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  • La storia di Monty e la sindrome di Down negli animali

    Di certo Monty non è nato ieri, ma negli ultimi giorni la storia di questo gatto affetto dalla sindrome di Down si sta diffondendo con una velocità incredibile. Naturalmente, ogni volta che compare un caso eclatante di questo tipo, la maggior parte di noi si ritrova a porsi mille domande riguardo al mondo animale, chiedendosi in questo caso come sia possibile che anche i cani e i gatti possano essere interessati da questa sindrome.

    La risposta a questo quesito vogliamo darla partendo da un altro caso meno recente, quello della tigre Kenny. Questo bellissimo esemplare di tigre bianca nasce il 3 febbraio 1999 negli Stati Uniti, frutto degli intensi tentativi di ricreare un individuo di questa rara specie, dietro numerose richieste da parte di zoo e rivenditori di animali esotici. Come spesso accade quando vengono incrociati individui con un patrimonio genetico estremamente puro per alcuni aspetti – in questo caso, muso ampio, mantello bianco e occhi azzurri – possono comparire degli errori durante la trasmissione dei geni. Questo è proprio quello che è successo ai genitori di Kenny, che hanno dato alla luce l’unica tigre con la sindrome di Down.

    Il disturbo appare evidente già durante i primi giorni di vita, considerando i tratti fisici piuttosto insoliti per una tigre bianca. Tuttavia, il ritardo mentale vero e proprio diventa apprezzabile solo diverse settimane più tardi, quando gli atteggiamenti di Kenny non riescono a staccarsi da quelli di un cucciolo nel corpo di una tigre adulta.kenny tigre bianca sindrome di down

    Sfortunatamente, la storia di Kenny termina tra studi e mostre al pubblico in Arkansas nel 2008, quando muore per un cancro.

    Negli ultimi giorni, invece, telegiornali e social network sono tempestati dalle foto di un altro caso simile, che in questo caso riguarda un gatto di nome Monty. La sua vita comincia, se così si può dire, quando viene ritrovato dai volontari di un rifugio di Copenhagen. Tuttavia, il piccolo Monty non riesce a trovare una casa, proprio a causa del suo aspetto piuttosto strambo. Gli occhi molto distanti tra loro fanno subito percepire ai possibili adottanti che Monty ha qualcosa che non va, facendoli orientare su altri gatti.

    Dopo diversi anni, però, Michael e Mikala decidono di recarsi al rifugio per adottare un compagno di vita. Nonostante il suo aspetto insolito, Monty riesce a farli innamorare a prima vista, ottenendo finalmente l’opportunità di conquistare una famiglia tutta per sé.

    Trascorsi diversi giorni, la coppia comincia a notare dei comportamenti piuttosto particolari per un gatto adulto, come quello di urinare nel sonno. Dopo un’accurata visita da parte del veterinario, arrivano alla conclusione che molto probabilmente Monty è un gatto anziano, per cui la sua vescica inizia ad indebolirsi, come accade spesso dopo una certa età.

    Ma Monty, come dichiarano fermamente i responsabili del rifugio, non è assolutamente un gatto anziano. Michael e Mikala tentano così di scoprire se si tratti di un problema comportamentale, legato alla presenza di altri gatti in casa, e chiedono ad alcuni amici di ospitare Monty per un po’. Il risultato non cambia, perché la vescica di Monty continua a funzionare quando è addormentato.

    La risposta a tutte queste domande arriva poco tempo dopo, quando i due coniugi decidono di indagare più a fondo. È così che scoprono che Monty ha un cromosoma in più rispetto a tutti gli altri gatti, più esattamente possiede tre copie del cromosoma 21, invece di due. Questo elemento è il tratto distintivo della sindrome di Down nell’uomo, per cui secondo gli esperti, nel caso di Kenny e di Monty, potrebbe trattarsi dell’equivalente animale di questa malattia genetica.

    Ma è possibile quindi che gli animali possano nascere con la sindrome di Down? E come si può capire?

    La natura è un meccanismo perfetto, seppure spesso possa essere considerato crudele. Nel mondo animale, infatti, tutti gli individui più deboli tendono ad essere eliminati dalla cosiddetta selezione naturale, di cui Darwin ha tanto discusso.

    Ecco perché vedere un cane o un gatto con questa sindrome è così raro. Semplicemente, una volta che la madre si accorge che qualcosa non va in uno dei piccoli, tende ad ucciderlo o ad allontanarlo. Per quanto possa sembrare terribile, in realtà è l’unico mezzo che la natura possiede per garantire la sopravvivenza degli individui.monty gatto sindrome di down social

    Può capitare, in ogni caso, che alcune madri non si accorgano del problema o decidano volutamente di ignorarlo, così come non è raro che alcuni piccoli abbandonati riescano a farcela lo stesso. Ecco che compaiono tanti casi come quelli della tigre Kenny o del piccolo Monty.

    La presenza della sindrome di Down negli animali può essere riconosciuta sia da alcuni tratti fisici ben precisi, che riguardano soprattutto l’aspetto del viso – come si riesce a vedere bene dalle immagini dei due animali – ma anche il comportamento.

    Il ritardo mentale, tipico di questo disordine genetico, si evidenzia maggiormente nell’uomo, sebbene anche negli animali è possibile riscontrate la presenza di alcuni atteggiamenti insoliti. Nel caso di Monty, per esempio, i proprietari si erano subito accorti della tendenza del gatto ad urinare nel sonno. In ogni caso, come afferma Michael, “Monty è particolarmente stupidino, giocherellone e sempre felice, proprio come tutti i gattini, nonostante lui abbia ormai 5 anni. E’ incredibilmente gentile a molto legato a me. Insiste nel voler dormire tra le mie gambe ogni notte”.

    In poche parole, nonostante il loro aspetto curioso, gli animali con la sindrome di Down rimangono intrappolati in un corpo che continua a crescere più velocemente del loro cervello, destinati a rimanere per sempre degli eterni cuccioli. Nel frattempo, però, il dolce Monty si gode la popolarità che è riuscito a conquistarsi grazie alla sua storia straordinaria. 

    Fonte: http://www.newsner.com/en/2015/09/meet-monty-the-cat-with-downs-syndrome-that-has-captured-hearts-around-the-world/

  • Come abituare il gatto ad entrare nel trasportino

    Nel corso della vita del nostro gatto, quasi sicuramente capiteranno delle occasioni in cui dovremo convincere Fuffi ad entrare nel suo trasportino, magari per un controllo dal veterinario o per uno spostamento più o meno lungo. Come molti proprietari di gatti sanno bene, però, questa operazione può risultare davvero complicata, soprattutto se il micio proprio non è abituato al trasportino, per cui reagirà graffiando, ancorandosi a tutto quello che trova con gli artigli o piangendo disperato. Ecco cosa fare per evitare che tutto questo accada.

    Perché il trasportino?

    La ragione è una sola, ma essenziale. Il trasportino è la soluzione più facile, pratica e soprattutto sicura. Per quei pochi che non lo sanno, infatti, il trasportino non è altro che una semplice gabbietta di plastica, dotata di due elementi fondamentali: uno sportellino e dei fori di aerazione.

    gatto dorme nel trasportino cucciaSi tratta di una soluzione facile, perché in realtà i problemi non sono legati al trasportino in sé, ma ad una questione di abitudine da parte del gatto. Se abbiamo seguito le indicazioni giuste, che vedremo più avanti, sin dai primi mesi di vita, Fuffi si abituerà all’idea del trasportino senza grandi tragedie.

    Pratica, per molti motivi. Prima di tutto, il trasportino di plastica – l’unico che valga la pena di acquistare – può essere smontato in rapide mosse per poterlo ripulire e disinfettare senza alcuna difficoltà, il che è ancora più utile se il nostro gatto ha la tendenza a “lasciarsi andare” quando è spaventato. Inoltre, ogni modello è dotato di uno sportellino anteriore, che ci permette di far entrare Fuffi e di farlo uscire, anche se i modelli più comodi presentano anche una seconda apertura superiore, molto utile soprattutto per il veterinario, che potrebbe visitare l’animale senza farlo uscire, lasciandolo tranquillo nella sua tana.

    Sicuro, perché è l’unico strumento a nostra disposizione per “trattenere” il nostro gatto mentre siamo per strada o in macchina. Contro un gatto arrabbiato non ci sono scatole, ceste e altri mezzi per evitare che ci sfugga, mentre un buon trasportino è in grado di resistere anche al micio più iperattivo.

    Quale trasportino scegliere

    In commercio ci sono trasportini per tutti i gusti e tutte le esigenze, dai modelli più semplici ed economici, fino a quelli che assomigliano sempre di più ad una navicella spaziale.gatto nel trasportino

    Diciamo che non ci sono regole particolari, ma è bene evitare i trasportini poco resistenti, come quelli in nylon o in tessuto, la cui unica funzione è quella di portare a passeggio un cane di razza toy.

    Al contrario, scegliamo un prodotto che abbia questi requisiti:

    • Adatto alle dimensioni del nostro gatto, quindi né troppo grande, né troppo piccolo;

    • Realizzato interamente in metallo o con il corpo in plastica e lo sportello in metallo;

    • Smontabile per tutta la porzione superiore, tramite dei robusti ganci laterali;

    • Dotato di fori che consentano il passaggio dell’aria;

    • Apribile anche dall’alto, sebbene questa sia un’opzione aggiuntiva.

    Se dobbiamo utilizzare il trasportino nell’immediato, ad esempio per portare Fuffi dal veterinario, potrebbe essere necessario posizionare una traversina sul fondo, per evitare che il micio, spaventato, si sporchi con i suoi bisognini accidentali.

    Come abituare il gatto al trasportino

    La regola principale è quella di agire sin dai primi mesi di età del nostro gatto. Probabilmente, prima ancora di raggiungere la nostra casa, la prima cosa che vedrà Fuffi sarà proprio il trasportino, essenziale per portarlo dal rifugio, strada, allevamento nella sua nuova dimora.

    Come abbiamo visto nell’articolo dedicato all’arrivo a casa del gattino, il consiglio più importante è quello di poggiare il trasportino in una stanza isolata, aprire lo sportellino e allontanarsi, dando al micio tutto il tempo necessario per comprendere la situazione.far entrare il gatto nel trasportino

    Per i primi giorni, ma anche per tutta la permanenza nella nostra famiglia, può essere un’ottima idea quella di lasciare sempre a sua disposizione il trasportino, proprio come se fosse una cuccia. I gatti spesso amano i posti riparati, per cui Fuffi potrebbe trovare molto confortante l’idea di avere un tetto sulla sua testa.

    Cercate di “arredarlo” con molti oggetti comodi e accoglienti, come una coperta calda per l’inverno, i suoi giocattoli preferiti e magari anche qualche crocchetta sparsa qua e là, per soddisfare i languorini notturni.

    Un altro consiglio è quello di fare in modo che il gatto associ il trasportino anche ad esperienze non traumatiche e non solo al terrore di una visita dal veterinario. Quindi almeno una volta alla settimana mettiamolo nel trasportino e facciamo un breve giro in macchina, arricchendo questa esperienza con molti stimoli piacevoli, come qualche crocchetta, parole gentili e una carezza, senza aprire lo sportellino naturalmente, per non mettere in pericolo la nostra incolumità in auto.

    Se proprio Fuffi ancora continua ad essere teso all’idea di entrare nel trasportino, possiamo provare con i feromoni sintetici. Come potrete leggere dettagliatamente nell’articolo riguardo all’utilizzo dei feromoni sintetici, questi agiscono rilassando il gatto, facendogli credere che l’ambiente in cui si trova sia piacevole e conosciuto. I feromoni più adatti per questo scopo sono quelli in spray, che vanno applicati almeno 20-30 minuti prima di spostarci.

    L’ultimo consiglio, che assomiglia più che altro ad un trucchetto del mestiere, riguarda il momento dell’ingresso del trasportino, soprattutto per i gatti che proprio non lo tollerano.

    È molto importante non forzare il gatto, spingendolo con tutte le nostre forze in modo da farlo passare attraverso l’apertura del trasportino. Con i gatti tutto questo è inutile, perché semplicemente assumeranno le pose più improbabili pur di rendersi incompatibili con le dimensioni dello sportellino.

    Al contrario, cerchiamo sempre di far entrare Fuffi in senso contrario, ossia facendo passare prima le zampe posteriori e poi quelle anteriori. Un suggerimento utile può essere quello di inclinare il trasportino, in modo che l’apertura si trovi un po’ più in alto e la gravità ci aiuti nell’impresa di non far catapultare il gatto fuori in pochissimo tempo. Ricordiamoci di evitare un’entrata brusca, perché il gatto potrebbe farsi male. Piuttosto, lasciamolo scivolare lentamente attraverso l’apertura, tenendo unite le zampe posteriori con una mano e richiudendo subito dopo lo sportellino. 

  • Snake bites on dogs and cats: symptoms and remedies

    Dogs and cats who live outdoors have a great time when they have the opportunity to hunt insects and small animals, which is generally not a problem for the health of our four-legged friends, unless we are referring to poisonous snakes, like the dreaded viper. How do you recognize this snake and what are the immediate symptoms and remedies in case of a bite?

    Grass snake or poisonous snake?

    Most of us are horrified at the thought of finding a lizard in the house, so let alone how we might react to a snake. In these cases, our mind immediately begins to think of the most catastrophic consequences.

    In fact, unless we are on holiday in the jungle or near a zoo, it is very difficult that one of these dreaded creatures could end up in our garden by mistake. Usually, in fact, those crawling animals collected here and there by our cat are simply grass snakes.

    However, we must not exclude the risk of a poisonous snakebite, a far more dangerous one than the common country snake. That’s why it’s important to know how to distinguish these two reptiles.

    In peripheral areas we can often find two types of harmless snakes: grass snakes and rat snakes.

    The garden snake (Natrix natrix) is a dark green or brown colour, with a characteristic yellow collar in the part just behind the head. In fact, the common name of this snake is also “collar snake”. The dimensions can vary from a few centimetres, for the younger ones, up to even 2 meters in the swampy areas.

    The rat snake (Hierophis viridiflavus or Coluber viridiflavus) on the other hand is generally black, interspersed with thin yellow-green streaks, whilst the whole lower part is clear. The dimensions are similar to those of the grass snake, although they usually remain within 120-130 centimetres

    vipera denti veleno

    The case of the viper (Vipera aspis) is different, as it is the only poisonous snake in Italy. Here are the characteristics that we must keep in mind to distinguish it from grass and rat snakes:

    • Squat body, which widens in the central part;
    • Thin tail, well distinct from the rest of the body;
    • Triangular and pointed head, facing upwards;
    • Eyes squashed, with narrow and vertical pupil;
    • Pointed and clearly visible teeth.

    The color is not a distinctive feature, because the vipers can take on variable coluors from grey to brown, up to reddish, depending on the soil in which they live. The dimensions are rather small compared to the maximum dimensions of the other two snakes, since they do not exceed 94 centimetres.

    The viper bite

    Vipers have tiny glands at the bottom of the palate, called venom fangs, precisely because they produce and contain the poison, which can be released through small ducts located in the teeth. The poison is very dangerous, in some cases even lethal.

    If the viper has bitten our dog or cat, we can notice it due to the presence of two small holes with a distance of about 1 centimetre from each other.

    The symptoms of viper bite include:

    • Swelling of the bitten part, which becomes red or bluish;
    • Painfulness of the area, whereby the animal moves away or tends to bite us;
    • Presence of small red dots around the bite, called “petechiae” or real bruises;
    • Gums and other pale coloured mucous membranes;
    • Weakness and difficulty walking;
    • Tremors and chills of cold;
    • Loss of blood;
    • Vomiting and diarrhea.

    The final and lethal consequences of the viper bite appear when the poison has compromised the functionality of the kidney and liver.

    How to intervene in the event of a bite

    The first thing to do is to rush to the vet as soon as possible. It is clear that in some cases time can become a precious weapon, so it may be necessary to intervene alone.

    1. Immediately disinfect the clamped part with hydrogen peroxide. The use of alcohol is absolutely prohibited, which can aggravate the danger of the poison even more;
    2. We keep the animal still, as far as possible, because the movement can favor the spread of the poison inside the blood vessels of the rest of the body;
    3. Apply something very cold on the wound, possibly ice or cold water, to stop the swelling;
    4. We bandage the upper part of the bite with a tissue or band that is not too tight to slow the spread of the poison.

    morso di vipera cane

    These are only the preliminary operations, essential to save time before reaching the vet. Do not wait unnecessarily for the situation to improve on its own, because most likely it will not, it will continue to get worse. The veterinarian will be able to intervene on the symptoms by administering the anti-viper serum if normal therapies do not work.

    What we absolutely must not do is:

    • Suck the bitten area;
    • Cut the skin around the bite;
    • Keep the bitten part raised;
    • Use very tight tourniquets;
    • Use alcohol to disinfect the area.

    How to prevent encounters with vipers

    Vipers are generally more dangerous in spring. In any case, these are not aggressive animals under normal conditions. This means that if they are not annoyed or threatened, they will not attack. This aspect can be useful for us, of course, but not for our four-legged friends, who often cannot resist the temptation to chase everything that moves around.

    For this reason, the only thing we can do is try to reduce the chances of running into a viper. We can therefore avoid too isolated peripheral places, especially in the open countryside. If we see a viper, we must try to stay calm. Let’s move away slowly, without making too much noise, returning along the busiest street. Any abrupt movement by us or by our dog could trigger the viper in our direction.

    If, on the other hand, the dog has already encountered the snake and we are trying to call him back home, use a stick to repeatedly hit the ground. The vibrations will make the viper escape.

     

  • Il morso di vipera e altri serpenti nel cane e gatto: sintomi e rimedi

    I cani e i gatti che vivono all’aperto si divertono un mondo quando hanno la possibilità di cacciare insetti e piccoli animaletti, il che non rappresenta generalmente un problema per la salute dei nostri amici a quattro zampe, a meno che non si tratti di serpenti velenosi, come la temuta vipera. Come si riconosce questo serpente e quali sono i sintomi e i rimedi immediati in caso di morso di vipera?

    Biscia o serpente velenoso?

    La maggior parte di noi inorridisce al pensiero di ritrovarsi in casa una lucertola, quindi figuriamoci come potremmo reagire di fronte ad un serpente. In questi casi la nostra mente comincia subito a pensare alle conseguenze più catastrofiche, portandoci a riflettere su tutti i film che abbiamo visto su cobra, serpenti a sonaglio e coccodrilli.differenze biscia biacco serpenti vipera

    In realtà, a meno che non siamo in vacanza nella giungla o ci troviamo vicino ad uno zoo, è molto difficile che una di queste temutissime creature possa finire per sbaglio nel nostro giardino. Quasi sempre, infatti, quegli essere striscianti raccolti qua e là da Fuffi e Fido sono semplicemente bisce.

    Con questo però, non bisogna escludere il rischio che il cane e il gatto vengano morsi da una vipera, serpente ben più pericoloso rispetto alla comune biscia di campagna. Ecco perché è importante saper distinguere questi due rettili.

    Nelle aree periferiche spesso possiamo trovare due tipi di serpenti innocui: le bisce e i biacchi.

    La biscia (Natrix natrix) è verde scura o marrone, con un caratteristico collare giallo nella parte subito dietro la testa. Infatti il nome comune di questo serpente è anche “biscia dal collare”. Le dimensioni possono variare da pochi centimetri, per quelle più giovani, fino a raggiungere addirittura i 2 metri nelle aree paludose.

    Il biacco (Hierophis viridiflavus o Coluber viridiflavus) invece è generalmente nero, intervallato da sottili striature giallo-verdi, mentre tutta la parte inferiore è chiara. Le dimensioni sono simili a quelle della biscia, anche se rimangono di solito entro i 120-130 centimetri.vipera denti veleno

    Diverso è invece il caso della vipera (Vipera aspis), l’unico serpente velenoso in Italia. Ecco quali sono le caratteristiche che dobbiamo tenere a mente per distinguerla da bisce e biacchi:

    • Corpo tozzo, che si allarga nella parte centrale;

    • Coda sottile, ben distinta dal resto del corpo;

    • Testa triangolare ed appuntita, rivolta all’insù;

    • Occhi schiacciati, con pupilla stretta e verticale;

    • Denti appuntiti e ben evidenti.

    Il colore non è una caratteristica distintiva, perché le vipere possono assumere una colorazione variabile dal grigio al marrone, fino al rossiccio, a seconda del terreno in cui vivono. Le dimensioni sono piuttosto contenute rispetto a quelle massime degli altri due serpenti, poiché non superano i 94 centimetri.

    Il morso di vipera

    Le vipere hanno delle minuscole ghiandole in fondo al palato, dette velenifere, proprio perché producono e contengono il veleno, che può essere rilasciato attraverso dei piccoli condotti situati nei denti. Il veleno è molto pericoloso, in alcuni casi addirittura letale.

    Se la vipera ha morso il nostro cane o gatto, possiamo accorgercene per la presenza di due piccoli forellini dalla distanza di circa 1 centimetro l’uno dall’altro.

    I sintomi del morso di vipera includono:

    • Gonfiore della parte morsa, che diventa arrossata o bluastra;

    • Dolorabilità della zona, per cui l’animale si scosta o tenda di morderci;

    • Presenza di piccoli puntini rossi attorno al morso, detti “petecchie” o di veri e propri lividi;

    • Gengive e altre mucose di colore pallido;

    • Debolezza e difficoltà a camminare;

    • Tremori e brividi di freddo;

    • Perdita di sangue;

    • Vomito e diarrea.

    Le conseguenze finali e letali del morso di vipera sopraggiungono quando il veleno ha compromesso la funzionalità del rene e del fegato.

    Come intervenire in caso di morso

    La prima cosa da fare è correre dal veterinario nel più breve tempo possibile. È chiaro che in alcuni casi il tempo può diventare un’arma preziosa, per cui potrebbe essere necessario intervenire da soli.

    1. Disinfettiamo immediatamente la parte morsa con dell’acqua ossigenata. È assolutamente vietato l’utilizzo dell’alcol, che può aggravare ancora di più la pericolosità del veleno;

    2. Teniamo fermo l’animale, nei limiti del possibile, perché il movimento può favorire la diffusione del veleno all’interno dei vasi sanguigni del resto del corpo;

    3. Applichiamo sulla ferita qualcosa di molto freddo, possibilmente del ghiaccio o acqua fredda, per arrestare il gonfiore;

    4. Bendiamo la parte superiore al morso con un tessuto o una fascia non troppo stretta per rallentare la diffusione del veleno.

    morso di vipera caneQueste sono solo le operazioni preliminari, indispensabili per farci guadagnare tempo prima di raggiungere il veterinario. Non aspettate inutilmente che la situazione migliori da sola, perché molto probabilmente non lo farà, ma al contrario continuerà a peggiorare. Il veterinario potrà intervenire sui sintomi, somministrando il siero antivipera qualora le normali terapie non dovessero funzionare.

    Quello che invece non dobbiamo assolutamente fare è:

    • Succhiare la zona morsicata;

    • Incidere la pelle attorno al morso;

    • Tenere sollevata la parte morsa;

    • Usare dei lacci emostatici strettissimi;

    • Usare dell’alcol per disinfettare la zona.

    Come prevenire gli incontri con le vipere

    Le vipere generalmente sono più pericolose in primavera. In ogni caso, non si tratta di animali aggressivi, in condizioni normali. Questo vuol dire che se non vengono infastidite o minacciate, non attaccano. Questo aspetto può essere utile per noi, chiaramente, ma non per i nostri amici a quattro zampe, che spesso non resistono alla tentazione di rincorrere tutto ciò che si muove.

    Per questo motivo, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di ridurre le probabilità di imbatterci in una vipera. Possiamo quindi evitare i luoghi periferici troppo isolati, soprattutto in aperta campagna. Se vediamo una vipera, cerchiamo di mantenere la calma. Allontaniamoci lentamente, senza fare troppo rumore, tornando lungo la strada più frequentata. Ogni movimento brusco nostro o del nostro cane potrebbe far scattare la vipera verso la nostra direzione.

    Se invece il cane è già andato incontro al serpente, cerchiamo in tutti i modi di richiamarlo, utilizzando un bastone per colpire ripetutamente il terreno. Le vibrazioni dei colpi faranno scappare la vipera.

  • I bambini che crescono con un animale diventano più sensibili ed empatici

    Sentiamo parlare sempre più spesso di ragazzi di ogni fascia d’età che commettono gli atti vandalici e di bullismo più disparati, probabilmente in preda alla noia generazionale dilagante nell’ultimo periodo. Secondo diverse ricerche, una soluzione per porre fine a questo problema potrebbe essere rappresentata proprio dagli animali. I bambini che crescono con cani e gatti, infatti, diventano più sensibili ed empatici, riuscendo ad immedesimarsi con più facilità nelle situazioni altrui ed allo stesso tempo imparando ad assumersi le proprie responsabilità.

    Un aspetto fondamentale, emerso nel corso delle ricerche, riguarda però il ruolo dei genitori nella cura degli animali. In particolare, sembrerebbe che la teoria citata pocanzi, non potrebbe attecchire in una famiglia nella quale i genitori non gestiscono in modo appropriato il pet di casa. Detto in termini più semplici, se un padre maltratta il proprio cane, il bambino assorbirà ed assumerà da grande quello stesso schema comportamentale. Al contrario, un genitore che si prende cura amorevolmente del proprio amico a quattro zampe, mostrerà ai propri figli uno schema giusto e costruttivo.

    Allo stesso modo, il ruolo del genitore dovrà essere anche quello di spiegare al bambino come ci si comporta, utilizzando parole e gesti semplici per descrivere quello che potrebbe piacere o dare fastidio al cane o al gatto. Il bambino che stritola un gattino molto piccolo per un abbraccio, potrebbe accidentalmente fargli del male, così come se dovesse cominciare a tirarlo per la coda. Il genitore, in questo caso, dovrebbe spiegargli quali possono essere i rischi, mostrandogli invece quanto possa essere piacevole per entrambi accarezzare semplicemente l’animale o dargli da mangiare.ages 3 6 istock 18340256 pet girl cry 460x308

    Il rapporto speciale che si crea con gli animali domestici, aiuta i bambini a diventare più sensibili e a sviluppare maggiore empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi nelle emozioni degli altri. Un gatto o un cane sono creature relativamente indifese, che chiedono cure costanti e attenzioni, per cui il bambino che cresce imparando ad ascoltare i bisogni di un altro essere vivente, diventerà più sensibile e più attento a quello che provano gli altri.

    Questo aspetto ha a che fare con quella che gli esperti chiamano “Intelligenza Emotiva” (IE), contrapposta al quoziente intellettivo (QI) di cui si parla molto spesso. Cerchiamo di spiegare il significato di questi due termini.

    Il quoziente intellettivo o d’intelligenza è un test che viene impiegato per valutare la capacità di un individuo di pensare, ragionare, memorizzare e prestare attenzione.

    L’intelligenza emotiva, invece, è la più rara capacità di conoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni, ma anche di riuscire a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda delle emozioni degli altri.

    Secondo le teorie psicologiche più moderne, quindi, la vera intelligenza deriverebbe dall’unione di queste due componenti, e non solo da quanto velocemente riusciamo a fare i calcoli a mente o memorizziamo una poesia.

    I bambini che crescono con un animale, riescono a sviluppare moltissimo l’intelligenza emotiva, che è davvero molto difficile da apprendere da soli. Per questo motivo, soprattutto se i genitori riescono a guidare il rapporto del bambino con l’animale, getteranno le basi affinché diventi un adulto responsabile, ma soprattutto rispettoso nei confronti degli altri esseri viventi.

  • Children that grow up with animals become more sensitive and empathetic

    We often hear about boys of all age groups who commit cruel vandalism and bullying acts, probably in the grip of rampant generational boredom. According to several researches, a solution to put an end to this problem could be represented by animals. In fact, children who grow up with dogs and cats become more sensitive and empathetic, managing to be comprehensive with other and at the same time learning to take on their responsibilities.

    A fundamental aspect, which emerged in the course of research, concerns the role of parents in the care of animals. In particular, it would seem that the theory mentioned above, is unrealistic if the owner is unable to deal with the animal. In other words, if a father abuses his dog, the child will absorb and assume that same behavioural pattern when he grows up. On the contrary, a parent who cares lovingly for his four-legged friend will show his children a fair and constructive pattern.

    Similarly, the role of the parent should teach the adequate behaviour to the child, using simple words and gestures to describe what might please or annoy the dog or cat. A child, which is very persistent with a very small kitten for a hug, could accidentally hurt him. In this case, the parent should explain to him what the risks may be, showing him how pleasant it can be for both of us to simply pet the animal or feed it.

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    The special relationship that is created with pets helps children to become more sensitive and develop greater empathy, that is, the ability to connect with the emotions of others. A cat or dog are relatively defenceless creatures, who ask for constant care and attention, so the child who grows up learning to listen to the needs of another living being will become more sensitive and more responsive to what others are feeling.

    This aspect has to do with what experts call “Emotional Intelligence” (EI), as opposed to the IQ that we talk about very often. Lets explain the meaning of these two terms.

    The IQ is a test that is used to evaluate an individual’s ability to think, reason, memorize and pay attention.

    Emotional intelligence, on the other hand, is the rarest ability of knowledge, understanding and managing emotions, but also to be able to tune in to the same wavelength as the emotions of others.

    According to the most modern psychological theories, therefore, true intelligence would derive from the union of these two components, and not only from how quickly we can make calculations in mind or memorize a poem.

    Children who grow up with an animal manage to develop a lot of emotional intelligence, which is very difficult to learn on their own. For this reason, especially if the parents manage to guide the child’s relationship with the animal, they will lay the foundations for him to become a responsible adult, but above all respectful of other living beings.

     

  • Intelligence games and mental activation for dogs: how to use them

    They call them in many different ways; intelligence games, interactive games, mental activation, but the concept behind these exercises is always the same: they stimulate the dog to concentrate and develop his intellectual skills. What are mental activation games and how are they used?

    What are they for

    Mental activation games, as the name suggests, are intended to satisfy the dog’s natural intelligence. In fact, all dogs are equipped with a particularly intuitive brain, a factor that allows them to learn the commands given by the owner, becoming to all intents and purposes the man’s best friend.

    However, this skill must be cultivated in the right way, otherwise it might become an unused weapon. In simpler words, if we don’t go to the gym, our biceps are unlikely to become toned and sculpted. The same stands for our brain and the dog’s brain, which needs constant training to work at its maximum capacity.

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    For this purpose, on the one hand, education takes over, which can be compared to the school education of children or intelligence games, which develop the mental skills of the dog, while still allowing him to have fun, exactly like the numerous toys for children found in stores.

    Specifically, the goals of mental activation games are to:

    • Help the dog to independently find the solution to problems (problem solving), in order to receive a reward, a compliment from the owner or a snack hidden in the game;
    • Help the dog to easily accept the solitary moments in the house alone, preventing problems such as separation anxiety;
    • Find a challenging game for hyperactive or compulsive disorder dogs;
    • Increase his self-esteem and self-confidence;
    • Keep stress, boredom and depression under control;
    • Strengthen autonomous reasoning skills.

    In addition, we should always keep in mind that exercise activates the dog’s body and mind, triggering a state of excitement that must necessarily be brought back to a calm state once the game is over or when the animal becomes too euphoric. In other words, when we play pull-and-spring with the dog, the fact of simulating a hunting trip will immediately make him excited. To avoid over-loading, straining the mind and body, we should alternate the more physical game with the more mental one, stopping to ask him for a command (such as “paw” or “sit”) or hiding the game to make him search for it, but also by introducing a mental activation game.

    The main intelligence games

    Mental activation games can be purchased in pet stores or online, but we can also decide to make them yourself. Here are some ideas:

    cane giochi intelligenza attivazione mentale puzzle

    • Chewable games: we are talking about a middle ground between a simple game and an intelligence game. In fact, these toys can be filled with food, so the dog will have to understand how to unscrew the cap or move the object to release the contents. The exercise will not be of great ingenuity, but it can be excellent especially for puppies or dogs who tend to bark or destroy the house when they are left alone. In addition, this type of game also has two other advantages. The first is that it promotes healthy teeth because the dog can chew them safely. The second is linked to another common problem, dogs eating too quickly, because with these games they will have to work for a long time to be able to swallow all the food contained within them;
    • Interactive tables: these are small tablets that have different pitfalls, under which food can be hidden. For example, we can find small lifting cones or buttons to be pressed, connected to the drawers below, in which the food is inserted;
    • Puzzles: yes, puzzles for dogs exist. We are talking about wooden or plastic tablets that have a series of adjustable blocks, which the dog can slide horizontally or vertically with his paw and muzzle, discovering small snacks hidden under some blocks;
    • Do-it-yourself games: there are so many ideas, like a simple transparent plastic cup under which we will put some food. The dog will need to figure out how to turn the glass upside down to free the snacks. Take a look at the numerous online tutorials for other even more complex ideas.

    How do we use them?

    The first, very important aspect to understand about mental activation games is that it is something that the dog has to solve on his own. It is called “problem solving” precisely because the animal must be able to face the problem in complete autonomy, finding a solution to obtain its reward. This is why it is essential that the owner stays away during the process, encouraging the dog, but never showing him the solution. Do you think a child who has been guided by his parent to do his homework or has simply had it done by his mother is more confident of his abilities?

    cane annoiato dorme scacchi giochi intelligenza

    Another important factor is that we must offer the animal a suitable game for its tastes and its abilities. If our friend gets bored with the chewy games stuffed with food, we could alternatively offer him a puzzle. The same goes for the dog’s intellectual abilities too. If we give a complex interactive table to an unexperienced dog , he will never understand how to reach the food, and instead of feeling more confident, he will feel even more frustrated.

    Furthermore, considering that these are autonomous games, we should limit our interactions with him unless the game involves our presence as well. Therefore, we don’t have to announce the start of the game with a nice “go!”, But only show him that that will be his new game for the next few minutes.

    Moreover, if the dog fails to solve it, and asks us for help, try to encourage him with a positive attitude, showing him that we are next to him, but that we cannot reveal the solution to him. Rather, we remain silent to avoid distractions.

    If more than 15-20 minutes pass by and the dog does not seem to find any solution, we can stop, because he may feel frustrated. We can offer him a simpler game, which he may already know.

    Finally, we must always remember that, once the game has been solved, the dog will have already obtained his reward, which is the food inside it. We must remain neutral, without filling him with compliments, caressing him or giving him more food.

  • Giochi di intelligenza o di attivazione mentale per cani: come usarli

    Li chiamano in tanti modi diversi, giochi di intelligenza, interattivi, di attivazione mentale, ma il concetto alla base di questi esercizi è sempre lo stesso: stimolare il cane a concentrarsi e a sviluppare le proprie abilità intellettive. Ma quali sono i giochi di attivazione mentale e come si usano?

    A cosa servono

    I giochi di attivazione mentale, come suggerisce il nome, hanno proprio lo scopo di assecondare la naturale intelligenza del cane. Tutti i cani, infatti, sono dotati di un cervello particolarmente intuitivo, fattore che consente loro di apprendere i comandi impartiti dal proprietario, diventando a tutti gli effetti i migliori amici dell’uomo.

    Tuttavia, questa abilità va coltivata nel modo giusto, altrimenti rischia di trasformarsi in un’arma inutilizzata. In parole più semplici, se noi non andiamo in palestra, i nostri bicipiti difficilmente diventeranno tonici e scolpiti. Lo stesso discorso vale per il cervello nostro e del cane, che ha bisogno di allenamento costante per lavorare al massimo delle sue capacità.cane ride felice giochi autostima

    A questo scopo subentrano da un lato l’educazione, che può essere paragonata all’istruzione scolastica dei bambini, e dall’altro anche i giochi di intelligenza, che sviluppano le abilità mentali del cane, consentendogli comunque di divertirsi, esattamente come i numerosi giocattoli per l’infanzia che si trovano nei negozi.

    Nello specifico, l’obiettivo dei giochi di attivazione mentale è quello di:

    • Aiutare il cane a trovare autonomamente la soluzione per i problemi (problem solving), ricevendo in cambio una ricompensa (un complimento dal proprietario o uno snack nascosto nel gioco);

    • Aiutare il cane ad accettare più facilmente i momenti in cui viene lasciato da solo in casa, prevenendo problemi come l’ansia da separazione;

    • Trovare un passatempo impegnativo per i cani iperattivi o con disturbi compulsivi;

    • Aumentare la sua autostima e la sicurezza in se stesso;

    • Tenere sotto controllo lo stress, la noia e la depressione;

    • Potenziare la capacità di ragionamento autonomo.

    Inoltre, quello che bisognerebbe sempre tenere a mente è che l’esercizio fisico attiva il corpo e la mente del cane, innescando uno stato di eccitazione che dovrà necessariamente essere riportato allo stato di calma una volta terminato il gioco oppure quando l’animale diventa troppo euforico. Tradotto in termini più semplici, quando giochiamo al tira-e-molla con il cane, il fatto di simulare una battuta di caccia lo renderà subito eccitato. Per evitare che si carichi troppo, affaticando la mente e il corpo, dovremmo alternare il gioco più fisico a quello più mentale, fermandoci per chiedergli un comando (come “zampa” o “terra”) o nascondendo il gioco per farglielo cercare, ma anche introducendo un gioco di attivazione mentale.

    I principali giochi di intelligenza

    I giochi di attivazione mentale possono essere acquistati nei negozi per animali oppure online, ma possiamo anche decidere di realizzarli da soli. Ecco quali sono le principali tipologie:cane giochi intelligenza attivazione mentale puzzle

    • Giochi masticabili: parliamo di una via di mezzo tra un semplice passatempo e un gioco di intelligenza. Infatti questi giocattoli possono essere riempiti con del cibo, per cui il cane dovrà capire come svitare il tappo o muovere l’oggetto per far uscire il contenuto. L’esercizio svolto non sarà di grande ingegno, ma può essere ottimo soprattutto per i cuccioli o per i cani che tendono ad abbaiare o distruggere la casa quando vengono lasciati soli. Inoltre, questo tipo di gioco ha anche altri due vantaggi. Il primo è che favorisce la salute dei denti, perché il cane potrà masticarli in tutta sicurezza. Il secondo è legato ad un altro problema comune, quello dei cani che mangiano troppo velocemente, perché con questi giochi dovranno impegnarsi a lungo per poter ingurgitare tutto il cibo contenuto al loro interno;

    • Tavole interattive: si tratta di piccole tavolette che presentano diversi tranelli, al di sotto dei quali può essere nascosto il cibo. Per esempio, possiamo trovare dei piccoli coni sollevabili oppure dei pulsanti da schiacciare, collegati a dei cassettini sottostanti, nei quali viene inserito il cibo;

    • Puzzle: ebbene sì, esistono anche i puzzle per cani. Parliamo di tavolette in legno o plastica che presentano una serie di tasselli spostabili, che il cane potrà far scorrere orizzontalmente o verticalmente con la zampa e con il muso, scoprendo dei piccoli bocconcini nascosti al di sotto di alcuni tasselli;

    • Giochi fai-da-te: di idee ce ne sono davvero tantissime, partendo da un banale bicchiere di plastica trasparente al di sotto del quale metteremo del cibo. Il cane dovrà capire come capovolgere il bicchiere per liberare gli snack. Date un’occhiata ai numerosi tutorial online per avere altri spunti, anche più complessi.

    Come usarli

    Il primo, importantissimo aspetto da comprendere riguardo ai giochi di attivazione mentale è che si tratta di qualcosa che il cane deve risolvere da solo. Si chiama “problem solving” proprio perché l’animale deve riuscire ad affrontare il problema in completa autonomia, trovando una soluzione per ottenere la sua ricompensa in cibo. Ecco perché è fondamentale che il proprietario resti al suo posto, incoraggiando il cane eventualmente, ma senza mai mostrargli la soluzione. Secondo voi è più sicuro delle proprie capacità un bambino che è stato guidato dal genitore a fare i compiti o che se li è semplicemente fatti fare dalla mamma?

    cane annoiato dorme scacchi giochi intelligenzaUn altro fattore importante è legato al fatto che dobbiamo offrire all’animale un gioco adatto ai suoi gusti e alle sua capacità. Se il nostro amico si annoia con i giochi masticabili ripieni di cibo, potremmo offrirgli in alternativa un puzzle. Lo stesso discorso vale anche per le capacità intellettive del cane. Se porgiamo ad un cane non abituato a questo genere di cose una tavola interattiva complessa, non capirà mai come raggiungere il cibo, e anziché sentirsi più sicuro di sé, si sentirà ancora più frustrato.

    Inoltre, considerando che si tratta di giochi che il cane deve svolgere da solo, dovremmo limitare le nostre interazioni con lui, come invece faremmo con il tira-e-molla, per esempio. Quindi non dobbiamo annunciare l’inizio del gioco con un bel “via!”, ma solo mostrargli che quello potrà essere il suo passatempo per i prossimi minuti.

    E se il cane, non riuscendo a risolverlo, dovesse chiederci aiuto, incoraggiamolo con un atteggiamento positivo, mostrandogli che noi siamo accanto a lui, ma che non possiamo rivelargli la soluzione. Piuttosto, restiamo in silenzio per non distrarlo.

    Se trascorrono più di 15-20 minuti e il cane non sembra trovare alcuna soluzione, evitiamo di proseguire, perché potrebbe sentirsi frustrato. Possiamo, per esempio, porgergli un gioco più semplice, che magari già conosce.

    Infine, ricordiamoci sempre che, una volta risolto il gioco, il cane avrà già ottenuto la sua ricompensa, che consiste nel cibo e nel fatto stesso di aver trovato una soluzione da solo, quindi rimaniamo neutrali, senza riempirlo di complimenti, accarezzarlo o dargli altro cibo.

  • Aloe vera: how do we use it?

    Now a days on TV, in newspapers and on the web there is more and more talking about aloe Vera products, whose properties would be truly excellent for the health of the whole organism. Do you know that the extracts and the juice of this miraculous plant can also be used in the veterinary field for the care of our animals? Here are the beneficial properties of aloe Vera and how it is used in dogs and cats.

    What is Aloe Vera?

    Aloe Vera is the common name used in reference to Aloe bardensis, a fleshy plant of the Liliaceae family, made up of long, rigid and pointed leaves, which are characterized by the presence of an abundant gelatinous substance, from which we get an excellent juice. This aspect is due to the great ability of the aloe to withstand long periods of dryness, since each leaf is made up of an intricate system of vesicles rich in liquid, essential for ensuring nutrients to the plant even in the absence of water in the soil.

    The leaves have a thick outer coating, rich in spikes along the lateral edges. This coating, called the cuticle, contains substances belonging to anthraquinones, including aloin, known above all for its laxative effects and for its very bitter taste.

    aloe vera bardensis cane gatto

    By cutting the cuticle, a rather dense gel comes out immediately, rich in very important sugars, called mucopolysaccharides, such as glucomannans and acemannan, which have immunostimulating, anti-inflammatory and healing properties. The gelatinous substance also contains many vitamins, especially A, B, C, E, but also mineral salts, amino acids, plant hormones, enzymes.

    The origins of this plant are to be placed in the subequatorial areas, in particular in Africa and in the Middle Eastern countries. It is no coincidence, in fact, that the first historical sources relating to the cultivation of aloe date back to 2000 BC, according to what has been ascertained by some findings dated at this time near the current Baghdad.

    Even the ancient Egyptians used aloe to embalm the dead and we find traces of this tradition even in the Bible, where it is written that the bandages to be applied on the body of Christ were impregnated with aloe and myrrh.

    The word “aloe”, in fact, derives from the Hebrew term “allal”, but also from the Arabic “alloch”, indicating in both cases the definition of bitter, precisely because the juice of the plant is bitter.

    Despite being widely used in the past, its importance has been underestimated for many years, until the 1950s, when Texas pharmacist Bill Coats managed to prevent the rapid deterioration of aloe gel thanks to a series of stabilization processes. Thanks to this discovery, aloe managed to save a large number of people from the very dangerous effects of burns, for which this plant is truly excellent. For this reason, the American government recognized in the same period the effectiveness of aloe Vera in treating burns, as an official remedy.

    The first traces of the use of aloe in the veterinary field date back to the 70s, when Dr. Robert Northway conducted research on dogs, cats and horses suffering from mycosis and treated them with aloe Vera gel. Out of 71 animals, 67 managed to heal with aloe Vera cutaneous administration.

    Over the years, the experiment has also been expanded to treat many other diseases, especially for problems in the muscles, tendons and joints of horses.

    The properties of Aloe Vera

    According to some theories, to obtain the maximum benefits from aloe Vera, every component of the leaf should be used. In reality, due to the bitter taste and the laxative properties of the external cuticle, it is preferred to use only the gel or the juice, equally capable of bringing beneficial effects.

    Among the most interesting and proven properties of aloe Vera we find:

    • Immunostimulant: the acemannan present in the aloe gel manages to enhance the functioning of the immune system, protecting against infections;
    • Healing: glucomannans are able to accelerate the regeneration process of the skin in case of wounds, burns, cuts, fissures, rashes and burns;
    • Anti-inflammatory and painkillers: according to some research, aloe would have very similar effects to those of cortisone, reducing inflammation and even pain;
    • Disinfectant: aloin and fatty acids present in the plant are able to contrast infections by bacteria, viruses and fungi;
    • Detoxifying: it helps the liver and kidneys to eliminate all the toxins that are produced every day by our body or that are introduced from the outside, such as drugs;
    • Antitumor: Eventhough it has not yet been ascertained yet, according to some researchers, aloe Vera may even help cure tumors.

    All these properties work together, enhancing the effects of aloe for a large number of uses, both in the human and veterinary fields.

    What problems can it be used for?

    In the veterinary field, aloe Vera gel or pure plant juice can be indicated in case of:

    • Dermatitis
    • Injuries
    • Mycosis of the skin
    • Feline acne
    • Gingivitis
    • Otitis
    • Halitosis
    • Cystitis
    • Prostatitis
    • Constipation
    • Insect bites
    • Liver problems
    • Kidney problems
    • ulcers

    Many veterinarians recommend aloe Vera-based remedies also in case of joint problems, such as hip or elbow dysplasia and can be spreaded on the affected part.

    cane con aloe vera rimedi

    The main usage of this plant is certainly the skin one, in gel form. It is very important, to avoid buying products that are not pure, but mixed with other unclear substances, which may not be suitable for our animals. The only exception is represented by some remedies based on pure aloe Vera juice and other harmless plants for dogs and cats, such as American red blueberry or cranberry, exceptional for the well-being of the urinary tract.

    Generally the pure aloe Vera juice can be dissolved without problems in the drinking water of our four-legged friend. One tablespoon per liter of water is sufficient, so a teaspoon can be enough in a medium-sized cat bowl.

    If we prefer to use gel or juice as a syrup, the dose varies according to the size of the animal. For small cats and dogs, a teaspoon 2-3 times a day, for medium sized dogs a spoonfull, whilst for large sized dogs two spoonfulls, always 2-3 times a day.

    The cream, however, can be applied with a light massage twice a day on the affected area. It is a product for external use, remember that dogs and cats, unlike us, continually lick their fur, so we rely on absolutely harmless solutions even in case of accidental ingestion.

    Aloe Vera gel can also be used to treat the dog and cat gums by massaging them gently. Also excellent to apply as a normal toothpaste for animals.

    When is it not indicated?

    Aloe Vera is not always harmless to animals. In particular, we should avoid buying products that contain the external cuticle, which, as we said, has strong laxative effects, definitely useless if the animal does not suffer from severe constipation problems.

    In addition to its laxative properties, aloin could also induce abortion in pregnant dogs and cats, so in these cases it is absolutely not recommended, as well as during breastfeeding.

    In any case, to find out more about the indications and methods of taking aloe Vera, you can contact a veterinarian expert in homeopathy, who will surely be able to clarify any doubts.

     

  • Aloe vera: a cosa serve e come si usa per cani e gatti

    Ormai in TV, sui giornali e sul web si parla sempre più spesso dei prodotti a base di aloe vera, le cui proprietà sarebbero davvero eccellenti per la salute di tutto l’organismo. Sapete che gli estratti e il succo di questa pianta miracolosa possono essere utilizzati anche in campo veterinario per la cura dei nostri animali? Ecco quali sono le proprietà benefiche dell’aloe vera e come si usa nei cani e nei gatti.

    Cos’è l’aloe vera

    Aloe vera è il nome comunemente utilizzato in riferimento all’Aloe bardensis, una pianta carnosa della famiglia delle Liliaceae, costituita da foglie lunghe, rigide ed appuntite, che si caratterizzano per la presenza al loro interno di un’abbondante sostanza gelatinosa, dalla quale si ricava un ottimo succo. Questo aspetto è dovuto alla grande capacità dell’aloe di resistere a periodi prolungati di siccità, poiché ogni foglia è costituita da un intricato sistema di vescicole ricche di liquido, essenziali per garantire il nutrimento alla pianta anche in assenza di acqua nel suolo.

    Le foglie possiedono uno spesso rivestimento esterno, ricco di spine lungo i bordi laterali. Questo rivestimento, detto cuticola, contiene delle sostanze appartenenti agli antrachinoni, tra cui l’aloina, nota soprattutto per gli effetti lassativi e per il sapore molto amaro.aloe vera bardensis cane gatto

    Incidendo la cuticola, fuoriesce immediatamente un gel piuttosto denso, ricco di zuccheri importantissimi, detti mucopolisaccaridi, come i glucomannani e l’acemannano, che vantano proprietà immunostimolanti, antinfiammatorie e cicatrizzanti. La sostanza gelatinosa contiene anche molte vitamine, soprattutto del gruppo A, B, C, E, ma anche Sali minerali, aminoacidi, ormoni vegetali, enzimi.

    Le origini di questa pianta sono da collocare nelle aree subequatoriali, in particolare in Africa e nei Paesi mediorientali. Non è un caso, infatti, che le prime fonti storiche relative alla coltivazione dell’aloe risalgono al 2000 a.C., secondo quanto accertato da alcuni ritrovamenti datati in quest’epoca nei pressi dell’attuale Bagdad.

    Anche gli antichi egizi utilizzavano l’aloe per l’imbalsamazione dei defunti e troviamo delle tracce relative a questa usanza persino nella Bibbia, dove è scritto che le bende da applicare sul corpo di Cristo vennero impregnate di aloe e mirra.

    La parola “aloe”, infatti, deriva dal termine ebraico “allal”, ma anche dall’arabo “alloch”, indicando in entrambi i casi la definizione di amaro, proprio perché il succo della pianta è decisamente amaro.

    Nonostante fosse largamente impiegata nel passato, la sua importanza è stata accantonata per molti anni, fino ad arrivare agli anni ’50, quando Bill Coats, farmacista del Texas, riuscì a prevenire il rapido deterioramento del gel di aloe grazie ad una serie di processi di stabilizzazione. Grazie a questa scoperta, l’aloe riuscì a salvare un gran numero di persone dai pericolosissimi effetti delle ustioni, per la cura delle quali questa pianta risulta davvero eccellente. Per questo motivo, il governo americano riconobbe nello stesso periodo l’efficacia dell’aloe vera nella cura degli ustionati, come un rimedio ufficiale.

    Le prime tracce dell’utilizzo dell’aloe in campo veterinario risalgono invece agli anni ’70, quado il dottor Robert Northway condusse una ricerca su cani, gatti e cavalli affetti da micosi e trattati con gel di aloe vera. Su 71 animali, ben 67 riuscirono a guarire con la somministrazione cutanea di sola aloe vera.

    Nel corso degli anni, l’esperimento è stato ampliato anche per la cura di numerose altre patologie, soprattutto per problemi a muscoli, tendini e articolazioni dei cavalli.

    Le proprietà dell’aloe vera

    Secondo alcune teorie, per ottenere il massimo dei benefici dall’aloe vera, bisognerebbe utilizzare ogni componente della foglia. In realtà, per via del sapore amaro e delle proprietà lassative della cuticola esterna, si preferisce utilizzare solo il gel o il succo, ugualmente in grado di apportare degli effetti benefici.

    Tra le proprietà più interessanti ed accertate dell’aloe vera troviamo:

    • Immunostimolante: l’acemannano presente nel gel di aloe riesce a potenziare il funzionamento del sistema immunitario, proteggendo dalle infezioni;

    • Cicatrizzante: i glucomannani riescono ad accelerare il processo di rigenerazione della pelle in caso di ferite, scottature, tagli, ragadi, eritemi e ustioni;

    • Antinfiammatoria e antidolorifica: secondo alcune ricerche, l’aloe avrebbe degli effetti molto simili a quelli del cortisone, riducendo le infiammazioni e persino il dolore;

    • Disinfettante: l’aloina e gli acidi grassi presenti nella pianta riescono a contrastare le infezioni da parte di batteri, virus e funghi;

    • Disintossicante: aiuta il fegato e i reni ad eliminare tutte le tossine che vengono prodotte ogni giorno dal nostro corpo o che vengono introdotte dall’esterno, come i farmaci;

    • Antitumorale: sebbene non sia ancora stato accertato, secondo alcuni ricercatori, l’aloe vera potrebbe aiutare persino a curare i tumori.

    Tutte queste proprietà agiscono insieme, potenziando gli effetti dell’aloe per un gran numero di utilizzi, sia in campo umano che veterinario.

    Per quali problemi può essere usata

    In campo veterinario, il gel di aloe vera o il succo puro della pianta possono essere indicati in caso di:

    Molti veterinari consigliano i rimedi a base di aloe vera anche in caso di problemi articolari, come la displasia dell’anca o del gomito, da spalmare sulla parte interessata.  cane con aloe vera rimedi

    I principali metodi di utilizzo sono sicuramente quello cutaneo, con il gel, o da bere, con il succo puro. È molto importante, in quest’ultimo caso, evitare come la peste di acquistare prodotti che non siano puri, ma mescolati con altre sostanze poco chiare, che potrebbero non essere indicate per i nostri animali. L’unica eccezione è rappresentata da alcuni rimedi a base di succo puro di aloe vera e di altre piante innocue per cani e gatti, come il mirtillo rosso americano o cranberry, eccezionale per il benessere delle vie urinarie.

    Generalmente il succo di aloe vera puro può essere sciolto senza problemi nell’acqua di bevanda del nostro amico a quattro zampe. È sufficiente un cucchiaio per ogni litro d’acqua, per cui in una ciotola per gatti di medie dimensioni può bastare un cucchiaino da tè.

    Se preferiamo utilizzare il gel o il succo come uno sciroppo, la dose varia in base alla taglia dell’animale. Per i gatti e i cani di piccola taglia, un cucchiaino 2-3 volte al giorno, per i cani di media taglia un cucchiaio, mentre per quelli di taglia grande due cucchiai, sempre 2-3 volte al giorno.

    La crema, invece, può essere applicata con un leggero massaggio due volte al giorno sulla zona interessata. Sebbene si tratti di un prodotto per uso esterno, ricordiamoci che i cani e i gatti, a differenza nostra, si leccano in continuazione il pelo, per cui affidiamoci a soluzioni assolutamente innocue anche in caso di ingestione accidentale.

    Il gel di aloe vera può essere utilizzato anche per trattare le gengive del cane e del gatto, massaggiandole delicatamente. Ottimo anche da applicare come un normale dentifricio per animali.

    Quando non è indicata?

    L’aloe vera non è sempre innocua per gli animali. In particolare, dovremmo evitare di acquistare prodotti che contengano la cuticola esterna, che, come abbiamo detto, ha forti effetti lassativi, decisamente controproducenti se l’animale non soffre di forti problemi di stitichezza.

    L’aloina, oltre alle proprietà lassative, potrebbe anche indurre l’aborto nelle cagne e nelle gatte gravide, per cui in questi casi è assolutamente sconsigliata, così come durante l’allattamento.

    In ogni caso, per saperne di più riguardo alle indicazioni e alle modalità di assunzione dell’aloe vera, potete rivolgervi ad un veterinario esperto di omeopatia, che saprà sicuramente chiarire ogni dubbio.