Autore: admin

  • Perché il cane o il gatto non mangia?

    Proprio come accade a noi, quando i nostri animali non si sentono bene o c’è qualcosa che non va, mangiano di meno o smettono addirittura di avere interesse nei confronti del cibo. Quali sono le cause di questo comportamento e cosa possiamo fare per aiutarli?

    Il termine preciso con cui ci riferiamo normalmente a questo problema è inappetenza, e si manifesta quando l’animale non sembra apprezzare particolarmente il cibo che gli offriamo, magari limitandosi a mangiucchiarne una minima quantità, lasciando quasi tutto nella sua ciotola. Invece quando un cane o un gatto si rifiutano di mangiare qualunque tipo di cibo, arrivando in alcuni casi addirittura a smettere di bere, parliamo invece di anoressia, una condizione ben più grave.

    Le situazioni tipiche che possono comportare negli animali una certa riduzione dell’appetito sono soprattutto alcune condizioni di salute oppure dei problemi comportamentali.

    Problemi di salute

    In sostanza, tutte le condizioni che provocano dolore sono in grado di ridurre l’appetito degli animali. Per questo motivo non sempre il proprietario è in grado di comprendere l’origine del problema, per cui diventa necessario l’intervento del veterinario.

    Tra le situazioni e le malattie che possono provocare dolore nell’animale o che possono ridurre la sua capacità di mangiare troviamo:

    •           Terapie o vaccinazioni recenti: se l’animale si sente stanco e debilitato, nella maggior parte dei casi non avrà molta voglia di mangiare. In questi casi di solito il problema si risolve da solo in poco tempo, per cui è sufficiente continuare ad offrire al nostro amico i suoi cibi preferiti, invogliandolo a mangiare almeno quanto basta per rimettersi in forze;cane non mangia croccantini

    • Problemi della bocca o dei denti: se il nostro amico avverte dolore ogni volta che cerca di prendere il cibo o di masticarlo, semplicemente si rifiuterà di mangiare. In questi casi potrebbe avere una forte gengivite, mal di denti o persino delle piccole ferite all’interno della bocca. Provate ad aprirgli delicatamente la bocca, ed esaminatela. In questi casi dovreste osservare eventuali anomalie, ad esempio un bordo rossastro sui margini delle gengive, denti spezzati o dondolanti, gonfiore o ferite sulla lingua e su tutta la parte interna della bocca;

    • Gastrite: si verifica quando lo stomaco del nostro animale è infiammata e può produrre un eccesso di sostanze acide, che provocano il famoso reflusso gastroesofageo. L’animale tende a non voler mangiare perché si sente nauseato e può spesso vomitare o rigurgitare una sostanza schiumosa e giallastra;

    • Diarrea forte e prolungata: se ci sono parassiti intestinali, infezioni o se l’animale ha ingerito qualche sostanza tossica, probabilmente avrà una forte diarrea, che lo farà sentire stanco e scombussolato, al punto da non riuscire a mangiare;

    • Febbre: proprio come per noi, anche gli animali non riescono a mangiare quando hanno la febbre;

    • Problemi alle vie urinarie: sono tipici del gatto ed includono soprattutto la cistite o i calcoli urinari. Il dolore può essere talmente forte da impedire al gatto di mangiare;

    • Insufficienza renale: si manifesta con diversi sintomi tipici, tra cui i periodi di inappetenza alternati ad un appetito smisurato, sete eccessiva, vomito e sonnolenza;

    • Infezioni;

    • Tumori.

    Cause legate al comportamento

    Alcuni animali possono decidere di non mangiare per questioni comportamentali. Sembrerà strano, ma alcuni gatti possono arrivare a fare un vero e proprio sciopero della fame se non ottengono il loro cibo abituale, proprio perché per natura sono molto esigenti nei confronti dell’alimentazione.

    Tra le ragioni principali che possono spingere il cane o il gatto a non mangiare volontariamente, troviamo:

    • Cambio di alimentazione

    • Stress

    • Depressione

    • Ansia e paura

    • Lutto

    • Trasloco o trasferimento

    • Arrivo in casa di ospiti o neonati

    • Arrivo di un nuovo animale

    • Richiesta di attenzioni

    • Caldo

    • Calore nella femmina o presenza di cagne o gatte in calore nei dintorni

    In alcuni casi l’inappetenza può essere causata da alcuni errori tipici da parte dei proprietari. Ad esempio, se lasciamo a disposizione del cane le sue ciotole piene di croccantini per tutto il giorno e gli “allunghiamo” snack, biscottini e avanzi della nostra tavola per tutto il giorno, difficilmente avrà fame all’ora dei pasti e soprattutto non vorrà mangiare il suo cibo, considerandolo meno appetitoso rispetto al nostro.

    Lo stesso discorso vale per i cambi di alimentazione troppo frequenti. Se diamo da mangiare al cane o al gatto cibi diversi ogni giorno, inevitabilmente tenderà a scartare quelli che meno gli piacciono, aspettando che gli offriate subito qualcosa di migliore.

    In questi casi l’unica cosa da fare è quella di essere rigorosi. Banditi gli snack e gli spuntini fuori pasto, e garantita una corretta tabella di orari per la pappa (sempre la stessa, ahimè, noiosa pappa), la situazione dovrebbe tornare alla normalità. Naturalmente nessuno vorrebbe che il nostro animale muoia di fame, quindi cerchiamo di raggiungere un compromesso:

    • Scegliamo un alimento di buona qualità, gradito dal nostro amico e facciamo in modo che possa mangiare solo quello, senza brusche variazioni nella dieta;

    • Niente spuntini e snack fuori pasto;

    • Diamogli da mangiare sempre alla stessa ora;

    • Togliamo le ciotole se non ha finito tutta la pappa e riproponiamogliela al pasto successivo.

    gatti mangiano pesce a tavolaPer quanto riguarda il gatto, invece, anche in questo caso cerchiamo di capire quale possa essere il cibo più gradito dal suo palato sopraffino. È chiaro che non potrà assolutamente nutrirsi di prosciutto per tutto il giorno, ma dovremo trovare un alimento casalingo o industriale equilibrato, di buona qualità e soprattutto appetibile per il nostro gatto.

    Le conseguenze del digiuno prolungato possono essere molto gravi, soprattutto nei gatti, perché il loro fegato potrebbe rapidamente infarcirsi di grasso fino a danneggiarsi completamente quando la situazione si protrae per lunghi periodi.

    Per questo motivo se il nostro amico a quattro zampe dovesse smettere di mangiare, portiamolo subito dal veterinario. Osserviamolo per circa 24 ore, facendo diversi tentativi per verificare che davvero non voglia mangiare alcun tipo di cibo, dopo di che corriamo dal veterinario senza aspettare che rimanga a digiuno per giorni.

    Solo nel momento in cui il veterinario avrà escluso qualsiasi condizione medica, potremo iniziare a pensare ad un problema comportamentale, agendo di conseguenza.

  • TTouch method: calming animals with caresses

    The TTouch method, initially seen as a rather bizarre theory of approaching the behaviour of animals, over the years has managed to establish itself more and more, adapting it not only to the world of horses, as originally, but also to dogs and cats.

    What is the TTouch Method?

    It has been nearly 40 years since Linda Tellington-Jones began to develop a revolutionary new method for the education of horses. In that period, Linda was able to approach the study of the Feldenkrais Method, based on the principle according to which the movement of the body would be an indispensable way to improve and alleviate many physical, but also emotional problems.

    linda tellington jones ttouch cavallo

    Fascinated by this theory, Linda decided to extend it to her area of ​​expertise: the rehabilitation of “difficult” horses. Thus was born the TTEAM – Tellington-Touch Equine Awareness Method, which will also be extended to the field of companion animals, in particular dogs and cats.

    The TTouch Method arises essentially from the roots of the principles of Moshe Feldenkrais. According to its creator, the TTouch Method would be able to help horses, dogs and cats to acquire greater stability and emotional serenity, starting from their own body.

    The classic example, often used by Linda, is that of the dog pulling on a leash. The reasons of this behaviour may be different, but the result will always be a great pain in the neck, shoulders and back, due to the urgency to pull harder, to counter the owner’s command. A dog in pain will inevitably feel frustrated and continue to engage in the wrong behavior, thus fueling an endless vicious circle.

    The task of owners and educators, on the other hand, should be to pay attention not only to improve the animal’s behaviour but to also think about their physical well-being. The body is nothing more than the key to access the delicate inner world of each animal.

    What is the TTouch Method

    The Method, as the name suggests, involves a series of light touches and movements that must be performed directly on the animal’s body, with very precise manoeuvres developed by its creator. The touches, called TTouches, stimulate the nerve endings located in every part of the body, triggering a response from the animal. What may seem like simple caresses, are used to relax the dog or cat’s mind and to improve communication with the owner and to relieve physical pain and negative emotions.

    Touching the animal is not the only method expected to achieve the goal. The TTouch Method, in fact, also includes a series of exercises to be done on a leash. For example, you can ask the dog to move around a rather intricate maze. To find the way out, the animal will necessarily have to make unusual movements, articulating the body in different directions. By doing this, he will be able to train his body movements and at the same time stimulate concentration and confidence in his abilities.

    Another tool developed by Linda Tellington-Jones is the bandage. The animal’s body is covered with elastic and soft bands, without restricting in any way the ability to move. The gentle pressure and support of the bands gives the particularly fearful animal greater security, also helping it to breathe properly.

    Recommendation

    This method is particularly useful for “difficult” animals. We are talking above all about dogs and cats that have suffered serious trauma or mistreatment, but also for those less inclined to traditional educational methods.

    ttouch tellington bende fasce

    Through touch, it is possible to remove fear, anger, anxiety and all negative emotions that can affect both the relationship with people and the health of the animal. Stress can cause a lot of damage to the mental and physical balance of our animals.

    For example, we can take advantage of the benefits of touching in typical situations of stress and discomfort, such as the vet’s waiting room. Most animals will either stay paralysed with fear or will make every effort to escape. By applying precise movements on the animal’s ears, we will be able to reduce the level of tension, making it feel more relaxed and confident.

    Likewise, the Method is also great for dogs and cats with health problems. Let’s think, for example, of the typical case of arthritis. An animal with joint pain will feel frustrated, unable to run, move and play as its fellow friends normally do. Just by touching a specific area or by applying targeted exercises, you will be able to relieve pain, without giving up movement and making the animal feel more confident. Of course, in these cases the TTouch Method represents an just an effective support in addition to the care of the vet.

     

  • Il metodo TTouch: curare gli animali con le carezze

    Il metodo Ttouch, inizialmente visto come una teoria piuttosto strampalata di approcciare al comportamento degli animali, nel corso degli anni è riuscito ad affermarsi sempre di più, adattandolo non solo al mondo dei cavalli, come in origine, ma anche a cani e gatti.

    Cos’è il Metodo Ttouch

    Sono passati quasi 40 anni da quando Linda Tellington-Jones cominciò a mettere a punto un nuovo, rivoluzionario metodo educativo per cavalli. In quel periodo, Linda ebbe modo di avvicinarsi allo studio del Metodo Feldenkrais, basato sul principio secondo cui il movimento del corpo sarebbe un modo indispensabile per poter migliorare ed alleviare molti problemi fisici, ma anche emotivi.linda tellington jones ttouch cavallo

    Affascinata da questa teoria, Linda decise di estenderla anche al settore di sua competenza: la riabilitazione dei cavalli “difficili”. Nasce così il TTEAM – Tellington-Touch Equine Awareness Method, che verrà in seguito esteso anche all’ambito degli animali da compagnia, in particolare cani e gatti.

    Il Metodo Ttouch nasce essenzialmente dalle radici dei principi di Moshe Feldenkrais, ampliandoli ad un settore così delicato come quello degli animali. Secondo la sua ideatrice, il Metodo Ttouch sarebbe in grado di aiutare cavalli, cani e gatti ad acquisire una maggiore stabilità e serenità emotiva, partendo dal proprio corpo.

    L’esempio classico, utilizzato spesso da Linda, è quello del cane che tira al guinzaglio. I motivi per cui continua a farlo possono essere diversi, ma il risultato sarà sempre un gran dolore all’altezza del collo, delle spalle e della schiena, dovuti proprio all’urgenza di tirare con più forza, per contrastare il comando del proprietario. Un cane che ha dolore, si sentirà inevitabilmente frustrato e continuerà a mettere in atto il comportamento sbagliato, alimentando così un circolo vizioso senza fine.

    Il compito dei proprietari e degli educatori, invece, dovrebbe essere quello di prestare attenzione non solo ai comportamenti da correggere, ma anche al fisico dell’animale. Il corpo non è altro che la chiave per accedere al delicato mondo interiore di ogni animale.

    In cosa consiste il Metodo TTouch

    “Touch” in inglese significa proprio “tocco”. Il Metodo, infatti, prevede una serie di leggeri tocchi e movimenti che devono essere effettuati direttamente sul corpo dell’animale, con delle manovre molto precise, messe a punto proprio dalla sua ideatrice. I tocchi, chiamati TTouches, vanno a stimolare le terminazioni nervose situate in ogni parte del corpo, innescando una risposta da parte dell’animale. Quelle che potrebbero sembrare delle semplici carezze, in realtà non servono solo a rilassare la mente del cane o del gatto, ma anche a migliorare la comunicazione con il proprietario e ad alleviare il dolore fisico e le emozioni negative.

    Il tocco non è l’unico mezzo previsto per raggiungere lo scopo. Il Metodo TTouch, infatti, comprende anche una serie di esercizi da fare al guinzaglio. Ad esempio, si può chiedere al cane di muoversi all’interno di un labirinto piuttosto intricato. Per trovare la via d’uscita, l’animale dovrà necessariamente effettuare dei movimenti inusuali, articolando il corpo in diverse direzioni. In questo modo potrà allenare il fisico, stimolando allo stesso tempo la concentrazione e la fiducia nelle proprie capacità.

    Un altro strumento messo a punto da Linda Tellington-Jones è il bendaggio. Il corpo dell’animale viene rivestito da delle fasce elastiche e morbide, senza frenare in alcun modo la capacità di muoversi. La pressione delicata e il sostegno delle fasce, trasmette all’animale particolarmente pauroso una maggiore sicurezza, aiutandolo anche a respirare nel modo giusto.

    Per quali animali è consigliato

    Questo metodo è particolarmente utile soprattutto per gli animali più “difficili”. Parliamo soprattutto di cani e gatti che hanno subìto gravi traumi o maltrattamenti, ma anche per i soggetti meno inclini ai tradizionali metodi educativi. ttouch tellington bende fasce

    Tramite il tocco, è possibile allontanare la paura, la rabbia, l’ansia e tutte le emozioni negative che possono influire sia nel rapporto con le persone, che sulla salute dell’animale. Ricordiamo sempre che lo stress prolungato può provocare molti danni sull’equilibrio mentale e fisico dei nostri animali.

    Ad esempio, possiamo sfruttare i benefici del tocco nelle situazioni tipiche di stress e disagio, come la sala d’attesa del veterinario. La maggior parte degli animali sarà paralizzata dalla paura o tenterà in tutti i modi di fuggire. Applicando precisi movimenti sulle orecchie dell’animale, saremo in grado di ridurre il livello di tensione, facendolo sentire più rilassato e sicuro di farcela.

    Allo stesso modo, il Metodo è ottimo anche per i cani e i gatti con problemi di salute. Pensiamo, ad esempio, al caso tipico dell’artrite. Un animale con dolori articolari si sentirà frustrato, incapace di correre, muoversi e giocare come fanno normalmente i suoi simili. Con l’applicazione del tocco e degli esercizi mirati, potrà invece alleviare il dolore, senza rinunciare al movimento, sentendosi allo stesso tempo più sicuro di sé. Naturalmente in questi casi il Metodo TTouch rappresenta un efficace supporto alle cure da parte del veterinario, che non potrebbero in ogni caso essere abbandonate.

    Se siete interessati ad ottenere maggiori informazioni a riguardo, consultate la pagina ufficiale italiana del Team.

  • Do you prefer dogs or cats? Let your personality decide

    Dogs and cats are known to be a very important part of our life. Many owners live peacefully with both, showing no preference for either. There are, however, many people that take sides either with dogs or with cats. Therefore, this causes great controversy amongst owners to decide which one is the best. There is clearly no answer to this question, considering the large number of positive aspects of each. However, research published by the American journal Psychology Today has shown that the preference between dogs and cats is actually determined by our personality.

    Both animals are definitely extremely different in many aspects. Dogs tend to be more sociable, open to contact with humans and sometimes even a little “big-headed”. Cats, on the other hand, in many cases are shy, independent and can even cope happily without the owner, except for food and for the rare cuddling moments.

    According to the magazine, we can also identify similar characteristics (from dogs and cats) in our personality, so we are able to distinguish between a group of people who are more compatible with dogs or cats.

    cane gatto dormono cestino letto

    Dog lovers, in fact, are dynamic, sociable people and open to collaborate with others. Being dynamic and sociable is an essential characteristic for dog owners, considering that the dog has a greater need to leave the house for daily walks. During these moments, it is easy to meet other dog owners with whom you can socialize and chat, as advanced by psychologist Samuel D. Gosling. Being open to collaboration, would be highlighted above all in the workplace. In fact, people who prefer dogs, would be more willing to accept hierarchies and therefore collaborate with colleagues.

    On the contrary, cat lovers would be more independent not only in everyday life, but also as their way of thinking, often making them true nonconformists. Clearly, they wouldn’t depend on anyone’s judgment, just like our feline friends. According to the theory put forward by Psychology Today, cat owners are also less prone to sociability. At a disco party, they would prefer a quiet evening on the sofa at home, with their pet curled up on his legs.

    That is not all. Psychologist Denise Guastello proposes a very interesting aspect on this topic. While it is true that dog lovers are more outgoing and lively, people who own a cat would be more sensitive and even more intelligent. Their IQ, as demonstrated during the research, would be higher than that of those who prefer dogs.

    There are many reasons to explain why people feel more connected and close to dogs. Those who love dogs, in fact, need company, while those who love cats consider affection essential.

    Although these theories are quite detailed, the question is still pending and we are waiting for further answers.

    Source: https://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201501/3-things-being-cat-person-or-dog-person-reveals-about-you

  • Preferisci i cani o i gatti? La tua personalità lo decide

    Cani e gatti sono l’argomento di discussione preferito degli amanti degli animali. Molti proprietari vivono serenamente con entrambi, senza mostrare alcuna preferenza per uno dei due. Ci sono, però, molte persone che si schierano senza mezzi termini per il cane o per il gatto, dando vita ad accesi dibattiti su quale dei due animali sia il migliore. Chiaramente non esiste una risposta per questa domanda, considerando il gran numero di aspetti positivi di ognuno dei due. Tuttavia una ricerca pubblicata dalla rivista americana Psychology Today ha dimostrato che la preferenza tra cane e gatto, in realtà, sarebbe determinata dalla nostra personalità.

    Che i due animali siano diversi sotto molti punti di vista è un dato di fatto. I cani sono tendenzialmente più socievoli, aperti al contatto con l’uomo e, se vogliamo, talvolta anche un po’ “tontoloni”. I gatti, invece, in molti casi sono più schivi, indipendenti e possono anche fare a meno del proprietario, eccetto che per il cibo e per i rari momenti di coccole.

    Secondo la rivista, possiamo individuare delle caratteristiche simili anche nella nostra personalità, tanto da poter distinguere tra un gruppo di persone più compatibili con i cani oppure con i gatti.

    cane gatto dormono cestino lettoGli amanti dei cani, infatti, sarebbero persone dinamiche, socievoli, aperte alla collaborazione con gli altri e persino più accondiscendenti. I primi due aspetti trovano una semplice spiegazione, considerando che il cane ha una maggiore necessità ad uscire di casa per la passeggiata quotidiana. Durante questi momenti, è facile incontrare altri proprietari di cani con i quali poter socializzare e scambiare due chiacchiere, come avanzato dallo psicologo Samuel D. Gosling. Gli ultimi due fattori, invece, si evidenzierebbero soprattutto nell’ambito lavorativo. Le persone che preferiscono i cani, infatti, proprio come i loro beniamini, sarebbero più disposte ad accettare le gerarchie, collaborando con i colleghi.

    Al contrario, gli amanti dei gatti sarebbero più indipendenti non solo nell’ambito della quotidianità, ma anche come modo di pensare, rendendoli spesso dei veri anticonformisti. In poche parole, non dipenderebbero dal giudizio di nessuno, proprio come gli amici felini. Secondo la teoria avanzata da Psychology Today, i proprietari di gatti sarebbero anche meno inclini alla socievolezza. Ad una festa in discoteca, preferirebbero una tranquilla serata sul divano di casa, con Fuffi acciambellato sulle gambe.

    Ma non è tutto. Probabilmente l’aspetto più interessante è quello proposto dalla psicologa Denise Guastello. Se è vero che gli amanti dei cani sono più estroversi e vivaci invece gli amanti dei gatti sarebbero più sensibili e persino più intelligenti. Il loro quoziente intellettivo, come dimostrato nel corso della ricerca, sarebbero più alto rispetto a quello di chi preferisce i cani.

    Anche i motivi per i quali alcuni di noi si sentono più vicini al cane piuttosto che al gatto sono diversi. Chi ama i cani, infatti, lo fa per bisogno di compagnia, mentre chi ama i gatti ritiene indispensabile l’affetto.

    Nonostante queste teorie siano piuttosto dettagliate, la questione resta ancora in sospeso, in attesa di ulteriori risposte.

    Fonte: https://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201501/3-things-being-cat-person-or-dog-person-reveals-about-you

  • Kennel cough: what is it and how do we treat it

     There are many infectious diseases in dogs, some of which are milder, others more dangerous.

    When we are dealing with a pathogen that is capable on its own of doing a lot of damage we must implement a strategy that allows us to defeat it.

    When a disease is caused by many different  pathogens all together, things get complicated: an example of this situation is kennel cough.

    What is that?

    Kennel cough is a syndrome, because it manifests itself in very different ways and degrees of severity, and above all it is not caused by a single microorganism, but by many and very different ones.

    Imagine being in a ring and having to face a boxing opponent – you would probably succeed. If instead you faced, a boxing opponent, one of karate, one of judo and one of Greco-Roman wrestling it would be complicated to win, even if these opponents are not great fighters individually.

    Kennel cough is caused by a series of microorganisms that all affect the respiratory system. Among these we find the canine parainfluenza virus, the canine infectious laryngotracheitis virus, the infectious hepatitis virus (which also causes respiratory problems), but also bacteria such as pasteurelle, bordetella and pseudomonas. 

    As we said, these pathogens are not very powerful, especially if the dogs is vaccinated, and normal veterinary therapies can defeat them all quite easily; the problem is that they damage only when there is overcrowding: hence the name of the disease, which often occurs in kennels.

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    Transmission occurs by air, via the particles expelled when dogs cough. It is difficult to eliminate it because while one dog may have already recovered, yet another is not and the second infects the first again, who will be coughing again. In this situation, it is difficult to completely eradicate the disease.

    What does it do?

    Essentially, kennel cough causes cough. Coughing can have many causes, but if many dogs, perhaps in a kennel or in a place where they live together (not the public park, dogs spend too little time there to contract this disease) have a dry cough, they most likely have contracted this syndrome.

    Microorganisms in general damage the respiratory mucosa, and create irritation (hence the cough); it is a fairly intense nuisance, but there are hardly any complications as long as you try to keep the disease under control, even if some dogs may have a fever and feel a little worse than others.

    How do we treat and prevent it?

    As we said before, kennel cough is easily treatable by a veterinarian, and if one of these dogs were adopted, then separated from the others, a week of antibiotics would be enough to destroy the bacteria, improve the general condition of the dog and make him recover so that the body can also defeat viruses.

    If we have many dogs (for example, a hunter) who spend many hours in a narrow and crowded place, the only remedy to cure this situation is to reduce overcrowding, even before starting veterinary therapy; otherwise, we would find ourselves in the same situation as we indicated earlier.

    As for prevention, if you have only one dog, or two dogs, and you let them live at home, there are no problems: their immune status is too good to be able to contract this syndrome, even if for a couple of hours at day they play and spend time with a dog who is affected by it.

    If, on the other hand, you find yourself in a situation where you have many dogs that stay together, try to get them out of the rooms where they sleep several hours a day. Try not to put more than 2 or 3 in the same room, so that the contacts between them are limited. New dogs should be kept in quarantine for a while to avoid the spread of the syndrome if they had it.

    Kennel cough is not fatal, but it is decidedly an annoying situation for dogs and also for those around them, who often will not know where to turn their heads to try to eliminate this annoying syndrome.

     

  • La tosse dei canili nel cane: cos’è e come curarla

    Le malattie infettive dei cani sono molte, alcune delle quali sono più lievi, altre più pericolose.

    Quando abbiamo a che fare con un patogeno che, da solo, è in grado di fare un sacco di danni (penso al cimurro) dobbiamo mettere in atto una strategia che consenta di sconfiggerlo.

    Ma quando a causare una malattia non è un solo patogeno ma tanti diversi, uniti tutti insieme, ecco che le cose si complicano: un esempio di questa situazione è la tosse dei canili.

    Che cos’è

    La tosse dei canili è, più che una malattia, una sindrome, perché si manifesta in modi e gradi di gravità molto diversi tra loro, e soprattutto non è causata da un solo microrganismo, ma da tanti e molto vari.

    Immaginate di essere su un ring e di dover fronteggiare un avversario di boxe: probabilmente ci riuscireste. Fronteggiare invece, in contemporanea, un avversario di boxe, uno di karate, uno di judo, uno di lotta greco-romana… Sarebbe complicato, anche se questi avversari presi singolarmente non sono dei grandi lottatori.

    La tosse dei canili è causata da una serie di microrganismi che colpiscono tutti l’apparato respiratorio. Tra questi troviamo il virus della parainfluenza canina, il virus della laringotracheite infettiva del cane, il virus dell’epatite infettiva (che causa anche problemi respiratori), ma anche batteri come pasteurelle, bordetelle e pseudomonas. Un trattato di medicina in un solo cane, insomma.

    Come dicevamo, questi patogeni non sono granché potenti, specie se i cani sono vaccinati, e le normali terapie veterinarie possono sconfiggerli tutti abbastanza tranquillamente; il problema è che fanno danni solo quando c’è del sovraffollamento: da qui il nome della malattia, che si presenta spesso e volentieri nei canili.

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    La trasmissione avviene per via aerea, tramite le particelle espulse quando i cani tossiscono. È difficile da eliminare perché mentre un cane, magari, è già guarito, un altro ancora non lo è e il secondo infetta nuovamente il primo, che sarà di nuovo colpito dalla tosse. In questa situazione è difficile debellare completamente la malattia.

    Che cosa fa

    Essenzialmente, la tosse dei canili provoca la tosse, poco di più. La tosse può avere tantissime cause, ma se tanti cani, magari in un allevamento o in un posto in cui vivono insieme (non il parco pubblico, i cani passano lì troppo poco tempo per contrarre questa malattia) presentano tosse secca, molto probabilmente hanno contratto questa sindrome.

    I microrganismi in generale danneggiano la mucosa respiratoria, e creano irritazione (da qui viene la tosse); è un fastidio abbastanza intenso, ma difficilmente ci sono complicazioni fin quando si cerca di tenere la malattia sotto controllo, anche se qualche cane potrebbe avere la febbre e stare un po’ peggio degli altri.

    Come si cura e si previene

    Come dicevamo prima, la tosse dei canili è facilmente curabile da un veterinario, e se uno di questi cani venisse adottato, quindi separato dagli altri, sarebbe sufficiente una settimana di antibiotici per distruggere i batteri, migliorare lo stato generale del cane e farlo riprendere in modo che l’organismo riesca a sconfiggere anche i virus.

    Se abbiamo tanti cani (ad esempio, un cacciatore) che passano molte ore in un posto stretto e affollato, l’unico rimedio per curare questa situazione è quello di ridurre il sovraffollamento, ancora prima di iniziare la terapia veterinaria; in caso contrario, infatti, ci troveremmo nella stessa situazione che abbiamo indicato poco fa.

    Per quanto riguarda la prevenzione, se avete un solo cane, o due cani, e li fate vivere in casa, non ci sono problemi: il loro stato immunitario è troppo buono per poter contrarre questa sindrome, anche se per un paio d’ore al giorno giocano e passano del tempo con un cane che ne è affetto.

    Se, invece, vi trovate in una situazione i cui avete molti cani che stanno insieme, cercate di farli uscire dagli stanzini dove dormono svariate ore al giorno, cercate di non metterne più di 2 o 3 nella stessa stanza, così che i contatti tra essi siano limitati, e soprattutto lasciate in isolamento i nuovi cani che arrivano, per essere sicuri che non possano trasmettere la malattia agli altri.

    La tosse dei canili non è mortale, assolutamente, ma è una situazione decisamente fastidiosa per i cani e anche per chi sta loro intorno, che spesso e volentieri non saprà più dove sbattere la testa per cercare di eliminare questa fastidiosa sindrome.

  • La rinotracheite infettiva del gatto: cos’è e come prevenirla

    La rinotracheite infettiva è una delle tante malattie infettive che interessano i gatti domestici e randagi.

    È una delle malattie trasmesse da virus, ed è molto diffusa nell’ambiente perché molti gatti adulti ne sono “portatori sani”, ovvero non manifestano alcun sintomo ma la trasmettono agli altri gatti che, specie se sono piccoli, manifesteranno i segni della malattia una volta contratta.

    Rispetto ad altre malattie infettive è disponibile un vaccino che consente di prevenirla, ma è comunque importante per un proprietario conoscerla e sapere come comportarsi nel caso in cui il proprio gatto dovesse, per qualsiasi motivo, contrarla.

    Che cos’è

    La rinotracheite infettiva è una malattia causata da un virus, come abbiamo detto. Per la precisione è un Herpesvius.

    Vi ricorda qualcosa? Qualche fastidiosa bolla sulle labbra, magari? Bene, nel gatto i sintomi della malattia sono del tutto diversi da quelli del nostro Herpes, ma il virus appartiene alla stessa famiglia e ha una caratteristica comune alla nostra forma: non si guarisce mai.

    O meglio, si guarisce, ma il virus non se ne va mai dall’organismo ed è pronto a mostrarsi di nuovo quando siamo stressati e le difese immunitarie sono più deboli. Avete mai notato che le bolle sulle labbra vengono proprio nei periodi in cui siamo meno tranquilli?

    Tornando al gatto, l’herpes della Rinotracheite colpisce la parte anteriore delle sue vie respiratorie. Naso, occhi, bocca e trachea sono i punti più interessati e, tra l’altro, anche più dolorosi.

    La trasmissione avviene per via aerea, naturalmente. Il gatto sarà molto infastidito dalla presenza del virus, anzi starà proprio male, come vedremo tra poco, quindi tossirà e starnutirà per alleviare il fastidio un po’ come quando noi abbiamo il raffreddore. E proprio come il raffreddore se altri gatti nelle vicinanze respirano ciò che lui ha starnutito contrarranno la malattia.

    Lo stesso succede se due gatti giocando tra loro si leccano, scambiandosi così saliva ricca di virus, se uno dei due è infetto.

    Che cosa fa

    Questo virus, come la maggior parte dei virus, fondamentalmente distrugge le cellule delle mucose che va a colpire. Queste saranno così indotte a difendersi sfruttando il loro meccanismo di difesa naturale che è il muco, per cui un gatto affetto da rinotracheite mostrerà un abbondante scolo nasale, una forte lacrimazione e a volte anche salivazione.

    Il gatto, ovviamente, sta male, e sarà letargico, si muoverà malvolentieri, starà da solo e, situazione caratteristica, rifiuterà il cibo: questo avviene perché la mucosa della sua bocca è danneggiata dal virus, quindi è ulcerata. E visto che le ulcere provocano dolore, anche se ha fame eviterà di mangiare per non farsi male.

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    E non finisce qui: il gatto sta già male, la mucosa è danneggiata e i batteri approfittano di questa situazione di debolezza per fare ancora più danni, causando infezioni un po’ dappertutto e, in certi casi, anche polmonite, che per i gatti più piccoli può essere fatale.

    La cura e la prevenzione

    Se abbiamo un gatto che si trova già in questa situazione, dobbiamo chiaramente portarlo da un veterinario, ma la terapia che lui prescriverà, nel senso di medicine, non saranno sufficienti.

    Certo, il gatto avrà bisogno di collirio, antibiotici, farmaci mucolitici per alleviare l’oppressione causata dal muco, e quelli sono il punto di partenza.

    Ma ricordate che cosa dicevamo prima a proposito dello stress? Per sconfiggere l’herpes, o quantomeno per fare in modo che non emerga, bisogna togliere lo stress. Lasciare un gatto malato a sé stesso non farà che aumentarlo, ovviamente.

    Invece, da proprietari, dobbiamo cercare di giocare con lui, portarlo fuori, spingerlo ad esplorare, spazzolarlo e, in generale, farlo divertire: il miglioramento dell’umore significa in questo caso sconfiggere il virus, per cui il gatto starà meglio, avrà ancora più voglia di giocare, migliorerà ancora e così via, in un ciclo di positività che, necessariamente, deve essere innescato dal proprietario.

    Se invece avete un gattino piccolo ancora non malato è fondamentale la prevenzione, che è possibile effettuare tramite la vaccinazione.

    Il vaccino rientra tra i cosiddetti “obbligatori” per il gatto, che tutti i veterinari somministrano a pochi mesi di età con i relativi richiami. Per cui, se avete un gatto vaccinato sicuramente sarà stato coperto anche per questa malattia, ma se non lo avete vaccinato o se non sapete se è vaccinato o meno (perché magari lo avete trovato e adottato) è sempre buona regola vaccinarlo, anche se è già adulto.

    La rinotracheite, infatti, è più pericolosa per i cuccioli, quello si, ma può essere altrettanto devastante per un adulto che abbia, in concomitanza, un’altra malattia infettiva come la FIV: insomma, proteggere il vostro micio è, sempre e comunque, la soluzione migliore per evitare gravi complicazioni.

  • Papilloma virus in cats

     In our articles, we often say that prevention is always the best option. Of course, by no means we should isolate animals from real life. However, we must be alert for any strange symptoms so we can act accordingly and on time.

    Feline papillomavirus is a perfect example of a disease that is not particularly serious. Therefore, we have the time to identify it and act on it. If we do not act, it might degenerate in something way worse.

    What is it?

    The papillomavirus is a rather contagious DNA virus, which however only affects members of a single species: concisely, the cat virus does not affect humans, just as that of man (or, better, of woman) does not affect cats. There are doubts that the bovine version can affect cats, but it is so difficult for a cat to come into contact with a cow, especially in urban areas, that we overlook this possibility.

    The most frequent route of transmission, of course, is from cat to cat. The virus affects the skin, although it can sometimes lodge itself in the mouth, and fighting cats clearly pass it easily to their enemies when biting.

    As a virus, it is not particularly aggressive, because usually the lesions it causes appear when the cat is affected by debilitating diseases on their own, such as FIV.

    What does it do?

    The action of the virus is to infect the skin cells and it does so by causing them to multiply and grow. The result is very similar to a tumour, but in fact, it is not, at least at the beginning, because the cell does not begin to multiply on its own, as it happens in a neoplasm, but the virus pushes the multiplication. However, it might happen that an untreated papilloma lesion can become a real neoplasm.

    Owners can notice a small swelling. Nothing strange so far, it could simply be an insect bite. If it doesn’t grow it could be a small skin malformation, nothing to worry about.

    If we notice, however, that the swelling grows as if it were a small tree, with a “trunk” at the base and a crown at the top, it is advisable to consult a veterinarian. It grows slowly, so there is no need to take the cat to the clinic at four in the morning, but let’s get prepared to bring it in as soon as possible (within 2/3 days).

    Unfortunately, the only way to ascertain what the lesion is, is by histology. The vet will cut a piece of swelling from the skin, treat it and examine it under a microscope. It will take about a week to receive definitive answers.  If it is papilloma, at this point, we have various possibilities.

     How do we treat it?

    Although the swelling does not create pain for the cat, at most a little discomfort, it must be removed both because it can become a neoplasm, as we said before, and because it can bleed and, in short, cause even intense pain to the cat.

    There are various possibilities for therapy. You can try drugs, such as interferon which limits cell multiplication and thus prevents growth. You can try surgery; put the cat to sleep and remove the growth with a scalpel. In this case, we are particularly sure that the problem will reoccur after a while because the virus remains (it cannot be eliminated). The area will be stressed by the surgery so it is a favourable environment for the development of the virus.

    Other alternatives are laser therapy and cryosurgery, i.e. cutting the infected part after having frozen it, so that everything is less irritating to the body and the situation does not reoccur (or at least it does it less frequently). However, it must be taken into account that these therapies are quite expensive and require several sessions.

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    Concisely, we have many options, and even if there were relapses, it is possible to intervene again and guarantee a normal life to the cat, given that there are no particular problems related to this disease.

    The biggest mistake we can do is to let it grow without any specialized intervention by your vet. It can bring severe discomfort to the cat and turn into a neoplasm. It can open the way to far more infectious diseases.

  • Il papillomavirus del gatto: escrescenze da non sottovalutare

    Nei nostri articoli diciamo spesso che la prevenzione delle malattie degli animali, cani o gatti che siano, è sempre la forma migliore perché i nostri amici non siano soggetti a problematiche anche molto gravi. Certo, questo non significa che dobbiamo tenerli in una gabbia dorata, specialmente i gatti che potrebbero soffrirne anche in modo molto intenso, ma che quando vediamo qualcosa che non va dobbiamo agire quanto prima per evitare che le cose possano peggiorare.

    Il papillomavirus felino è un esempio perfetto di malattia che di per sé non è particolarmente grave, per cui abbiamo tutto il tempo di renderci conto della sua presenza e di agire, ma che se non agiamo può diventare molto grave perché può aprire la strada a qualcosa di ben peggiore.

    Che cos’è

    Il papillomavirus è un virus a DNA piuttosto contagioso, che tuttavia colpisce solamente membri di una sola specie: insomma, quello del gatto non colpisce l’uomo, così come quello dell’uomo (o, meglio, della donna) non colpisce il gatto. Ci sono dubbi sul fatto che la versione bovina possa colpire i gatti, ma è talmente difficile che un gatto entri in contatto con una mucca, specie nelle zone urbane, che tralasciamo questa possibilità.

    La via di trasmissione più frequente, ovviamente, è quella che va da gatto a gatto. Il virus colpisce la cute, anche se a volte può posizionarsi in bocca, e chiaramente i gatti che lottano tra loro se lo passano con facilità.

    C’è da dire che, come virus, non è particolarmente aggressivo, perché di solito le lesioni che provoca compaiono quando il gatto è colpito da malattie già debilitanti per conto proprio, come la FIV.

    Che cosa fa

    L’azione del virus è quella di infettare le cellule della cute, quindi la pelle, e lo fa inducendo le stesse a moltiplicarsi e crescere. Il risultato è molto simile ad un tumore, ma di fatto non lo è, almeno all’inizio, perché non è la cellula che inizia a moltiplicarsi di propria iniziativa, come accade in una neoplasia, ma è spinta dal virus. Tuttavia non è da escludere che una lesione papillomatosa possa diventare una neoplasia vera e propria, se non trattata.

    Quello che un proprietario vede è che accarezzando il gatto, un giorno, si nota un piccolo rigonfiamento. Fin lì niente di strano, potrebbe semplicemente essere una puntura d’insetto. Se non cresce potrebbe essere una piccola malformazione cutanea, come abbiamo anche noi da qualche parte, nulla di preoccupante.

    Se ci accorgiamo, però che il rigonfiamento cresce come se fosse un alberello, con un “tronco” alla base e una chioma in alto, è il caso di consultare un veterinario. Cresce lentamente, per cui non c’è bisogno di portare il gatto alle quattro di notte in clinica, ma organizziamoci per portarcelo nel giro di 2-3 giorni.

    Purtroppo l’unico modo per accertarsi che cosa sia precisamente la lesione è l’istologia, quindi il tagliare un pezzetto di rigonfiamento, trattarlo ed esaminarlo al microscopio, per cui ci vorrà almeno una settimana per avere delle risposte. Se si tratta veramente di papilloma, a questo punto, da proprietari abbiamo varie possibilità.

    Come si cura

    Nonostante il rigonfiamento non crei dolore al gatto, al massimo un po’ di fastidio, è da rimuovere sia perché può diventare una neoplasia, come dicevamo prima, sia perché crescendo troppo può ulcerarsi, sanguinare, insomma causare dolore anche intenso al gatto.

    Ci sono varie possibilità per la terapia: si può provare con i farmaci, come l’interferone che limita la moltiplicazione cellulare e impedisce così la crescita; oppure si può provare con la chirurgia, per cui addormentare il gatto e rimuovere l’escrescenza con il bisturi, anche se in questo caso siamo particolarmente sicuri che il problema, dopo un po’ si ripresenterà perché il virus rimane (non si può eliminare in nessun modo) e la zona è stressata dall’intervento chirurgico per cui è un ambiente favorevole per lo sviluppo del virus.

    Altre alternative sono la terapia con laser e la criochirurgia, cioè tagliare la parte “incriminata” dopo averla congelata, così che il tutto risulti meno irritante per l’organismo e la situazione non si ripresenti (o quantomeno lo faccia meno frequentemente); c’è da mettere in conto tuttavia che queste terapie sono piuttosto costose e richiedono diverse sedute.

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    Insomma, le possibilità non mancano, e anche se ci fossero delle recidive si può intervenire di nuovo e garantire una vita normale al gatto praticamente per sempre, visto che non ci sono particolari problematiche legate a questa malattia. Questo è vero, però, fintanto che facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, mentre l’errore più grande che possiamo fare è quello di lasciar perdere tutto e lasciare l’escrescenza lì dov’è, dove può portare grave disagio al gatto e trasformarsi in neoplasia o comunque aprire la strada a malattie infettive ben peggiori di questa.