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  • Affenpinscher

    L’Affenpinscher è un cane di piccola taglia dalla caratteristica espressione che somiglia quella di una scimmia. Ideale come cane da compagnia, è un cane che si adatta bene ad ogni contesto ed è perfetto per i bambini, per la sua indole giocherellona.

    Carattere

    L’Affenpinscher è un cane impavido, coraggioso e molto attento. Sebbene la stazza non sia particolarmente importante, il cane è un ottimo guardiano grazie anche alla naturale propensione a difendere il padrone e la famiglia. Affettuoso e sempre devoto, è un cane intelligente che sa rispettare gli ordini e che sa stare anche a contatto con i più piccoli.

    Aspetto

     L’Affenpinscher è un cane di piccola taglia, dall’aspetto compatto e a pelo duro. Le proporzioni sono armoniose e la testa è piccola e rotondeggiante muscolosa e robusta. Il cranio è rotondo con la fronte bombata. il muso è corto e dritto. Le labbra sono pigmentate con le mascelle che hanno una chiusura a forbice. Quando la bocca è chiusa i canini e gli incisivi non devono essere visibili e la lingua si deve vedre. Gli occhi sono scuri e rotondi, con i bordi ben pigmentati. Le orecchie hanno l’attaccatura alta e sono a forma di V. Il collo è dritto, muscoloso e sena giogaia. Il corpo dell’Affenpinscher è compatto e robusto con la linea superiore che diventa discendente dal garrese fino al posteriore. Il dorso è corto e ben teso con il rene corto e forte e la groppa corta. Il torace è abbastanza ampio, con il ventre leggermente retratto. La coda è a forma di sciabola o di falcetto. L’Affenpinscher ha degli arti forti e paralleli, non ravvicinati tra di loro. Le spalle sono muscolose, con le scapole oblique e le braccia ben aderenti al corpo. I gomiti sono dritti con avambracci proporzionati e forti. I piedi anteriori sono corti e rotondi, con i cuscinetti resistenti ed elastici e le unghie nere. Gli arti posteriori hanno la coscia muscolosa e ampia, le gambe lunghe e robuste e i garretti a media altezza. I piedi posteriori sono leggermente più lunghi di quelli anteriori con le dita ben arcuate e le unghie nere. Sul corpo il pelo è ruvido e folto ma è la testa il punto più caratteristico della razza. Sul cranio infatti il pelo si allunga dando quasi l’idea di un piccolo cespuglio che continua fino alle arcate sopraccigliari e circonda gli occhi formando una sorta di corona. La barbetta e i ciuffi sulle guance completano il volto. L’Affenpinscher ha il mantello di colore nero puro, con il sottopelo nero.

    Cenni storici

    L’Affenpinscher è un cane dall’origine remota che discende da antenati presenti nel territorio a sud della Germania. Si dice che già Albrecht Durer, alla fine del ‘400, li dipinse in alcune incisioni nel legno. All’inizio del 1900 gli Affenpinscher erano cani molto popolari, soprattutto per le persone di elevato ceto sociale.

    Stile di vita

    L’Affenpinscher è un cane che si adatta bene ai diversi stili di vita del padrone. Riesce a vivere in appartamento ma necessita, per il suo temperamento vivace, di diverse passeggiate quotidiane.

    Patologie

    Displasia dell’Anca.

    Curiosità

    Il pelo deve essere spazzolato almeno due volte alla settimana e tagliato una volta ogni 6 mesi. Il nome deriva da “Affe” che in tedesco significa “scimmia” per la sua espressione da scimmietta, molto caratteristica.

    Andatura

    L’Affenpinscher ha un’andatura sciolta e leggera, con falcata abbastanza ampia. I posteriori fanno da spinta con gli arti che si muovono in parallelo tra loro.

    Padrone Ideale

    L’Affenpinscher è un cane affettuoso e coccolone, che sa difendere il padrone ad ogni costo. Per questa sua devozione non bisogna mai essere troppo severi nell’educazione.

     

  • Cheyletiellosi nel cane e nel gatto

    Le malattie cutanee provocate da acari sono piuttosto frequenti nel cane e nel gatto. In particolare, fra quelle che possono essere trasmesse anche all’uomo troviamo la cheyletiellosi. Scopriamo di cosa si tratta, con quali sintomi si manifesta e come si interviene.

    Cos’è la cheyletiellosi

    La cheyletiellosi è una malattia della pelle, i cui responsabili sono acari appartenenti al genere Cheyletiella (C. blackei nel gatto, C. yasguri nel cane, C. parasitovorax nel coniglio), che possono infestare anche l’uomo, soprattutto nel caso di C. blackei. cheyletiella cane gatto

    Il parassita ha delle dimensioni piuttosto piccole (circa 0,4 millimetri), con un corpo ovale giallastro, quattro paia di lunghi arti terminanti in strutture simili a pettini, una bocca dotata di tanti piccoli seghetti ed uncini pronunciati, che servono per tagliare la cute.

    Il loro ciclo vitale si compie interamente sull’ospite, dove le femmine adulte depongono le uova sul pelo dell’animale (simili a quelle dei pidocchi), all’interno delle quali maturano le larve e successivamente le ninfe, che fuoriescono dalle uova per maturare ad adulti. In totale, dal momento della produzione delle uova fino alla maturazione dell’acaro adulto sono necessarie all’incirca due settimane. Al contrario degli acari responsabili della rogna sarcoptica o scabbia, Cheyletiella non rientra tra i parassiti scavatori, ma vive semplicemente sulla superficie della cute.

    Inoltre, Cheyletiella non richiede necessariamente la presenza dell’ospite per sopravvivere, ma può resistere nell’ambiente (cucce, tappeti, letti, giardini) anche fino a 10 giorni senza nutrirsi, talvolta anche di più. Questo fattore condiziona la trasmissione del parassita, che prevede principalmente il contatto diretto tra animali infetti con quelli sani, ma può comunque raggiungere soggetti recettivi attraverso l’ambiente esterno. Inoltre, le pulci che infestano cani e gatti possono trasmettere anche questo acaro.

    Cheyletiella appartiene alla stessa famiglia di Demodex canis, responsabile della demodicosi o rogna demodettica, ma al contrario di questo non rientra nella popolazione di commensali normalmente riscontrabile nella cute.

    In ogni caso, il problema principale legato alla cheyletiellosi è che i cani e i gatti affetti possono facilmente trasmettere l’infezione all’uomo, anche in seguito a brevi contatti o alla condivisione del letto.

    I sintomi

    cheyletiellosi cane gatto forforaLa presenza di Cheyletiella è spesso asintomatica o si presenta con sintomi lievi, che determinano soprattutto nei giovani adulti lo status di portatori sani. Il quadro può aggravarsi notevolmente nei cuccioli e nei gattini di 2-8 settimane di età. I soggetti più colpiti sono i gatti a pelo lungo e i cani con pelo più corto.

    Il segno clinico più evidente è la presenza di una forte desquamazione cutanea sul dorso, spesso non accompagnata da prurito, a causa della quale la cheyletiellosi è anche detta “forfora che cammina”. Questo appellativo è legato al fatto che il pelo è ricoperto da forfora biancastra, che si sposta quando il parassita si muove rapidamente sulla cute. Solo in casi più gravi si può notare la presenza di eritemi, croste e perdita di pelo.

    Nell’uomo invece i sintomi sono generalmente più evidenti e si accompagnano alla presenza di macchie rossastre di 2-6 millimetri di diametro molto pruriginose, che possono andare incontro ad escoriazioni in seguito a grattamento. Possono essere presenti singolarmente o in gruppi, soprattutto sulle zone più a contatto con gli animali, come le mani, le braccia, il tronco e le gambe.

    La terapia

    Per diagnosticare la presenza di Cheyletiella spesso è sufficiente osservare la presenza di abbondante forfora biancastra, soprattutto sul dorso, evidenziabile scostando il pelo con le dita. Osservando attentamente, magari con una lente di ingrandimento, si può talvolta notare qualche acaro che si sposta sulla cute. In alternativa, possiamo usare un pettine a denti molto stretti per rimuovere peli e forfora, nei quali potremmo osservare il parassita. cheyletiella microscopio

    Generalmente non è necessario ricorrere a raschiati cutanei, a differenze delle altre malattie cutanee sostenute da acari.

    Il trattamento può essere eseguito utilizzando shampoo e spot-on a base di acaricidi (carbammati, fipronil, amitraz nel cane e nel gatto, permetrina solo nel cane). Anche la somministrazione di farmaci per via orale (milbemicina) può essere utile per debellare l’infestazione.

    È molto importante eliminare gli acari presenti nell’ambiente, utilizzando insetticidi formulati anche per la prevenzione delle infestazioni da pulci.

  • Acari delle orecchie o rogna otodettica

    Una delle rogne più frequenti nel cane e nel gatto è quella otodettica, comunemente nota anche come “otoacariasi” o “acari delle orecchie”. Scopriamo di cosa si tratta, con quali sintomi si presenta e come si interviene.

    Cos’è la rogna otodettica

    L’otoacariasi o rogna otodettica è una malattia della pelle causata da Otodectes cynotis, un acaro che può localizzarsi all’interno delle orecchie del cane, del gatto e anche dei conigli. È piuttosto piccolo (0,7-0,8 mm), con un corpo allungato, quattro paia di arti lunghi e un apparato buccale ben sviluppato, adatto a pungere la cute. Si tratta di un parassita appartenente agli acari non scavatori, i quali, una volta infestato un ospite, vivono sulla superficie della cute, dove si nutrono di detriti cellulari, sangue, batteri e cerume, e si riproducono abbastanza rapidamente. otodectes cynotis rogna otodettica

    Chiaramente, dopo essersi nutriti, depositano sulla cute dell’animale le proprie feci, che contengono delle sostanze particolari che vengono riconosciute e attaccate dal sistema immunitario dell’animale, innescando così una risposta infiammatoria piuttosto intensa, accompagnata da:

    • Arrossamento cutaneo

    • Presenza di cerume nero secco

    • Prurito molto intenso (l’animale si gratta continuamente le orecchie, tiene la testa inclinata da un lato)

    • Graffi e ferite provocate dall’animale stesso durante il grattamento

    • Perdita di pelo dovuta al grattamento

    Gli acari sono in grado di spostarsi rapidamente da un orecchio all’altro, tanto che è considerato praticamente normale riscontrare i sintomi in entrambi i padiglioni auricolari. In alcuni casi, soprattutto se non viene trattata adeguatamente, l’otoacariasi può diffondersi anche nelle zone circostanti, soprattutto sulla faccia, sulla testa e sul collo. Nel gatto una delle sedi “alternative” più interessate è la coda, proprio perché tendono ad arrotolarla attorno al corpo durante il sonno.

    Nei casi più gravi, gli acari possono addirittura raggiungere le parti più interne dell’orecchio, fino a raggiungere il timpano, una delicatissima membrana che può andare incontro ad infiammazioni o addirittura a perforazioni.

    La rogna otodettica è molto contagiosa e può essere trasmessa con facilità anche a soggetti di specie diversa, per cui non è difficile osservarla contemporaneamente sia nei cani che nei gatti, nelle case in cui convivono più animali da compagnia. La trasmissione richiede un contatto diretto tra l’animale malato e quello sano, poiché il parassita non è in grado di sopravvivere a lungo nell’ambiente esterno. Il contagio quindi è più frequente in gattili, canili e allevamenti, soprattutto nei cuccioli e nei gattini, che “ereditano” spesso questi acari dalla madre.

    In ogni caso, è importante sottolineare che l’otocariasi degli animali non può in alcun modo essere trasmessa all’uomo, a differenza della rogna sarcoptica.

    Come si interviene

    Se notiamo la presenza di questi sintomi nel nostro cane o gatto, dobbiamo prima di tutto recarci dal veterinario, che dovrà procedere con una corretta diagnosi, attraverso:

    • Osservazione del padiglione auricolare: la presenza dei segni tipici è inconfondibile, ma serve comunque una conferma;otodectes acari orecchie

    • Esame dell’orecchio con un otoscopio

    • Osservazione del cerume al microscopio: permette di cercare direttamente gli acari

    • Raschiato cutaneo: soprattutto se il problema interessa anche la cute circostante alle orecchie, è necessario prelevare con la lama del bisturi la parte più superficiale della pelle, che andrà osservata al microscopio per cercare gli acari.

    Se il sospetto di otoacariasi è stato confermato, il veterinario potrà procedere con la prescrizione della terapia più adatta al quadro clinico del nostro animale. Sono disponibili numerose formulazioni acaricide in forma di spot-on (selamectina, fipronil) da applicare direttamente nella zona tra le scapole – mai direttamente nelle orecchie se non riportato sul foglietto illustrativo del prodotto.

    Esistono anche prodotti molto validi da somministrare nelle orecchie, spesso a base di un mix di acaricidi, antibiotici e antimicotici, ottimi soprattutto quando si sospetta un’infezione mista – evento non così raro. Quando applichiamo le gocce auricolari dobbiamo afferrare il padiglione e massaggiarlo, in modo da impedire che il liquido venga eliminato dall’animale scuotendo la testa. Nelle forme più estese potrebbe essere necessario ricorrere a trattamenti sistemici.

    È assolutamente vietato il fai-da-te in questi casi, perché alcuni di questi prodotti possono risultare dannosi in caso di lesioni del timpano.

    Quando ci si approccia ad una terapia nei confronti degli acari delle orecchie è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni del veterinario riguardo alle modalità e alla durata del trattamento, poiché bisogna essere assolutamente certi che tutte le forme del parassita siano state eliminate. Infatti se sospendessimo la terapia troppo presto, probabilmente nel giro di poco tempo la popolazione parassitaria tornerà al numero originario, con recidive sgradevoli.

    Per alleviare i sintomi ed accelerare la guarigione, è consigliabile detergere accuratamente il padiglione auricolare con dei prodotti specifici, aiutandoci con una garza o un cotton fioc, in modo da eliminare già una certa quantità di acari intrappolati nel cerume.

  • L’importanza delle fibre nella dieta del cane e del gatto

    Quante volte i nostri genitori ci hanno ribadito l’importanza delle verdure? Ebbene, lo stesso discorso vale anche per i nostri amici a quattro zampe. La fibra contenuta nella frutta e nella verdura, infatti, svolge delle funzioni estremamente benefiche per la salute dell’intestino e di tutto l’organismo.

    Le fibre fanno parte della famiglia dei carboidrati, noti anche semplicemente come zuccheri. In particolare, i carboidrati possono essere suddivisi in due grandi gruppi:

    • Carboidrati non strutturali: si trovano all’interno delle cellule vegetali, sia come zuccheri molto semplici (glucosio, fruttosio, lattosio, ecc), sia come molecole più complesse, come gli oligosaccaridi e l’amido. Una voltaingeriti, dopo essere stati eventualmente ridotti a molecole molto piccole (come nel caso dell’amido), possono essere assorbiti dall’intestino, andando a costituire un’importante fonte di energia per l’organismo;

    • Carboidrati strutturali: sono detti anche “fibre” e includono diverse sostanze (cellulosa, pectina, lignina, FOS e MOS) che costituiscono la parete delle piante, donando sostegno e rigidità. Differiscono dai carboidrati non strutturali per il fatto che non possono in alcun modo essere digerite né dall’uomo, né dagli animali, ma possono essere utilizzate dalla flora microbica intestinale per la salute e il buon funzionamento dell’intestino.

    I carboidrati strutturali non possono essere digeriti da nessun organismo animale, per cui viaggiano indisturbati nello stomaco e nell’intestino tenue, fino ad arrivare al grosso intestino. Qui trovano tantissimi batteri, funghi e protozoi “buoni”, che fanno parte della flora microbica intestinale. Questi microrganismi non devono mai mancare nel nostro apparato digerente, poiché servono sia per evitare che i batteri e i virus “cattivi” possano prendere il sopravvento, sia per mantenere in salute l’intestino. Quando le fibre entrano a contatto con la flora microbica, i batteri “buoni” riescono a fermentarla, producendo tante sostanze benefiche, prime fra tutte gli acidi grassi volatili (acido acetico, acido propionico, acido butirrico), che vengono assorbiti dalle cellule che rivestono il grosso intestino.

    Queste cellule utilizzano gli acidi grassi volatili come fonte di nutrimento, essenziale per potersi replicare. Quando il rivestimento dell’intestino è in salute, riesce a svolgere correttamente il suo ruolo di allontanare l’acqua in eccesso all’interno dell’intestino; questa azione risparmia liquidi utili per l’organismo e garantisce la giusta consistenza alle feci. Tutto ciò è molto utile sia in caso di stipsi che in caso di diarrea. Inoltre, può rappresentare una soluzione anche per consentire al cane di svuotare costantemente da solo le ghiandole perianali, grazie al maggiore volume delle feci, prevenendo così le infiammazioni di queste ghiandole.

    Allo stesso tempo, viene garantito il nutrimento anche alle cellule del sistema immunitario sottostanti al rivestimento dell’intestino. In questo modo, l’organismo è sempre vigile e reattivo nei confronti di eventuali minacce da batteri e virus “cattivi”.

    Oltre che per queste importanti funzioni, le fibre sono fondamentali anche per altri aspetti. Per poterli comprendere, però, bisogna prima distinguerle in due categorie:

    • Fibre solubili (pectina, FOS e MOS)

    • Fibre insolubili (cellulosa)

    Le fibre solubili comprendono soprattutto la pectina, i FOS e MOS. La pectina è contenuta in grandissima quantità nelle mele e nella pellicina bianca degli agrumi, ma anche in moltissimi altri vegetali. I FOS invece li cane gatto sulla bilanciatroviamo nei carciofi, negli asparagi, nella cipolla, nell’aglio, nei legumi e nelle banane, mentre i MOS costituiscono la parete dei lieviti. La loro caratteristica più importante è che, essendo solubili, a contatto con l’acqua presente nello stomaco e nell’intestino si rigonfiano, creando delle soluzioni gelatinose. Questa peculiarità apporta diversi benefici:

    • Aumentano il senso di sazietà: sono ottime per cani e gatti in sovrappeso e obesi, poiché questa sostanza che si rigonfia nello stomaco, fa avvertire prima e più a lungo il senso di sazietà;

    • Riduce l’assorbimento delle sostanze nutritive: rallentando lo svuotamento dello stomaco, le sostanze nutritive presenti negli alimenti passano più lentamente nell’intestino, per cui verranno assorbite nel sangue in maniera meno rapida. Questo è vantaggioso soprattutto per cani e gatti diabetici, poiché la glicemia viene mantenuta sempre costante, anche in seguito al pasto.

    I FOS e i MOS, oltre che per queste caratteristiche, sono noti soprattutto per il loro ruolo di prebiotici, cioè di sostanze che non vengono digerite, ma contribuiscono alla salute dell’intestino e dell’organismo grazie all’azione benefica sulla flora microbica intestinale, come abbiamo visto in maniera approfondita nell’articolo dedicato ai prebiotici.

    Le fibre insolubili, invece, prima fra tutte la cellulosa, vengono utilizzate molto bene dagli erbivori (bovini, ovini, cavalli) che possiedono una flora intestinale specializzata, ma non nel cane e nel gatto. Tuttavia, una certa quantità di fibre insolubili (polpa di barbabietola) viene aggiunta alla dieta per migliorare il transito intestinale. Questi carboidrati, infatti, non vengono digeriti e non vengono neppure fermentati nel cane e nel gatto, per cui fungono da “zavorra”, premendo sulle pareti e stimolando il transito. Questo aspetto è utile in caso di stipsi.

    Per questo motivo è importante fornire al cane e al gatto la giusta quantità di fibre ogni giorno. La maggior parte dei mangimi in commercio presenta già un buon apporto di fibre, ma è possibile somministrare degli integratori specifici in caso di necessità, sempre su consiglio del veterinario.

  • The importance of fibers in the diet of dogs and cats

    How many times have our parents reminded us of the importance of eating vegetables? The same thing would apply to our four legged friends. In fact, all the fibers found in vegetables and fruit take over a series of very important functions in our pets’ body, therefore helping to maintain the health of the intestine and of the whole organism.

    Fibers are a part of carbohydrates, more simply known as sugars. In depths, carbohydrates can be divided into two main groups:

    – Non-structural carbohydrates; these are found inside plant cells, either as very simple sugars such as glucose, fructose, lactose…etc, or as complex molecules such as oligosaccharides and starch. Once these substances are inside the organism, they are carefully broken down into smaller molecules (such as the starch breaking down into glucose), so that they can easily be absorbed by the intestine. During this process, the animal will have the important energy supply they need in their body.

    – Structural carbohydrates; more commonly known as fibers. They include different substances such as cellulose, pectin, lignin, FOS and MOS that build up the plants cell wall reinforcing the cell and keeping them turgid. The only difference between structural carbohydrates and non-structural carbohydrates it that is it impossible for either humans or animals to digest them in the body. They can however be used by microbial flora in the intestine for the sustainability and health of the intestine itself.

    It is impossible for any animal organism to digest these structural carbohydrates. Therefore, they are passively transported throughout the stomach and the small intestine until they reach the large intestine. In there, they come across many bacteria, fungi and beneficial protozoa. These are part of the microbial flora of the large intestine.

     Moreover, these microorganisms are essential in our digestive system both for blocking pathogens and viruses to take over and to maintain a healthy intestine. When the fibers finally encounter the microbial flora, the beneficial bacteria are able to ferment, producing beneficial substances for the body such as volatile fatty acids (acetic acid, propionic acid and butyric acid). These acids are absorbed by the cells that cover the large intestine in the body.

    These cells use the volatile fatty acids as food, essential for their reproduction. When the large intestine lining is correctly working, it is able to remove the excess water inside of it. Due to this process, the body will save useful water which may be used in the body and will assure a correct consistency to the feces. All of this is very useful if the dog might suffer from constipation or diarrhea. Moreover, this mechanism will allow the dog to effectively empty its perianal glands. Due to the increasing amount of feces, the dog will prevent the irritation of these glands.

    At the same time, the nutrition to the immune cells found under the intestine lining is assured. By doing this, the organism will be actively responsive to any pathogen or virus attack.

    Other than all of these functions, fibers are essential for many other functions in our animal’s body. To fully acknowledge these advantages we must first understand in depths in which categories the fibers are divided into:

    – Soluble fibres (pectin, FOS and MOS)

    – Insoluble fibers (cellulose

     cane gatto sulla bilancia

    Soluble fibers mainly include pectin, FOS and MOS. Pectin is stored especially in huge quantities in apples and in the white peels of citrus fruits. However, they can also be found in many other vegetables. On the other hand, FOS, are found in the asparagus, artichokes, onion, garlic, beans and bananas. MOS are used for the yeasts cell wall. Their most important characteristic is that they will inflate when they encounter water in the stomach and produce a jelly like product. This curious fact will symbolize a series of advantages

    – The pet will reach satiety before; this peculiarity would especially be important for obese and problematic animals that tend to eat too much. The jelly like substance in the intestine will allow the dog to feel packed up with food for a longer period of time, reducing the amount of food they take in in a day.

    – Slow down the absorption of substances in the stomach; the important substances present in the stomach will have a slower process into the small intestine, they will therefore be absorbed in a slower way. This is beneficial for diabetic dogs and cats as it avoids a blood sugar peak. This will maintain a constant blood sugar level, right after the meal.

    FOS and MOS, have other beneficial properties in our pet’s body such as their important role as prebiotics. These are substances that are indigestible, but do help with the intestines health during their beneficial properties to the microbial flora in the intestine. We have talked about this in more depths in our article dedicated to prebiotics.

    Insoluble fibers, on the other hand, are used more efficiently by herbivores such as cows, sheep and horses. These animals are adapted by having a very special adapted intestinal flora, this is not present in our dog and cat. However, a certain amount of insoluble fibers such as beetroot pulp is added to the animal’s diet to allow the food to flow better in the intestine. Our dogs and cats do not digest these carbohydrates nor they are fermented in their body. They apply a small pressure in the intestine wall to simulate an easier transit of the food. This characteristic is especially useful in case of constipation in animals.

     

    For these reason mentioned above, it is essential for us to feed our dogs and cats the right amount of fiber every day. The majority of the store bought meals for animals are already full of the right amount of fibers, however it is also possible to give some extra fiber supply to your animal if needed, clearly assuring the quantity and the use with a skilled vet.

  • Il vaccino per la Leishmaniosi: dubbi e vantaggi

    Tra le malattie che possono interessare il cane, una delle più conosciute e temute è la Leishmaniosi. Negli ultimi anni è stato messo a punto un vaccino nei confronti della Leishmaniosi, che tuttavia non viene sempre somministrato al cane da parte dei veterinari. Scopriamo perché.

    Cos’è la Leishmaniosi?

    La Leishmaniosi è una malattia infettiva causata da un minuscolo parassita, Leishmania infantum, che può interessare non solo il cane, ma anche l’uomo e – come è emerso recentemente – il gatto. La sua trasmissione richiede necessariamente la presenza di un vettore, i flebotomi, insetti simili alle zanzare che “prelevano” il parassita dall’animale malato per trasmetterlo su uno sano quando succhiano il sangue per nutrirsi.  

    Cerchiamo di capirne di più su Leishmania e sui flebotomi. flebotomo pappataci

    Leishmania infantum è la specie più diffusa in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, dove le condizioni climatiche sono favorevoli per lo sviluppo dei flebotomi, piccolissimi insetti giallastri, di circa 2-3 millimetri di lunghezza, con il corpo completamente ricoperto di peli, fattore che ne rende il volo silenziosissimo (da qui l’appellativo di “pappataci”). È difficile sentirli, ma anche vederli, e questo per loro è importante, perché le femmine – le uniche in grado di nutrirsi del sangue dell’animale – sfruttano il riposo notturno degli ospiti per potersi alimentare. I flebotomi sono attivi da maggio a ottobre, soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne.
    In ogni caso, questo non permette di evidenziare una “stagionalità” nella malattia, poiché il periodo di incubazione – ovvero dal momento dell’infezione fino alla comparsa dei sintomi – può variare da un minimo di 1 mese fino a 4 anni.

    Quando il flebotomo si nutre sull’animale malato – in particolare sulle tipiche lesioni, ricche di parassiti – ingerisce le Leishmanie, che si dirigono nell’intestino dell’insetto per riprodursi. In questo modo, con il passare dei giorni sempre più forme parassitarie si accumulano nel corpo del flebotomo, il quale avverte un senso di soffocamento che lo spinge a cercare immediatamente un nuovo animale sul quale nutrirsi.
    Non appena si sposta su un altro ospite e immette la “bocca” nella cute, una parte di queste Leishmanie viene liberata nell’animale, dove viene rapidamente “mangiata” dai globuli bianchi presenti in questa zona.

    Ciò che accade in seguito è cruciale per determinare l’esito dell’infezione. Se il sistema immunitario attiva i suoi globuli bianchi per combattere il protozoo, l’esito è generalmente favorevole per l’animale. Invece, se vengono prodotti tanti anticorpi, la situazione evolve verso la malattia, poiché questi non sono in grado di contrastare l’infezione – come farebbero per un virus o un batterio – ma, al contrario, vi si legano formando tanti agglomerati, detti “immunocomplessi”, che si accumulano in diverse parti del corpo.

    In particolare, le sedi più colpite sono soprattutto quelle dove la pelle è più sottile, come la faccia e le orecchie, ma anche alcuni organi, come fegato, milza e reni, così come gli occhi e le unghie. Inoltre, questi immunocomplessi possono anche bloccare il passaggio del sangue nei vasi sanguigni, provocando la formazione di microtrombi.

    La gravità della Leishmaniosi, pertanto, non dipende da un danno direttamente provocato dal parassita, ma dalla risposta del sistema immunitario dell’animale nei suoi confronti.

    Si presenta con un quadro clinico molto complesso:cane leishmaniosi leishmania

    • Aumento di volume dei linfonodi

    • Ingrossamento del fegato e della milza

    • Perdita di pelo e ulcere sul muso, sulle orecchie e attorno agli occhi

    • Onicogrifosi (le unghie crescono rapidamente e sono quasi arrolate)

    • Frequente perdita di sangue dal naso

    • Dimagrimento molto evidente

    • Anemia con gengive pallide

    • Congiuntivite

    • Abbattimento

    Quando anche i reni cominciano a danneggiarsi, si associano anche sintomi come la sete intensa e la maggiore produzione di urine, fino a quadri molto più gravi che portano all’insufficienza renale.

    In generale, guardando un cane affetto da Leishmaniosi, anche di soli 3-4 anni di età, l’impressione che si ha è quella di un cane anziano e malandato.

    Vaccino si, vaccino no

    Da pochi anni è stato messo in commercio dalla Virbac il primo vaccino nei confronti della Leishmaniosi (CaniLeish). Sebbene si tratti di un grande successo per la medicina veterinaria, in realtà la notizia non è stata accolta con il clamore che ci si aspettava.anticorpi immunita

    Il meccanismo sul quale si basa il vaccino è abbastanza complesso rispetto ai vaccini classici. Cerchiamo di spiegarne il funzionamento in maniera molto semplice. Abbiamo detto che l’esito dell’infezione dipende da come reagisce il sistema immunitario alla presenza della Leishmania. Una risposta che porta soprattutto alla produzione di anticorpi è responsabile della comparsa del quadro clinico tipico della Leishmaniosi. Al contrario, se la risposta si basa prevalentemente sull’attacco da parte dei globuli bianchi, il parassita viene efficacemente debellato ed eliminato.

    Il vaccino riesce ad indurre il sistema immunitario dell’animale ad intervenire proprio “inviando” i globuli bianchi piuttosto che producendo anticorpi, naturalmente solo in caso di attacco da parte del parassita. Tuttavia, un meccanismo così preciso non sempre è possibile, pertanto non sempre il vaccino ha successo. 

    Questo ha suscitato numerose perplessità da parte dei veterinari e le ragioni sono dovute a diversi aspetti:

    • Ha un’efficacia del 70%;

    • Non previene la puntura del flebotomo: per questo scopo dobbiamo utilizzare prodotti specifici a base di piretroidi;

    • Non protegge dall’infezione, ma previene o attenua la comparsa dei segni clinici ad essa correlati: in poche parole, se un flebotomo infetto dovesse pungere il nostro cane, potrebbe trasmettere ugualmente il parassita;

    • Non va somministrato su cani malati o cani guariti clinicamente;

    • Il costo è piuttosto elevato, soprattutto in vista delle prime 3 dosi iniziali (circa 70 euro per dose);

    • Non impedisce la diffusione del parassita nell’ambiente, che può continuare ad essere assunto da parte del flebotomo da animali clinicamente sani, ma comunque infetti.

    In ogni caso, la presenza di un vaccino rappresenta sicuramente un grande traguardo, nonostante i numerosi dubbi avanzati da alcuni veterinari e proprietari. In linea di massima, può essere consigliabile la vaccinazione soprattutto nelle aree dove la Leishmaniosi è molto diffusa, ma sempre in associazione alle normali misure preventive nei confronti dei flebotomi. Sia per i cani vaccinati che per quelli non vaccinati, è buona norma utilizzare prodotti attivi nei confronti dei flebotomi nella stagione più a rischio (da maggio a ottobre) a base di permetrina, che, ricordiamo, è tossica per il gatto. In questo modo andremo a ridurre le probabilità che i flebotomi si alimentino sul nostro cane, trasmettendogli il parassita, o, se sfortunatamente il nostro amico è già infetto, di trasmetterlo ad altri animali.antiparassitari gatto spot on

    Inoltre, dobbiamo anche considerare che la Leishmaniosi purtroppo non è curabile, ma si possono tenere a bada i sintomi per periodi di tempo più o meno lunghi. A questo aspetto va aggiunto che si tratta di una zoonosi, pertanto contrastare la diffusione del parassita nell’ambiente è necessario anche per evitare la trasmissione in soggetti immunodepressi e bambini.

    Ecco alcune informazioni importanti riguardo al vaccino:

    • Non deve essere somministrato a cuccioli di età inferiore a 6 mesi

    • La prima somministrazione andrebbe eseguita in inverno, periodo in cui i flebotomi non sono attivi

    • Il protocollo prevede inizialmente la somministrazione di 3 dosi a distanza di 3 settimane l’una dall’altra, per poi procedere con un richiamo annuale

    • Si sconsiglia l’associazione con altri vaccini, che andrebbero eseguiti con almeno 2 settimane di distanza

  • FOS e MOS nella dieta del cane e del gatto

    Quando leggiamo le etichette dei mangimi per i nostri amici a quattro zampe, troviamo spesso dei riferimenti alla salute dell’intestino del cane e del gatto. Tra gli ingredienti che maggiormente svolgono una funzione benefica sulla digestione, non possono mancare i prebiotici, in particolare FOS e MOS. Ma cosa sono e come agiscono sull’organismo?

    Cosa sono i prebiotici?

    Le sigle FOS e MOS indicano i frutto-oligosaccaridi e i mannano-oligosaccaridi. Questi due ingredienti, spesso riscontrabili nei mangimi per animali, non sono altro che delle fibre benefiche che fanno parte del grande gruppo dei prebiotici.

    I prebiotici – completamente diversi dai probiotici – sono degli zuccheri speciali, in grado di garantire il benessere dell’intestino e non solo, grazie alla loro funzione nutraceutica (che unisce la stomaco cane gatto batteri fermenti lattici probioticinutrizione e la farmaceutica). Includono prevalentemente delle fibre, ovvero i carboidrati che rivestono le pareti dei vegetali, costituiti da diverse unità di glucosio e altri zuccheri semplici, come il fruttosio o il mannano. La loro composizione li rende assolutamente indigeribili nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino, ma questo non è un aspetto negativo. Infatti, in questo modo i prebiotici possono arrivare intatti nel grosso intestino, dove trovano una serie di microrganismi (batteri, funghi, protozoi) che svolgono effetti benefici per la salute del digerente e di tutto l’organismo. Questi batteri, però, hanno bisogno di nutrimento per potersi replicare e per svolgere le proprie funzioni. Ebbene, i prebiotici non fanno altro che fornirgli il nutrimento e le condizioni necessarie alla loro sopravvivenza e riproduzione.

    Senza una flora microbica solida e sana, l’intestino non funziona bene e tutto l’organismo ne risente, e adesso vediamo il perché. Questi batteri, oltre a competere con i microrganismi “cattivi”, riescono a fermentare le fibre, ottenendo tante sostanze benefiche per loro e per l’organismo che li ospita, tra le quali ci sono soprattutto gli acidi grassi volatili (acido acetico, propionico e butirrico), che vengono assorbiti dall’intestino. Gli acidi grassi volatili sono fondamentali per le cellule che rivestono l’intestino, poiché consentono loro di mantenere la propria integrità, garantendo un buon funzionamento del digerente. Inoltre, questi acidi grassi riescono a mantenere piuttosto basso il pH intestinale, in modo che alcuni gruppi di batteri “cattivi” (come i Clostridi) non riescano a sopravvivere.

    Ma non è tutto, perché al di sotto di queste cellule ce ne sono altre che fanno parte del sistema immunitario, in grado di intervenire in caso di attacco da parte di batteri, virus e altri microrganismi “cattivi”. Anche queste cellule devono avere molto nutrimento per potersi moltiplicare ed agire come dovrebbero.

    Al contrario, i probiotici (ai quali abbiamo dedicato un articolo specifico), rappresentano quelli che comunemente chiamiamo “fermenti lattici”, ovvero tutti quei batteri “buoni” che assumiamo con lo yogurt o con gli specifici integratori quando magari il nostro intestino è un po’ sottosopra. In questo modo, possiamo “ricaricare” la popolazione di microrganismi presenti normalmente nell’intestino, per esempio dopo una terapia antibiotica o quando compaiono sintomi come la diarrea.

    Prebiotici e probiotici, pur avendo funzioni diverse, sono entrambi di fondamentale importanza. Senza il giusto apporto di prebiotici – con la dieta o con gli integratori – i microrganismi “buoni” non possono nutrirsi e moltiplicarsi come dovrebbero.

    FOS e MOS

    Vediamo nel dettaglio i due prebiotici più importanti: FOS e MOS.

    I FOS sono delle fibre solubili (riescono a sciogliersi in acqua), il cui capostipite è l’inulina, che si ritrova in molti vegetali, come la cicoria, gli asparagi, i carciofi, i legumi, aglio e cipolla ma anche banane e frumento. Sono zuccheri abbastanza piccoli, formati da massimo 5 unità di glucosio e fruttosio. L’aspetto più importante dei FOS è che forniscono nutrimento esclusivamente ai batteri “buoni”, che in questo modo riescono a riprodursi con un buon ritmo. Quando il numero di questi batteri è elevato, si crea un meccanismo di competizione nei confronti di batteri e altri microrganismi “cattivi”, che non riescono a moltiplicarsi come vorrebbero all’interno dell’intestino, proprio perché i batteri “buoni” si tengono per sé tutte le sostanze nutritive a disposizione. verdure fos mos cane

    I MOS hanno le stesse proprietà benefiche sulla salute dell’intestino, ma le raggiungono con un meccanismo diverso dai FOS. Infatti, i mannano-oligosaccaridi, che derivano dalle pareti dei lieviti, sono costituiti da due zuccheri diversi (glucosio e mannano), in grado di aderire ai batteri “cattivi”, eliminandoli con le feci.

    Tuttavia, come tutte le fibre, anche FOS e MOS possono causare qualche piccolo problemino se vengono assunte in eccesso. Trattandosi di fibre solubili, infatti, a contatto con l’acqua presente nell’intestino, si rigonfiano e creano una massa gelatinosa che accelera il transito. Questo aspetto è molto utile in caso di stipsi, ma potrebbe dare diarrea e flatulenza in caso di assunzione elevata.
    La maggior parte dei mangimi comprende già una certa integrazione di FOS e MOS. Tuttavia, per i cani che presentano delle esigenze specifiche (terapie antibiotiche, disturbi gastrointestinali) oppure in caso di diete casalinghe può essere necessario ricorrere all’utilizzo di integratori a base di prebiotici, in particolare FOS e MOS.

  • Pica: quando il cane e il gatto mangiano di tutto

    I cani e i gatti, soprattutto quando sono ancora molto piccoli, hanno una naturale tendenza ad ingurgitare giocattoli, piccoli oggetti rubacchiati per casa, pietre, calzini e persino le proprie feci. Tuttavia, questo comportamento, chiamato “pica” o “picacismo”, può essere il campanello d’allarme di problemi preoccupanti, oltre a mettere in serio pericolo la salute del nostro amico a quattro zampe.

    Le cause della pica

    La pica è un problema decisamente subdolo, poiché non sempre il proprietario riesce ad individuarlo. L’ingestione di materiale non alimentare, infatti, è un comportamento piuttosto frequente nel cane e nel gatto e nella maggior parte dei casi non prevede alcun legame con la pica. Pensiamo, per esempio, agli animali che rosicchiano, leccano e distruggono i propri giocattoli e gli oggetti a loro disposizione, magari perché desiderano massaggiare le gengive durante la dentizione o semplicemente per curiosità. Particolare è anche l’esempio dei cani che mangiano l’erba, spesso perché la trovano appetitosa, soprattutto se hanno bisogno di fibre o vorrebbero eliminare i boli di pelo. cane mangia palline

    Questi atteggiamenti sono frequenti negli animali, ma non possiamo parlare di “pica” vera e propria se non si presentano con precise caratteristiche. In linea di massima, cani e gatti affetti da questo problema tendono ad avvicinarsi all’oggetto, lo leccano, lo masticano e quindi lo ingoiano.

    Tra gli oggetti più “incriminati” troviamo soprattutto:

    • Pietre

    • Indumenti come calzini e collant

    • Giocattoli

    • Lacci delle scarpe

    • Stringhe di chiusura dei sacchetti dell’immondizia

    • Peli

    • Terreno e fango

    • Granelli di lettiera

    Le cause possono essere davvero tante, per cui bisogna tener presente che ogni animale ha una propria storia con una precisa problematica, che può essere individuata e risolta solo da uno specialista. In ogni caso, tra le cause principali rientrano:

    • Ricerca di attenzioni: quando un cane – meno spesso un gatto – si sente trascurato dal proprietario, spesso può mettere in atto comportamenti inappropriati pur di attirare la sua attenzione, tra i quali rientra la pica. Sebbene possa sembrare un ragionamento contorto, in realtà basta pensare che per lui anche un rimprovero può rappresentare una grande vittoria, quindi combina queste “marachelle” pericolose proprio per guadagnarsi qualche secondo di attenzione;

    • Ansia e frustrazione: un problema di questo tipo può rientrare anche nell’ambito dei disturbi compulsivi;

    • Stress: i cani, ma ancora di più i gatti, si stressano davvero facilmente e spesso bastano piccoli cambiamenti per innescare in loro delle conseguenze pericolose per la salute, come la pica;

    • Malnutrizione: talvolta i cani tendono a mangiare le proprie feci (in questo caso si parla più precisamente di “coprofagia”) o quelle di altri animali, se al loro interno sono presenti ancora tracce di sostanze nutritive che possono tornare utili per l’organismo;

    • Carenze di vitamine e sali minerali: gli animali possono trovare le sostanze di cui sono carenti nel terreno, nel fango o persino leccando i muri;

    • Malattie: tutte le condizioni che portano ad un aumento dell’appetito possono favorire la comparsa della pica, come anemia, diabete e i disturbi della tiroide o del fegato;

    • Parassiti intestinali: alcuni parassiti, come la tenia, possono aumentare l’appetito dell’animale;

    • Predisposizione genetica: sembrerebbe che i gatti siamesi e persiani siano più inclini alla pica.

    Conseguenze

    L’ingestione di oggetti o di materiale non alimentare è un comportamento che può diventare davvero molto pericoloso. In sostanza, gli oggetti tendono a provocare le classiche conseguenze legate alla presenza di corpi estranei nello stomaco o nell’intestino. Se invece l’animale tende ad ingerire sostanze più naturali, come fango, terriccio o lettiera, può andare incontro ad altri tipi di problemi. Vediamo quali sono i principali effetti dannosi della pica:corpi estranei cane radiografia

    • Costipazione e blocco intestinale: un oggetto o un agglomerato di lettiera possono rimanere incastrati a lungo nell’intestino, impedendo al cibo e alle feci di passare. Un’occlusione intestinale è un problema molto grave, che spesso richiede un intervento chirurgico d’urgenza. Ancora più particolare è il rischio legato all’ingestione di gomitoli di lana, spago e lacci: questi possono “agganciarsi” in un punto dell’intestino, che finisce così per attorcigliarsi su se stesso;

    • Lacerazione e perforazione di stomaco e intestino: un oggetto appuntito o una pietra possono facilmente creare dei tagli anche piuttosto profondi in qualunque punto dell’apparato digerente, dalla bocca fino all’ano. Nei casi più gravi possono addirittura forarne completamente le pareti, provocando emorragie e gravi infezioni;

    • Intossicazione e avvelenamento: se ingeriscono oggetti realizzati con sostanze dannose – come spesso accade con le pile al cadmio – possono andare incontro a gravi avvelenamenti.

    Può capitare che le sostanze ingerite finiscano nelle feci o vengano vomitate dall’animale senza particolari difficoltà. I sintomi legati ad una delle conseguenze sopraelencate invece includono soprattutto tentativi ripetuti e vani di vomitare o defecare, debolezza, lamenti insistenti, rifiuto di farsi toccare, inappetenza.

    Come intervenire

    La prima cosa da fare è sicuramente parlare con il nostro veterinario, che provvederà ad individuare la causa del problema, escludendo eventuali malattie e disturbi. Qualora ritenesse che possa trattarsi di un problema comportamentale, potremmo valutare l’opzione di ricorrere ad uno specialista, prima che la situazione diventi troppo pericolosa.

    I rimedi fai-da-te includono invece:

    • Mettere delle sostanze dal sapore sgradevole sugli oggetti che mangia di solito (molto usato è l’olio di mandorle dolci)

    • Riporre in un punto inaccessibile gli oggetti che più lo attirano

    • Fare un “censimento” regolare dei suoi giocattoli

    • Modificare la dieta con un prodotto specifico per le sue esigenze

    • Ridurre i livelli di stress giocando insieme, uscendo spesso con il cane o posizionando tiragraffi per il gatto

    • Non sgridarlo quando mangia qualcosa

    • Sostituire la sabbietta del gatto con una tipologia finissima o del terreno

    Se invece ha già ingerito qualcosa e notiamo delle stranezze nel suo comportamento, non esitiamo a portarlo immediatamente presso la clinica più vicina.

  • Demodicosi nel cane: i sintomi e le cure

    I disturbi cutanei nei nostri animali sono molti e spesso è difficile distinguerli, a causa della somiglianza dei sintomi con cui si manifestano. In questo articolo andiamo ad analizzare la demodicosi o rogna demodettica, una condizione che può interessare il cane.

    Cos’è la demodicosi

    La demodicosi o rogna demodettica è una malattia della pelle causata da Demodex, un acaro compreso nella normale fauna cutanea, ma demodex canis bulbo piliferoche in condizioni particolari può provocare questo problema. Il suo aspetto è molto curioso, con un corpo a forma di sigaro, una testa piccola e arrotondata, un torace con quattro arti poco sviluppati e un lungo addome striato. Questo acaro viene trasmesso come eredità dalla madre al cucciolo durante i primi giorni di vita, trasferendosi nella cute del muso, attorno agli occhi, sugli arti e negli spazi interdigitali. Durante questa fase, va a stabilirsi in profondità nella cute e trascorre tutta la sua vita “a testa in giù” all’interno dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee.

    La sua presenza non provoca nessun tipo di problema all’organismo, soprattutto considerando il numero limitato di esemplari presenti. Tuttavia, in alcune condizioni particolarmente stressanti per l’animale, può cominciare a riprodursi velocemente, generando delle alterazioni che portano alla comparsa della demodicosi.

    Le cause

    È molto difficile identificare una vera e propria causa scatenante nel cane affetto da demodicosi. Il parassita, infatti, è presente anche in soggetti assolutamente sani, ma può prendere il sopravvento in presenza di condizioni favorevoli al suo sviluppo, come:

    • Stress emotivo (traslochi, arrivo di un nuovo animale o di un bambino, ecc)

    • Trattamenti antibiotici prolungati

    • Terapie a base di corticosteroidi

    • Gravidanza e allattamento

    • Diabete

    • Sindrome di Cushing

    Tutti questi fattori hanno in comune un’azione immunosoppressiva nei confronti dell’animale, che può portare ad un aumento della riproduzione di Demodex. Secondo alcune recenti teorie, la malattia potrebbe essere causata non direttamente dal parassita, ma dallo stesso sistema immunitario dell’animale, il quale, nel tentativo di attaccare l’acaro, provocherebbe dei danni nei confronti della cute.

    Sembrerebbe esserci inoltre una maggiore incidenza nei cani più giovani, anche se può manifestarsi comunque anche in soggetti adulti.

    I sintomi

    La demodicosi può presentarsi in varie forme: 

    cane demodicosi rogna rossa

    • Forma localizzata: è sicuramente la più frequente. Si manifesta con caduta del pelo (alopecia), ispessimento della pelle, che talvolta appare arrossata o più scura. Le aree più colpite sono quelle dove normalmente risiede l’acaro, quindi il muso, la zona intorno agli occhi e le zampe anteriori. Questa forma tende a guarire spontaneamente nel giro di poche settimane, spesso senza richiedere nessun trattamento;

    • Forma generalizzata: se il parassita riesce a diffondersi in altri punti del corpo, parliamo di “forma generalizzata”. In questo caso spesso il quadro clinico si accompagna ad altri sintomi, come desquamazione e presenza di croste. In alcuni cani la situazione può peggiorare a causa di infezioni batteriche (Stafilococchi soprattutto), trasformandosi nella cosiddetta “rogna rossa”, caratterizzata da pustole con sangue e pus, particolarmente maleodoranti.

    L’aspetto che accomuna entrambe le forme cliniche e che ci consente di distinguere la demodicosi dalle altre rogne è l’assoluta mancanza di prurito. Il cane, pertanto, non si gratta continuamente come in caso di rogna sarcoptica, notoedrica o otodettica, ma continua a presentare le lesioni nelle aree colpite.

    Come si cura

    demodicosi caneIl veterinario può confermare il sospetto di demodicosi effettuando un raschiato cutaneo: con l’aiuto di una lama di bisturi, si preleva una piccola quantità di tessuto della zona interessata dalle lesioni, che viene osservata al microscopio alla ricerca dell’acaro. Si tratta di una procedura non dolorosa e non invasiva, poiché preleva solo gli strati più superficiali della pelle.

    La demodicosi non è contagiosa né per altri animali, né per il proprietario e tende a risolversi spontaneamente nei casi più lievi. La terapia, quindi, deve essere stabilita sulla base della gravità dei sintomi. Nelle forme localizzate può essere sufficiente l’applicazione di prodotti acaricidi in forma di spot-on, da applicare al centro delle scapole, anche ogni 7-14 giorni, talvolta associato a spugnature di amitraz. Nelle forme generalizzate invece potrebbe essere necessario ricorrere a terapie sistemiche per bocca a base di antibiotici (milbemicina), che riescono a debellare il parassita in profondità, dove spesso i trattamenti topici non riescono ad arrivare.

  • The fee for non-sterilized dogs is coming

    In recent days, news has spread that certainly did not go unnoticed by dog owners. The PD presented an amendment that provides for the payment of a fee for those who did not sterilize their dog.

    This could be a step forward in the fight against stray dogs, a phenomenon that continues to be present in our territory, despite the commitment of volunteer associations and kennels in an attempt to control its spread. The deputies Anzaldi, Preziosi and Cova del Democratic Party have presented an amendment to the House that will most likely be included in the Budget Law, according to which: “the owners or keepers of non-sterilized dogs are required to pay an annual municipal tax, established by each municipality with its own resolution”.

    cani canile randagi

    All dogs that have already been sterilized – or on the occasion of an upcoming sterilization – will have to obtain a certification from veterinarians authorized to access the regional canine registry, in which the intervention is certified and recorded.

    However, the amendment provides some exceptions, which concerns “dogs owned by professional breeders, dogs exclusively used to guide the blind and to look after rural buildings and the flock; dogs used for Army and public security services; dogs belonging to social categories possibly identified by the municipalities “.

    The goal is to raise the awareness of individuals and especially large companies, such as kennels and associations, to promote sterilization, which today represent the only weapon available for us to combat stray dogs. Therefore, if you have not already done so, this could be an incentive to have your pet neutered.

    Source: http://www.ilgiornale.it/news/politica/pd-arriva-tassa-i-cani-non-sterilizzati-1332413.html