, troviamo anche altri prodotti, appositamente studiati per favorire la pulizia dei denti, grazie alla loro superficie abbastanza rigida ed irregolare.

    Gli ingredienti rappresentano uno dei principali elementi da tenere in considerazione nella scelta dello snack più adatto per il nostro amico. Infatti, la maggior parte di questi prodotti si presenta a tutti gli effetti come un alimento completo, ricco di tutte le sostanze nutritive necessarie all’animale, ma soprattutto di calorie.

    È proprio a questo che dobbiamo prestare attenzione. Se scegliamo di destinare lo snack all’addestramento del cane, dovremo utilizzarne un bel po’ al giorno, sbilanciando completamente la dieta del nostro animale. Al tempo stesso, se il nostro amico a quattro zampe è obeso o soffre di particolari problemi di salute, potremo comprometterne ancora di più le condizioni.

    Per questo motivo, sono disponibili snack realizzati con ingredienti molto variegati. Troviamo, ad esempio, alcuni prodotti ipocalorici studiati appositamente per non arricchire ulteriormente la dieta dell’animale in sovrappeso. Al tempo stesso, possiamo acquistare snack poveri di zuccheri, a base di cereali integrali, studiati appositamente per l’animale diabetico. Alcuni snack, inoltre, sono integrati con alcune sostanze essenziali per l’animale, come vitamine, Sali minerali o acidi grassi Omega-3, per migliorare il benessere e la salute del cane e del gatto. Nell’ultimo periodo sono stati realizzati anche ottimi snack a base di ingredienti monoproteici o nutraceutici, specifici per le allergie e le intolleranze alimentari.

    I problemi sono molti, così come le soluzioni messe a punto dalle aziende produttrici.

    I consigli

    • Evitiamo di concedere troppi snack al giorno, ma atteniamoci alla dieta del nostro animale e alle indicazioni riportate sulla confezione del prodotto;

    • Utilizziamo lo snack solo quando necessario;gatto con stick snack premio

    • Scegliamo uno snack specifico per il nostro scopo;

    • Proviamo ad alternare gli snack premio con il normale alimento del nostro animale, scalandolo dalla sua razione giornaliera;

    • Se l’animale le gradisce, scegliamo dei pezzi di frutta e verdura da alternare con i classici snack;

    • Ricordiamoci che lo snack non è l’unico premio concesso, ma che i nostri amici possono trovare altrettanto piacevole qualche minuto di gioco o delle carezze;

    • Non concediamo al nostro animale uno snack controindicato per i suoi problemi di salute;

    • Lasciamo gli snack più grandi (biscotti e ossi di bufalo) come premio isolato, scegliendo quelli piccoli e poco calorici per l’utilizzo più frequente (addestramento);

    • Integriamo gli snack che “spazzolano” i denti con un bel lavaggio manuale.

    Forse non tutti lo sanno, ma alcuni cani possono sviluppare una dipendenza dagli snack premio. Gli animali più furbi o più schematici, potranno eseguire il comando da noi richiesto solo ed esclusivamente se gli mostriamo il premio che riceveranno. Per questo motivo è importante alternare gli snack premio con il gioco, le carezze e i complimenti, già nelle prime fasi dell’addestramento.

    Infine, un aspetto che purtroppo la maggior parte dei proprietari tende ad ignorare è che gli snack sono concepiti per premiare l’animale, eventualmente apportando anche alcuni benefici. Molto spesso, invece, tendiamo a concederli anche senza alcuna ragione apparente, per il semplice piacere di vedere il nostro amico grato e soddisfatto. È così che l’ago della bilancia si sposta sempre di più, e i problemi di salute cominciano ad attenderci dietro l’angolo.

  • Come scegliere l’antiparassitario per il cane e il gatto

    Con l’arrivo delle prime giornate calde, torniamo a sentir parlare molto spesso di pulci e zecche. Questi parassiti aderiscono alla pelle dell’animale, provocando diverse conseguenze, dal semplice prurito fino a veri e propri problemi di salute ed infezioni. Ecco perché è molto importante prevenire eventuali infestazioni, utilizzando gli antiparassitari più adatti per le esigenze del cane e del gatto.

    Cosa dobbiamo valutare nella scelta

    Gli antiparassitari in commercio sono davvero tanti, per cui può essere difficile orientarsi nella scelta. In linea generale, possiamo distinguere tra gli antiparassitari chimici e quelli naturali, ma anche tra quelli che uccidono pulci e zecche già presenti sul corpo dell’animale e quelli che invece aiutano anche a prevenire nuove infestazioni. Alcune formulazioni più recenti, inoltre, hanno anche il compito di allontanare mosche, zanzare e altri flebotomi, responsabili di alcune malattie pericolose, come la Leishmaniosi.

    Quando ci troviamo di fronte alla scelta dell’antiparassitario, dobbiamo quindi tenere conto dello scopo che vogliamo raggiungere. Ad esempio, tra le domande che dobbiamo sempre porci troviamo:

    • Il nostro amico a quattro zampe ha già un’infestazione in corso o vogliamo semplicemente proteggerlo da pulci e zecche?

    • Il gatto vive chiuso in appartamento o ha la possibilità di accedere a balconi, terrazze e giardini?

    • Il luogo in cui abitiamo può essere considerato a rischio di Leishmaniosi?

    • Abbiamo solo cani o con noi vivono anche dei gatti?

    Dobbiamo considerare anche la salute dell’animale. Se ci troviamo di fronte ad un cane o ad un gatto con problemi di dermatite, prurito, arrossamento cutaneo, i sintomi potrebbero aggravarsi con l’utilizzo di un prodotto chimico. Quindi, in questi casi sarebbe meglio valutare un prodotto naturale, come quelli a base di olio di neem.

    Per le prime volte, in ogni caso, non sarebbe affatto una cattiva idea quella di chiedere un consiglio al nostro veterinario. Nonostante si tratti di prodotti facilmente reperibili anche nei grandi supermercati, ricordiamoci che sono pur sempre sostanze chimiche, che vengono assorbite nella pelle del nostro animale.

    Gli antiparassitari più diffusi

    Tra i prodotti più diffusi, troviamo soprattutto antiparassitari di uso comune, acquistabili senza obbligo di ricetta.

    Quelli chimici preferiti dai proprietari di cani e gatti includono prodotti a base di:gatto spoton antiparassitario frontline

    • Fipronil (Frontline, Effipro): è una delle prime formulazioni messe in commercio. Agisce uccidendo zecche, pidocchi e pulci adulti, sia nel cane che nel gatto. Al tempo stesso, protegge per circa 30 giorni da nuove infestazioni di zecche, 90 giorni per le pulci. Può essere somministrato anche in gravidanza o allattamento, così come nei cuccioli con almeno 8 settimane di età. Nel caso di cuccioli e gattini più piccoli, si può scegliere una formulazione in spray;

    • Fipronil + (S)-methoprene (Frontline Combo): rappresenta una valida alternativa agli antiparassitari contenenti solo fipronil. Questa formulazione, infatti, uccide non solo le forme adulte dei parassiti, ma anche le uova, prevenendo in questo modo anche la contaminazione dell’ambiente in cui vive l’animale. Se non eliminassimo le uova, invece, queste verrebbero sparse su tappeti, cucce e divani, aspettando di potersi schiudere ed infestare nuovamente l’animale;

    • Permetrina (Exspot): questa sostanza è molto utile per allontanare pulci, zecche, pidocchi, ma anche zanzare, pappataci e altri flebotomi, che possono trasmettere la Leishmaniosi al cane. Viene inserita esclusivamente in formulazioni specifiche per i cani. L’utilizzo sul corpo del gatto, infatti, può comportare gravissime conseguenze, dato che la permetrina è fortemente tossica per i felini. Bisogna quindi limitare l’applicazione dei prodotti a base di permetrina al cane, evitando di utilizzarli se in casa vivono anche dei gatti. Possiamo trovare questa sostanza da sola oppure associata ad altri comuni agenti antiparassitari, come Fipronil (Frontline Tri-Act) e Imidacloprid (Advantix).

    Se invece preferiamo evitare l’utilizzo di antiparassitari chimici, per scelta o per necessità, possiamo optare per dei prodotti naturali. Ottimi, ad esempio, quelli a base di olio di neem (Azardirachta indica), una pianta in grado di contrastare efficacemente le infezioni da batteri, virus, parassiti e funghi. Possiamo trovare molte formulazioni a base di olio di neem, dalle classiche fiale spot-on ai collari, fino a lozioni e diffusori per ambienti.

    collare antiparassitario cani gattiQuesti prodotti sono particolarmente indicati per gli animali con dermatiti, allergie e altri problemi cutanei. L’olio di neem, infatti, svolge anche un’azione rinfrescante e lenitiva per il prurito. Se state pensando ad una soluzione di questo tipo per il vostro gatto, controllate sempre che sulla confezione del prodotto sia presente un’indicazione specifica per i felini.

    Un’alternativa è rappresentata anche dai collari antiparassitari. Sono molto utili soprattutto per cani e gatti che vivono fuori casa. La protezione, infatti, è costante, completa contro la maggior parte dei parassiti e prolungata, dato che può durare anche 7-8 mesi. Anche in questo caso troviamo formulazioni chimiche (Seresto, Scalibor) e naturali, a base di olio di neem.

    Ricordiamoci di applicarlo lasciando sempre due dita di distanza tra il collo dell’animale ed il collare, e soprattutto facendo in modo che la chiusura sia rinforzata, per evitare che si possa staccare ed essere accidentalmente ingerito.

    Se invece riteniamo che il nostro amico a quattro zampe richieda un antiparassitario più completo e con un’azione più profonda, rivolgiamoci al nostro veterinario, che sarà in grado di prescriverci un prodotto adatto alle nostre esigenze. Alcuni prodotti, infatti, agiscono contemporaneamente sia sui parassiti esterni (pulci, zecche, pidocchi) che su quelli intestinali. In questi casi è comunque necessaria la ricetta del veterinario.